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Published: 01 March 2025
Created: 26 February 2025
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comedonchisciotte.org

Sì, l’Ucraina ha iniziato la guerra

di Joe Lauria

Donald Trump è stato scorticato vivo dai media e dai leader occidentali per aver detto che l'Ucraina ha iniziato la guerra. Ecco i fatti, non i miti, dice Joe Lauria

photo 2025 02 23 23 04 43.jpgIl clamore si è diffuso rapidamente in tutto il mondo occidentale: Donald Trump ha osato dire che è stata l’Ucraina a dare inizio alla guerra.

Il New York Times ha accusato Trump di “riscrivere la storia dell’invasione russa del suo vicino”. Il corrispondente del giornale alla Casa Bianca ha scritto :

“Quando le forze russe si sono schiantate oltre i confini dell’Ucraina nel 2022, decise a cancellarla dalla mappa come stato indipendente, gli Stati Uniti si sono precipitati ad aiutare la nazione assediata e hanno dipinto il suo presidente, Volodymyr Zelensky, come un eroe della resistenza.

Tre anni dopo, quasi esattamente il giorno dopo, il presidente Trump sta riscrivendo la storia dell’invasione russa del suo vicino più piccolo. L’Ucraina, in questa versione, non è una vittima, ma un cattivo. E il signor Zelensky non è un Winston Churchill dei giorni nostri, ma un “dittatore senza elezioni” che in qualche modo ha iniziato la guerra lui stesso e ha convinto l’America ad aiutarlo”.

La BBC ha riferito:

“L’Ucraina non ha iniziato la guerra. La Russia ha lanciato un’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, dopo aver annesso la Crimea nel 2014.

L’annessione è avvenuta dopo che il presidente filorusso dell’Ucraina è stato detronizzato da manifestazioni popolari.”

La CNN ha urlato: “Il presidente Donald Trump ha ora adottato pienamente la falsa propaganda russa sull’Ucraina, rivoltandosi contro una democrazia sovrana che è stata invasa a favore dell’invasore. … Trump ha accusato ingiustamente l’Ucraina di aver iniziato il conflitto”.

“In commenti ai giornalisti nel suo resort di Mar-a-Lago in Florida, Trump ha falsamente affermato che Kiev aveva iniziato il conflitto, il più grande sul suolo europeo dai tempi della seconda guerra mondiale”, si è lamentato il Financial Times.

La stessa cosa è accaduta nel panorama dei media occidentali, che hanno parlato con una sola voce.

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Published: 28 February 2025
Created: 24 February 2025
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fuoricollana

Contro la Sinistra neoliberale di Sahra Wagenkneecht

Prefazione di Vladimiro Giacché

Istruzioni per l’uso per ragionare sulle ragioni dell’affermazione delle destre in Occidente e in Germania. Il rappresentante della sinistra alla moda non desidera essere definito socialista, neppure nell’accezione socialdemocratica. Si considera cittadino del mondo senza troppi legami con il proprio paese

Sahra Wagenkneecht I.png«Sinistra era un tempo sinonimo di ricerca della giustizia e della sicurezza sociale, di resistenza, di rivolta contro la classe medio-alta e di impegno a favore di coloro che non erano nati in una famiglia agiata e dovevano mantenersi con lavori duri e spesso poco stimolanti. Essere di sinistra voleva dire perseguire l’obiettivo di proteggere queste persone dalla povertà, dall’umiliazione e dallo sfruttamento, dischiudere loro possibilità di formazione e di ascesa sociale, rendere loro la vita più facile, più organizzata e pianificabile». […]

 

Un libro scandaloso

Credo che i lettori non faranno fatica a condividere questa descrizione proposta da Sahra Wagenknecht nel primo capitolo del suo libro. Questa descrizione è anche il miglior punto di partenza per introdurre quelle che ritengo siano le tesi principali di questo testo, quelle che lo rendono un libro importante e opportunamente scandaloso.

Un tempo la sinistra era questo, in effetti. E oggi? Oggi le cose sono parecchio cambiate. Se un tempo al centro degli interessi di chi si definiva di sinistra vi erano problemi sociali ed economici, oggi non è più così.

Adesso, osserva l’autrice, «l’immaginario pubblico della sinistra sociale è dominato da una tipologia che definiremo da qui in avanti sinistra alla moda [l’originale tedesco è Lifestyle-Linke, letteralmente ‘sinistra dello stile di vita’], in quanto chi la sostiene non pone più al centro della politica di sinistra problemi sociali e politico-economici, bensì questioni riguardanti lo stile di vita, le abitudini di consumo e i giudizi morali sul comportamento […]. È convinto che lo Stato nazionale sia un modello in via di estinzione e si considera cittadino del mondo senza troppi legami con il proprio paese». Il rappresentante della sinistra alla moda non può – né desidera – essere definito un “socialista”, neppure nell’accezione socialdemocratica del termine: semmai un liberale di sinistra.

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Published: 28 February 2025
Created: 28 February 2025
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sinistra

Siamo al dunque

di Algamica*

algamica Siamo al dunque definitivo html 92c9b73eea7a658e.png«Siamo entrati, sembriamo non volerlo comprendere, in una fase della storia inedita e pericolosa» scriveva Walter Veltroni sul Corriere della sera l’8 febbraio di quest’anno. Un giudizio che condividiamo appieno. Ma in che senso è inedito e pericoloso, perché e innanzitutto per chi?

Partiamo, come sempre dai fatti per cercare di capire cosa sta succedendo realmente e di cosa ci dobbiamo aspettare. Due sono le questioni in primo piano: la crisi in Medioriente e quella in Ucraina, con risvolti storici tempestosi.

Diciamo fin da subito che lo spettacolo piuttosto indecoroso che stanno offrendo le cancellerie occidentali sull’Ucraina è degno della “migliore” tradizione del liberalismo occidentale: partire lancia in resta quando la storia gonfiava le sue vele e arretrare vergognosamente senza volerne ammettere l’evidenza.

Cerchiamo di chiarire di cosa parliamo: è acclarato che l’Occidente nel suo insieme, causa la crisi storica del modo di produzione capitalistico che non riesce più a far ripartire l’accumulazione, aveva deciso, scegliendo Kiev come testa d’ariete per provocare la Russia, attirarla in una guerra, batterla, smembrarla e stravincere la Guerra fredda, gestire le sue risorse energetiche e tentare di riprendere il controllo della dominazione imperiale ormai in declino. Detto altrimenti una sorta di una nuova Israele più a est. Si trattava di un passaggio obbligato per cercare di recuperare un rapporto con il resto del mondo, l’Asia in modo particolare che la sta sopravanzando nella concorrenza e in particolare per quanto riguarda la produzione e l’approvvigionamento di quelle materie prime e di quei metalli rari necessari alla nuova industria e alla logistica delle telecomunicazioni, che abbondano appunto in Cina, in America Latina, nel cuore dell’Africa, in Russia e in Ucraina e perfino in Groenlandia e di cui sono sprovvisti le nazioni avanzate dell’Occidente e gli Stati Uniti. Dunque un potere capitalistico in affanno che aveva già alle spalle una serie di sconfitte a cominciare dal Vietnam per finire alla fuga precipitosa dall’Afghanistan oltre all’odio guadagnato in gran parte del resto del mondo per i suoi comportamenti gangsteristici.

