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Published: 02 September 2024
Created: 31 August 2024
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cambiailmondo

UCRAINA: accordo o ripida discesa agli inferi, per tutti

di Vittorio Stano

ukraine g90b78f10a 640...la PACE non può essere mantenuta con la forza. Può essere raggiunta solo con la comprensione (ALBERT EINSTEIN).

…Le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in sé (GINO STRADA).

Nessuno può essere così folle da preferire la guerra alla PACE: con la PACE i figli seppelliscono i padri, con la guerra i padri seppelliscono i figli (CRESO, re della Lidia, 560-546 a.C.).

Il modesto attore ucraino giurò al suo popolo di voler ricucire i rapporti con la Russia e porre fine alla guerra nel Donbass, applicando quanto stabilito negli Accordi di Minsk.

Questo gli consentì un tondo 73% di preferenze alle elezioni presidenziali del 2019. Ma farà il contrario ! Dopo pochi mesi al potere, essendo finanziato da oligarchi del peso di Kolomojskyj *(1), si compatta sulle posizioni di estrema destra. Il suo governo premerà di nuovo sull’acceleratore dell’integrazione atlantica e della contrapposizione frontale alla Russia, irrigidendo ulteriormente la politica linguistica.

Oggi la maggioranza degli ucraini è convinta che il governo stia andando nella direzione sbagliata. Il limite di sopportazione del popolo ucraino sarà presto raggiunto. I russi continuano ad avanzare sui campi di battaglia, distruggendo le risorse energetiche dell’Ucraina, mettendo sotto pressione la popolazione di quel paese. Molti, nelle stanze del potere, temono un cedimento interno del paese più povero d’ Europa.

La “spensierata” classe dirigente ucraina sarà costretta, a breve, a capire l’ effetto delle proprie scelte e dei propri errori sulla trama degli accadimenti umani. Intanto , il “bel” risultato accumulato in due anni di guerra è la distruzione del paese, con le sue perdite umane e territoriali e il peggioramento della sua posizione al tavolo negoziale.

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Published: 02 September 2024
Created: 28 August 2024
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carmilla

Avanti barbari!/4

Una precisazione necessaria

di Sandro Moiso

Malcom.jpg«Voi non sapete cos’è una rivoluzione, se lo sapeste non usereste questa parola. Una rivoluzione è sanguinosa. La rivoluzione è ostile. La rivoluzione non conosce compromessi. La rivoluzione rovescia e distrugge qualsiasi ostacolo trovi sul suo cammino. Chi ha mai sentito parlare di una rivoluzione in cui si incrociano le braccia per cantare We Shall Overcome? Non è quello che si fa durante una rivoluzione. Non avreste il tempo di cantare, poiché sareste troppo impegnati a impiccare.» (Malcom X, discorso alla King Solomon Baptist Church di Detroit, 10 novembre 1963)

Alcune settimane or sono, nel primo intervento intitolato «Avanti barbari!» dedicato alla recensione di un testo di Louisa Yousfi, sono state fatte alcune affermazioni che, a giudizio di chi scrive, occorre ancora approfondire e chiarire, in tutta la loro reale portata, con una serie di precisazioni. A partire da quella, contenuta nel testo di Amadeo Bordiga del 1951, che «questa civiltà […] deve vedere la sua apocalisse prima di noi. Socialismo e comunismo, sono oltre e dopo la civiltà […] Essi non sono una nuova forma di civiltà.»

Motivo per cui non vi sarà nessuna continuità tra l’ordine sociale capitalistico e la novella società futura, se questa rifiuterà i fondamenti del primo. Il comunismo non potrà essere in continuità con il capitalismo, poiché, per essere definibile come tale dovrà costituirne la radicale negazione. Infatti, soltanto la rottura dell’ordine sociale, politico ed economico del modo di produzione capitalistico, a partire dalla sua macchina statale, potrà condurre a un altro ordinamento sociale e produttivo. Destinato a negare radicalmente i valori ordinativi che una interessata interpretazione della Storia ha attribuito a ciò che si intende per civiltà.

Chi continua ad affermare il contrario dimostra soltanto di voler ancora illudere, e illudersi, che la transizione verso il nuovo mondo, non più basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, sull’appropriazione privata della ricchezza socialmente prodotta e accumulata e lo scambio mercantile e monetario, anche del lavoro prestato, possa avvenire senza scosse e senza abolire i pilastri, appena citati, che la fondano fin dalle sue origini.

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Published: 02 September 2024
Created: 29 August 2024
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intelligence for the people

Kursk: invasione del territorio russo pianificata dall’Occidente?

di Roberto Iannuzzi

6b469a54 b130 4ea3 bb61 e2a8f6185459 1024x576Capovolgere la narrazione del conflitto e rafforzare il fronte bellicista occidentale fra gli obiettivi di un’azione volta a mettere in difficoltà Mosca innanzitutto da un punto di vista mediatico

L’incursione ucraina a sorpresa nell’oblast di Kursk ha rappresentato un punto di svolta nella guerra, un cambiamento in grado di conferire a Kiev nuovo potere contrattuale per negoziare da una posizione di forza la fine del conflitto?

Sebbene siano queste le tesi trionfalistiche di una parte consistente della stampa occidentale, non ci sono elementi concreti che lascino presagire un simile esito.

L’episodio segna tuttavia una pericolosa escalation nella misura in cui vi sono indicazioni che alcuni paesi occidentali abbiano direttamente partecipato alla pianificazione e realizzazione dell’invasione di un pezzo di territorio russo.

La vista di carri armati, blindati e altri sistemi d’arma occidentali impegnati nella conquista di terre russe per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale è certamente un evento il cui impatto non può essere sottovalutato.

Senz’altro Kiev ha colto di sorpresa i vertici militari di Mosca, penetrando rapidamente per una trentina di chilometri in terra nemica a partire dal 6 agosto, catturando decine di piccole città e villaggi, e provocando l’evacuazione di oltre 100.000 cittadini russi.

Questo iniziale successo ha generato una quantità impressionante di commenti ottimistici sui media occidentali, incentrati sull’idea che l’Ucraina può riprendere l’iniziativa sul campo di battaglia.

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Published: 01 September 2024
Created: 28 August 2024
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giubberosse 

La quarta guerra

di Enrico Tomaselli

armi israele e17098095964062.jpgOrmai trascorso anche il decimo mese di guerra, il conflitto a Gaza – la guerra più lunga mai sostenuta da Israele – si rivela sempre più come un insanabile fattore di stress per la società israeliana. Le criticità che stanno emergendo sempre più, mostrando le crepe che si aprono nella società, sono però figlie dirette del fallimento militare – e questo è un elemento deflagrante per Israele.

Sin da prima del 1948, il movimento sionista ha immaginato lo stato ebraico come uno stato guerriero, eternamente in conflitto con i suoi vicini, e la cui sopravvivenza era ineluttabilmente legata alla capacità di esercitare un sovrastante potere militare. Una deterrenza che richiedeva, tra l’altro, il ricorrente esercizio attivo della forza, sia per ribadire il potere deterrente, sia per mantenere costantemente i paesi arabi in una condizione di soggezione sia psicologica che militare.

