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Published: 06 January 2018
Created: 06 January 2018
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megachip

La responsabilità politica del collasso del nostro pianeta

di Roberto Savio*

Ormai è chiaro che abbiamo perso la battaglia per mantenere il pianeta così come lo abbiamo conosciuto. Una personale opinione? No, fornirò tutti i dati perché sia concreta

index386Il 20 dicembre, I 28 ministri europei dell’Ambiente si sono incontrati a Bruxelles per discutere il piano per la riduzione delle emissioni di CO2 preparato dalla Commissione, in accordo con le decisioni della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici. Bene, è ormai chiaro che abbiamo perso la battaglia per mantenere il pianeta così come lo abbiamo conosciuto.

Ora, sicuramente questa di seguito può essere considerata la mia personale opinione, priva di obiettività. Per questo fornirò molti dati, elementi storici e fatti, perchè sia concreta. I dati e i fatti hanno una buona qualità: concentrano l’attenzione su ogni dibattito, mentre le idee no. Quindi tutti voi che non amate i fatti, per favore smettete di leggere qui. Vi risparmierete un articolo noioso, come probabilmente sono tutti i miei articoli, perchè non sto cercando di intrattenere ma di sensibilizzare. Se smettete di leggere, perderete inoltre l’opportunità di conoscere il nostro triste destino.

Come è cosa comune in politica oggigiorno, gli interessi hanno preso il sopravvento sui valori e sulla visione.

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Published: 06 January 2018
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contropiano2

Facebook rivela che sta rimuovendo accounts di molti utenti su indicazione di USA e Israele

di Glenn Greenwald*

facebook israel 600x300Da un po’ di tempo Facebook funziona in modo strano. Account congelati o cancellati senza apparente motivo, altri inibiti a condividere link o contenuti propri per settimane o mesi. Senza una spiegazione, se non un vago riferimento alle “regole della community”. Senza che venisse nemmeno indicata quale regola fosse stata violata. Insomma: una selezione arbitraria di cosa poteva essere fatto circolare oppure no che ha costretto a individuare nei contenuti stessi la ragione della “censura” feisbukkiana.

Molti hanno a quel punto segnalato che il “blocco” era arrivato subito dopo aver postato o rilanciato notizie provenienti dalla Palestina. Specie dopo le proteste innescate dalla decisione di Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme, riconoscendo di fatto questa come capitale dello Stato ebraico (uno Stato confessionale, dunque, come l’Arabia Saudita o l’Iran), su cui i palestinesi non dovrebbero più avere pretese.

Poi questa inchiesta di Glenn Greenwald è arrivata a confermare quanto avevamo cominciato a sospettare.

* * * *

Già a settembre 2016 avevamo evidenziato che alcuni rappresentanti della piattaforma Facebook stavano incontrando alcuni delegati del governo Israeliano, per stabilire la cancellazione di un numero di accounts palestinesi accusati di “sobillazione”.

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Published: 05 January 2018
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marxismoggi

Russia 1917. Un anno rivoluzionario

di Elena Fabrizio* 

2401 03La parola/è un condottiero/della forza umana, scriveva Majakovskij nel 1926 in uno dei suoi magistrali versi, con i quali reagiva furioso al suicidio del poeta Sergèj Esénin, un gesto di insopportabile rinuncia a combattere con la parola e quindi a esaltare la vita dopo che si sia contribuito anche a trasformarla. Majakovskij è stato il più grande poeta rivoluzionario, per aver trasformato se stesso nel proprio tempo mentre questo tempo lavorava al progresso della civiltà con un dinamismo che non ha pari nella storia mondiale. Un dinamismo ciclopico, per parafrasare Pasternak, che travolge o stravolge, in cui «tutti si sentono grandi nel loro disorientamento», «come se ognuno fosse oppresso […] da una natura eroica rivelatasi in lui» (Il dottor Živago).

È con la parola quale condottiero della forza umana e delle sue debolezze che Guido Carpi, profondo conoscitore dell’universo culturale e politico russo, ha scelto di narrare la rivoluzione nel suo Centenario, interpellando protagonisti e testimoni attivi che ne registrano le fasi, gli umori, le illusioni e disillusioni, le attese di palingenesi o le angosce apocalittiche. La ricchezza delle loro testimonianze biografiche, letterarie, poetiche, artistiche, filosofiche e politiche, le diverse emotività che essi esprimono o i diversi destini che essi incarnano, le loro diverse posizioni  rispetto agli eventi e le conseguenti scelte politiche restituiscono l’immagine di un periodo storico drammatico ed esaltante, in cui forte è la coscienza del tramonto di un’epoca, che alcuni cercano di ritardare, o di transizione e trasformazione verso una società altra che invece altri vogliono contribuire a progettare.

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Published: 05 January 2018
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scienzaepolitica

La Costituzione nelle fabbriche*

Appunti su contratto sociale fordista e compromesso costituente

di Bruno Settis**

Il «compromesso costituente» tra cultura liberale, cattolica e socialista-comunista e il «compromesso fordista-keynesiano» tra capitale e lavoro sono due sintesi o formule correnti: vengono spesso incastrate, talvolta sovrapposte o quasi, per via della loro convergenza sulla centralità del lavoro, posto dal primo a fondazione della costituenda repubblica, dall'altro al centro del circolo virtuoso di produzione di massa e consumo di massa. A partire da una rilettura critica di queste sintesi, si proporranno alcune linee di ricerca per la storia repubblicana, non prive di rilievo per il lessico politico contemporaneo

440px 1910Ford T1. Introduzione: oltre l'illuminismo

In un celebre discorso tenuto all’Assemblea Costituente il 6 marzo 1947, rispondendo alle critiche rivolte da Piero Calamandrei al progetto elaborato dalla Commissione dei 75, Lelio Basso spiegò che la Costituzione avrebbe dovuto essere «aperta verso tutte le trasformazioni democratiche future, e Costituzione che sia riflesso delle trasformazioni già avvenute o in atto, ed espressione della coscienza popolare collettiva»1. In questa dimensione, e non in quella della politica politicante, il Partito Socialista di Unità Proletaria era pronto a votare «con perfetta lealtà» articoli come quello in cui si accettava la proprietà privata (per la precisione, la si riconosceva e garantiva, assieme alla sua funzione sociale), vedendo in essi l’«espressione della complessa realtà oggi in atto».

