Details
Published: 29 January 2017
Created: 29 January 2017
Hits: 3878
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Automazione e disoccupazione tecnologica. Sharing e gig economy

di Carlo Formenti

Proponiamo un adattamento dell’intervento di Carlo Formenti all’iniziativa organizzata da Noi Restiamo al Politecnico di Torino il 10 maggio 2016. L’intervento non è stato rivisto dal relatore ed eventuali errori sono quindi da considerarsi a carico nostro. Il titolo è redazionale

delivery foodora Parte I

Il lavoro che ho fatto negli ultimi 10-15 anni all'Università del Salento è stato in larga misura dedicato alla sociologia della rete che oggi, da quando sono felicemente approdato alla pensione, continuo a proseguitare; il giorno dopo che ho smesso di insegnare Teoria e tecnica dei nuovi media sono felicemente tornato a quelli che sono sempre stati i miei interessi fondamentali, che riguardano il socialismo economico e la sociologia politica. E ogni volta che mi tocca sentire qualcuno che mi telefona e mi dice "Professore, perché non viene a questo incontro su Internet e la società", subito mi si rizzano i capelli sulla testa; nel senso che in qualche modo dà per scontato che esista una sfera autonoma della dimensione della tecnologia e della rete come articolazione attuale della dimensione della tecnologia non sovradeterminata dai processi economici, politici, sociali, culturali e quant'altro. E che, viceversa, oggi sia possibile ragionare dei processieconomici, politici, sociali e culturali prescindendo dal fatto che ormai le tecnologie di rete sono parte della nostra vita quotidiana, del nostro lavoro e delle relazioni sociali, del nostro viaggiare, sentire, stringere amicizie, ecc. Quindi, tendo sempre a riportare il tema a degli aspetti molto più determinati e specifici; in particolare, per quanto riguarda la questione del rapporto tra nuove tecnologie e lavoro, metterò a fuoco un aspetto molto particolare, che è quello di Uber, più altre esperienze che vengono variamente denominate di "sharing economy" o, negli Stati Uniti, di "gig economy", con una apertura più ampia rispetto al discorso e secondo me più interessante per il ventaglio di fenomeni che viene preso in considerazione.

Read more ...

Details
Published: 29 January 2017
Created: 29 January 2017
Hits: 9940
Print Friendly, PDF & Email

comuneinfo

A chi serve la scuola dell’ignoranza?

di Matteo Saudino*

dcm 2537 768x512Che, in Italia, i continui appelli alla meritocrazia non fossero altro che un ideologico feticcio usato per smantellare i diritti dei lavoratori e degli studenti avrebbe dovuto essere chiaro quasi a tutti sin da subito, ma si sa che non vi è peggior sordo di chi non vuole sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere. Inoltre, indicare il dito per non guardare la luna è una tecnica di distrazione di massa sempre attuale e sempre efficace. Pertanto, per anni, il mantra del merito come panacea di tutti i mali italici è stato ripetuto, con vigore misto ad arroganza, dagli esponenti del governo, dai giornalisti e dagli intellettuali che contano perché lavorano e scrivono per testate che contano, o così almeno si dice.

Insegnanti vecchi, migliaia di docenti precari, salari bassi, edifici pericolanti, dispersione scolastica in aumento, classi pollaio, laboratori obsoleti, palestre inagibili: niente… secondo i presidenti del consiglio, i ministri dell’istruzione, le maggioranze di governo e gli opinionisti di grido, tali aspetti erano e sono secondari, se non addirittura irrilevanti (almeno sino a quando non crolla un soffitto o una parete che uccide “accidentalmente” qualche studente e a cui seguono le rituali lacrime di coccodrillo). Il vero, grande e irrisolto problema della scuola italiana sembrava essere, in modo inequivocabile, la scarsa meritocrazia che regnava tra gli insegnanti e gli studenti (nonostante studi internazionali collocassero le nostre elementari e i licei ai primi posti al mondo come percorso formativo).

Read more ...

Details
Published: 28 January 2017
Created: 28 January 2017
Hits: 3189
Print Friendly, PDF & Email

orizzonte48

Care élites globaliste, Trump è un accettabile compromesso

N0n vi date la zappa sui piedi

di Quarantotto

ANTEFATTO- (ANSA) - "Ricostruiremo il Paese con mani americane e posti di lavoro americani": lo ha detto Donald Trump...

Il sito della casa Bianca passa all'amministrazione Trump. E subito si hanno le indicazioni di quelle che potrebbero essere le prime mosse del 45mo presidente americano. "La nostra strategia parte con il ritiro dalla Trans-Pacific Partnership e dall'accertarci che gli accordi commerciali siano nell'interesse degli americani". Il presidente Trump è impegnato a rinegoziare il Nafta", l'accordo di libero scambio con Canada e Messico, e se i partner rifiutano di rinegoziare il presidente insisterà sulla "sua intenzione di lasciare l'accordo di libero scambio del Nafta"

zappa sui piediHanno fatto il deserto e lo chiamano pace; hanno distrutto la democrazia, rendendola un triste rito idraulico, e lo chiamano politically correct; hanno calpestato e umiliato miliardi di esseri umani e lo chiamano "futuro".

 

1. La vulgata tristemente trasmessa dalla solita grancassa, in affrettata frenesia para-espertologica, spinna disperatamente i termini di "protezionismo" e di "turbonazionalismo".

Dunque, viene chiamato protezionismo qualsiasi freno al globalismo liberoscambista che si continua a contrabbandare come promotore di crescita e di benessere diffusi, contro ogni evidenza (pp.4-6) dei dati economici mondiali degli ultimi decenni, che indicano la flessione della crescita e il dilagare della concentrazione di ricchezza, nonché di disoccupazione e, soprattutto, sotto-occupazione, come frutto di tale paradigma. 