Per fare ciò, i governi israeliani hanno sempre adottato il classico schema occidentale, ovvero la supremazia tecnologica combinata con una strategia aggressiva, basata sull’annichilimento del nemico in tempi estremamente brevi. Le tre guerre precedenti, sostenute da Israele, sono state rapide e ad alta intensità. Questo modello, vincente, ha quindi uniformato non solo le forze armate, ma l’intera società – che, appunto in quanto società guerriera, è costantemente armi al piede.

Il rapporto tra forze armate e società è estremamente molto più stretto che non altrove, e segnatamente che nelle società occidentali; non solo per via di una leva lunga e ambisessi, o per il frequente richiamo in servizio dei riservisti, ma per la rilevanza che la carriera militare assume spesso in quella politica.

Questo modello, fondativo sotto ogni profilo, è entrato in crisi il 7 ottobre 2023, ed è poi via via andato sgretolandosi, sino a mettere in crisi esistenziale lo stesso stato ebraico.

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Published: 01 September 2024
Created: 28 August 2024
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cassettiaperti.png

Il caso del caso Moro, parte 4: Steve Pieczènik

di Davide Carrozza

whatsapp image 2024 08 28 at 13.01.26Ennesima puntata dell’approfondimento sulla saga più avvincente e al contempo più triste della nostra storia repubblicana: il rapimento e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro avvenuto a Roma fra il 16 Marzo e il 9 Maggio 1978 ad opera delle Brigate rosse. Questa volta lo stimolo per scrivere una quarta puntata mi viene dato non tanto dai soliti lettori/detrattori che, forti della corazza complottista forgiata da decenni di saggistica spazzatura, argomentano su noti servizi, spie della NATO e della CIA, sicari della mala e altre sceneggiature da serie crime di basso livello. Questa volta, finalmente, la critica sorprendentemente costruttiva arriva da un collega, Dario Ventura, che avendo letto le 3 puntate precedenti mi muove un appunto che proverò a riassumere così: premesso che ti definisci oppositore di ogni tesi non sufficientemente argomentata e suffragata da comprovata documentazione, specie se mai confluita in alcuno dei 5 processi; premesso che difendi (senza ovviamente sposarne la causa e soprattutto senza sposarne i mezzi) l’autenticità della lotta armata e del tentativo rivoluzionario in Italia; premesso che critichi e ti opponi aspramente a ogni tesi che sostenga l’etero-direzione delle brigate rosse…premesso tutto quanto detto, allora perché sostieni che non si può negare che i servizi segreti abbiano avuto un ruolo nella vicenda? Non lo dice, ma leggo nei suoi occhi una velata accusa di mancanza coerenza. Il rilievo del mio collega arriva all’improvviso nel bel mezzo di una tranquilla colazione in cui si parlava di consigli di classe e dei nuovi schemi di gioco del Milan e della Roma…con non poco stupore e colto impreparato, capisco che c’è bisogno di una quarta puntata.

Il riferimento di Dario è al primo articolo della serie, quello in risposta ad alcune argomentazioni sostenute da Report di Rai 3 dove scrivo testualmente: alla luce della storia recente del nostro paese è impossibile pensare che i servizi italiani e/o americani siano rimasti completamente fuori dalla vicenda del rapimento e dell’uccisione dell’Onorevole Moro.

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Published: 31 August 2024
Created: 28 August 2024
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fuoricollana

Von der Leyen bis, il vuoto della politica

di Andrea Guazzarotti

von der leyen esulta ftg.jpegLa candidata alla Presidenza della Commissione per il Partito popolare europeo, Ursula von der Leyen, è stata prima designata dal Consiglio europeo (capi di Stato o di governo), poi eletta dal Parlamento europeo (PE). La Presidente uscente, candidata del più grande gruppo politico al PE, è stata, dunque, riconfermata, dopo che il suo gruppo ha ottenuto una chiara maggioranza relativa, in crescita rispetto alle precedenti elezioni europee. Si tratta di una prova di stabilità nella continuità delle istituzioni europee, oppure di una vittoria figlia della cintura sanitaria europeista eretta nel Parlamento europeo, che poco ha a che spartire con la credibilità personale e istituzionale guadagnate sul campo dalla Presidente uscente (Cerretelli)? Una Presidente «che pochi amano ma molti hanno rieletto per evitare una crisi istituzionale devastante» (ibidem).

 

Far scegliere agli elettori la Presidenza della Commissione, o della truffa delle etichette

La continuità delle istituzioni europee, in realtà, è difficile da testare. Rispetto alla precedente elezione della “Von der Leyen I”, si è trattato di un apparente ritorno alla prassi – in passato ardentemente patrocinata dal Parlamento europeo – degli Spitzenkandidaten. Una prassi progettata dall’illusione dell’accademia di trasformare la struttura costituzionale dell’UE senza passare per la riforma dei Trattati e, soprattutto, per la (improbabile quanto dolorosa) costruzione di un’egemonia politica e di un demos europeo. Per avvicinare gli elettori alle istituzioni europee e politicizzare la formazione della Commissione, in modo da ridimensionare il ruolo di King-maker del Consiglio europeo (cioè dei governi nazionali), era stata valorizzata la novità normativa del Trattato di Lisbona (2009) che imponeva al Consiglio europeo di designare la Presidente della Commissione «tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo» (art. 17.7 TUE).

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Published: 31 August 2024
Created: 27 August 2024
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marxismoggi

Palmiro Togliatti, a 60 anni dalla scomparsa

di Gianmarco Pisa

Screenshot 2024 08 22 alle 02.04.08.pngPer l’impegno e la lotta dei comunisti e delle comuniste in Italia, così come per alimentare e arricchire la riserva di forza teorica e di esperienza concreta del movimento comunista internazionale, la vicenda, teorica e politica, della direzione di Palmiro Togliatti, nella lunga stagione storica dal 1927 al 1964, resta un’eredità prospettica, di grande spessore e di vasta portata.

Per i comunisti e le comuniste italiane la lunga vicenda storica e la vasta eredità politica di Palmiro Togliatti (1893-1964) rappresentano un punto di riferimento ineludibile e un terreno di elaborazione, anche critica, indispensabile per irrorare di senso le «frontiere del presente». Si tratta di un lascito che muove in entrambe le direzioni, facendo eco proprio al motto togliattiano in base al quale, come comunisti e comuniste, «veniamo da lontano e andiamo lontano». Secondo la prima direzione, di carattere retrospettivo, il contributo più promettente dell’eredità di Togliatti, che riprende da Gramsci e sviluppa sino alle sue più compiute realizzazioni, consiste nell’aver fatto del marxismo e, in particolare, del leninismo, una vicenda anche, coerentemente, italiana, nell’aver «tradotto in italiano» la lezione dei precursori, a partire da Marx e passando per Antonio Labriola, nonché gli apprendimenti del pensiero di Lenin e degli sviluppi dell’Ottobre, e nell’aver innestato il marxismo e il leninismo dentro il percorso storico della vicenda nazionale nella sua «lunga durata». Il leninismo viene portato dentro la vicenda storica italiana e finisce per alimentare di senso l’impegno di comunisti e comuniste nel nostro Paese.