La legge fondamentale dello Stato avrebbe dovuto esprimere perciò non solo il compromesso tra i partiti e le tradizioni politiche del paese, né la giustapposizione di illuminismo e mazzinianismo (una fusione di cui il progetto dei 75 recava ancora l’impronta nei «diritti e doveri del cittadino»), ma anche «il punto di equilibrio delle forze sociali che sono in atto in un determinato momento».

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Published: 04 January 2018
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la citta futura

Bitcoin: una moneta fittizia

di Francesco Schettino

Cosa rappresentano le criptovalute nella fase acuta di crisi del modo di produzione del capitale

0990257def9e36e39ea94b2cedd7baef XLSe è normale che i media più potenti del mondo – Google e Facebook in testa – continuino a fomentare con pubblicità ingannevoli e articoli poco credibili la favola del bitcoin e delle criptovalute, la cosa che più preoccupa è che esiste un numero crescente di compagni e compagne che – spesso a causa di una mancanza di conoscenza delle basi del socialismo scientifico – aderiscono con entusiasmo all’idea di criptovaluta giacché, secondo alcuni di costoro, essa avrebbe una portata rivoluzionaria, permettendo una emancipazione degli scambi di merci dall’autorità monetaria borghese.

È già di per sé abbastanza risibile pensare che monete create, ai loro fini, da personaggi molto prossimi alle mafie, al riciclo di denaro sporco, commercio di organi e di esseri umani (e chi più ne ha, più ne metta) possano rappresentare il “dollaro dell’avvenire”. L’affascinante meccanismo tecnico con cui i bitcoin vengono prodotti è un ennesimo giuoco di prestigio con cui si cerca di velare la realtà che vede invece le criptovalute emergere dal ventre più marcio e oscuro del capitalismo moderno.

In questo breve articolo ci proponiamo di fornire alcuni elementi utili, dal nostro punto di vista, a mostrare come le criptovalute non siano altro che un prodotto interno al capitalismo in fase di crisi acuta che viene gestito in maniera solo parzialmente differente, rispetto al passato, dalla classe dominante.

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Published: 04 January 2018
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vocidallestero

Fu l’austerità a facilitare l’ascesa dei Nazisti al potere

Lo dimostra uno studio di Vox

di Dylan Matthews

Come riportato da Vox, secondo un recente studio di storici dell’economia esiste una correlazione statistica forte e diretta tra le misure di austerità di Bruning tra il 1930 e 1932 in Germania e l’ascesa al potere del nazismo. L’austerità aiuta colmare le lacune delle tesi classiche sull’affermazione del nazismo, anche se, a detta degli stessi autori, non fu certamente l’unica causa. Questo studio rappresenta comunque un avvertimento per la situazione  attuale dell’eurozona:  a parità di condizioni, l’austerità favorisce il successo di politiche radicali di destra

Neoliberals criminalsMigliaia di storici, economisti, sociologi e altri ricercatori hanno trascorso più di 80 anni cercando di dare un senso all’improvvisa ascesa al potere del partito nazista.

La spiegazione standard è che gli elettori tedeschi si riversarono sul partito nel 1932 e nel 1933 in risposta alle sofferenze della Grande Depressione, alla quale i partiti convenzionali non riuscirono a porre fine. Ma altri hanno cercato di spiegare il colpo di stato di Hitler, in tutto o in parte, facendo riferimento all’ossessione della cultura tedesca per l’ordine e l’autorità, a secoli di virulento antisemitismo tedesco e alla popolarità delle associazioni locali come quelle dei veterani, i circoli di scacchi e di canto corale che i nazisti usarono per facilitare il reclutamento.

Un nuovo articolo di un gruppo di storici dell’economia si concentra su un altro colpevole: l’austerità, e in particolare il pacchetto di duri tagli alle spese e di aumenti delle tasse che il cancelliere conservatore tedesco Heinrich Brüning promulgò tra il 1930 e il 1932.

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Published: 03 January 2018
Created: 03 January 2018
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la citta futura

Il “lavoro mentale” non è immateriale ed è sfruttato

di Ascanio Bernardeschi

Intervista a Guglielmo Carchedi sulle caratteristiche del lavoro mentale, della produzione di conoscenza in Internet e sulla validità della teoria del valore anche per la produzione di conoscenza

f832966028c60c879a5be606590bd8a2 XLGuglielmo Carchedi, economista marxista di fama internazionale, è stato fra coloro che più radicalmente hanno combattuto le interpretazioni di tipo neoricardiano del Capitale di Marx, contestando la determinazione simultanea – à la Sraffa – del saggio del profitto, dei prezzi di produzione dei fattori produttivi e dei prodotti. Introducendo nella sua analisi il fattore tempo e interpretando la teoria del valore di Marx come un sistema di non equilibrio, ha mostrato che tale interpretazione consente di superare tutte le obiezioni fatte al procedimento marxiano di trasformazione dei valori in prezzi di produzione. Insieme a Alan Freeman ha curato e pubblicato un volume che è una pietra miliare di questa critica [1].