Un paradigma che, per essere precisi, è la conseguenza non di irresistibili fenomeni naturalistici, ma essenzialmente di imposizioni derivanti da risoluzioni di organismi economici sovranazionali, che hanno alterato radicalmente (v. p.9) il mandato, cooperativo e riequilibratore, originariamente previsto dai trattati che li hanno istituiti, ovvero di imposizioni poste da nuovi trattati che hanno dato luogo al fenomeno del "diritto internazionale privatizzato": privatizzato sugli interessi della ristretta elite che ne impone il contenuto attraverso la sistematica capture dei delegati statali che vanno a negoziare (come ci attesta la lettura di "The Bad Samaritans").

Read more ...

Details
Published: 28 January 2017
Created: 28 January 2017
Hits: 1876
Print Friendly, PDF & Email

corto circuito

Il pachiderma sospeso sul filo

Brevi considerazioni su referendum, Cgil e dintorni

di CortocircuitO

elefante1. Non è necessaria alcuna dietrologia riguardo la bocciatura del referendum sull’articolo 18 da parte della Corte costituzionale. L’errore commesso dalla Cgil non è tecnico. E’ politico. E’ di strategia. Si trattava di un quesito referendario “taglia e cuci”. Invece di puntare a un’abrogazione complessiva del Jobs Act, interveniva di cesello. I giuristi che l’hanno scritto non hanno fatto altro che tradurre nel loro linguaggio l’impostazione politica della Cgil: nessuno scontro frontale, ma tanta responsabilità.

2. La corte costituzionale ha dato un giudizio politico. Ha fatto quel che Governo e Confindustria, chiedevano. Un brutto risveglio per la sinistra costituzionalista fresca dei propri sogni di gloria dopo il 4 dicembre: in una società divisa in classi, non esistono organismi sopra le parti. Tanto meno lo sono le funzioni dello Stato.

3. Prima e dopo il 4 dicembre avevamo scritto quanto fosse fallace l’illusione di sconfiggere le politiche di Renzi passando da una stagione referendaria all’altra. E il punto rimane questo: non si è mai vista una sola questione di classe realmente dirimente che sia stata risolta per via referendaria o per voto democratico.

4. L’articolo 18 non ha un peso economico diretto: non ha mai impedito licenziamenti, esternalizzazioni o chiusure di aziende. Ma è un elemento psicologico fondamentale nei rapporti di forza tra le classi. La libertà di licenziamento è per i padroni una sorta di pistola alla tempia.

Read more ...

Details
Published: 28 January 2017
Created: 28 January 2017
Hits: 2311
Print Friendly, PDF & Email

antoniomazzeo

Marco Minniti. Quest’uomo è una sicurezza

di Antonio Mazzeo

Contrasto delle migrazioni “irregolari”, gestione dell’ordine pubblico e repressione del dissenso. Con Marco Minniti al Viminale si annuncia un giro di vite alla vigilia di importanti appuntamenti come il G7 a Taormina e le elezioni politiche

AGENTE SEGRETOQuello guidato da Paolo Gentiloni è davvero il governo fotocopia di Matteo Renzi? La promozione di Domenico “Marco” Minniti da sottosegretario con delega ai servivi segreti a ministro dell’Interno rappresenta una novità più che inquietante alla luce dei nuovi programmi di contrasto delle migrazioni “irregolari” o di gestione dell’ordine pubblico e repressione del dissenso. Non è certo un caso, poi, che il cambio al Viminale avvenga alla vigilia dei due appuntamenti internazionali che hanno convinto a rinviare sine die la fine della legislatura: la celebrazione del 60° anniversario della firma del Trattato istitutivo della Cee (il 25 marzo a Roma), ma soprattutto il vertice dei Capi di Stato del G7 a Taormina il 26 e 27 maggio. Marco Minniti, di comprovata fede Nato, vicino all’establishment ultraconservatore degli Stati Uniti d’America e alle centrali d’intelligence più o meno occulte del nostro Paese appare infatti come il politico più “adeguato” per consolidare il giro di vite sicuritario sul fronte interno e strappare a leghisti e centrodestra il monopolio della narrazione sul “pericolo” immigrato. Curriculum vitae e trame tessute in questi anni ci spiegano come e perché.

Originario di Reggio Calabria, una laurea in filosofia e una lunga militanza nel Pci prima, nel Pds e nei Ds dopo, nel 1998 Minniti viene chiamato a ricoprire l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (premier l’amico Massimo D’Alema), anche allora con delega ai servizi per le informazioni e la sicurezza; l’anno seguente, con le operazioni di guerra Nato in Serbia e Kosovo, Minniti assume il coordinamento del Comitato interministeriale per la ricostruzione dei Balcani.

Read more ...

Details
Published: 27 January 2017
Created: 27 January 2017
Hits: 3096
Print Friendly, PDF & Email

sebastianoisaia

Tempi imprevedibili e interessanti

La competizione interimperialistica ai tempi di Trump

di Sebastiano Isaia

trump imprevedibileDobbiamo essere imprevedibili (D. Trump).

L’aspetto politicamente più intrigante di un personaggio  “impolitico” (ma si vedrà presto fino a che punto questo cliché potrà reggere) come Donald Trump consiste, a parer mio, nella sua inclinazione a esprimere opinioni e concetti senza badare troppo ai paludati canoni della tradizionale mediazione politico-diplomatica. Il rude linguaggio del nuovo Presidente americano esprime il brutale linguaggio degli interessi, prim’ancora che le sue personali convinzioni sul mondo e su quant’altro. Detto questo, occorre anche dire che molte delle recenti dichiarazioni di Trump, che hanno messo in subbuglio l’establishment politico dell’Unione Europea e della Cina, mentre hanno invece rincuorato “l’amico Putin”, non esprimono un’assoluta originalità di linea politica, neanche rispetto alla sostanza di molti aspetti della politica estera – e in parte anche di quella interna: vedi la politica di contenimento dell’immigrazione ai confini del Messico – praticata dal progressista Premier uscente. Da anni Obama batte sul tasto dei costi della politica di sicurezza dell’Alleanza Atlantica, ribadendo in ogni occasione utile la necessità di riequilibrarli a vantaggio degli USA. Su questo punto rinvio al mio post Gli Stati Uniti tra “isolazionismo” e “internazionalismo”. La novità sta piuttosto nella franchezza del linguaggio politico adoperato da Trump, franchezza che a sua volta segnala un’accelerazione nelle tendenze politico-strategiche degli Stati Uniti, riscontrabile nella seguente dichiarazione: «L’Alleanza Atlantica è obsoleta, perché è stata concepita tanti e tanti anni fa».

