Details
Published: 05 June 2025
Created: 29 May 2025
Hits: 1418
Print Friendly, PDF & Email

poliscritture

AI, Equivoci e Minacce

di Paolo Di Marco

A30922B1 2604 4298 9C0A BAF606093AAB 1 105 cNei discorsi, soprattutto quelli scientifici, sarebbe sempre opportuno mettere in evidenza le premesse che si danno per vere, dichiarate o nascoste che siano. Altrimenti si rischia di sviluppare ragionamenti incontrollabili o semplicemente fasulli.

Nel caso dell’AI la catena delle premesse non dichiarate è lunga, come anche il numero di problemi che ne conseguono.

Facciamo due esempi:

– Se chiedo di costruire 4 triangoli equilateri con 6 stecchini la gran parte delle persone si arrabatterà a fare trucchi e arzigogoli approssimativi senza arrivare alla soluzione, dando per scontato che il discorso si svolga nel piano (presupposto non detto ma che viene assunto quale premessa); solo quando, per caso o intuizione viene abbandonata la premessa si trova la soluzione – che è in 3 dimensioni (un tetraedro).

– E, giusto per uscire dall’astratto e parlando di cose attuali e controverse, cosa analoga è avvenuta nel caso dell’11 Settembre, dove per molti è difficile credere che gli ingegneri e scienziati del National Institute of Standards and Technology fossero in malafede nella loro analisi; solo che la relazione del NIST non risponde alla domanda: ‘Da cosa è stato causato il crollo dei grattacieli’ bensì al quesito ufficiale la cui sintesi è ‘Sapendo che la causa del crollo sono stati gli aerei, spiegate come è avvenuto’; con questo vincolo i poveri ingegneri si sono arrabattati a cercare di far quadrare i conti, tirando per i capelli la forza dell’incendio, abbassando la temperatura di fusione dell’acciaio e tutto quello che gli poteva venire in mente per trovare delle giustificazioni. E dimenticando (forse volutamente) leggi fisiche elementari come la caduta dei gravi di galileiana memoria, che se applicata gli avrebbe mostrato che gli ultimi piani dei grattacieli cadevano con tempi di caduta libera- cosa impossibile avendo gli altri piani di sotto.

E arrivando alla ‘pistola fumante’, il WTC7, il terzo grattacielo che cade senza aerei, han dovuto anche fare a pugni con l’evidenza, inventando incendi potenti là dove c’erano solo tendine che bruciavano in 3 finestre e detriti dirompenti che nessuno riesce a vedere.

Read more ...

Details
Published: 04 June 2025
Created: 30 May 2025
Hits: 1553
Print Friendly, PDF & Email

machina

Hype, ovvero l'economia della truffa

Sulla macchina della colpa neoliberale

di Lorenzo Mizzau

0e99dc 62f78ddffcc74c9dad2931e1d55be9e5mv2.jpgSin dalla nascita di Machina, transuenze si è interrogato con vari articoli sulla fine del neoliberalismo o, per meglio dire, sulla rottura dell'egemonia neoliberale.

Riprendiamo questo programma di discussione con un articolo di Lorenzo Mizzau, che si concentra soprattutto, riprendendo Lazzarato, sull'economia del debito. L'ipotesi dell'autore, per dirla con le parole sue è che «in gioco ci sono precisamente le stesse tecnologie di governo, le stesse istituzioni, gli stessi discorsi che regolano il funzionamento di ciò che Foucault ha chiamato governamentalità neoliberale[12]. Eppure, c’è qualcosa come una riconfigurazione di paradigma, un nuovo assestamento di tutti questi elementi attorno a un nuovo cardine».

Il soggetto non deve capire che i maltrattamenti costituiscono un attacco premeditato alla sua identità personale da parte di un nemico antiumano. Deve essere indotto a pensare che merita le terapie cui viene sottoposto perché in lui c’è qualcosa di spaventosamente sbagliato.

W. S. Burroughs[1]Il neoliberalismo è morto. Lunga vita al neoliberalismo!

 

Che l’ipotesi neoliberale, oggi, faccia acqua da tutte le parti è sotto gli occhi di ciascuno. Al punto che dichiarare la bancarotta del neoliberalismo, da qualche anno a questa parte, non appare più tanto assurdo[2].

Ecco, in un rapido scorcio, il panorama che ci troviamo di fronte. Il discorso postbellico della pace, oggi, cede il passo a un nuovo discorso e a nuove pratiche di guerra. Al meccanismo postbellico del consumo, ancora attivo in Europa lungo tutti gli anni Ottanta, subentra l’introduzione forzata della miseria come way of life.

Read more ...

Details
Published: 04 June 2025
Created: 28 May 2025
Hits: 1245
Print Friendly, PDF & Email

frontiere

Intelligenza artificiale e transumanesimo verso il punto di non ritorno(!)

di Franz Altomare

ygrX1sU9.jpegL'impennata tecnologica registrata grazie alla progressiva diffusione dell’Intelligenza Artificiale impone, a ogni società felicemente globalizzata, di rimanere al passo coi tempi e accelerare l’inevitabile implementazione di quest’ultimo traguardo informatico in ogni campo della vita sociale e produttiva. Il progresso non ammette ritardi! Questa è la narrazione che ci viene propinata ormai ogni giorno.

Il dibattito mainstream centrato su rischi, benefici e necessità di normazione della AI si svolge nel recinto obbligato della propaganda che recita sempre lo stesso mantra: la scienza è verità; la verità è sacra; la tecnologia è incarnazione di ciò che è vero e sacro e la sua missione è il progresso; il progresso è cosa buona e giusta, sempre e per tutti. Non ci sono altre opzioni: o sei per il progresso, e quindi per la scienza, dio unico, veritiero e misericordioso, oppure sei per la barbarie e la superstizione e per questo destinato alla dannazione eterna.

Prima di procedere con la nostra riflessione che intende soffermarsi su un aspetto specifico dell’Intelligenza Artificiale, quello della simulazione all’interno dei chatbot, diamo un breve cenno su AI act, il regolamento dell’UE approvato nel luglio 2024 ed entrato in vigore, per alcune sue parti, nel gennaio di quest’anno. La regolamentazione per legge, oltre a essere carente, non entra mai nel merito di chi possiede la AI e di come se ne può servire a fini non solo di arricchimento, ma anche, e soprattutto, di controllo e manipolazione.

In un articolo[1] di RAI News sulla pubblicazione dell’AI act in Gazzetta Ufficiale[2] si può scorgere il linguaggio entusiasta e apologetico che accompagna ogni innovazione tecnologica ricca di promesse e anticipatrice di un mondo, quello promesso dalla Quarta Rivoluzione Industriale, in cui le macchine solleveranno una volta per tutte gli esseri umani dalle loro fatiche, a partire da quella più gravosa: la fatica di pensare.

Read more ...

Details
Published: 04 June 2025
Created: 04 June 2025
Hits: 1397
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

di Paolo Selmi

Settima parte. Idee di transizione (e di profsojuz) a confronto: il dibattito sui sindacati

Škola kommunizma i sindacati nel Paese dei Soviet parte 1 html 98bc8d74546bea8fQuella propugnata da Lenin non era l’unica concezione di sindacato, all’interno del variegato e vivace mondo bolscevico di allora. Vale la pena rammentarlo, se non altro perché già all’epoca notiamo non tanto una diversità di progetto rivoluzionario, su cui peraltro si spesero in passato fiumi di inchiostro (e di rispettivi, a ben vedere poco “rivoluzionari”, mali di fegato e polemiche assortite), quanto di MUTAZIONE DEL RUOLO STESSO DEL SINDACATO IN FUNZIONE DEL PROGETTO RIVOLUZIONARIO CONSIDERATO.

