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Published: 25 June 2026
Created: 23 June 2026
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analisidifesa

NATO e UE continuano a raccontare la favola della vittoria ucraina

di Gianandrea Gaiani

1466995.jpgI russi avanzano ma nessuno lo dice. Alcune delle ultime roccaforti ucraine nel Donbass stanno cadendo mostrando i limiti di una strategia incentrata sulla difesa di ogni metro di territorio basata sul trasformare ogni cittadina in una roccaforte (già cara alla Wehrmacht sul Fronte Orientale) che porta a guadagnare tempo al prezzo dell’annientamento dei reparti.

Eppure, politica e media in Europa raccontano l’opposto. “La situazione sta cambiando per l’Ucraina. Stiamo vedendo che sta tenendo duro e sta persino recuperando terreno, almeno in parte” ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e impegnata a mostrare una compattezza del fronte occidentale che sta invece evaporando.

Sulla stessa linea il cancelliere Frederich Merz, alla testa delle nazioni UE baltiche e scandinave in prima linea nel sostenere il confronto con la Russia e impegnato a quanto sembra a scongiurare (o rimandare) ogni ipotesi di dialogo tra Bruxelles e Mosca.

Secondo Merz, la Ue dovrebbe concentrarsi sul raggiungimento di una posizione comune che guidi i futuri negoziati di pace con la Russia, piuttosto che su chi debba parlare al momento opportuno. Il cancelliere ha sottolineato anche l’importanza del formato E3 (Germania, Francia e Regno Unito) per il coordinamento degli sforzi europei, che, ha affermato, è stato un “esplicito desiderio dell’Ucraina”.

Un formato criticato apertamente dalla Polonia, in piena crisi politica e diplomatica con Kiev. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha criticato il ruolo che si è ritagliato l’E3 nei colloqui sulla guerra in Ucraina.

“Tra il Mar Nero, il Mar Baltico e l’Adriatico vivono 120 milioni di persone nell’UE; se si aggiunge la Scandinavia, si arriva a 150 milioni di persone che sono minacciate dall’aggressione russa in modo molto più diretto rispetto alla Germania”, ha affermato alla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung.

“Noi siamo vicini sia della Russia che dell’Ucraina, voi in Germania no“, ha continuato proponendo di “seguire la via delle istituzioni previste dai trattati dell’Ue, come il presidente del Consiglio europeo”. Oppure si dovrebbe lavorare a una “coalizione dei volenterosi” che rappresenti il continente nei negoziati.

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Published: 25 June 2026
Created: 20 June 2026
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Chi finanzia la guerra di Israele?

di Gaetano Colonna

 

Nel mondo contemporaneo non bisogna mai dimenticare l’antico adagio britannico: “Follow the money” (segui i soldi), per capire come vanno davvero le cose. Può essere veramente utile a questo scopo riprendere i dati che Profundo, società di ricerca sulla sostenibilità (nelle sue diverse accezioni), ha condiviso con il periodico online Middle East Eye. Partiremo da qui per un approfondimento della questione.

 

Guerra, banche e fondi di investimento

Un conflitto moderno, come quello che Israele sta sviluppando in Medio Oriente dal 2023, ha infatti bisogno di soldi, tanti soldi: per trovarli, gli Stati ricorrono all’emissione di obbligazioni, titoli finanziari offerti al mercato per ottenere in questo modo, ovviamente indebitandosi, le risorse economiche necessarie per condurre un conflitto.

Solo tra il 7 ottobre 2023 e il gennaio 2025, sono stati emessi titoli di Stato israeliani per un valore di 19,4 miliardi di dollari, attraverso un pool di sette banche d’investimento internazionali: Goldman Sachs guida il gruppo con 7,2 miliardi di dollari, seguita da Bank of America (3,6 miliardi), Citigroup (2,9), Deutsche Bank (2,5), Bnp Paribas (2,0), JPMorgan Chase (0,69) e Barclays (0,5).

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Published: 25 June 2026
Created: 20 June 2026
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La stanza vuota

di Mario Sommella

Egemonia culturale, potere algoritmico e la posta in gioco del presente

Da qualche tempo la destra italiana ha riscoperto Gramsci. Lo cita, lo rivendica, lo brandisce come una parola d’ordine: egemonia culturale. In un recente intervento, «Gli apprendisti stregoni dell’egemonia culturale», Francesco Coniglione ha smontato con precisione questa pretesa, mostrando come essa scambi la cultura per un palazzo da espugnare, le nomine per il prestigio, gli organigrammi per il pensiero. La sua tesi è netta e, a mio avviso, incontrovertibile: l’egemonia non è il bottino del potere, ne è la condizione. Voglio partire da lì. Non per ripeterla, ma per spingerla un passo più avanti, là dove mi pare oggi più urgente.

 

1. Una parola riscoperta

Il punto che Coniglione coglie con esattezza è la differenza, tutta gramsciana, tra dominio e direzione. Una classe è dominante quando esercita la forza, la coercizione, il controllo degli apparati; è dirigente quando riesce a orientare, persuadere, attrarre, rendere il proprio linguaggio spontaneamente condiviso. L’egemonia non si proclama: accade. Non si decreta: si sedimenta. Per questo la si conquista prima di conquistare il potere, non dopo, e per questo il potere resta legittimo solo finché sa mantenere quella funzione dirigente, invece di ridursi a pura forza.

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Published: 25 June 2026
Created: 09 June 2026
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La geometria sociale

di Pierluigi Fagan

… La città vuole essere costituita, per quanto è possibile, di elementi simili e uguali, e questa condizione si verifica soprattutto tra i membri del ceto medio […] pertanto la comunità civile migliore è quella fondata sul ceto medio”. Così, per diverse e ben argomentate ragioni, la pensava Aristotele, duemilatrecento anni fa.

La società mediana ha una geometria circolare e il circolo era la geometria antropo-sociale universale dei gruppi umani di piccole dimensioni, nel circolo tutti vedono tutti e nessuno è più di altri.

Questa saggezza del “giusto mezzo”. in breve, raccoglie una costellazione di concetti quali: a) equilibrio dinamico; b) evitare eccessi e difetti; c) parità ontologica tra le parti in relazione. Per quelle “strane” sincronie notate da Karl Jaspers nei suoi studi sull’età assiale, il concetto e la sua stessa formulazione compaiono sincronicamente in Aristotele e Confucio.

