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Published: 18 March 2025
Created: 17 March 2025
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lafionda

Riarmo, recessione, debito: la sceneggiata e il gioco al massacro

di Fabio Vighi

zyanya citlalli MSgJtiLK5rM unsplash scaled 1Per comprendere le ragioni della sceneggiata napoletana andata in onda nella sala ovale della Casa Bianca il 28 febbraio scorso, conviene guardare a quanto successo in Germania solo qualche ora più tardi: Friedrich Merz, cancelliere in pectore ed ex dirigente BlackRock, annunciava un pacchetto da 900 miliardi – il doppio del bilancio federale annuale – per difesa e infrastrutture. (In un bollettino del 24 febbraio, la stessa BlackRock prevedeva che il voto tedesco avrebbe consentito un aumento della spesa). Pochi giorni dopo, Merz confermava proposte “radicali” (la più grande revisione di politica monetaria dai tempi della riunificazione del paese, con annessa riforma costituzionale) mirate ad allentare le regole sull’accumulo di debito al fine di consentire una maggiore spesa per la difesa e rilanciare l’economia – in barba al rigore fiscale imposto more teutonico a tutti i paesi della UE negli ultimi 20 anni, con particolare riferimento all’accanimento sadistico sulla Grecia.

Basta dunque unire i puntini, e prendere sul serio l’assunto per cui tutto ciò che accade oggi, soprattutto ma non solo in materia di geopolitica, dev’essere ricondotto al primum movens del capitalismo contemporaneo: il debito. Zelensky litiga con Trump a favore di telecamera (“questo sarà perfetto per la TV”, si lascia scappare the Donald). Passano poche ore e l’ex cabarettista torna in Europa per buttarsi (sempre a favore di telecamera) tra le braccia della “coalizione dei volenterosi” (sic!): un’ammucchiata di funerei governanti per l’occasione capitanata dal britannico Keir Starmer. Nel frattempo, come un cane di Pavlov, scatta l’indignazione (molto mediatica) dell’Europa progressista contro il tradimento dell’America illiberale, cialtrona, e populista di Trump e Vance. E, approfittando del clamore generale, in Germania si allentano i cordoni fiscali e si oliano le stampanti: più debito für uns und für alle! Come ai tempi del Covid non ci sono alternative, perché il nemico è alle porte.

Mentre a Berlino si pensa a uno stimolo di quasi un trilione di euro, a Bruxelles Ursula von der Leyen estrae dal cilindro il progetto Re-Arm Europe. In sintonia, dunque, i cinici funzionari del capitalismo di crisi propongono di eliminare le restrizioni alla spesa in deficit se questa spesa viene utilizzata per la difesa.

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Published: 18 March 2025
Created: 13 March 2025
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seminaredomande

L’Armata Brancaleone europea dopo la mascherina indossa l’elmetto per salvare la finanza con i nostri risparmi

di Francesco Cappello

photo 2025 03 12 19 10 16 1 720x641.jpg“Qualunque cosa si faccia per abbassare la spesa pubblica è ben fatta eccetto che per alcune spese molto selezionate come quelle per la difesa militare di cui abbiamo reale necessità” M.F.

Questa affermazione è di Milton Friedman, definito “l’eroe della libertà” consigliere delle politiche economiche dello stato minimo del dittatore Pinochet ed evidentemente ispiratrice delle politiche della Ue.

La loro reale emergenza è, come vedremo, la minaccia di crollo del sistema finanziario speculativo occidentale. Per rinviare il collasso hanno bisogno di disinnescarlo dando in pasto al mostro finanziario bolle su bolle. A questo fine viene dirottato il risparmio dei piccoli privati, per alimentare l’ennesima bolla finanziaria, quella degli armamenti, costruendo titoli ad hoc in grado di attrarre gli investimenti dei piccoli privati a favore dei grandi privati della finanza di guerra.

Rearm Europe è un piano di 800 miliardi che dovrebbe servire per la difesa comune europea già passato a larga maggioranza nel Parlamento italiano. Se si considera che nel 2024 l’Unione Europea ha destinato complessivamente 400 miliardi di dollari al settore della Difesa (senza contare il trilione di dollari statunitensi in spesa militare) e che, nello stesso periodo, la Russia ha speso poco più di 140 miliardi di dollari per la difesa si comprende come Rearm Europe abbia tutt’altri fini rispetto a quelli dichiarati.

Dal punto di vista narrativo, per imporre il riarmo ai paesi dell’Unione si utilizza il tradimento di Trump e il fantomatico pericolo dell’imminente invasione russa. Si ricorre poi all’art.122 del Trattato europeo che prevede misure per affrontare situazioni di emergenza economica e calamità naturali bypassando il Parlamento [5].

 

Armarsi a debito

La Commissione Europea fornirà una garanzia solo su 150 miliardi di questo totale (debito comune europeo 150 miliardi di euro). I restanti 650 miliardi di euro dovranno essere raccolti dai singoli stati.

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Published: 18 March 2025
Created: 18 March 2025
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sinistra

Alcune divergenze tra i compagni Ottoliner e noi

di Claudia Pozzana e Alessandro Russo

1banks 640x420.jpgDue precisazioni preliminari. Anzitutto, il “noi” di cui qui si parla è fortemente ipotetico, ben più di quello cui fa allusione il titolo (un’antica polemica del PCC col PCI), e in ogni caso lo usiamo affiggendovi sempre un grande punto interrogativo.1 Inoltre, Ottolina TV la seguiamo quotidianamente, è una torcia accesa nella nebbia venefica dell’odierno disorientamento del mondo. Un piccolo gruppo di compagni che con grande generosità sono stati capaci di auto-organizzarsi in modo esemplare. È con sentimenti di amicizia politica che vogliamo manifestare le nostre divergenze su alcuni temi cruciali, o per dirla con Lenin, su “alcuni problemi scottanti del nostro movimento”, beninteso “nostro” nel senso di un desiderio da realizzare.

Ci sono in particolare due grandi problemi irrisolti, che proponiamo di discutere nello spirito della “giusta soluzione di contraddizioni in seno al popolo”: uno è il “che fare?” immediato, l’altro è la prospettiva storica, o meglio il bilancio dell'esperienza storica di altri tentativi di “abolizione dello stato presente delle cose” in epoca moderna. (Ci scusiamo per l’abbondanza di citazioni classiche ma speriamo che aiutino a capirci).

 

#tuttiacasa

La parola d’ordine di Ottolina – un hashtag, per stare al passo coi tempi – è oggi “Tutti a casa”. Avete perso la guerra, dunque andate via tutti, ma proprio tutti, precisa Marrucci per chi non avesse capito bene. A parte una serie di problemi operativi (chi, quale noi, e come, manda a casa tutti?), c’è un problema politico, e in una certa misura perfino logico. Ciò che vogliamo deve venire prima di ciò che non vogliamo. Non vogliamo più questo governo, bene, ma che cosa vogliamo politicamente? E come vogliamo conseguirlo? Senza mettere al primo posto un enunciato affermativo, il nostro sarà solo un grido di dolore, incapace tuttavia di alleviare la nostra impotenza. Non si cede alla seduzione del “pensiero magico” (bersaglio polemico di Ottolina) quando si esaltano le virtù palingenetiche della distruzione?

