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Published: 25 January 2025
Created: 22 January 2025
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poliscritture

Marx e la Crisi della Fisica

di Paolo Di Marco

crisi fisicaa) Tecnica e lotta di classe

In una intervista/dibattito su YouTube con Varoufakis, David Wengrow, archeologo e uno dei due autori de ‘L’alba di tutto’ (v. 1), porta una critica radicale alla teoria dell’evoluzione umana basata sui salti della tecnologia (bronzo, ferro, agricoltura…) che non è compatibile, dice, coi dati che abbiamo accumulato negli ultimi vent’anni.

Le svolte vere sono state invece nelle forme di organizzazione sociale, da ventimila anni fa in poi; e la cosa interessante, sottolinea, è il fatto che non hanno seguito un percorso lineare (come nella vulgata sette-ottocentesca: dai cacciatori primitivi poveri e malaticci agli agricoltori col surplus e di qui a salire trionfalmente fino al capitalismo..) ma hanno seguito tanti rami diversi, spesso anche in modo ciclico (un ramo viene abbondanato da un parte e ripreso da un’altra).

Solo in epoca moderna questo va a coincidere con l’affermazione di Marx, ‘la storia è storia delle lotte di classe’, il che se da una parte è una conferma dall’altra mostra il depauperamento della storia stessa, il suo appiattimento in termini di gradi di libertà.

Ed è proprio la fase capitalistica che vede il più stretto legame tra rapporti sociali di produzione e scienza e tecnica: se la lunga fase dell’accumulazione primitiva crea la forza-lavoro libera per le fabbriche, è la macchina a vapore che crea il dominio dell’industria; anche se con un piccolo aiutino imperiale, dato che la concorrenza delle tessiture bengalesi viene eliminata non grazie alla ‘mano invisibile del mercato’ ma tagliando il pollice dei capifamiglia. Questo connubio forza tecnica-forza militare è carattere precipuo del capitalismo, seppure in dosi diverse in periodi diversi. Rispetto alla tecnica la scienza è insieme madre e figlia: le conoscenze scientifiche generano le tecniche, la tecnica propone le domande di cui la scienza si alimenta; anche se per tutto l’ottocento c’è un vortice continuo che mescola scienziati, inventori, artigiani arrivando solo a fine secolo ad una chiara distinzione dei ruoli e delle sedi.

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Published: 25 January 2025
Created: 20 January 2025
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collettivolegauche

Gianfranco La Grassa come teorico della transizione al comunismo

di Collettivo Le Gauche

image processing20210318 29999 jqcjb1Il libro scritto da Gianfranco La Grassa e Maria Turchetto Dal capitalismo alla società di transizione è un buon esempio per indagare il La Grassa comunista che può ancora fornire degli spunti interessanti per ragionare sul problema della transizione a un altro modo di produzione. La Grassa e Turchetto prendono le mosse dal tentativo nei settori del movimento operaio di allora di mettere tra parentesi le esperienze di socialismo prodottesi nel mondo. Sembra che debba essere messa sotto il tappeto quella storia e che in ogni caso il movimento operaio occidentale non commetterà gli stessi errori. Si tratta di un atteggiamento da struzzo che si preclude la possibilità di analizzare gli insegnamenti provenienti dai paesi che hanno avviato la transizione socialista. Gli autori rifiutano categoricamente questo atteggiamento e cercano di dare il loro contributo al problema criticando le idee prevalenti in merito. L’obiettivo principale da colpire è l’economicismo che si basa sull’idea della centralità dello sviluppo delle forze produttive, provocato da un progresso tecnologico che in fondo è neutrale e può essere riadattato per costruire il socialismo. Questa tesi è affiancata dalla neutralità degli apparati statali il cui sviluppo può essere usato per la pianificazione economica orientata al massimo soddisfacimento dei bisogni delle masse. Le tecniche produttive capitalistiche e le tecniche del controllo statale, piegate al soddisfacimento dei bisogni della collettività, esprimerebbero tutte le loro potenzialità insite nella socializzazione della produzione che hanno generato portando a uno sviluppo senza precedenti delle forze produttive inizialmente ostacolato dalla proprietà privata dei mezzi di produzione. Lo sviluppo delle forze produttive così conseguito allieverebbe le fatiche dei lavoratori, riducendo l’orario di lavoro e creando le premesse di un’istruzione e di una cultura di massa sempre crescenti. Ciò porterà alla possibilità da parte della collettività di gestire gli affari dello Stato e alla formazione dell’uomo nuovo. Da simili tesi è facile giungere a conclusioni come lo Stato operaio degenerato a causa delle condizioni di arretratezza in cui si trova a dibattere il primo stato socialista.

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Published: 24 January 2025
Created: 20 January 2025
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analisidifesa

UE e NATO terrorizzati dall’idea che Trump negozi la pace in Ucraina

di Gianandrea Gaiani

241029 sg eu rdax 775x440s.jpgLa schizofrenia di NATO e UE, le cui dirigenze parlano ormai in fotocopia circa la guerra in Ucraina al netto del fatto che i due organismi sono composti in buona parte dagli stessi stati membri, sta raggiungendo il culmine in questi ultimi sgoccioli dell’Amministrazione Biden.

Lo si avverte da numerosi indicatori, inclusa l’evidente irritazione avvertibile in molte cancellerie europee per la possibilità che Donald Trump possa aprire un negoziato che concluda il conflitto in Ucraina.

Una “paura della pace” (o di una “pace non giusta” per citare un’espressione spesso utilizzata dalla politica europea), che tradisce il timore fondato che l’Europa venga ancora una volta tagliata fuori da un negoziato USA – Russia e relegata al solito ruolo di comparsa.

Un timore che colpisce anche l’Amministrazione Biden uscente che nell’aprile 2022 impedì a Kiev di accettare l’accordo con Mosca mediato dalla Turchia e che pochi mesi più tardi, come ha rivelato oggi il New York Times, scoraggiò gli ucraini ad aprire trattative con i russi sull’onda dei successi appena conseguito con le controffensive nelle regioni di Kharkiv e Kherson. All’epoca fu il capo degli stati maggiori riuniti, generale Mark A. Milley, a suggerire tale iniziativa agli ucraini ma il segretario di Stato Antony Blinken (peraltro di origini ucraine) la cassò, convinto che la guerra dovesse continuare.

La preoccupazione che Trump possa trovare una soluzione negoziata al conflitto traspare anche dalla nuova narrazione con cui UE e NATO cercano in ogni modo di nascondere quanto sta avvenendo sui campi di battaglia da cui, ci avrete fatto caso, giungono dai media notizie sempre più scarse mano a mano che la situazione per gli ucraini si aggrava.

Occultate o messe al bando le quotidiane evoluzioni belliche a vantaggio dei russi che giungono dai fronti di Kursk, Pokrovsk, Toretsk, Chasov Yar e dalla regione di Kharkiv (di cui ci occupiamo con qualche dettaglio in un altro articolo), dai vertici occidentali emergono dichiarazioni che suscitano perplessità, poiché del tutto prive di pragmatismo e realismo.

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Published: 24 January 2025
Created: 20 January 2025
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Coordinamenta2

Narrazioni di potere, narrazioni di classe

<Imbarbarimento di una società sempre più violenta?>

di Elisabetta Teghil

Eretica 2.pngChe lo sperpero del proferire non sia pretesto al / tacere/ Che la rapina del significare/ non sia la tomba di ogni giudizio.