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Published: 28 February 2025
Created: 28 February 2025
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moneta e credito

‘Non-ordine’ economico mondiale, guerra e pace

Un dibattito tra Emiliano Brancaccio* e Ignazio Visco1**

Abstract: Nel dibattito prevalente sulle determinanti dei conflitti militari, sembra mancare un'indagine sulle possibili cause ‘materiali’ tra i fattori che alimentano gli odierni venti di guerra. In particolare, occorre valutare quanto contino gli squilibri nelle relazioni commerciali e finanziarie, le tendenze verso la centralizzazione dei capitali e le relative svolte nell’ordine economico globale dal libero scambio al protezionismo. Un dialogo tra il Governatore onorario della Banca d’Italia Ignazio Visco e l’economista Emiliano Brancaccio, promotore dell’appello su “le condizioni economiche per la pace”.

jvoredihgnPaola Nania - Lo scopo di questo dibattito è di approfondire e discutere "le condizioni economiche per la pace”: è il titolo del libro che ha ispirato questa iniziativa ed è il tema partito dall’appello che il professor Brancaccio, con Lord Skidelsky e altri studiosi, ha pubblicato nel 2023 sul Financial Times e Le Monde e che è stato ripreso dal Sole 24 Ore e da molte altre testate. Nel 2022 è iniziata la guerra in Ucraina, l’anno successivo è riesploso il conflitto in Palestina e in Medio Oriente e i teatri di guerra continuano purtroppo ad allargarsi nel mondo. Secondo la tesi del professor Brancaccio e dei suoi coautori, uno dei problemi di questa fase storica è che nella riflessione collettiva manca un approfondimento sulle contraddizioni ‘economiche’ alla base delle attuali tensioni militari e sulla cooperazione necessaria per superarle. Ne discutiamo con gli ospiti di questo incontro e soprattutto con l’ex Governatore e attuale Governatore onorario della Banca d’Italia Ignazio Visco, che si è spesso soffermato sui grandi problemi della cooperazione internazionale nei ruoli di vertice che ha ricoperto durante la sua lunga carriera istituzionale. Iniziamo allora questo dialogo con una domanda al professor Brancaccio: quali sono, a suo avviso, gli inneschi economici delle odierne tensioni internazionali?

Emiliano Brancaccio - Prima di rispondere vorrei ringraziare coloro che hanno reso possibile questa iniziativa: l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che ci ospita, il presidente onorario dell’Istituto e Rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari, il direttore studi dell’Istituto professor Geminello Preterossi dell’Università di Salerno.

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Published: 27 February 2025
Created: 24 February 2025
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fuoricollana

C’era una volta in Germania

di Antonio Cantaro

9788822053367 0 500 0 0.jpgSollecitata dal sudafricano Elon Musk a fornire risposte emotive e avventate e dalla velenosa provocazione britannica sul “malato d’Europa”, la Germania ha reagito con un’altissima partecipazione al voto (84%) e una indicazione di stabilità. Ma il neomercantilismo tedesco è comunque finito. A volte un sigaro è solo un sigaro, ma qualche volta è qualcos’altro, ha detto un giorno Sigmund Freud. A volte un risultato elettorale è solo un risultato elettorale, ma il voto tedesco di domenica 23 febbraio, svoltosi esattamente a distanza di tre anni dall’inizio della “operazione militare speciale” di Vladimir Putin, è molto di più. È qualcos’altro. Ed è di questo qualcos’altro che si occupano, da diversi punti di osservazione, i diversi e ricchi contributi di questo numero di fuoricollana. Della caduta di un modello politico, economico, sociale, costituzionale. Fine ancora più esemplare in quanto coincide (ma non si tratta di mera coincidenza) con il definitivo esaurimento fine dei due ordini – l’ordine del New deal e l’ordine neoliberale – che hanno retto nell’ultimo secolo gli Usa e grande parte del mondo occidentale. Il nuovo ordine sta nascendo sulle ceneri dei due precedenti ed è per questa ragione che non troviamo ancora la parola giusta per definirlo, se non quella approssimativa di “ordine del caos”. Un ordine del caos – la cui icona è Trump – che ci parla di una epocale crisi della funzione progressiva storicamente svolta dal capitalismo neoliberale.  Quel mondo è finito, ma senza mettere a tema virtù e i vizi di quel vecchio mondo capiremo poco di quanto sta accadendo nel nuovo. Per questo ci riguarda non solo quanto è avvenuto con le ultime elezioni americane e subito dopo, ma ci riguarda anche quanto accade (e quanto non accade) nel Vecchio mondo europeo e, soprattutto, in Germania. In primo luogo, perché la Germania, ancora la prima potenza economica e demografica dell’Ue, è una dei principali bersagli della guerra commerciale e tecnologica tra Cina e Usa. Bye Bye Germany. In secondo luogo, perché il ruolo della Germania, da sempre decisivo per il processo di integrazione sovranazionale, era stato sino a pochi anni fa rafforzato dall’allargamento. Es war einmal in Deutschland. In terzo luogo, perché parlare della Germania significa parlare – per evidenti ragioni storiche, politiche, economiche – anche dell’Italia. C’era una volta in Germania.

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Published: 27 February 2025
Created: 24 February 2025
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linterferenza

Superare la sfida dei Brics. Quale logica segue Trump?

di Alessandro Visalli

lònvyafdr«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.»

Tommasi di Lampedusa

Quello che segue è un tentativo del tutto prematuro di ipotizzare la logica d’azione della nuova amministrazione americana; una riflessione sugli eventi dal solo punto di vista del nuovo establishment statunitense. Prematuro perché dovrà essere lo svolgersi degli eventi a chiarire la direzione delle cose, e in parte retrospettivamente illuminare le intenzioni. La superficie delle cose ci dice che, da una parte, l’amministrazione Usa prosegue, esasperandola ulteriormente, la tendenza di fondo neoliberale di svuotare le macchine redistributive e di controllo dello Stato (affidando il compito di macellaio a una nuova agenzia e a un imprenditore senza scrupoli, come il sudafricano Elon Musk); dall’altra sembra condurre una brutale politica estera di radicale revisione dell’impostazione ‘wilsoniana’ prevalente in tutto il Novecento[1]. Accompagna questa doppia lama di forbice una retorica radicalmente ostile all’universalismo progressista, fondata su argomenti presi dal catalogo del conservatorismo tradizionalista.

Si tratta, dunque, di una costellazione di policy ancora apparentemente incoerente, che non può essere ricondotta direttamente allo schema liberali/fascisti (storicamente poi non tanto incompatibili[2]), dal momento che il fascismo storicamente esistito (quello ‘eterno’ lo possiamo lasciare ai fantasmi della propaganda) è sempre stato iperaccentratore e statalista, mentre qui tutto parla di una triplice ritirata.

La nostra ipotesi è che si tratti in sostanza della finale assunzione del fatto che il triplice deficit (bilancio dello stato, bilancia commerciale e saldo finanziario complessivo) è insostenibile ormai nel medio periodo, e la “sconfitta dell’Occidente” di cui parla Todd nel suo libro[3], rende non più sostenibile la sovraestensione imperiale pretesa dagli ultimi governi USA (da Clinton in poi, almeno, democratici e repubblicani).

