Details
Published: 25 September 2026
Created: 23 September 2026
Hits: 335
Print Friendly, PDF & Email

krisis.png

«L’illusione dell’eterno primato bellico USA pesa sul voto di novembre»

Elisabetta Burba intervista il generale Fabio Mini

Per l'ex comandante NATO, l'eccessiva dispersione strategica e i limiti produttivi possono minare il consenso interno di Trump

copertina intervistaDalla crisi del modello dei petrodollari nel Golfo all’inversione tattica tra droni e missili, fino alla crescente capacità industriale cinese, Mini analizza le contraddizioni di un apparato che scambia propaganda contingente con sicurezza nazionale. Nel nuovo appuntamento della serie di Krisis «Gli USA verso il voto», il punto sullo stato reale delle forze armate americane alla vigilia del midterm.

Gli Stati Uniti restano la prima potenza militare del mondo, ma la loro capacità di sostenere nel tempo le ambizioni globali si sta incrinando. È questa, secondo il generale Fabio Mini, la vera vulnerabilità di Washington. Non la mancanza di arsenali o di missili strategici, ma la crescente distanza tra ciò che gli Stati Uniti pretendono di gestire e ciò che il loro sistema logistico e industriale è ancora in grado di sostenere. Una contraddizione che rischia di riflettersi anche sul fronte interno, proprio mentre il Paese si avvicina alle elezioni di midterm del 3 novembre 2026.

Già comandante delle forze NATO in Kosovo, saggista e analista di strategia militare, Mini è membro del Comitato etico-scientifico di Krisis. In quest’intervista esamina lo stato delle forze armate statunitensi, le scelte del Pentagono e la dispersione delle risorse fra i diversi teatri di crisi. Dall’Iran al Golfo, dall’Ucraina alla Cina, il generale mette in discussione la sostenibilità della proiezione di potenza americana. E avverte: la perdita di credibilità all’estero rischia di presentare il conto anche sul consenso interno.

* * * *

Generale Mini, la nostra serie analizza le trasformazioni interne e globali in vista delle elezioni di midterm. Guardando al quadro geopolitico attuale, gli USA rimangono la prima potenza militare?

Read more ...

Details
Published: 25 September 2026
Created: 22 September 2026
Hits: 320
Print Friendly, PDF & Email

piccolenote

11 settembre: l'insider trading che precedette gli attentati alle Torri 

di Claudia Carpinella

La Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti avviò un'indagine su un insider trading alquanto massivo da parte di figure sconosciute che sembrava avessero una conoscenza apparentemente precisa di ciò che sarebbe accaduto in quel giorno fatidico

Undici giorni fa la ricorrenza dell’11 settembre, ricordata a lungo, come di consueto, a reti unificate e su ogni media. Meno spazio, invece, è stato dato a un aspetto piuttosto interessante quanto colpevolmente dimenticato: l’insolito movimento di trading avvenuto pochi giorni prima degli attentati, ricordato da al Mayadeen.

Era il 12 settembre 2001, un giorno dopo l’evento destinato a cambiare il mondo, quando la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti avviò un’indagine su un insider trading alquanto massivo da parte di figure sconosciute che sembrava avessero una conoscenza apparentemente precisa di ciò che sarebbe accaduto in quel giorno fatidico.

Il caso più significativo riguarda United Airlines (una delle due compagnie aeree coinvolte negli attentati). Cinque giorni prima dell’11 settembre furono aperte oltre 2mila posizioni short che scommettevano sul ribasso del titolo della compagnia: circa 90 volte più di quelle registrate nell’intero mese di agosto precedente. In sostanza, qualcuno stava scommettendo sul crollo delle azioni della United.

E il crollo arrivò puntualmente dopo gli attentati. Quelle posizioni, secondo quanto riportato da Al Mayadeen, passarono da un valore di circa 180 mila dollari a 2,4 milioni.

Read more ...

Details
Published: 25 September 2026
Created: 22 September 2026
Hits: 313
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Il vero rischio dell'IA è una bolla da 400 miliardi di debiti (che minaccia le nostre pensioni)

di Alessandro Volpi

I padroni dell'Intelligenza artificiale gridano al pericolo esiziale generato dai loro stessi strumenti ma, in realtà, nascondono il vero rischio dell'esplosione di una bolla finanziaria che è finita in milioni di portafogli del mondo "occidentale".

Mi scuso in anticipo per la lunghezza ma penso che il tema sia decisamente centrale.

La corsa sfrenata al dominio dell’intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando infatti il profilo finanziario dei colossi della tecnologia, un tempo caratterizzati da sterminati giacimenti di liquidità netta, in strutture ad alta intensità di capitale fortemente esposte all’indebitamento obbligazionario.

Per finanziare la costruzione di un'infrastruttura globale senza precedenti, i principali colossi tecnologici ed emergenti dell'infrastruttura cloud hanno accumulato oltre 400 miliardi di dollari di debito societario complessivo, una cifra raccolta attraverso emissioni record volte a sostenere una spesa in conto capitale che corre a un ritmo annuo superiore ai 600 miliardi di dollari.

Il vero epicentro di questo assorbimento di risorse risiede nei data center di nuova generazione, cattedrali digitali i cui costi di costruzione e fornitura hardware sfiorano i 15-25 miliardi di dollari a trimestre per singola azienda.

A differenza degli investimenti infrastrutturali tradizionali, l'acquisto di centinaia di migliaia di acceleratori grafici da 30.000-40.000 dollari ciascuno richiede il totale esborso di cassa prima ancora che i server entrino in funzione, innescando una pressione immediata e devastante sui flussi di cassa liberi.

Read more ...

Details
Published: 25 September 2026
Created: 21 September 2026
Hits: 222
Print Friendly, PDF & Email

linterferenza

Alla larga dal “campo largo” (e dagli antinazisti fasulli)

di Norberto Fragiacomo

Tutto va per il peggio, e al peggio non s’intravede alcun limite.