Secondo l’altra direzione, Togliatti fornisce un contributo preziosissimo nel proiettare la vicenda politica dei comunisti e delle comuniste verso il futuro, ponendo le basi per una elaborazione di vasto respiro e gettando le fondamenta di questioni, dalla democrazia alle prospettive della guerra e della pace, dal mondo diviso in blocchi all’orizzonte del multilateralismo e del policentrismo, che continuano a porre questioni all’agire dei comunisti nel tempo presente.

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Published: 30 August 2024
Created: 27 August 2024
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lafionda

Il veleno dell’etica della contorsione

di Alberto Bradanini

mnfokildnbi.jpg1. Invereconde devono qualificarsi le contorsioni logiche, ancor prima che etiche, con cui i venditori di morte del Regno del Bene e della Democrazia (venduta alla plebe semicolta come Potere del Popolo) tentano di giustificare le atrocità di cui si macchiano la coscienza. L’onestà intellettuale è merce rara nel mondo distopico che ci circonda, mentre è chiaro come il sole che tutto ciò che ascoltiamo o leggiamo sul palcoscenico mainstream (ma proprio tutto!) impedisce ogni ipotetico avvicinamento del corso della verità a quello della realtà. Non è dunque tempo perduto tornare a riflettere su tutto ciò, tanto più che, secondo i saggi del passsato, repetita iuvant.

Solo una mente educata – affermava Aristotele – è in grado di comprendere un pensiero diverso dal suo senza la necessità di accettarlo. La Macchina occidentale della Menzogna è ormai un mostro dalle mille teste, costruisce notizie su misura come i sarti di un tempo, impedisce di dar senso agli eventi e sopprime ogni sussulto di quell’educazione critica che Aristotele suggeriva quale intreccio ideale di garbo, ascolto e crescita intellettuale.

Il potere generatore di spazzatura dell’impero malato infesta il nostro vivere come uno sciame di mosche in una latrina, servendosi di uno stuolo di maggiordomi – comodamente reperibili, purtroppo, sul palcoscenico politico/burocratico, mediatico e accademico – che in cambio di onori, carriere e denari, ha il compito di divertire le plebi inebetite da consumismo e mercificazione, o dall’angoscia di soccombere in una società spietata, mentre la spazzatura mediatica sfida persino la legge di gravità.

Se interporre una distanza siderale tra noi e tutto ciò non risolve il problema, ça va sans dire, consente però di tener in vita gli eterni ideali che danno senso all’esistenza, di infastidire insieme la coscienza dell’oppressore e la sonnolenza di qualche suddito, oltre che (e non è poco!) di non passare per imbecilli.

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Published: 30 August 2024
Created: 26 August 2024
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collettivolegauche

Che cos’è la transizione al socialismo?

L’esperienza cinese secondo Deng-yuan Hsu e Pao-yu Ching

di Collettivo Le Gauche

1118770383e147d59b31c789defbe4981. Introduzione

“Rethinking Socialism: What is Socialist Transition?” di Deng-yuan Hsu e Pao-yu Ching è un pamphlet che racchiude un articolo scritto alla fine degli anni ‘90 sulla transizione al socialismo. Con le due rivoluzioni più importanti del XX secolo, quella russa e quella cinese, centinaia di milioni di persone accettarono di intraprendere la strada del socialismo con le sue molti sfide, lasciandoci, dopo la loro sconfitta, concetto che Ching preferisce a quello di fallimento, in eredità delle lezioni da apprendere per il futuro. Queste due rivoluzioni ci hanno mostrato come sia possibile costruire una società senza sfruttamento e come la borghesia potesse strappare il potere politico con la forza al proletariato e interrompere bruscamente lo sviluppo di rapporti di produzione socialisti. Questo modo di inquadrare il problema è possibile a partire dall’individuazione della contraddizione principale, ovvero focalizzarsi sulle cause della sconfitta e non del suo fallimento che porta, ad esempio, a indagare gli elementi capitalistici durante la transizione del socialismo in Cina.

 

2. La transizione al socialismo

La transizione al socialismo è il periodo di tempo in cui una società non comunista si trasforma in una società comunista. Non esiste un percorso predeterminato da applicare durante la transizione socialista con cui giudicare la bontà della transizione socialista. L’analisi deve essere fatta sulla sua direzione generale e un singolo evento non può determinare se la transizione sarà verso il comunismo o il capitalismo.

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Published: 29 August 2024
Created: 25 August 2024
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acropolis

Per un’ascesi barbarica

di Stefano Isola

Questo di Biuso è un libro necessario per orientarsi nella situazione di barbarica decadenza in cui viviamo, e lo è anche per la sua capacità, assai rara nel quadro degli attuali tentativi di ridefinizione degli strumenti concettuali per la critica del presente, di realizzare generosamente l’auspicio del suo stesso autore: scrivere un testo che sia non soltanto una critica al wokismo dilagante, ma un più generale «tentativo di ragionare sulla difficoltà o persino sulla impossibilità di buona parte della cultura dominante di pensare il mondo». In tale ampia prospettiva il libro di Biuso dedica ricche ed ispirate disamine a questioni fondamentali come la dissoluzione della scuola e dell’università, e l’oscurantismo antibiologico della cosiddetta gender theory, in capitoli che meriterebbero ciascuno una recensione a parte

banksy no9.jpgUn nuovo e insidioso fanatismo morale pervade l’Occidente. Originatosi negli Stati Uniti d’America va diffondendosi ovunque, instillando dimenticanza di sé, odio per la diversità e rigetto della nostra stessa storia culturale, con le sue istanze fondative e le sue contraddizioni, e istituendo quella che appare ogni giorno di più come una tirannide tra le più velenose, animata da una pretesa che nessun potere, neanche il più risoluto e feroce, aveva sinora messo in atto: quello della costruzione di mentalità e schemi di comportamento adeguati al Bene che permea di sé il Mondo Nuovo, attraverso l’interiorizzazione del divieto di alcuni pensieri, parole e sentimenti e l’acquisizione di altri, “politicamente corretti”.

I fenomeni collettivi che vanno sotto la denominazione di woke e di cancel culture, insieme a esiti apparentemente bislacchi come gli abbattimenti di statue o la censura nell’insegnamento scolastico di poeti e pensatori del passato in nome di dogmi del presente, sedimentano e alimentano l’annullamento e il superamento dei dati di realtà – tra cui la distinzione biologica tra i sessi, ma anche tra salute e malattia, tra materico e digitale, tra reale e virtuale – spingendo l’intera cultura occidentale nella trappola di un narcisismo egotico in cui tutti possono essere tutto nello stesso momento in cui sono portati benevolmente per mano verso il nulla, verso la perdita di ogni differenziazione culturale ed esperienziale e dunque di ogni significato effettivo.