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Published: 27 February 2025
Created: 23 February 2025
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lantidiplomatico

L’alba grigia dei popoli europei

di Marco Bonsanto

nilwufbvfskQuesta volta ci siamo. L’iniziativa di Trump ai colloqui di pace con la Russia di Putin ha decretato l’estinzione di fatto dell’Unione Europea come progetto politico, se mai lo è stato. L’autocelebrato colosso della civiltà liberale che con i suoi standard doveva servire da faro al resto del mondo, è divenuto improvvisamente un fantasma internazionale.

È bastata la poderosa squilla di un soave twitt (pardon! di un truth) per rompere l’incantesimo. Milioni di europei indotti a credere nel sogno di un’unione dei popoli nel segno della pace, della democrazia e del benessere, si svegliano ora bruscamente nell’incubo a occhi aperti di un diroccato maniero ossessionato dagli spettri ululanti dei politici europei. Ne fornisce un plastico esempio il grido in falsetto di Mario Draghi all’ultimo European Parlamentary Week di Bruxelles, rivolto a chi gli chiedeva cosa sia meglio fare per uscire dall’impasse in cui l’ha ficcata Trump: “Non ne ho idea, ma facciamo qualcosa!”. I competenti hanno parlato, questione chiusa.

Insomma l’UE è appesa a un filo – indecisa se usarlo per ritrovare l’uscita dal labirinto, oppure per impiccarsi. Non è escluso che le due soluzioni convergano, perché “What we call the beginning often is the end” (Eliot).

Dopo il fallimento delle sue politiche finanziarie, economiche, energetiche, sociali e ideologiche, divenuto ormai conclamato con la guerra alla Russia, l’UE non potrà far altro che riqualificare la sua azione nell’unico modo che ha sempre ritenuto necessario adottare in analoghe circostanze di crisi, cioè: radicalizzando le medesime politiche! Non abbiamo dubbi che lo farà, e a maggior ragione, anche questa volta, perché la casta degli euroburocrati che l’amministra per conto terzi semplicemente non ha scelta. Devono troppo a chi li ha nominati dalle segrete “cabine di regìa” al loro ruolo di serventi dorati. Il World Economic Forum non può cambiare il proprio programma di governo, ma al più rimodularlo intensificandolo. Esso segue da sempre un’unica agenda, fatta esclusivamente di continue emergenze tra loro collegate che la rendono in sé totalitaria e perciò inemendabile, pena la totale crisi di credibilità di chi la promuove.

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Published: 26 February 2025
Created: 26 February 2025
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sinistra

L’ideologia dell’imperialismo americano tra riflesso e progetto

di Eros Barone

Doctrina Monroe trump 300x197.jpg1. Il “modello americano” e la crisi della globalizzazione

Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno attraversato due fasi: la fase della “guerra fredda” con l’Unione Sovietica e il campo socialista (1947-1991) e la fase del mondo unipolare (1991-2024). Nella prima, gli Stati Uniti si confrontavano alla pari con l’Unione Sovietica, mentre nella seconda hanno completamente sconfitto l’avversario e sono diventati l’unica superpotenza politico-ideologica e militare di dimensioni mondiali. Il capitale finanziario, dotato di tutte le opportune ramificazioni nei partiti e in altre istituzioni, ha così assunto il ruolo di guida di una strategia di dominio mondiale. A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, questo dominio si è rivestito di un’ideologia di sinistra liberale fondata sulla combinazione fra gli interessi del grande capitale internazionale e una cultura individualista di taglio ‘progressista’: ideologia che ha trovato la sua piena espressione politica nel Partito Democratico statunitense.

A questo punto, sembrava che tutti i paesi del mondo avessero adottato, nella loro concreta articolazione di Stati e di società, il modello americano: democrazia politica rappresentativa, economia di mercato capitalista, ideologia individualista e cosmopolita dei diritti umani, tecnologia digitale, cultura postmoderna incentrata sull’Occidente. Tuttavia, fin dai primi anni Novanta, tra gli intellettuali americani si manifestarono posizioni che ponevano in luce il carattere mistificante e illusorio di questa visione. Tali posizioni trovarono un’espressione incisiva nell’analisi di Samuel Huntington, il quale previde come inevitabili lo “scontro delle civiltà”, il rafforzamento del multipolarismo e la crisi della globalizzazione incentrata sull’Occidente capitalistico. 1 Partendo da queste premesse, il politologo statunitense elaborò il progetto di una riforma, per così dire di stampo “dioclezianeo”, dell’Impero, sostenendo che l’identità americana dovesse essere rafforzata piuttosto che indebolita e che gli altri paesi occidentali dovessero essere uniti nell’ambito di un’unica civiltà occidentale, non più globale ma regionale. 2

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Published: 26 February 2025
Created: 24 February 2025
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analisidifesa

Trump corregge la fallimentare strategia USA ma l’Europa stenta a comprenderlo

di Gianandrea Gaiani

hv99717gbni7wfNwJAP0BjWwcTbeRfz3.jpgGli Stati Uniti riconoscono gli errori compiuti con la Russia e li attribuiscono alla precedente amministrazione mentre l’Europa sembra non comprendere la necessità di correggere la strategia fallimentare adottata fino a ora. Infatti le conseguenze del vertice in Arabia Saudita tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov stanno scatenando scalpore e panico in Europa.

Un incontro definito da entrambe le delegazioni utile e proficuo e benché non siano emersi molti dettagli è apparso chiaro che le due superpotenze sembrano intenzionate ad accordarsi e a trovare intese che vanno ben oltre la conclusione del conflitto in Ucraina.

Per il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. “La conversazione, credo, è stata molto utile. Non ci siamo solo sentiti, ma ci siamo ascoltati a vicenda, e ho ragione di credere che la parte americana abbia capito meglio la nostra posizione”.

Da quanto emerso, come riportato sui siti internet dei ministeri degli Esteri di Russia e USA, verranno riattivate le relazioni le missioni diplomatiche (Washington ha già presentato le credenziali di un novo ambasciatore) e la priorità per i gruppi di lavoro russo-americani sembra essere più la ripresa delle relazioni commerciali ed economiche che non arrivare al più presto a concludere un accordo per far cessare il conflitto ucraino, di cui verranno informati (ma non coinvolti) anche ucraini ed europei.

Parte del dialogo in corso, ha detto Rubio, è incentrato “sull’assicurarsi che le nostre missioni diplomatiche possano funzionare”, per far ripartire relazioni diplomatiche “vibranti”. Per il segretario di Stato sarà importante “identificare le straordinarie opportunità esistenti qualora questo conflitto giunga a una conclusione accettabile… per collaborare con i russi in termini geopolitici, su questioni di interesse comune, e francamente anche sotto l’aspetto economico”.

Trovare un’intesa per chiudere il conflitto è “essenziale affinché sia possibile lavorare insieme su altre questioni geopolitiche di interesse comune, e naturalmente su alcune partnership economiche piuttosto uniche, potenzialmente storiche”.

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Published: 26 February 2025
Created: 15 February 2025
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seminaredomande

Quale soluzione per squilibri economici che degenerano in guerra

Ritornare all’Unione Europea dei Pagamenti anni 50 riformando il TARGET2

di Francesco Cappello

coverdatalb.jpgL’Unione Europea è oggi ai ferri corti con Trump perché in surplus rispetto agli USA di più di 50 miliardi di euro, e anche nei confronti del resto del mondo, a causa delle sue politiche economiche mercantiliste ordoliberiste. Gli squilibri commerciali tra importazioni ed esportazioni esistono anche all’interno dell’eurozona.