Cronologicamente Confucio è di due secoli antecedente ad Aristotele, ma il concetto proprio di “giusto mezzo” è nel Zongyong che, recenti studi, datano come l’Etica Nicomachea e la Politica del greco, nel III secolo a.C.

Per realizzare la forma ideale di società e di forma politica che chiama Politeia (una democrazia costituzionalizzata), Aristotele presuppone più o meno una parità di ricchezze, uguaglianza sociopolitica pur nell’estrema diversità e varietà dei caratteri umani, “scholé” ovvero tempo libero da dedicare alla conoscenza e alla politica. Questo tempo dedicato a conoscere diverrà la matrice del termine “scuola”, dove si va a studiare e conoscere. Almeno fino al XX secolo, l’educazione scolastica è stata sequestrata dal gruppo sociale dominante poiché è la base reale che permette tutte le altre diseguaglianze.

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Published: 24 June 2026
Created: 24 June 2026
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L’economia dei token e il vero prezzo dell’intelligenza artificiale

di Andrea Daniele Signorelli

522E68F9 C54F 4016 AE5F F1EB0CB71CC6.pngNegli ultimi mesi, molte delle aziende che avevano sottoscritto contratti con OpenAI o Anthropic hanno avuto una brutta sorpresa. Lo scorso aprile, la società di noleggio auto con conducente Uber ha per esempio scoperto di aver già bruciato tutto il budget annuale destinato all’intelligenza artificiale. Una situazione simile si è verificata anche dalle parti del gigante dei supermercati Walmart, che ha introdotto in tutta fretta un limite all’utilizzo dei large language model da parte dei suoi dipendenti.

Un’azienda rimasta anonima avrebbe invece speso 500 milioni di dollari in un solo mese a causa dell’utilizzo sfrenato di Claude da parte dei suoi dipendenti, mentre persino un colosso come Meta ha imposto dei limiti all’utilizzo dei sistemi d’intelligenza artificiale generativa, come hanno fatto anche Amazon, AT&T, Brex e numerose altre società.

Che cos’è successo? Non eravamo nell’epoca del tokenmaxxing, ovvero la gara a chi usa di più l’intelligenza artificiale all’interno delle aziende? Per capire come mai la situazione sia cambiata così rapidamente basta sapere che, nel corso della prima metà del 2026, OpenAI e Anthropic hanno entrambi cambiato le condizioni dei contratti aziendali: non più una tariffa fissa anche per usare i loro sistemi più avanzati e specialistici, ma una tariffa a consumo – basata sulla quantità di “token” elaborati dai vari ChatGPT Codex, Claude Cowork e altri ancora – che ha fatto esplodere i costi in maniera imprevista.

E così, praticamente da un giorno all’altro, i token – oggetto fino a poco fa noto soltanto agli addetti ai lavori – sono diventati uno degli argomenti più discussi dai manager di mezzo mondo. A questo punto, fermiamoci un secondo: che cosa sono i token?

 

Che cosa sono i token, i mattoni alla base dei large language model

In sintesi estrema, i token sono l’unità di testo fondamentale che i modelli linguistici elaborano quando leggono,

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Published: 24 June 2026
Created: 18 June 2026
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contropiano2

Vannacci, il prodotto politico del capitale

di Osservatorio Repressione

Vannacci vignetta 720x300.jpgDietro la guerra ai migranti e la remigrazione si nasconde una vecchia funzione: dividere il lavoro salariato, alimentare la guerra tra poveri e proteggere chi concentra ricchezza e potere.

Roberto Vannacci non è un incidente della politica italiana. Non è una parentesi folkloristica. Non è nemmeno soltanto l’ennesimo personaggio mediatico costruito dai talk show e dall’industria dell’indignazione permanente. Vannacci è il prodotto coerente di una lunga evoluzione della destra italiana ed europea. E, soprattutto, è oggi il vettore più efficace di un ulteriore avanzamento delle culture autoritarie, xenofobe e neofasciste nel nostro Paese.

L’errore più grave sarebbe considerarlo un fenomeno marginale o caricaturale. Per anni si è fatto lo stesso con Salvini. Prima ancora con Berlusconi. Ogni volta una parte dell’establishment politico e mediatico ha pensato che fosse sufficiente ridicolizzare questi personaggi, evidenziarne le contraddizioni o l’inconsistenza culturale. Ogni volta il risultato è stato l’opposto: la loro crescita.

Per comprendere Vannacci bisogna smettere di guardare soltanto a ciò che dice e iniziare a interrogarsi sulla funzione politica che svolge.

La sua forza non deriva dalla qualità delle sue proposte. Non deriva nemmeno dalla sua capacità di governo, che appare pressoché inesistente. La sua forza deriva dalla capacità di dare una forma politica alla rabbia sociale prodotta da decenni di impoverimento, precarizzazione e insicurezza.

Come ogni fascismo, però, questa rabbia viene accuratamente indirizzata verso bersagli innocui per il potere economico.

Non è un caso che la propaganda di Vannacci non si rivolga mai contro i grandi patrimoni, contro la concentrazione della ricchezza o contro il potere crescente delle oligarchie finanziarie.

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Published: 24 June 2026
Created: 16 June 2026
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lafionda

Quando una tregua diventa una resa dei conti strategica

di Giuseppe Gagliano

5214 1600 0 23d688e682.jpegIl memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, annunciato come passaggio verso la cessazione della guerra, non può essere letto come un normale documento diplomatico. Se i contenuti attribuiti all’intesa saranno confermati, siamo davanti a un testo che non si limita a fermare le armi, ma ridefinisce il modo in cui Washington e Teheran intendono misurare la propria forza nel Golfo Persico, nel Levante e nell’intero Medio Oriente.

La formula scelta da Teheran è significativa: fine immediata e definitiva della guerra, compresi i fronti regionali, Libano incluso. Questo significa che l’accordo non riguarda soltanto il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran, ma anche la rete di crisi che da anni collega il Golfo, il Mediterraneo orientale, il Mar Rosso, l’Iraq, la Siria, lo Yemen e il Libano. In altre parole, il memorandum pretende di intervenire non su un singolo incendio, ma sull’intero sistema di combustione mediorientale.

