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Published: 31 October 2017
Created: 31 October 2017
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altronovec

Lavoro autonomo e capitalismo delle piattaforme

di Sergio Bologna

Introduzione al convegno tenutosi il 26-27 maggio all’Università Ca’ Foscari, Venezia

reti seminario 990x640L’occasione che ha ispirato questo convegno è il ventesimo anniversario della pubblicazione del libro “ll lavoro autonomo di seconda generazione. Scenari del postfordismo in Italia.” Era un volume collettaneo curato da Andrea Fumagalli e da me, pubblicato da Feltrinelli nel 1997.

Non fu un successo editoriale – non ho mai saputo a dire il vero quante copie furono vendute – ma ebbe il merito quel libro di aprire un dibattito pubblico, per la prima volta in Italia, sulla figura del lavoratore indipendente (self employed) ed in particolare sui professionisti non regolamentati, cioè non appartenenti agli Ordini tradizionali come i medici, gli avvocati, gli architetti, gli ingegneri, ecc.. Le tesi di fondo di quel libro erano quattro:

1 l’universo del lavoro indipendente sta subendo in Italia una profonda trasformazione con il declino delle figure tradizionali del coltivatore diretto e del commerciante e l’ascesa dei cosiddetti “lavoratori della conoscenza” delle nuove professioni o dei servizi creati dai nuovi stili di vita.

2 il lavoratore autonomo non è un’impresa, è una persona che si guadagna da vivere con un’attività per la quale ci vuole spirito imprenditoriale, ma l’impresa, concettualmente, è un’altra cosa, è una forma di organizzazione con diversi ruoli al suo interno, assolti da diverse persone, è una forma di cooperazione sociale.

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Published: 30 October 2017
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socialismo2017

Questioni teoriche II

Stato, nazione, sovranità

di Mimmo Porcaro

Qui la prima parte

leviatano1.

Abbiamo finora visto che lo stato, non solo nei momenti di crisi ma anche in quelli di relativa quiete, è essenziale all’esistenza del capitalismo e che quindi il concetto di stato fa parte del concetto stesso di capitale. Abbiamo inoltre visto che la guerra non è per nulla l’effetto della sovrapposizione della logica bellicista degli stati a quella “pacifica” del commercio, ma è la prosecuzione con mezzi statuali di una logica feroce di dominio che nasce dall’economia capitalista. Dobbiamo ora chiederci quale sia l’interno funzionamento dello stato capitalistico: che cosa è, insomma, lo stato? Se si pensa lo stato come un insieme di istituzioni pubbliche che, governato da uno o più enti formalmente preposti al compito di direzione, ha piena sovranità su un territorio e su tutte le classi che lo abitano ed esercita tale sovranità attraverso leggi rese efficaci, in ultima istanza, dalla forza militare, se lo si pensa cioè come una realizzazione della modellistica politologica, hanno buon gioco coloro che dichiarano morto o inefficace lo stato perché la globalizzazione ha dissolto la sovranità, il caos ha moltiplicato i centri di potere invisibili o informali, i capitali sfuggono ad ogni controllo e la complessità ha reso inefficace la legge universalistica rispetto ai patti della governance e alla microfisica del potere.

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Published: 30 October 2017
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ilpedante

La dittatura in un click

di Il Pedante

3318369 1637 tabConfesso di essermi documentato poco sui referendum autonomisti del Lombardo-Veneto. Perché, lo confesso, non mi interessavano. Confesso anzi che fino a ieri li reputavo irrilevanti, nel bene e nel male, salvo chiedermi come avrebbe reagito l'elettorato cispadano e quanto l'iniziativa avrebbe danneggiato - e quanto giustificatamente - la credibilità delle aspirazioni nazionali dei suoi promotori. Fino a ieri, appunto. Poi ho ascoltato il commento di Roberto Maroni alla giornata elettorale e mi si è accesa una lampadina, anzi una sirena antiaerea:

... è un sistema perfetto. Quindi è il futuro. Abbiamo sperimentato il futuro per l'Italia, per il sistema di voto che potrà essere utilizzato in qualunque elezione e io chiederò, ho già annunciato e preannunciato al ministro Minniti, che già le prossime elezioni in regione Lombardia possano utilizzare questa procedura. Abbiamo garantito oggi che funziona in tanti seggi diversi e in tante modalità operative diverse e abbiamo dimostrato che è sicuro.

E ancora:

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Published: 30 October 2017
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pensieriprov

Ogni cosa che sai circa il neoliberalismo è sbagliata

di Bill Mitchell e Thomas Fazi

neoliberalismo1 1Diciamolo: la sovranità nazionale è diventata irrilevante nell’economia internazionale sempre più complessa e interdipendente. L’approfondirsi della globalizzazione economica ha reso i singoli Stati sempre più impotenti nei confronti delle forze del mercato. L’internazionalizzazione della finanza e la crescente importanza delle grandi aziende multinazionali hanno eroso la capacità dei singoli Stati di perseguire autonomamente le politiche sociali ed economiche, in particolare quelle progressiste, e di offrire prosperità ai propri popoli. Pertanto, la nostra unica speranza di conseguire qualsiasi cambiamento significativo è che i paesi “riuniscano” la loro sovranità e la trasferiscano in istituzioni sovranazionali (come l’Unione Europea) che siano sufficientemente grandi e potenti da far sentire la loro voce, riguadagnando così a livello sovranazionale quella sovranità che è stata persa a livello nazionale. In altre parole, per preservare la loro “reale” sovranità, gli stati devono limitare la loro sovranità formale.