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Published: 29 August 2024
Created: 26 August 2024
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ottolinatv.png

Dal Bangladesh al Venezuela: gli USA nel panico tornano a puntare tutto sulle Rivoluzioni Colorate

di Ottolinatv

riv colorate 711dcdba“Farò in modo che l’America disponga sempre della forza militare più forte e letale del mondo”: nel comizio conclusivo della kermesse di Chicago, Kabala Harris non ha usato mezzi termini e, a vedere dalle reazioni, direi che ha fatto bene; da Senza Speranza a Faccia da schiaffi Provenzano, passando per la Ocasio Cortez e Bernie Sanders, come immancabilmente accade ormai da decenni, all’establishment democratico basta sventolare lo spauracchio del ritorno del fascismo immaginario per costruire un blocco compatto a sostegno del fascismo vero della guerra imperialista senza se e senza ma. Purtroppo per la Harris però – al netto dei trionfi passeggeri delle campagne di public relation all’interno della sinistra ZTL – non saranno i sorrisi a 36 denti di Speranza e Provenzano a determinare l’andamento concreto della guerra sul campo; ed ecco così che dall’Ucraina al Pacifico, passando per il Medio Oriente, i 3 fronti della guerra totale dell’imperialismo a guida USA contro il resto del mondo, ultimamente per analfoliberali e finto-sovranisti sono piuttosto avari di buone notizie: la fantomatica offensiva ucraina nell’oblast russo di Kursk, che aveva riacceso i sogni di mezza estate della propaganda di regime, si sta rivelando sempre più chiaramente una mossa disperata e controproducente che spiana la strada all’avanzata del Cremlino nel Donbass.

Ultima possibilità di fuga: gli ucraini fuggono da Pokrovsk mentre i russi avanzano titolava a 6 colonne venerdì scorso un rassegnato Washington Post; “Mentre i soldati ucraini lottano per respingere ondate di combattenti russi” recitava il sottotitolo “i civili fuggono da Pokrovsk, una città un tempo ritenuta lontana dalla linea del fronte”.

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Published: 28 August 2024
Created: 24 August 2024
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coku

L’orologio di Freud

di Eugenio Donnici

finito infinito 1220x600.jpgIn base a un rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco, del luglio 2015, si apprende che il disagio mentale è in aumento in tutti i paesi ad alto reddito. Il Report riprende un articolo dell’Economist dello stesso anno, dal titolo «Mental illness. The age of unreason» nel quale si affermava che, in riferimento alle stime di quel periodo, tra il 2011 e il 2030 il costo delle malattie mentali in tutto il mondo avrebbe raggiunto l’ammontare di oltre 16 trilioni di dollari in termini di mancata produzione (sic!) – la previsione prende come base il valore del dollaro nel 2010. Un costo più elevato rispetto a quello delle patologie oncologiche, cardiovascolari, respiratorie croniche e del diabete. (1)

Penso che non ci sia bisogno di rimarcare che la crisi pandemica del Covid-19, che abbiamo vissuto e che sembra ormai un lontano ricordo, abbia dato man forte alla tesi del Report dell’AIFA.

Dai tempi di Freud a oggi molti aspetti della vita quotidiana sono cambiati, in relazione al disagio psichico: il gap tra medici psichiatrici e psicoterapeuti si è attenuato, molto spesso lavorano in team e collaborano alla risoluzione dei problemi, sebbene rimanga la linea di demarcazione e di azione.

Forse, l’aspetto più terrificante della malattia mentale era connesso con la paura che essa esercitava, nel recente passato, sui singoli e sulla collettività, in quanto si finiva per essere internati nei manicomi. Ancora negli anni Ottanta, in seguito all’entrata in vigore della legge Basaglia, nei piccoli centri abitati, la sola notizia che una persona fosse affetta da un problema mentale, era sufficiente a creare scompiglio e sgomento nell’intera comunità. Per certi versi, la paura del contagio era più forte del tifo, della lebbra o della stessa peste, poiché scattava il meccanismo di difesa e quindi il relativo isolamento del soggetto con disturbo psichico.

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Published: 28 August 2024
Created: 24 June 2024
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sinistra

L’Agenda Gender, la famiglia, le radici del malessere giovanile e le risposte del Moloch capitalista

di Flavia

ibucxc.pngL’Agenda Gender si compone di leggi (a tutela della comunità Lgtbq); prevede programmi Erasmus a sostegno delle iniziative Pride, usa milioni di euro per sostenere le attività Lgbtq+ e i loro attivisti in Africa, Asia, America Latina ed Europa orientale e sostiene le iniziative e le ONG legate al Dragtivism (l’arte del “travestimento”) ed è diventata, negli anni, un’industria milionaria. Inoltre condiziona i finanziamenti ai paesi subordinati all’accettazione delle sue direttive; si combina e si rafforza con le richieste sulla regolamentazione delle Sex Workers; con quelle sull’utero in affitto e con quelle sulla fecondazione assistita. Inoltre l’Agenda Gender è la “bibbia” ideologica e falsamente libertaria della disforia di genere; del mercato legato alla transizione e alla medicalizzazione a vita, e apre le porte all’ingegneria genetica e alla totale manipolazione dell’umano. Ma basterebbe chiedersi perché molte multinazionali di Big Pharma e del Big Tech se ne fanno promotori, senza contare l’appoggio di tanti transumanisti :dall’Opern Society Foundation di Soros alla fondazione Taresem che investe in progetti di ricerca sulle nano e biotecnologie, cyborg-coscienza, criogenica e Intelligenza Artificiale; passando per Black Rock, Google, Amazon. Solo per questo dovrebbe venirci qualche dubbio… a meno di non scambiare questi colossi dell’economia mondiale in filantropi dell’umanità1.

In primo luogo iniziamo a dire che l’Agenda Gender è prima di tutto è un attacco contro le donne. Nella negazione del sesso a favore del “genere” vi è la negazione soprattutto della donna e della sua capacità riproduttiva che deve essere sempre più funzionalizzata alle necessità di valorizzazione del capitale, con modalità diverse nel nord e nel sud del mondo e distruggere ciò che non può totalmente controllare. Nel mentre, nei paesi dominati – contro le donne - deve essere rafforzata l’opera di distruzione di quelle economie di sussistenza che praticavano e che le “valorizzava” all’interno delle loro comunità, trasformandole in lavoratrici a basso costo o in uno gigantesco esercito industriale di riserva latente da utilizzare anche contro i lavoratori maschi.