Ha letto anche, sempre con lenti marxiane, le caratteristiche di questa crisi economica, producendo tra l'altro un'analisi di classe delle contraddizioni insite nel processo di integrazione economica europea [2]. Recentemente ha dato un contributo teorico importante [3] per controbattere molte teorie di moda, sul lavoro cognitivo e su Internet in particolare, tendenti oggettivamente a disarmare la classe lavoratrice espungendone la componente dei lavoratori mentali e sostenendo l'inapplicabilità della teoria del valore al lavoro mentale. Insomma il suo contributo a confutare i “confutatori” ci consente di parlare ancora di pluslavoro e plusvalore e di individuare ancora nella classe lavoratrice il soggetto principale di un possibile superamento del modo di produzione capitalistico.

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Published: 03 January 2018
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effimera

Dalla “crisi fiscale dello stato” alla “seconda contraddizione del capitale”

Il percorso intellettuale di James O’Connor

di Alfredo Agustoni

evoluzione e crisi dei mercati finanziari martone 56 638James O’Connor è ben conosciuto, prima che per la sua proposta di un approccio “ecomarxista”, per la sua analisi della crisi fiscale dello stato. Di qui, l’estrema attualità di un autore che cerca di esaminare, dal punto di vista di un marxismo “critico”, problemi che al tempo in cui scrive sono “emergenti” e che oggi sono autentiche “emergenze”. In entrambi i casi, O’Connor osserva come il capitale esporti le proprie contraddizioni fuori dai ristretti confini della produzione, per ritrovarsi ad affrontarle quindi nel proprio ambiente: la produzione capitalistica funziona, da un certo punto di vista, come la macchina di Carnot, incapace di generare movimento senza esportare disordine al di fuori dei propri confini. Ma, diversamente dalla macchina di Carnot, che continua a compiere gli stessi movimenti, ci troviamo qui di fronte a processi storici, dove il capitalismo si espande colonizzando nuovi ambiti e nuovi territori, per ritrovarvi di volta in volta le proprie stesse contraddizioni. Un discorso di questo genere si colloca, in realtà, a pieno titolo sulla scia di un complesso di riflessioni sull’imperialismo, a partire da Hobson, Lenin e Rosa Luxemburg.

In ogni caso, esiste un filo rosso che unisce l’autore della Crisi fiscale dello stato, nei primi anni settanta, all’autore di Natural Causes un quarto di secolo dopo. Il filo rosso può essere individuato nell’analisi dei rapporti tra capitalismo, stato e movimenti sociali (dai movimenti di protesta degli anni sessanta ai movimenti ecologici degli anni ottanta e novanta).

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Published: 02 January 2018
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carmilla

1917, un anno da non dimenticare

di Sandro Moiso

China Miéville, OTTOBRE. Storia della Rivoluzione russa, Nutrimenti 2017, pp. 416, € 19,00

9788865945278 0 0 0 75Voglio chiudere questo centenario di scarse e, ancor più, confuse celebrazioni parlando di uno dei pochi testi originali ed interessanti pubblicati dall’editoria italiana nel corso dell’anno tra quelli dedicati alla ricostruzione degli avvenimenti che condussero alla Rivoluzione di Ottobre. Non a caso il testo proviene dal mondo anglo-sassone la cui tradizione storiografica, nel corso degli anni, ha continuato a dedicare grande attenzione ad uno degli episodi destinati a fondare il ‘900 e il suo immaginario sociale, culturale e politico.

Forse per questo motivo, il testo non è opera di uno storico tradizionale e non è figlio soltanto di un impegno militante, ma proviene dalla penna di uno dei più importanti autori di letteratura dark fantasy e SF degli ultimi anni: China Miéville (Londra 1972). Vincitore di numerosi e prestigiosi premi letterari in ambito fantascientifico e horror ( premio Bram Stoker nel 1999; premi Arthur C. Clarke e British Fantasy per il 2001; International Horror Guild e ancora Bram Stoker per il 2003; premi Arthur C. Clarke e Locus per il 2005; premio Locus per il 2008; poi ancora vincitore dei premi Locus, Arthur C. Clarke, British Science Fiction e World Fantasy in anni successivi e infine finalista per il premio Hugo 2012 nella categoria Miglior romanzo), lo scrittore è stato e rimane però ancora militante della sinistra radicale inglese.

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Published: 02 January 2018
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blackblog

La visibilità dell'invisibile

di Franco Senia

ginzburg4Anche Marx fa ricorso a Shakespeare per parlare dell'estraneità della lingua, della lingua come qualcosa che ossessiona, che non è mai del tutto integrata. Harald Weinrich lega insieme Shakespeare e Goethe nell'analogia del francese visto come lingua della menzogna. Derrida, da dentro tale lingua, in "Spettri di Marx" commenta "Il 18 brumaio" di Marx, soprattutto per quel che riguarda la parte in cui Viene detto che «indossa la maschera dell'apostolo Paolo», allo stesso modo in cui la Rivoluzione del 1789-1814 «ha indossato alternativamente come quelle della Repubblica romana e quella dell'Impero romano.»

Si può qui ricordare che nel suo saggio dedicato a Lutero, Aby Warburg affronta quella figura storica mettendo in evidenza la sua dimensione di traduttore e di mediatore culturale (allo stesso modo di Erasmo, Lutero è stato uno dei pochi a dominare il greco nel XVI secolo, traducendo, a partire dal 1921, il Nuovo Testamento in tedesco). Lutero, in quanto operatore della differenza sia linguistica che ideologica, opera sui passaggi, sulle contaminazioni: «Attraverso la mediazione fedele di quelle vie migratorie che portano l'ellenismo in Arabia, in Spagna, in Italia e in Germania», scrive Warburg, «gli dei planetari sono sopravvissuti nelle parole e nelle immagini come divinità viventi», e più avanti: «L'astrologo dell'epoca della Riforma attraversa questi due estremi opposti - l'astrazione matematica ed il vincolo culturale -, irreconciliabili per il naturalista di oggi giorno, come se fosse il punto di inversione di uno stato d'animo omogeneo e di un'ampia oscillazione» (Aby Warburg, Divinazione antica pagana in testi e immagini dell'età di Lutero).