Haiku senza Haiku* Progetto ispirato da Juan Sorroche-AS2 c.c. Terni

Vengono fatte con continuità puntuali ricerche storiche, lucide analisi politiche, dotte disquisizioni sul sesso degli angeli, ma quasi nessuno/a si occupa di analizzare la quotidianità in termini di classe. Quei pochi/e che lo fanno sono avvolti nel silenzio se non demonizzati e stigmatizzati anche nella così detta sinistra. E questo già la dice lunga. Invece dovrebbe essere un esercizio di cui ci dovremmo far carico con urgenza per evitare che lo scollamento tra teoria e prassi ci faccia perdere di vista che è sulla lettura di quello che accade nel quotidiano che si costruisce il comune sentire. E’ un compito che ci dobbiamo assumere per evitare di dare sponda alla costruzione del nemico interno che sta operando con sistematicità e da molto tempo il capitalismo neoliberista attraverso tutto l’arco partitico compresi annessi, connessi e collaterali, media in prima linea.

Il modello di destra, che è fondamentalmente fascista, punisce e reprime i subalterni che non stanno al loro posto, il modello socialdemocratico, politicamente corretto e decorosamente reazionario, li annichilisce fisicamente e psicologicamente. I subalterni devono essere sempre grati.

Qualche tempo fa, il ministro Giuseppe Valditara ha dichiarato in seguito all’aggressione da parte di un gruppo di genitori a una professoressa di sostegno in una scuola in provincia di Napoli, nel plesso di Scansano, che siamo di fronte ad un “imbarbarimento di una società sempre più violenta”.

Sui giornali, nei media, sui social, nei telegiornali di ogni ordine e tipo rimbalzano tutti i giorni notizie sulla violenza della società: ragazzi, addirittura minorenni, si affrontano durante la movida con coltelli, armi da fuoco, qualche volta qualcuno rimane ucciso senza un motivo reale, dicono i media, oppure per un pestone su un costoso paio di scarpe.

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Published: 24 January 2025
Created: 24 January 2025
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sinistra

Arretra l’Occidente e Israele subisce dopo 77 anni la prima dura sconfitta dalla Resistenza palestinese

di Algamica*

pale isr.pngAbbiamo aspettato una manciata di giorni per non farci trascinare dall’euforia e tirare un filo a piombo sui fatti eccezionali che si sono realizzati in Palestina. L’uscita dalla crisi di Israele e dell’Occidente nel dominare il Medio Oriente richiederebbe la soluzione finale della questione palestinese attraverso la distruzione totale di Gaza come elemento storico necessario oggi come lo fu per il liberismo la distruzione di Dresda nel 1945 a Germania già sconfitta, la deportazione totale dei palestinesi e l’eliminazione di Hamas come condizione sine qua non a definire la vittoria di Israele e di riflesso di rilanciare il peso dell’Occidente. Nonostante un genocidio il popolo palestinese non si ritiene sconfitto e lo Stato di Israele, e indirettamente gli Stati Uniti, è stato costretto a trattare con la Resistenza palestinese rappresentata da Hamas. Pertanto tutti quelli che suonavano le campane a morte e consigliavano ai palestinesi di arrendersi sono chiamati a rivedere il proprio orientamento teorico e politico: quello che si profila è una prima sconfitta storica dello Stato di Israele in 77 anni dalla sua fondazione da parte della Resistenza palestinese.

In questi giorni abbiamo seguito in uno stato di fibrillazione il susseguirsi dei colpi di scena intorno al decisivo conflitto in Medio Oriente e in Palestina, che vede da una parte l’Occidente schierato a sostegno del genocidio del popolo palestinese da parte di Israele e la tenacia delle forze della resistenza del popolo palestinese e di Hamas che incarnano le necessità e la forza della disperazione di un popolo oppresso e martoriato.

L’annuncio da parte dei mediatori degli Stati del Golfo e poi anche da parte degli Stati Uniti sul raggiungimento dell’accordo per il “cessate il fuoco” tra Israele e Hamas, dunque dell’inizio della tregua dell’assedio di Gaza e dei massacri indiscriminati contro le masse della Striscia, aveva colto il mondo di sorpresa. Anche se il governo israeliano non si era ancora espresso ufficialmente, a Gaza la gente in massa ha immediatamente celebrato la notizia.

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Published: 23 January 2025
Created: 18 January 2025
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lantidiplomatico

Accordo Starlink. Giù la MUSKera

di Emiliano Gentili e Federico Giusti

kjnvòmkkLa polemica contro un eventuale investimento di Starlink in Italia muove da considerazioni di vario tipo. Ad esempio c’è chi evidenzia i rischi per la sicurezza nazionale, perché gli oligarchi come Musk – quelli cioè in grado di sfidare gli Stati su alcune delle loro prerogative fondamentali (come il servizio di accesso universale alle connessioni di rete per la cittadinanza) – agiscono oggettivamente come «veri e propri contropoteri» (Mattarella).

A ben vedere, tuttavia, tali rischi non riguardano solo lo Stato come istituzione integra e sovrana ma anche i cittadini e le loro vite private, i loro dati sensibili, nonché i dipendenti della Pubblica Amministrazione: l’affare Starlink va infatti collegato anche con il DdL Sicurezza, che obbligherà le Amministrazioni pubbliche a fornire informazioni e comunicazioni sui propri dipendenti e sul loro operato (comprendendo la ricerca e l’insegnamento), in un’ottica, evidente, di controllo e repressione dell’autonomia sul lavoro. In generale, poi, far dipendere l’erogazione di un servizio universale dalla disponibilità a fornirlo da parte di un colosso privato multinazionale vuol dire trovarsi perennemente sotto potenziale ricatto, tanto più se le tecnologie reperite privatamente avranno un ruolo importante e strutturale nella fornitura del servizio: sarà molto difficile riuscire a svincolarsene per poi, in un futuro, tornare a essere indipendenti.

D’altro canto è pur vero, come evidenziato dai sostenitori di Musk e Meloni, che investimenti privati di grandi dimensioni su asset fondamentali dell’economia nazionale sono, ahinoi, perfettamente “normali” e di frequente praticati: l’intero Rapporto Draghi, i Pnrr, gli Ipcei e i vari accordi transnazionali stretti nel corso del tempo fra governi di ogni colore dei Paesi dell’Ue si basano, tutti, su strategie per ottenere investimenti privati e la stipula di nuovi accordi.

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Published: 23 January 2025
Created: 20 January 2025
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futurasocieta.png

Costruire il partito comunista: è l’ora! Sabato 25 gennaio tutti a Roma!

di Fosco Giannini*

hammer and sickle 2019.jpgL’appello lanciato alle compagne e ai compagni dal coordinatore nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista e dirigente di Prospettiva Unitaria, per l’appuntamento che si terrà nella Capitale.

È l’ora!

Nessuno si tiri indietro!

È l’ora della costruzione del partito comunista!

Sabato 25 gennaio, a Roma, presso il Teatro Flavio, dalle ore 10.00, Prospettiva Unitaria, le comuniste e i comunisti del nostro Paese daranno vita a una grande Assemblea nazionale dalla quale partirà il percorso concreto per la costruzione del partito comunista!

Nessun comunista con la coscienza del tempo che vive, del nostro tempo terribile, può mancare all’appuntamento! Conosciamo i compagni e le compagne: i nostri stipendi sono magri, le nostre pensioni sono spesso da sopravvivenza, i treni ci falciano il salario, i lunghi viaggi in auto per noi costano tanto: ma quando viene l’ora che conta i comunisti ci sono, ci sono sempre stati e nessun’ora è giusta come quella che va scoccando, quella della costruzione del partito comunista! Nessun sacrificio è giusto, nessuno vale la pena di essere scelto come questo di essere protagonisti della messa in cantiere del nostro partito, il partito delle lavoratrici e dei lavoratori, il partito degli intellettuali e dei giovani: il partito comunista!