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Published: 27 August 2024
Created: 22 August 2024
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marcodellaluna

L’insostenibilità della svolta green (e i reattori autofertilizzanti russi)

di Massimiliano Bonavoglia*

photo 2024 08 19 21 47 24.jpgTenteremo di rispondere alle seguenti domande: Quanto è sostenibile la Transizione Green? La produzione dell’energia pulita rispetta l’ambiente? Rispetta i diritti umani, quelli dei lavoratori e quelli dei minori? Lo stoccaggio e lo smaltimento delle batterie in aumento iperbolico, costituisce un problema? La svolta ecologica aiuta l’agricoltura, l’allevamento e l’occupazione nell’eurozona? Trasformare la dieta tradizionale in insettivora, è sano ed è a qualche impatto occupazionale? Quali Paesi avvantaggia la transizione ecologica per il settore auto? Il decreto green migliora il mercato immobiliare nazionale, o lo mortifica? Lanceremo poi alcuni brevissimi spunti di riflessione.

* * * *

La transizione verso un futuro energetico più verde è presentata dall’establishment come una necessità ineludibile, per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Tuttavia, mentre ci impegniamo in questa trasformazione, è cruciale che esaminiamo attentamente le conseguenze ambientali, sociali etiche e morali legate alla produzione e allo smaltimento delle tecnologie verdi. Per di più, dovremmo riflettere non solo sull’impatto ambientale e sociale di queste, ma anche su come le regolamentazioni green stiano trasformando radicalmente l’agricoltura tradizionale, gli allevamenti e l’uso delle terre fertili in Europa. Il progetto di cui parliamo, coinvolge al massimo 450 milioni di persone, su un pianeta di più di otto miliardi di abitanti. Quindi una soluzione per tutti, adottata da una esigua minoranza.

La produzione di batterie e materiali per l’energia rinnovabile, sarebbe essenziale per ridurre le emissioni di carbonio, ma sta generando gravi conseguenze ambientali nei Paesi dove avviene l’estrazione delle materie prime. Appare come un paradosso: per inquinare meno nelle aree metropolitane del mondo più ricco, si deteriora l’ambiente di quello più povero, che in una logica globalista e in un’ottica olistica, risulta in ultima istanza controproducente.

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Published: 26 August 2024
Created: 24 August 2024
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comedonchisciotte.org

Putin ha già perso! Anzi, no, Putin ha già vinto!

di Nestor Halak

napoleon 4114403 340.jpgDopo due anni e mezzo in cui la carneficina è andata avanti, ma la situazione non si è affatto risolta, mi pare si possano fare alcune ulteriori osservazioni sulla guerra in Ucraina. Sì, lo so, non sono un analista militare, perciò secondo molti non sono autorizzato a parlarne: cosa volete che ne sappia infatti un commentatore da poltrona senza neppure le stellette? Certo non sono uno dei (tanti), generali o colonnelli in pensione che vanno per la maggiore e certo a nessuno viene in mente di chiedere il mio parere.

A ben vedere si tratta delle stesse argomentazioni usate durante la “pandemia”, quando parlare era consentito unicamente ai “virologi”, una sottospecie di star televisive creata all’uopo dal mainstream. Ma siccome ero io a essere messo agli arresti domiciliari, ero io che avevo l’obbligo di punturarmi ed ero sempre io che non potevo neppure più entrare all’ufficio postale o prendere un caffè in un bar, ritenevo allora e ritengo ancora oggi di avere tutto il diritto di esprimere il mio parere.

Se poi si tratta di sciocchezze, va bene, che lo si dimostri, ma con ragionamenti argomentati, non con il semplice richiamo al principio di autorità. Oggi che i miei soldi, in spregio alla nostra legge fondamentale, vanno a finanziare la guerra per conto terzi del regime di Kiev anziché la pubblica sanità, mi sento in assoluto diritto di discettare anche a proposito della guerra, del resto non come analista militare, ma come cittadino in grado di ragionare, che ha seguito gli eventi e si è informato sui fatti anziché abbeverarsi unicamente alla vergognosa propaganda continuamente in onda sui media.

In particolare seguo costantemente quanto riferiscono alcuni canali alternativi come Military Summary, e personaggi come Alistair Crook, Douglas McGregor, Scott Ritter, Alexander Mercouris, Stefano Orsi, Larry Johnson, Dimitry Orlov e molti altri, i quali, più o meno unanimemente, continuano a sostenere che la guerra è già finita da almeno un anno e mezzo e i russi l’hanno vinta.

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Published: 26 August 2024
Created: 24 August 2024
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lindipendente

Lo strano caso del naufragio del Bayesian

di Salvatore Maria Righi

Bayesian.pngNon risulta che fosse un lupo di mare, il reverendo inglese Thomas Bayes, noto agli statistici per il suo teorema sulla probabilità condizionata, che in sostanza permette una ricerca a posteriori delle cause di un evento che si è verificato. Ma calcolare le probabilità di una causa nel provocare un evento è esattamente quello che in sostanza stanno facendo gli inquirenti della procura di Termini Imerese, per cercare di diradare la nebbia e i misteri calati sul tragico affondamento del Bayesian, il veliero inglese colato a picco nei giorni scorsi davanti a Palermo e che proprio del matematico e filosofo del ‘700 portava il nome, la prima delle tante strane coincidenze, o brutti presagi, di questa storia che ha colorato di nero il mare blu di Porticello.

 

Le vittime

Sette vittime, a cominciare dal proprietario e uomo d’affari Mike Lynch e dai suoi importanti e potenti ospiti, e per finire con sua figlia Hannah, 18 anni, l’ultima dei dispersi e l’ultimo corpo restituito dal relitto, studentessa modello e prossima a frequentare la Oxford University. 15 superstiti che sono arrivati a terra terrorizzati col tender messo a disposizione dal capitano Karsten Borner, nostromo del “Sir Robert Baden Powell”, la nave olandese che ha prestato soccorso ai naufraghi nei momenti immediatamente successivi al disastro. Curiosamente, la furiosa tempesta e relativa tromba marina che avrebbero causato l’affondamento del Bayesian, hanno lasciato intatto e pienamente funzionante lo scafo governato dal tedesco Borner, nonostante sia più o meno la metà del veliero inglese finito a oltre 50 metri di profondità sul fondale palermitano: 32 metri di lunghezza, sei di larghezza, e pesante meno di un quarto, 111 tonnellate. 