PRESTIAMO ATTENZIONE A QUESTO PASSAGGIO, PERCHÉ È MOLTO, MA MOLTO ATTUALE. Alla luce del fatto che oggi, 2025, non esiste alcun “progetto rivoluzionario”, all’interno di una ancorché minima “teoria della transizione” al socialismo.

“Le nozze non si fanno coi fichi secchi”, recita un antico adagio popolare, preso a scusa da chi avrebbe continuato (e qualcuno di questi “difensori” continua tutt’ora!) a guardare alle “condizioni oggettive” che rendevano “storicamente necessari” venti, trenta, quarant’anni di NEP (ma volendo anche un secolo intero!) durante il quale un MODO CAPITALISTICO di produzione impiegato in maniera STATALISTICA E DIRIGISTICA avrebbe portato un Paese a essere la prima potenza industriale al mondo… “MA NON ANCORA PRONTO PER LA TRANSIZIONE AL SOCIALISMO” (Marx scriveva Gotha un secolo e mezzo fa… ma pazienza… era un “profeta”).

Questa è stata l’excusatio non petita che, storicamente, e a partire dai partiti comunisti ancora al potere, si sollevò all’epoca. Nessuno, dopo Tian’an men, disse più nulla. Ed è da oltre trent’anni che “non importa che il gatto sia nero o bianco, se acchiappa i topi è un bravo gatto” (不管黑猫白猫,捉到老鼠就是好猫)1. N’est-ce pas?

Oltremuraglia, peggio che andar di notte. Caduto infatti il Muro, caduta l’URSS… “ANDAVA BENE COSÌ”, GATTI BIANCHI, GATTI NERI, TOPI, ANDAVA BENE TUTTO, CARA GRAZIA CHE C’ERA ANCORA QUALCOSA CHE SI MUOVEVA, che non tutto era perduto…

Read more ...

Details
Published: 03 June 2025
Created: 29 May 2025
Hits: 1261
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

“Renderla inutilizzabile”: la missione di Israele per la distruzione totale di Gaza

di Meron Rapoport - Orev Ziv

7c11cab06e6bc92c38ffe895decf37b2.jpgAll’inizio di aprile, poche settimane dopo aver ripreso l’assalto a Gaza, le forze israeliane hanno annunciato di aver preso il controllo della città più a sud, Rafah, per creare l’«Asse di Morag», un nuovo corridoio militare che divide ulteriormente la Striscia. Nel corso della guerra, secondo l’Ufficio governativo dei media di Gaza, l’esercito ha distrutto più di 50mila unità abitative a Rafah – il 90% dei quartieri residenziali.

Ora l’esercito ha proceduto a spianare le strutture rimanenti di Rafah, trasformando l’intera città in una zona cuscinetto e tagliando l’unico passaggio di frontiera di Gaza con l’Egitto. Y., un soldato tornato di recente dal servizio di riserva a Rafah, ha descritto i metodi di demolizione dell’esercito a +972 Magazine e Local Call.

«Ho messo in sicurezza quattro o cinque bulldozer (di un’altra unità) e hanno demolito 60 case al giorno. Una casa di uno o due piani viene abbattuta nel giro di un’ora; per una casa di tre o quattro piani ci vuole un po’ più di tempo», dice. «La missione ufficiale era aprire una via logistica per le manovre, ma in pratica i bulldozer distruggevano semplicemente le case. La parte sud-orientale di Rafah è completamente distrutta. L’orizzonte è piatto. Non c’è nessuna città».

La testimonianza di Y. è coerente con quella di altri 10 soldati che hanno prestato servizio in tempi diversi nella Striscia di Gaza e nel Libano meridionale dal 7 ottobre e che hanno parlato con +972 Magazine e Local Call. Si allinea anche con i video pubblicati da altri soldati, con le dichiarazioni ufficiali e ufficiose di alti ufficiali attuali e precedenti, con le immagini satellitari e i rapporti delle organizzazioni internazionali. L’insieme di queste fonti dipinge un quadro chiaro: la distruzione sistematica di edifici residenziali e strutture pubbliche è diventata una parte centrale delle operazioni dell’esercito israeliano e, in molti casi, l’obiettivo primario.

Alcune di queste devastazioni sono il risultato dei bombardamenti aerei, dei combattimenti a terra e degli ordigni esplosivi improvvisati piazzati dai militanti palestinesi all’interno degli edifici di Gaza.

Read more ...

Details
Published: 02 June 2025
Created: 28 May 2025
Hits: 1218
Print Friendly, PDF & Email

carmilla

Lefebvre e il doppio sfondamento di Marx e Nietzsche contro Hegel

di Fabio Ciabatti

Henri Lefebvre, Hegel Marx Nietzsche o il regno delle ombre, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp. 208, € 20,00

hegel marx nietzsche 1.jpgMarx e Nietzsche uniti nella lotta contro Hegel? Dai, non esageriamo. Piuttosto i primi due possono marciare divisi per colpire uniti il terzo, almeno secondo quanto scrive Henri Lefebvre in Hegel Marx Nietzsche o il regno delle ombre. Questo libro, pubblicato nel 1975 e per la prima volta tradotto in Italia dopo cinquant’anni, nasce dall’idea del suo autore di un “doppio sfondamento: attraverso la politica e la critica della politica per superarla in quanto tale, attraverso la poesia, l’eros, il simbolo e l’immaginario”. Uno sfondamento nei confronti dello stato di cose presenti condensato nella filosofia dello Stato di Hegel. Siamo negli anni Settanta del secolo scorso e la riscoperta di Nietzsche da parte del pensiero radicale di sinistra fa parte, potremmo dire, di un certo spirito del tempo. Basti ricordare autori come Deleuze, Guattari o Foucault. L’approccio di Lefebvre ha però una sua originalità: rileva punti di contatto e profondi discordanze tra Marx e Nietzsche senza tentare alcun tipo di sintesi. Si limita a invocare un pensiero che sappia farsi multidimensionale.

Secondo Lefebvre, Hegel pone al centro della sua riflessione la rivoluzione, quella francese, e annuncia la sua definitiva cristallizzazione nello stato nazionale. Stato costituzionale e certamente non reazionario, ma, al tempo stesso, più borghese che democratico. Nello Stato, vera incarnazione dell’Idea, si perfeziona la fusione tra sapere e potere. Anche le sue capacità repressive e belliche rivelano un fondamento razionale e per questo legittimo. Questa fusione può avvenire perché la classe media porta la cultura alla coscienza dello Stato. È infatti la questa classe, luogo di elezione della cultura, che costituisce la sua base sociale in quanto bacino di reclutamento della burocrazia. L’unione di sapere e potere consente allo Stato di preservarsi come totalità coerente pur contenendo momenti contraddittori. Gli consente di inglobare e subordinare la società civile, di cementare il corpo sociale che senza di esso cadrebbe a pezzi. Lo Stato, dunque, si afferma come un automatismo perfetto, come modello di un sistema che si autoregola. Con lo Stato il tempo finisce e il suo risultato si diffonde e si attualizza nello spazio.

Read more ...

Details
Published: 02 June 2025
Created: 02 June 2025
Hits: 1630
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Deserto astensionista e ritorno della “sinistra” liberista: il caso Genova

di Eros Barone

piccolo11ottobre2021.pngQuando non hai più un nemico è lui che ha vinto.

André Frénaud, Il silenzio di Genova.