Pur di mantenere questi surplus, i paesi dell’eurozona hanno attuato svalutazioni interne, mantenendo bassi i salari, riducendo lo stato sociale e gli investimenti pubblici anche a costo di danneggiare, come continua a succedere, la domanda interna. La deflazione salariale causata dall’euro ha, infatti, ulteriormente ridimensionato il mercato interno europeo. Questo ha generato una bilancia commerciale sbilanciata, favorendo i paesi in attivo e penalizzando quelli in difficoltà. La necessità di privilegiare le esportazioni è resa necessaria dal bisogno di valuta estera con la quale continuare a onorare il servizio al debito pubblico, obiettivo raggiunto grazie anche agli avanzi primari realizzati ormai da trent’anni a questa parte dal nostro Paese.

I surplus commerciali, in particolare quelli della Germania, hanno portato a spostamenti di capitali dai paesi in surplus a quelli in deficit, aggravando la povertà di nazioni come la Grecia, costretta a risarcire i suoi debiti svendendo i suoi asset. È necessario, finalmente, riconoscere i rischi legati a questi spostamenti di capitali e introdurre correttivi per affrontare la situazione.

 

L’Unione Europea dei Pagamenti. Un sistema fondato sulla compensazione

Dopo il secondo conflitto mondiale, a risollevare l’Europa Occidentale dalle macerie della guerra più che il piano Marshall fu l’Unione Europea dei Pagamenti (UEP), attiva dal 1950 al 1958, presieduta da Guido Carli. Essa fu mutuata dal sistema dei pagamenti proposto a Bretton Woods nel ’44 da J.L.M. Keynes [1].

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Published: 25 February 2025
Created: 23 February 2025
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intelligence for the people

Conflitto ucraino e crisi transatlantica: il crollo dei tabù

di Roberto Iannuzzi

I discorsi di Hegseth e Vance, e le esternazioni di Trump su Zelensky, provocano un terremoto nelle relazioni tra USA ed Europa, mettendo a nudo verità troppo a lungo taciute

57e69542 c84b 41c4 938d 329d9a04e594 2800x1867C’è voluta una ventina di giorni, dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, perché i contatti fra la Russia e la nuova amministrazione si mettessero in moto.

Ma quando il presidente americano (dopo una seconda telefonata al suo omologo Vladimir Putin, questa volta confermata dal Cremlino) ha annunciato l’immediato avvio dei negoziati per risolvere la guerra ucraina, ai leader europei è cominciata a mancare l’aria.

La vera doccia fredda è arrivata però dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, il 12 febbraio, in occasione dell’incontro del Gruppo di Contatto che riunisce i paesi che sostengono l’Ucraina.

Egli ha affermato che Trump intende porre fine a questo devastante conflitto ormai prossimo al suo terzo anniversario, giungendo a una pace duratura sulla base di una valutazione realistica del teatro di guerra.

 

Washington scarica l’Ucraina sulle spalle dell’Europa

Partendo da questa premessa, Hegseth ha aggiunto che:

1) Ritornare ai confini dell’Ucraina precedenti alla crisi del 2014 è irrealistico (dunque Kiev dovrà fare importanti concessioni territoriali);

2) l’adesione dell’Ucraina alla NATO non è un obiettivo perseguibile;

3) ogni eventuale garanzia di sicurezza all’Ucraina dovrà essere fornita da truppe europee e non europee, a esclusione di quelle americane;

4) qualora vengano dispiegate forze di interposizione in Ucraina, esse non faranno parte di una missione NATO e non saranno coperte dall’articolo 5 dell’Alleanza;

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Published: 25 February 2025
Created: 23 February 2025
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pierluigifagan

Il capitalismo della frammentazione

Recensione al libro di Quinn Slobodian, Einaudi, 2023

di Pierluigi Fagan

9788806251765 0 0 536 0 75 1.jpgSlobodian è uno storico canadese, già autore dell’ottimo Globalist. La fine dell’impero e la nascita del neoliberismo (Meltemi 2021), qui in indagine sull’evoluzione del sistema ideologico di certo capitalismo anglosassone ovvero l’anarco-capitalismo. Titolo originale dell’opera: Crack-Up Capitalism: Market Radicals and the Dream of a World Without Democracy che ha il merito di chiarire subito il punto centrale della questione: un mondo dominato dal mercato e il capitale, libero da ogni residua forma di democrazia.

La forma economica capitalistica sappiamo essere presente in vari modi e intensità nell’intera storia umana incluso il tardo medioevo italiano che creò e raffinò gran parte degli elementi di questa forma economica. Ma solo quando si impossessò dello stato con la Gloriosa rivoluzione inglese del 1688-89, cominciò a diventare sia la forma completa che conosciamo, sia l’unica forma di economia ammessa. Dopo quasi due secoli e mezzo, Il Regno Unito arrivò ad accettare il pieno suffragio universale della forma di rappresentanza parlamentare che diciamo impropriamente “democrazia”. Dopo guerra e dopoguerra, inizia il fastidio delle élite per questa pur imperfetta forma di “democrazia”, precisamente dagli anni ’70 e le prime teorizzazioni dei think tank americani, dalla Trilaterale di Samuel Huntington in giù. A seguire, la versione con sempre meno politica ovvero democratica e sempre più dittatura prima della mano invisibile, poi del capitale finanziario detta “neo-liberismo”. L’anarco-capitalismo è la radicalizzazione ulteriore che, come da titolo originale del libro di Slobodian, sogna un mondo totalmente libero dai vincoli sociali e politici ovvero una monarchia o aristocrazia del capitale.

Tale ideologia anarco-capitalista non va presa come un canone ferreo ma come una costellazione di concetti, ispirazioni e tendenze. Può darsi che, a parte i teorici deputati a disegnare mondi di perfezione logica poco realistici che hanno il fascino dell’ideale, alcuni elementi possano essere usati per applicazioni parzialmente diverse ma concrete come sta facendo e sempre più farà Donald Trump. Vale dunque la pena di vedere cosa dice l’indagine di Slobodian.

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Published: 25 February 2025
Created: 20 February 2025
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lantidiplomatico

Come il comunismo sta surclassando il capitalismo

di Indrajit Samarajiva*

vjcpoingbpxNon è ironico? Non credete? Un centinaio di aziende di veicoli elettrici sono fiorite sotto il comunismo, mentre il capitalismo sovvenziona uno spaccone che produce quattro veicoli e un fermacarte. Una start up ha addestrato un'intelligenza artificiale per 5,5 milioni di dollari sotto il comunismo, mentre l'intelligenza artificiale del capitalismo richiede 500 miliardi di dollari di aiuti governativi. Tutto ciò che i capitalisti vi hanno detto sul capitalismo erano solo stronzate per vendervi altro capitalismo. Il comunismo è in realtà molto più innovativo del capitalismo. Fanno di più con meno, e per scopi migliori.