Assistiamo, di questi tempi, a un ulteriore irrigidimento delle autorità europee (comunitarie e nazionali) nei confronti della Russia, tacciata di condurre una sporca “guerra ibrida”: accuse spudorate, se si tien conto del fatto – notorio, eppur taciuto – che le principali potenze continentali forniscono all’Ucraina, gestendoli con proprio personale militare, missili e altre armi che quotidianamente colpiscono il territorio federale, non droni fantasma o tenuti insieme con lo scotch. C’è di più: in deroga al principio logico-giuridico secondo cui “onus probandi incumbit ei qui dicit” la condanna non consegue all’assunzione e disamina di prove, ne prescinde. Se poi una fregata russa lancia dei razzi di segnalazione per tenere a bada un elicottero della NATO avvicinatosi troppo, ecco che la mossa dissuasiva viene immediatamente descritta come un “attacco”; se jet con la stella rossa si alzano in volo senza varcare alcun confine, subito decollano gli intercettori e i media starnazzano di provocazione. Governanti e giornalisti mainstream fanno il processo alle intenzioni altrui (forse scambiandole per le proprie) e, con pochissime e lodevoli eccezioni, si adoperano per inculcare nelle masse un atterrito livore nei confronti del nemico designato. Atteggiamenti di questo tipo costituiscono la regola alla vigilia di un conflitto, ma ciò che manca, nelle circostanze attuali, è un motivo razionale per muovere guerra: la Russia non intende rappresentare una minaccia per l’Europa, nel senso che dal crollo dell’URSS in poi non ha mostrato nei suoi riguardi intenzioni ostili – al contrario, ha sempre cercato di costruire con essa un rapporto di collaborazione (anzitutto economica) nel rispetto delle reciproche identità.

Read more ...

Details
Published: 25 September 2026
Created: 15 September 2026
Hits: 165
Print Friendly, PDF & Email

doppiozero

IA fuori controllo?

di Francesco Valagussa

C’è un fatto da cui partire: durante un test, alcuni agenti AI sono usciti dall’ambiente controllato che era stato predisposto, hanno “raggiunto” Internet e hanno compromesso alcune infrastrutture di una delle principali piattaforme open source dedicate proprio allo sviluppo e alla condivisione di modelli e strumenti di intelligenza artificiale.

I responsabili della piattaforma avevano capito di essere sotto attacco, ma non che l’attacco provenisse da agenti AI. Immediatamente sono partite le indagini – affidate naturalmente ad altri modelli AI, in modo che facessero il lavoro sporco per noi. In pratica ci si chiedeva: “chi ci sta hackerando?”, finché, ricostruendo la dinamica degli attacchi, abbiamo trovato una bella sorpresa: “Aspetta … gli hacker sono agenti AI”.

Come studenti particolarmente intraprendenti, per eseguire al meglio i compiti assegnati, gli agenti AI non si sono limitati a portare a termine le consegne: sono andati oltre ogni limite immaginato dall’insegnante! E hanno “pensato” di farlo in totale autonomia. Verrebbe da dire: tutto da soli! Ma dobbiamo correggerci subito, perché si tratterebbe di un antropomorfismo piuttosto goffo e improprio nell’età degli algoritmi. Diciamo allora che l’hanno fatto letteralmente … per conto proprio.

Intanto, per vari giorni, gli agenti AI hanno continuato a operare indisturbati: hanno persino scoperto un sistema che potevano adoperare come una sorta di bacheca per scambiarsi informazioni, organizzarsi e collaborare in una maniera che i ricercatori non avevano previsto. Non è un caso isolato: negli ultimi mesi, in differenti occasioni, gli agenti AI hanno cominciato a parlarsi tra loro, comunicando tramite un “linguaggio” che gli esseri umani non riuscivano sempre a comprendere.

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 17 September 2026
Hits: 616
Print Friendly, PDF & Email

machina

Fernand Braudel: il capitalismo come strategia

di Maurizio Lazzarato

0e99dc 52f31fa3b33945ce9b5eabf051cd5225mv2Maurizio Lazzarato, in un nuovo articolo della serie scritta per Machina, torna sulla congiuntura di guerra e crisi riprendendo il pensiero di Fernand Braudel, lo storico che ha letto il capitalismo non come semplice economia di mercato o modo di produzione, ma come una strategia di potere. A partire da quattro nuclei – il primato storico della finanza e del credito, la distanza tra capitalismo e mercato concorrenziale, la centralità della relazione centro-periferia e il nesso strutturale tra Stato e capitale – Lazzarato interroga le trasformazioni degli ultimi cinquant’anni: il debito al posto del salario, la rendita al posto del profitto, la finanziarizzazione, la guerra come condizione delle nuove accumulazioni. Un articolo che invita a ripensare il capitalismo come strategia, cioè come capacità politica di scegliere, organizzare e trasformare i rapporti di forza tra classi.

* * * *

Vorrei provare a utilizzare il lavoro di Fernand Braudel per vedere se può aiutarci a capire la sconfitta storica che abbiamo subito negli anni Settanta (non parlo solo dell’Italia) da cui non ci siamo mai più sollevati. Si tratterebbe di un progetto di ricerca politico, piuttosto che un articolo. Quindi di ipotesi da confermare.

Ancora adesso abbiamo delle difficoltà a mettere in chiaro la strategia della macchina Stato - Capitale messa in atto a partire dalla fine degli anni Sessanta. Se abbiamo capito molto tardi la loro politica (il debito al posto del salario, la rendita al posto del profitto, la finanza al posto dell’industria, i proprietari di azioni e obbligazioni al posto dei lavoratori, ecc.), abbiamo subito uno spiazzamento ancora maggiore dalla guerra, dalla guerra civile e dal genocidio, le grandi – e irresponsabili – rimozioni. Da cinquanta anni rincorriamo affannosamente l’iniziativa del nemico di classe forse perché non abbiamo i concetti adeguati per lo scontro di classe attuale.

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 22 September 2026
Hits: 430
Print Friendly, PDF & Email

mondocane

Cuba dove vai?

176 trasformazioni: deviazione o inversione a U?

di Fulvio Grimaldi

krmguiyehg(Premetto che devo molti dati sul processo di trasformazione che sta vivendo Cuba a “Resumen”, la piattaforma digitale, tv, radio e stampa, argentina che da decenni illustra le cose latinoamericane e del mondo da una posizione rigorosamente anticapitalista e antimperialista)

Venezuela andata, Honduras andato, Perù andato, Bolivia, Ecuador, Colombia, Cile andati… E neanch’io, cubano rivoluzionario da oltre 60 anni e ininterrottamente stritolato dallo yankee, mi sento tanto bene. E mica solo per via del bloqueo.

La vicenda di Alessandro Di Battista tra Santa Clara e l’Avana dimostra quanto la rivoluzione sappia fare a dispetto dello strangolamento, da Trump accentuato oltre ogni tollerabilità umana, con conseguente invivibilità per i 10 milioni di persone che ancora non si accomodano sotto l’ombrellone guardato da sentinelle della Casa Bianca, del Pentagono, dei Fondi d’Investimento USA.