Se questi argomenti suonano familiari (e persuasivi), è perché li abbiamo ascoltati per decenni. I progressisti spesso sottolineano come il neoliberismo abbia comportato (e comporti) un “ritiro”, un “approfondire” o uno “spogliarsi” da parte dello stato, cosa che a sua volta ha alimentato la nozione che oggi lo stato è “sopraffatto” dal mercato. Questo è comprensibile, considerando che la filosofia politica ed economica di ideologi d’avanguardia come Margaret Thatcher e Ronald Reagan hanno sottolineato il ridotto intervento dello Stato, i mercati liberi e l’imprenditorialismo.

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Published: 29 October 2017
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sergiobellucci

La crisi e la Transizione

di Sergio Bellucci

Bellucci CiniI. Il giudizio sulla crisi

Il giudizio sulla natura dell’attuale “crisi” del capitalismo contemporaneo, è il tema di partenza per la definizione di una strategia politica in grado di affrontare il passaggio storico che stiamo vivendo

Sulla differenza di giudizio della fase, infatti, derivano le conseguenti scelte politiche che caratterizzeranno le opzioni politiche in questo secolo. Il punto di partenza, quindi, non può che essere l’analisi di questa crisi e il giudizio che se ne dà.

A mio avviso, per comprende la vera natura della crisi è necessario analizzare le trasformazioni che il capitalismo ha generato nella forma di produzione, nei cicli economici, nel forma del lavoro – e al sua stessa idea -, nei prodotti. In altre parole, se non si affronta il tema qualitativo della cosiddetta “Digital Disruption” – e si rimane all’interno dello schema quantitativo dei vari schemi basati sul modello keneysiano, del puro intervento sulla moneta o sulla domanda – si rimane puramente all’interno delle possibilità di intervento offerte dalle logiche redistributive. Si rinuncia, cioè, all’autonomia politica derivante da una autonoma visione del mondo, si rimane imprigionati nella logica di “aggiustamento interno al sistema”.

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Published: 29 October 2017
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breaktheir

Agli estremi confini del centenario della Rivoluzione d'Ottobre

L'eredità del 1917 che possiamo rivendicare

di Loren Goldner*

ILBIENNIOROSSO1919 20biennio rossoGeneralmente l’anno 1917 è associato strettamente alla Rivoluzione Russa, ma a me sembra più giusto collocarlo nel vasto sommovimento mondiale delle lotte della classe operaia che, tra il 1917 e il 1921 (e in Cina fino al 1927), pose termine alla prima guerra mondiale inter-imperialista (1914-1918).

Quell’ampia lotta incluse la rivoluzione tedesca (1918-1921), le occupazioni delle fabbriche nel Nord Italia (1919-1920), l’ondata nazionale di scioperi del 1919 in Gran Bretagna, la rivoluzione in Ungheria (1919) e gli scioperi di massa in Francia nel 1919-1920, in Spagna tra il 1919 e il 1923, e negli Stati Uniti (1919).

Quelle lotte continuarono e amplificarono il fermento radicale d’anteguerra associato agli IWW negli Stati Uniti, all’ondata di scioperi sindacali in Inghilterra, in Irlanda e in Scozia tra il 1908 e il 1914, alla «Settimana Rossa» in Italia nel 1914 e soprattutto alla Rivoluzione russa del 1905-1907, che pose i consigli operai e soprattutto i soviet all’ordine del giorno, scoperta pratica della classe operaia in lotta, non prodotta da alcun teorico.

All’epoca un testimone sgradevole, il re d’Inghilterra Giorgio VI si espresse in questa maniera «Ringraziamo Dio per la guerra! Essa ci ha salvato dalla rivoluzione».

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Published: 29 October 2017
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sollevazione2

Sette considerazioni sulla crisi catalana

di Pablo Iglesias

PrincessSofiaKingFelipeVICoronationKing6jp DeW4BzIlIn esclusiva presentiamo ai lettori un documento in sette tesi di Pablo Iglesias, segretario generale di Podemos. Un documento molto importante perché segnala il carattere plurinazionale dello stato spagnolo e denuncia il vero disegno del regime monarchico: sconfiggere il nazionalismo catalano per edificare uno Stato centralista e autoritario sul modello del franchismo. Presenta infine la posizione di Podemos sulla vicenda catalana: indire un referendum concordato in cui i cittadini catalani possano decidere il loro futuro, non quindi avendo sulla scheda solo le due opzioni (unionista e indipendentista), ma pure quella di rifondare la Spagna come Stato democratico, plurinazionale federale. Posizione che noi condividiamo pienamente.