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Published: 02 January 2018
Created: 02 January 2018
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senzasoste

Cosa va a fare l’Italia in Niger?

di Redazione

Gentiloni ha annunciato alla vigilia del Natale, in sordina ed in mezzo alla distrazione dei regali natalizi, l'intervento in Niger. Ma la reazione politica al momento non è stata incisiva e si perde nella solita retorica dell'intervento umanitario per stabilizzare il paese. Ma la verità è un'altra

francesi nigerL’annuncio dell’intervento italiano in Niger, fatto da Gentiloni su una portaerei, ha colto di sorpresa solo gli osservatori più distratti. La scorsa estate, nel periodo del giro di vite Minniti sugli sbarchi dalla Libia, il governo del Niger era già stato accolto a palazzo Chigi. Motivo ufficiale: una serie di discussioni, e di richieste di finanziamento da parte del paese africano, legate alla questione del contenimento dei flussi migratori. Minniti infatti, all’epoca (e non solo), sosteneva che le frontiere della Ue coincidessero con la Libia e che, proprio per quello, rafforzare la vigilanza in Niger avrebbe significato un alleggerimento dei problemi alla frontiera libica.

Naturalmente l’ovvietà di un Niger devastato dalle crisi idriche (si veda qui) e quindi produttore di immigrazione di massa in fuga verso l’Europa, è ufficialmente negata. Perchè per evitare tragedie nel Sahel, legate alla fuga dai territori, basterebbe intervenire sulle crisi idriche, favorendo le naturali economie locali, e non immaginare di creare fortezze da fantascienza. Se però andiamo a vedere la vastità della crisi idrica che tocca il Niger vediamo che non comprende il solo paese in questione.

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Published: 01 January 2018
Created: 01 January 2018
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ilconformista

La grande menzogna della globalizzazione

di Dani Rodrik (*)

Gli esponenti della sinistra della “Terza Via” hanno presentato la globalizzazione come inevitabile e vantaggiosa per tutti. In realtà, non è né l’uno né l’altro e l’ordine liberale ne sta pagando il prezzo

tumblr mti65algpd1qcf707o2 1280Non molto tempo fa, la discussione sulla globalizzazione era data per morta e sepolta – dai partiti di sinistra come per quelli di destra.

Nel 2005, il discorso di Tony Blair al congresso del Partito Laburista coglieva lo spirito del tempo: “Sento persone che dicono che dobbiamo fermarci e discutere della globalizzazione” – disse Blair al suo partito – “si potrebbe anche discutere se l’autunno debba seguire l’inverno”. Ci sarebbero stati imprevisti e disagi sul cammino; qualcuno sarebbe rimasto indietro, ma non importava: le persone dovevano andare avanti. Il nostro “mondo che cambia”, continuava Blair, “è pieno di opportunità, ma solo per quelli rapidi ad adattarsi e lenti a lamentarsi”.

Oggi, nessun politico competente potrebbe esortare i suoi elettori a non lamentarsi in questo modo. Le élite di Davos, i Blair e i Clinton si stanno scervellando, domandandosi come un processo che pensavano fosse inesorabile possa essersi invertito. Il commercio internazionale ha smesso di crescere rispetto alla produzione, i flussi finanziari transnazionali non si sono ancora ripresi dalla crisi globale di un decennio fa, e dopo lunghi anni di stasi nei dibattiti sul commercio mondiale, un nazionalista americano ha cavalcato un’onda populista per andare alla casa Bianca, da dove sta scoraggiando ogni sforzo a favore del multilateralismo.

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Published: 01 January 2018
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ilpedante

Il governo dei non governativi

di Il Pedante

ongFino a pochi anni fa la qualifica di ONG, introdotta en passant dall'art. 71 dello Statuto delle Nazioni Unite (1945), era certificata dal nostro Ministero degli esteri a valle di un giudizio di idoneità. Successivamente la legge 125/2014 ne ha resa la definizione più incerta e sostanzialmente desueta, sicché nel nostro ordinamento la sigla sopravvive per designare le associazioni già riconosciute come ONG in Italia o all'estero secondo i rispettivi ordinamenti, più in generale inquadrabili lato sensu nei criteri fondamentali della precedente norma, che cioè «abbiano come fine istituzionale quello di svolgere attività di cooperazione allo sviluppo in favore delle popolazioni del terzo mondo» e «non perseguano finalità di lucro» (legge 49/1987, art. 28).

Ma la caratteristica più importante delle ONG è che sono, appunto, «non governative», a sottolineare il fatto che si tratta di enti di diritto privato finanziati con fondi privati e indipendenti dagli apparati e dalle politiche degli Stati. Questi aspetti, così importanti da essere anticipati nel nome, risponderebbero all'intento di svolgere mansioni di assistenza alle popolazioni che i governi non possono o non vogliono assicurare. L'indipendenza svincolerebbe inoltre l'impegno umanitario dagli obiettivi politici del momento garantendone la neutralità e la continuità.