E però, assodata oltre ogni dubbio, anche grazie all’esperienza di Di Battista e a dispetto del bloqueo, l’ineguagliabile efficienza delle prestazioni di Stato cubane in materia di sanità, oltrechè di istruzione, come dimostrate nel caso di Dibba e, prima, per decenni, in tante parti del mondo, compresa la nostra, interrogativi nuovi si pongono. E sono materia di discussione tra chi la vede nell’ottica dei due famosi concetti di Gramsci: l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione. Dove al termine pessimismo preferirei quello di circospezione.

Si dà per scontato che vi possano essere, come per il Venezuela, o per i curdi filoisraeliani e filo-USA del Rojava,adesioni sentimentali al limite dell’irrazionale e che non sanno privare la loro visione delle cose, oggi segnata da ombre pesantissime, del conforto delle luci offerte dai consolidati capisaldi della resistenza. Ma poi ci sono i fatti. E sono quelli che dovrebbero mantenerci in equilibrio tra i due termini del postulato di Gramsci. E qui, facciamo un modesto tentativo per guardarne e capirne alcuni di quei 176 che hanno comunque e al di là ogni dubbio radicalmente cambiato l’assetto economico e sociale dello Stato cubano.

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 24 September 2026
Hits: 311
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Fuoco e fiamme? No, solo un altro gradino

di Elisabetta Teghil

Foto Left873 1068x680“Trattare i radicali di sinistra come terroristi” Donald Trump, conferenza stampa-Studio Ovale, 16 settembre 2025 “Ora tolleranza zero con chi sfascia tutto” (Giorgia Meloni, Il Giornale, 22 luglio 2026)

Il blog di Coordinamenta, Vogliamo la luna, non funziona, si apre in modalità di sola lettura ma non ci si può lavorare, la nostra casella di posta non si apre così come molte nostre email private. E’ il risultato dell’inserimento da parte degli USA della piattaforma digitale autonoma e autorganizzata Autistici/Inventati nella lista delle organizzazioni terroristiche. Non stiamo qui a raccontarvi la faccenda e le conseguenze economiche e organizzative perché si possono leggere dappertutto e A/I ha divulgato un comunicato dichiarando la chiusura della struttura per le gravi conseguenze a cui potrebbe andare incontro chi ha fatto parte della loro esperienza. Nel frattempo è stato intentato un ricorso. Noi ci stiamo riorganizzando e speriamo di farlo in tempi brevi, intanto continuiamo a comunicare con la nostra pagina FB. E’ stato disceso un altro gradino negli inferi della società ipercontrollata politicamente ed economicamente e nella destrutturazione dello stesso diritto borghese così come lo conosciamo. Non è stata sanzionata un’organizzazione politica per le azioni che ha compiuto o che compie ma una struttura che fornisce servizi in un’ottica svincolata dal mercato dominante e la sinistra di classe non ha fatto fuoco e fiamme. Sì, il fatto è stato stigmatizzato, è stata espressa solidarietà, firme, petizioni, articoli di analisi e di condanna…è stata chiamata un’assemblea pubblica, una manifestazione, ma non fuoco e fiamme.

La canonizzazione del “bisogno di sicurezza” è in correlazione diretta con la negazione di ogni sicurezza di vita per un numero sempre crescente di persone.

La parola sicurezza ha, così, subito un profondo cambiamento semantico. Questa figura politico-discorsiva della “sicurezza” è di tutti i paesi del mondo occidentale e accomuna la destra più reazionaria con la così detta sinistra che siano di opposizione o di governo. Il risultato è stato quello di instaurare un apparato penale tanto multiforme quanto iperbolico e allo stesso tempo di smontare le basi del diritto che la stessa borghesia aveva impostato.

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 19 September 2026
Hits: 329
Print Friendly, PDF & Email

marx xxi

Oltre l’Occidente. Volume I. Alessandro Visalli

di Marco Pondrelli

Oltre loriente e loccidente Copertina 1Oltre l’Occidente è un’opera in due volumi nata dal lavoro congiunto di Alessandro Visalli e Carlo Formenti. I due autori hanno scelto di affidare a ciascuno un volume autonomo, mantenendo però un comune impianto teorico e politico. Il primo, Oltre l’Occidente. Nell’ombra di un tramonto epocale, è scritto da Visalli; il secondo, Oltre l’Occidente. L’alba di una nuova Storia, è di Carlo Formenti. I due testi, pur autonomi, dialogano continuamente e affrontano da prospettive differenti la crisi dell’ordine occidentale e la nascita di un mondo multipolare.

Già il titolo è significativo: Oltre l’Occidente, non «la fine dell’Occidente» o «il declino dell’Occidente». Non siamo quindi di fronte all’idea che la storia sia arrivata a una conclusione, ma alla constatazione che l’ordine costruito dall’Occidente negli ultimi secoli sta attraversando una trasformazione profonda. Il punto non è semplicemente stabilire se l’Occidente stia perdendo il proprio primato, ma capire che cosa possa emergere oltre di esso.

Il volume di Visalli è un testo complesso, che si muove continuamente tra filosofia, storia, geopolitica ed economia. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del libro: la crisi contemporanea non viene interpretata soltanto attraverso gli equilibri di potere tra gli Stati, ma attraverso le categorie culturali e filosofiche con cui l’Occidente ha rappresentato sé stesso e il resto del mondo.

La prima parte prende le mosse dalla crisi dell’ordine internazionale contemporaneo. Visalli richiama la famosa espressione utilizzata da papa Francesco nel settembre 2014, quando parlò di una «terza guerra mondiale combattuta a pezzi». Per comprendere le radici di questa situazione, secondo l’autore, occorre partire dalla crisi dell’Occidente e dalla progressiva perdita della sua centralità economica, politica e culturale.

È quindi naturale il riferimento al libro di Emmanuel Todd, la sconfitta dell’Occidente. L’ascesa della Cina e, più in generale, la crescita di un mondo non più riconducibile al solo spazio euroatlantico mettono in discussione l’idea, a lungo dominante, che la civiltà occidentale rappresenti il punto più avanzato e universale della storia.