Il punto è politico prima ancora che militare. Gli Stati Uniti hanno bisogno di chiudere una crisi che rischiava di trasformarsi in un conflitto regionale ingestibile, con effetti immediati sull’energia, sui mercati e sulla sicurezza dei propri alleati. L’Iran, al contrario, ha bisogno di dimostrare che la strategia della resistenza, della pressione indiretta e della tenuta nazionale ha prodotto risultati concreti. Per questo l’accordo nasce già dentro una doppia narrazione: per Washington è il ritorno della diplomazia; per Teheran è la conferma che l’avversario è stato costretto a trattare.

 

Il Golfo come teatro della nuova diplomazia coercitiva

Il Golfo Persico non è mai soltanto una regione. È una leva dell’economia mondiale. Attraverso Hormuz passano energia, sicurezza marittima, assicurazioni, finanza, commercio asiatico, equilibrio europeo e stabilità dei prezzi. Quando lo Stretto viene minacciato o chiuso, anche solo parzialmente, non si muovono soltanto le marine militari. Si muovono i mercati, le banche, le compagnie petrolifere, gli armatori, i governi importatori e gli apparati di sicurezza.

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Published: 24 June 2026
Created: 20 June 2026
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lantidiplomatico

Da Gramsci ai cabaret nazisti: l'inganno della risata che ci sta portando alla dittatura

di Chris Hedges*

I buffoni che orchestrano il fascismo – con la sua pseudoscienza, la sua idiozia, la sua propensione alla violenza e la sua grottesca ipermascolinità – sono un terreno fertile per la satira. È fin troppo facile, come fanno i comici dei late-night show o come facevano i cabaret berlinesi con i nazisti, mettere alla gogna i teppisti, gli inetti e i mediocri che detengono il potere. Tuttavia, questa forma di satira finisce per accecare gli oppositori, impedendo loro di vederne il nucleo omicida e il potere distruttivo. Ignora i veri centri di potere. Non genera resistenza, ma disprezzo e cinismo, acuendo la faglia sociale e politica tra noi, l'élite "illuminata e colta", e loro, il "cesto di deplorevoli" da deridere e disprezzare.

Esistono due forme di satira. Quella delle élite istruite, che domina i media commerciali, si limita a ridicolizzare le debolezze e le pretese di Trump e dei suoi sfortunati seguaci. Questa satira non attacca mai i colossi multinazionali o l'industria bellica. Ignora il degrado e la corruzione strutturale delle nostre istituzioni politiche – incluso il Partito Democratico – che hanno creato il fenomeno Trump, fingendo che viviamo ancora in una democrazia sana. Caratterizzata da una ripugnante superiorità morale e intellettuale e da una spietata umiliazione delle classi inferiori, questa comicità alimenta proprio le divisioni sociali e l'alienazione che nutrono il fascismo.

Antonio Gramsci avvertiva che la satira elitaria è controproducente. Invocava invece un "sarcasmo appassionato" capace di prendere di mira i reali meccanismi del potere.

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Published: 24 June 2026
Created: 24 June 2026
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contropiano2

Cuba socialista risponde all’assedio con una moderna pianificazione

di Luciano Vasapollo

Mentre i grandi media occidentali continuano a raccontare Cuba come un Paese al collasso, incapace di trovare una via d’uscita dalle difficoltà economiche, dall’Avana arriva in questi giorni un messaggio politico di straordinaria importanza. Non il linguaggio della resa, non quello dell’abbandono dei principi della Rivoluzione, ma la ricerca di nuove forme di sviluppo socialista in condizioni eccezionali, determinate da un blocco economico che il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito ancora una volta un “feroce blocco imperialista”.

Chi sperava di vedere la Rivoluzione piegarsi sotto il peso delle sanzioni si trova oggi di fronte a una realtà diversa. Cuba discute, innova, corregge errori, introduce trasformazioni profonde, ma continua a difendere la propria sovranità. È questo il significato politico delle dichiarazioni rese da Díaz-Canel e del Plenum straordinario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Particolarmente significativa è la frase con cui il presidente cubano sintetizza la filosofia delle nuove misure economiche: “insieme possiamo promuovere produttivamente il Paese, creare ricchezza e distribuire tale ricchezza con giustizia sociale”. Non si tratta della ricerca del profitto come fine, ma della creazione di ricchezza per garantire equità, diritti sociali e protezione dei più deboli.

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Published: 24 June 2026
Created: 18 June 2026
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Carlo Ginzburg nel momento del pericolo

Un saluto al maestro (1939 – 2026)

di Luca Casarotti*

«Nell’autunno del ’71 decidemmo di riunire i nostri studenti e di organizzare con loro dei seminari. In uno di questi proponemmo di leggere il Trattato utilissimo del beneficio di Giesù Cristo crocifisso verso i cristiani […]

Ci sedevamo a un tavolo da gioco dove le carte erano in parte già state distribuite, e le regole fissate: il piacere del gioco s’identificava per noi con la possibilità d’introdurre nella partita carte impreviste. Naturalmente, non potevamo barare, nel senso che le regole comunemente ammesse dalla corporazione degli storici ce lo impedivano: per esempio, non potevamo falsificare dei documenti».

Cosa che a un romanziere, all’opposto, è lecito e a volte necessario fare.

Si è detto più volte che per ideare la terza parte del nostro romanzo d’esordio Q fu cruciale Giochi di pazienza, il libro in cui Carlo Ginzburg e Adriano Prosperi resero conto di quel celebre seminario su un misterioso libro del Cinquecento. Nel 2019, proprio insieme ai due storici celebrammo il ventennale del romanzo.

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Published: 24 June 2026
Created: 19 June 2026
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aldous

Tornare umanistici

di Chiara Tinnirello

Chi avrebbe mai detto solo vent’anni fa che degli studi umanistici potessero divenire cruciali in un’era di verosimiglianze, di mescolanza tra autentico e inautentico, vero e falso? In balia dei flutti le trame dello Zeitgeist si mostrano sfibrate anzitempo. Lo  attraversiamo su una barca consegnata alla risacca, il va e vieni delle onde sfrangia la cronaca, i programmi, le nostre previsioni. Intanto prosegue il livellamento della cultura per obliterare progetti egemonici. Con ostinazione suggeriamo ai nostri figli di studiare discipline spendibili sul mercato quasi fosse la soluzione a tutto: trovare un lavoro, essere al passo con il mondo contemporaneo, contribuire al progresso globale. Questa smania deriva dall’investimento del capitalismo finanziario sulle tecnologie dell’informazione per esercitare il suo controllo sui nostri bisogni. Tra queste spicca l’intelligenza artificiale generativa diventata in pochi anni oggetto di una fiducia incondizionata che la sta conducendo verso la sua nemesi. Non sto esaminando programmi avanzati come Claude. Penso invece al nostro armeggiare quotidiano con pc e smartphone chiedendo supporto alle chat per ogni minimo dubbio, compito, incombenza.