Le compagne e i compagni del Movimento per la Rinascita Comunista lavorano da tempo per l’unità dei comunisti e per la costruzione del partito comunista. Hanno già investito in questi due grandi e nobili progetti tanta parte della loro vita, si sono sacrificati e sanno cos’è il sacrificio. A testa alta faranno anche questo nuovo pezzo di strada che ci porterà a Roma il prossimo 25 gennaio!

Queste compagne e questi compagni, l’intero MpRC, hanno fornito un contributo determinante all’unità dei comunisti e al progetto di costruzione del partito comunista.

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Published: 23 January 2025
Created: 19 January 2025
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comedonchisciotte.org

La militarizzazione del dollaro USA. Potrà funzionare?

di Michael Hudson - unz.com

shutterstock 2467578939 600x400 1.jpgTrump ha promosso una serie di piani per rendere l’America forte – a spese di altri Paesi. Dato il suo motto “noi vinciamo, voi perdete”, alcuni dei suoi piani produrrebbero l’effetto opposto a quello da lui immaginato.

Non sarebbe un gran cambiamento nella politica degli Stati Uniti. Ma, secondo me, la Legge di Hudson potrebbe raggiungere il suo apice sotto Trump: ogni azione degli Stati Uniti, quando attaccano gli altri Paesi, tende a ritorcersi contro di loro e finisce per costare alla politica americana almeno il doppio.

Abbiamo visto che è diventato normale per i Paesi stranieri essere l’oggetto dell’aggressione politica degli Stati Uniti. Il più evidente è il caso delle sanzioni commerciali americane contro la Russia. Se non sono gli Stati Uniti a perdere (come nel caso del sabotaggio al gasdotto Nord Stream che ha portato all’impennata delle esportazioni statunitensi di GNL), saranno i loro alleati a farne le spese. Tra qualche anno, gli Stati Uniti potrebbero perdere l’Europa e la NATO a causa delle pressioni esercitate dai Paesi europei per dichiarare la propria indipendenza dalla politica statunitense.

Per accelerare il distacco dall’Europa, i leader della NATO chiedono sanzioni contro la Russia e la Cina, affermando che “le importazioni equivalgono alla dipendenza”. Seguiranno controsanzioni russe e cinesi che bloccheranno la vendita di altre materie prime all’UE.

In passato abbiamo discusso del piano di Trump di aumentare le tariffe doganali statunitensi e di usarle in modo simile all’imposizione di dazi contro i Paesi che non si allineano alla politica estera degli Stati Uniti. Questa proposta è molto contrastata da interessi repubblicani consolidati e, in ultima analisi, è il Congresso che deve approvare le sue proposte. Quindi Trump probabilmente minaccia troppi interessi acquisiti per fare di questa proposta una grande battaglia all’inizio della sua amministrazione. Sarà impegnato a fare piazza pulita [di quei settori] dell’FBI, della CIA e delle forze armate che, fin dal 2016, sono sempre state contro di lui.

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Published: 22 January 2025
Created: 18 January 2025
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metis

La guerra ibrida di Trump

di Enrico Tomaselli

ukraine war.jpegNonostante le grandi aspettative di cui è riuscito a circondare il suo secondo mandato presidenziale, è assai improbabile che Trump possa e voglia imprimere una svolta radicale alla politica internazionale degli Stati Uniti. E ciò per la semplice quanto evidente ragione che le linee strategiche di una grande potenza non possono essere soggette a continui cambiamenti, se non sul piano tattico e per gli aggiustamenti resi necessari dall’evoluzione delle situazioni, e che pertanto non è una Presidenza che imprime la direzione, ma è questa a determinare il Presidente.

Fermo restando, quindi, che la presidenza Trump (cosa del resto chiaramente rivendicata) avrà come obiettivo la riaffermazione dell’egemonia americana, e non certo una qualsiasi apertura al multipolarismo, resta da capire come concretamente svilupperà questa linea strategica, soprattutto relativamente alle maggiori aree di crisi, ma non solo.

Se guardiamo ad esempio alla crisi ucraina, sulla quale del resto si è accentrata l’attenzione, possiamo notare come la posizione statunitense – quale si va sempre più delineando – è caratterizzata innanzitutto da un approccio riduttivo, che cioè considera il conflitto come una questione circoscritta, che va mantenuta e risolta in un ambito limitato, senza quindi affrontare i temi di fondo che invece lo sottendono, quali non solo l’appartenenza o meno dell’Ucraina alla NATO ma la sua neutralità/smilitarizzazione e, ancora più importante, una nuova architettura di sicurezza reciproca in Europa e globale. Temi questi che, per loro natura, richiederebbero appunto la disponibilità a mettere in discussione la supremazia statunitense, cosa che la nuova amministrazione non vuole e non può fare.

Ugualmente, si vede come Washington intenda conseguire il solo risultato che gli sta a cuore – ovvero la fine dei combattimenti – attraverso una politica del bastone e della carota; da un lato offrendo la prospettiva di un progressivo allentamento delle sanzioni e il riconoscimento de facto delle annessioni territoriali, accompagnati da un rinvio sine die dell’adesione di Kiev alla NATO, e dall’altro la minaccia di inasprirle e di mantenere il sostegno militare all’Ucraina, magari allargandone la facoltà di utilizzo.

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Published: 22 January 2025
Created: 17 January 2025
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volerelaluna

Cina e India, fratelli rivali

di Vincenzo Comito

b37648f67e85c90d4ad7b41506ccce02 87780841Le statistiche disponibili indicano che il pil di Cina ed India ha rappresentato circa il 50% del totale mondiale per moltissimi secoli, almeno dall’anno mille (Maddison, 2007) in poi e ancora sino al 1820, con la rivoluzione industriale inglese ormai matura. Poi la stanchezza delle due grandi civiltà asiatiche (incidentalmente, gli storici hanno analizzato a lungo, ad esempio, le ragioni dello strano caso della mancata rivoluzione industriale in Cina prima che in Inghilterra), gli sviluppi del colonialismo uniti al progressivo decollo dell’economia del Nord del mondo, hanno fatto sì che il loro peso arrivasse a stabilirsi in una frazione ridotta del totale mondiale. Così nel 1973, sempre secondo le analisi di Maddison, il valore del pil dei due paesi era sceso al 7,7%. Per moltissimi secoli l’area asiatica si è collocata al centro dell’economia mondiale e si è caratterizzata tra l’altro per i rapporti, a volte sereni, a volte tempestosi, tra le due grandi civiltà delle pianure alluvionali da una parte e quella dei popoli nomadi dell’Asia Centrale dall’altra. La via della seta, che collegava tra di loro i due paesi con quelli asiatici e poi con l’Europa, costituiva nella sostanza il sistema nervoso del mondo, come ha scritto un grande storico, Peter Frankopan, facendo da trait d’union lungo i paesi attraversati per la diffusione di culture, religioni, tecnologie, informazioni. Inoltre i due paesi partecipavano a un intenso e fittissimo sistema di scambi commerciali marittimi con gli altri paesi asiatici.

Facciamo a questo punto un salto nel tempo. A partire dalla fine degli anni quaranta del Novecento, dopo l’indipendenza indiana e l’arrivo di Mao a Pechino, sul piano economico le cose hanno cominciato a cambiare di nuovo, con un processo che, prima abbastanza lento, è andato accelerando nel tempo, prima in Cina e ora in India. Così ormai nel 2024, secondo le cifre del Fondo Monetario, il PIL cinese, se calcolato con il criterio della parità dei poteri di acquisto, rappresenta il 19% del totale mondiale, contro il 15% circa di quello Usa, mentre da qualche anno quello indiano cresce a ritmi anche più elevati di quello dell’altro paese asiatico.