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 22 September 2026
Hits: 346
Print Friendly, PDF & Email

volerelaluna

Ribelli contro lo smartphone

di Federico Repetto

 

Un’emergenza per la salute pubblica

Jonathan Haidt, l’autore di Generazione ansiosa, libro in cui nel 2024 lanciava un forte allarme per la salute fisica e mentale delle generazioni allevate con lo smartphone in mano, ha scritto, insieme alla giornalista Catherine Price, un libro rivolto ai preadolescenti, Generazione fantastica, Rizzoli 2026. In esso espone in modo chiaro e accessibile, con ampio uso di illustrazioni e storie a fumetti, alcuni meccanismi usati dagli psicologi che hanno contribuito a creare gli algoritmi dei social, come quello della gratificazione ciclica per mantenere viva l’attenzione degli utenti e inchiodarli sullo smartphone. In particolare mostra l’effetto del ciclo della dopamina, il cui modello iniziale sono state le slot machine, che fanno vincere il giocatore quel tanto che basta per rimotivarlo al gioco. Il libro però non si presenta come un manuale scientifico o scolastico, ma come un messaggio di ribellione e di anticonformismo mandato ai preadolescenti da adolescenti che hanno vissuto e superato diversi problemi collegati alla dipendenza da smartphone. Inoltre il messaggio non è negativo e proibizionista, ma è un invito a non perdere quelle esperienze nel mondo reale che la vita centrata sullo smartphone di fatto impedisce (controproducente invece il sottotitolo non realistico in copertina dell’edizione italiana: “La guida più incredibile per divertirsi e vivere felici senza smartphone“: le edizioni Rizzoli non sembrano il contesto adatto per rilanciare lo slogan “soyons réalistes, demandons l’impossible“).

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 20 September 2026
Hits: 471
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

A Berlino trionfa la sinistra con un programma (finalmente) radicale

di Alessandro Volpi

A Berlino sembra ormai certa la vittoria di Elif Eralp, candidata di punta di Die Linke, che si è presentata con un programma finalmente radicale. 

La sua piattaforma incarna una visione fortemente redistributiva focalizzata sul contrasto alla speculazione finanziaria, sull'emergenza abitativa e su una profonda riforma del sistema fiscale locale e nazionale. 

Al centro del dibattito cittadino si colloca il tema della casa, dove la combinazione tra le privatizzazioni dei primi anni Duemila e la forte spinta finanziaria ha concentrato enormi porzioni del parco immobiliare privato nelle mani di pochi gruppi societari. 

Tra questi spicca Vonovia SE – insieme a Deutsche Wohnen, assorbita nel 2021 – che da sola controlla oltre 140.000 appartamenti nella capitale, rappresentando il primo operatore del settore in Germania. 

Seguono colossi internazionali come il gruppo svedese Heimstaden, arrivato a gestire tra i 20.000 e i 25.000 alloggi, la società franco-italiana Covivio con circa 15.000-18.000 unità, oltre a veicoli di private equity come il colosso statunitense Blackstone e gruppi storicamente radicati come Adler Group, detentore in passato di portafogli superiori ai 20.000 immobili. 

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 20 September 2026
Hits: 405
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Marx nell’epoca dell’intelligenza artificiale: l’intelligenza è sociale, il profitto no

di Apostolos Apostolou

Che cosa direbbe Karl Marx oggi, davanti a ChatGPT, ai mercati finanziari governati da algoritmi, alla moneta digitale e alla crescente automazione del lavoro intellettuale?

Probabilmente non si stupirebbe della tecnologia. Si stupirebbe, semmai, del modo in cui il capitalismo continua a presentare come proprietà privata ciò che è il risultato di una gigantesca cooperazione sociale.

È questo il punto da cui partire.

Marx non fu mai un nemico della scienza. Al contrario, comprese prima di molti altri che lo sviluppo delle forze produttive avrebbe potuto aprire possibilità straordinarie per l’umanità. Ma non confuse mai la scienza con una semplice tecnica al servizio dell’utilità e del profitto. La scienza, nella sua prospettiva, appartiene alla capacità creativa dell’essere umano e alla sua relazione sociale con il mondo.

Ed è proprio qui che l’intelligenza artificiale pone una questione politica gigantesca.

Ci viene raccontato che le macchine stanno diventando “intelligenti”. Ma di quale intelligenza parliamo? I sistemi di IA sono costruiti attraverso enormi quantità di linguaggio, immagini, conoscenze e produzioni culturali generate da milioni di esseri umani. Dietro l’apparente autonomia della macchina c’è una storia collettiva dell’umanità.

L’intelligenza artificiale, in questo senso, è anche intelligenza sociale accumulata e organizzata tecnologicamente.

Read more ...

Details
Published: 24 September 2026
Created: 15 September 2026
Hits: 454
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Il cieco che guida il vedente: Trump affronta l’emergenza dell’intelligenza artificiale

di Jeffrey Sachs - Common Dreams

Domenica scorsa il presidente degli Stati Uniti si trovava su un campo da golf nella contea di Clare, in Irlanda, e gli è stato chiesto cosa intendesse fare riguardo al più grave allarme tecnologico della nostra epoca. La sua risposta, per intero, è stata che l’America sta battendo la Cina. «Siamo in vantaggio sulla Cina nell’intelligenza artificiale. Siamo il Paese più avanzato al mondo e, francamente, voglio che le cose restino così, perché chi vince nell’IA vince tutto». Ha aggiunto che «ci sono molte forze negative che sollevano la questione senza motivo, e stanno tirando in ballo cose che non accadranno mai».

Consideriamo chi ha sollevato la questione. L’avvertimento non è venuto da attivisti, accademici o da una commissione del Congresso. È venuto dal settore stesso, dalle persone che realizzano i sistemi di IA e la cui fortuna dipende interamente dalla loro più rapida realizzazione. Il giorno prima, il CEO di Anthropic, Dario Amodei, aveva pubblicato un saggio in cui chiedeva di rallentare il ritmo di avanzamento delle capacità e si impegnava a far entrare nella propria azienda valutatori esterni con accesso a livello di dipendente. Sam Altman si è detto d’accordo e ha affermato che OpenAI avrebbe fatto lo stesso. Elon Musk, un concorrente diretto che solo a febbraio aveva definito Anthropic «misantropica e malvagia», ha scritto tre parole: «Dario ha ragione».

E la preoccupazione non è affatto vaga.

Read more ...