Read more ...

Details
Published: 27 January 2017
Created: 27 January 2017
Hits: 2503
Print Friendly, PDF & Email

mondocane

Isis e anti-Trump: stesso mandato, stessi mandanti

di Fulvio Grimaldi

Mentre utili idioti e amici del giaguaro marciano contro Trump, Obama avvelena i pozzi in Siria

presstitutesMolte delle celebrità che dicono di non andare (all’insediamento)
non erano mai state invitate. Non voglio le celebrità, voglio il popolo,
è lì che abbiamo le più grandi celebrità”. (Donald Trump)

E’ stupefacente e anche un po’ disgustoso vedere
quanti cagnetti profumati da salotto si sono
messi con il branco di rottweiler a sbranare un
botolo che aveva appena cominciato ad abbaiare”. (Ernesto bassotto)

 

Mercenari professionisti

Titolo spiazzante, anzi scandaloso? Vediamo. A cosa vengono impegnati i jihadisti delle varie formazioni mercenarie impiegate in Medioriente (ora anche in Asia e Africa e individuati come attentatori in Occidente)? A mantenere e allargare il dominio, a fini di controllo e sfruttamento, su zone del mondo ricche di risorse, e/o di importanza strategica, e/o la cui sovranità e autodeterminazione costituiscono ostacolo alla globalizzazione Usa, UE e Israele e rispettivi clienti, a volte collusi a volte collidenti, perché ne spuntano gli strumenti armati e/o economici.

Read more ...

Details
Published: 26 January 2017
Created: 26 January 2017
Hits: 2813
Print Friendly, PDF & Email

archeologiafil

Sulla crisi del neoliberismo

Bibliocaffè Letterario – Roma – Quaderno III

Alessandro Baccarin – Paolo Vernaglione Berardi

wolf 300x200Capitale umano, risorse umane, capitale sociale, capitale naturale, ottimizzazione, imprenditore di sè, modello di business. Sono questi i termini che oggi identificano la forma neoliberale che il capitalismo ha assunto. Sono termini espliciti che rimandano a realtà opache e tutt’altro che definite. Sono parole entrate entrate nell’uso comune corrente di economisti e analisti politici, sociologi del lavoro, teorici e critici del capitalismo, – termini che sono impiegati per descrivere la crisi del regime economico imperante a partire dei primi anni Ottanta dello scorso ‘900.

Queste parole sono parte di un lessico economico-politico centrato sulla cosiddetta “forma d’impresa”, cioè su quell’insieme di pratiche economiche, burocratiche e finanziarie di valorizzazione, accumulazione e sfruttamento privato delle risorse in atto nella quasi totalità dei paesi.

Si tratta dunque di un lessico che distingue una civiltà, che anima processi di “civilizzazione” e di democratizzazione, processi che sono resi possibili dal progressivo scardinamento dello stato sociale novecentesco, dalla distruzione dei servizi sanitario e dell’istruzione, dell’assistenza e della previdenza per mezzo di estese e pervasive privatizzazioni.

Read more ...

Details
Published: 26 January 2017
Created: 26 January 2017
Hits: 2888
Print Friendly, PDF & Email

comedonchisciotte

Il problema non è Trump, siamo noi

di John Pilger

cover dettaglio 11161Negli Stati Uniti, il giorno dell’insediamento del Presidente Trump, migliaia di scrittori esprimeranno la loro indignazione. “Per poter guarire e andare avanti…”, si dice al Writer Resist, “vogliamo andare oltre il discorso politico diretto, e, concentrandoci sul futuro, noi, come scrittori, possiamo essere una forza unificatrice per la tutela della democrazia”.

E ancora: “Esortiamo gli organizzatori e relatori locali ad evitare di chiamare per nome i politici o di usare un linguaggio di contestazione come punto focale per l’evento Writer Resist. È importante garantire che le organizzazioni senza scopo di lucro, a cui sono vietate campagne politiche, si sentano sicure nel partecipare e sponsorizzare questo evento”.

Pertanto, la vera protesta è da evitare, non essendo esentasse.

Confrontiamo queste fesserie con le dichiarazioni del Congresso degli Scrittori Americani, tenutosi alla Carnegie Hall di New York nel 1935, e di nuovo due anni dopo. Erano incontri elettrici, di scrittori che discutevano sul come reagire di fronte ad infauste situazioni in Abissinia, Cina e Spagna. Vi si leggevano telegrammi di Thomas Mann, C. Day Lewis, Upton Sinclair e Albert Einstein, che rispecchiavano la paura che grandi poteri stavano ormai dilagando e che era diventato impossibile discutere di arte e letteratura senza parlare di politica o, addirittura, di azione politica diretta.

Read more ...

Details
Published: 26 January 2017
Created: 26 January 2017
Hits: 5072
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Comunismo, avanguardie e raggiri intellettuali

Appunti di una osservatrice perplessa sulla C17

V.F.

TheParty 300x300A distanza di cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre si è da poco conclusa la “Conferenza di Roma sul comunismo”, evento attesissimo dal titolo eloquente quanto generico. E proprio questa genericità è stata rivendicata come punto di forza dagli organizzatori, i quali hanno sottolineato la presenza di una grande «varietà di tradizioni teoriche», descrivendo la conferenza come «un evento che rompe la consuetudine di movimento di organizzare incontri tra simili, interni a correnti politiche omogenee».1 Nel tentativo di tracciare un bilancio tempestivo di questi cinque giorni di intenso dibattito culturale ciò che emerge in primo luogo è invece la sensazione di essersi trovati davanti a un pluralismo soltanto apparente: i relatori, tutti (o quasi) più o meno vicini alle istanze della sinistra di movimento, hanno mostrato una certa conformità di fondo nel modo di porre i problemi e nelle tematiche affrontate.