Al primo turno delle elezioni comunali di Genova hanno votato 249.000 genovesi. Tra Comune e municipi, i candidati erano più di 3000. Un rapporto tra candidati e votanti straordinario per la minima distanza tra elettorato attivo ed elettorato passivo: più o meno uno su ottanta. In una democrazia avanzata o di tipo sovietico sarebbe stato il suggello di una entusiasmante partecipazione di massa al dibattito pubblico e alla scelta dei rappresentanti del popolo, che ne consegue. Ma quel rapporto, nel sistema istituzionale italiano, è soltanto lo specchio dello svuotamento cui è giunta la democrazia borghese in assenza di ogni reale alternativa politica. Infatti, avevano diritto al voto 480.000 cittadini genovesi e quasi la metà si sono astenuti. Sorge allora spontaneo un paragone: quando si affermava, nei “gloriosi trent’anni” che vanno dal 1945 al 1975, la spinta democratica e rinnovatrice generata dalle lotte operaie, giovanili e popolari, sostenuta dalla partecipazione di larghe masse alla battaglia politica, furono conseguite importanti conquiste: la scala mobile, la scuola media unica, lo Statuto dei lavoratori, la riforma sanitaria. Lo stesso paragone ci dice, circa il grado della partecipazione elettorale, che alle elezioni politiche del 1958 andarono a votare 84 italiani su 100, mentre nel 2022 furono soltanto 64 su 100 gli italiani che si recarono alle urne.

Il ritorno della “sinistra” liberista alla guida del governo locale avviene, dunque, nel bel mezzo di un deserto di astensioni dal voto, che si estende a poco meno della metà del corpo elettorale, confermando il silenzioso esodo di massa, in corso ormai da decenni, dalla partecipazione popolare a uno degli istituti più importanti della democrazia rappresentativa borghese, quello più strettamente connesso al territorio.

Read more ...

Details
Published: 01 June 2025
Created: 27 May 2025
Hits: 1105
Print Friendly, PDF & Email

futurasocieta.png

Capitalismo digitale e robotizzazione

di Vladimiro Merlin

512px robot wireframe1.jpgUn ulteriore approfondimento sul tema dell’evoluzione del capitalismo tecnologico, delle contraddizioni determinate dalla sovrapproduzione e sulla prospettiva della liberazione dell’umanità dalla necessità del lavoro.

A seguito dell’articolo di Fosco Giannini su questi temi, di cui condivido le conclusioni che trae, vorrei aggiungere alcuni altri elementi di riflessione e approfondimento.

Per quanto riguarda la robotizzazione, questa tendenza è certamente destinata a estendersi sempre di più, come è stato per ogni sviluppo tecnologico, sotto la spinta inarrestabile della concorrenza, nonostante, come ha scritto Giannini, essa indubbiamente produrrà una forte caduta del saggio di profitto per i capitalisti in quanto il profitto essi lo possono trarre solo dal lavoro umano, le macchine, per quanto evolute, non possono creare profitto, per cui, dato che la robotizzazione ridurrà in modo consistente il lavoro umano necessario alla produzione del medesimo quantitativo di merci e, d’altra parte, aumenterà in modo ancora più consistente il capitale che sarà necessario investire nei processi produttivi, ne deriva che il saggio di profitto dei capitalisti risulterà fortemente ridimensionato.

Vi è, però, un’altra contraddizione fondamentale del rapporto di produzione capitalistico che da questo cambiamento subirà una forte esasperazione.

Si tratta della sovrapproduzione di merci.

Gli sviluppi tecnologici che si sono verificati dall’ultimo dopoguerra a oggi hanno creato una situazione che esaspera in modo esponenziale le contraddizioni del sistema capitalistico, in particolare quella relativa alla sovrapproduzione.

Read more ...

Details
Published: 01 June 2025
Created: 01 June 2025
Hits: 1421
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

di Paolo Selmi

Sesta parte. I profsojuz durante la guerra civile

Škola kommunizma i sindacati nel Paese dei Soviet parte 1 html 98bc8d74546bea8fL’inasprimento  ulteriore del conflitto portò all’azione congiunta delle classi spodestate e degli imperialisti stranieri, ovvero dell’esercito dei “bianchi” e di quelli stranieri, fino alla guerra civile dei primi e all’invasione imperialistica dei secondi.

Tutto questo non poteva non ripercuotersi anche sulla politica economica del giovanissimo governo dei Soviet: la nazionalizzazione di grande industria, banche e infrastrutture fu il passo logico successivo.

In tale contesto, i profsojuz furono costretti a cambiare nuovamente obbiettivi e strategie:

- da un lato, la lotta per il controllo operaio sulla produzione DIVENNE la lotta

1. per l’OCCUPAZIONE FISICA delle fabbriche e

2. per la DIFESA ANCHE ARMATA DEL POSTO DI LAVORO;

- dall’altro, la nazionalizzazione della grande industria portò a un’ULTERIORE RIDEFINIZIONE DI RUOLO E MANSIONI del sindacato in quei luoghi, dal momento che lì la controparte era sparita, non c’erano più i padroni.

Quanto appena affermato si ripercosse sull’aumento dell’autogestione operaia: nel 1920, il 63,5% delle industrie del Paese dei Soviet era a completa direzione operaia1.

In particolare, il 100% di gestione operaia si aveva nel settore dei trasporti, dove i profsojuz furono incaricati della gestione e risoluzione di un problema di cruciale importanza, nonché estremamente complesso: approvvigionamento materiale e rifornimento su più versanti, dalle campagne alle città e viceversa, dalla produzione ai fronti militari e viceversa.

Read more ...

Details
Published: 31 May 2025
Created: 31 May 2025
Hits: 1763
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

L’Occidente, lo Stato d’Israele e la questione palestinese oggi

di Algamica*

Arab Israeli Conflict Key PlayerSi dice che la storia non si fa con i «se», neanche quando a parlare è un editorialista come Ernesto Galli della Loggia dalle pagine del Corriere della sera, noto quotidiano dell’establishment italiano? Anzi a maggior ragione dovremmo dire, ma c’è sempre l’”eccezione” che formula la regola, essa sarebbe data dalla potenza di chi promuove quel famoso « se ». Perché il noto personaggio, grande propagandista delle ragioni occidentali, che per oltre un anno di fronte al genocidio a Gaza lo ha sempre difeso e giustificato definendolo come il necessario bombardamento che rase al suolo Dresda nel 1945 in quanto «male assoluto». Insomma Gaza come Dresda. E pazienza se anche il comunismo si intruppò rispetto a quella “ragione” della democrazia liberale.

Poi però la storia, unico, vero e implacabile giudice, a distanza di 80 anni ha messo a nudo una verità continuamente rimossa: il vero morbo che affligge l’umanità degli oppressi si nasconde dentro le pieghe di leggi impersonali del modo di produzione capitalistico.

Qual è il punto che intendiamo evidenziare con queste scarne note? Il fatto che lo Stato sionista di Israele si è infilato in un vicolo cieco e non sa come uscirne. Procediamo con ordine commentando lo scritto di chi ha difeso strenuamente le sue ragioni quell’Ernesto Galli della Loggia di cui spesso ci occupiamo in quanto sintetizza sempre chiaramente le ragioni del liberismo fino alle estreme conseguenze, come detto in apertura.

Scrive il nostro sul Corriere della sera di lunedì 26 maggio: «Un dato abbastanza sicuro va profilandosi: l’operazione militare organizzata da un anno e mezzo da Israele sta andando incontro a un fallimento. Israele non è sconfitto ma sta egualmente perdendo».