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Published: 01 January 2018
Created: 01 January 2018
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scienzaepolitica

Dopo il keynesismo: teorie economiche per una (non-) politica economica

di Alberto Russo

In questo articolo viene proposta una breve discussione sull’evoluzione della macroeconomia e della politica economica dopo Keynes. In particolare, viene descritta la diffusione di un nuovo standard di ricerca, dopo la «stagflazione» degli anni ‘70 del secolo scorso, che ripropone la fiducia (pre-keynesiana) nelle capacità di auto-regolazione dei mercati e considera la politica economica (anticiclica) come un possibile ostacolo al raggiungimento dell’equilibrio «naturale» del sistema economico. Infine, vengono discusse alcune prospettive per la macroeconomia dopo la Grande Recessione

1420457688 2 al di la del faro paesaggi e pittori siciliani dellottocento1. Introduzione

Quando nel 1936 John Maynard Keynes pubblicò la sua Teoria Generale, i danni della Grande Depressione erano già evidenti. Con il suo contributo, Keynes individuò importanti misure di politica economica per superare la crisi attraverso l’intervento pubblico, in assenza di meccanismi di riequilibrio automatico del sistema economico. Il grande successo della Teoria Generale è dovuto proprio al bisogno di una nuova teoria macroeconomica in grado di comprendere cosa era andato storto e di indicare le soluzioni di politica economica per favorire una ripartenza dell’economia. La fiducia nell’intervento pubblico e nella politica economica continueranno a caratterizzare la teoria macroeconomica anche nel dopoguerra, fino agli anni ‘70 del secolo scorso, quando un nuovo cambiamento epocale viene accompagnato dall’aumento congiunto di inflazione e disoccupazione durante la crisi energetica.

La rivoluzione anti-keynesiana del monetarismo (di prima e seconda generazione) torna ad una impostazione (pre-keynesiana) contraddistinta dalla fiducia nelle capacità di auto-regolazione dell’economia di mercato, con il corollario che proprio le politiche economiche ostacolerebbero la tendenza del sistema verso il suo equilibrio naturale.

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Published: 31 December 2017
Created: 31 December 2017
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militant

Umberto Eco e il Pci

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti

di Militant

Claudio e Giandomenico Crapis, Umberto Eco e il Pci. Arte, cultura di massa e strutturalismo in un saggio dimenticato del 1963, Imprimatur, 2017

121535 mdCon lieve ritardo (il libro è uscito circa un anno fa), leggiamo questo saggio che in realtà introduce e commenta uno scambio intellettuale avvenuto tra Umberto Eco e Rossana Rossanda sulle colonne di Rinascita nell’autunno del 1963. Il riferimento temporale è decisivo per comprendere il contesto: siamo dentro l’esplosione delle neoavanguardie (Novissimi, Gruppo 63 e dintorni), sull’onda del loro eclettico rapporto con l’operaismo, e nel vortice della crescita elettorale del Pci. C’è fermento insomma, e il rapporto tra politica e cultura è posto all’ordine del giorno delle questioni dirimenti (bei tempi). Lo scambio tra Eco e la Rossanda è solo una tessera di un quadro più vasto, che proprio su Rinascita troverà uno dei luoghi di confronto. Grazie a Mario Spinella, Eco interviene in una discussione che procede già da qualche anno: il comunismo italiano da tempo si domanda del rapporto progressivamente meno organico con il mondo intellettuale. Dagli anni Sessanta queste domande non provengono più solo dall’interno del partito, né solo rinfacciate dalla cultura borghese: ad intervenire, sulla scorta delle trasformazioni sociali del paese, sono una congerie di scrittori, artisti, critici e militanti politici che compongono quella che viene denominata «cultura d’opposizione». Una cultura che utilizza il marxismo come «metodo di critica» ma non più come «concezione del mondo» autosufficiente. Umberto Eco s’incarica di gettare il classico sasso nello stagno, generando un fervido confronto che svela una certa dinamicità del dibattito marxista italiano sul piano culturale, anche dentro il Pci.

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Published: 31 December 2017
Created: 31 December 2017
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lavoro culturale

A cosa somiglia una rivoluzione

Lenin e la politica economica sovietica

Tiziano Annulli intervista Vladimiro Giacché

Pubblicato per Il Saggiatore lo scorso 29 Giugno, Economia della rivoluzione è un’antologia di scritti di Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin, ampiamente introdotta e commentata da Vladimiro Giacché, filosofo normalista, economista e presidente del Centro Europa Ricerche

bolscevichi 768x570Quelli raccolti in Economia della rivoluzione sono dei testi che Lenin dedicò alla politica economica sovietica a partire dall’ottobre 1917, anno della presa del potere da parte dei Soviet, fino al marzo 1923, momento in cui la malattia che lo aveva colpito gli impedì di proseguire il suo lavoro per condurlo, quasi un anno più tardi, alla morte. Articoli, saggi, abbozzi di risoluzioni politiche, resoconti stenografici di interventi pubblici, appunti, promemoria. Economia della rivoluzione è un insieme eterogeneo di scritti – già editi in Opere Complete, pubblicate prima da Editori Riuniti e poi, ampliate, da Edizioni Lotta Continua – organizzati da Giacché secondo una scansione temporale: I) la presa del potere e i primi mesi di governo; II) lo scoppio della guerra civile e il comunismo di guerra; III) la Nuova politica economica.

Tre grandi capitoli all’interno dei quali prende corpo e si evolve la riflessione di Lenin, una riflessione che, nell’affrontare il problema dello sviluppo economico, continuamente si confronta con il portato della filosofia marxista e la sua ortodossia, riflette sulla necessità e sulla possibilità della formazione di una classe dirigente in un contesto arretrato, tratteggia i confini di una strategia politica costretta fra la ricerca del consenso, la dialettica con il capitalismo, l’imperialismo, si cimenta con i temi dell’emancipazione femminile.