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Published: 17 March 2025
Created: 13 March 2025
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lafionda

Psicopatologia politica dell’Unione Europea

di Geminello Preterossi

23247 1.jpgDi fronte al delirio bellicista in atto nell’Unione Europea, viene da chiedersi se non siamo ormai di fronte a un caso macroscopico di psicopatologia politica: sono in atto tutti i meccanismi difensivi descritti da Freud. Il primo è la negazione: del reale, del contesto, delle proprie pulsioni distruttive ecc., che ormai si è spinta a un punto tale, psicotico, da divenire denegazione, forclusione (cioè perdita del rapporto con la realtà, tipico della psicosi). Poi la proiezione, lo spostamento, la scissione, la rimozione, l’idealizzazione di sé. Del resto, proprio Freud in Il disagio della civiltà, ma anche nel suo epistolario-dialogo con Einstein, aveva tematizzato lo sfondo psicoanalitico della guerra. A tale sfondo si accompagna anche una robusta dose di infantilismo politico, che contribuisce ad alimentare una deriva fanatica e irrazionale che sacrifica i veri interessi dei popoli europei, e la loro stessa volontà, al mantenimento di un falso Sé europeista. Quindi c’è il cinismo, ci sono gli interessi (anche inconfessabili), ma è in gioco una questione esistenziale, identitaria dalle implicazioni profonde, che toccano il lato oscuro della costruzione europea.

C’è sicuramente un elemento di distruttività (introiettata), legato a una vera propria sindrome ossessivo-paranoide (castronerie antistoriche come il paragone Putin-Hitler, l’idea che siamo in pericolo perché l’Europa sta per essere invasa dalla Russia, ipotesi priva di qualsiasi fondamento politico, anche banalmente dal punto di vista pratico-militare). L’Europa è inconsciamente angosciata innanzitutto da se stessa. L’UE oggi custodisce l’ortodossia ideologica neoliberale e globalista. L’America di Trump è tecno-mercatista, ma anti-globalista. Su questa base accetta il pluriverso mondiale, puntando a un modus vivendi nelle relazioni internazionali, e cerca di guadagnare dei vantaggi strategici posizionandosi al meglio nella competizione globale. Inoltre ha messo in discussione i dogmi liberal e chiuso con il fanatismo woke. Rispetto alla decisiva questione ucraina, punta a una pace possibile, realistica. Mentre l’UE, umiliata innanzitutto da se stessa, dai propri madornali errori, dalla propria cecità, è preda dell’isteria.

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Published: 17 March 2025
Created: 17 March 2025
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lantidiplomatico

Sull'orlo dell' abisso

di Chris Hedges* - Scheerpost

Questo è un discorso che ho tenuto al Sanctuary for Independent Media. Grazie a loro per avermi ospitato e per aver permesso al mio team di caricare questo discorso che ho tenuto su The Chris Hedges Report. Visita il loro canale YouTube, dove è stato trasmesso originariamente, qui.

ncoiashuvfIl mio vecchio ufficio a Gaza è un cumulo di macerie. Le strade intorno, dove andavo a prendere un caffè, ordinavo un maftool o un manakish, mi tagliavo i capelli, sono ridotte in macerie. Amici e colleghi sono morti o, più spesso, sono scomparsi, l'ultima volta si sono sentiti settimane o mesi fa, senza dubbio sepolti da qualche parte sotto le lastre di cemento rotte. I morti non si contano. Sono decine, forse centinaia di migliaia.

Gaza è una terra desolata con 50 milioni di tonnellate di macerie e detriti. Ratti e cani frugano tra le rovine e le pozze fetide di liquami sporchi. Il fetore putrido e la contaminazione dei cadaveri in decomposizione emergono da sotto le montagne di cemento in frantumi. Non c'è acqua pulita. Poco cibo. Una grave carenza di servizi medici e quasi nessun rifugio abitabile. I palestinesi rischiano di morire a causa di ordigni inesplosi, lasciati dietro di sé dopo oltre 15 mesi di attacchi aerei, raffiche di artiglieria, colpi di missili e scoppi di carri armati, e di una varietà di sostanze tossiche, tra cui pozze di liquami e amianto.

L'epatite A, causata dal consumo di acqua contaminata, è dilagante, così come le malattie respiratorie, la scabbia, la malnutrizione, la fame e la diffusa nausea e vomito causati dal consumo di cibo rancido. Le persone vulnerabili, compresi i neonati e gli anziani, insieme ai malati, rischiano la condanna a morte. Circa 1,9 milioni di persone sono state sfollate, pari al 90% della popolazione. Vivono in tende di fortuna, accampati tra lastre di cemento o all'aperto. Molti sono stati costretti a spostarsi più di una dozzina di volte. Nove case su 10 sono state distrutte o danneggiate. Condomini, scuole, ospedali, panetterie, moschee, università - Israele ha fatto saltare in aria l'Università Israa a Gaza City con una demolizione controllata - cimiteri, negozi e uffici sono stati cancellati. Il tasso di disoccupazione è dell'80% e il prodotto interno lordo si è ridotto di quasi l'85%, secondo un rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro dell'ottobre 2024.

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Published: 17 March 2025
Created: 10 March 2025
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codicerosso

ReArm Europe: non piano organico ma pratica del caos

di nlp

ursula acid.jpgCominciamo da cosa non è ReArm Europe, il piano sul riarmo continentale proposto alla Ue dalla commissaria Ursula von der Leyen: NON è una strategia immediatamente funzionante di riarmo e NON è una proposta che ha la certezza di essere accolta dai mercati finanziari. Già su questi due piani piuttosto che di fronte alla produzione di ordine -militare, della creazione di valore – siamo di fronte alla immissione di disordine, e persino di caos entro un conflitto, quello russo-ucraino, che produce dinamiche caotiche proprio per il fatto di essere guerra. Per non parlare delle dinamiche di caos e conflitto immesse dentro la struttura della Ue, e nel rapporto tra stati membri, che emergono, paradossalmente, proprio dopo i richiami all’ordine europeo e militare della commissaria Ue.

La proposta di von der Leyen ha avuto un forte impatto sul piano della comunicazione mediale, impossibile altrimenti con i media europei militarmente occupati da anni. Si tratta però di un effetto annuncio che rivela anche che la Ue è attraversata, come già accaduto per il piano europeo per l’intelligenza artificiale, da una fase di decisionismo teatrale senza forza politica reale, tutto piegato sull’effetto annuncio che finisce per riflettere le criticità strutturali della governance multilivello chiamata Unione Europea. Il piano di riarmo tramite indebitamento dei singoli stati, proposto dalla commissaria Ue, 800 miliardi in 4 anni di cui 150 a sostegno europeo diretto con il resto raccolto sui mercati, appare confuso e frammentario. Questo perché già sul piano sul quale vorrebbe essere decisivo, quello militare,  le materie prime necessarie alla produzione di sistemi d’arma, indispensabili a ReArm Europe, sono in molti casi difficili da reperire sul mercato e la lievitazione dei costi industriali in atto può ridurre seriamente l’effetto boom economico atteso da queste misure. ReArmEurope presenta quindi diverse criticità strutturali qui sintetizzate in cinque questioni chiave.

La prima questione che von der Leyen non affronta, in contrasto con un effetto annuncio giocato sulla notizia della decisione, è quella delle competenze in materia di difesa che rischiano di rendere immediatamente inefficace la portata strategica di ReArmEurope.