Per i tanti che siamo scesi in piazza, per difendere le ragioni dei palestinesi, contro il genocidio perpetrato dalla potenza criminale israeliana, una simile dichiarazione non può rappresentare che una magra consolazione di fronte alle immagini di Gaza rasa al suolo e dei corpi dilaniati dei palestinesi.

Read more ...

Details
Published: 31 May 2025
Created: 27 May 2025
Hits: 1412
Print Friendly, PDF & Email

ilcomunista

Il lavoro secondo Andrea Zhok

di Alessandra Ciattini

jmvaipssutgLe riflessioni sul concetto di lavoro di Andrea Zhok, docente di Filosofia morale all’Università Statale di Milano, meritano di essere prese in considerazione. Se nei decenni passati la concezione di lavoro come impegno, contributo alla vita collettiva aveva ancora un qualche spazio, oggi è stata cancellata dall’idea che esso deve essere divertimento, puro mezzo per soddisfare le nostre esigenze personali, sia primarie che secondarie. Questo cambiamento è stato generato da una serie di trasformazioni strutturali e non solo dall’imporsi di un punto di vista differente.

* * * *

Mi sono imbattuta per caso in un video proposto dalla casa editrice Ibex, “che produce libri per chi scala il futuro” e che mira al “Rinascimento italiano”. Nel suo sito, che ha 27.100 iscritti, si può leggere anche: “Non trattiamo un unico argomento, perché l’arte di domare gli eventi futuri non è fatta di tecnicismi settoriali, ma di intraprendenza strategica, e quindi olistica”. Così, spaziano “dal marketing alla filosofia, dall’imprenditoria alla propaganda passando per la politica”; un interessante percorso che desta molta curiosità, soprattutto in chi vuole capire per quale parte gli autori di queste frasi si schierano nel confuso scenario politico contemporaneo.

Il catalogo è interessante: ci sono Freud, Machiavelli, Le Bon, ma anche scritti di grandi imprenditori come Henry Ford, omaggiato da Hitler della Gran Croce del Supremo Ordine dell’Aquila Tedesca, Andrew Carnegie, cui dobbiamo, per esempio, Il vangelo della ricchezza, che fa pensare alla teologia della prosperità nata contro la teologia della liberazione in America Latina nel contraddittorio mondo pentecostale.

Read more ...

Details
Published: 30 May 2025
Created: 26 May 2025
Hits: 1371
Print Friendly, PDF & Email

poliscritture

Compianto sul Sessantotto

Su “Il Sessantotto e noi” di Romano Luperini e Beppe Corlito

di Ennio Abate

Compianto 2.jpgHo letto prima la Prefazione (qui) e ora il libro, Il Sessantotto e noi. Testimonianze a due voci (Castelvecchi 2024) di Romano Luperini e Beppe Corlito.

Il volume – circa 160 pagine – è suddiviso in: una Premessa. Un paradosso ironico; due parti (una prima di tre capitoli, una seconda di undici); le Conclusioni; e una Appendice con un’intervista all’avvocato Ezio Menzione, difensore di Ovidio Bompressi nel processo per l’omicidio di Calabresi. Nella Parte prima tre capitoli trattano le questioni: dell’unità o pluralità del Sessantotto come fenomeno globale, planetario; delle sue cause e dei suoi inizi; del Sessantotto italiano “lungo” (rispetto a quello francese). Nella Parte seconda, dal capitolo 4° all’11°, vengono esaminati i temi: dell’assemblea, dell’organizzazione e della democrazia diretta; della militanza; della corporeità, sessualità e questione femminile; della cultura del Sessantotto; della violenza, del terrorismo e dell’omicidio Calabresi; del rapporto tra Sessantotto e tradizione comunista; della democrazia e della rivoluzione; del fascismo e dell’antifascismo. Nelle Conclusioni si toccano gli aspetti del Sessantotto ritenuti attuali.

La conversazione tra Luperini e Corlito è di agevole lettura, mai enfatica o apologetica; e ripercorre in modi sintetici e chiari i fatti e le principali interpretazioni del Sessantotto. Un lettore, che abbia partecipato a quella rivolta studentesca o che ne abbia sentito parlare, può ripassare utilmente fatti, emozioni e ragionamenti scaturiti da quell’anno straordinario, in cui, come dicono gli autori, sembrò che «tutto il mondo fosse giovane».1

Anche se questa «testimonianza a due voci» di due protagonisti del ‘68, che vuole essere «una sorta di testamento rivolto al futuro», viene resa nel deserto politico odierno e l’«impronta indelebile» del Sessantotto non solo su loro due ma su tanti – una minoranza combattiva e preziosa ma messa presto fuori gioco – a me pare un’illusione, non mi sento di sottovalutarla.

Read more ...

Details
Published: 30 May 2025
Created: 21 May 2025
Hits: 1129
Print Friendly, PDF & Email

fuoricollana

Il “nemico americano”. Le tragedie in Ucraina e Palestina

di Alberto Bradanini

US Vice President Kam 21993629 1Quando si riflette sui dolori e le ingiustizie del nostro tempo è pratica diffusa occultare il nome di chi le ha causate, un occultamento che non è dovuto a disattenzione o scarsa memoria, ma a corruzione morale e/o materiale.

 

Il nemico principale

Rischiando di risultare apodittici, si proverà quindi a riflettere su tale aspetto, tentando di identificare il nemico principale, quale impresa preliminare a qualsiasi percorso verso un mondo migliore, tenendo a mente che tale incarnazione di forze ostili assume caratteristiche diverse a seconda dei contesti nei quali opera, pur facendo capo a una medesima aggregazione di poteri e interessi. Vediamo: sul piano economico il nemico da battere è il neoliberismo globalista-bellicista, su quello dei valori la mercificazione della società, sul piano politico una democrazia non-democratica, su quello filosofico il nichilismo narcisista e nei rapporti tra classi sociali una plutocrazia spietata e senza freni. Il punto di vista di chi scrive è che il motore di questo cumulo di tragedie, catalizzatore di ultima istanza di tale nefasta policromia, si colloca nell’oligarchia malata degli Stati Uniti d’America (in verità, nel suo nucleo occulto, lo stato permanente e quello profondo, che sopravvivono al cambiare dell’inquilino della Casa Bianca e non rispondono ad alcuna istanza democratica), uno degli imperi più funesti che la storia recente abbia registrato, una nazione che violenta il diritto e l’etica umana per estrarre risorse e ricchezze altrui attraverso minacce e ricatti, facendo ricorso alla violenza contro chiunque opponga resistenza, incurante dei valori di pace ed eguaglianza, mettendo a rischio persino la sopravvivenza del genere umano.

Deve rilevarsi che con Stati Uniti non s’intende qui il popolo americano, quei 335 milioni di abitanti anch’essi in larga parte sfruttati e sottomessi, ma solo una ristretta cerchia di superricchi e potenti individui che, come una piovra, proietta ovunque la sua ombra vorace.

Read more ...

Details
Published: 30 May 2025
Created: 30 May 2025
Hits: 1516
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

It's the Corporations, Stupid

di Antonio Pagliarone1

Untitled design 22.pngSarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta opinione pubblica, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto del grande fiorentino: Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!
Karl Marx

Michael Roberts in un suo articolo ha affermato che “Trump considera gli Stati Uniti solo come una grande corporation capitalista di cui è amministratore delegato” ma ciò che può trarre in inganno è che un amministratore delegato è subordinato alle decisioni dei suoi azionisti e questi sono rappresentati dalle Corporation e non viceversa, e le corporation, a loro volta, sono condizionate dai loro azionisti ed hanno come unico obiettivo i profitti e i dividendi, non le esigenze della società in generale, né salari più alti per i dipendenti della “corporation” di Trump. Ogni corporation che agisce a livello globale vuole pagare meno tasse sui propri redditi e profitti, quindi è indispensabile che i governanti, di ogni nazione, si impegnino non solo a tagliare ulteriormente la Spesa Pubblica ma anche a smantellare definitivamente tutta la legislazione e la regolazione dell’attività economica garantendo mani libere per la realizzazione di profitti in ogni parte del mondo dove sia possibile. Ma come è potuto accadere un fenomeno così devastante che spinge gli osservatori manistream e non a dichiarare la “fine della democrazia liberale”? Purtroppo occorre andare a fondo e non soffermarci come fanno in molti a osservare gli epifenomeni superficiali per poter fare affermazioni drammatiche che dovrebbero terrorizzare la gente comune.