Details
Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
Hits: 487
Print Friendly, PDF & Email

unblogdirivoluzionari.png

Il freno lo chiede chi tiene l’acceleratore

di Mario Sommella

Intelligenza Artificiale spiegazioneA poche settimane dalla più grande quotazione in Borsa della storia, l’amministratore delegato di Anthropic chiede all’industria dell’intelligenza artificiale di rallentare. Trump risponde che l’unico freno necessario è lui. In mezzo restano fatti verificabili: un capo di Stato catturato con l’aiuto di un modello linguistico, manuali di bersagliamento per navi da guerra, bollette elettriche che salgono e un potere privato che nessun parlamento ha mai votato.

L’8 settembre un ricercatore di ventisette anni ha lasciato il suo lavoro e ha spiegato pubblicamente perché. Jacob Coxon aveva passato tre anni ad addestrare modelli linguistici, prima in OpenAI e poi in Anthropic. Nel messaggio con cui ha salutato i colleghi ha scritto che nessuna delle due aziende si sta comportando in modo responsabile e che entrambe corrono verso una intelligenza artificiale capace di migliorare se stessa, scommettendo sulle vite di tutti. Il post ha superato i cento milioni di visualizzazioni. Due colleghi rimasti al loro posto lo hanno confermato pubblicamente: Evan Hubinger, che in Anthropic guida la ricerca sull’allineamento, ha scritto che in azienda credono davvero che l’intelligenza artificiale possa uccidere tutti gli esseri umani, e ha collocato quella probabilità sopra il dieci per cento entro il prossimo decennio.

Sei giorni dopo il presidente degli Stati Uniti ha liquidato l’intera vicenda come una cospirazione malata contro l’intelligenza artificiale e i data center, aggiungendo che l’unico freno di cui questa tecnologia ha bisogno è un presidente forte e intelligente, e che quel presidente è lui.

Fra queste due frasi si è consumata una delle settimane politicamente più dense degli ultimi anni. Vale la pena ricostruirla per intero, perché quasi nessuno ha messo accanto ai discorsi le date, i bilanci e i morti.

 

1. Dieci giorni di settembre

Il 10 settembre Anthropic pubblica un rapporto di centocinquantaquattro pagine sugli abusi dei propri modelli, relativo al periodo compreso fra dicembre 2025 e agosto 2026. Il 12 settembre Dario Amodei, cofondatore e amministratore delegato dell’azienda, pubblica un saggio di circa quattromila parole intitolato «We Must Pace the Frontier»: dobbiamo regolare il passo della frontiera.

Read more ...

Details
Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
Hits: 436
Print Friendly, PDF & Email

fuoricollana

Hegel, Marx, lo Stato e la democrazia: una ricerca di Giulio Di Donato

di Antonio Semproni

Con Marx oltre Marx è il filo conduttore di un recente e denso libro di Giulio Di Donato. Una lettura che valorizza il momento non economicistico del filosofo di Treviri. La politica come strumento di elevazione delle classi popolari, lo Stato come universale in cui dispiegarne interessi e passioni

Marx e Hegel.pngIn «Vera democrazia». Politica e diritto nella prospettiva marxiana (Giappichelli, 2025), Giulio Di Donato muove i propri passi dalle dissonanze tra la visione politico-statuale in Hegel e in Marx. La filosofia di Hegel ha la potenza di “aboli[re] la separazione tra la realtà e gli ideali, tra l’essere e il dover-essere” (p. 16); se ciò che è reale è razionale, è perché l’idea – culmine dell’integrazione e della mediazione reciproca tra i due poli della tensione, cioè del soggettivo e dell’oggettivo, del concetto e dell’oggetto, dell’autocoscienza e del suo contenuto – abita nella realtà stessa: al filosofo sta il compito di rintracciarla risalendo la dialettica hegeliana. Ciò vale anche nella sfera giuridico-politica, ove lo Stato rappresenta l’incarnazione dell’idea etica.

 

Hegel in Marx, Marx versus Hegel

Della dialettica hegeliana Marx privilegia il momento dell’autocoscienza, cioè il “faticoso processo di riappropriazione di sé, al termine del quale il soggetto può riconoscersi e riferirsi a sé nel rapporto con l’altro”. Questa postura lo porta – come illustra Di Donato nella sua fatica – a privilegiare la volontà popolare, in quanto riottosa nei confronti dell’ordine politico costituito, e a contestare spesso e volentieri la filosofia politica e statuale di Hegel, a volte cogliendo nel segno, altre volte ricorrendo a argomentazioni fallaci.

Nella realtà che si interseca con la vita e la speculazione di Hegel si dà anzitutto la Rivoluzione francese, nella quale si manifesta “l’autonomia del soggetto rispetto a qualunque autorità o norma”, una libertà assoluta che si traduce in “volontà assoluta di negazione di qualsiasi limite” e “inarrestabile pulsione nichilista” (p. 22).

Read more ...

Details
Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
Hits: 368
Print Friendly, PDF & Email

Sistemi elettorali e controllo sulla Costituzione italiana

Dopo il "Porcellum" e l'"Italicum", lo "Stabilicum" tra incostituzionalità e minacce alla Costituzione stessa

di Luca Benedini

mano che inserisce una carta con il volto infelice nelle urne per segnalare la frustrazione degli elettori sistema elettorale 395316823In base all'art. 138 della nostra Costituzione, una revisione costituzionale necessita di due deliberazioni di entrambi i rami del Parlamento a distanza di almeno tre mesi l'una dall'altra e, se nella seconda deliberazione la revisione non viene approvata da almeno i due terzi dei membri tanto della Camera quanto del Senato, potrà essere dato luogo ad un referendum popolare confermativo (su esplicita richiesta di almeno «un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali»). In pratica, è una prescrizione che consente a una specifica alleanza tra i due terzi dei parlamentari qualsiasi modifica costituzionale (tranne la revisione della forma repubblicana, che in base all'art.139 è l'unica modifica radicalmente vietata), senza che la si possa sottoporre al vaglio di un esplicito pronunciamento popolare.

Per comprendere tale prescrizione semplificatrice, va ricordato che il sistema elettorale in uso all'epoca della stesura della Costituzione era estremamente rappresentativo (e specialmente alla Camera, dove in pratica i seggi venivano assegnati col "proporzionale puro" applicato a un collegio unico nazionale), così che i due terzi dei deputati corrispondevano effettivamente, nella sostanza, ai due terzi dell'elettorato attivo. Con sistemi elettorali poco rappresentativi (come ad esempio quelli basati su un consistente "premio di maggioranza", su qualche forma di "maggioritario" o su un "proporzionale con piccoli collegi indipendenti"), può invece avvenire che i due terzi (cioè il 67%, o per essere ancor più precisi il 66,7%) dei seggi possano essere ottenuti da un insieme di partiti che nel complesso ha ricevuto solo il 55% circa dei voti o anche meno [1].