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Published: 16 March 2025
Created: 12 March 2025
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lafionda

Donald Trump e la forza del destino

di Mimmo Porcaro

trump victory 1.jpegServi dei padroni

Al giorno d’oggi essere servi è diventata una cosa pesante quanto mai prima. Uno si trova un padrone, lo riverisce, gli “spiccia casa”, per così dire, e soprattutto, gli evita di fare il lavoro pesante, il lavoro sporco, perché se lo accolla tutto lui. Si aspetterebbe quindi, se non fiumi di denaro e di elogi, almeno un contentino, una pacca sulla spalla. Macché: oggi ti prosciugano e poi ti licenziano come si faceva ai tempi di Mozart, ossia con un bel calcio nel chitarrino. E ti chiedono anche indietro i soldi. Guardate il povero Zelensky e soprattutto il suo sventurato popolo. Uno può dire di tutto al Manifesto, ma non può accusarlo di sbagliare le prime pagine: “Usa e getta” è il titolo perfetto, data la situazione.

E che dire dei servi di casa nostra? Guardate il nostro ineffabile presidente del consiglio, inciampato nella transizione dal padrone vecchio a quello nuovo. Se prima berciava “Kiev fino alla fine!” ora dovrà sibilare a denti stretti “E’ la fine di Kiev!”, e fare anche finta di non averlo detto. E guardate il suo vice, il Capitano (!) che guida la Lega e la cordata del Ponte e che più Trump parla di dazi, più lo elogia: poi se la vedrà lui con quel “Nord produttivo” che dovrebbe essergli tanto caro.

Sto buttandola troppo sul ridere? Forse sì: ma troppo scoperta è qui la natura intima del nazionalismo della destra italiana, che, come fece il fascismo, deve immediatamente gettarsi nelle braccia di un padrone ben più forte e feroce, perché ciancia di “ruolo decisivo” e di “grandi opportunità” senza aver prima costruito (e anzi dopo aver reso impossibile) il compromesso sociale e la conseguente base produttiva capaci di dare effettiva sostanza alla declamata sovranità.

Ci sono poi gli altri servi, quelli che litigano (per ora) col nuovo capo solo perché hanno nostalgia di quello vecchio. Prigionieri di se stessi e della retorica che hanno sciorinato per giustificare l’autolesionistica “operazione Ucraina” la sedicente sinistra e i sedicenti gruppi dirigenti europei devono addirittura ostacolare il possibile (ma tutt’altro che prossimo) accordo di pace e parlare di scontro a oltranza.

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Published: 16 March 2025
Created: 12 March 2025
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transform

ReArm Europe, Il Parlamento europeo e il Nemico esterno

di Paola Boffo

niente di nuovo 3.jpgLo scenario globale è cambiato precipitosamente e radicalmente con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Questo ha provocato una successione di incontri, riunioni, dichiarazioni, decisioni in Europa, in svariati formati interni, parziali o esterni all’Unione Europea, fino alla curiosa idea di farsi rappresentare verso gli USA dal premier UK Keir Starmer, in barba alla Brexit.

Nel contesto più istituzionale UE, in occasione del Consiglio straordinario del 6 marzo scorso dove i leader dell’UE hanno discusso dell’Ucraina e della difesa europea, anche su impulso delle discussioni nelle sedi più sopra menzionate, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha presentato una lettera sull’argomento della difesa europea.

Il Consiglio ha approvato la proposta della Commissione, come si legge nelle Conclusioni della sessione, e ha invitato la Commissione “a proporre fonti di finanziamento supplementari per la difesa a livello dell’UE, anche attraverso ulteriori possibilità e incentivi offerti a tutti gli Stati membri, sulla base dei principi di obiettività, non discriminazione e parità di trattamento degli Stati membri, nell’uso delle loro dotazioni attuali a titolo dei pertinenti programmi di finanziamento dell’UE, e a presentare rapidamente proposte in tal senso”.

Sulla proposta torneremo, sulla base dell’effettivo documento che sarà presentato al Consiglio, nel quale saranno chiariti gli obiettivi, i profili economici e l’effettiva capacità che l’UE potrebbe mettere in campo. Oggi restiamo sul piano politico e istituzionale, rendendo conto di quanto accade in queste ore al Parlamento Europeo. È stato scritto da più parti che il ricorso all’articolo 122, per l’approvazione di ReArm Europe è un grave nocumento alla democrazia, poiché esclude la discussione in Parlamento e il suo ruolo nel processo legislativo. Pare opportuno, in ogni caso, segnalare che l’attuale Parlamento è scarsamente rappresentativo, come ha ricordato Pasqualina Napoletano nell’incontro La nostra Europa promosso da Transform. Non è certo, insomma, che l’intervento del Parlamento avrebbe migliorato le cose, e infatti…

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Published: 15 March 2025
Created: 12 March 2025
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poliscritture

Trump e la struttura del potere

di Paolo Di Marco

Nat Cohn, Generoso Pope, Frank Costello, Bonanno, Gambino…una infanzia interessante

DI MARCO TRUMP POTEREPremessa

C’è un vecchio film di Rossellini ‘La presa del potere di Luigi XIV’ che è assai istruttivo: ci mostra come la corte di Versailles, lo sfarzo e i suoi eccessi, tutte le manfrine di balli e intrighi non fossero semplici decadenza e corruzione ma strumenti di un disegno preciso: costringere i veri detentori del potere, i nobili e proprietari terrieri, che generavano e controllavano ricchezze e soldati, a venire a corte per ottenere i ‘favori’ del re e nel contempo dissanguarsi a suo favore, travasandogli ricchezze e creando una reale centralità di potere.

Anche nel caso di Trump non conviene fermarsi alle apparenze buffonesche del personaggio. La presa del potere di Donald II è altrettanto abile e decisa.

1- le elezioni

Anche se il margine di vantaggio di Trump nel voto popolare è stato relativamente piccolo (come si consolano gli opinionisti dem) di fatto è la continuazione di una tendenza in atto da tempo (come avevano avvertito i sondaggisti più attenti) che ha portato i Maga-repubblicani a conquistare percentuali sempre maggiori degli immigrati latini di seconda generazione e anche ad aumentare la quota di neri e asiatici; che hanno votato anche in modo apparentemente paradossale per il blocco delle nuove immigrazioni.

La ragione è semplice: queste nuove generazioni hanno tutte un interesse principale, ed è il denaro; sono diventati americani completi, dove tutte le complessità culturali e di sangue vanno in secondo piano rispetto alla motivazione dominante: avere successo/soldi.

Ed è questo grande corpo con un solo parametro di controllo, quindi facilmente influenzabile e controllabile, che ha portato Trump alla vittoria, e ce lo lascerà a lungo.

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Published: 15 March 2025
Created: 11 March 2025
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economiaepolitica

Lo Stato del potere

di Salvatore D'Acunto

Oltre il Neoliberismo. Considerazioni in margine a un libro sulle recenti mutazioni del ruolo dello Stato

business industry 1068x580 1.jpg1. Sebbene il dibattito sulle torsioni subite dalla forma di Stato nell’ultimo quarantennio nei Paesi a capitalismo maturo sia stato intenso, non si può dire che abbia fatto ancora chiarezza circa la configurazione dei poteri emersa all’esito di queste trasformazioni. Resistono, infatti, nella letteratura scientifica così come nell’opinione pubblica, un certo numero di luoghi comuni sul tema duri da sradicare. Pertanto, fa molto piacere trovare in libreria un volume come Lo Stato del potere. Politica e diritto ai tempi della post-libertà di Carlo Iannello,[1] in cui si cerca con pazienza di tracciare un filo conduttore tra i fatti che hanno segnato questo processo di trasformazione, di rendere quindi analiticamente trattabile la magmatica materia di cui questa storia è composta, e infine di fare i conti con le questioni interpretative ancora aperte nel dibattito.