* * * *

Lettera aperta agli iscritti/e di Podemos

Da 135 al 155 o la controrivoluzione dall’alto del blocco monarchico

La Spagna vive una crisi di regime contraddistinta da almeno tre aspetti: sociale ( la continua pauperizzazione delle classi popolari, così come il peggioramento del livello di vita e delle aspettative dei settori della classe media); istituzionale (la corruzione e il patrimonialismo del Partido Popular non è l’eccezione ma bensì la regola); e l’aspetto territoriale; quest’ultimo lo tratterò in queste considerazioni.

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Published: 28 October 2017
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megachip

Dopo mondializzazione e globalizzazione, le sfide dell’Europa e degli Stati

di Matteo Vegetti*

index187Un recente articolo pubblicato da Pierluigi Fagan su Megachip (Lo spazio del politico nel mondo multipolare. Nuovi Stati, secessioni, sovranità [anche qui]) solleva un insieme di questioni rilevanti, addirittura centrali per comprendere il nostro tempo, e pertanto non sorprende che abbia suscitato le altrettanto interessanti riflessioni di Fabio Marcelli [anche qui], Paolo Bartolini e Lelio Demichelis [anche qui].

Quelle che Fagan identifica come le quattro forze produttive di una trasformazione geopolitica planetaria si potrebbero a mio avviso anche intendere come altrettante sfide, nel senso che Collingwood ha attribuito all'espressione nella sua Question Answer-Logic. Una sfida (Challenge) di questo genere sorge infatti nel momento stesso in cui l'azione congiunta di forze sociali di varia natura determina un mutamento storico di tale portata da esigere una risposta politica innovativa in grado di contenerne gli effetti.

La prima minaccia che grava sull'assetto geopolitico attuale è di natura demografica. Su questo Fagan ha certamente ragione. Il vertiginoso aumento della pressione demografica nei cosiddetti paesi in via di sviluppo (mi riferisco in particolare a quelli africani, dove per altro lo sviluppo economico è progressivamente fiaccato dalle guerre civili e forse anche dal mutamento climatico), condurrà certamente ai problemi che l'autore ha posto in luce (e ad altri ancora, come l'inurbamento di enormi masse di diseredati che andranno ad accrescere gli attuali slum o che, per altro verso, proprio perché sradicate e ingovernabili, accentueranno le dinamiche migratorie interne ed esterne al continente).

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Published: 28 October 2017
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figure

Storia della creatività

Immagini unite1. In pochi capivano, quaranta anni fa, che nel giro di un decennio la centralità della fabbrica nella società sarebbe scomparsa; in ancor meno credevano che l’universo simbolico dell’Italia operaia si sarebbe sgretolato nel giro di una manciata d’anni. Eppure, gli schemi con i quali oggi consideriamo economia e mondo del lavoro sono frutto dei mutamenti intervenuti, in Italia, a partire dalla metà degli anni Settanta: aumento esponenziale degli addetti del terziario a discapito dell’industria, esplosione del mercato della merce immateriale, post-fordismo e delocalizzazioni della produzione. Alla trasformazione economica segue il ridisegnarsi del rapporto fra l’individuo e la sfera sociale e politica; sul piano culturale, miti e modelli di interpretazione si avvicendano, in una successione sempre più rapida. L’impressione è che, davvero, tutto sia cambiato.

 

2. I cambiamenti che hanno interessato l’universo economico e produttivo negli ultimi quarant’anni non potevano che avere delle ricadute complesse sul mondo del lavoro. La certezza per cui «il mondo del lavoro è completamente cambiato», o semplicemente «il mondo è cambiato», esprime una verità legata ai fenomeni articolati e globali cui abbiamo accennato sopra. La robotizzazione della produzione e – parzialmente – della logistica, unita allo spostamento dell’asse economico sul terziario e delocalizzazioni, determina una richiesta di forza lavoro diversamente specializzata. La differenza con la fase economica precedente riguarda, almeno per alcuni campi, la flessibilità della specializzazione: non è data una volta per sempre, deve piuttosto adattarsi alle esigenze del lavoro e saper attraversare i confini del proprio specialismo, rimanere aggiornata, programmare autonomamente il proprio «restare al passo».

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Published: 27 October 2017
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contropiano2

La “grande paura” della borghesia e la Rivoluzione d’Ottobre

di Sergio Cararo

LissinskiDal novembre del 1917, la realizzazione della Rivoluzione d’Ottobre in Russia trasferì la prospettiva del comunismo dalla teoria alla realtà. Nelle file della borghesia europea e internazionale, si diffuse quella che è stata definita “La Grande paura”. La stessa che era dilagata tra le monarchie europee dopo la Rivoluzione Francese, quando cadde la testa del re e i castelli dei nobili vennero assaltati e saccheggiati. La determinazione con cui i bolscevichi portarono a fondo la rottura rivoluzionaria, seminò una ondata di isteria, paura e ferocia controrivoluzionaria durata più di settanta anni.

La feroce reazione delle potenze imperialiste contro la Rivoluzione d’Ottobre e poi contro l’URSS, si può schematizzare in tre fasi storiche che hanno visto la messa in campo di strumenti diversi con il comune obiettivo di distruggere la prima sperimentazione del socialismo possibile nella storia. Questo obiettivo è stato raggiunto solo nel 1991 con la dissoluzione dell’URSS stessa.