Eccoci gettati sulla spianata dei calcolatori e dei detector antiplagio fatti sempre con l’IA. Oggi non possiamo più scrivere nulla senza temere di essere presi per dei copiatori. Sono bastati pochissimi anni di ChatGPT, e affini, per finire in una fratta di controlli incrociati per attestare che uno scritto, un libro, un articolo, persino una relazione tecnica, giuridica o un’immagine siano opera esclusivamente umana. I risvolti di questo processo di autenticazione capovolta sono grotteschi. Siamo caduti in Una celia infinita direbbe Wallace.

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Published: 23 June 2026
Created: 18 June 2026
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perunsocialismodelXXI

Oltre l'Occidente (uno)

di Carlo Formenti

occidente nativi americani 02Tanto tuonò che piovve. Annunciato più volte su queste pagine, esce finalmente, per i tipi di Meltemi, "Oltre l'Occidente", l'opera in due volumi cui Alessandro Visalli e il sottoscritto hanno dedicato una quota significativa del proprio tempo negli ultimi due anni. Il primo volume Oltre l'Occidente. Nell'ombra di un tramonto epocale, è da oggi in libreria, il secondo, Oltre l'Occidente. L'alba di una nuova era, seguirà fra circa tre settimane. Qui di seguito anticipo la mia Introduzione al primo volume, scritto da Visalli, a suo tempo anticiperò l'Introduzione di Visalli al secondo volume, scritto da me.

* * * *

Introduzione

Quello che state leggendo è il primo volume di un’opera a due mani atipica. Preso atto della difficoltà di uniformare stili di scrittura e modalità espositive, abbiamo deciso di dividerci il lavoro nel seguente modo: ognuno di noi ha scritto un proprio saggio, impegnandosi a introdurre quello dell’altro. Si potrebbe obiettare che non si tratta di un lavoro a due mani, bensì di due libri distinti. Non è così. Non solo il tema, come testimonia il titolo comune, è lo stesso, ma il fitto scambio di stesure provvisorie, osservazioni critiche e suggerimenti ha contribuito a rendere complementari i due testi, sia pure al prezzo di alcune ridondanze, che non scadono a semplici ripetizioni ma arricchiscono gli stessi argomenti di dettagli e sfumature, partendo da angolazioni diverse. Del resto il tema, sintetizzato dal titolo, Oltre l’Occidente, è così ambizioso e complesso, oltre che di scottante attualità, che ci ha obbligato a fare i conti con una vasta mole di analisi e teorie di storici, filosofi, sociologi, economisti e politologi, oltre a riprendere e approfondire i saggi che ognuno di noi ha pubblicato in anni recenti1. Il tutto associato alla consapevolezza che il risultato sarebbe stato, più che un insieme di tesi compiute, un catalogo di ipotesi, interrogativi e suggestioni sul futuro di un mondo che sta attraversando una crisi catastrofica che rischia di precipitare in una Terza guerra mondiale.

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Published: 23 June 2026
Created: 19 June 2026
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comedonchisciotte.org

Clara Mattei: “L’austerità è una guerra di classe permanente”

Il capitalismo, la crisi sociale e la de-democratizzazione dell’economia

di Nicola Bielli

2 Mattei scaled 1Per la Prof.ssa Clara Mattei il capitalismo contemporaneo non è un sistema in crisi a causa di errori occasionali o cattive decisioni politiche. La crisi stessa – la precarietà diffusa, la compressione dei salari, la crescita della disuguaglianza, l’impoverimento del lavoro – rappresenterebbe il funzionamento normale dell’ordine economico moderno. L’austerità, in questa lettura, non sarebbe un incidente della storia economica recente, ma uno strumento strutturale di governo.

Nel lungo intervento pronunciato durante il festival politico-culturale Costituzione 2023 a San Daniele del Friuli , dedicato alla critica economica e sociale, l’economista italiana ha esposto una ricostruzione storica e teorica radicale: le politiche restrittive adottate negli ultimi decenni non sarebbero state progettate per risolvere le crisi, ma per gestirle a vantaggio del capitale, disciplinando il lavoro e limitando il potere democratico sulla sfera economica.

L’idea che attraversa tutto il discorso è semplice quanto dirompente: l’economia non è mai neutrale. Dietro ogni scelta fiscale, monetaria o industriale esistono rapporti di forza sociali, interessi di classe e precise decisioni politiche.

Mattei apre la sua analisi partendo dalla realtà italiana, che descrive come un laboratorio avanzato delle trasformazioni del capitalismo occidentale. I dati sulla distribuzione della ricchezza vengono definiti “agghiaccianti”. Una quota minima della popolazione concentra ormai patrimoni enormi, mentre milioni di persone sperimentano povertà assoluta, precarietà lavorativa e perdita di potere d’acquisto. L’elemento che più colpisce l’economista è il carattere simultaneo di questi fenomeni: mentre aumenta il numero dei lavoratori poveri, cresce anche il numero dei super-ricchi.

Secondo Mattei, questo non rappresenta una contraddizione del sistema, ma il suo esito logico. I profitti crescono proprio perché diminuisce la quota di ricchezza destinata al lavoro. La compressione salariale, l’indebolimento sindacale e la precarizzazione dell’occupazione non sarebbero quindi anomalie temporanee, bensì condizioni necessarie per mantenere elevati livelli di accumulazione del capitale.

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Published: 23 June 2026
Created: 23 June 2026
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sinistra

Insegnare filosofia: dalla storia alla logica e ritorno

di Eros Barone

scrivania studio 600x400In un articolo pubblicato dal Foglio Mauro Piras, membro della commissione ministeriale per la stesura delle nuove Indicazioni nazionali per la filosofia, difende l’approccio logico-problematico allo studio di questa disciplina, che caratterizza in modo prevalente tali Indicazioni. Sennonché, come è stato giustamente osservato, il rischio è che l’approccio per problemi si risolva progressivamente, anziché nella complementarità, nella sostituzione del metodo storico con il metodo fondato, per l’appunto, sui problemi. E il rischio è tanto maggiore quanto più ridotto sarà il tempo effettivo di insegnamento/apprendimento dedicato alla filosofia nella prospettiva incombente della introduzione di una durata quadriennale dei licei, cui si sommano le ore dedicate all’educazione civica, alla formazione scuola-lavoro, ai progetti e così via con l’inevitabile effetto di ridurre le ore di filosofia. L’esortazione a fare meno ma meglio, la centralità della lettura dei testi filosofici e l’immancabile critica alla lezione frontale, che vengono espresse nell’articolo citato, appaiono allora come le foglie di fico del buon senso destinate a coprire la vergogna di un programma che pretende di racchiudere la storia della filosofia in un arco biennale che parte da Talete e arriva a Nietzsche.