 

Lunga e forse inutile digressione storica

La grande potenza tecnica del comunismo era in realtà nota fin dall'inizio. Russia e Cina si sono industrializzate nel giro di una generazione. Nessuna nazione si è mai sviluppata più velocemente o in misura maggiore, un miracolo economico che la maggior parte degli economisti occidentali ha ignorato, perché il comunismo è un male, STFU [zitto, stronzo!]. La capacità produttiva del comunismo è stata screditata perché l'intera faccenda sembrava crollare con la fine dell'Unione Sovietica, ma non era tutto. Come ha detto Xi Jinping nel 2018:

Lo sviluppo storico non è mai rettilineo, ma pieno di colpi di scena. Alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90, il crollo dell'Unione Sovietica, la caduta del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e i drammatici cambiamenti nell'Europa dell'Est non solo hanno portato alla scomparsa dei primi Paesi socialisti e dei Paesi socialisti dell'Europa dell'Est, ma hanno anche avuto un grave impatto sul gran numero di Paesi in via di sviluppo che aspiravano al socialismo, e molti di loro sono stati costretti a prendere la strada di copiare il sistema occidentale.

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Published: 25 February 2025
Created: 04 January 2025
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paginauno

Intelligenze artificiali e intelligenze sociali

di Renato Curcio

Incontro-dibattito sul libro Intelligenze artificiali e intelligenze sociali di Renato Curcio (Sensibili alle foglie, 2024), presso il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Milano, 29 settembre 2024

sodinhvudLa tecnica e il sociale non vanno confusi: la tecnica è lo strumentale e lo strumentale funziona in modo diverso dalla vita. Renato Curcio aggiunge un altro tassello al suo percorso di ricerca

Questo libro è il seguito di un percorso di ricerca che faccio dal 2015, quindi da un po’ di anni, sul rapporto tra il vivente e lo strumentale, cioè tra le tecnologie nel senso generale del termine - le macchine - e l’umano, come momenti di un tipo di società, quella capitalistica, che sempre più li incrocia e li ibrida. Dopo il periodo della digitalizzazione, quindi di un capitalismo che era passato dal macchinismo industriale a una più complessa tecnologia digitale - che già aveva cambiato moltissi­me modalità di lavorare ma anche di entrare in relazione - con l’intelli­genza artificiale si è fatto un passo ulteriore. Un passo che è stato guar­dato, da una parte con la curiosità che spesso caratterizza la grande stampa, una curiosità legata alla pubblicità, per cui si parla molto di una certa tecnologia perché questo la promuove - ed è il caso di dispositivi come ChatGPT, che a un certo punto viene immesso nel mercato e nel consumo un po’ come era stato fatto, a suo tempo, coi social network, mitizzandone le potenzialità, le caratteristiche, le prospettive ecc. -; d’altro canto è tuttavia anche vero che, al di là delle mitizzazioni propa­gandistiche, queste tecnologie progressivamente non solo hanno cam­biato, e stanno cambiando, il nostro modo di vivere, ma lo stanno fa­cendo molto velocemente e profondamente, mentre non cambia la no­stra capacità di entrare in relazione consapevole con questi strumenti. Questo libro, quindi, parla e si interessa dell’intelligenza artificiale in re­lazione all’immaginario, ossia in relazione a uno dei problemi di fondo del cambiamento sociale, perché nessun cambiamento sociale si è mai prodotto senza che si generasse un immaginario istituente.

Gramsci è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per il suo grande contributo relativo al concetto di egemonia: sostanzialmente in che mo­do le classi sociali - e soprattutto quelle che hanno il potere, quindi che si collocano in una situazione di forza rispetto alle altre - costruiscono la cattura dell’immaginario dei cittadini, con quali stru­menti li portano a sé; in breve, come esercitano il loro dominio.

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Published: 24 February 2025
Created: 24 February 2025
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sinistra

Rifondare il comunismo

di Salvatore Bravo

bolscevichi marcia.jpgL’urgenza di ricostituire la sinistra comunista non è più rimandabile. Le oligarchie transnazionali con la fine della globalizzazione mostrano la verità del dominio. Sono in lotta a Oriente come a Occidente. Con la lotta fra le plutocrazie si aprono spazi di intervento e di verità. Le guerre plutocratiche si moltiplicheranno e i diritti sociali e individuali gradualmente scompariranno dall’orizzonte politico. Il loro posto è, e ancor più, sarà occupato da slogan e dalle parole ambivalenti della società dello spettacolo. L’articolo 31 del DDL sicurezza prepara l’Italia a una lunga guerra. Sarà possibile per le università, se fosse approvato, collaborare spontaneamente con i Servizi segreti. La guerra tra le oligarchie non può che causare un clima di timore. La paura è “arma” per neutralizzare i dissenzienti e per sollecitare il sospetto e il controllo. L’inquietudine è il mezzo con cui il capitalismo cerca di strappare la sua tranquillità, poiché è esso stesso inquieto a causa delle ingovernabili contraddizioni che lo corrodono. Il declino del capitalismo nelle sue formule plurali è inevitabile. I sintomi della decadenza sono ormai evidenti. La sovrapproduzione e la scarsità di risorse da estrarre e da sfruttare sono ormai la tagliola sanguinante del capitalismo. Il saccheggio è anche e specialmente spirituale, nella fase attuale il capitalismo rapina “la capacità di significare”, in tal modo i sudditi non sono che orci bucati in cui tutto fluisce, fino al punto che l’orcio assume la forma dei contenuti. Il sangue degli ultimi ha macchiato la storia dei capitalismi, pertanto la sua storia non potrà che terminare nel sangue e nel sudore degli infelici che già ora non vivono ma sopravvivono. Rileggere Marx è oggi fondamentale per risemantizzare per il presente. Il comunismo che verrà non sarà la riproposizione del passato, ma esso necessita della tradizione comunista e delle sue categorie per pensare il presente e progettare il futuro.

Marx ha riportato l’essere umano nella storia e ha svelato le religioni si sistema nella loro realtà ideologica. La religione con le sue fughe dorate da un mondo reificante è stata la complice del dominio, ha sparso i “fiori sulle catene”, è stata l’oppiaceo che ha consentito di “sopportare l’insopportabile”.

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Published: 24 February 2025
Created: 19 February 2025
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metis

La commedia degli equivoci

di Enrico Tomaselli

6e18842e 39f3 4259 a75b a8272d084848 1536x864Sarà anche che l’irruzione dell’uragano Trump sulla scena internazionale ha sconcertato molti, o che le aspettative fossero esageratamente alte, ma si direbbe che ciò sta scatenando una serie di misunderstanding davvero considerevole.

Tanto per cominciare, la nuova America non è affatto orientata al multipolarismo, nemmeno nei termini di una semplice accettazione della realtà. Al contrario – e lo dimostrano molte cose – sta semplicemente operando una conversione tattica, che prende atto sì dell’emergere di un mondo multipolare, ma soltanto per combatterlo meglio, e riaffermare il predominio statunitense. Ciò non consegue soltanto dalle reiterate affermazioni (e azioni) che continuano a indicare la Cina come una minaccia, e la necessità di contenerla (anche militarmente), ma anche dal mutato atteggiamento verso la Russia.