Innanzitutto occorre necessariamente prendere in considerazione un concetto marxiano fondamentale per comprendere la dinamica del modo di produzione capitalistico ossia l’accumulazione e le condizioni in cui si realizza. In un lavoro di Daniel Campos, di prossima pubblicazione1, l’autore ribadisce in maniera efficace i concetti marxiani della Legge del valore e dell’accumulazione tenendo presente allo stesso tempo le dinamiche della produzione e della circolazione delle merci passando in rassegna ciò che egli stesso definisce Forme di Accumulazione, Regimi di Accumulazione, Poli di Accumulazione e Assi di Accumulazione che permettono di analizzare a ogni livello, globale o regionale, gli stadi ed i periodi dello sviluppo capitalistico nel corso del tempo rispettando la tradizione marxista.

 

Per leggere tutto l'articolo in formato PDF clicca qui

Details
Published: 29 May 2025
Created: 26 May 2025
Hits: 1724
Print Friendly, PDF & Email

euronomade

Neoliberalismo: che cosa c’è in un nome?

di Sandro Chignola e Sandro Mezzadra

neoliberalismo 1024x640.jpgUna rottura di fase e una secca discontinuità: da tempo le abbiamo registrate. La seconda Presidenza Trump aggiunge aspetti di non secondaria importanza (e tutt’altro che scontati) a un processo avviato da tempo – quantomeno dalle guerre statunitensi in Afghanistan e in Iraq, dalla crisi finanziaria del 2007/8 e poi dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina. Il capitalismo, una volta di più nella sua storia secolare, sta cambiando pelle. Un diffuso autoritarismo agevola la riorganizzazione degli spazi politici (di cui profughi e migranti sono i primi a pagare il prezzo); l’articolazione tra gli spazi politici e gli spazi dell’accumulazione capitalistica è in discussione su scala mondiale, con il ritorno al centro della scena degli imperialismi e della guerra; processi di concentrazione del capitale e del potere trasformano il paesaggio sociale e politico in molte parti del mondo; la proliferazione di quelli che abbiamo chiamato “regimi di guerra” implica una riconversione della spesa e degli investimenti verso l’industria degli armamenti, mentre il “dual use” contribuisce a porre la logica di guerra al centro dello sviluppo di settori come le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale. Sono solo pochi cenni, sufficienti tuttavia a rendere conto della profondità della rottura in cui siamo immersi.

Ci sembra necessario domandare se queste trasformazioni non richiedano una verifica delle categorie consuete del pensiero critico, a partire da quella di neoliberalismo. La fase attuale presenta almeno tre caratteristiche che ci sembrano estremamente significative, in questo senso. La prima riguarda il contraddittorio e violento riassestarsi dei poteri e dei processi di valorizzazione in un quadro post-egemonico di multipolarismo centrifugo e conflittuale. La seconda riguarda l’inedito intreccio di poteri politici ed economici in assetti oligarchici di comando, all’interno dei quali salta il progetto di separare Stato e società, politica e mercato. La terza riguarda le tensioni che attraversano il sistema monetario e, in particolare, la posizione del dollaro come valuta di riserva e mezzo di pagamento negli scambi internazionali (nonché come garante di asset finanziari).

Read more ...

Details
Published: 29 May 2025
Created: 25 May 2025
Hits: 1357
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Saif Gheddafi e i paradossi mortali per l‘intelligencija pro-pal

di Michelangelo Severgnini

nrmvòourbgLontani sono i tempi in cui le manifestazioni in piazza nei Paesi arabi producevano in Occidente titoloni sui giornali, cortei per le strade, comunicati al vetriolo delle nostre cancellerie e minacce militari contro i dittatori.

Lo scorso venerdì a Tripoli e nelle maggiori città della Tripolitania sono andate in scena manifestazioni oceaniche ignorate di sana pianta dall’intero emisfero occidentale, a tutti i livelli e a tutte le latitudini politiche, gettando un’ombra pessima sullo stato di salute dell’informazione e del dibattito politico in Occidente.

Qualcuno si era limitato a commentare, ormai una settimana fa, quando erano le milizie a sparare: “La Libia nel caos”.

No, un momento. Anche questa volta ci sono mandanti, responsabili, attori sul campo e dietro le quinte, cause e conseguenze. Ad approfondire, scostando il velo della censura, la storia appare in tutta la sua semplicità: da una parte il popolo libico che dal dicembre 2021 (data della cancellazione delle elezioni) chiede di poter eleggere Saif Gheddafi presidente, mettendo fine allo strapotere delle milizie, dall’altra le milizie con il supporto e il silenzio-assenso del mondo intero.

Ma perché dunque la Libia questa volta non tira?

Perché nel 2011 vi abbiamo esportato la democrazia a suon di bombe e ora da anni gliela stiamo negando, impedendo quelle elezioni che eleggerebbero Saif Gheddafi? Sì, certo.

Perché lo smantellamento delle milizie libiche metterebbe fine a 14 anni di occupazione militare della Libia venduta come “caos”? Sì, certo.

Perché un potere legittimo a Tripoli rivelerebbe finalmente i contorni dello scandalo internazionale del saccheggio del petrolio libico attraverso milizie loro e mafie di casa nostra, coperto da tutti i governi italiani dal 2012 a oggi e benedetto da Napolitano prima e da Mattarella poi? Sì, certo.

Read more ...

Details
Published: 29 May 2025
Created: 26 May 2025
Hits: 1276
Print Friendly, PDF & Email

tempofertile

Circa la tecnica: per una fenomenologia politica della relazione

di Alessandro Visalli

spartiacque.jpgQuattro tesi

Partirò con una tesi, enunciata in modo secco: l’essere umano non ha fondamento: si costituisce nella relazione. Ma la possibilità della relazione, in senso autentico ovvero non determinato interamente da istinti naturali, è pienamente sociale sin dalla sua radice. E’ questo il senso in cui “non ha fondamento”. La specie umana condivide, certamente, alcune caratteristiche abilitanti rese disponibili dalla sua conformazione biologica e genetica di base, - postura, il dimorfismo sessuale, encefalizzazione, lunga infanzia, cure parentali collettive, capacità vocale e grammaticale -, ma tutto ciò predispone e non limita. L’uomo ha una struttura istintuale molto meno stringente delle altre specie superiori (inclusi gli altri primati) l’uomo deve sempre farsi. Sia socialmente sia individualmente. E questo farsi si determina, con il decisivo contributo del linguaggio, nel lungo processo storico di apprendimento socio-culturale e dialogo sul quale non è questo il luogo per dilungarsi.