 

La prima fase della “Grande Paura”

La rottura rivoluzionaria dell’ottobre avviene nel pieno della maggiore crisi e guerra interimperialista che il mondo avesse mai visto.

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Published: 27 October 2017
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la citta futura

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

82cdc4575b4cb55c0f3c0b126c5d7873 XLIl governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.

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Published: 27 October 2017
Created: 27 October 2017
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marx xxi

Il Partito Comunista Cinese allo specchio

di Diego Angelo Bertozzi e Francesco Maringiò

pcc 19mocongressoCongresso e "Socialismo con caratteristiche cinesi" per una nuova era

Per settimane l’avvicinamento al 19° congresso del Partito comunista cinese è parso, soprattutto in occidente, un inseguirsi frenetico di puntate di un serial televisivo, tutto incentrato su dinamiche esclusivamente personali, in special modo sulla figura del segretario Xi Jinping il cui unico obiettivo – questo il senso della trama – era quello di perpetuare il proprio potere a scapito degli avversari di turno, promuovendo amici e sodali. A poche ore dalla sua conclusione (dove tutto sembrava scontato, a leggere i media mainstream) la realtà si è incaricata ancora una volta di fornirci un quadro diverso e più complesso. A partire dal protagonista assoluto, che non è stato l’intrigo di palazzo ma il Partito Comunista Cinese con i suoi poco meno che 90 milioni di iscritti.

Per lungo tempo (sicuramente dal dopo 1989) si è teso a separare il “miracolo economico” cinese dalla leadership politica che quel miracolo stava realizzando. Basta scorrere i giornali per rendersene conto: il PCC si era praticamente eclissato in qualsiasi cronaca e sembrava quasi che i successi fossero frutto di una tecnocrazia al potere che, mantenendo nome e simboli antichi, avesse oramai abbracciato il capitalismo più sfrenato.

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Published: 26 October 2017
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marx xxi

La miseria del sistema bancario italiano

di Andrea Fumagalli

Ringraziamo la segreteria nazionale della CUB-SALLCA per l'invio del materiale relativo al Convegno su Europa e banche tenutosi a Torino il 6 ottobre scorso, e volentieri pubblichiamo il contributo di analisi del sistema bancario italiano presentato dal prof. Andrea Fumagalli

684x384 359519Pubblichiamo una mini inchiesta sullo stato del sistema bancario italiano.

Nella prima parte di questo scritto ci limitiamo a descrivere il contesto macro e europeo in cui sono maturate le recenti dinamiche speculative che hanno investito alcune banche italiane. Non è un caso che ciò avvenga a inizio anno, dopo che il 1 gennaio 2016 è entrato in vigore il nuovo regolamento bancario denominato Basilea 3, ultimo step per la costituzione dell’ Unione Bancaria Europea, più fittizia che reale (come vedremo).

Nella seconda parte, grazie all’analisi ora svolta, ci focalizzeremo più in particolare sul microcosmo italiano delle banche locali: un intreccio politico affaristico all’interno dei quali agiscono processi di espropriazione e di distribuzione che, pur differenti, non hanno nulla da invidiare a quelli più noti delle politiche di austerity a livello macro.

* * * *

Le banche italiane sono vittime della speculazione?

Spesso le vicende economiche tendono a ripetersi. Ma, come la storia, mai nello stesso modo.

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Published: 26 October 2017
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thomasproject

Meditazioni della istruzione offesa

Il problema politico della condizione scolastica nel neoliberismo

di Andrea Cengia

imm2Di neoliberismo e di controrivoluzione liberale, di Thatcher e di Reagan, si è tornati a parlare recentemente. Due lavori su tutti vanno citati: quelli di Dardot-Laval,[1] e di De Carolis.[2] Questi testi permettono di descrivere, tra l’altro, la forza e l’impatto, governamentale di quel modello risultato vincente in particolare nel post 1989. Supportato dalla rivoluzione informatica e, in generale tecnologica, ci ha consegnato un mondo svuotato, dominato dalle passioni tristi,[3] in cui effettivamente sembra aver trionfato, per il momento, il modello di una società atomica, obbediente, formattata secondo le richieste di un mondo produttivo, che vuole cittadini (ancora?) acritici, perfetti portatori d’acqua al mulino dei meccanismi di produzione di plusvalore, secondo le forme di razionalità strumentale che ben descriveva la prima generazione della Scuola di Francoforte.

L’impatto politico generale di questo processo ha assunto, nell’arco di tempo che ci porta dal 1989 ad oggi, svariate forme: privatizzazioni, trasformazioni e strappi più o meno riusciti ad esempio in Italia, alla Carta costituzionale e al patto sociale che l’avrebbe dovuta sostenere. Le politiche economiche e le politiche hanno assunto prevalentemente una indicazione di ossequio alle richieste pressanti del cosiddetto “mercato”, trasformando alla radice gli stili di vita e di convivenza di larghe porzioni della popolazione occidentale.