Oltre cinquecento pagine che tornano attuali sia perché portatrici di una riflessione radicalmente alternativa al modo di produzione capitalistico, sia come esempio di un pensiero temerario, al tempo stesso rigoroso e pragmatico.

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Published: 31 December 2017
Created: 31 December 2017
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contropiano2

Le proposte sul reddito perpetuano l’esclusione sociale

Sergio Cararo intervista Giordano Sivini

poveri come zombieGiordano Sivini* è stato docente di Sociologia alla facoltà di Economia dell’Università della Calabria. Recentemente, insieme a Giuliana Commisso, ha pubblicato il libro “Reddito di cittadinanza. Emancipazione dal lavoro o lavoro coatto?” per le edizioni Asterios. Del libro abbiamo già parlato sul nostro giornale.

Due settimane fa, anche l’Eurostat ha certificato che in Italia ci sono ormai 18 milioni di persone a rischio povertà, contemporaneamente il governo ha varato l’ennesimo, risibile, provvedimento contro la povertà con l’introduzione del Rei (Reddito di inclusione). Il M5S continua a parlare di Reddito di Cittadinanza ma i contorni di questa proposta sfumano sempre più al peggio dentro il processo di normalizzazione di questo movimento. Siamo  tornati a parlarne con Giordano Sivini, per approfondire le questioni sollevate nel suo libro e soprattutto la loro relazione con una realtà dai costi sociali sempre più pesanti per milioni di persone a crescente rischio povertà ed esclusione sociale. Una spirale che va spezzata, con forza e con urgenza.

* * * *

Cominciamo da un giudizio sul Rei o Reddito di Inclusione entrato recentemente in vigore. Come giudichi questo provvedimento del governo?

Il Reddito di Inclusione (Rei) è innanzi tutto una misura elettorale, per l’accelerazione del suo avvio dopo la lunga gestazione accompagnata dai ripetuti  mirabolanti annunci dell’ineffabile ministro Poletti.

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Published: 30 December 2017
Created: 30 December 2017
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sinistra 

«Egregio signore e compagno!»1

Il carteggio tra Labriola ed Engels

di Eros Barone

labriolaHo sempre per le mani molta carta
stampata; ma ho sempre studiato
pochi libri, per conservarmi sano il cervello.
Ed è così che negli ultimi anni mi sono
assimilati i vostri e gli scritti di Marx.
(
Lettera a Engels del 13 giugno 1894)

I clowns politici hanno sempre di che divertirci,
in questo paese dove fiorisce la commedia da
piangere e la tragedia da ridere.
(
Lettera a Engels del 5 novembre 1894)

1. Un carteggio intenso in un periodo storico cruciale

«La Germania ebbe Marx ed Engels, e il primo Kautsky; la Polonia, Rosa Luxemburg; la Russia, Plekhanov e Lenin; l’Italia, Labriola, che (quando da noi c’era Sorel!) era in corrispondenza da pari a pari con Engels, poi Gramsci». Così Louis Althusser, in quella raccolta di saggi, Pour Marx, che fra anni ’60 e anni ’70 dètte un contributo importante alla ripresa del dibattito marxista, registrava, denunciando nel contempo «l’assenza di una reale cultura teorica nella storia del movimento operaio francese»2 , l’esistenza, in Italia, di una grande tradizione teorica del marxismo, che era stata perfino in grado di dialogare, attraverso Labriola, con uno dei due fondatori del marxismo stesso, cioè con Engels.

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Published: 30 December 2017
Created: 30 December 2017
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senso comune

Dal neoliberismo progressista a Trump, e oltre

Nancy Fraser 

trump sanders 1140x728Chiunque parli di “crisi”, oggi, rischia di essere liquidato come un parolaio, data la banalizzazione che il termine ha subito attraverso il suo uso continuo e superficiale. Ma c’è un senso preciso in cui noi oggi stiamo effettivamente affrontando una crisi. Se la caratterizziamo con precisione e identifichiamo le sue dinamiche distintive, possiamo determinare meglio cos’è necessario per risolverla. Su queste basi, inoltre, potremmo intravedere un sentiero che ci guidi oltre l’attuale impasse, attraverso il riallineamento politico e verso la trasformazione della società.

A prima vista, l’attuale crisi sembra essere politica. La sua espressione più spettacolare è proprio qui, negli Stati Uniti: Donald Trump – la sua elezione, la sua presidenza e i conflitti che la circondano. Ma non mancano i casi analoghi altrove: il disastro della Brexit nel Regno Unito; la crisi di legittimità dell’Unione Europea e la disintegrazione dei partiti socialdemocratici e di centro-destra che l’hanno sostenuta; le crescenti fortune dei partiti razzisti e anti-immigrati in tutta l’Europa settentrionale e centro-orientale; e l’esplosione di forze autoritarie, alcune qualificabili come proto-fasciste, in America Latina, in Asia e nel Pacifico. La nostra crisi politica, se è questo che è, non è solo americana, ma globale.

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Published: 30 December 2017
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maggiofil

Prima questione di geopolitica: la Russia è cattiva perché… russa!

di Uber Serra

scisma sito1. Secondo lo schema geopolitico proposto dal geografo Alford John Mackinder in una celebre conferenza londinese davanti alla Royal Geographical Society la sera del 25 gennaio del 1904, l’insieme delle terre euroasiatiche (che costituiscono l’“isola del mondo” perché fisicamente compatte dall’Atlantico al Pacifico e dal Mar Glaciale Artico al deserto del Sahara) non è gerarchicamente uniforme, essendocene una porzione che rappresenta a suo dire il perno geografico della storia (come recita il sottotitolo della conferenza) ed il cui controllo politico potrebbe assicurare addirittura il governo del mondo. Su questa porzione di spazio euroasiatico, che Mackinder chiama Heartland ossia il “cuore della terra”, si incardinerebbero infatti le variabili di spazio geografico e di tempo storico che definiscono la nuova “scienza” della geopolitica. E siccome il “cuore della terra” è rappresentato dalla grande estensione delle steppe euroasiatiche che vanno dal fiume Don alla penisola di Kamciakta, esso finisce per coincidere di fatto con la Russia, così che (primo teorema geopolitico) chi la governa potrebbe essere in grado (il condizionale è d’obbligo) d’imporre la propria volontà al resto del pianeta.