Per comodità espositiva, conviene preliminarmente riassumere la tesi proposta nel libro in poche proposizioni chiave: (1) Nell’esperienza dello Stato sociale, incardinata nello schema del costituzionalismo novecentesco, si è incarnata l’aspirazione della società a mettere sotto controllo il capitale, a limitarne le potenzialità eversive dell’ordine economico e sociale manifestate nella prima metà del secolo e a orientarne la straordinaria capacità di generazione di ricchezza materiale verso obiettivi e modelli di allocazione delle risorse democraticamente scelti dai cittadini; (2) Questa esperienza si interrompe grosso modo all’inizio degli anni 80 del secolo scorso, quando il capitale reagisce all’erosione della profittabilità, egemonizza il dibattito pubblico con una lettura della crisi del decennio precedente che mette il focus sull’inflazione delle aspettative redistributive della classe lavoratrice, e capovolge il ruolo dello Stato, funzionalizzandolo a un progetto di sottomissione dell’intera società alla logica mercantile.

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Published: 15 March 2025
Created: 07 March 2025
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blackblog

Astrazione Reale e Dominio senza soggetto sotto il Capitalismo

di Kritik de la valeur-dissociation, repenser la théorie kritik du capitalisme

dominio.jpgIn risposta ad alcune domande e, talvolta, a qualche fraintendimento su alcuni concetti della "Critica della Dissociazione del Valore" e della "Teoria Critica", quella che segue è una presentazione dei diversi termini di "Astrazione Reale" e "Dominio Senza Soggetto" (come dice Marx); concetti questi, che di solito usiamo nella Nuova Critica Anticapitalistica. Quella che segue è quindi una semplice esposizione dei concetti di “Astrazione Reale” e di “Dominio senza Soggetto” (sempre per dirla con Marx) che abitualmente utilizziamo. Questa esposizione si articola brevemente intorno alla questione dell'individuo e della classe, e alla necessaria Critica del “materialismo storico”, in quanto esso appare legato al pensiero borghese, e in contrasto con il modo in cui i concetti di cui sopra vengono di solito affrontati nel sotto-pensiero marxista tradizionale.

* * * *

Il materialismo storico non può essere applicato in quanto tale, dal momento che esso ignora il meccanismo fondamentale costitutivo delle società umane fino a oggi. Nel capitalismo, la produzione materiale, il lavoro e il consumo di merci – vale a dire, "l'economico" – non coincidono con quelle che sono le possibilità che corrispondono a un processo metabolico dell'essere umano con la natura. Detto in altri termini, il capitalismo non ha come obiettivo la soddisfazione dei bisogni umani concreti, come la casa o il cibo.

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Published: 14 March 2025
Created: 14 March 2025
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sinistra

Il liberismo occidentale, il sionismo e le velleità dell’eurocentrismo storico della sinistra

di Algamica*

spine e garofan3«Fuori il terrorismo dall’Università», a invocarlo nei primi giorni di marzo era stata l’Unione dei Giovani Ebrei Italiani, in un appello immediatamente sottoscritto dai Radicali Italiani, da Sinistra per Israele, dalle Comunità Ebraiche in Italia, da giovani socialisti, da Giovani di Forza Italia, da altre associazioni cattoliche e associazioni dell’Hasbara sionista, affinché l’Università la Sapienza di Roma revocasse i permessi concessi al Movimento degli Studenti Palestinesi, di realizzare il 5 marzo, in Italia, presso l’Ateneo di Fisica, la presentazione del libro autobiografico di Yahya Sinwar “Le spine e il garofano” con la partecipazione dell’editore Davide Piccardo della casa editrice Editori della Luce, di ispirazione islamica, che cura la pubblicazione del libro in Italia.

L’appello « Fuori il terrorismo dall’Università » in cui si legge che « La Sapienza, una delle poche università ad aver contrastato i boicottaggi contro Israele e a essersi posta come baluardo della libertà accademica, ha ancora l’opportunità di impedire che si trasformi in una cassa di risonanza per il terrorismo », è divenuto da subito un caso politico nazionale la cui istanza è stata immediatamente sostenuta per giorni dalle principali testate dei quotidiani della liberal democrazia italiana – da la Repubblica, il Corriere della Sera, il Giornale e Il Messaggero – nel sostenerne le ragioni, riportando le richieste di Giovanni Donzelli e di Noemi Di Segni affinché la Facoltà di Fisica tornasse indietro sui propri passi e vietasse l’iniziativa.

Il libro autobiografico di Sinwar, scritto durante i ventidue anni di prigionia nelle carceri israeliane, è attualmente censurato e vietata la sua pubblicazione in moltissimi paesi occidentali e dell’Unione Europea, così non è appunto in Italia grazie a un editore italiano che si è convertito all’islamismo, e in Irlanda, la cui edizione in quarta di copertina riporta « poiché Al-Sinwar è stato martirizzato mentre combatteva coraggiosamente contro il genocidio israeliano a Gaza, il romanzo emerge come un pezzo di letteratura vitale per chi cerca di comprendere le tensioni in corso in Medio Oriente.

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Published: 14 March 2025
Created: 08 March 2025
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crs

Le due piazze di Repubblica nel radioso marzo d’Europa

di Marco Montelisciani

Michele Serra prova a convocare due piazze in una: la prima in favore dell’Europa realizzata, pronta a sacrificare il welfare in nome del militarismo; l’altra in favore dell’Europa idealizzata dalla retorica del centro-sinistra. Questa contraddizione potrebbe presto pervenire a un punto di rottura, aprendo la strada a una ulteriore e più decisa svolta reazionaria. Manifestare in favore dell’UE realizzata fingendo che somigli alla sua versione idealizzata rischia di legittimare la svolta a destra anche presso l’opinione pubblica democratica

brussels atomium.jpgLa manifestazione del prossimo 15 marzo è divenuta, al di là delle intenzioni degli organizzatori e di chi in buona fede vi ha aderito, terreno di confronto tra due polarità difficilmente conciliabili che convivono nell’ambito del blocco di potere e consenso egemone in Europa, rappresentato plasticamente dalla Große Koalitiontra popolari, socialdemocratici e liberali che regge da decenni sia le istituzioni comunitarie sia i “sistemi dell’alternanza” all’interno dei Paesi membri e a cui, a vario titolo, fa riferimento il mainstream del dibattito pubblico. Tale blocco è oggi scosso dal cambio di strategia avvenuto alla Casa Bianca, che determina il venir meno di certezze che sembravano acquisite. La manifestazione nata dall’appello “Una piazza per l’Europa”, firmato da Michele Serra sulla principale testata del progressismo liberale italiano, figlia delle turbolenze di questa fase, non fa che riprodurne le contraddizioni. Lo stesso vale per il promotore della mobilitazione, che nei giorni scorsi ha sentito l’esigenza di correggere il tiro rispetto all’impostazione che aveva originariamente inteso dare alla sua iniziativa.