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Published: 22 January 2025
Created: 22 January 2025
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sinistra

Le forme della contraddizione

di Eros Barone

maschera.jpg1. Il principio logico di non-contraddizione e il principio ontologico di contraddizione secondo Hegel 

Parecchi importanti pensatori contemporanei, di orientamento analitico ma anche trascendentale, hanno preteso di confutare il sistema hegeliano appellandosi semplicemente al fatto che il metodo di Hegel, ossia la dialettica, negherebbe il principio di non-contraddizione. Tale negazione, secondo questi pensatori, tra i quali occupa un posto di primo piano Popper, vanificherebbe ogni possibilità di critica, in quanto, in base al punto di vista dell’autentico dialettico, la reductio ad absurdum non può mai essere assunta come procedimento valido. Questo modo di vedere si ritorcerebbe, comunque, contro lo stesso dialettico, poiché anch’egli non potrebbe confutare chi asserisse idee opposte alle sue, ma parimenti contraddittorie. Il principio di non-contraddizione, però, deve conservare la sua validità, anche perché dalla sua negazione può conseguire qualsiasi proposizione e in tal modo si potrebbe dimostrare tutto.1 Orbene, Popper e chi la pensa come lui hanno certamente ragione nel sostenere che una teoria che non si consideri confutata allorché se ne dimostri il carattere autocontraddittorio vanifica ogni possibilità di critica immanente. Teorie del genere vanno quindi respinte a priori come non scientifiche e bisogna considerare con la massima diffidenza quelle difese della dialettica che non lo ammettono.2

La verità è che Hegel non ha mai contestato il principio di non-contraddizione. Sennonché si potrebbe obiettare che Hegel ha addirittura incluso la contraddizione in quanto categoria nella logica e che ha sostenuto in vari passi che ogni ente si contraddice. Questo è vero, ma ciò non significa ancora violare il principio di non-contraddizione, che è la condizione di possibilità di qualsiasi critica dotata di senso. Per convincersene occorre, innanzitutto, stabilire che il principio di non-contraddizione, in quanto presiede alla consistenza e coerenza di qualsiasi argomentazione logica, deve essere così formulato: una teoria è sicuramente falsa, se incorre in contraddizioni. E ci si trova in presenza di tali contraddizioni, se una teoria asserisce qualcosa come vero, ma nel contempo dai suoi presupposti consegue che tale asserzione è necessariamente falsa.

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Published: 21 January 2025
Created: 18 January 2025
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carmilla

Dalla Pantera al populismo, ovvero il détournement dei movimenti sconfitti

di Fabio Ciabatti

Alessandro Barile, La protesta debole. I movimenti sociali in Italia dalla Pantera ai No global (1990-2003), Mimesis, Milano 2024, pp. 180, € 16,00

La protesta debole.jpgI movimenti sociali che vanno dalle occupazioni universitarie della Pantera al movimento no global, passando per il ciclo dei centri sociali, si configurano come una protesta debole che, in quanto tale, può consentire di rintracciare una possibile genealogia della protesta populista “di sinistra”. Una tesi, quella di Alessandro Barile, che non manca di originalità e che, anche per questo, merita di essere conosciuta e valutata. Per comprendere fino in fondo quanto sostiene l’autore nel suo recente libro La protesta debole. I movimenti sociali in Italia dalla Pantera ai No global (1990-2003) bisogna prima di tutto capire cosa si intende con genealogia. In breve, non si tratta di una filiazione diretta, ma di

un rapporto più distante e profondo, magmatico, che avviene a livello inconsapevole sul piano dell’ideologia spontanea dei movimenti, che sedimenta un modo di intendere la politica che, alterato dalla crisi economica e finanziaria degli anni dieci del Duemila e riformulato da nuovi protagonisti (e “imprenditori”) della politica, consente di ricavare un legame di parentela.1

In secondo luogo, bisogna capire il significato di “protesta debole”. Cosa che è possibile fare paragonandola alla protesta che può essere considerata forte, cioè quella innervata nella tradizione marxista e comunista, con particolare riferimento al movimento degli anni Settanta. Raffronto che non è una mera sovrapposizione di due periodi storici differenti operata estrinsecamente dallo studioso, perché il riferimento a quegli anni è un tema ricorrente nella stessa riflessione dei movimenti successivi, sebbene tale confronto si esprima spesso attraverso una dinamica di attrazione e repulsione. Ebbene, la forte componente di identificazione ideologica, la capacità di sedimentazione organizzativa, il legame tra politica e collocazione di classe, la chiara connotazione rivoluzionaria e anticapitalista sono tutti elementi che mancano nei movimenti degli anni Novanta e dei primi Duemila e che invece troviamo negli anni Settanta, quantomeno nelle intenzioni.

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Published: 21 January 2025
Created: 16 January 2025
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coku

La libertà del suolo

di Leo Essen

tn shutterstock 1366229246.jpgNelle visure catastali rilasciate dall’Agenzia del Territorio è conservato il ricordo del momento in cui il suolo venne segnato dalla partizione tra Reddito dominicale e Reddito agrario. Questa divisione corrisponde esattamente a quella tra Capitale e Reddito, ossia alle due sezioni del bilancio aziendale: lo Stato Patrimoniale e il Conto Economico. Che la terminologia rimandi alla casa e al pater non è casuale, poiché questa materia tocca direttamente la concezione della famiglia, della casa e della domus dinastica, con i connessi problemi di successione, divisione e continuità della persona che, dalla stessa epoca, comincia a dividersi tra persona fisica, titolata al possesso, e persona metafisica, titolata a intestarsi la proprietà; tra corpo fisico e transeunte, e corpo astrale infinito, sovrano, libero, immortale; tra persona terrena e persona ultraterrena, magica; tra Servo, che lavora e produce il Reddito, e Capo, che si intitola questo reddito e lo rubrica nello Stato Patrimoniale.

È merito dei fisiocratici, soprattutto di Quesnay e del suo Tableau économique, aver messo in rilievo a analizzato questa partizione, riconducendola alla struttura classista della società.

Quesnay, scrive Schumpeter (Storia dell’analisi economica, I) distinse i proprietari fondiari (classe des propriétaires, o classe souveraine, o, e ciò è significativo, classe distributive), gli imprenditori agrari (classe productive) e la classe delle persone impiegate in attività non agrarie (classe stérile).

Questo schema, ribadisce Schumpeter, non è tanto uno schema di classi come entità sociologiche, ma di gruppi economici del genere di quelli che oggi si trovano nelle statistiche degli addetti, per esempio, all’agricoltura o alle industrie minerarie o a quelle manifatturiere.

Nel 1758 Quesnay costruire un modello di ciclo e di equilibrio economico come fanno i moderni keynesiani. Perciò non deve stupire che Marx ponga i fisiocratici e Quesnay, e non Adam Smith, come i fondatori dell’analisi economica moderna.

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Published: 21 January 2025
Created: 16 January 2025
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analisidifesa

La contraddizione che si cela tra la transizione digitale e la transizione energetica

di Demostenes Floros

quali sono le fonti rinnovabili di energia.jpgL’intelligenza artificiale (AI) e i data centers, che potremmo definire come le infrastrutture dell’immateriale o, più semplicemente, le banche in cui immettiamo i dati, ci pongono dinanzi al difficile tema della correlazione esistente tra la transizione digitale e la transizione energetica.