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Published: 26 October 2017
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comedonchisciotte

Oro, petrolio, dollari, Russia e Cina

di William Engdahl

dollar printing 864x400 cIl sistema monetario internazionale di Bretton Woods del 1944, per come si è evoluto nel presente, è diventato, detto onestamente, il più grande ostacolo alla pace e alla prosperità nel mondo. La Cina è sempre più sostenuta dalla Russia, e le due più grandi nazioni eurasiatiche stanno prendendo passi decisivi per creare un’alternativa molto valida alla tirannia del dollaro americano nel commercio mondiale e nella finanza. Wall Street e Washington non ne sono contenti, ma sono impotenti nel fermare questo cambiamento.

Poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, il governo degli Stati Uniti, influenzato dalle maggiori banche internazionali di Wall Street, ha istituito ciò che molti credettero erroneamente essere un nuovo standard dell’oro. In verità, fu uno standard del dollaro in cui ogni altra valuta dei paesi del Fondo Monetario Internazionale ebbe il valore agganciato al dollaro. A sua volta, il dollaro americano fu legato poi all’oro con un controvalore pari a un trentacinquesimo di un’oncia d’oro. All’epoca Washington e Wall Street potevano imporre un tale sistema poiché la Federal Reserve deteneva circa il 75% di tutto l’oro monetario mondiale in conseguenza della guerra e degli sviluppi correlati. Bretton Woods incoronò il dollaro, che da allora è diventato la valuta di riserva del commercio mondiale detenuta dalle banche centrali.

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Published: 25 October 2017
Created: 25 October 2017
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tempofertile

Amazon e il suo monopolio

di Alessandro Visalli

estranei1Nel Trono di Spade un uomo che non è più tale conduce in modo irresistibile uno strano esercito: ogni nemico sconfitto ne diventa automaticamente parte, e tra i membri ed il nemico c’è una barriera insuperabile, … sono morti.

Gli ‘estranei’ della fortunata serie televisiva aspirano ogni energia che si trova nel più ampio, complesso e vario mondo dei vivi. In modo in qualche modo simile i nuovi modelli di distribuzione, dalla potenza irresistibile, fanno il vuoto del settore intermedio più rilevante per l’assetto ordinario delle nostre città e della stessa stratificazione sociale: il commercio.

Prima venne la grande distribuzione, e il modello più puro ed aggressivo di questa, Walmart, ma ora sulla sua strada si fa avanti un campione di purezza dall’abbacinante nitore: Amazon. Quando Walmart apre un nuovo punto di vendita nel territorio le reti di commercio di prossimità, anche le più forti ed organizzate, cedono, non riuscendo a stabilire con i fornitori la stessa relazione di potere schiacciante. La grande catena nata pochi anni fa da un solo punto vendita nello stato di Bill Clinton e divenuta una delle multinazionali più grandi al mondo, di cui abbiamo molte volte parlato (ad esempio qui), basa il suo potere nell’unione perfetta di un monopsonio (di fatto diventa, per la sua grandezza l’unico possibile acquirente per i suoi fornitori) e di un monopolio (con i suoi prezzi diventa l’unico a vendere su un territorio),

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Published: 25 October 2017
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la citta futura

Troppi giovani poveri inutilmente acculturati? No problem, la soluzione è la “decrescita culturale”

di Valeria Finocchiaro

Recensione al recente libro di Raffaele Alberto Ventura, “Teoria della classe disagiata”, uscito per Minimum fax

0d803f57861a70492406334205b994be XLChoosy, bamboccioni, sfigati: è così che negli ultimi anni diversi politici hanno variamente definito la generazione degli attuali trentenni; l’idea è che i giovani tardino deliberatamente a inserirsi nel mondo del lavoro, vivano a casa con i genitori fin quasi alle soglie della pensione e costituiscano un peso per la società. Dopo anni di politiche all’insegna della precarizzazione del lavoro e di tagli del welfare, si scopre che quasi tutto ciò che negli anni della Guerra Fredda veniva considerato un diritto è oggi diventato un lusso socialdemocratico di cui sbarazzarsi, un feticcio religioso che il moderno illuminismo progressista contribuisce a distruggere per far posto alla nuova mistica neoliberale. Il primo idolo da abbattere, naturalmente, è lo stato sociale: come scriveva nel 2010, in piena crisi greca, Alberto Orioli sul Sole 24 Ore, “il welfare state del Vecchio continente si scopre vecchio come la sua patria. E insostenibile”.

Anche la “cultura” è insostenibile, ci dice Raffaele Alberto Ventura nel suo Teoria della classe disagiata, almeno per come l’abbiamo pensata all’epoca del boom. Per dimostrare questa tesi l’autore elabora la categoria di classe disagiata, una versione più colta e meno volgare degli epiteti di cui sopra.