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Published: 29 December 2017
Created: 29 December 2017
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micromega

Capitalismo finanziario, diritti umani e conflitto sociale

di Alessandro Somma

9788842823803 0 0 0 75Alain Touraine, il decano dei sociologi francesi a cui si deve l’espressione “società postindustriale”, ha dedicato i suoi ultimi libri alla disgregazione della società industriale e ai conflitti che caratterizzano quanto viene definita “epoca postsociale”: l’epoca non più governata dalla dimensione socio economica dei problemi, bensì da quella etico individuale. Ne “La fine delle società” ha analizzato il capitalismo finanziario e il suo ruolo nella crisi delle principali istituzioni politiche e sociali: dallo Stato alla famiglia, passando per i sindacati e i diversi sistemi di protezione e controllo sociale (La fin des sociétés, 2013). Con “Noi soggetti umani” ha sottolineato la necessità di riscoprire i diritti umani per contrastare il capitalismo finanziario attraverso un rigurgito etico individuale (Nous, sujets humains, 2015). Infine, ne “Il nuovo secolo politico” ha riflettuto sul modo di affrontare i grandi temi che monopolizzano il dibattito pubblico: dalla questione nazionale a quella religiosa, passando per la lotta al terrorismo e la sfida ambientale (Le nouveau siècle politique, 2016).

Il secondo volume, un libro a cui l’autore afferma di sentirsi “più vicino che a tutti gli altri”, è da poco uscito in traduzione italiana (Noi, soggetti umani, trad. M.M. Matteri, Il Saggiatore, 2017, pp. 308). Offre l’occasione per una sintesi del pensiero di Touraine sul modo di reagire ai guasti prodotti dalla globalizzazione, e per valutarlo alla luce delle dinamiche che caratterizzano la costruzione europea.

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Published: 29 December 2017
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pandora

Da Veblen a Keynes: tempo di lavoro e modello di sviluppo

di Enrico Cerrini e Giulio Di Donato

C’è un tema trascurato nel dibattito pubblico, ma che nel contesto attuale può assumere una centralità difficilmente eludibile. Si tratta della riduzione dell’orario di lavoro. Nel quadro attuale segnato dai cambiamenti nel mercato del lavoro conseguenti all’avanzamento tecnologico e alla globalizzazione (descritti anche in un articolo precedente), gli autori propongono in questo articolo una diversa lettura della tematica che riflette un punto di vista teorico che prende spunto dalle riflessioni dell’economista Thorstein Veblen, il cui pensiero è stato già affrontato nell’articolo L’economica tra istituzione ed evoluzionismo

Da Veblen a Keynes. Tempo di lavoro e modello di sviluppo ott. 650x315 640x315L’economia neoclassica insegnata nei primi anni universitari presenta il tempo libero come uno dei due beni che determinano l’utilità individuale, sulla cui base calcolare l’offerta di lavoro operaia. Gli individui raggiungono maggiori livelli di utilità quanto più è alta la loro disponibilità di consumo e di tempo libero.

Tenendo conto della domanda di beni e della tecnologia utilizzata, ovvero il numero di operai necessari a ottenere la produzione richiesta dal mercato, il datore di lavoro richiede agli operai una quantità di lavoro che aumenta con il diminuire del livello salariale offerto dall’impresa. I lavoratori scelgono se accettare o meno la proposta dell’imprenditore sulla base della loro curva di offerta di lavoro, la quale aumenta con il crescere del salario offerto dall’impresa.

L’impostazione neoclassica prevede che un mercato del lavoro completamente libero stabilisca un salario in grado di equilibrare domanda e offerta di lavoro eliminando la disoccupazione involontaria. Quest’ultima può essere quindi generata solo dalla presenza di fattori che creano barriere al libero mercato. Tale teoria ha ricevuto numerose critiche perché non tiene conto né delle caratteristiche comportamentali analizzate, tra gli altri, dagli economisti keynesiani, né della contrattazione considerata dagli economisti classici come David Ricardo.

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Published: 29 December 2017
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rottacomunista

Libia, flussi di guerra

I militari italiani, i migranti, gli “interessi nazionali”

di Valeria Poletti

brigata sassariIn Libia l’esercito italiano è presente con forze speciali, addestra i militari legati ad una delle parti in conflitto, invia 300 parà della Folgore a protezione dell’ospedale militare allestito per assistere i feriti della milizia di Misurata, mantiene la copertura aerea attraverso la portaerei Garibaldi e i caccia dell'Aeronautica schierati nelle basi di Trapani, Gioia del Colle e Sigonella oltre ai droni dell'Aeronautica militare, monitora i confini sud dove intende impiantare una propria base militare, è presente con le sue navi dal 2015 per presidiare le installazioni ENI al largo di Mellitah.

Senza clamore, cioè senza che ne sia data informazione, la Brigata Sassari (precedentemente e attualmente operativa in Afghanistan e in Iraq) è ora sbarcata in Libia con il 3° Bersaglieri(1).