L’impressione generale è che il risultato – più o meno intenzionale – di questa conferenza sia stato quello di svuotare di senso il concetto stesso di comunismo, e di traghettarlo verso una nuova (e radicalmente diversa) prospettiva politica: quella del neomunicipalismo e della democrazia diretta. Attraverso una rilettura selettiva di Marx e Lenin viene giustificata la necessità di impegnarsi nella lotta per l’«autogoverno dei beni comuni», come affermano Dardot e Laval, sempre naturalmente al di fuori e contro lo Stato.

Read more ...

Details
Published: 25 January 2017
Created: 25 January 2017
Hits: 2963
Print Friendly, PDF & Email

poliscritture

Trump e il Tonto

Dialogando con il Tonto

di Giulio Toffoli

Trump per Tonto 7Negli ultimi due mesi del 2016 mi è capitato poche volte di incrociare il Tonto. Non si faceva vedere, mi raccontava di essere depresso; alcune piccole tragedie famigliari avevano scosso il suo normale ritmo di vita e non aveva proprio voglia di uscire dal suo guscio. Quando ci eravamo sentiti avevamo però convenuto che almeno tre avvenimenti avevano degnamente coronato quell’anno per molti versi infelice e su di essi, una volta che ci fossimo incontrati, avremmo dovuto necessariamente parlare.

Il primo ovviamente era l’inattesa elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, il secondo la morte di Fidel Castro e infine, più in piccolo ma con una valenza da non sottovalutare, l’esito del referendum in Italia.

Proprio negli ultimi giorni dell’anno ci è capitato di incontrarci nelle vie del centro. La prima volta eravamo in piazza Duomo. Lo vedo camminare rapido rapido con qualche pacchetto fra le mani e allora lo apostrofo, come lui ha fatto infinite volte con me: “Ma Tonto come va? Scappi …”.

Si è voltato e mi ha detto: “No, certo che no, son qui. Solo che sai questi giorni sono convulsi, nonostante tutto si va di fretta … Se vuoi ho però qualche minuto per te”.

Ci siamo avviati verso il solito bar e abbiamo trovato, pur nella ressa, un tavolino ben riparato. Siamo entrambi freddolosi e ci siamo seduti davanti a uno strano marchingegno fatto con i resti di una macchina da cucire Borletti di quelle di mezzo secolo fa.

Read more ...

Details
Published: 25 January 2017
Created: 25 January 2017
Hits: 3373
Print Friendly, PDF & Email

linkiesta

Uscire dalla crisi? L'unica strada è la rivoluzione

Nicola Grolla intervista Alain Badiou

Per il filosofo politico francese il marxismo è uno strumento culturale ancora fondamentale per interpretare la realtà storica di oggi. L'Unione Europea «una macchina per imporre agli europei le regole del liberismo più selvaggio»

Badiou Marina Faust Ceasefire MagazineDel 2016 si è detto di tutto. Di come sia stato l’anno peggiore di sempre. Di come abbia infranto ogni record di disgrazie e lutti. Di come abbia messo a repentaglio la sicurezza nel nostro modo di vivere. E via a snocciolare dati, fatti e accadimenti senza precedenti: gli attacchi terroristici all’Europa, la crudeltà della guerra in Siria, la disoccupazione che non cala, la crisi politica nazionale e l’elezione di Donald Trump. Eppure, come se non bastasse, stiamo aspettando che accada qualcosa di ancor più grosso. Come se il 2016 non fosse stato altro che il preludio per un nuovo annus horribilis aperto dall’ennesima caccia all’uomo dopo la strage di Istanbul. Un panorama per cui è lecito chiedersi cosa stia succedendo. Siamo di fronte a un nuovo evento epocale? «No, non direi» è la risposta secca di Alain Badiou, filosofo francese che sulla categoria di “evento” ha costruito il proprio pensiero con opere come L’essere e l’evento e Logiques des mondes. «Per come la vedo io, tutto ciò che è successo non è altro che il sintomo di un malessere più grave: un mondo dominato dal capitalismo globale», lo stesso a cui da sempre si oppone la riflessione marxista di cui Badiou, alla soglia degli 80 anni (li compirà il 17 gennaio), è l’epigono. A lui tocca portare avanti la fiaccola della filosofia francese che con Althusser, Foucault, Deleuze, Derrida e molti altri ha ripreso e riletto i concetti espressi dall’auotre de Il Capitale fino a farne la massima del proprio agire (Badiou è tra i fondatori del Partito Socialista Unificato francese e per molto tempo si è speso a favore dei sans papiers, gli immigrati senza permesso di soggiorno).

Read more ...

Details
Published: 24 January 2017
Created: 24 January 2017
Hits: 4901
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Automazione e disoccupazione tecnologica

Il ruolo del progresso tecnologico in un sistema di produzione capitalistico

di Francesco Piccioni

Proponiamo la relazione di Francesco Piccioni al Forum “il piano inclinato degli imperialismi”, organizzato dalla Rete dei Comunisti a Bologna il 7 marzo 2015

automazione fabbricaI cento anni più veloci della Storia

A 100 anni quasi esatti dall’Imperialismo di Lenin un aggiornamento, anche a livello delle categorie, appare necessario, ma decisamente non facile. Lo chiede la realtà che abbiamo di fronte, che riesce sempre più difficile descrivere nei soliti modi. Bisogna ricordare, infatti, che la dialettica materialistica non è per nulla una particolare griglia di lettura da sovrapporre ai dati empirici, ma è interna alla cosa stessa. Va insomma riconosciuta nel suo tratto fondamentale per cogliere ciò che – nella trasformazione continua – resta stabile e ciò che invece svanisce. Vale il paragone con le leggi che regolano la fisiologia umana: sono in linea generale decisamente stabili, ma cambia molto – soprattutto nella pratica quotidiana – se l’organismo si trova più vicino alla nascita oppure alla morte.