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Published: 25 October 2017
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sinistra

Martin Lutero, grande riformatore e profeta della borghesia

di Eros Barone

maxresdefaultIl quinto centenario della Riforma protestante induce a richiamare l’attenzione sull’importanza e sulla forza della personalità di quell’ex monaco agostiniano che risponde al nome di Martin Lutero. Importanza e forza che spiegano come la figura di Lutero abbia suscitato echi profondi anche nelle file della socialdemocrazia tedesca e del movimento comunista internazionale. Correva l’anno 1890 quando Antonio Labriola, il primo e forse il maggior teorico marxista del nostro Paese, avviò una corrispondenza di eccezionale interesse con Friedrich Engels, cofondatore, insieme con Karl Marx, del socialismo scientifico e figura prestigiosa della Seconda Internazionale, e con Filippo Turati, fondatore e direttore della rivista “Critica Sociale”, nonché esponente di primo piano del movimento socialista italiano che di lì a poco, nel 1892, si sarebbe costituito in partito. Un documento importante dell’impegno pratico profuso da Labriola nella formazione del partito socialista è costituito, a questo proposito, dal messaggio di saluto al congresso della socialdemocrazia tedesca, tenuto a Halle nell’ottobre del 1890, che Labriola redasse d’accordo con Turati. In esso troviamo l’auspicio di un rapido progresso del movimento operaio internazionale, insieme con affermazioni classicamente marxiste, e una conclusione molto significativa, che vale la pena di riportare: «Voi congregati ad Halle potrete esclamare come Lutero innanzi alla Dieta dell’Impero: «Noi siamo qui e noi non possiamo altrimenti» [frase che in tedesco suona: “Hier stehe ich, und kann nicht anders”].

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Published: 24 October 2017
Created: 24 October 2017
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controlacrisi

L’Europa al bivio, rottura o cambiamento?*

di Domenico Moro

Renzi Europa bivioRompere l’Europa o cambiarla? Si tratta di una domanda naturale a fronte di una crisi economica che si è manifestata nella Uem in forme più gravi che in altre aree avanzate del mondo, come il Giappone e gli Usa, e di fronte alle enormi difficoltà a individuare politiche comuni in ambiti diversi e strategici. Quanto la situazione sia ormai giunta a un bivio è dimostrato dalle forze centrifughe che sono in atto, a seguito dell’aumento delle divergenze economiche, all’interno della Ue e della Uem (Unione economica e monetaria). Nell’ultimo anno e mezzo si sono verificati due fenomeni significativi della crisi della Ue: la Brexit e il referendum per l’indipendenza della Catalogna. Entrambi i fatti affondano le loro radici nella storia e nelle specificità della Gran Bretagna e della Spagna, ma certo la crisi della Ue e della Uem non è estranea al precipitare degli avvenimenti.

Provare a dare una risposta sull’atteggiamento da assumere nei confronti della Ue e della Uem non è facile e va fatto non solo in termini economici, ma anche politici, sociologici e soprattutto inquadrando il tutto all’interno del contesto storico. Per cominciare dovremmo chiederci: che cosa è l’Europa? E qual è la sua funzione? L’Europa e il suo nucleo più compatto, la Uem, sono essenzialmente organizzazioni inter-statali o, più precisamente, inter-governative e mercatistiche.

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Published: 24 October 2017
Created: 24 October 2017
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vocidallestero

Neoliberalismo, l’idea che ha inghiottito il mondo

di Stephen Metcalf

Sul The Guardian, un approfondimento che risale alle origini del neoliberalismo per rintracciarne le caratteristiche peculiari e sottolineare l’ambizione di trasformare completamente la visione del mondo contenuta in quella “Grande Idea” di Von Hayek, che alla fine è riuscita a permeare completamente la società di oggi. Il neoliberalismo è divenuto l’idea dominante della nostra era, che venera la logica del mercato, deprivandoci delle capacità e dei valori che ci rendono più propriamente umani

Britain Thatcher and Reagan.jpg La scorsa estate, ricercatori del Fondo Monetario Internazionale hanno messo fine a una lunga e aspra disputa sul “neoliberalismo”: hanno ammesso che esiste. Tre importanti economisti dell’FMI, un’organizzazione non certo nota per la sua imprudenza, hanno pubblicato un documento che si interroga sui benefici del neoliberalismo. Così facendo, hanno contribuito a ribaltare l’idea che la parola non sia altro che un artificio politico, o un termine senza alcun reale potere analitico. Il paper ha chiaramente individuato un’ “agenda neoliberalista” che ha spinto la deregolamentazione delle economie in tutto il mondo, forzato l’apertura dei mercati nazionali al libero commercio e alla libera circolazione dei capitali e richiesto la riduzione del settore pubblico tramite l’austerità o le privatizzazioni. Gli autori hanno dimostrato con dati statistici la diffusione delle politiche neoliberali a partire dal 1980 e la loro correlazione con la crescita anemica, i cicli di espansione e frenata e le disuguaglianze.

Neoliberalismo è un termine vecchio, risalente agli anni Trenta, ma è stato rivitalizzato come un modo per descrivere la nostra politica attuale o, più precisamente, l’ordine delle idee consentite dalla nostra politica. All’indomani della crisi finanziaria del 2008, è stato un modo per attribuire la responsabilità della débacle, non a un partito politico di per sé, ma ad un establishment che aveva ceduto la sua autorità al mercato.