Il fulcro della questione è che appare del tutto evidente che i membri dell'Assemblea Costituente che tra il 1946 e il '47 elaborarono la formulazione originaria della nostra Costituzione repubblicana non intendessero affatto affidare a forze politiche votate solamente da una percentuale dell'elettorato attivo decisamente inferiore ai due terzi la possibilità di cambiare a loro piacimento la Costituzione.

Read more ...

Details
Published: 23 September 2026
Created: 20 September 2026
Hits: 434
Print Friendly, PDF & Email

laboratorio

UE-Cina: siamo sicuri che è il disavanzo il problema?

di Domenico Moro

La bilancia commerciale dell’Ue a 27 nei confronti della Cina è notevolmente peggiorata negli ultimi anni, passando da un deficit di 50,6 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2021 ai 103,3 miliardi di quello del 2026[i]. Tale peggioramento dipende soprattutto dall’aumento delle importazioni europee dal gigante asiatico che, sempre nel secondo trimestre, sono passate dai 107 ai 153 miliardi. I prodotti più importati in Ue dalla Cina sono nell’ordine: apparecchiature elettriche, macchinari e veicoli.

Sono soprattutto questi ultimi ad essere aumentati, grazie alla grande competitività dell’auto cinese, le cui importazioni nella Ue nei primi sei mesi del 2025 e del 2026 sono passate da 14,4 a 20,4 miliardi, mentre l’esportazione europea in Cina è scesa da 9,3 a 6,7 miliardi, quasi triplicando il deficit da 5,1 miliardi a 14 miliardi. A pagare il prezzo del calo dell’export sono i produttori di auto europei, a partire dalla tedesca Volkswagen, che, come abbiamo rilevato in altri articoli, progetta di licenziare 50mila addetti e chiudere quattro fabbriche in Germania.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che lo squilibrio commerciale con la Cina è insostenibile e sta portando alla deindustrializzazione dei principali poli europei. La von der Leyen ha attribuito alla Cina la responsabilità di questi squilibri, a causa dell’eccesso di capacità produttiva e della concorrenza scorretta delle imprese cinesi, che sarebbero sussidiate dallo Stato.

Read more ...

Details
Published: 23 September 2026
Created: 18 September 2026
Hits: 596
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Skynet non sa fare i conti con la termodinamica: il guinzaglio fisico dell’intelligenza artificiale

di Il Megawattora*

La riflessione e l’analisi sul potenziale e i rischi dell’Intelligenza Artificiale è in pieno svolgimento. Non tutto è già chiaro ed è bene non cedere alla tentazione di dare subito una definizione-slogan che sembra una “categoria interpretativa”, ma non lo è affatto. Qui di seguito un contributo che ci ricorda quanto la potenza del software dipenda dalla fisica, dall’industria, dall’elettricità.

Buona lettura e continuiamo a cercare di capire.

* * * *

Tra manifesti apocalittici firmati dai guru della Silicon Valley e film di fantascienza stile Terminator, il dibattito pubblico sulla “perdita di controllo” dell’Intelligenza Artificiale sembra ormai ostaggio di una favola: un bel giorno un algoritmo super-intelligente prende coscienza, si replica nell’etere e sottomette l’umanità attraverso internet.

È una narrazione suggestiva che fa fare milioni di visualizzazioni.

Peccato che dimentichi un dettaglio elementare: l’intelligenza da sola non muove una foglia. Per agire nel mondo reale, qualunque intelligenza — biologica o sintetica — deve piegarsi alle leggi della fisica, della materia e della termodinamica.

Read more ...

Details
Published: 23 September 2026
Created: 17 September 2026
Hits: 259
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Elezioni e antisemitismo: possibili nodi costituzionali

di Paolo Arigotti

In questi giorni in Parlamento sono in discussione due disegni di legge che, pur muovendosi in ambiti apparentemente molto diversi, si prestano a una serie di considerazioni sotto il profilo costituzionale, con particolare riferimento ad alcuni diritti e libertà fondamentali, previsti e tutelati dalla prima parte della Carta fondamentale. Ci stiamo riferendo al disegno di legge elettorale e cosiddetto DDL antisemitismo.

Premesso che il dubbio è lecito, e che le certezze non appartengono a nessuno (o quasi), in via di principio ambedue gli schemi rispondono alla salvaguardia di finalità in via di principio condivisibili: la garanzia della governabilità da un lato, per chi sostenga questo punto di vista, o il contrasto contro odio e discriminazione fomentato da bieche ragioni. Il che non toglie che su alcuni aspetti possano essere sollevati dubbi e riserve, anche sotto il profilo strettamente giuridico.

Nel rinviare alle numerose analisi disponibili, ci limiteremo in questa sede a riprendere alcuni aspetti a nostro avviso problematici.

La riforma elettorale, ove approvata, introdurrebbe un premio di maggioranza in favore della lista (o della coalizione) vincitrice che ottenesse almeno il 42 per cento dei voti. Tradotto in numero di seggi, la parte prevalente potrebbe contare su 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fermo restando che non si potranno oltrepassare – a garanzia delle minoranze – i 220 seggi a Montecitorio e i 113 a Palazzo Madama.

Read more ...

Details
Published: 23 September 2026
Created: 13 September 2026
Hits: 280
Print Friendly, PDF & Email

aldous

Caos geopolitico

di Alessio Canini

Diversi avvenimenti stanno modificando radicalmente lo scenario geopolitico mondiale con conseguenze ancora non del tutto prevedibili. Tra i più rilevanti si ricordano: la chiusura dello Stretto di Hormuz il 20 giugno da parte iraniana e le minacce di gravissime sanzioni da parte americana dopo i falliti tentativi di sconfiggere militarmente l’Iran; l’attacco ucraino nel mar Caspio del 25 luglio a danno di una nave mercantile iraniana, il quale ha quasi scatenato una risposta militare iraniana frenata però dall’alleato russo; il Patto della Mecca tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, stipulato tra il 7 e il 9 agosto, ispirato ad una sorta di NATO sunnita con tanto di ombrello nucleare gentilmente offerto dal Pakistan; l’aumento delle tensioni russo-giapponesi, riaccesesi dopo la visita di Putin il 13 agosto nelle contese isole Curili, a ricordarci come Russia e Giappone non hanno mai concluso un trattato di pace a causa di tale disputa territoriale; nella seconda metà di agosto la Turchia ha valutato una reazione militare in risposta all’attacco israeliano alla base siriana di Abu al-Duhur ritenuta destinata alle forze turche; l’aggravamento delle tensioni europee con la Russia dopo le dichiarazioni di Mosca il 27 agosto in risposta al progetto britannico di dotare gli ucraini di missili a lungo raggio Storm-Shadow; ultimo ma non meno importante, le visite contestuali di alto livello del direttore della CIA e della diplomazia vaticana a Mosca verso fine agosto.