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Published: 26 August 2024
Created: 26 August 2024
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sinistra 

Il tassello mancante

La collaborazione tra sionismo e nazismo

di Pietro Terzan

lfdklghkvtEsistono innumerevoli studi sul nazismo, sulla ricerca imperialista del suo spazio vitale e sulle teorie razziste che hanno portato come estrema conseguenza alla soluzione finale del “problema” ebraico. Molti di questi studi tendono a semplificare la realtà storica, utilizzando categorie della psicopatologia per spiegare le atrocità del nazifascismo, mettendo così in luce arbitrarie convergenze e affinità elettive con chi la croce uncinata l’ha sconfitta e spezzata, con chi era il vero nemico del nazionalsocialismo sin dai tempi del Mein Kampf. La storia viene dunque utilizzata e plasmata dall’attuale potere politico capitalista e neoliberista, viene revisionata, oscurando il profondo legame del nazismo con le insanguinate radici colonialiste europee, con l’imperialismo inglese, con le pratiche genocide e schiaviste della white supremacy nordamericana sui neri e i nativi americani. Non solo: le democrazie occidentali, con una serie di colpi di spugna e riscritture fantascientifiche, diventano le uniche paladine della libertà e della giustizia; contro ogni dittatura, hanno vinto la Seconda guerra mondiale e liberato da sole i campi di concentramento.1

In questa narrazione dominante, che di postmoderno ha veramente poco, a un vaglio critico preciso e a un’analisi dettagliata delle fonti, spuntano un po’ ovunque una serie di cortocircuiti, dubbi e ragionamenti che non tornano. In questo ennesimo periodo di barbarie guerrafondaia torna nuovamente attuale l’interrogativo comune: com’è possibile che gli eredi della Shoah, le vittime del più grande crimine contro l’umanità, compiano un vero e proprio genocidio manifesto? Come è possibile un rovesciamento così plateale dei ruoli? Nonostante tutto quello che ci hanno insegnato a scuola sulla memoria, nonostante il flusso di informazioni a disposizione, di bombardamento a tappeto di spiegazioni “dell’unica democrazia del Medio Oriente”, il primo impatto per chi affronta seriamente la tragedia del popolo palestinese non può essere che di spaesamento e incertezza.

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Published: 25 August 2024
Created: 23 August 2024
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giubberosse

Nessuna linea rossa

di Enrico Tomaselli

alexisso.jpgUna cosa di cui talvolta ci dimentichiamo, è che le persone – i popoli – guardano agli avvenimenti alla luce della propria storia, della propria cultura, che a volte possono essere anche significativamente diverse. Questo vale ovviamente per qualsiasi cosa, e quindi anche la guerra non vi fa eccezione. Se poi consideriamo che la guerra è davvero un insieme di avvenimenti decisamente esplosivo, oltre che fattualmente anche in senso figurato, e pertanto estremamente mutevole, soggetto a una dinamica costante e, in certo qual modo, dotato di vita propria, è facile comprendere come un diverso sguardo culturale si rifletta, inevitabilmente, non solo sulla percezione della guerra, ma anche sulla sua condotta.

L’arte occidentale della guerra, ad esempio, è profondamente segnata dall’idea dell’attacco – anche perché praticamente tutte le guerre occidentali sono state, storicamente, guerre di espansione.

Dal punto di vista occidentale, dunque, la guerra è prevalentemente un fatto offensivo. L’Europa, nel corso della sua storia, ha visto sostanzialmente tre grandi invasioni, nessuna delle quali l’ha mai conquistata interamente: quella mongola, quella islamica e quella ottomana. Viceversa, ha portato la guerra in ogni angolo del mondo, anche il più remoto.

Questa visione dell’azione bellica è così radicata nella nostra cultura, che ci risulta difficile concepire diversamente l’atto guerresco. E, indipendentemente dall’andamento del conflitto, esso è concepito intorno all’idea dell’azione risolutiva. Dalla falange macedone al first strike nucleare, è questo il fil rouge del pensiero militare occidentale.

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Published: 25 August 2024
Created: 25 August 2024
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sinistra

Per il 60° anniversario della morte di Palmiro Togliatti

di Eros Barone

togliatti foto img interna«Ogni cosa si trasforma. Ogni cosa si trasforma secondo le sue proprie leggi. Anche noi siamo oggetti e soggetti delle trasformazioni, ne siamo parte passiva e parte attiva, consapevole, con nostri obiettivi e piani.

Ogni cosa si trasforma in un’altra e questa in un’altra ancora e poi ancora, costituendo gli anelli di una catena. Se prendiamo un anello della catena, esso è attaccato al primo, ma solo attraverso gli anelli intermedi. Se vogliamo comprendere il legame che unisce una cosa a un’altra da cui proviene, se vogliamo comprendere come sta trasformandosi una cosa, dobbiamo ricostruire nella nostra mente le fasi intermedie attraverso le quali la prima si è trasformata in quella che stiamo esaminando.

Ogni cosa diviene secondo le sue leggi e tramite le circostanze esterne e accidentali che incontra. Se vogliamo comprendere come mai una cosa si è trasformata proprio in quest’altra e non in qualcosa di diverso, dobbiamo non solo conoscere le leggi proprie di quella trasformazione, ma anche ricostruire nella nostra mente le circostanze esterne e accidentali che hanno determinato passo dopo passo quel percorso.

Si dice che una cosa è divenuta un’altra attraverso la mediazione degli anelli intermedi e delle circostanze esterne. La mediazione è un aspetto universale della trasformazione.

Chi non riconosce la mediazione, in campo politico cade nell’opportunismo di sinistra o di destra. La lotta contro gli opportunisti di sinistra (gli estremisti di sinistra) è una lotta interna alle nostre fila. Anche la lotta contro gli opportunisti di destra è una lotta interna alle nostre fila, ma solo fino ad un certo punto. Dove sta la differenza tra i due fronti?

Gli opportunisti di sinistra negano le mediazioni (le fasi, i passaggi, i processi) attraverso cui si svolge ogni trasformazione reale. Essi politicamente sono ostili all’imperialismo e alla borghesia, ma in campo culturale, dell’orientamento e della concezione del mondo si limitano a negare le posizioni della borghesia, non le superano, le conservano rovesciate, vedono il mondo come la borghesia solo dal lato opposto.

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Published: 24 August 2024
Created: 21 August 2024
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lafionda

Lo sgretolamento dell’Unione Europea

di Enrico Grazzini

Le elezioni europee annunciano l’inizio della fine dell’Unione Europea. La diarchia franco-tedesca è a pezzi, la UE svolta a destra e Bruxelles si subordina alla Nato. La sinistra dovrebbe opporsi a questa Unione e proporre invece una Confederazione Europea di Stati sovrani. Occorre innanzitutto bloccare l’escalation bellica e nucleare in Ucraina e in Europa