Salta immediatamente all’occhio, infatti, leggendo l’appello del 27 febbraio, che non vi ricorra mai la parola “pace”. Tale assenza sembra intimamente coerente con l’impostazione dell’appello e con quella di chi, da subito, vi ha aderito con più entusiasmo. L’intima coerenza non è legata tanto alla circostanza – tutto sommato contingente – che Serra e il suo giornale siano apertamente schierati perché l’Europa continui a fare la guerra contro la Russia fino alla vittoria finale sul campo di battaglia. Il punto è che tutto l’impianto dell’appello scaturisce dalla necessità di esorcizzare il timore di una possibile fine dell’Occidente come “concetto politico-strategico”, che sarebbe ovviamente una conseguenza della rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca e della sua spregiudicata politica interna ed estera. Ma cosa può significare, nell’economia del ragionamento di Serra, “concetto politico-strategico”?

Sembra di poter rispondere che il fatto che l’Occidente cessi di essere un concetto politico-strategico (dal greco strategòs: comandante militare) significhi che esso non è più spendibile come concetto oppositivo-polemico (dal greco pòlemos: guerra).

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Published: 14 March 2025
Created: 05 March 2025
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iltascabile

L’uomo che ha insegnato alle macchine il ragionamento analogico

di Diego Viarengo

Una riflessione sull’opera e il pensiero di Geoffrey Hinton, padre spirituale delle reti neurali e dell’apprendimento profondo

Luomo che ha insegnato alle macchine il ragionamento analogico.jpgCredo che il Nobel del 2024 per la fisica a Geoffrey Hinton, un informatico, abbia due significati. Il primo è scientifico, perché le reti neurali vengono riconosciute come fondamento del successo delle intelligenze artificiali generative. Il secondo, politico, è nell’avvertimento che Hinton ha pronunciato durante il discorso di accettazione del premio: possiamo avere un enorme beneficio dagli assistenti artificiali, ma dobbiamo guardarci dai rischi cruciali a breve (l’inquinamento del dibattito pubblico con contenuti creati per dividere, la sorveglianza delle persone da parte di regimi autoritari, le frodi informatiche) e a lungo termine (le armi letali che decidono autonomamente chi uccidere e il generale pericolo di perdere il controllo dei sistemi autonomi, capaci di assegnarsi da soli obiettivi e strategie).

 

Due macchine pensanti

Non era scontato che le reti neurali ad apprendimento profondo potessero funzionare, soprattutto non lo era quando Hinton, negli anni Settanta, iniziò il suo dottorato di ricerca. Il campo dell’intelligenza artificiale (IA) era occupato vittoriosamente dalla corrente simbolica che provava a riprodurre artificialmente il pensiero partendo da uno dei suoi prodotti: le frasi, le relazioni significative tra le proposizioni. La corrente connessionista voleva invece ricreare il modello della percezione biologica, proponendo sistemi matematici ispirati alle connessioni tra neuroni, da cui il nome.

Laddove la corrente simbolica provava a riprodurre artificialmente il pensiero partendo da uno dei suoi prodotti, quella connessionista voleva invece ricreare il modello della percezione biologica.

Possiamo scegliere come data di inizio del conflitto tra simbolici e connessionisti il 1958, quando le due parti credevano di aver posto le basi per la costruzione di una macchia pensante.

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Published: 13 March 2025
Created: 10 March 2025
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paroleecose2

Leggere “La Nuova Scuola Capitalista” oggi

di Rossella Latempa e Davide Borrelli

scuolacapitalista.jpgCon il titolo La nuova scuola capitalista arriva in Italia un testo che Christian Laval, Francis Vergne, Pierre Clement e Guy Dreux scrivevano nel 2011, dedicato ai processi di trasformazione neoliberale della conoscenza e dell’istruzione, dalla scuola all’università, di cui gli autori, con sorprendente capacità di anticipazione e lettura politica, intravedevano la coerenza e gli sviluppi. A questo libro, nel 2022, seguiva una riflessione che ne rappresenta il seguito ideale: Educazione democratica, che teorizza la costruzione di un modello di scuola e università alternative e auto-governate.

Perché rileggere e diffondere oggi la nuova scuola capitalista? Cosa può dirci un lavoro in fondo piuttosto lontano nel tempo, proprio quando sembra che tutto acceleri e sfugga costantemente alla nostra capacità di “unire i puntini”? Proveremo a spiegarne le ragioni e il senso.

 

1) Le trasformazioni di oggi, le responsabilità politiche e le false argomentazioni

A partire dalla sua prima pubblicazione, la nuova scuola capitalista segnava in Francia una generazione di studiosi, di ricercatori e attivisti, a cui forniva strumenti di interpretazione sistematica di un complesso frammentato e contraddittorio di riforme, portate avanti con linguaggio e argomentazioni di tipo progressista, politicamente trasversale. Parallelamente, in Italia, scuola e università vivevano una analoga stagione di cambiamenti, con percorsi, referenti politici e tempi propri, sovrapponibile a quella tratteggiata dagli autori. Le diagnosi e le analisi politiche, tuttavia, tardavano a prendere forma e il dibattito nazionale restava (e in parte resta tuttora) ancorato a categorie e dicotomie (tradizione/innovazione; nozioni/competenze; baronaggio accademico/meritocrazia, autoreferenzialità/accountability…) del tutto incapaci di tradurre la ridefinizione dei rapporti di forza nel campo delle politiche educative, specie a livello internazionale, con organismi sovranazionali divenuti via via più ingombranti.

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Published: 13 March 2025
Created: 13 March 2025
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analisidifesa

ReArm Europe: più debiti per gli stati, più potere alla nomenklatura Ue

di Gianandrea Gaiani

P065815 187142 755x491 1.jpg“L’Europa è pronta ad assumersi le proprie responsabilità Rearm Europe può mobilitare quasi 800 miliardi di euro per le spese per la difesa per un’Europa sicura e resiliente” ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen presentando un piano in cinque punti per il riarmo dell’Europa e il sostegno militare all’Ucraina esposto in una lettera inviata ai leader europei e poi approvata dal Consiglio d’Europa.

L’annuncio dell’ambizioso programma di riarmo della Ue, che si aggiunge al maxi fondo tedesco da 500 miliardi di euro che il leader della CDU tedesca (e probabile nuovo cancelliere) ha annunciato nei giorni scorsi, può essere abbinato all’annuncio giunto da Kiev che Volodymyr Zelensky non porgerà le scuse al presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo la rissa del 28 febbraio alla Casa Bianca. La ragione è che il presidente ucraino “ha avuto assolutamente ragione nella forma e nel contenuto” durante il colloquio, ha dichiarato il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak.

“Non si può fare nulla senza mettere sotto pressione la Russia. È impossibile ottenere risultati positivi aspettandosi che Mosca faccia deliberatamente delle concessioni… Ecco perché non ci scuseremo per un errore che non è mai esistito”, ha detto Podolyak, riaprendo le tensioni con Washington dopo che Zelensky aveva espresso “rammarico” per il pessimo esito del vertice alla Casa Bianca.

Le dichiarazioni di Podolyak lasciano intendere che Kiev stia puntando sull’Europa che annuncia un massiccio riarmo per ottenere forniture militari e garanzie di sicurezza dopo lo stop degli USA alle consegne di armi, munizioni, informazioni d’intelligence e supporto satellitare.