Dal canto mio, condivido con Piras l’esigenza di rivalutare la filosofia come tecnica argomentativa, ma non so se egli si renda conto che anche l’argomentazione ha un limite e che il ragionamento filosofico è tenuto a fare i conti con il pungolo, talora paralizzante e talaltra stimolante, dello scetticismo. Osservo, a tale proposito, che un insegnante di filosofia che non presti la debita attenzione allo scetticismo antico (i dieci tropi di Enesidemo, i cinque tropi di Agrippa e l’autofagia del dubbio di Sesto Empirico), oltre che allo scetticismo moderno (Hume), ha le armi spuntate nel far valere i “contenuti di verità” che pure sono presenti nelle tesi filosofiche. È infatti nel conflitto tra scetticismo e dogmatismo – conflitto sostanzialmente irrisolvibile, se non con il ricorso a quella ‘logica maior’ che è la dialettica – che va ricercata la ineludibile emergenza della dimensione storica in quanto dimensione sia cronologica che teoretica nell’insegnamento/apprendimento della filosofia. La stessa giustificazione aristotelica, via argomento elenctico, di un cardine del pensiero logico e scientifico quale è il principio di non contraddizione implica, come è noto, il ricorso alla dimensione temporale.

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Published: 23 June 2026
Created: 19 June 2026
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contropiano2

Tocca a Vance sedare Israele: “Siamo noi a tenerti in piedi…”

di Dante Barontini

Il boss ha infine gridato un comando verso il botolo ringhioso che azzanna tutti. Non è secondario analizzare il contenuto dell’ordine, i punti di forza che rendono il comando più “autorevole” del solito ed anche il fatto che l’avvertimento non sia stato affidato a “Taco” Trump – Trump always chickens out, ovvero Trump fa sempre marcia indietro – ma al suo vice, J.D Vance.

Il quale, narrano le indiscrezioni di palazzo circolanti da diversi mesi, era decisamente scettico sulla necessità di far guerra all’Iran, o per lo meno sulle modalità che sono state scelte. Oltre che – particolare forse ancora più importante – notevolmente lontano dal pantano puzzolente degli Epstein files.

Mentre tutto il mondo constatava che il memorandum of understanding” firmato con Tehran rappresenta di fatto un notevole cedimento statunitense, l’interrogativo principale riguardava come avrebbe Israele impedito che le intenzioni di pace si traducessero in accordo vero e proprio.

Non “se”, ma “quando e come”. L’occupazione del Libano resta in piedi, i raid mirati o intimidatori anche, la minaccia di fare sfracelli ancora più estesi – con qualche problema, vista la resistenza di Hezbollah – davano già a Tel Aviv la possibilità di mandare a monte i sessata giorni di negoziato sui dettagli del memorandum. Eventualmente, cominciavano già a dire apertamente i genocidi sionisti, si sarebbero incaricati direttamente loro di continuare la guerra contro l’Iran.

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Published: 23 June 2026
Created: 17 June 2026
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Il Pacchetto primavera della Ue e il pacco del Governo Meloni

di coniarerivolta

Per comprendere quale sarà l’impatto più duraturo del Governo Meloni sugli assetti economici dell’Italia, è sufficiente guardare alla recente Comunicazione della Commissione europea sul cosiddetto “Pacchetto primavera”, quell’insieme di raccomandazioni che la Commissione europea indirizza agli Stati membri dell’Unione per orientare politiche di bilancio e riforme. È il cuore della disciplina fiscale europea, il luogo istituzionale in cui l’austerità viene declinata in prescrizioni puntuali rivolte a ciascun Paese.

Il Governo Meloni si è presentato a questo appuntamento in mutande. Col fucile puntato dagli Stati Uniti di Trump, che hanno imposto nell’ambito della NATO un aumento della spesa militare, e tra le grida di dolore del capitalismo italiano, sempre più schiacciato tra la concorrenza internazionale e il rialzo dei costi dell’energia e dei carburanti, con un livello dei salari interni talmente basso da non lasciare più margini significativi di ulteriore compressione.

Con la finanziaria per il 2026, nel goffo tentativo di servire i tre padroni della NATO, dell’Unione europea e di Confindustria, il Governo Meloni ha provato, attraverso una serie di artifici contabili, a migliorare la situazione cosmetica dei conti pubblici del 2025. L’obiettivo era duplice: da un lato erogare minime mance al padronato nazionale, dall’altro uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo dell’Unione europea. Una procedura che limita fortemente ogni aumento della spesa pubblica, tanto quella necessaria a onorare gli impegni assunti verso gli Stati Uniti sul riarmo quanto quella che il Governo vorrebbe utilizzare nella prossima legge di bilancio, in vista delle elezioni politiche del 2027.

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Published: 23 June 2026
Created: 17 June 2026
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machina

Lettera a una professoressa

di Gigi Roggero

La scuola volge al termine, ma i bilanci sembrano riguardare solo gli studenti, tra ansia della media matematica e perdita di senso di ciò che studiano. A non essere quasi mai toccata da bilanci è la scuola in quanto tale, il suo funzionamento, i suoi obiettivi: non vengono messi in discussione coloro che delle sorti della scuola decidono, i dirigenti scolastici che la vogliono gestire managerialmente, e neppure gli insegnanti, che sfogano spesso le loro frustrazioni verso gli studenti, appunto. Continuando il dibattito già avviato su Machina, Gigi Roggero squarcia il velo dell’ipocrisia e parte proprio da qui, da professori e professoresse.