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Published: 24 October 2017
Created: 24 October 2017
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illatocattivo

La contraddizione fra proletariato e capitale è ineluttabile

di R. - Théorie Communiste

263N09497 62T9ZChe si scelga l'uno o l'altro dei due corni del dilemma, l'alternativa tra ineluttabilità e non- ineluttabilità (possibilità) del comunismo è priva di senso. L'alternativa ed entrambi i suoi termini, presi separatamente, si basano su una sola ed unica confusione tra il processo di caducità del modo di produzione capitalistico e il suo superamento. Una volta acquisita questa confusione, l'alternativa si impone: per gli uni la confusione è totale e rivendicata: il comunismo è ineluttabile; per gli altri la confusione è altrettanto totale, ma il superamento potrebbe avere luogo soltanto essendo qualcosa di più che un'oggettività, poiché – lo sanno tutti – la rivoluzione è attività, e dunque soggettività: il comunismo diventa allora un possibile. Possibilità e ineluttabilità del comunismo non esistono che come termini di un'alternativa; il problema è il fondamento di questa alternativa.

La tesi della possibilità funziona, come quella dell'ineluttabilità, sulla base di una contraddizione dello sviluppo del modo di produzione capitalistico, che fornisce all'azione un dato oggettivo (insufficiente per la prima, sufficiente per la seconda). I “possibilisti” dicono: il proletariato può utilizzare questo dato. Gli “ineluttabilisti” dicono: il proletariato è costretto ad utilizzare questo dato.

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Published: 23 October 2017
Created: 23 October 2017
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maggiofil

Le cronache del nostro scontento III

2014: Il “fenomeno Renzi” mentre arriva la deflazione (ma tra i due fatti non c’è relazione)

di Giorgio Gattei

Qui e qui le cronache precedenti

62563 ppl1. Come narrato nella Cronaca precedente, alla fine del 2013 il governo Letta compie il “miracolo” di conquistare una crescita zero e c’è chi ne gioisce perché l’ISTAT, nel confermare i dati a marzo 2014, potrebbe anche metterci «un segno più di fronte al numero del PIL. Il dato positivo non si riferirà a un anno intero, ma solo a un trimestre. E il numero non sarà elevato, ma non dopo una contrazione dell’economia simile a quella prodotta dalla prima guerra mondiale» (“La Repubblica”, d’ora in poi: R., 3.2.2014). Il fatto sarebbe significativo dopo la disastrosa stagione del governo Monti. Però c’è chi si muove per rimuovere Letta, anche perché un altro in pole position è pronto a prendergli il posto.

Si tratta di Matteo Renzi, che scalpita fin da quando nel settembre 2012 aveva sfidato nelle primarie del PD il padrone della “ditta” Pier Luigi Bersani. Allora aveva perso, ma nel 2013 ci riprova e questa volta stravince a mani basse (il “popolo piddino” è abituato a fare sorprese). Lo statuto del PD dice che il suo segretario deve essere il candidato premier alle successive elezioni politiche, ma quelle elezioni non sono alle viste eppure Renzi ha fretta di andare al governo. Così muove all’attacco di Letta e sabato 22 febbraio 2014 ce la fa a salire al Quirinale a giurare da nuovo Presidente del Consiglio nelle mani dell’intramontabile “re Giorgio”. Ma come ha fatto? Per Marco Damilano (La repubblica del selfie. Dalla meglio gioventù a Matteo Renzi, Milano, 2015) «l’outsider arriva al potere non con un voto popolare, ma con una manovra di palazzo: un tradimento, il brutale assassinio politico del capo del governo Enrico Letta, appena rassicurato.

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Published: 23 October 2017
Created: 23 October 2017
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il rasoio di occam

Blade Runner 2049: l'autenticità del sé nell’era della sua riproducibilità tecnica

di Riccardo Manzotti

Blade Runner 2049 ha suscitato molte discussioni. Nella confusione delle prospettive che in parte lo caratterizza esso ci permette tuttavia di insistere su una intuizione di tipo benjaminiano: nell’era della riproducibilità tecnica dell’umano, l’aura degli esseri umani è destinata a scomparire

locandinaNel suo celebre saggio del 1935, Walter Benjamin si interroga sul problema dell’autenticità dell’opera d’arte nell’era della riproducibilità tecnica: che cosa differenzia una copia, per quanto perfetta, da un originale? In quegli anni la riproducibilità tecnica riguardava soprattutto gli oggetti costruiti dall’uomo, oggi riguarda l’uomo stesso. Nel nuovo film di Denis Villeneuve, Blade Runner 2049, ovvero il sequel del quasi omonimo film di Ridley Scott (1982), siamo di fronte allo stesso problema applicato alle persone invece che alle opere d’arte. Nell’era della riproducibilità tecnica di noi stessi, che cosa garantisce l’autenticità di un essere umano? Che cosa distingue una copia da un originale? In che cosa consiste la nostra identità? Che cosa è un essere umano?