L’Ucraina ha chiesto chiarimenti al Pentagono circa lo stop agli aiuti militari e l’inviato statunitense per l’Ucraina, Keith Kellogg, parlando al Council on Foreign Relations di Washington ha difeso la decisione di Trump di sospendere gli aiuti e la condivisione di intelligence con Kiev, sottolineando che si tratta di “una pausa, non di uno stop definitivo. Il motivo per cui Zelensky è venuto alla Casa Bianca era per firmare un documento che stabilisse il percorso da seguire. Ma quel documento non è stato firmato“, ha detto Kellogg.

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Published: 13 March 2025
Created: 07 March 2025
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perunsocialismodelXXI

Ancora sul marxismo nero. Angela Davis

di Carlo Formenti

davis copertina.jpgStimolato dal lavoro di traduzione del libro di K. Ochieng Okoth, RedAfrica (1), negli ultimi mesi ho accompagnato i lettori in una esplorazione del pensiero radicale nero discutendo i lavori di otto autori: Bouamama, Du Bois, Cabral, Rodney, Williams, James, Padmore, Césaire. Quest’ultimo lo avevo già incontrato, avendolo letto in parallelo agli scritti di Franz Fanon; di Bouamama avevo avuto occasione di ascoltare una videoconferenza nel corso di un recente convegno organizzato dalla Rete dei Comunisti; Cabral lo avevo letto diversi anni fa, ma a quel tempo ne avevo sottovalutato l'importanza, tutti gli altri sono stati invece straordinarie novità, e ringrazio Okoth per avermele fatte conoscere.

Da marxista occidentale – ancorché eretico - ho cercato di entrare “in punta di piedi” in questo ambito ideale di cui ignoro molte cose, adottando lo stesso atteggiamento di rispettoso ascolto che che in passato ho assunto avvicinandomi al pensiero rivoluzionario asiatico e latinoamericano (nell’ultimo caso aiutato da alcuni viaggi in Sud America). Il confronto con gli autori rivoluzionari del Sud del Mondo implica affrontare una sfida fondamentale che consiste nel cercare di capire come sia avvenuto l’incontro fra una teoria come il marxismo – che accampa pretese universaliste ed eredita una serie di principi e valori razionalisti/progressisti/illuministi che lo connotano in senso eurocentrico - e tradizioni storiche, culturali, civili e religiose non meno antiche ma profondamente diverse dalle nostre.

Laddove questo incontro si è rivelato possibile e fecondo (per esempio in Cina, nel Vietnam, a Cuba) ha forgiato armi formidabili per la lotta antimperialista e anticapitalista, e ha contribuito a innovare una teoria irrigidita da schematismi e dogmatismi che l’hanno resa incapace di interpretare e contrastare l’offensiva neoliberista nei centri metropolitani. Il caso africano è più complesso, sia perché una serie di esperienze che avrebbero potuto imboccare nuove vie di fuga dalla “normalità” del dominio occidentale sono state stroncate sul nascere (2), sia perché i contributi teorici più ricchi e interessanti (spesso frutto del pensiero nero diasporico, antillano e nordamericano) sono stati rimossi e neutralizzati dall’accademismo postcoloniale: vedi in proposito il già citato libro di Okoth (3).

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Published: 12 March 2025
Created: 07 March 2025
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carmilla

Una questione estetica

di Stefania Consigliere

Matthieu Amiech, L’industria del complottismo. Social network, menzogne di Stato e distruzione del vivente. Prefazione di Elisa Lello. Malamente, Urbino 2024

amiech.jpgCome si comincia la recensione di un testo importante, in un tempo in cui l’umana attenzione è imprigionata nelle macine del plusvalore? Come si fa, fra vacche magroline, a invitare chi legge a sganciare 16 euro per un oggetto tanto fuori corso quanto un libro? E perché ostinarsi ad argomentare, a fronte di un discorso pubblico che non si cura più neppure del principio aristotelico di non contraddizione? Ci proverò in cinque passaggi “clinici”.

 

Malessere senza nome

È una questione estetica, ha a che fare con la percezione. Molti di noi avvertono in sé una dissonanza, la non-coincidenza fra quel che sentiamo e quel che siamo tenuti a pensare; fra quel che sappiamo e il modo in cui viviamo; fra i timbri della comunicazione e i sussulti del diaframma. A volte la distanza si fa insostenibile e ci si trova allora a fuggire dagli odori dei grandi magazzini; angosciati per le file di TIR in autostrada, di dentifrici al supermercato, di uomini armati in centro città; atterriti dalle rassicurazioni dei politici; perplessi per un biglietto aereo che costa meno di quello del treno per l’aeroporto; attraversati da improvvisi impulsi luddisti – e via dicendo, ciascuno secondo un proprio spettrogramma di sensibilità lese. È raro che la dissonanza arrivi a piena coscienza: più spesso se ne resta nelle retrovie del sentimento come scarto o angoscia senza nome, una fibrillazione da silenziare subito perché, se ascoltata, subito ci renderebbe incoerenti rispetto al mondo in cui viviamo. Folli, dunque, o più probabilmente depressi, intristiti a morte per qualcosa che sentiamo ma non sappiamo nominare.

 

Primo e secondo consulto

In linea con la strategia globale della modernità, ogni dissonanza è letta come disfunzione individuale.

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Published: 12 March 2025
Created: 06 March 2025
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italiaeilmondo

Lezioni dall’Ucraina

di Big Serge

Ucraina Drone swarm.jpgGuerra in Ucraina: Tre anni, tre lezioni

Ci sono alcune occasioni, fortunatamente rare, in cui ci si rende conto che è in corso una svolta storica. Si guarda il calendario e si prende nota della data: questo momento preciso rimarrà impresso nella storia. Invariabilmente, queste occasioni comportano un aspetto di orrore surreale: tutti ricordano dove si trovavano l’11 settembre, turbati e affascinati nel vedere le Torri Gemelle bruciare e poi crollare. Il tentativo di assassinio di Donald Trump del 13 luglio 2024 ha avuto la qualità dell’evento storico evitato per un pelo. Quel giorno, una frazione di centimetro ha fatto la differenza: invece di girare la storia, il Presidente ha girato la testa.

Il 24 febbraio 2022 è stato un altro giorno storico. Ormai noto come “Giorno Z” (dal nome dei contrassegni tattici “Z” sui veicoli russi), l’inizio della guerra russo-ucraina è stato un momento spartiacque nella storia mondiale, che ha riportato la guerra ad alta intensità in Europa per la prima volta dopo generazioni e segnalato il ritorno della politica delle grandi potenze.

L’anniversario della guerra di quest’anno – la terza Giornata Z – è stato il primo a verificarsi sotto la nuova amministrazione Trump e per molti è stato segnato dall’ottimismo che il nuovo Presidente degli Stati Uniti possa fare passi avanti verso una soluzione negoziata per porre fine alla guerra. Mentre l’amministrazione Biden si è accontentata di continuare a convogliare armi e fondi in Ucraina a tempo indeterminato, il Presidente Trump ha ripetutamente dichiarato di voler porre fine alla guerra. Il cambiamento di posizione dell’America è stato drammaticamente illustrato la scorsa settimana, quando il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato cacciato senza tanti complimenti dalla Casa Bianca dopo uno scontro nello Studio Ovale.

Mentre il mondo attende il prossimo atto, vale la pena di fare un bilancio della storia fino ad ora e di considerare ciò che si è imparato da essa. Da tre anni di guerra si possono trarre tre lezioni.