* * * *

Gentile professoressa,

l’anno scolastico volge al termine e con esso le fatiche, è dunque tempo di bilanci. Da ex insegnante so che le fatiche non sono tanto legate all’orario lavorativo, di cui pure i docenti tendono spesso a lamentarsi: 18 ore settimanali a scuola, anche aggiungendoci i corollari burocratici, la preparazione delle lezioni, i compiti da correggere, non sono propriamente paragonabili alle imprese di Stachanov nelle miniere di carbone.

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Published: 23 June 2026
Created: 17 June 2026
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Dalla rivoluzione bolivariana alla Realpolitik, con il potere popolare che resiste

di Geraldina Colotti

Contraddizioni, resistenze e prospettive di un Paese che continua a cercare un equilibrio tra istituzioni e protagonismo collettivo

Il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha formalizzato, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il rinnovo dello “Stato di Commozione Esterna” per un periodo di 90 giorni. La misura, adottata in precedenza da Maduro, ha completato l’iter costituzionale con la ratifica dell’Assemblea Nazionale e il controllo di legittimità della Sala Costituzionale del TSJ. Non è il rinnovo di un atto burocratico di routine, ma il prosieguo della risposta istituzionale allo scenario inedito e critico apertosi il 3 gennaio 2026. In quella data, il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della moglie, la deputata Cilia Flores, avvenuto a Caracas per mano di truppe speciali statunitensi, ha impresso una frattura profonda nella continuità dello Stato. Da quel momento, il Venezuela non opera più in una dimensione politica convenzionale: è entrato in una fase cinetica in cui ogni decisione del governo incaricato — dalla gestione delle infrastrutture strategiche alla politica estera — è una risposta obbligata a un attacco che ha colpito il vertice dell’autorità nazionale. Il decreto di rinnovo, che conferisce all’Esecutivo facoltà eccezionali, inclusa la militarizzazione dei nodi strategici degli idrocarburi e la facoltà di requisizioni per la difesa, fotografa uno Stato in trincea.

Come il precedente, il decreto rinnovato ora non indica un’emergenza proclamata per comprimere il dissenso, ma una condizione imposta dall’esterno, in cui la salvaguardia della sovranità si gioca sul filo di una sopravvivenza che ha trasformato la gestione politica in una crisi di sicurezza permanente.

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Published: 22 June 2026
Created: 17 June 2026
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perunsocialismodelXXI

Quelli che la Cina non è socialista

di Carlo Formenti

Burgio, Chinappi, Leoni e Sidoli spiegano alla sinistra radicale perché la Cina è socialista, ma è come descrivere il rosso ai ciechi

la via cinese al socialismo.jpgNell’ultimo post, in coda a una recensione del libro di Cremaschi Solo il socialismo ci può salvare (1), ho commentato un documento, pubblicato sul sito chinadiplomacy.org da un think tank cinese che si occupa di relazioni internazionali. Quel testo, a conclusione di un’ampia analisi dell’evoluzione delle relazioni Cina-USA, sostiene che tale rapporto si trova oggi in un fase di “stallo strategico”(2) e che ciò alimenta la possibilità di evitare lo scoppio di una Terza guerra mondiale. Nel post, prima di discutere il documento, avvertivo che avrei dato per scontato che la Cina è socialista e, a sostegno di tale giudizio, rinviavo a precedenti testi del sottoscritto e a Oltre l'Occidente, un libro di imminente uscita (3).

In attesa di presentare i due volumi dell’opera in questione, firmati da Alessandro Visalli e dal sottoscritto, mi occupo volentieri di un testo di Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Massimo Leoni e Roberto Sidoli, La Cina (prevalentemente) socialista, pubblicato su “World Politics Blog” (4). Molti degli argomenti avanzati in questa raccolta di articoli convergono con quelli che potete trovare in alcuni miei lavori. Mi riferisco, in particolare, al primo articolo che polemizza con Ernesto Screpanti, assunto ad esempio e modello dei pregiudizi ideologici (e degli svarioni teorici) che ispirano l’atteggiamento delle sinistre radicali occidentali che etichettano il sistema cinese come “capitalismo di Stato”.In un precedente post su queste pagine (5), mi ero a mia volta occupato delle tesi di Screpanti, che liquidavo ironicamente senza attribuirvi peso. Gli autori dell’articolo le prendono invece sul serio, sfruttandole come spunto per stilare un elenco delle “rimozioni” che impediscono a un certo marxismo occidentale di prendere atto dell’immensa portata storica dell’esperimento cinese.

Prima di entrare nel merito delle argomentazioni dell’articolo richiamo l’attenzione sul titolo: “La Cina (prevalentemente) socialista”. L’aggettivo fra parentesi evoca un punto di vista che si pone a centottanta gradi rispetto alla vulgata secondo la quale un determinato sistema socioeconomico può essere solo socialista o capitalista. Gli autori condividono cioè l'approccio di Alberto Gabriele (6) , il quale nega la possibilità di classificare i sistemi socioeconomici in campi nettamente distinti e contrapposti, applicando in modo astratto e formale (antistorico) il concetto marxiano di modo di produzione.

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Published: 22 June 2026
Created: 11 June 2026
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la citta futura

La maschera razionale della nuova barbarie

di Paolo Massucci

Nella nostra epoca del tardo capitalismo riemergono, con l’eclissi della prassi e l’apoteosi del profitto privato, inquietanti ideologie irrazionaliste e anti-umaniste.

ee8d5327bc039e116ab6b0319ba2f6e1 XL.jpgNel crepuscolo delle democrazie liberali, dove l’asimmetria tra capitale e lavoro ha raggiunto vette distopiche, l’ideologia dominante smette le vesti rassicuranti del progresso per indossare quelle, apparentemente asettiche, del calcolo statistico. Il presente intervento intende porre l’attenzione su alcuni significativi sviluppi ideologici che accompagnano il processo attuale di concentrazione della ricchezza mai raggiunto nella storia umana, fenomeno questo connesso alla grave crisi della democrazia e delle basi del diritto internazionale, le cui conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Nassim Nicholas Taleb, saggista, filosofo epistemologo libanese-statunitense, nel suo fortunato saggio Antifragile (Il Saggiatore S.r.l., Milano 2024), si erge a vate dell’efficienza del “sistema", proponendo una visione del mondo che, pur rivendicando una radice ancestrale contro la tecnocrazia, opera una delle più feroci svalutazioni dell’umano mai prodotte dal pensiero contemporaneo.

Ci troviamo di fronte a un bivio epocale: la storia è ancora il terreno della prassi umana o è divenuta un mero processo di ottimizzazione stocastica?