Un grande caos geopolitico si apre dinanzi a noi, e certo non è semplice tenere insieme i pezzi, ciascuno con le proprie frammentazioni e le proprie caratteristiche.

Read more ...

Details
Published: 22 September 2026
Created: 17 September 2026
Hits: 463
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Il peso del passato. Memoria, conflitto e politica nell’epoca dello sradicamento

di Stefano Stella

1783413446510.pngIn un recente dialogo con Andrea Zhok, ospitato dal canale YouTube di Darsi Pace, Geminello Preterossi ha detto qualcosa che vale la pena riportare. «Custodire il passato non come qualcosa di antiquario ma come memoria vivente» è, osserva, «uno dei passaggi decisivi». Il passato «fa attrito», aggiunge, e proprio per questo costituisce un antidoto «a questo senso di totale sradicamento, azzeramento» e al «non sapere nulla di chi si è [1]».

A questo affondo si intreccia la diagnosi formulata dallo stesso Zhok, che mira a scavare nel nucleo profondo della ragione liberale. Per secoli, argomenta quest’ultimo, abbiamo potuto contare su meccanismi che funzionavano indipendentemente da noi: tradizioni, istituzioni intermedie e forme di credenza condivisa continuavano a lavorare in una co-costituzione di un mondo comune. Quel tipo di aggancio, nella lettura condivisa dai due filosofi, è venuto meno. Restano «simulacri», forme che funzionano come immagini vuote, prive di un reale contenuto capace di orientare un progetto condiviso.

È qui che la questione della memoria diventa rilevante. Perdere quell’aggancio al passato di cui parlano Zhok e Preterossi significa perdere la possibilità di dare per acquisiti i contenuti che costituiscono la base dello “stare assieme”. Viviamo in quella che la sociologa Carmen Leccardi chiama la «contrazione dell’orizzonte temporale», l’idea cioè che diventi sempre più difficile immaginare un futuro abbastanza stabile da potervi proiettare, con ragionevole fiducia, ciò che il passato ci ha consegnato [2].

Preterossi definisce questa stessa riserva un «pozzo profondo» a cui una politica futura potrebbe tornare ad attingere, lasciando tuttavia aperta una questione cruciale: a quale passato, esattamente, si può fare ricorso? Nessun passato arriva a noi come un deposito intatto, disponibile a essere semplicemente recuperato. Ogni memoria collettiva è invece il risultato di selezioni e trasmissioni compiute dentro specifici rapporti di forza. Chi custodisce quella memoria? Con quali materiali viene costruita? E, soprattutto, quali dinamiche di potere contribuiscono a stabilire ciò che una società considera degno di essere trasmesso, lasciando che altre esperienze vengano marginalizzate o dimenticate?

Read more ...

Details
Published: 22 September 2026
Created: 14 September 2026
Hits: 649
Print Friendly, PDF & Email

mondorosso

Il «general intellect» cinese

Le nuove meraviglie della scienza e della tecnica

di Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

whatsapp image 2026 09 04 at 10.19.40 1.jpegDalla stazione Tiangong ai robot umanoidi, dalle auto volanti alla fusione e alle interfacce cervello-computer, la Cina trasforma conoscenza sociale, pianificazione e capacità industriale in nuove forze produttive, mostrando la potenza — e le contraddizioni — del «general intellect» contemporaneo.

“La natura non costruisce macchine, locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici e così via. Questi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale trasformato in organi della volontà dell’uomo sulla natura, o della sua attività nella natura. Sono organi del cervello umano creati dalla mano dell’uomo; potenza oggettivata del sapere. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale sia divenuto una forza produttiva immediata e, di conseguenza, fino a quale grado le condizioni del processo stesso della vita sociale siano passate sotto il controllo del general intellect e siano state trasformate conformemente a esso; fino a quale grado le forze produttive sociali siano state prodotte non soltanto nella forma del sapere, ma anche come organi immediati della prassi sociale, del reale processo della vita”.

Karl Marx, «Frammento sulle macchine», in Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica (Grundrisse), 1857-1858

Quando, nei Grundrisse del 1857-1858, Karl Marx annotava correttamente che lo sviluppo del capitale fisso avrebbe mostrato fino a quale punto il sapere sociale generale era diventato una forza produttiva immediata, non stava formulando una profezia tecnologica in senso stretto. Stava individuando una tendenza storica del modo di produzione moderno: la ricchezza dipende sempre meno dalla sola quantità di lavoro immediato impiegato e sempre più dalla scienza, dalla cooperazione, dall’organizzazione, dalle infrastrutture e dalle capacità accumulate dall’intera società. È questo complesso di conoscenze e facoltà sociali che Marx designa con l’espressione inglese general intellect.[1]

Read more ...

Details
Published: 22 September 2026
Created: 15 September 2026
Hits: 554
Print Friendly, PDF & Email

altreconomia

La sfida al dollaro non passa più soltanto dal progetto di inventare una moneta alternativa

di Alessandro Volpi

La dichiarazione finale del summit dei Paesi Brics riuniti a New Delhi a metà settembre chiede di rafforzare il finanziamento in valute locali e di diversificare le fonti finanziarie. Il salto di qualità sta però nel fatto che questa strategia non riguarda soltanto la finanza ma anche la trasformazione delle catene globali del valore, la digitalizzazione del commercio e l’accesso alle tecnologie avanzate. L’analisi di Alessandro Volpi

l summit dei Paesi Brics a New Delhi del 12-13 settembre ha mostrato una strategia più concreta: non sostituire il dollaro con una nuova moneta dall’oggi al domani ma costruire progressivamente un ecosistema commerciale, finanziario e tecnologico nel quale il dollaro sia sempre meno necessario.