Al tempo de L’imperialismo erano passati appena trenta anni dalla morte di Marx, caratterizzati dalla stagnazione e poi dalla crisi della prima globalizzazione, e già Lenin individuava – sulla scia di altri studi contemporanei – una forma capitalistica decisamente “nuova”, tale da cambiare molti parametri decisivi per la lotta di classe e soprattutto per la lotta politica rivoluzionaria.

Read more ...

Details
Published: 24 January 2017
Created: 24 January 2017
Hits: 2338
Print Friendly, PDF & Email

conness precarie

Marx, Tafuri e il lavoro astratto in architettura

di Felice Mometti

Mometti Marx tafuri lavoro astratto 768x576Le api hanno sempre invidiato gli architetti. Ogni volta sono costrette, anche nel migliore dei casi, a costruire complessi alveari senza alcun preciso riferimento progettuale e invece gli architetti, anche i peggiori, hanno prima in testa ciò che vogliono costruire, dalla capanna al grattacielo. È il senso del famoso passo di Marx, oggetto di infinite controversie, sull’ape e l’architetto[1]. Infatti, come spesso accade negli scritti di Marx, dietro a quelle che possono sembrare delle banali evidenze si articolano molteplici discorsi sul lavoro concreto e astratto, sulla cooperazione e divisione sociale del lavoro. In tempi in cui nell’architettura predomina l’ossimoro di una retorica ipermodernista del postmoderno, scendere qualche gradino lungo la scala che porta ai «laboratori segreti» della produzione architettonica può risultare utile.

 

Un oggetto trascurabile

Da qualche tempo Hal Foster punta l’attenzione sul «complesso arte-architettura», alludendo al più inquietante «complesso militare-industriale», che avrebbe sussunto il culturale all’economico.

Read more ...

Details
Published: 23 January 2017
Created: 23 January 2017
Hits: 2964
Print Friendly, PDF & Email

manifesto

Il comunismo del sentire

R. Ciccarelli intervista Roberto Finelli

Comunismo17. Nuove antropologie. Intervista al filosofo Roberto Finelli sul progetto di un’utopia concreta post-capitalista. Come costruire una lotta politica e sociale a partire da un’idea più ampia di libertà. "Bisogna accedere a un ideale più ricco di libertà per il quale la libertà non è più solo la libertà liberale come libertà da, o la libertà comunista intesa come libertà di, ma libertà come affrancamento dalla paura di rimanere soli con se stessi. E quindi libertà anche, e direi soprattutto, come libertà di accedere senza terrorismi al proprio sentire

96629fc6e0b98c3cafa9f829ec5ae55a

Un’utopia postcapitalista e postcomunista è alla base del ripensamento radicale del pensiero marxiano condotto da Roberto Finelli. Il filosofo romano propone una doppia strategia: da un lato, sganciare Marx, e il marxismo, dall’«antropologia della penuria» che vede la ricchezza nell’accumulo di beni e servizi legati al soddisfacimento di bisogni solo materiali e a un’autorappresentazione ancestrale e primitiva di sé; dall’altro lato, considerare il comunismo come un nuovo rapporto tra l’autonomia dei singoli e l’autorealizzazione dell’altro. La sua riflessione ha raccolto l’eredità della critica dell’autoritarismo e del pensiero della differenza e dialoga con un’originale lettura psicoanalitica del concetto di libertà e un materialismo spinozista fondato sul nesso corpo-mente.

* * * *

Con quali strumenti?In questa prospettiva qual è l’eredità della rivoluzione sovietica?

Al di là dell’ovvia constatazione dell’enorme importanza storica di questo primo tentativo di realizzare il comunismo, tutta l’esperienza sovietica, nelle sue diverse fasi, si è strutturata su un’antropologia monocolturale dell’eguaglianza.

Read more ...

Details
Published: 23 January 2017
Created: 23 January 2017
Hits: 2842
Print Friendly, PDF & Email

idiavoli

Fenomenologia delle fake news

I Diavoli

Da Orson Welles fino a oggi, passando per Luther Blissett, il falso è stato anche strumento di lotta e di decostruzione del discorso dominante. Le fake news ci sono da tempo, tanto quanto quelle reali. È una narrazione fake che oggi le descrive come un fenomeno senza un passato, strettamente connesso ai social. I social ne hanno cambiano la diffusione, la circolazione e quindi l’impatto sociale. Il problema non sono le notizie finte, ma la delegittimazione dell’informazione, la confusione tra propaganda e verità, la diffusione di allarmi-sicurezza come strada di legittimazione del controllo

LB hero

C’era una volta Orson Welles. Per un’ora, tutta d’un fiato e senza pubblicità, un ventitreenne dal tono compunto e autorevole raccontò agli americani l’arrivo dei marziani. Succedeva alle otto di sera di una domenica qualsiasi, prima di Halloween, quella del 30 ottobre del 1938.

Era l’annuncio di un’invasione aliena, ai microfoni della Columbia Brodcasting System radio. Era “La guerra dei mondi”, radiodramma ispirato al romanzo di H.G. Wells. All’orecchio degli ascoltatori sembrò una cronaca. Ma non era altro che una beffa, un falso, una farsa in diretta radio. Per Welles era pubblico dileggio, per gli Stati Uniti una (potenziale) psicosi collettiva da gestire.

 

Il falso come strumento di lotta

Cambiano i tempi, mutano i personaggi, si trasformano i meccanismi. Arrivano i giorni di Luther Blissett, gli anni Novanta, il nom de plume collettivo. Con lo pseudonimo arriva l’attivismo culturale e virtuale, il teatro situazionautico, le derive psicogeografiche.

Read more ...

Details
Published: 22 January 2017
Created: 22 January 2017
Hits: 3855
Print Friendly, PDF & Email

nazioneindiana

Radio Kapital: Per finirla con sinistra\destra

intervista a Jean-Claude Michéa

A cura della magnifica rivista francese Les Inrocks, traduzione di Francesco Forlani

tomb riderIn Contro il Capitale, lei auspica un “pensare con la sinistra contro la sinistra.” Eppure molti intellettuali di sinistra continuano a essere impermeabili, per non dire contrari ai suoi scritti. Si tratta della rottura definitiva di un dialogo possibile?