 

Il tramonto di Hegel e la negazione dell'etica kantiana

Il concetto di "antifragilità" - neologismo che indica la proprietà di un sistema di trarre beneficio dal disordine - sposta il baricentro dell'etica dall'individuo al sistema. Siamo qui agli antipodi dell’etica kantiana, che vedeva nell'uomo un fine in sé e mai un semplice mezzo. Per Kant, la dignità umana risiedeva nell'autonomia della volontà e nell'obbedienza a un imperativo categorico che protegge l'universale attraverso il rispetto del particolare. In Taleb, questo rapporto viene invertito e pervertito: l'essere umano è ridotto a pura funzione strumentale per l’efficienza del sistema.

Se il sistema "impara" attraverso l'errore, l'individuo che fallisce decade a pura unità informativa, a scarto necessario affinché l'intero “organismo” possa adattarsi: a un dovere morale verso il singolo si sostituisce un dovere di efficienza verso la struttura.

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Published: 22 June 2026
Created: 17 June 2026
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transform

La grande divergenza: strategie e destini dell’IA tra Cina, USA e UE

di Alessandro Scassellati

53b0aa4bb6466bc02a9a539549184945.jpgIl panorama globale dell’IA nel 2026 è segnato da una frattura filosofica e industriale ormai insanabile tra le due superpotenze tecnologiche. Da un lato, gli Stati Uniti hanno consolidato un modello di business definibile “a castello”: un ecosistema chiuso, centralizzato e protetto da altissime barriere d’ingresso economiche, legali e computazionali. Giganti come OpenAI, Microsoft, Amazon, Anthropic e Google vendono l’accesso alla “conoscenza” come un servizio cloud (SaaS), mantenendo un controllo totale sui “pesi” dei modelli (i pesi o weights sono i valori numerici – miliardi di parametri – che un modello ha appreso durante la fase di addestramento; sono, in pratica, la sua memoria e la sua capacità di ragionamento), sugli algoritmi e sui preziosi dati di addestramento. Questo approccio closed-source crea una dipendenza tecnologica globale dai server della Silicon Valley, accentrando il valore economico e decisionale nel cloud, in una sorta di neofeudalesimo digitale dove l’utente è un semplice abbonato e produce dati senza essere retribuito, alla stregua di un servo della gleba (le persone vengono smaterializzate in dati e attraverso la banca dati sono trasformate in segmenti di mercato, in campioni statistici, in archivi diversi interoperabili). I dati di cui i sistemi di IA hanno bisogno spesso non vengono acquisiti con mezzi del tutto leciti, per non parlare di equi. Le aziende che si occupano di IA si appropriano della conoscenza umana, automatizzano i processi lavorativi, li brevettano e poi tentano di rivenderci tutto questo. Il governo statunitense asseconda gli oligarchi della tecnologia per timore di perdere la corsa al vantaggio tecnologico, nonostante la diffusa ostilità dell’opinione pubblica verso i sistemi di IA1.

Dall’altro lato, la Cina ha adottato una strategia “a sciame”, agile e distribuita. Consapevole delle limitazioni imposte dalle sanzioni occidentali sull’hardware avanzato, Pechino ha spinto i propri campioni nazionali — Alibaba, DeepSeek, Huawei — a rilasciare modelli open-weight estremamente efficienti. I modelli open-weight rappresentano una via di mezzo tra i modelli totalmente “chiusi” (proprietari) e quelli puramente open source. Questa scelta non è filantropica, ma tattica: distribuire il “motore” dell’IA permette una diffusione capillare su dispositivi locali (Edge AI), garantendo sovranità dei dati e indipendenza dalle infrastrutture straniere.

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Published: 22 June 2026
Created: 22 June 2026
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analisidifesa

Bezrukov: la Russia deve prepararsi a vent’anni di conflitto con l’Occidente

di Giacomo Gabellini

1473963.jpgLo scorso 3 giugno, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo si è aperto sotto una densa colonna di fumo nero provocata dagli attacchi ucraini, che con diverse ondate di droni hanno colpito siti energetici e militari nelle adiacenze della grande città russa.

Gli Uav a lungo raggio ucraini hanno colpito i bersagli alla presenza di circa 20.000 delegati provenienti da 130 Paesi di tutto il mondo, con l’obiettivo di minare urbi et orbi la credibilità del Cremlino.

La vulnerabilità della Federazione Russa, palesata dai continui attacchi ucraini, è stata esaminata nel dettaglio durante una sessione del Forum dedicata alle “principali minacce per la Russia nel secondo quarto del XXI Secolo”. Tra i partecipanti alla discussione figurava Andrej Bezrukov, consigliere dell’amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, docente presso l’università statale di Mosca ed ex colonnello dell’SVR (Služba vnešnej razvedki) è il Servizio di intelligence estero russo) con trascorsi nell’intelligence sovietica.

Durante la lunga carriera nel servizio di sicurezza estero russo, Bezrukov aveva operato sotto copertura negli Stati Uniti con l’identità di Donald Heathfield, prima di essere arrestato dall’FBI e consegnato successivamente a Mosca nell’ambito di uno scambio di agenti segreti con Washington.

Nel suo intervento al Forum, Bezrukov ha dichiarato la Russia deve prepararsi a sostenere una situazione di conflitto permanente con l’Occidente che verte non sulla   conquista di nuovi territori, ma sul danneggiamento e/o distruzione delle infrastrutture critiche in territorio nemico – condutture energetiche, siti di stoccaggio di petrolio, centrali elettriche, reti di comunicazione, ecc.

Allo stato attuale, ha affermato l’ex ufficiale dell’SVR, la Russia è impegnata in una «guerra strisciante» basata sulla logica dell’attrito che potrebbe degenerare da un momento all’altro, e destinata a protrarsi per decenni plasmando almeno due generazioni di russi che saranno chiamati ad adattarsi se stessi, la società e l’economia nazionale a un clima di belligeranza permanente.