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Published: 12 March 2025
Created: 03 March 2025
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collettivolegauche

 La nuova grande trasformazione: il capitalismo cognitivo secondo Boutang

di Collettivo Le Gauche

71BUSsCS31L.jpg1. Introduzione

Il libro Le capitalism cognitif. Le nouvelle grande trasformation di Yann Moulier Boutang offre una riflessione profonda e articolata sull’attuale fase del capitalismo, mettendo in luce un contrasto evidente tra la dinamicità del capitalismo e la stagnazione della politica. Negli ultimi decenni il sistema capitalistico ha subito una trasformazione radicale, espandendosi globalmente e penetrando in contesti un tempo considerati impermeabili, come la Cina, che pur mantenendo una struttura politica comunista, ha abbracciato un modello economico capitalista. Questo capitalismo non si limita a sopravvivere ma prospera, spostando confini e ridefinendo le regole del gioco. La sua forza risiede nella capacità di reinventarsi continuamente, di sfruttare nuove tecnologie e di creare nuovi mercati, anche in aree precedentemente inesplorate. La risposta della politica, invece, sembra paralizzata. La caduta del Muro di Berlino e il crollo dell’Unione Sovietica, eventi che avrebbero potuto aprire la strada a nuove idee e visioni politiche, hanno invece coinciso con una sorta di “pensiero unico” dominante, in cui il capitalismo è diventato l’unico sistema di riferimento. La politica si è ridotta a una gestione tecnica delle cose, perdendo la sua capacità di immaginare un futuro diverso. Autori come Fukuyama, con la sua teoria della fine della storia, hanno contribuito a diffondere l’idea che il capitalismo rappresenti il punto finale dell’evoluzione umana, un’era in cui i conflitti ideologici sarebbero stati sostituiti da una pacifica amministrazione tecnica. Questa visione si è rivelata illusoria: le guerre e i conflitti continuano a proliferare e il mondo è tutt’altro che pacificato. La politica, invece di rispondere a queste sfide con nuove idee, sembra ripiegarsi su se stessa, ripetendo vecchi schemi e rifugiandosi in nostalgie del passato. Si assiste a un ritorno ai nazionalismi, ai fondamentalismi religiosi e a forme di socialismo che sembrano più un’evocazione del passato che una proposta per il futuro.

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Published: 11 March 2025
Created: 08 March 2025
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metis

Che succede in Siria?

di Enrico Tomaselli

un miliziano armato scatta una foto vicino all aeroporto di aleppo foto ansaLa situazione nel paese mediorientale continua a restare instabile, e gli scontri feroci di questi giorni – nella regione a maggioranza alawita di Latakia – ne sono soltanto la più evidente manifestazione.

Proviamo a fare un quadro complessivo dello scenario siriano. A partire dall’esame dei diversi attori politico-militari.

 

Il regime di Damasco

Il nuovo regime guidato da Al Jolani (ex tagliagole ISIS, poi Al Qaeda, poi nel nuovo dress code in giacca e cravatta) cerca di ottenere lo sblocco delle sanzioni, precedentemente imposte soprattutto dagli europei, e di ottenere fondi dai paesi arabi sunniti, Qatar e Arabia Saudita in primis. In qualche misura, cerca anche di smarcarsi un po’ dal controllo turco.

I suoi problemi restano comunque la mancanza di risorse economiche, un paese devastato da anni e anni di guerra civile, il mancato controllo sull’intero territorio, e la mancanza di un vero e proprio esercito. Le varie formazioni jihadiste-democratiche (più di 100) riunite sotto la sigla-ombrello di Hayat Tahrir al-Sham, infatti, sono per lo più milizie prive di armamento pesante, e la sistematica distruzione preventiva della gran parte dei sistemi d’arma (di terra, aerei e navali) del vecchio esercito siriano, da parte dell’aviazione israeliana, impediscono lo sviluppo di adeguate capacità militari. Oltretutto, benché formalmente le varie milizie si siano riunite in un nuovo esercito, di fatto rispondono ancora ai diversi comandanti di ciascuna fazione, il che dà al governo centrale un controllo assai relativo su di esse. Poiché una parte non indifferente di queste formazioni armate è composta da fanatici islamisti, spesso nemmeno siriani o anche solo arabi (daghestani, tagiki, kirghizi, uiguri), le frizioni con le popolazioni non sunnite (alawiti-sciiti, cristiani, drusi) sono pressoché continue, e spesso sfociano in scontri armati.

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Published: 11 March 2025
Created: 05 March 2025
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machina

L'«intelligenza» americana e la pazienza di Confucio cinese

Una riflessione sul caso NVIDIA-DeepSeek

di Andrea Pannone

0e99dc 4bc82bda40be45d4993c5ad53d92ce6fmv2In questo scritto Andrea Pannone si domanda se l'enorme enfasi posta nei giorni scorsi sulla nuova start-up DeepSeek e sulla forza competitiva dell’intelligenza artificiale cinese non abbia coperto, almeno in parte, un’intenzionale strategia finanziaria promossa dai grandi fondi di investimento (i soliti BlackRock, Vanguard, State Street, ecc.), di cui l’improvviso crollo del titoli di NVIDIA — azienda leader nella produzione di chip AI — a Wall Street, a fine gennaio, ha rappresentato in realtà solo un tassello. Tale strategia, qui si sostiene, avrebbe innanzitutto lo scopo di rilanciare la fiducia nell’AI (artificial intelligence) occidentale e nei titoli delle principali aziende tecnologiche americane, allo scopo di procrastinare il più possibile l’innesco di una nuova grande crisi finanziaria.

* * * *

Il crollo (momentaneo) di NVIDIA

La vicenda che muove il nostro interrogativo è nota: il 27 gennaio 2025 il titolo NVIDIA, quotato sul Nasdaq, è stato travolto da un’ondata di vendite segnando a fine seduta un calo del 17% a 118,58 dollari (con un minimo a 116), dopo aver aperto a 124,80. Nvidia ha perso circa 589 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, registrando la più grande flessione percentuale nella sua storia. Il 3 febbraio 2025, il titolo ha toccato un minimo di 110,20 dollari, dopo aver raggiunto un massimo annuale di 147,94 dollari il 7 gennaio dello stesso anno.

La versione dominante, con poche eccezioni, è che questa caduta sia stata influenzata in primo luogo dalla crescente concorrenza della Cina nel settore dell'intelligenza artificiale, paese in grado di mettere in discussione la leadership USA su questa tecnologia e sulle moltissime attività economiche che potrebbero beneficiarne dell’uso.

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Published: 11 March 2025
Created: 03 March 2025
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altraparola

L’utopia di una rifondazione dell’Umanesimo nella Scuola Italiana

di Roberto Finelli

Maestra 668x641.png1. Innalzamento dell’obbligo scolastico al 18° anno di età. Unificazione delle varie tipologie della scuola secondaria superiore in un unico Liceo che contempli conoscenze generalizzate per tutti di materie storico-letterarie (tra cui Greco e Latino), materie scientifiche, logico-informatiche, linguistiche (due lingue straniere), con la forte presenza di attività teatrali, grafiche, musicali e sportive. L’aumento e la diversificazione del numero delle materie e delle molteplici attività scolastiche sarà consentito da una scuola a tempo pieno, aperta mattino, pomeriggio, sera, tale da divenire il luogo permanente di una attività non solo di istruzione ma di socializzazione e di incontro (senza ovviamente trascurare tempi e spazi dello studio individuale quale momento indispensabile del processo   formativo). Con l’innalzamento dell’obbligo scolastico all’età di 18 anni si provvederà alla riorganizzazione/eliminazione della scuola media inferiore, vero buco nero dell’attuale scuola italiana, da cui gli studenti escono ormai nella gran massa senza la padronanza delle strutture logico-grammaticali-sintattiche più elementari e dunque senza una sufficientemente modesta capacità di scrittura e di lettura. Di contro ai pochi già immersi in una modalità preliceale e individualistico-competiva di accumulazione di competenze.