Se fosse davvero il caso, certamente non è colpa mia! Ovviamente non mi rifiuterei mai di discutere con qualcuno con il solo pretesto che sarebbe “in disaccordo con i miei scritti.” Però dovrebbe trattarsi di un vero dibattito e non di una retata di polizia. Il problema – André Perrin l’ha brillantemente dimostrato nelle sue Scènes de la vie intellectuelle en France – è che l’antica cultura del dibattito è ora in procinto di cedere il posto definitivamente a quella dell’intimidazione e della caccia alle streghe. Oramai uno scrittore si giudica non per quello che ha effettivamente scritto (perfino quando il romanziere in questione è Michel Houellebecq) ma sulla base di oscure intenzioni a lui attribuite o attraverso le strumentalizzazioni “nauseanti” che se ne fanno delle opere. Queste derive preoccupanti – che la dicono lunga, per rimanere in tema, sul sentimento di panico che si è impadronito da una parte delle baronie universitarie e mediatiche – non può che naturalmente portare a giustificare “intellettualmente” le falsificazioni più grossolane e le scorciatoie più sempliciste. Se ne parlo è perché ne so qualcosa a riguardo.

Read more ...

Details
Published: 22 January 2017
Created: 22 January 2017
Hits: 2737
Print Friendly, PDF & Email

blackblog

La "post-verità" è l'ultima battaglia della retroguardia della postmodernità neoliberista

Note sulla specificità storica delle congiunture ideologiche

di Daniel Späth

Post truth5I

È caratteristico di ciascuna variante della coscienza borghese che subito dopo aver avuto un ruolo egemone si mostri nuovamente superata dal processo storico della costituzione feticista del patriarcato produttore di merci. In questo modo, pertanto, le ideologie mostrano, senza eccezioni, di correggere analiticamente la forma della dissociazione-valore di una data costellazione storica, per poi giocarla contro l'altra epoca della relazione del capitale. Di conseguenza, anche il concetto borghese di critica si limita a questo campo immanente del conflitto, dato che la critica o si riferisce positivamente alla configurazione attuale della dissociazione-valore nel cui nome viene denunciata l'insufficienza delle epoche passate, oppure cerca di idealizzare il passato, a fronte della cui luminosità viene alla luce la decadenza del presente. Sia il quadro di riferimento dell'ideologia di modernizzazione che quello dell'ideologia di decadenza rimangono categorialmente bloccati nella positività della coscienza borghese, facendo sì che in tal modo il concetto stesso di critica venga ridotto ad un assurdo.

Read more ...

Details
Published: 21 January 2017
Created: 21 January 2017
Hits: 3572
Print Friendly, PDF & Email

la citta futura

La posta in gioco della guerra in Siria

Per un’interpretazione non ideologica del conflitto siriano dopo la presa di Aleppo

di Renato Caputo

guerra aleppoPer comprendere realmente gli eventi siriani occorre uscire dalla tenebra del quotidiano e interpretare i fatti in una più ampia prospettiva storica. È indispensabile tener presenti le ragioni socio-economiche del conflitto, che rendono possibile interpretare in modo non ideologico gli aspetti sovrastrutturali della guerra. È necessario, infine, inquadrare gli eventi nella dinamica dialettica del conflitto sociale, che caratterizza le società in guerra.

Rimanere legati alla narrazione dei fatti del giorno è certo utile a conoscere nuovi particolari del conflitto in corso in Siria, ma rischia di far perdere di vista la complessa, in quanto dialettica e intimamente contraddittoria, contestualizzazione storica in cui i singoli eventi debbono venir ricompresi. Per poter provare a ricostruire tale contesto è necessaria una certa distanza non solo spaziale, ma anche temporale dagli eventi. La riflessione, infatti, non può che essere successiva all’azione storico-politica, per quanto diviene poi decisiva, quale fondamento razionale delle nuove azioni politiche. Inoltre rende necessario uno sguardo di insieme, per così dire dall’alto degli eventi, che consente di comprendere, dopo aver fatto esperienza dei singoli alberi (i diversi eventi di cui sono state piene le cronache di questi anni), che essi sono davvero intellegibili solo all’interno della foresta (la totalità del contesto storico) di cui sono parte costituente. Tanto più che – sino a quando non si assume tale posizione per così dire sopraelevata e, per quanto possibile distaccata – non si può che rimanere prigionieri della logica intrinseca a ogni conflitto, in cui diviene in qualche modo necessario prendere parte, ossia assumere una posizione partigiana e, quindi, parziale che non può che comportare una interpretazione ideologica, funzionale all’azione politica.

Read more ...

Details
Published: 21 January 2017
Created: 21 January 2017
Hits: 2689
Print Friendly, PDF & Email

sebastianoisaia

Sul potere sociale della scienza e della tecnologia

di Sebastiano Isaia

Alcune riflessioni intorno alla natura storico-sociale della scienza e della tecnologia, sul concetto di uso capitalistico delle macchine, sul “neoluddismo” e sulla possibilità di una scienza e di una tecnica pienamente – o semplicemente – umane

kazimir severinovich malevich peasant woman with buckets and a childDopo millenni di illuminismo, il panico
torna a calare su di una umanità il cui
dominio sulla natura, in quanto dominio
sugli uomini, supera di gran lunga, in fatto
di orrore, tutto ciò che gli uomini ebbero
mai a temere dalla natura.
T. W. Adorno, Minima moralia.

Il capitale, forzando la scienza a servirlo,
costringe sempre alla docilità la mano ribelle
del lavoro (A. Ure, La filosofia delle manifatture).
E non solo la mano, se posso chiosare.

La miseria viene non tanto dagli uomini,
quanto dalla potenza delle cose.
E. Buret, Corso di economia politica.
Ma la «potenza delle cose» non è che la
potenza del Capitale!

La razionalità tecnica di oggi non
è altro che la razionalità del dominio.
M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo.