Più precisamente, lo scorso 8 novembre, la Professoressa Giovanna Sissa, dell’Università di Genova, ha scritto che “occorre indagare gli effetti dell’interazione tra le due, siano essi positivi – può la transizione digitale accelerare quella energetica? – o negativi – l’impatto sulle emissioni [e a monte sui consumi] della transizione digitale, dell’intelligenza artificiale e dei data center rischia di vanificare gli sforzi di quella energetica”[1]?

Premesso che, a oggi, esistono ancora pochi studi al riguardo e con risultati in contrasto tra loro, l’obiettivo che ci poniamo è di portare alla luce la contraddizione che si cela tra le due transizioni.

Senza dubbio, l’intelligenza artificiale è particolarmente promettente per quanto attiene la costruzione di reti energetiche più efficienti, stabili e intelligenti, oltre ad avere un impatto potenzialmente significativo sulla produttività, quindi sui margini di profitto di un’ampia gamma di settori industriali, dai software ai servizi finanziari[2].

L’AI potrebbe infatti migliorare la pianificazione e la resilienza delle reti energetiche, nonché contribuire alla scoperta di materiali per le tecnologie energetiche pulite. Ad esempio, l’incremento dell’efficienza dei chip, con circuiti più densi, sta già riducendo in maniera significativa il fabbisogno energetico dei semiconduttori[3].

Inoltre, Bank of America[4] ha stimato che l’effetto dell’intelligenza artificiale sulla crescita dei margini del settore dell’energia Usa in una serie di casi d’uso, tra cui l’esplorazione, il monitoraggio delle condutture e quello ambientale, sarà del 3,1% nei prossimi 5 anni.

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Published: 20 January 2025
Created: 20 January 2025
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futurasocieta.png

Il caso Sala-Abedini e gli insegnamenti della Storia

di Fulvio Bellini

Riflessioni di ampio respiro sulla vicenda della incarcerazione e liberazione di Cecilia Sala e di Mohammad Abedini: ciò che emerge è tutt’altro rispetto a quanto propinato dai mass media

abedini sala 2.pngPremessa: Cecilia Sala piccola rotella di un ingranaggio

Lo scambio dei “prigionieri” alla fine si è realizzato: Cecilia Sala è tornata in Italia l’8 di gennaio mentre Mohammad Abedini

è stato liberato e rimpatriato il 12 su iniziativa del guardasigilli Nordio. Da un punto di vista personale entrambi dovrebbero tirare un profondo respiro di sollievo per uno scampato pericolo che, forse, non hanno pienamente apprezzato. Quale? Per esempio, se i due fossero stati imprigionati un anno fa, e non in un periodo di passaggio di consegne alla Casa Bianca, la possibilità che il vecchio e maligno Joe rigettasse senz’appello la richiesta del governo italiano di ritirare l’editto imperiale di cattura nei confronti del cittadino iraniano e di conseguenza negare le condizioni del rilascio di Cecilia Sala, sarebbero state elevate. Abedini sarebbe stato estradato negli Usa dove avrebbe subìto pene detentive draconiane e la Sala sarebbe stata ospite delle carceri iraniane per un lungo periodo. Invece, oggi negli Stati Uniti esiste una “corte di appello” presso la principesca villa di Mar-a-Lago in Florida, dove l’oligarca-magistrato-quasi presidente Donald Trump ha evidentemente accolto l’istanza di Giorgia Meloni, probabilmente facendo pagare un caro prezzo all’Italia. Accenniamo brevemente a Cecilia Sala perché non c’è molto da dire sulla persona: rampolla di una famiglia borghese romana, è una rotella di piccole o medie dimensioni di quel grande meccanismo che è la propaganda di regime che si fa chiamare giornalismo. Nel caso in specie, per chi volesse approfondire il Sala pensiero, suggerisco di vedersi la video intervista su YouTube “Cecilia Sala parla del conflitto a Gaza”1, dove la neoeletta paladina della libertà del giornalismo sfoggia la sua interpretazione del genocidio in corso in Palestina con concetti mai sentiti prima, ovviamente in senso ironico: “conflitto brutale”; “è importante la presenza di giornalisti di terza parte che raccontino i fatti perché le opinioni sono estremamente polarizzate”; “esistono solo soluzioni molto complicate a questo conflitto”; “il presupposto è che non ci siano più il governo più di destra in Israele e Hamas a Gaza per iniziare un percorso che abbia come fine la creazione dei due Stati” (sic); “serve un nuovo piano Marshall per Gaza e la Palestina, in cui la solidarietà e la cooperazione, le Ong, le associazioni sul territorio saranno fondamentali”.

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Published: 20 January 2025
Created: 16 January 2025
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jacobin

Mark Fisher e i fantasmi della scarsità

di Devin Thomas O'Shea

Il realismo capitalista opprime la visione di un futuro possibile, ma il «comunismo acido» di Fisher ci ricorda che immaginare «come potrebbero essere le cose» è un tonico vitale contro la disperazione

WEIRD EERIE FISHER 835.jpgIntravedete una figura nello specchio dall’altra parte del corridoio, ma quando tornate indietro per controllare, non c’è nessuno. Gli spettri si soffermano in spazi vuoti, creando un’atmosfera cupa, come i corridoi di una vecchia villa o un sentiero attraverso un cimitero desolato. Questi sono contesti classici per un’infestazione, così come l’innaturale vuotezza di un villaggio Potemkin.

È strano guardare lo skyline di una grande città degli Stati uniti e sapere che alcuni di quei grattacieli scintillanti sono completamente vuoti; torri residenziali fantasma che fungono da semplici attività finanziarie nei portafogli immobiliari, infestate dalla loro stessa vacuità. Allo stesso modo, i fantasmi sono noti per gli inquietanti sdoppiamenti, come le gemelle di Shining, e per gli eccessi inquietanti: sciami neri di mosche, una strage di corvi, voci dal nulla. Così, è strano passeggiare dietro un grande magazzino, oltre le banchine di carico, e trovare cassonetti pieni di cibo perfettamente commestibile o di prodotti di consumo in confezione che, a quanto pare, non sono stati venduti e ora sono destinati alla discarica.

In The Weird and the Eerie, Mark Fisher ha scritto di come queste sensazioni inquietanti si riferiscano a cose al di fuori della nostra percezione – qualcosa di spettrale, che sfida una descrizione completa. Velate e ultraterrene, queste infestazioni indicano ciò che Fisher ha definito in modo evocativo «lo spettro di un mondo che potrebbe essere libero». Fisher, che ha lottato per tutta la vita contro la depressione clinica, si è tolto la vita nel 2017, ma il suo lavoro continua a essere un antidoto alla disperazione – in particolare la sua ultima proposta di libro, intitolata, scherzosamente, Acid Communism.

 

Oltre lo specchio del realismo capitalista

L’opera più famosa di Fisher rimane Realismo capitalista.