Il rovesciamento di 180°, rispetto alle posizioni sostenute dalla precedente amministrazione USA sino a pochi mesi fa, è infatti dovuto a due elementi: da un lato, la constatazione dell’errore strategico commesso innescando il conflitto in Ucraina, che ha spinto Mosca a saldare un’alleanza strategica di fatto con Pechino, e dall’altro la rivalutazione del nemico russo come ostico ma comunque di livello inferiore. Da ciò la nuova politica americana che punta a separare Russia e Cina (e più in generale a rompere il blocco di alleanze quadrilaterale con Iran e Corea del Nord), aprendo una fase di dialogo e collaborazione con Mosca, che punta a coinvolgerla in un meccanismo di riduzione della conflittualità. Fondamentalmente, questo schema si basa sull’idea che depotenziando il conflitto con la Russia, e contemporaneamente accentuando quello con la Cina, ciò finisca con l’insinuare un cuneo tra i due paesi. Ovviamente, il presupposto è che le profferte statunitensi siano abbastanza allettanti per Mosca da convincerla a tenersi fuori da un eventuale acuirsi delle tensioni sino-americane. Vedremo più avanti come questa operazione sia in realtà molto più complicata, a partire dal fatto che Washington non ha effettivamente molto da offrire.

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Published: 24 February 2025
Created: 18 February 2025
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analisidifesa

Guai ai vinti! Ucraina e Ue costrette a pagare le “riparazioni di guerra”. Agli Stati Uniti

di Gianandrea Gaiani

hnurtjpgPoche ore prima che a Riad russi e americani definissero i destini dell’Ucraina e riallacciassero le relazioni bilaterali, a Parigi come a Monaco ha trionfato l’aria fritta in salsa europea, cioè la dura espressione di ferree volontà basate però sul nulla, a partire dall’inconsistenza politica e militare. Nei contenuti infatti al summit europeo informale Parigi sembra essere andata in scena la replica della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, raccontata ai nostri lettori dall’articolo di Maurizio Boni apparso ieri sulle nostre pagine.

I leader europei riunitisi su invito del presidente francese Emmanuel Macron per provare a reagire alla soluzione trumpiana al conflitto in Ucraina, avrebbero concordato con il presidente americano su un approccio di “pace attraverso la forza”.

Non è ben chiaro cosa significhi ma questo riferiscono fonti Ue non meglio precisate, citate dalle agenzie di stampa, aggiungendo che “i leader ritengono che sia pericoloso concludere un cessate il fuoco senza un accordo di pace allo stesso tempo”. Affermazione paradossale perché esattamente aderente a quanto chiede Mosca che ha precisato da tempo che non accetterà tregue o cessate il fuoco ma solo un accordo complessivo che risolva il conflitto.

Sempre secondo fonti UE i leader europei “sono pronti a fornire garanzie di sicurezza, con modalità da esaminare con ciascuna parte, a seconda del livello di supporto americano”. E qui il paradosso rischia di scivolare nella comica perché l’Europa dichiara di essere pronta a mostrare muscoli che non ha e a correre rischi che nessun governo europeo è in grado di correre se vuole restare in sella.

 

Nel Paese delle Meraviglie

Per comprenderlo è sufficiente rilevare le ultime bellicose dichiarazioni rilasciate da alcuni leader riunitisi a Parigi e confrontarle con la realtà.

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Published: 24 February 2025
Created: 18 February 2025
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lafionda

Fact-checking: i nuovi censori

di Matteo Bortolon

jdsopfnugtwIl discorso di Monaco del vicepresidente Usa JD Vance è stato di una durezza quasi incredibile verso gli alleati europei, criticandoli aspramente anche per questioni di politica interna; particolare rilievo ha assunto il tema delle limitazioni della libertà di espressione che sono diventate moneta sonante per le classi dirigenti del Vecchio continente, nonché della precedente Amministrazione Biden.

Tale discorso va collegato al video, diffuso il 7 gennaio da Mark Zuckerberg – capo di Facebook e Instagram – a dir poco esplosivo, annunciando che si sbarazzerà (letterale: get rid of…) dei fact-checker per il controllo dei contenuti postati online (al momento solo negli Usa).

Per capire la carica polemica di Vance dobbiamo approfondire le forme di supervisione dei contenuti dei social e di come esse si siano radicate nel mondo del progressismo di establishment; quel mondo che la nuova dirigenza statunitense vede come un nemico ideologico. Con molte ragioni.

 

Cosa ha detto Zuckerberg

L’uscita del padrone di Meta ha suscitato reazioni forti, in particolare dei diretti interessati, che non ne avevano assolutamente avuto alcuna avvisaglia, apprendendo assieme al resto del mondo del proprio licenziamento.

Nel video Zuckerberg ammette che negli anni dal 2016 si è intensificata la pressione da parte di media tradizionali e governi per controllare i contenuti online, e il risultato è stato: sempre più censura ed errori. Cita anche le recenti elezioni statunitensi che avrebbero espresso una volontà di tornare a maggiore libertà online. I fact-checker avrebbero peccato di faziosità e distrutto più fiducia di quanto non ne abbiano creata.

Ma adesso intende tornare alle radici della sua mission aziendale e virare verso il free speech: vestendo i panni del difensore della libera opinione, indica diversi paesi e soggetti in cui c’è una grande voglia di censura, (fra cui la Ue!) che non riuscivano a contrastare avendo il loro stesso governo che premeva in tal senso.

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Published: 24 February 2025
Created: 24 February 2025
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comedonchisciotte.org

Bit Truth: la Verità ai tempi del digitale

di Glauco Benigni

Bit Truth = contenuto "estratto" in rete (come i Bitcoin). Può essere anche “verità fake” ma se fa audience è comunque buona per inserire pubblicità

verita digitale.jpegNota – Come si potrà notare in questo articolo non è stato menzionato il tema della censura che le Global Power Élites occidentali esercitano utilizzando argomentazioni e strumenti di controllo ambigui quali le Norme della Comunità nel caso dei Social o le nuove norme contenute nel Digital Services Act. Stavolta ho scelto di trattare questioni proprie della Verità dal punto di vista ontologico, del Monopolio tecnico e dell’uso commerciale.

* * * *

Purtroppo la stragrande maggioranza degli occidentali ritiene che esistano azioni e pensieri tali da realizzare “il Meglio Assoluto” per Tutti. Vedi, per esempio, le affermazioni di Yuval Noah Harari o le dichiarazioni della NATO. Da questa idea perversa di Monopolio della Verità derivano scontri, agguati, omicidi e guerre senza fine, combattute per affermare un concetto infantile: “la mia VERITÀ è meglio della tua”…quasi sempre a prescindere poi dagli effetti, dai “frutti generati”.

Affermare VERITÀ e imporle ad Altri conferisce e consolida l’Egemonia di Chi lo fa e pertanto le Élites lo fanno, ogni volta che possono…da sempre. Ovviamente queste Élites dominanti sanno anche molto bene che gli Opposti si esprimono in una dinamica continua tra loro e talvolta addirittura convivono, ma non ne vogliono tener conto. Sanno che c’è Yin e Yang; che “ogni medaglia ha il suo rovescio”; che il Mercato si fa con il mix di offerta/domanda e quindi c’è la Compravendita e non solo l’Acquisto o la Vendita…sanno che ogni Debito è anche un Credito e che ogni Difesa è anche un Attacco e così via.

Eppure le Cupole dominanti, ostinatamente, dal declino del Politeismo in poi, CREDONO o per lo meno FANNO CREDERE FERMAMENTE che esistano VERITÀ in assoluto migliori di altre interpretazioni della Realtà, che sia essa visibile o invisibile.