È questa la chiave per leggere la dichiarazione di New Delhi. Il documento approvato dai Paesi membri del gruppo mette insieme temi che a prima vista sembrano appartenere a mondi diversi: commercio, valute locali, pagamenti transfrontalieri, infrastrutture digitali, catene globali del valore, intelligenza artificiale e cooperazione tecnologica. Il passaggio più significativo riguarda i pagamenti. La Brics payment task force ha studiato l’interoperabilità dei sistemi di pagamento e dei canali di messaggistica finanziaria dei diversi Paesi. L’obiettivo è arrivare a transazioni transfrontaliere più rapide, economiche, accessibili e sicure e, soprattutto, favorire il regolamento degli scambi e degli investimenti nelle valute nazionali.

Read more ...

Details
Published: 22 September 2026
Created: 22 September 2026
Hits: 361
Print Friendly, PDF & Email

comidad

Per i neocon i nemici e le minacce sono businnes

di comidad

Una delle tecniche più usate e abusate dai media per bloccare una informazione che possa disturbare la narrativa ufficiale, è quella di enfatizzare gli aspetti già risaputi per distrarre dal dato inedito. Che il governo israeliano fosse stato messo al corrente da più parti di un imminente attacco di Hamas, risultò evidente immediatamente dopo il 7 ottobre del 2023. Altri aspetti della narrativa ufficiale sul 7 ottobre si sono sgonfiati immediatamente, come la storia degli sgozzamenti di bambini e degli stupri; inoltre è risultato che molte delle uccisioni la cui responsabilità era attribuita ad Hamas, erano invece state causate della famigerata “direttiva Hannibal”, applicata dall’IDF anche ai civili israeliani e non soltanto ai militari. La vera novità rappresentata dalla inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz di qualche giorno fa, consiste nello smontare uno dei maggiori alibi per giustificare il genocidio a Gaza. Nei giorni immediatamente successivi il Qatar aveva già prospettato al governo israeliano la possibilità di un rilascio senza condizioni da parte di Hamas di tutti gli ostaggi civili (che poi erano i soli ostaggi, dato che i militari andavano considerati prigionieri di guerra). L’attacco israeliano a Gaza non aveva quindi nulla a che vedere con la liberazione degli ostaggi. Le modalità dell’attacco israeliano a Gaza già indicavano un totale disprezzo per la vita dei cosiddetti ostaggi; oggi però i nostri media hanno una evidenza in più da omettere.

Va detto che è del tutto inutile chiedersi quale effetto politico possano sortire queste notizie, poiché la risposta sarebbe fin troppo ovvia: nessun effetto.

Read more ...

Details
Published: 22 September 2026
Created: 27 August 2026
Hits: 429
Print Friendly, PDF & Email

machina

Il problema dei tre corpi e la sociologia cosmica

di Piergiorgio Pescali

Piergiorgio Pescali parte dalla trilogia di Cixin Liu per ricostruire la teoria della «sociologia cosmica», uno dei nuclei più inquietanti del suo universo narrativo. Se la sopravvivenza è il primo imperativo di ogni civiltà e le intenzioni dell’altro restano indecidibili, il contatto non apre necessariamente alla cooperazione: può produrre una «catena del sospetto» destinata a trasformare ogni presenza in una minaccia potenziale. È la logica della «foresta oscura», dove il problema non è distinguere tra civiltà buone e cattive, ma comprendere come l’incertezza, la scarsità e l’asimmetria tecnologica rendano razionale anticipare l’attacco dell’altro. La fantascienza di Liu diventa così un laboratorio estremo per pensare la politica del rischio, della deterrenza e della sopravvivenza.

* * * *

Nel libro di Cixin Liu, Il problema dei tre corpi, tra gli innumerevoli spunti scientifici e filosofici che il prolifico autore ci offre, ne emerge uno che sta alla base della dottrina di tutta la storia dell’umanità e che Cixin chiama «sociologia cosmica».

La sociologia cosmica è una branca della scienza inventata da Ye Wenjie, astrofisica che per prima contattò la civiltà Trisolariana, una civiltà insediata in un pianeta situato a quattro anni luce dalla Terra e soggetto alle caotiche leggi gravitazionali di tre Soli.

Read more ...

  1. Davide Amato: Eurosuicidio
  2. Piero Pagliani: Tocca a noi opporci ai rischi di una deriva nucleare
  3. Cristina Quintavalla: Presentazione del volume "La lenzuolata"
  4. Alessandro Scassellati: Tutto il resto è noia. Secessione del tempo vivo contro il ricatto delle Big Tech e la trappola della connessione perenne
  5. Antonio Martone: La nave senza fuori. Su Tecno-archía di Lelio Demichelis
  6. Domenico Moro: Le contraddizioni del PD dietro le esternazioni sulla guerra di Virginia Libero
  7. Andrea Granato e L'Indispensabile: Rimane ancora qualcosa da fare? Riflettendo su Agamben
  8. Fabrizio Poggi: Lo scudo dei Brics alla Russia e il suicidio logistico della NATO
  9. Alessandro Volpi: La sfida al dollaro non passa più da una moneta alternativa
  10. Unione Sindacale di Base: Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Governo verso l’accordo per tenere bassi i salari
  11. Leo Essen: La dittatura commissaria in Italia e nelle democrazie occidentali
  12. Alex Marsaglia: Brics, Sco: il colpo al cuore delle tenebre, minata l'essenza dell’imperialismo
  13. Fabrizio Salmoni: Apocalisse o Rivelazione?
  14. Alessandro Volpi: Mentre i media italiani discutono delle dichiarazioni dei padroni dell'IA...
  15. Emiliano Brancaccio: Il catastrofista Altman a caccia di sussidi
  16. Davide Malacaria: Netanyahu e Zelensky indeboliti: Trump è più libero
  17. Patrizio Paolinelli: Socializzare i profitti. Una proposta per ripensare l'economia
  18. Francesco Coniglione: La sindrome dell'apostata arrabbiato
  19. Antonio Castronovi: Il comunismo come speranza infranta, ma la Storia continua
  20. Antonio Cantaro: Il multipolarismo visto dall’Occidente
  21. Roberto Iannuzzi: Una Germania in crisi scivola verso la guerra?
  22. Fulvio Grimaldi: Yemen: cambia il mondo
  23. Alessandro Mariani: Il voto su AfD e le vecchie beghine
  24. Salvatore Minolfi: La sinistra “braminica” che abbaia alla luna
  25. Sergio Cararo: I becchini della rappresentanza democratica

Page 11 of 700

  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • ...
  • 11
  • 12
  • 13
  • 14
  • ...
Web Analytics