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Published: 20 January 2025
Created: 15 January 2025
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ottolinatv.png

Il woke si inchina a Trump: si prepara la fine dell’Ue

di OttolinaTV

Trump 1 300x200.jpgPensavate fossero sofisticate strategie geopolitiche e, invece, era la solita tamarrata hollywoodiana; la grande rivoluzione che ha spazzato via in quattro e quattr’otto il vecchio pensiero unico dell’establishment liberale (impersonificato da rimbamBiden) con i miliardari del popolo Trump e Musk, alla fine si sta rivelando come il più trito e ritrito dei copioni: sbirro buono contro sbirro cattivo, il classico dei classici. Anche se, a questo giro, la sequenza è invertita e già qui sorge il primo problema: di solito, infatti, ogni interrogatorio che si rispetti inizia col cattivo, quello che con le regole ci si pulisce il culo e che ti prende a pizze. E, se non cedi, ecco allora che arriva quello buono: fa il comprensivo, ti fa sentire a casa, te ti lasci un po’ andare e zac, ti fotte. Qui, invece, siamo partiti da quelli buoni, anzi, quelli democratici, come si fanno chiamare (addirittura progressisti, a volte); lascia perdere che forniscono i missili per sterminare i bambini rintanati dentro un ospedale, o che armano fino ai denti battaglioni formati da energumeni di due metri con più svastiche e croci celtiche tatuate che denti: mica lo fanno perché so’ stronzi! E’ che sono costretti; d’altronde, di fronte alle minacce alla democrazia e al progresso, sono il male minore e, tra una lettura di Kant e l’altra, hanno imparato a rispettare le regole. Vabbeh, le regole… Non esageriamo; diciamo LA regola, l’unica che conta davvero: quella del Marchese del Grillo.

Ora, sarà perché quando parti subito con lo sbirro buono il giochino non funziona, oppure perché questo sbirro buono recitava troppo male e l’hanno sgamato subito tutti, oppure perché – banalmente – con questi imputati lo sbirro buono non aveva nessuna chance a prescindere, fatto sta che, stringi stringi, il giochino non ha funzionato. Trump lo ripete continuamente da anni: mica pensavate davvero di scoraggiare degli energumeni come Putin, Xi o Kim co’ ste fregnacce! Co’ quelli altro che sbirro cattivo ce vo’! In estrema sintesi, la geopolitica trumpiana sta tutta qui: dalle dichiarazioni sull’annessione di Canada, Groenlandia e Panama, alle minacce di dazi del 100% per chiunque si azzarda a commerciare con valute diverse dal dollaro, passando per Musk che dà il pieno sostegno a qualsiasi nazistello si presenti alle elezioni nei Paesi vassalli, lo scopo, piano piano, diventa sempre più chiaro e perfettamente razionale.

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Published: 19 January 2025
Created: 15 January 2025
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carmilla

La rivoluzione come una bella avventura / 4

Germania e Stati Uniti 1918-1934 (e oltre)

di Sandro Moiso

Paul Mattick, La rivoluzione. Una bella avventura, Asterios Editore, Trieste 2020, pp. 174, 18 euro

Mattick Avventura.jpgSi spiega in questa occasione la scelta del titolo di una serie di articoli che, probabilmente, ha fatto arricciare il naso a diversi elettori. L’accostamento di Rivoluzione e Avventura può infatti aver dato l’idea di una forzatura letteraria e ideologica nei confronti di un tema serio, o almeno ritenuto tale da coloro che del grigiore politico hanno fatto uno schema esistenziale immemore di tutta la gioia, la passione e di tutto il coraggioso slancio soggettivo insiti e necessari all’interno di un reale e vitale movimento rivoluzionario.

A far comprendere tutto ciò cui si è appena accennato è proprio l’”autobiografia” di Paul Mattick uscita alcuni anni or sono per l’editore triestino Asterios nella collana “in folio” con il numero 21 e precedentemente pubblicata in Francia nel 2013 con il titolo La Révolution fut une belle aventure. Des rues de Berlin en révolte aux mouvements radicaux américains (1918- 1934). Edizione da cui è tratta la postfazione di Laure Batier e di Charles Reeve dell’edizione italiana curata da Antonio Pagliarone che è anche autore della prefazione alla stessa. Prima di addentrarci nella lettura dell’avventura rivoluzionaria di Mattick occorre però inquadrare il comunista tedesco nel periodo in cui visse.

Paul Mattick (Slupsk, 13 marzo 1904 – Boston, 7 febbraio 1981) può essere collocato all’interno del comunismo di sinistra, in cui rappresentò uno dei maggiori esponenti di quello cosiddetto consiliarista, critico infatti sia del bolscevismo che dello stesso Lenin il cui pensiero e azione politica erano stati rivolti, a suo dire, sostanzialmente all’ascesa di un capitalismo di stato, controllato attraverso le maglie di uno stato estremamente autoritario e, per certi versi, prossimo al fascismo.

Nato nella Pomerania polacca, al tempo facente parte dell’impero guglielmino, crebbe a Berlino in una famiglia operaia sindacalizzata e politicizzata. A 14 anni, entrò a far parte della Freie Sozialistiche Jugend, la frazione giovanile della Lega di Spartaco fondata da Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht.

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Published: 19 January 2025
Created: 15 January 2025
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transform

Ascesa e declino dell’ordine neoliberale. Verso un nuovo ordine post-neoliberale?

di Alessandro Scassellati

71PB5Ed6IL. AC UF10001000 QL80 .jpgLo storico Gary Gerstle offre il resoconto più completo di come il neoliberismo sia arrivato a dominare la politica americana per quasi mezzo secolo prima di scontrarsi con le forze del Trumpismo a destra e con un nuovo progressismo di ispirazione socialista (Bernie Sanders) a sinistra. Il passaggio epocale verso il neoliberismo, una rete di politiche correlate che, in termini generali, hanno ridotto l’impatto dello Stato e del governo sulla società e riassegnato il potere economico alle forze del mercato privato, iniziato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna alla fine degli anni ’70, ha cambiato radicalmente il mondo. Oggi, la parola “neoliberale” è spesso usata per condannare un’ampia gamma di politiche, dal privilegiare i princìpi del libero mercato rispetto alle persone all’avanzamento di programmi di privatizzazione in tutti i paesi del mondo. Di sicuro, il neoliberalismo ha contribuito a una serie di tendenze allarmanti, non ultima delle quali è stata una crescita massiccia della disuguaglianza dei redditi. Tuttavia, come sostiene Gerstle, queste accuse non riescono a tenere conto dei contorni completi di ciò che era il neoliberalismo e del perché la sua visione del mondo abbia avuto una presa così persuasiva sia sulla destra che sulla sinistra per tre decenni. Come dimostra, l’ordine neoliberale emerso in America negli anni ’70 fondeva idee di deregulation con libertà personali, frontiere aperte con cosmopolitismo e globalizzazione con la promessa di una maggiore prosperità per tutti. Oltre a tracciare come questa visione del mondo sia emersa in America e sia cresciuta fino a dominare il mondo, Gerstle esplora la misura in cui il suo trionfo è stato facilitato dal crollo dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati comunisti, prima non riconosciuta.

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Published: 19 January 2025
Created: 19 January 2025
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sinistra

L’educazione filosofica

di Salvatore Bravo

9788855294010.jpgL’educazione filosofica, testo di Costanzo Preve, non è solo un viaggio all’interno del concetto di filosofia, ma è un lungo percorso nel quale gli spettri e i nichilismi del tempo contemporaneo sono attraversati con il dialogo filosofico. La filosofia con il suo lessico e il suo apparato metodologico non si ritrae dinanzi alle trappole e agli abissi del proprio tempo, ma essa li vive e li pensa in modo da riaffermare con la verità il senso della condizione umana.