sgretolamento 1973.jpgL’Unione Europea è a pezzi. Alle elezioni per il Parlamento europeo hanno partecipato meno della metà degli aventi diritto. Il problema è che i cittadini dell’Europa sanno bene che il loro voto conta molto poco e che l’Unione Europea è sostanzialmente impermeabile alla volontà popolare. La destra tuttavia è avanzata e condizionerà pesantemente il nuovo Parlamento della UE. Apparentemente poco o nulla cambia al vertice. Ursula von der Leyen è stata appena rinominata Presidente della Commissione UE sostenuta dalle stesse forze della precedente coalizione, popolari, socialisti, liberali e verdi, e il suo programma è di sostanziale conservazione e non prevede alcuna vera riforma. La UE continuerà sulla strada dell’austerità e del liberismo, cioè del suicidio economico per asfissia. La disintegrazione nazionalistica diventa dunque sempre più probabile. L’unica vera grande novità è il riarmo europeo (e soprattutto tedesco). Mentre crescono le pulsioni xenofobe e di destra estrema in Francia, Germania, Italia, Austria, Olanda, Belgio e in altri paesi, la UE si avvia allo scontro con la Russia sotto l’ombrello della NATO a guida americana. Non si vede nessun leader europeo in grado di imporre svolte progressiste alla UE. Per l’Unione, intesa come istituzione politica e non solo come integrazione doganale, è molto probabilmente l’inizio della fine. La UE sembra irreversibilmente avviata verso l’impotenza e la disgregazione. La sinistra socialista e comunista è quasi scomparsa in Europa proprio per avere promosso e sostenuto questa UE liberista dei paradisi fiscali, della libertà dei capitali e dello strozzamento dell’intervento pubblico nell’economia. Se vuole fermare la destra, la sinistra progressista dovrebbe finalmente cominciare a opporsi all’Europa fallimentare di Maastricht e a bloccare l’escalation bellicista in Europa. Diventa sempre più urgente realizzare una Europa fondata su basi radicalmente diverse: una Confederazione di Stati democratici e sovrani che hanno una moneta comune (non unica) e cooperano liberamente per obiettivi condivisi, innanzitutto la transizione energetica e la lotta ai cambiamenti climatici.

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Published: 24 August 2024
Created: 23 August 2024
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marx xxi

La Serbia  è a rischio sfinimento ed esplosione

Assediata da minacce, ricatti e provocazioni quotidiane

A cura di Enrico Vigna

ser2.jpgDai continui arresti di serbi kosovari con inconcepibili accuse relative a fatti di 25 anni fa, alla chiusura delle istituzioni statali serbe nel nord della provincia, con violenze e attacchi quotidiani ai serbi delle enclavi. Dalle minacce di morte al presidente Vucic alla pianificazione sempre più operativa di un “Maidan” serbo. Dalle pressioni per l’imposizione di sanzioni alla Russia, addirittura a diffide contro la Chiesa Ortodossa serba, dalle continue proteste di piazza, ai ricatti e minacce alla Repubblica Serba di Bosnia e al suo presidente Dodik, con il tentativo di rompere le relazioni fraterne con Belgrado. E, in ultimo, la controversa e dirompente questione circa il litio, la Serbia si trova in una situazione perennemente sotto ricatto e a rischio esplosione.

Al di là degli aspetti contingenti è ormai delineata e praticata da anni, una strategia di affossamento e di sottomissione della dirigenza nazionale serba, non asservita a interessi stranieri o ai diktat occidentali. La domanda che molti esperti e osservatori internazionali indipendenti si pongono è, se la Serbia riuscirà a mantenere un proprio governo che risponda prima di tutto a interessi nazionali o la pressione salirà a livelli non più controllabili?

Questa è in sintesi la situazione odierna nel paese balcanico.

 

MAIDAN serbo?

Il vice primo ministro della Repubblica di Serbia, A. Vulin ha pubblicamente denunciato che l’opposizione nel paese sta preparando uno scenario “Maidan” in Serbia.

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Published: 23 August 2024
Created: 20 August 2024
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kamomodena

Dollari, algoritmi e trincee da Wall Street a Gaza

di Kamo - Silvano Cacciari

banner 25 maggio 2.pngLa tendenza alla guerra è il grande fatto del nostro tempo. Fatto centrale, direttore d’orchestra, intorno a cui tutti gli altri si ricombinano, si ristrutturano, si organizzano, seguendone il ritmo, suonandone lo spartito. Il carattere del nostro tempo viene definito da questo concerto in movimento, in un processo a cascata frattale che va dalle impercepibili strutture sistemiche alla percezione strutturale del quotidiano, nelle declinazioni assunte nei contesti e nelle realtà in cui siamo collocati.

Sono tempi di guerra. Come sempre, preparati dalla pace che li ha preceduti. Guerra imperialista, pace imperialista. La pace dell’Occidente, in questo caso. Uscito vittorioso dal conflitto mondiale ingaggiato con l’Unione Sovietica dopo la fine del secondo: competizione geopolitica, potenzialmente totale, raffreddata e delimitata dalla minaccia della Bomba e dalla presenza del Politico. Rapporto che ha ordinato il mondo, finché è sussistito. Al suo interno, Occidente trionfante nella guerra di civiltà che ne aveva sconvolto la catena di montaggio sociale: quella tra operai e Capitale. Guerriglia dalle linee alla società la sua forma operaia, il sabotaggio della produzione e della riproduzione della soggettività capitalistica la sua arma. Trasformata la prima in innovazione e la seconda in ristrutturazione, è emersa la nuova partitura del Capitale. La bandiera dei soviet ammainata, in silenzio, sulla Piazza rossa all’inizio degli anni Novanta ha seguito la destrutturazione della fabbrica e della classe nella metropoli lungo i Settanta.

La pax del vincitore l’abbiamo chiamata globalizzazione. Il suo imperium quello americano. Il progresso la sua religione, il suo destino manifesto la democrazia. Sbornia di modernità capitalistica, dei cui postumi abbiamo fatto postmodernità. La storia era finita, tutti a casa. Il caos che divampa sulla polveriera-mondo, oggi, racconta un’altra storia. La temperatura del sistema indica che sono finite semmai le storielle che ci raccontavano, e ci raccontavamo. Washington, minata al suo interno dalle stesse condizioni che ne avevano decretato – brevemente – l’affermazione universale, non può governare, e ordinare, il mondo con le stesse rendite e dividendi di ieri.

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Published: 23 August 2024
Created: 20 August 2024
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analisidifesa

Eravamo quattro amici al bar…

La “vera storia” dell’attentato ai gasdotti Nord Stream

di Gianandrea Gaiani

1 fsvdk nordstream 202209 1 2022 artikel.jpgNella saga infinta dell’attentato ai gasdotti Nord Stream sono emerse nei giorni scorsi notizie e indiscrezioni, a tratti grottesche, che dovrebbero forse chiarire alcuni aspetti ma che sono probabilmente funzionali a nasconderne altri.

L’esplosione del 26 settembre 2022 sarebbe stata pianificata da un gruppo di alti ufficiali e uomini d’affari ucraini, andando contro gli ordini del presidente Volodymyr Zelensky e della CIA. Lo ha scritto il 15 agosto il Wall Street Journal in un articolo intitolato “A Drunken Evening, a Rented Yacht: The Real Story of the Nord Stream Pipeline Sabotage” che propone una ricostruzione di quello che definisce “uno degli atti di sabotaggio più audaci della storia moderna”.

Secondo diverse fonti, a guidare la messa a punto del piano c’era l’allora comandante delle forze armate ucraine, il generale Valery Zaluzhny, rimosso quest’anno dal presidente Zelensky e ora ambasciatore a Londra. Secondo il WSJ l’operazione è costata circa 300 mila dollari e ha visto l’impiego di un piccolo yacht noleggiato in Polonia e di un equipaggio di sei membri, tra cui sommozzatori civili addestrati.