Per Marx l’uomo è “essere generico”, gattungswesen, e ha potenzialità universali, nel senso che è capace di scambiare con la natura, lavorando, socializzando e riconoscendosi nei frutti del proprio lavoro. Ad esempio, nella sezione sull’alienazione dei Manoscritti economico-filosofici[1], viene articolato un concetto dell’umano come intrinsecamente sociale e libero che si oggettiva nel mondo. Questo concetto, appena abbozzato nei manoscritti marxiani, è ripreso e sviluppato da Lukacs in Ontologia dell’essere sociale[2], quando inquadra la genericità come criterio ontologico determinante nel processo evolutivo della umanità (e fonte della sua universalità). Genericità, si noti, intesa non come astrazione logica, o del pensiero, quanto come farsi materiale nello scambio ‘organico’ con la natura. Un farsi mosso dalle posizioni teleologiche del lavoro (che si formano nella mente prima che nella materia), per poi oggettivarsi socialmente. Per Lukacs le potenzialità causali, rinvianti a concatenazioni di sistemi (che chiama complessi di complessi della realtà[3]), sono sempre attivate e concretate dal lavoro.

Read more ...

Details
Published: 28 May 2025
Created: 21 May 2025
Hits: 1758
Print Friendly, PDF & Email

linterferenza 

Come la “sinistra” ha sposato la logica e i fondamenti del sistema capitalista

di Armando Ermini

Questa che pubblichiamo di seguito è la relazione di Armando Ermini al convegno svoltosi lo scorso 15 marzo a Roma promosso da L’interferenza dal titolo “Una lettura alternativa della questione di genere. Per una critica di classe del femminismo”

indietro popolo2.jpgIn questo mio intervento cercherò di mostrare come l’abbandono da parte della, fra virgolette, sinistra, di ogni critica del capitalismo dal punto di vista delle classi sociali e l’assunzione esplicita degli argomenti del femminismo contro gli uomini in quanto tali, e dunque lo spostamento del nucleo argomentativo dalle questioni sociali a quelle della dialettica fra i due, sottolineo due, sessi, nonché la sistematica svalutazione sul piano teorico e pratico, di tutto ciò che tradizionalmente erano attributi e funzioni paterne, coincidano con la piena accettazione dello spirito del Capitalismo, col suo “begriff” o dirsivoglia “concetto”, idea fondante, scopo supremo.

Credo basti ripercorrere brevemente la storia del capitalismo per rendersi conto dei cambiamenti, talvolta eclatanti, che lo hanno attraversato, ma senza che quei cambiamenti intaccassero minimamente il suo nucleo fondante che è nient’altro che la propria “Riproduzione Allargata”, alla quale tutto il resto viene subordinato, piegato ed anche, perché no, utilizzato quando serva allo scopo.

Occorre con ciò riconoscere che il capitalismo è un sistema estremamente duttile. Non avendo principi suoi propri di ordine filosofico e/o religioso a cui attenersi con coerenza, non avendo una propria etica o se si preferisce morale, esso può, di volta in volta e sempre e solo secondo convenienza, assumere le vesti e predicare le idee più contraddittorie. Patriarcale o matriarcale, maschilista o femminista, borghese o antiborghese e così via.

Sono convinto che se non si afferra questa verità si correrà sempre il rischio che la critica al capitalismo sia in perenne ritardo, riguardi le fasi che il capitalismo stesso ha superato sbarazzandosi di tutto ciò che nel tempo è divenuto non più funzionale, e quindi non centri mai il suo nucleo fondante.

Credo che Luc Boltanski e Ève Chiapello.[1] in Le nouvel ésprit du capitalisme, abbiano ragione quando suddividono la storia del capitalismo in tre fasi principali. Ogni stadio, affermano i due autori riprendendo una espressione classica della sociologia, è segnato da un corrispondente «spirito del capitalismo». Con questa locuzione i due sociologi intendono avanzare una ipotesi intrigante: il capitalismo sarebbe un sistema a “sovrastruttura variabile”, che si accompagna cioè nella storia a diverse forme di legittimazione ideologica.

Read more ...

Details
Published: 28 May 2025
Created: 23 May 2025
Hits: 1004
Print Friendly, PDF & Email

intelligence for the people

Ucraina: la pace impossibile?

di Roberto Iannuzzi

Alla luce delle posizioni inconciliabili di Kiev e Mosca, del massimalismo europeo, e della scarsa incisività di Trump, la prospettiva di una risoluzione della guerra ucraina sembra allontanarsi

https substack post media.s3.amazonaws.com public images aef7ffbc 07a5 4d86 86da 76e5cc7a6550 864x486.jpegI colloqui di Istanbul del 16 maggio, i primi fra Russia e Ucraina da tre anni a questa parte, hanno messo in evidenza tutti gli ostacoli al raggiungimento di un accordo di pace fra Mosca e Kiev.

Ostacoli confermati dalla telefonata fra il presidente americano Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin tre giorni dopo.

L’incontro di Istanbul ha pur sempre segnato un passo avanti, se si pensa che ancora tre mesi fa il governo ucraino rifiutava persino l’idea di un dialogo con il Cremlino, ritenendolo illegale, e chiedeva il ritiro russo da tutti i territori dell’Ucraina come precondizione per un negoziato.

Ma lo svolgimento dei colloqui è rimasto incerto fino all’ultimo, e teso nella sua breve durata (meno di due ore).

Come ha lamentato il diplomatico russo Rodion Miroshnik, la delegazione ucraina era composta in gran parte da membri degli apparati militari e dell’intelligence, a conferma del fatto che era giunta a Istanbul solo per negoziare i dettagli di un eventuale cessate il fuoco.

Pochissimi erano i diplomatici e le figure politiche, in grado di discutere gli elementi di una pace duratura. Ma fino all’ultimo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva chiesto l’implementazione di un cessate il fuoco di trenta giorni come precondizione per l’inizio di una trattativa.

Richiesta ribadita da Trump nel successivo colloquio telefonico con Putin, sebbene in questo caso egli si sia fatto essenzialmente portavoce di Kiev e dei suoi alleati europei.

Questo è però un presupposto che Mosca ha sempre rifiutato, considerandolo un pretesto di Kiev per riorganizzarsi militarmente, mobilitare nuovi uomini e riarmarsi.

D’altra parte, i paesi occidentali alleati dell’Ucraina a loro volta non hanno mai accettato la richiesta russa di una cessazione delle forniture militari a Kiev come condizione per un cessate il fuoco.

Read more ...

Details
Published: 28 May 2025
Created: 27 May 2025
Hits: 883
Print Friendly, PDF & Email

mondocane

Eurocentrismo de sinistra. Gaza (Non Solo): Quelli del si, ma

di Fulvio Grimaldi

720x410c50sdf.jpgAlla nutrita Assemblea Nazionale convocata sabato scorso al cinema Aquila di Roma dalla Rete dei Comunisti, si è discusso di Medioriente.

Incidentalmente e fuori dal contesto di questo articolo, mi permetto una considerazione. Nel dibattito ha avuto un ruolo anche l’evento nazionale contro guerra e Nato e per la Palestina previsto per il 21 giugno, con il nodo della presenza, nell’occasione, di due manifestazioni su piattaforme in parte divergenti. Si vedrà se si addiverrà a un’intesa. Alla discussione aggiungerei il dato che risultano riuscite e imponenti, per positiva risonanza pubblica, le manifestazioni romane per la Palestina che hanno visto in un unico corteo due componenti fortemente divise tra loro. Soluzione che potrebbe proporsi anche per il 21 giugno.