Qui di seguito riprendo parte delle considerazioni che su alcuni aspetti del capitalismo del XXI secolo ho svolto in diversi scritti (1) nel tentativo, non so quanto riuscito, di proiettare un cono di luce soprattutto su un punto del tema da me affrontato, la cui grande rilevanza teorica e politica certamente non sfuggirà al lettore, ossia sull’intima e inscindibile relazione che corre tra l’uso (capitalistico) della tecnologia e della scienza e la loro natura storico-sociale (capitalistica).

Read more ...

Details
Published: 21 January 2017
Created: 21 January 2017
Hits: 2747
Print Friendly, PDF & Email

materialismostorico

Un parricidio compiuto

recensione di Carla Maria Fabiani

Pubblicato su "Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane”, E-ISSN 2531-9582, n° 1-2/2016, dal titolo "Questioni e metodo del Materialismo Storico" a cura di S.G. Azzarà, pp. 347-354. Link all'articolo: http://ojs.uniurb.it/index.php/materialismostorico/article/view/617

Se non diversamente indicato, questi contenuti sono pubblicati sotto licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.

klimt117Roberto Finelli: Un parricidio compiuto. Il confronto finale di Marx con Hegel, Jaca Book, Milano 2014, pp. 404, ISBN 978-88-1641-286-6.

Il libro di Roberto Finelli, a dieci anni di distanza, completa e conclude Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx (Bollati Boringhieri, Torino 2004), recentemente tradotto per Brill1 e finalista al Deutscher Memorial Prize 20162. I due testi non possono essere letti isolatamente, se non altro perché il secondo si configura come il naturale traguardo teorico preparato dal primo, attraverso una revisione del fallimento a cui Marx perviene – già nel 1843 con la Critica del diritto statuale hegeliano3 – nel suo tentativo di critica alla logica e alla filosofia politica hegeliana.

Nel primo testo veniva esaltata l’originalità e la superiorità teorica del Geist hegeliano di contro l’antropologia giovanil-marxiana, tutta improntata sul modulo feuerbachiano del genere umano e dell’alienazione, ovvero del rovesciamento soggetto/predicato. Un’antropologia fusionale e presupposta al concreto sviluppo storicamente determinato dei rapporti sociali fra gli uomini. Finelli al proposito parlava addirittura di «regressione antropologica» rispetto allo spirito hegeliano che – lungi dall’indicare una dimensione di trascendenza ovvero metafisica – è il risultato di un preciso processo storico culturale di mediazione fra bisogni materiali e bisogni di riconoscimento; fra produzione materiale e produzione simbolica;

Read more ...

Details
Published: 20 January 2017
Created: 20 January 2017
Hits: 2621
Print Friendly, PDF & Email

internazionale

Abrogare i voucher è una questione di democrazia e civiltà

Marta Fana

Voucher LavoroIl verdetto della corte costituzionale sui referendum sociali promossi dalla Cgil ha giudicato ammissibili i quesiti riguardanti l’abrogazione dell’istituto dei voucher e l’introduzione della clausola di responsabilità negli appalti per le imprese. Ha invece bocciato il quesito sul ripristino dell’articolo 18. Tra i due quesiti ammessi, quello che ha più fatto discutere è sicuramente il primo: i voucher.

L’accanimento contro l’ipotesi di abolizione dei voucher è stato clamoroso. Tuttavia, a un profluvio di interviste a sostegno dei buoni lavoro, agli scoop sull’utilizzo da parte della Cgil, fa da contraltare un mondo del lavoro sempre più povero e precario, delegittimato della sua funzione sociale e da questo bisogna ripartire quando si discute di voucher.

Occorre andare con ordine: capire da un lato la portata, sul sistema economico e delle relazioni industriali, dell’esplosione dei voucher dopo la loro totale liberalizzazione; dall’altro va fatto un ragionamento complessivo sui voucher per rivelare l’ideologia alla base della loro strenua difesa.

Spesso infatti, oltre alle argomentazioni deboli sul piano fattuale (ne parliamo più avanti), l’esistenza dei buoni lavoro viene assunta non solo come inevitabile di fronte a un’economia che conta tre milioni di disoccupati, ma allo stesso tempo come utile a garantire la flessibilità di cui hanno bisogno le imprese per svolgere il proprio compito di creazione di valore e ricchezza.

Read more ...

Details
Published: 20 January 2017
Created: 20 January 2017
Hits: 2798
Print Friendly, PDF & Email

mondocane

Obama, Neo-Con, ONG, Big Pharma

di Fulvio Grimaldi

obama is a killerFoglie di fico sulle vergogne

Se ne va il peggiore presidente della storia americana, il più sanguinario, il più ipocrita, il più criminale, quello che ha fatto odiare gli Usa nel mondo più di qualunque predecessore. E il “manifesto”, ossimorico quotidiano finto-“comunista” e vero-sorosiano, che ancora qualcuno legge pensandolo onesto e di sinistra, sulle cui oscenità ancora qualcuno traccia con la sua penna foglie di fico, mobilita tutti i suoi embedded e scrive epitaffi che neanche a Che Guevara o Antonio Gramsci.

Un florilegio: “La sua presidenza ha avuto come obiettivo prioritario la costruzione di una democrazia reale… punti che dovrebbero dar corpo all’eccezionalismo americano…conquiste che dovrebbero essere considerate irriversibili sul terreno dei diritti, ma anche quel terreno di relazioni internazionali con paesi che non è più possibile demonizzare e o punire, come è stato fatto prima di Obama (sic !)… Il presidente esce di scena per restare. Per essere un punto di riferimento e di leadership morale… E’ il noi che conta, non l’io, è una scossa a reagire. L’America obamiana non starà alla finestra mentre i repubblicani agitano il piccone… è un leader altro rispetto a una classe politica distante dal popolo… Oggi sembra essere l’unica ripresa di una politica in grado di costruire una prospettiva democratica…” E ci sono firme rispettabili che, pur ridotte a un umiliante lumicino redazionale dalla direzione, ancora si prestano a fornire foglie di fico a queste oscenità.

Read more ...