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Published: 24 February 2025
Created: 24 February 2025
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sinistra

La nuova negazione dell'imperialismo della sinistra occidentale

di John Bellamy Foster

resistr pop.pngIl Dipartimento Formazione di Resistenza Popolare segnala come contributo al dibattito la traduzione in italiano di questo corposo saggio di John Bellamy Foster, pubblicato il 1° novembre 2024 sul sito della Monthly Review con il titolo The New Denial of Imperialism on the Left (sul cartaceo è uscito sul n° 6 del volume 76).

Si segnala che, per ragioni organizzative non è stato tradotto il ricco impianto di note (ben 116) che correda il testo dandogli un impianto scientifico.

Il valore del lavoro di Bellamy Foster consiste a nostro avviso in tre aspetti fondamentali:

1. offrire un resoconto molto dettagliato di come sia evoluta nell’ambito del marxismo eterodosso occidentale la teoria dell’imperialismo; si tratta di temi su cui c’è scarsissima cognizione in Italia, dove negli ambienti della sinistra occidentale il trionfo del totalitarismo “liberale” ha portato a dimenticare perfino gli aspetti fondamentali della stessa analisi leninista. A quanto ci dice Bellamy Foster stesso, non manca comunque anche tra molti “intellettuali” una certa diffusa ignoranza di fondo di tali fondamentali teorici.

2. Bellamy Foster prende posizione a favore di quegli intellettuali, come Samir Amin, che hanno ribadito l’attualità del paradigma imperialista in connessione con il persistente fenomeno definito “neocolonialismo” dagli studiosi liberali, ricordando meritoriamente il filo rosso che lega queste analisi con il marxismo e il leninismo. Oltre a ribadire i meriti storici del movimento comunista internazionale, che è stato il pilastro della lotta antimperialista dell’ultimo secolo, viene giustamente riaffermata l’attualità della questione antimperialista correttamente intesa.

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Published: 22 February 2025
Created: 17 February 2025
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lantidiplomatico

Perché riarmo?

di Carla Filosa

jfociaebhfyIn questi ultimi tempi siamo entrati nell’ottica di un necessario riarmo europeo, introdotti qualche settimana fa dal “Meno Europa più libertà” di Matteo Salvini al raduno dei “patrioti” alla periferia di Madrid. Sono gli stati dunque a legittimare l’Europa, (quale Europa per altro?) e non quest’Europa indeterminata, o meglio invocata dall’estrema destra, a legittimare gli stati, peraltro profondamente ineguali che la compongono?

L’attualità sembra richiedere lo smantellamento delle istituzioni sovranazionali, se si tifa per l’Occidente, e quindi ci si predispone “liberamente” a un procedere in ordine sparso verso accordi bilaterali, che l’imperialismo del dollaro sta richiedendo con un comando sempre più legato alla persuasione delle armi. Per l’Europa in questione non c’è problema, dato il suo stato ectoplasmatico buono solo a garantire l’uso di superiore e indiscutibile richiesta di leggi essenzialmente atte all’erosione del salario sociale di classe, nella cosiddetta sovranità appartenente al popolo. L’Europa riunita in questa settimana invece a Parigi, e non a Bruxelles, deve decidere se diventare maggiorenne dal tutorato Usa ed entrare nell’ottica bellicista alla pari con i massimi imperialismi mondiali, o relegarsi definitivamente nella subalternità non solo difensiva, ma soprattutto nell’ulteriore sviluppo produttivo in un asfittico mercato mondiale, in cui l’esportazione di capitali dev’essere pilotata dalla politica dell’alleato sovrastante.

Le recenti dimissioni dall’OMS, invece, e dagli ultimi accordi di Parigi sul cambiamento climatico da parte Usa, l’attacco ai giudici italiani promosso da Musk, seguito da quello del governo italiano alla Corte penale internazionale comunitaria hanno già trascinato il nostro stato – da tempo colonia statunitense – nell’obbedienza all’indebolimento di un’Europa mai nata politicamente, ma da usare in modo surrettizio nelle forme servili di capitali da fondere o acquisire da parte dei monopoli più forti.

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Published: 22 February 2025
Created: 16 February 2025
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contropiano2

L’alleanza transatlantica (forse) è finita

di Dante Barontini

alleanza transatlantica finita.jpgLa situazione internazionale sta cambiando a una velocità tale che nel tempo necessario a scrivere un articolo si accumulano notizie sufficienti a buttar via tutto e scriverne un altro. Quando questo uragano si fermerà avremo davanti un paesaggio piuttosto diverso e solo allora tutti saranno costretti a riconoscerlo.

Alcune linee fondamentali sono però sufficientemente chiare per chi non si è mai fatto catturare dalle “spiegazioni” della propaganda liberaldemocratica euroatlantica o da quelle “nazionaliste servili”.

Ma andiamo con ordine.

 

I fatti

1) Alti funzionari dell’amministrazione Trump si stanno recando in Arabia Saudita per avviare colloqui di pace con i negoziatori russi. Le prime voci da Washington davano per certa anche la partecipazione di una delegazione ucraina (complicato fare trattative di pace senza uno dei due belligeranti…), ma un funzionario ucraino ha dichiarato che Kyiv non è stata informata e non prevede, per il momento, di partecipare.

Il compito della delegazione Usa è ancora quello di preparare il terreno per l’inizio delle trattative vere e proprie, quando il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz si unirà al segretario di Stato Marco Rubio e all’inviato presidenziale per il Medio Oriente Steve Witkoff, nei prossimi giorni. L’inviato Usa alla Conferenza di Monaco, Keith Kellogg, ha confermato che Gli Stati Uniti stanno conducendo un approccio “a doppio binario” con Russia e Ucraina e stanno avendo colloqui separati con Mosca e Kiev.

Secondo il britannico Guardian, un incontro in Arabia Saudita tra i presidenti di Usa e Russia, Donald Trump e Vladimir Putin, potrebbe svolgersi già entro la fine del mese.

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Published: 22 February 2025
Created: 14 February 2025
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comuneinfo

Hegel, Nietzsche, Marx. E il pensiero della speranza

di Vincenzo Scaloni

vc.jpgLa concezione politica della speranza come esplosione della forza umana potenzialmente in grado di svilupparsi giorno dopo giorno intorno al non-ancora, concezione esplorata da Ernst Bloch in un tempo senza speranza come gli anni Trenta e Quaranta, ha orientato movimenti e correnti di pensiero, ma anche pedagogie e teologie. John Holloway e Gustavo Esteva, in modo più brillante e originale di altri, negli ultimi anni hanno restituito centralità a una certa idea di speranza. Per questo oggi le lezioni di Bloch dedicate alla filosofia moderna e ora pubblicate da Mimesis, nella traduzione e cura di Vincenzo Scaloni, ci sembrano essenziali. Stralci dell’introduzione all’edizione italiana di Da Kant a Marx. Lezioni di storia della filosofia moderna.