Il testo nel tempo della “confusione e della regressione veritativa” può essere una bussola con la quale orientare e riorientare il proprio viaggio. Il senso del viaggio è ritrovarsi dopo aver pensato gli inganni e i mascheramenti del nichilismo adattivo e crematistico, ma il ritrovarsi è il punto di partenza e di arrivo per un viaggio comunitario e veritativo che non conosce apriorismi e strutture concettuali sclerotizzate. Il viaggio nella verità e per la verità è una pratica che vive già nel presente di coloro che intraprendono un lungo cammino per attuare un profondo riorientamento gestaltico, il quale non è mai solo saggia gestione dell’esistenza privata, ma è prassi politica e sociale. Il reale è razionale, se per reale si intende l’idealità con cui valutare il tempo storico e nel quale impegnarsi individualmente e coralmente verso un tempo in cui ci si umanizza nella verità dialogica. Nell’epoca caratterizzata dal capitalismo integrale, Costanzo Preve ebbe a definirlo “capitalismo assoluto”, la pianificazione aziendalistica è divenuta la pericolosa realtà che tutto annichilisce. La filosofia sopravvive solo nella “formula della filosofia educativa”, ovvero la filosofia è divenuta parte integrante dell’apparato di ortopedizzazione dei popoli. La filosofia curvata nella forma della sociologia o della psicologia ha rinunciato alla verità per essere programmaticamente adattiva. Nelle scuole superiori e nelle accademie essa è tollerata, in quanto è uno dei mezzi con cui si insegna il relativismo che non può che portare a costituire personalità resilienti e di poco coraggio da offrire al mercato. Il relativismo consente la necrosi della prassi e la naturalizzazione disperata del capitalismo. L’olocausto della verità pone in essere il ciclo del nichilismo che indebolisce l’umanità e rafforza il mercato.

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Published: 18 January 2025
Created: 15 January 2025
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analisidifesa

Con amici così chi ha bisogno di nemici?

di Gianandrea Gaiani

4f4c80e3c47837b096f8454bc8c27a70 1695335138 extra large.jpegOggi più che mai la celebre frase della scrittrice britannica Charlotte Brontë torna alla mente osservando quanto accaduto sul fronte energetico nelle ultime due settimane. Nonostante i tranquillizzanti annunci dell’Unione Europea lo stop al transito del gas russo attraverso il gasdotto ucraino sta determinando, per ragioni oggettive e conseguenti incertezze e speculazioni, difficoltà e rialzo dei costi in gran parte d’Europa, con previsioni di incrementi considerevoli delle bollette per famiglie e aziende.

La Slovacchia, membro di NATO e UE, è la nazione che risentirà di più della decisione assunta da Kiev con il pieno supporto degli Stati Uniti e, paradossalmente, dell’Unione Europea.

Se Washington ha tutto l’interesse a privare di fornitori competitivi il mercato energetico europeo per imporci l’acquisto del suo costoso GNL (tema sostenuto perentoriamente prima da Barack Obama, poi da Joe Biden e che Donald Trump ha già anticipato) c’è da porsi più di qualche domanda circa il reale ruolo della UE o quanto meno di questa Commissione (e di quella precedente sempre a guida von der Leyen), pronta a sacrificare gli interessi dei suoi stati membri pur di difendere quelli di Washington e Kiev.

Basti ricordare quale timida reazione giunse dall’Unione Europea (e anche dal governo tedesco oggi uscente) dopo la distruzione dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico nel settembre 2022, attacco strategico alla Germania e all’Europa che raccolse il plauso di alcuni membri di NATO e UE, compiuto forse degli ucraini, più probabilmente dagli anglo-americani con qualche alleato del Nord Europa, ma certamente non dei russi.

L’esplosione dei Nord Stream non è stata certo l’ultima battaglia della guerra per il mercato energetico europeo. L’11 gennaio il ministero della Difesa di Mosca ha denunciato come “terrorismo energetico” il fallito attacco portato da 9 droni ucraini alla stazione di compressione Russkaya del gasdotto TurkStream a Gai-Kodzor, vicino ad Anapa, nel territorio di Krasnodar, nel sud della Russia.

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Published: 18 January 2025
Created: 14 January 2025
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contropiano2

Iran, il prezzo della Resistenza. Reportage

di L'altro italiano in Iran

Iran moderno 720x300.jpgIl mio secondo viaggio in Iran per motivi familiari (mia moglie è iraniana e tutta la sua famiglia è residente in Iran) è stato più volte rimandato. L’ultima volta questa estate dopo l’escalation di tensione dovuto all’ omicidio da parte di Israele del leader Palestinese Haniye a Teheran.

Torno quindi per la prima volta dal 2019. E trovo un Paese che resiste, pagandone ovviamente il prezzo. Un prezzo salato.

Innanzitutto rispetto a 5 anni fa ho notato un reale e pesante isolamento internazionale: ero l’unico straniero in strada, a parte ovviamente gli immigrati Afghani, Pakistani e Iracheni (che insieme rappresentano il 10% della popolazione totale in Iran).

Negli hotel di lusso della città si registrano presenze russe, cinesi e arabe, ma si tratta di pochissima cosa: l’isolamento bancario è ancora inaggirabile e l’Iran è finanziariamente sigillato nelle sue frontiere, dato che i turisti devono portarsi tutto il denaro di cui necessitano e cambiarlo in aeroporto. È impossibile anche fare un bonifico o un assegno per pagare l’albergo.

La mia permanenza ha fatto base in una media città di provincia, a un’ora di viaggio da Teheran, nei giorni dell’arresto di Cecilia Sala, contropartita per l’arresto, per conto e su ordine degli Stati Uniti, del cittadino iraniano Mohammad Abedini, detenuto per “possesso di materiale elettrico che potrebbe servire come componente di un drone”. Insomma un arresto basato su accuse fumose e capi d’imputazione non formalizzati, con l’Italia che dimostra ancora una volta di non essere un Paese sovrano ma una colonia statunitense.

Lasciando perdere considerazioni varie, è sulla situazione del Paese che vorrei concentrarmi, sulla generale propaganda che le nostre TV occidentali martellano, sul fatto che tale propaganda venga spesso rilanciata acriticamente anche da “antisionisti” facendo da grancassa alla propaganda israeliana e all’Imperialismo euroatlantico.

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Published: 17 January 2025
Created: 14 January 2025
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effimera

Franco Piperno | E quindi uscimmo a riveder le stelle

di Effimera

Franco.jpgCi sconfiggeranno talmente tante volte che alla fine impareremo a vincere
Franco Piperno, 13 luglio 2017, Sherwood Festival, Padova

Il 13 gennaio 2025 è mancato Franco Piperno, uno dei protagonisti delle lotte che hanno attraversato l’Italia a partire dal’68 sino ai più recenti movimenti. Ex leader di Potere Operaio, ha vissuto la repressione politica dei tardi anni Settanta, spostandosi prima in Francia e poi in Canada, dove ha insegnato astrofisica in diverse università per poi tornare in Calabria, a Cosenza. Studioso delle trasformazioni del capitalismo, delle possibilità di sovversione e dei problemi della metropoli e del meridione, grande fisico. Effimera lo vuole ricordare riprendendo due scritti e due video.

* * * *

Sul lavoro non operaio

Il primo contributo è tratto dal Pre-print 1/4 supplemento alla rivista Metropolis (i cui articoli sono stati oggetto di accuse di terrorismo nel processo 7 aprile 1979) “L’autonomia possibile”, intitolato “Sul lavoro non operaio”.

 

Autonomia possibile, valori d’uso, lavoro non operaio[1] – di Franco Piperno

Chiamiamo autonomia la forma politica dentro cui si esprime e cresce il movimento del lavoro non-operaio. Si intende per lavoro non-operaio sia il lavoro indirettamente produttivo, sia il lavoro produttivo le cui prestazioni prescindono dalla modificazione – più o meno meccanizzata – della merce.