Le fonti del giornale statunitense riportano che uno di loro era una donna, la cui presenza ha contribuito a creare l’illusione che si trattasse di un gruppo di amici in crociera di piacere. Un ufficiale coinvolto nell’operazione ha detto al quotidiano americano che “tutto è nato da una notte di forti sbronze e dalla ferrea determinazione di una manciata di persone che hanno avuto il coraggio di rischiare la vita per il loro Paese”.

Zelensky avrebbe inizialmente approvato il piano, secondo un ufficiale che ha partecipato e tre persone a conoscenza dei fatti.

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Published: 22 August 2024
Created: 19 August 2024
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lantidiplomatico

La «transizione energetica», Gramsci e la rivoluzione passiva

di Cristiano Sabino*

njosdbvnDavanti alla sconfitta rappresentata dal fascismo, Gramsci, in carcere, riflette sulle ragioni che hanno determinato il collasso del movimento progressista e – in generale – la crisi profonda degli stessi apparati e dei valori legati al liberalismo moderno e il contestuale prevalere di posizioni barbariche laddove si pensava che ormai dominassero l’alta cultura, il progresso, la civiltà e i diritti civili.

Contro le interpretazioni ottimistiche che dominavano all’interno del mondo liberale che derubricavano il fascismo a un fenomeno passeggero (Benedetto Croce) e in antitesi alle letture superficiali del mondo socialista e comunista che riconducevano il fascismo a niente di nuovo e di originale rispetto alle vecchie destre borghesi e nazionaliste (Amadeo Bordiga e Giacinto Menotti Serrati), Gramsci aveva capito che la forza del fascismo risiedeva proprio nella capacità di assumere elementi di modernizzazione provenienti dai settori sociali più avanzati e allo stesso tempo di sterilizzare la partecipazione popolare.

La "rivoluzione passiva" è dunque un concetto chiave nella teoria politica di Antonio Gramsci, utilizzato per descrivere un tipo di trasformazione sociale e politica in cui i cambiamenti avvengono senza una mobilitazione attiva delle masse popolari. Gramsci lo impiega per analizzare processi storici in cui il cambiamento non avviene attraverso una rivoluzione diretta e aperta, ma piuttosto come un processo graduale e controllato dall'alto, spesso senza sconvolgimenti radicali e con un compromesso a ribasso tra le classi dominanti per tagliare fuori i subalterni.

Il contrario di «rivoluzione passiva» è la «rivoluzione integrale», cioè l’«irruzione delle masse nella storia», il protagonismo popolare, la voce dei subalterni.

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Published: 22 August 2024
Created: 22 August 2024
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sinistra

Giovanni Gentile: dalla discussione sul marxismo alla “riforma dell’idealismo” e al sostegno del fascismo

di Eros Barone

1715776453 giovanni gentileÈ certo che l’insegnamento più vivo lasciatoci da Gentile in eredità è quello che concerne la dimostrazione dell’impossibilità di rinunciare alla esigenza metafisica e insieme dell’impossibilità di insistere nel vecchio concetto di metafisica.

Ugo Spirito

Ricostruire la biografia intellettuale e politica del filosofo siciliano Giovanni Gentile (nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, nel 1875) significa fare i conti con una esperienza filosofica che ha caratterizzato profondamente la storia del nostro paese alla fine dell’Ottocento e nella prima metà del Novecento. Il pensatore che fornì al fascismo, oltre che una giustificazione storica, un sostegno dottrinale, rappresentando il fascismo come compimento ideale del Risorgimento e concependo lo Stato fascista come uno “Stato etico” espressione dell’Io assoluto e quindi di tutto il popolo, era stato infatti uno dei maggiori protagonisti di quella discussione sulla teoria marxista che fu assai vivace alla fine dell’Ottocento. Prova ne sia che il maggiore esponente del marxismo rivoluzionario, Vladimir Ilic Lenin, arrivò a dichiarare che “La filosofia di Marx”, libro di Giovanni Gentile pubblicato nel 1899, era “una delle migliori opere su Marx che fossero state scritte da una penna non marxista”. L’apprezzamento per questa opera giovanile del filosofo siciliano si trovava nell’articolo “Karl Marx” steso da Lenin nel 1914 e destinato al “Dizionario enciclopedico Granat”: «È degno di attenzione il libro dell’idealista hegeliano Giovanni Gentile, “La filosofia di Marx” (Pisa, 1899); l’autore rileva alcuni aspetti importanti della dialettica materialistica che di solito sfuggono all’attenzione dei kantiani, dei positivisti, ecc.».

D’altro canto, pur avendo avuto il merito di porre il concetto di “prassi” al centro di un’acuta interpretazione del pensiero marxiano, a tale concetto (così come a quello positivistico di “processo evolutivo”) Gentile obiettò che attribuire capacità dinamiche e creative alla materia e alla sensibilità è contraddittorio, poiché solo il pensiero è capace di attività e di mediazione.

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  1. Enrico Tomaselli: Gli Stati Uniti tra debolezza e ambiguità
  2. Marco Codebò: Andare a scuola dalle masse
  3. Richard D. Wolff: Capitalismo, rabbia di massa ed elezioni del 2024
  4. Michael Hudson: Socialismo o barbarie. Il Sud globale e il futuro dell'Europa
  5. Geraldina Colotti: Elon Musk e un nuovo “Ruanda” per il Venezuela
  6. Alessandro Somma: Analfabeta a chi? 
  7. Vittorio Stano: …Verso una testa ben fatta
  8. Giuseppe Masala: Dove porta la "Grand Strategy" di Washington per evitare la bancarotta
  9. John J. Mearsheimer: Chi ha causato la guerra in Ucraina?
  10. Geraldina Colotti: Il volto del fascismo, tra il Venezuela e l'Europa
  11. Philip Giraldi: C’è del marcio a Washington
  12. Paolo Di Marco: AI, Lavoro e Capitale
  13. Carlo Formenti: Per costruire il socialismo del secolo XXI non serve rileggere il passato con le vecchie categorie
  14. Enrico Tomaselli: Una nuova dottrina di guerra eurasiatica?
  15. Alfonso Strazzullo: Il metodo di Marx contro Zizek
  16. Vincenzo Comito: La Meloni, la Cina, l’auto
  17. Ascanio Bernardeschi: La scienza del valore
  18. Lorenzo Poli: Venezuela, il manuale di un golpe
  19. Eddie e Ste: Israele come mondo
  20. Sandro Moiso: Avanti barbari!
  21. Francesco Cappello: Euromissili statunitensi in Germania per difenderci?
  22. Howard Moss: Extinction, evoluzione e bugie verdi
  23. Luca Musella: Penultimi Uomini: le super alienazioni delle nuove povertà
  24. Davide Sali: La società dell’ansia di Vincenzo Costa
  25. Leo Essen: Compagni Cittadini: dal Diritto al lavoro al Reddito di cittadinanza. La svolta Liberal

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