* * * *

L’opera che rendiamo qui disponibile in traduzione rappresenta il quarto volume delle lezioni di storia della filosofia, tenute da Ernst Bloch all’Università di Lipsia tra il 1951 e il 1956. Si tratta delle lezioni che coprono l’intero sviluppo della filosofia moderna da Kant fino a Marx, con una significativa sezione dedicata all’idealismo tedesco e una ulteriore che invece si occupa della dissoluzione dell’hegelismo nelle filosofie di Schopenhauer, Kierkegaard e Nietzsche1. In quella che allora era la Repubblica Democratica Tedesca Bloch era approdato dopo il periodo di emigrazione forzata trascorso negli Stati Uniti, avendo accettato la direzione dell’Istituto di Filosofia dell’Università di Lipsia.

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Published: 21 February 2025
Created: 16 February 2025
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nicomaccentelli

Rossobruni ce lo sarete voi…

di Nico Maccentelli

IMAGE 2025 02 11 214833 768x754.jpgSono nel pallone… dopo la telefonata Trump-Putin e il discorsetto di Vance a Monaco gli euronazi, i satrapi del deep state USA prima delle elezioni americane, quelli che si sono fatti saltare dagli ucronazi, dai servizi britannici e dalla CIA il Nord Stream da sotto il culo, dopo aver mandato armi e al macello migliaia di ucraini vendendocela come imminente sconfitta russa, dopo aver ridotto l’Unione Europea ad area dipendente e sotto “protezione” degli USA, praticamente un protettorato, e dulcis in fundo, dopo aver promesso lacrime e sangue per aumentare il budget bellico per la NATO, tutti questi signori si ritrovano nella scomoda posizione di estranei alla trattativa sull’Ucraina. E se non bastasse è il nuovo inquilino della Casa Bianca, che dopo aver dato il ben servito a USAID, attacca gli euroburocrati svelando la triste verità: nell’UE la democrazia, quel poco che c’era nel delirio dei suoi diktat economici e fonanziari, è morta e sepolta. Vance attacca sulla censura, sulle elezioni cancellate se non vanno bene come in Romania: sono schiaffi che fanno ben capire che se le classi dirigenti corrotte e meschine dell’UE vogliono continuare la guerra con la Russia attraverso l’Ucraina e per mezzo della NATO, devono sborsare i dané per le armi, ma anche per i danni alla fine della fiera, visto che la Russia ha già vinto.

Il tutto col nuovo regime dei dazi statunitensi, dopo la mazzata che i neuro-burocrati si sono dati nei coglioni con le sanzioni alla Russia. Una debacle che non può che preannunciare la fine dell’architettura europea incentrata sull’egemonia USA e iniziata con Maastricht e le sue velleità di terzo polo europeo. Non sarà questa architettura a ricostruire un’idea di Europa dentro un contesto geostrategico che vede affermarsi il multipolarismo, ma semmai l’avvento di stati nazione che mutano l’intero scenario mondiale e la stessa catena imperialista a dominanza statunitense. E che allo stato attuale delle cose, i sistemi democratici europei siano finiti e che stiano finendo le libertà costituzionali, delle costituzioni nate dalle Resistenze è un dato di fatto: tutti fattori che fanno da preludio a ribaltoni elettorali, se non rivolte sociali, dato che i popoli europei, deste o sinistre che siano, la guerra non la vogliono e non vogliono pagarne i costi.

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Published: 21 February 2025
Created: 15 February 2025
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citystrike

Saitō 1 vs Saitō 2. Ecologismi a confronto

di City Strike Genova

antroprocione 2 small scaled e1591004680321 300x169.jpgIntroduzione

Kohei Saitō, professore universitario e ricercatore giapponese è diventato recentemente la nuova star del pensiero ecologista e marxista. Ricercatore impegnato nella pubblicazione degli inediti e degli appunti di Marx ed Engels (MEGA), autore di numerosi libri incentrati sul pensiero ecologista e sui rapporti tra ecologismo e marxismo. In Italia molti dei suoi lavori non sono tradotti a differenza di due testi: a) L’ecosocialismo di Karl Marx (editrice Castelvecchi, 2023), b) Il Capitale nell’Antropocene (editrice Einaudi 2024).

In questo saggio esamineremo i due testi mettendone in evidenza le continuità e le differenze. Approfondiremo anche i rapporti sempre più stretti che intercorrono tra la teoria del valore-lavoro come espressa nel Capitale di Karl Marx e il pensiero ecologista predominante. In particolare ci riferiremo al pensiero ecosocialista presente in autori come John Bellamy Foster e Ian Angus confrontandolo con il pensiero ecologista prevalente lontano anni luce da un marxismo considerato come una disciplina fondamentalmente antropocentrica e totalmente disinteressata (storicamente) a un discorso sulla scarsità delle risorse naturali.

Noi crediamo a un marxismo basato su una solida applicazione del pensiero scientifico e non “scientista”. In tal senso riteniamo che la lotta per salvare il Pianeta dai disastri ecologici sia una parte fondamentale della lotta per introdurre nuovi rapporti di produzione nel Mondo che portino al riscatto delle classi subordinate e dei popoli oppressi nel Pianeta.

Giustizia climatica e giustizia sociale sono più che mai indissolubili nella lotta dei comunisti.

 

Antropocene e capitalocene

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  1. Francesco Cappello: L’Istituto Superiore di Sanità ammette l’estrema pericolosità dei vaccini Covid
  2. Gerardo Lisco: I molteplici volti predatori del capitalismo neoliberale
  3. Andrea Balloni: Il destino in bilico del NED (National Endowment For Democracy) e l’eterna presenza di Victoria Nuland
  4. Roberto Iannuzzi: Trump e Gaza: la rottamazione di un popolo
  5. Enrico Tomaselli: Piano A, piano B
  6. Gabriele Repaci: Automazione, lavoro e liberazione: una prospettiva marxista
  7. Seymour Hersh: Il Nord Stream e il fallimento dell'amministrazione Biden
  8. Piero Pagliani: Il materiale, l'immateriale e il conflitto
  9. Gianandrea Gaiani: Trump e Putin vanno all’incasso in Ucraina
  10. Il Lato Cattivo: Amadeo rimesso sui piedi 
  11. Redazione Contropiano - Jonathan Martin: La morte improvvisa del “soft power” Usa
  12. Carlo Lucchesi: Sinistra, centro e destra ieri e oggi. E domani?
  13. Gioacchino Toni: Machina sapiens. La fine del monopolio umano della conoscenza?
  14. Eros Barone: Nei dintorni di Franco Fortini
  15. Franco Piperno: Innovazione tecnologica ed educazione sentimentale
  16. Sergio Fontegher Bologna: La giornata del ricordo nell’era Meloni
  17. Enrico Tomaselli: Il volto della guerra: Ucraina
  18. Gustavo Esteva: Crisi sociale e alternative dal basso 
  19. Massimo Maggini e Franz Nahrada: Villaggi globali: alla ricerca di una utopia concreta in tempi di smarrimento
  20. Irene León: Rilanciare l'Ecuador: il programma strategico della Rivoluzione Cittadina
  21. Adi Callai: La rivolta del ghetto di Gaza
  22. Gianni Del Panta: Come lottare contro l'università neoliberista? Una risposta a Jacobin
  23. Fosco Giannini: La guerra imperialista dei dazi
  24. OttolinaTV: Italia sull’orlo della bancarotta: governo Meloni ostaggio della PayPal mafia
  25. Roberto Iannuzzi: Gli USA, la lotta globale per l’egemonia e il miraggio dell’intelligenza artificiale

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