Questo segmento di forza-lavoro si caratterizza per essere la materiale articolazione dell’«intelletto generale» nel senso che solo a partire dalla sua presenza dentro il flusso produttivo allargato, il lavoro vivo assume la forma di attività generalmente e compiutamente sociale, attività in sé conclusa, che non ha bisogno di alcun «fattore esterno» per dispiegare nella sua interezza la potenza del lavoro come allargamento indefinito della ricchezza o, se si vuole, del processo di riproduzione sociale.

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Published: 17 January 2025
Created: 13 January 2025
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roars

Dentro la trasformazione: breve viaggio nella scuola neoliberale

di Gianluca Coeli

Un viaggio dentro gli spazi e la vita quotidiana di un istituto tecnico, dove le trasformazioni della scuola oggi sono tra le più avanzate: start up, alternanza scuola lavoro e innovazioni didattiche. La scuola del capitale umano è viva e prospera: gli insegnanti obbediscono e gli studenti imparano a diventare bravi imprenditori di se stessi

tunnel scaled.jpgIl nuovo presidente dell’Argentina, Milei, che con una motosega si appresta a tagliare dal tronco dello stato argentino il ramo secco del Ministero dell’Istruzione, potrebbe apparire come l’immagine simbolo delle politiche neoliberiste in materia di istruzione. In realtà, è probabile che l’uscita del loco (così viene chiamato in Argentina il nuovo presidente) non sia piaciuta affatto ai circoli neoliberisti globali, probabilmente meno emotivi e improvvisati quando si tratta di intervenire in ambito pubblico. La motosega di Milei rischia di tagliare, insieme ad alcuni posti al ministero, un bel po’ di profitti, ma rischia soprattutto di interrompere processi di formazione di un nuovo tipo di soggettività: l’individuo isolato che si costruisce come capitale umano e imprenditore di se stesso.

Questo testo non intende riprendere analisi approfondite sulle politiche globali e locali che da decenni investono il mondo dell’istruzione. Molti studiosi e attivisti hanno già investigato l’intreccio tra le elaborazioni teoriche degli economisti neoliberisti (Friedman e scuola di Chicago e, prima di loro, von Hayek e von Mises), le proposte di organismi internazionali come WTO e UNESCO e le politiche dell’UE e di singoli stati (Italia compresa) in materia educativa. In sintesi, le trasformazioni della scuola pubblica possono essere riassunte in questi punti: (a) istruzione pubblica come mercato da inondare di prodotti tecnologici per la didattica, (b) luogo privilegiato dove costruire la soggettività necessaria al nuovo mercato del lavoro e alla nuova società e (c) ambito dove sperimentare la trasformazione del pubblico in privato.

Per comprendere come questo processo si declini concretamente, intraprendiamo un breve viaggio dentro gli spazi e la vita quotidiana di un istituto tecnico, dove la sperimentazione neoliberale è più avanzata.

 

La formazione dei docenti: consumatori di merci educative e addestratori di competenze

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Published: 16 January 2025
Created: 16 January 2025
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sinistra

Le parole e i fatti

di Piero Pagliani

2024 12 09T100032Z 898921543 RC2NEAAT0KMY RTRMADP 5 USA DEFENSE U75580145372olL 1440x752IlSole24Ore Web.JPGBasta fatti. Vogliamo parole!

Così diceva Gasparazzo, l'eroe proletario delle strisce di Lotta Continua.

E Donald Trump parla, parla, parla. Parla in modo incontenibile.

Finora il peggio di sé lo ha dato affermando:

1) Se Hamas non libera gli ostaggi scatenerò l'inferno.

2) Farò concludere la guerra in Ucraina minacciando Zelensky di tagliargli gli aiuti e, al contrario, minacciando Putin di aumentarli.

3) Non escludo di usare la forza per controllare Panama e la Groenlandia.

Partiamo dal primo punto, cioè più in generale dal Medio Oriente.

Dopo 16 mesi di bombardamenti genocidi su Gaza, l'Idf non è riuscito a venire a capo di un esercito informale palestinese scarsamente armato, senza aviazione, senza antiaerea, senza artiglieria, senza forze corazzate. Anzi, fonti israeliane affermano che sempre più giovani entrano nelle fila di Hamas e le perdite nell'Idf aumentano. E come previsto da molti, Israele nel sud del Libano ha in poco tempo dovuto imbastire una tregua con Hezbollah.

Il rovesciamento di al-Assad è stato indubbiamente un brutto colpo per la Russia e l'Iran, e soprattutto per i Siriani, ma la situazione ora è caotica. Nessuna forza in campo sembra essere in grado di controllare né un processo di ricostruzione del Paese né un processo di sua balcanizzazione. L'Occidente e Israele stanno capendo che mentre il governo di al-Assad era prevedibile in quanto i suoi obiettivi erano razionalmente descrivibili e valutabili, la sua uscita di scena ha dato la stura a vari interessi che si differenziano geopoliticamente, materialmente e ideologicamente creando un buco nero di intelligibilità e di operatività. I vari attori procedono sfruttando questa o quella situazione di forza, questa o quella opportunità, senza un piano coerente e facendo scontrare una contro l'altra le loro strategie che più sono “grandi” e “comprensive” più sembrano sfrangiarsi in percorsi locali dietro ai quali ogni tanto fanno capolino sontuosi proclami, del tipo: “Dopo Damasco, Gerusalemme!” [1].

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  1. Miguel Martinez: Dio, Umanità, Patria, Famiglia contro la Macchina del Tecno-Capitale
  2. Collettivo Le Gauche: Introduzione al pensiero di Gianfranco La Grassa
  3. Piero Bevilacqua: Gli interessi degli Stati Uniti e quelli dell’Europa
  4. Giovanna Cracco: Dialettica del transumanesimo. La scienza si fa religione
  5. Giorgio Gattei: Tassazione e interesse (solo per astronomi esperti)
  6. Roberto Iannuzzi: 2025: un mondo senza legge
  7. Dante Barontini - Guido Salerno Aletta: Trump non è “il caos”, ma l’impero in stile western
  8. Andrea Daniele Signorelli: Tutti i guai di OpenAI
  9. Alessandro Scassellati: Se Marx è rosso, ma anche verde, è possibile puntare sul “comunismo della decrescita”?
  10. Carla Filosa: Essere "umani”?
  11. Gioacchino Toni: We are not robots – Cambiamento tecnologico e conflittualità
  12. Thomas Fazi: Trump fermerà la guerra in Ucraina?
  13. John Bellamy Foster: Braverman, il capitale monopolistico e l’IA: il lavoratore complessivo e la riunificazione del lavoro
  14. Enrico Tomaselli: La scommessa di Israele
  15. Leo Essen: Le ragioni del cuore e l’uomo borghese
  16. Gaetano Colonna: Stolten-Bilderberg
  17. Norberto Albano: Campi di concentramento skinneriani come orizzonte storico
  18. Alessandro Pascale: Prefazione al libro "Metalibro su logica dialettica e l'essere del nulla" di V. Melia e A. Pascale
  19. Eros Barone: La signora Ponza, il linguaggio, la conoscenza della realtà e il criterio della verità
  20. Algamica: Una spinosissima questione teorica, politica e pratica
  21. Sandro Moiso: Il nuovo disordine mondiale / 27
  22. Davide Carrozza: Il Paradosso della Inclusione Linguistica
  23. Redazione Contropiano - Yoel Elizur: I killer psicotici di Israele, senza veli
  24. Enrico Vigna: Yemen: scoperta una massiccia rete di spionaggio della CIA e del Mossad interna alle ONG pro Occidente
  25. Leo Essen: Adorno: lettera agli Anti-Capitalisti

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