Nel corso delle quattro ore di assemblea e di una trentina di interventi, si è incessantemente parlato, in toni vuoi indignati, vuoi accorati e dolenti, fin nei più raccapriccianti dettagli, della tragedia di Gaza. Giustamente qualcuno ha rilevato l’esitazione, se non l’assoluto rifiuto, nella sfera politico-mediatica, a pronunciare la parola genocidio. A fronte della fondata osservazione, va tuttavia rilevato che un’analoga esitazione, se non un rifiuto, si sono verificati rispetto al termine “Resistenza”, praticamente scomparso. Siamo stati solo in due, un palestinese e io, a utilizzarlo. Di Hamas, poi, neanche a parlarne.

Si sarà trattato di accidente casuale, non causale per carità, ma tant’è. E fa riflettere. Su un fenomeno che è di vasta scala e di vasta portata.

Dico subito che, per alcuni, dietro al ritegno di evidenziare il ruolo di Hamas, che pure è la rappresentanza politica e militare della maggioranza dei palestinesi dalle elezioni del 2014, confermata dai sondaggi attuali, c’è l’idea che senza Hamas Gaza avrebbe la pace. Idea alimentata dalla propaganda sionista che proclama la sua guerra essere solo mirata all’eliminazione di Hamas.

Read more ...

Details
Published: 27 May 2025
Created: 22 May 2025
Hits: 1517
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Chi sono io per giudicare un gay?

di Geminello Preterossi

ob 8b5c52 etrusque tombe.jpgQuesta frase famosa di papa Francesco non indica una rinuncia a esercitare l’autorità papale, a esprimere una posizione. Anzi, al contrario, è precisamente una presa di posizione intelligente di un’auctoritas che non ha paura di deporre se stessa nel popolo, per riacquisire una verticalità dopo averne allargato la base, per tentare di rilanciare al tempo della secolarizzazione compiuta una trascendenza immanente più autentica (secondo i dettami della “teologia del popolo”). Il senso di quella frase è: quale agape è quella che rifiuta aprioristicamente, stigmatizza o addirittura demonizza? Certo non quella del Figlio dell’Uomo. Vogliamo tornare al tempo dei roghi, seppur in forma simbolica? Degli esorcismi? Delle “cure” coatte? Non crediate siano tutte cose di altri tempi: conosco personalmente studenti universitari che, ancora venti anni fa, hanno patito ripudi, violenze morali e ricatti familiari, e ancora ne soffrono. Oggi la situazione è in gran parte diversa, per fortuna. Ma la realtà era quella, e può sempre tornare. Purtroppo, il mainstream gay attuale è improponibile: conformista, vacuo, superficiale, nichilista. Nulla a che fare con Pasolini, Testori o Visconti. In buona compagnia, peraltro, con il femminismo egemonico, che mima i peggiori modelli maschili, e con l’occidentalismo bellicista. Tutto sempre in nome del mercato globale, della reductio ad pecuniam di tutto, di un individualismo esasperato che travia la libertà, di una teologia economica e scientista che fanatizza e ottunde le menti, di una decadenza culturale ed estetica all’insegna dell’omologazione.

Leggere l’omosessualità, e il desiderio dei corpi in generale, come “peccato” è del tutto fuorviante. L’omosessualità è un fatto. È sempre esistita, è stata variamente considerata nella storia, ma non è né una deviazione né una moda passeggera. Altra cosa è una certa mentalità gay occidentalista e globalista, che si è totalmente saldata al neoliberalismo in chiave presuntamente “progressista”: qui vigono tanto la moda quanto il conformismo. Così come semplificazioni mercificatorie (ad esempio, su temi delicati come la gestazione per altri, che dovrebbero perlomeno suscitare dubbi).

Read more ...

Details
Published: 27 May 2025
Created: 27 May 2025
Hits: 1583
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

La babele ambientale, la trappola climatica e l'inganno del Capitale

di Piero Campanile*

mina de orgueirel sabugal 1 510x340.jpg1) L’oblio dell’ambiente e l’unica questione ricorrente

Nell’attuale frangente storico, funestato dai molteplici scenari di guerra che ormai strutturalmente accompagnano le contraddizioni e le convulsioni del sistema capitalistico-imperiale a guida USA -la cui centralità e leadership è più che mai messa in discussione nelle regioni del mondo non coincidenti con l’occidente collettivo- l’interesse per lo stato dell’ambiente e per le molteplici crisi ecologiche è di fatto marginalizzato, se non addirittura rimosso. Ma fino a ieri (e nulla ci lascia presagire un cambio di passo nell’immediato futuro) il dibattito ecologico è stato soggetto a un processo di semplificazione e allo stesso tempo di comprensibile proliferazione di discorsi, tale da rappresentare in maniera esemplare una assoluta babele comunicativa. La semplificazione, evidente a chiunque si sia anche in misura minima interessato a questioni ambientali, sta nella riduzione della complessità e della portata di queste ultime al solo tema dell’alterazione climatica, unico problema onnipresente nella comunicazione mediatica degli ultimi decenni. In questo modo sono aggirate e di fatto rimosse questioni annose e rilevantissime come l’avvelenamento di migliaia di corsi d’acqua, l’inquinamento dei mari, la diffusione incontrollata di plastiche (generalmente in forma di microparticelle) nelle acque e nei suoli, l’inquinamento dell’aria dovuto a tutte le tipologie di emissione di gas e polveri sottili provenienti dagli apparati industriali, dagli impianti di riscaldamento e dalla mobilità globale, la congestione delle metropoli, la distruzione delle foreste, la contaminazione dei sottosuoli imbottiti di ogni sorta di rifiuti tossici, la riduzione della fertilità dei terreni, l’assottigliamento dello strato di permafrost, la progressiva e drammatica riduzione della biodiversità.

E non è affatto un caso che di questi spinosissimi temi, la cui dimensione emergenziale è facilmente constatabile e dunque innegabile, non vi sia quasi traccia nella comunicazione pubblica, la quale è stata interamente monopolizzata dalla questione climatica.

Read more ...

Details
Published: 26 May 2025
Created: 25 May 2025
Hits: 1579
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Uscire dalle catacombe, contro l’apocalisse culturale

di Geminello Preterossi

112094229.jpgQuesto sasso nello stagno è una rivendicazione del sapere contro lo scientismo e l’ideologia tecnocratica (che si dissimula come neutrale e oggettiva), delle guglie della bellezza contro il suo appiattimento, della polis come luogo dell’anima contro le caricature impolitiche della soggettività, dell’accettazione consapevole e onerosa delle sfide aspre che ci pone la questione antropologica, tornata al centro del nostro tempo, contro il finto sorriso mostruosamente accomodante del Sistema dell’Iniquità, che produce solo distruzione dell’umano e totalizzazione dell’ostilità. A Gaza abbiamo una rappresentazione paradigmatica della banalizzazione del Male, reso quotidiano e normale dal governo di Netanyahu, che ha portato Israele ormai ben oltre la politica di potenza e la durezza repressiva del passato, quando pure aveva perpetrato orrori, come la strage di Sabra e Shatila, ma nascondendosi dietro la complicità con altri attori, velando le proprie responsabilità, per un residuo di pudore o per calcolo, perché assumerle apertamente avrebbe causato contraccolpi e reazioni in termini di consenso interno e credibilità internazionale. Oggi ogni maschera è caduta, e il Male sistematico (un vero e proprio disegno eliminazionista) viene compiuto direttamente, rivendicandolo.

Eppure, si sente dire, siamo entrati nell’epoca delle “magnifiche sorti e progressive” dell’Intelligenza Artificiale. Ammesso che lo sia (certo non “creativamente”), quello che manca è l’Intelligenza Collettiva (a dispetto di tutte le elucubrazioni sul General Intellect e sul capitalismo della conoscenza). È il tempo della “scienza” (non del sapere) come riduzione, efficace nel suo perimetro. Efficace esattamente come, dal punto di vista antropologico, lo era la magia nel suo ambito. Ma l’attuale uso della tecnoscienza è efficace anche antropologicamente? Il suo riduzionismo quali implicazioni ha per l’esperienza umana, quali prezzi fa pagare? Siamo sicuri che quella riduzione assicuri una comprensione profonda della complessità della realtà e della nostra stessa soggettività?