2. Istituzione di un anno sabbatico generalizzato, e pagato con stipendio pieno, per tutti i docenti di scuola materna, primaria, media inferiore e secondaria superiore da trascorrere ogni 7 anni di insegnamento presso Università e Istituti di ricerca italiani e stranieri.

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Published: 10 March 2025
Created: 07 March 2025
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laboratorio

Il riarmo UE tra indipendenza dagli USA e keynesismo militare

di Domenico Moro

Difesa europea immagine.jpegDwight Eisenhower, presidente degli Stati Uniti, nel 1961 denunciò il pericolo rappresentato dal “complesso militare-industriale”, riferendosi all’intreccio di interessi tra l’industria bellica, i rappresentanti del Congresso e le Forze Armate, che poteva condizionare profondamente la politica statunitense. Pochi anni più tardi, nel 1966, uscì un importante lavoro di due economisti statunitensi, Baran e Sweezy, intitolato Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana, nel quale si dimostrava che solo grazie alla spesa militare e all’industria bellica il capitalismo Usa poteva contrastare la sua crisi e contenere la disoccupazione.

In sostanza, la spesa bellica (e ancora di più le guerre) rappresentano una sorta di “keynesismo militare” che, come prevede la versione originale di Keynes, si basa sulla spesa pubblica per sostenere l’economia capitalistica. Soltanto che tale spesa, invece di essere indirizzata verso il settore civile (infrastrutture, Welfare state, ecc.), è indirizzata verso quello militare. La spesa militare rappresenta una tipologia di spesa pubblica che per il capitale è più accettabile, perché i finanziamenti statali vanno direttamente alle imprese e soprattutto perché gli investimenti pubblici non vanno a finanziare un concorrente dell’impresa privata. Ad esempio, un’ampia ed efficiente sanità pubblica rappresenta un pericoloso concorrente per la sanità privata.

Nel 2024 si è registrata una corsa dei fondi di investimento verso il settore della difesa statunitense. La ragione stava nella guerra in Ucraina e nel budget della difesa statunitense che è di gran lunga il più massiccio a livello mondiale, essendo pari a 913 miliardi di dollari (2023) contro i 313 miliardi della Ue, i 296 della Cina e i 109 della Russia[i]. Gli esperti prevedevano che la rielezione di Trump avrebbe determinato un ulteriore aumento della spesa militare, spingendo gli investimenti dei fondi anche nel 2025.

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Published: 10 March 2025
Created: 04 March 2025
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analisidifesa

La “coalizione dei volenterosi” di Londra e Parigi affonda Ue e NATO

di Gianandrea Gaiani

DSC02223 0.jpgIl summit di Londra che ha riunito molte nazioni europee più NATO, UE e il presidente ucraino per discutere come gestire la situazione dopo la rissa nello Studio Ovale di venerdì scorso tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump ha varato iniziative che appaiono confuse e già col fiato corto.

A parte l’ormai consueto impegno degli europei a spendere di più per la Difesa e ad essere pronti ad “assumersi maggiori responsabilità”, come ha detto il premier britannico Keir Starmer, i punti salienti emersi al vertice di Londra sembrano celebrare più le divisioni tra gli alleati che unità d’intenti.

Francia e Regno Unito hanno avanzato la proposta di una tregua della durata di un mese mentre Starmer ha esposto i punti del piano britannico “volto a porre fine i combattimenti” in Ucraina, precisando che questo piano sarà discusso con gli USA e verrà attuato “insieme” a Washington. I leader presenti al summit hanno concordato su quattro punti.

 

I quattro punti

Il primo punto prevede di mantenere l’aiuto militare all’Ucraina durante la guerra e aumentare la pressione economica sulla Russia: quindi verranno inasprite le sanzioni a Mosca mentre gli Stati Uniti parlano apertamente di ripristinare relazioni commerciali con Putin. Inoltre è noto che l’Europa non ha più aiuti militari da offrire a Kiev mentre gli Stati Uniti potrebbero bloccare ogni fornitura dopo la lite con Zelensky alla Casa Bianca.

Il secondo punto sostiene che un accordo di pace dovrà garantire la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina che dovrà partecipare ai negoziati. Un punto che meriterebbe chiarimenti poiché la sovranità dell’Ucraina non è mai stata messa in discussione ma nei negoziati è certo che Mosca imponga cessioni territoriali a Kiev. Inoltre, come ha più volte precisato Trump, l’Ucraina non è nelle condizioni di dettare condizioni.

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  1. Leo Essen: Chi non lavora non mangia. Critica al programma di Gotha
  2. Roberto Iannuzzi: Retroscena e implicazioni della “lite dello studio ovale” fra Trump e Zelensky
  3. Carlo Formenti: Panafricanismo, marxismo, comunismo
  4. Eros Barone: Osservazioni ai lucidi del prof. Adriano Paolo Morando* sulla storia e sulla epistemologia delle scienze elettromagnetiche
  5. Fulvio Grimaldi: "Eurogermania" scassata ma armata: così la Bundeswehr ritorna Wehrmacht
  6. Carla Filosa: Sovrastare il sovrastato
  7. Lorenzo Mizzau: «La vita privata, è privata di che?»
  8. Michael Roberts: Il MAGA di Trump e la deregulation
  9. Alfonso Gianni: Il nichilismo di Trump
  10. Fosco Giannini: Trump, Putin, UE ed elezioni in Germania
  11. Sandrine Aumercier: La produzione marxiana e l'inconscio freudiano: l'oblio del simbolico secondo Baudrillard
  12. Maurizio Lazzarato: I vicoli ciechi del pensiero critico occidentale
  13. Jeffrey D. Sachs: La geopolitica della pace. Discorso al Parlamento europeo il 19 febbraio 2025
  14. Konrad Nobile: Com'è bello far la guerra da Trieste in giù
  15. Alberto Bradanini: Le guerre e l’orizzonte di un mondo diverso
  16. Gianandrea Gaiani: Ucraina: con gli USA o con la Ue? Il dilemma dopo la rissa alla Casa Bianca
  17. Nico Maccentelli: Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è… demente
  18. Francesco Farina: La concezione del processo economico di un economista dissenziente: il ‘circuito monetario’ di Augusto Graziani
  19. Laura Ruggeri: L’effetto MAGA sulle relazioni USA-Cina: Cresce l’Ambiguità Strategica
  20. OttolinaTV: La guerra tra Deep State e Trump distruggerà l’Italia?
  21. Paolo Lago: Le macchine della paura
  22. Enrico Tomaselli: Il senso di 'Bibi' per la guerra
  23. Salvatore Tinè: Rivoluzione sociale e rivoluzione politica nel giovane Lukács. Alcune note su Storia e coscienza di classe
  24. Vincenzo Comito: Il lungo inverno dell’economia tedesca (ed europea)
  25. Carlo Formenti: Panafricanismo, marxismo, comunismo

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