L’Italia ha codiretto, insieme a Francia ed Etiopia, la missione in appoggio alle forze del G5 Sahel( 2) (Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania and Niger) che ha iniziato le operazioni “anti-terrorismo” alla fine di ottobre 2017(3) ed è finanziata dagli Stati Uniti con 60 milioni di dollari(4), ha firmato un accordo di cooperazione militare con il Niger (accordo del quale, come riporta Analisi Difesa il 27 settembre, non sono stati resi noti i dettagli)(5).

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Published: 28 December 2017
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contropiano2

Il primo e il secondo Colletti: questioni aperte

di Franco Russo

colletti 1 300x300Si riprenda l’intervista rilasciata a Giampiero Mughini per Mondoperaio del novembre 1977, in cui Lucio Colletti riconosce, con accenti seccamente autocritici, di aver visto per lungo tempo “il modello di libertà in Stato e rivoluzione di Lenin, nella Comune di Parigi, nell’autogoverno dei produttori, nella democrazia diretta roussoiana” (Tra marxismo e no, pp. 143-52). Purtroppo, conclude, gli esperimenti degli Stati del socialismo reale, avendo dato vita a dittature, hanno dimostrato che quel modello, cioè l’autogoverno dei produttori e la democrazia diretta, è impraticabile. Quest’autocritica sul credo politico è scandita insieme alla riaffermazione dei principi del materialismo, che per Colletti coincidono con quelli delle scienze naturali, mentre rispetto alla conoscenza del mondo sociale ha oscillato tra una visione positivista – essa deve adottare metodi scientifici (peraltro mai da lui definiti) ‒, e un velato scetticismo sostenendo che rimane una questione irrisolta.

 

1. Contraddizioni dialettiche e opposizioni reali

Di un giudizio Colletti è rimasto sempre assolutamente convinto, che la ‘dialettica’ – elaborata da Hegel – fosse antiscientifica e si risolvesse in un’escatologia ‒ la storia del mondo è la “realizzazione dello spirito”, si legge nelle pagini finali del quarto volume delle Lezioni sulla filosofia della storia. Nel corso delle sue ricerche Colletti si accorse, tanto da restarne stordito, di non aver capito che Il Capitale di Marx, per lui esempio di indagine scientifica, fosse intriso di dialettica a cominciare dalle famose pagine del primo volume dedicate all’analisi del feticismo delle merci.

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Published: 28 December 2017
Created: 28 December 2017
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marx xxi

Pechino verso un nuovo “soft power”?

di Diego Angelo Bertozzi

PechinoRiflessiLa Cina “globale” ha prestato sempre più attenzione alla sua immagine, alla diffusione e alla promozione della propria cultura, ben consapevole del fatto che sul “soft power” i passi da compiere sono ancora molti. Ma anche sotto l’aspetto del cosiddetto “potere morbido” occorre ormai sganciarsi da una definizione consolidata – quella che notoriamente fa capo allo studioso statunitense Joseph Nye - perché rischia di “universalizzare” un caso di studio particolare – gli Stati Uniti appunto – per elevarlo a metro di giudizio globale in base al quale la Cina è sistematicamente condannata come Paese privo di particolare fascino e per questo impossibilitata a mettere realmente in discussione l’egemonia dell’american way of life. Mai infatti come in questi tempi di crescente impatto cinese sugli affari internazionali, si è ricorsi a questo tipo di ragionamento, quasi si volesse riaffermare quotidianamente – possiamo chiamarla “ridotta del soft power” - ad una centralità che nei fatti è sempre più in discussione.

Il fatto è che – ed in parte già lo abbiamo visto – che quando si parla di “Beijing consensus” e di capacità attrattiva esercitata dalla Cina popolare il riferimento va fatto ai successi ottenuti sul piano economico e sociale che hanno portato un ex Paese coloniale alla condizione di potenza economica nell’epoca della globalizzazione.

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  1. Geminello Preterossi: Residui, persistenze e illusioni: il fallimento politico del globalismo
  2. Aldo Barba e Massimo Pivetti: “La scomparsa della Sinistra in Europa”
  3. Pier Paolo Poggio: Il populismo russo: percorsi carsici
  4. Giacomo Gabellini: Libia, come si saccheggia una nazione
  5. Maria Rosaria Nappa e Antonio Noviello: La rivoluzione la faranno i robot
  6. Damiano Palano: Votare non è più democratico?
  7. Nicola Nosengo: Ripensare l’Intelligenza Artificiale
  8. Tommaso Baris: Violenti desideri
  9. Salvatore Bravo: Dialettica e domanda filosofica all’epoca del turbocapitalismo
  10. Francesco Bolici: Come ti spiego i Bitcoin al Cenone di Natale
  11. Guglielmo Forges Davanzati: L’irrazionalità del neomercantilismo
  12. Riccardo Achilli: La battaglia anti-euro è ancora possibile/auspicabile?
  13. Maurizio Ricciardi: Tempo, ordine, potere
  14. Roberto Villani: Potere al popolo, il fronte anticapitalista e l’unità dei comunisti
  15. Alessandro Somma: L’Europa tedesca sempre più irriformabile
  16. Panagiotis Grigoriou: Asimmetrie
  17. Ascanio Bernardeschi: Lenin per l’oggi: la centralità della politica contro i piloti automatici
  18. Sebastian Torres: Argentina 2017. Violenza neoliberale e trasformazione dello Stato
  19. Andrea Fumagalli e Gianluca Giannelli: La parabola del Bitcoin
  20. Alessandro Visalli: Domenico Losurdo, “Il marxismo occidentale”
  21. Alexander Rabinowitch: Come hanno vinto i bolscevichi
  22. Moneta Fiscale, le bugie di Bankitalia
  23. Michael Löwy: Marx e la Rivoluzione francese; la "poesia del passato"
  24. Renato Curcio: La società artificiale
  25. Damiano Palano: Sinistra senza popolo

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