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Published: 22 June 2026
Created: 19 June 2026
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linterferenza

Il fenomeno Vannacci: un PD rovesciato

di Antonio Martone

Il paradosso più profondo del nostro tempo risiede nella cecità con cui le classi dirigenti osservano l’emergere di figure come Roberto Vannacci. Liquidare queste parabole politiche sotto le logore categorie del folclore, della parentesi passeggera o del semplice, anacronistico ritorno del fascismo è un esercizio di pigrizia intellettuale che rasenta l’assoluta inconsapevolezza. Peggio ancora quando lo si offende senza argomentare e senza comprendere realmente ciò che dice, né sforzarsi di farlo. In fondo, tutto ciò significa non voler guardare nell’abisso del nostro presente. Queste traiettorie non sono incidenti storici ma i sintomi visibili, i prodotti di laboratorio, di una patologia (fascio)sistemica profonda: rappresentano la risposta inevitabile allo smarrimento dell’uomo contemporaneo di fronte a una duplice tenaglia che da decenni stringe l’Occidente.

Da un lato, la cultura postmoderna ha demolito le grandi narrazioni collettive, i corpi intermedi e i riferimenti valoriali comuni, lasciando l’individuo privo di bussole esistenziali; dall’altro, il neoliberismo più sfrenato ha colonizzato ogni anfratto della vita, riducendo la persona a un atomo isolato, a un consumatore perennemente in competizione all’interno di un mercato universale dove tutto, persino il corpo e le relazioni, viene ridotto a valore di scambio. Il risultato di questo processo è una vera e propria tribalizzazione della società.

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Published: 22 June 2026
Created: 18 June 2026
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I “liberali” son più matti di Trump

di Francesco Piccioni

Si potrebbe infierire sul sistema mediatico occidentale e sui cosiddetti “politici” atlantisti che ora devono fare i conti con una sconfitta pesante dopo una guerra all’Iran condotta per motivi tutt’altro che nobili, ma rivestita con i soliti panni d’occasione (la “democrazia”, le “donne”, la “libertà”, ecc), elencando le cazzate che hanno detto e scritto in questi quattro mesi.

Lo fa col suo stile Marco Travaglio, sul giornale che dirige, ma non ci sembra che abbia colto il punto vero che accomuna trasversalmente i “critici liberali” e quelli di estrema destra. I primi oggi strillano, mentre i secondi minimizzano la portata della “botta” subita prima sul campo e poi nelle trattative.

Cosa c’è in comune?

Lo si capisce dal tono rabbioso con cui, oggi, tutti i media “liberali” – statunitensi, europei e anche italiani – attaccano Trump per aver firmato un accordo che in modo quasi imbarazzante sancisce la vittoria di Tehran. E’ la versione giornalistica, diciamo, del conato coloniale che agita i “volenterosi” che medita(va)no di mandare le loro navi da guerra a “sbloccare lo Stretto di Hormuz”.

Ogni singolo punto di quell’accordo viene agitato come una “concessione” agli ayatollah che mai e poi mai dei “liberali veri” – tipo Biden, supponiamo – avrebbero permesso, se fossero stati al posto del tycoon.

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Published: 22 June 2026
Created: 17 June 2026
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lantidiplomatico

Ucraina, l'ombra del fronte: mentre Kiev chiede aiuti per la svolta, i russi avanzano a Konstantinovka

di Eliseo Bertolasi

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky intende chiedere ulteriori 20 miliardi di dollari in aiuti militari ai paesi occidentali. Secondo quanto riportato sulla testata “Politico” da un alto funzionario ucraino della difesa, questa richiesta punterebbe a sfruttare i presunti vantaggi sulla prima linea del fronte e a intensificare la pressione sulla Russia.

La richiesta di 20 miliardi di dollari verrà presentata il 18 giugno in occasione della prossima riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, noto anche come “Formato Ramstein”, dove gli alleati organizzano gli aiuti finanziari e militari a Kiev.

Parlando in forma anonima, il funzionario ucraino ha dichiarato: “Tutti possono vedere che la Russia sta bruciando, e noi vogliamo che bruci ancora di più, ma per questo abbiamo bisogno di finanziamenti”.

La questione è stata sollevata dal ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov e da altri funzionari governativi durante una serie d’incontri coi rappresentanti di Norvegia, Svezia, Germania e Canada.

A ciascun alleato verrà chiesto un contributo compreso tra 2 e 6 miliardi di dollari per raggiungere l’obiettivo di 20 miliardi, si tratterà di aiuti o di prestiti.

Il bilancio della difesa dell’Ucraina per quest’anno è fissato a 4.400 miliardi di grivne (85 miliardi di euro), e i 20 miliardi di dollari si aggiungerebbero a tale cifra.

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  1. Marco Gatto: Goffredo Fofi, quando l’eresia è una grammatica
  2. Fabio Vighi: Delirio finanziario e contraddizione immanente
  3. Francesco Coniglione: Le piccole verità e la tirannia del Vero
  4. comidad: La lobby dei creditori prevale perchè non ha bisogno di pensare
  5. Alfonso Gianni: Finanzcapitalismo all’italiana
  6. Carlo Galli: Necessità della politica tra destino e possibilità
  7. Fulvio Grimaldi: Generale Vannacci, peggio la toppa o il buco?
  8. Alessandro Volpi: Per uscire dalla gabbia del capitalismo finanziario
  9. Michele Agagliate: L’Italia piccola piccola
  10. Gabriele Ciabatti: Pensare la crisi, coltivare l’insurrezione
  11. Paolo Perulli: Cacciari ed Esposito dentro il Kaos
  12. Emiliano Brancaccio: Washington paga e ottiene promesse
  13. Gianandrea Gaiani: Biolaboratori americani in Ucraina. L’intelligence USA declassifica le prove
  14. Fabrizio Casari: Lezioni iraniane
  15. Fulvio Grimaldi: Quinte Colonne dell’imperialismo. Gli agit-prop della dissidenza
  16. Francesco Cappello: Il sole della Sicilia brilla a Wall Street
  17. Eros Barone: Note sull’aggressione contro Cuba e sulla desistenza geopolitica
  18. Elena Basile: Capitalismo finanziario e guerra permanente
  19. Giuseppe Masala: Pechino annuncia il fallimento della controffensiva statunitense
  20. Fabrizio Poggi: Il 12 giugno e la distruzione dell'URSS: le origini profonde dello scontro con la NATO
  21. Andrea Zhok: Immigrazione e sciacallaggio politico
  22. Lelio Demichelis: La sinistra nella trappola della tecnica
  23. Alfredo Gigliobianco: Keynes, Leopardi e il salto qualitativo
  24. Thierry Meyssan: I rapporti tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu
  25. Sergio Cararo: Un’Europa in crisi cerca i suoi nuovi capri espiatori, come negli anni Trenta

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