La domanda non è oziosa. Come tante altre intuizioni del primo film e del racconto da cui aveva preso spunto – il fin troppo citato Do Androids Dream of Electric Sheep di Philip Dick 1968 – sta diventando urgente. La ucronia distopica si sta progressivamente materializzando – la crisi economica, il disastro ecologico, la sovrappopolazione, la creazione di versioni artificiali di noi stessi. È proprio su quest’ultima possibilità che si sviluppa la trama: nel momento in cui possiamo creare agenti dotati di capacità cognitive non lontane dalle nostre, esiste ancora una linea di confine tra noi e gli altri? Si tratta di una domanda per nulla teorica ma attuale e politica.

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Published: 23 October 2017
Created: 23 October 2017
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paginauno

Trasporto pubblico locale: il problema è politico

di Collettivo Clash City Workers

clash2Risale a vent'anni fa la riforma del trasporto pubblico locale (Tpl) in Italia, con il decreto legislativo n. 422/ 1997 teso alla diffusione di meccanismi di "concorrenza per il mercato". Sono passati invece dieci anni dal regolamento europeo (n. 1370/2007) che prevede la messa a gara del Tpl, con un periodo di transizione che finisce nel 2019 a meno che le amministrazioni locali non scelgano l'opzione della gestione in house.

Da anni si moltiplicano le spinte verso la privatizzazione ed esternaliz-zazione dei trasporti locali, anche in anticipo rispetto alla messa a gara. Questo anche grazie all'attivismo di aziende come la controllata di FS, Busltalia, che, tramite acquisizioni, si è accaparrata vari pezzi del Tpl, dall'Umbria alla provincia di Padova, e che punta a presentarsi come l'operatore più qualificato nelle future gare d'appalto per i più grandi bacini: Milano e Roma.

Proprio su Roma si sta giocando una partita ricca di implicazioni economiche, politiche e sindacali. Il Movimento 5 Stelle è salito al governo della città promettendo un netto cambiamento dopo gli scandali delle giunte di destra e centrosinistra e dopo l'emersione del gigantesco debito di Atac.

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Published: 22 October 2017
Created: 22 October 2017
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minimamoralia

Angela Davis e la maturità di una rivoluzionaria

di Sara Zucchini

angela davis 640x420Sono le 20:15 e la fila per entrare in teatro conta già qualche centinaio di persone. Dopo due giorni di incontri sulla politica internazionale, l’economia, i migranti, il global warming, il Venezuela, le graphic novel che sono anche reportage di guerra, la Siria, la Libia, la Brexit, la stanchezza comincia a farsi sentire. Mi fanno male gli occhi, mi fa male la schiena, sento che sto perdendo lucidità, ma se sono qui al Festival di Internazionale, dove da giovanissima ho lavoravo per mettere da parte un po’ di soldi extra e intanto sgattaiolavo dentro i teatri per ascoltare Chomsky o Randall, è per incontrare una donna da foto sul muro, come diceva De Gregori, che oggi è scesa dal muro, è uscita dai libri e dai poster, è diventata tridimensionale e parlerà qui, nella mia cittadina umida.

Angela Davis è una femminista, una filosofa, una comunista, un’attivista del movimento per i Diritti Civili degli Afroamericani, prima come affiliata del Black Panther Party, poi come militante nella cellula nera del Partito Comunista Americano; si è opposta alla guerra del Vietnam, si è battuta per i diritti degli omosessuali e dei transgender e ha sviluppato una critica profonda contro il sistema giudiziario e l’istituzione carceraria, svelandone la natura razzista e la struttura industriale.

Angela Davis ha settantatré anni e nessuna intenzione di abbandonare la lotta politica.

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  1. Sebastiano Isaia: A dieci anni dalla "Grande Crisi"
  2. Serge Halimi: Il secolo di Lenin
  3. Il mito della creatività
  4. Giovanna Cracco: Intelligenza artificiale: distopia del lavoro
  5. Luigi Cecchetti: Parigi 17 ottobre 1961: la mattanza degli algerini
  6. Domenico Cortese: La moneta nuda
  7. Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri
  8. Dario Guarascio e Marco Centra: Fuori dal tunnel?
  9. Mimmo Porcaro: Questioni teoriche I
  10. Indagine su dei cittadini al di sopra di ogni sospetto
  11. Carla Maria Fabiani: Da Marx a Marx? Un bilancio dei marxismi italiani del Novecento
  12. Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica
  13. Quarantotto: Quo vadis €uropa?
  14. Tommaso Baris: Alla ricerca della Rivoluzione nella società di massa
  15. Redazione Il cuneo rosso: Referendum autonomista in Veneto-Lombardia
  16. Il Pedante: Indios veros homines esse
  17. Lelio Demichelis: L’utopia contro la distopia del tecno-capitalismo
  18. Paolo Favilli: Gli “autorevoli” pugilatori
  19. Alberto Bagnai: Requiem per l'euro
  20. Eros Barone: La formazione di un rivoluzionario comunista sotto il fascismo: Giacomo Buranello
  21. Alain Badiou: Tredici Tesi e qualche commento sulla politica mondiale
  22. Redazione: La legge elettorale, Di Battista e le divisioni nell’eurozona
  23. Michele Basso: L'Unione Europea, la Germania e il proletariato
  24. Emiliano Brancaccio: Nobel 2017: Thaler e le contraddizioni della “spinta gentile”
  25. Pierluigi Fagan: La visione di Parag Khanna

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