Read more ...

Details
Published: 26 May 2025
Created: 24 May 2025
Hits: 1170
Print Friendly, PDF & Email

Coordinamenta2

Il corpo a singhiozzo

Femminismo e Smart City

di Elisabetta Teghil

il corpo.jpg[…] per costringere le persone a lavorare al servizio di altri, che si trattasse di lavoro pagato o meno, il capitalismo ha sempre dovuto ristrutturare l’intero processo della riproduzione sociale, rimodellando il nostro rapporto con il lavoro oltre al nostro senso d’identità, di spazio e tempo, e della nostra vita sociale e sessuale […] S. Federici, Oltre la periferia della pelle, D. Editore p.135

Ma quale Stato, ma quale Dio,Sul mio corpo decido io! (slogan gridato dal femminismo nelle piazze)

Il corpo è mio, dello Stato o del mercato? (striscione della coordinamenta, 25 novembre 2022)

<È tempo di passare dalla pianificazione urbanistica alla pianificazione della vita urbana.> Manifesto della Città dei 15 minuti di Carlos Moreno

La questione del corpo è sempre stata al centro delle teorizzazioni e delle pratiche femministe perché la nostra storia, la nostra memoria e la nostra esperienza ci hanno fatto comprendere l’importanza che la gestione dei corpi riveste per il potere.

Ogni volta che il capitalismo ha avuto la necessità di ristrutturare il processo produttivo ha messo le mani sui corpi direttamente e indirettamente. Ha chiuso i corpi fuori dai terreni comuni con le enclosures, ha bruciato direttamente i corpi refrattari con la caccia alle streghe, li ha marchiati come schiavi, li ha costretti ad accettare la ridefinizione del tempo e dello spazio, gli orari della fabbrica e della scuola ma anche quelli del tempo di lavoro e del tempo libero, ma anche quelli di quando è opportuno sposarsi e non sposarsi, fare figli o non farli…l’arco della giornata, l’arco dell’anno e l’arco della vita scanditi da tempi, modi, spazi definiti per noi dal capitale a seconda delle sue necessità. Ha diviso i corpi delle sante da quelli delle puttane a seconda degli obiettivi che voleva ottenere dalle donne messe al lavoro sessuale, riproduttivo e di cura. Le puttane le ha chiuse nei bordelli, le sante le ha chiuse in casa con leggi, norme, stigmi adeguati e sempre pronti all’uso.

E’ per questo che quando abbiamo letto nel Manifesto della Città dei 15 minuti di Carlos Moreno

Read more ...

Details
Published: 26 May 2025
Created: 20 May 2025
Hits: 1901
Print Friendly, PDF & Email

ilpungolorosso

I referendum dell’8-9 giugno: strumenti di riscossa o boomerang?

di TIR

Referendum 17 aprile trivelleDa lunghi decenni, ormai, la classe operaia e i salariati in generale stanno arretrando fino a vedere messi in discussione anche i diritti più elementari. Sicché la necessità di invertire la tendenza, e cominciare a riconquistare posizioni anziché perderne ancora altre, è oggettiva. Tanto più perché incombe in modo sempre più minaccioso una corsa alla guerra e all’economia di guerra che comporterà un salto di quantità e di qualità nei sacrifici imposti a quanti/e vivono del proprio lavoro, e nella repressione statale. Ne sono stati due assaggi la decisione di portare subito al 2% del bilancio statale le spese per la guerra e il colpo di mano con cui è stato approvato il decreto-sicurezza (ex-DDL 1660).

In questo contesto che cosa rappresenta la prossima tornata referendaria dell’8-9 giugno: uno strumento utile per cominciare a risalire la china o un’iniziativa che agirà come un boomerang?  

I suoi promotori – la CGIL e un ventaglio di forze politiche e sociali gravitanti nell’orbita del centrosinistra – chiamano alle urne il “popolo elettore” su 5 quesiti, che riguardano nell’ordine:

1) l’abolizione del dispositivo del Jobs Act di Renzi col quale è stata spazzata via la possibilità del reintegro in Tribunale per i lavoratori licenziati senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti;

2) l’eliminazione dei limiti massimi del risarcimento economico per licenziamento illegittimo nelle aziende sotto i 16 dipendenti;

3) l’abolizione dei contratti a termine privi di causale;

4) il ripristino della responsabilità del committente nel caso di infortunio di un lavoratore dipendente di ditte in appalto;

5) il dimezzamento da 10 a 5 anni di residenza legale quale requisito per acquisire la cittadinanza italiana.

Sulla carta, visto il contenuto di tali quesiti, per chi come noi è da sempre schierato incondizionatamente al fianco dei lavoratori e delle loro lotte, non dovrebbe esserci alcun dubbio nel prendere posizione a sostegno del “sì” a questi referendum.

Read more ...

  1. Raffaele Sciortino e Robert Ferro: Note preliminari sul «sistema degli Stati»
  2. Gianandrea Gaiani: Ucraina: senza un bagno di realismo il negoziato resta al palo
  3. Carlo Lucchesi: Warfare e guerra. E’ tempo di darsi una mossa!
  4. Alberto Bradanini: Europa: il tramonto di una civiltà
  5. Fulvio Grimaldi: Ursula e Al Jolani: destini paralleli. Terrorismo: Il Re è nudo, ma regna
  6. Paolo Selmi: Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet
  7. Eros Barone: La concezione dialettica dell’errore e degli opposti: una via verso la conoscenza della verità
  8. Fabio Mini: «La Nato è un’auto fuori strada, con centralina in avaria e autista ubriaco»
  9. Domenico Moro: Il legame inscindibile del capitalismo con la guerra
  10. Sandro Chignola: Neoliberalismo autoritario
  11. Fabrizio Poggi: I colloqui di Istanbul nel segno di Bismarck
  12. Sebastiano Taccola: Ossigeno e plusvalore, cellula e merce
  13. Gerardo Lisco: Le coordinate per individuare la possibile teologia politica di Leone XIV
  14. Alfonso Gianni: I primi cento giorni di Trump: la guerra civile fredda
  15. Giulio Bellotto: Israele: quei 700.000 coloni che impediscono la pace
  16. Elisabetta Frezza: Educazione sessuale a scuola. La storia(ccia) infinita
  17. Alessandra Valastro e Roberto Passini: La strategia dell’Unione europea per la preparazione alle crisi e alle guerre. Una strategia della paura che non convince più
  18. Geraldina Colotti: Papa Robert Francis Prevost, un Leone antico per nuovi ponti
  19. Moreno Pasquinelli: Il mito della classe operaia
  20. Carlo Formenti: Rileggendo Marx. Appunti sui libri II e III del Capitale
  21. John Bellamy Foster: La classe dominante statunitense e il regime di Trump
  22. Mirko Vercelli: Androidi paranoici
  23. Alessandro Visalli: Alcune questioni circa la Cina, confronto tra universalismi. Parte terza
  24. Carla Filosa: Ancora sulla Rerum Novarum
  25. Thomas Fazi: Il tentativo di pace di Trump è destinato al fallimento. La guerra in Ucraina è irrisolvibile

Page 115 of 687

  • 110
  • 111
  • 112
  • 113
  • 114
  • 115
  • 116
  • 117
  • 118
  • 119
Web Analytics