Details
Published: 20 January 2017
Created: 20 January 2017
Hits: 2745
Print Friendly, PDF & Email

pandora

I vari aspetti della cultura politica

di Salvatore Biasco

l testo che segue è tratto da una delle relazioni tenute all’inizio del seminario “Una nuova cultura politica? La sinistra in tempi interessanti. Generazioni a confronto” che si è tenuto venerdì 16 dicembre a Roma presso la Sala di Santa Maria in Aquiro del Senato. Ringraziamo il prof. Biasco per aver accettato di partecipare e di farci pervenire l’intervento seguente

corcos vittorio matteo 1859 19 la contessa nerina pisaniIl disarmo intellettuale

Quando un partito (o uno schieramento politico) è un “mondo” culturale percorso da elaborazione profonda e storia, la fusione e amalgamazione delle generazioni e dei ceti che in esso si riconoscono è fluida e facilitata. Per lo meno ne è condizione necessaria, visto che della frattura generazionale che si è verificata all’interno della sinistra il crollo intellettuale è certo una delle cause. Una frattura, che ha determinato una perdita in entrambe le direzioni depauperando i canali per la memoria storica, la trasmissione e l’acquisizione di problematiche, le categorie analitiche e la verifica della loro idoneità a interpretare le trasformazioni, nonché la condivisione reciproca di soggettività e di quanto domandato e offerto alla politica. Oggi è un bell’evento [il seminario del 16, NdR] di cui dobbiamo ringraziare Bottos e il gruppo che si riunisce attorno a Pandora, che hanno consentito questo confronto tra una parte più riflessiva e più militante della nuova generazione – che sente questo smarrimento e si chiede quali siano le coordinate della sinistra – e personalità che hanno vissuto altre epoche, ma che si pongono gli stessi problemi, in una ricerca convergente con le loro ansie politiche e intellettuali. Grazie

Se la sinistra “riformista” (da ora in poi “sinistra”) non ha più una decifrabile identità e cultura politica non tutto è ascrivibile a leadership più recenti (che pure hanno abbondantemente messo del proprio e reciso i legami con quel che rimaneva di vitale).

Read more ...

Details
Published: 19 January 2017
Created: 19 January 2017
Hits: 2134
Print Friendly, PDF & Email

sollevazione2

Chi paga il conto nella bisca della finanza?

I clamorosi casi delle banche venete e di Poste Italiane

Leonardo Mazzei

poste 6751Il 2017 è appena iniziato e già sono all'ordine del giorno due casi piuttosto eclatanti di "risparmio tradito".  Naturalmente, il generico concetto di "risparmio tradito", oggi assai in voga, può essere forse discutibile. Nel gran calderone della finanza finiscono infatti tante diverse categorie di risparmiatori. E, a parte gli speculatori più o meno professionali, vi troviamo inevitabilmente famiglie ricche, benestanti, ma anche appartenenti ad una fascia di reddito e di ricchezza piuttosto bassa.

Il tema è dunque complesso, ma proprio per questo vale la pena di addentrarvisi. Per farlo correttamente bisogna partire dai grandi numeri. Secondo Prometeia a fine 2016 le attività finanziarie delle famiglie italiane erano risalite a 4.051 miliardi (md) di euro, ritornando quasi ai valori del 2006 (4.059 md). Questo dopo aver toccato il minimo nel 2011 con 3.469 md.

Già questo incremento di 582 md in cinque anni ci parla di molte cose. Premesso che nell'enorme cifra delle attività finanziarie, pari a circa due volte e mezzo il pil del Paese, c'è ovviamente di tutto; premesso che buona parte di questa ricchezza appartiene ad un'infima minoranza di soggetti, l'aumento di questa massa di denaro è la conseguenza diretta di tre precisi fenomeni.

Read more ...

  1. Giuseppe Amata: Siamo dentro la “Tempesta perfetta”…
  2. Étienne Balibar: Una grande politica della transizione aperta all’imprevisto
  3. Stefano G. Azzarà: Il triste tramonto dell’eredità del movimento operaio in Italia e la crisi della sinistra politica
  4. Federico Dezzani: Disastro Minniti-Gentiloni in Libia
  5. Wolfgang Streeck: Come sarà la nostra società nei prossimi decenni?
  6. Aldo Giannuli: Elogio del M5s. Ovvero: se non ci fosse dovremmo inventarlo
  7. Fabrizio Tonello: Per una sociologia della bufala
  8. Wolfgang Fritz Haug: Nella fossa dei leoni. Si può leggere Il capitale di Marx a partire dalle Tesi su Feuerbach?
  9. Paolo Mossetti: Contro il pop
  10. Daniela Palma: La Cina, il capitalismo di Stato e la crisi del Washington Consensus
  11. Stefano G. Azzarà: Perché è nata la rivista "Materialismo Storico"
  12. Luca Fantuzzi: I cento nomi
  13. Piero Bevilacqua: Contro l’alternanza scuola-lavoro
  14. André Tosel: Althusser e la storia
  15. Frédéric Monferrand e Vincent Chanson: Reificazione ed Antagonismo
  16. Francesco Seghezzi: Dal sommerso ai robot
  17. Marco Cedolin: L'uomo nuovo
  18. Federico Pieraccini: Geopolitica, Ordine Mondiale e Globalizzazione
  19. Adriana Garroni: Marc Bloch oltre la nouvelle histoire
  20. Daniele Lo Vetere: Difesa della lezione frontale (o, per chi preferisce, «Lezione frontale 2.0»)
  21. Renato Strumia: Monte dei Paschi di Siena: un disastro costruito con metodo
  22. Valerio Evangelisti: Yours for the Revolution
  23. Francesco Toto: Hobbes e il riconoscimento. Antropologia, morale, politica
  24. Collettivo Comunista Genova City Strike: Tempesta perfetta
  25. Pierluigi Fagan: La riconnessione dei disconnessi

Page 446 of 687

  • 441
  • 442
  • 443
  • 444
  • ...
  • 446
  • 447
  • 448
  • 449
  • ...
Web Analytics