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volerelaluna

Ribelli contro lo smartphone

di Federico Repetto

 

Un’emergenza per la salute pubblica

Jonathan Haidt, l’autore di Generazione ansiosa, libro in cui nel 2024 lanciava un forte allarme per la salute fisica e mentale delle generazioni allevate con lo smartphone in mano, ha scritto, insieme alla giornalista Catherine Price, un libro rivolto ai preadolescenti, Generazione fantastica, Rizzoli 2026. In esso espone in modo chiaro e accessibile, con ampio uso di illustrazioni e storie a fumetti, alcuni meccanismi usati dagli psicologi che hanno contribuito a creare gli algoritmi dei social, come quello della gratificazione ciclica per mantenere viva l’attenzione degli utenti e inchiodarli sullo smartphone. In particolare mostra l’effetto del ciclo della dopamina, il cui modello iniziale sono state le slot machine, che fanno vincere il giocatore quel tanto che basta per rimotivarlo al gioco. Il libro però non si presenta come un manuale scientifico o scolastico, ma come un messaggio di ribellione e di anticonformismo mandato ai preadolescenti da adolescenti che hanno vissuto e superato diversi problemi collegati alla dipendenza da smartphone. Inoltre il messaggio non è negativo e proibizionista, ma è un invito a non perdere quelle esperienze nel mondo reale che la vita centrata sullo smartphone di fatto impedisce (controproducente invece il sottotitolo non realistico in copertina dell’edizione italiana: “La guida più incredibile per divertirsi e vivere felici senza smartphone“: le edizioni Rizzoli non sembrano il contesto adatto per rilanciare lo slogan “soyons réalistes, demandons l’impossible“).

Indubbiamente la questione dell’educazione via smartphone è un problema di salute pubblica, come mostra lo stesso Haidt nel 2024, nel suo primo libro. In esso documenta l’aumento rilevante dell’ansia e della depressione dichiarate dagli adolescenti e dei casi di suicidio, di autolesionismo e di ricorso ai servizi psicologici, non solo negli Usa, ma in tutto il mondo anglofono e in vari paesi europei. L’abuso dello smartphone è in correlazione con: 1) la privazione di sonno: gli adolescenti dormono 1–2 ore in meno rispetto al 2010 e lo smartphone ne è la causa principale (uso notturno, notifiche, luce blu sempre accesa); 2) il confronto sociale permanente: Instagram e Tik Tok amplificano il confronto sociale visivo, con effetti più forti sulle ragazze riguardo allo loro immagine corporea, con possibile diminuzione dell’autostima (insoddisfazione per il proprio corpo); 3) il cyberbullismo, cioè l’umiliazione pubblica delle persone prese di mira: la persecuzione diventa continua, non più limitata a scuola, ma possibile in qualunque luogo o momento (le ragazze subiscono particolarmente il bullismo relazionale e reputazionale, e infatti sono più soggette a depressione dei maschi); 4) la dipendenza da smartphone, che riduce fortemente il tempo per il gioco libero e l’interazione sociale reale. La diffusione dello smartphone non è la causa unica del fenomeno, ma la causa scatenante, che ha reso gli adolescenti sensibili alle altre cause.

 

Un problema sociale e politico urgente

Haidt non decontestualizza dalla realtà sociale né l’uso dei nuovi cellulari e dei videogiochi né la frequentazione dei social, ma sostiene che queste pratiche abbiano spinto all’isolamento digitale una generazione iperprotetta dai genitori, privata di solito del gioco fisico, sociale, libero, e della possibilità di fare un’esperienza relativamente autonoma in contatto con l’ambiente. Un’infanzia ormai da tempo “amministrata” dagli adulti. La generazione fantastica, rivolto ai ragazzi, li incita a ribellarsi al conformismo dello smartphone e a uscire dall’isolamento e dalla vita “amministrata” per vivere avventure comunitarie nel mondo reale, sociale e naturale.

In effetti, non si tratta semplicemente di un problema di salute pubblica, ma piuttosto un problema di salut publique, per dirla con i giacobini. Oggi è abbastanza chiaro che la convergenza tra il degrado della scuola pubblica e la prevalenza dell’intrattenimento nei media privati pagati dalla pubblicità ha portato ad un abbassamento della qualità degli strumenti critici e dell’informazione in mano ai cittadini, che permette forme sfacciate di manipolazione pubblicitaria e, naturalmente, politica. In particolare, dopo l’introduzione dello smartphone, le indagini PISA sulle competenze scolastiche hanno mostrato a livello internazionale un vero e proprio crollo della capacità di lettura attenta. Secondo i risultati degli ultimi Test PISA dell’OCSE, di recente i punteggi ottenuti dagli studenti quindicenni in matematica, lettura e scienze sono calati drasticamente in tutto il mondo. La lettura ha subito il colpo più duro, raggiungendo il livello più basso mai registrato nella valutazione. La “lettura frettolosa” – ovvero la lettura veloce ma errata – è quasi raddoppiata tra il 2018 e il 2025. L’OCSE ha riscontrato i cali più marcati proprio nelle “competenze più importanti nell’era dell’intelligenza artificiale: valutare le informazioni, stabilire connessioni tra diverse fonti e pensare in modo critico a ciò che leggiamo” (riportato da Axios, 8 settembre 2026).

Da tempo, come sappiamo, convergono tendenze diverse che portano all’indebolimento delle capacità intellettuali e culturali delle masse popolari: l’ideologia della riduzione della spesa pubblica e del prelievo fiscale (che porta al taglio della spesa scolastica), la sfiducia da parte di studenti e genitori nell’istruzione come ascensore sociale e la conseguenze svalutazione della cultura “alta”, l’infantilizzazione dei consumatori promossa dalla cultura pubblicitaria e dalla cultura dell’entertainment, l’inadeguatezza degli spazi pubblici di socializzazione e di discussione, la scarsità del tempo disponibile a genitori stressati e affaticati per l’educazione dei figli, la diffusione di sette anti-scientifiche basate su nuove mitologie, e altre ancora. In linguaggio complottista, si potrebbe dire c’è un grande complotto delle élite per rincretinire il popolo in modo che creda alla propaganda populista di destra… Il pedagogista americano Neil Postman (Divertirsi da morire. Il discorso pubblico nell’era dello spettacolo, Marsilio 2002, ediz. originale 1985) negli anni Ottanta ha ipotizzato che i media privati centrati sull’intrattenimento, e in particolare la tv, avessero il duplice effetto di far scomparire l’infanzia – precocemente informata sulla realtà della vita adulta – e di infantilizzare gli adulti stessi, abituati a un intrattenimento senza fine e privati dell’abitudine all’informazione precisa e critica, tipica della stampa. È da allora infatti che è cominciato quel lento declino della lettura, in cui egli vedeva profeticamente un rischio per l’opinione pubblica critica e per la democrazia americana.

L’abuso dello smartphone potenzia dunque una tendenza già presente negli schermi domestici precedenti. Rimando alla recente sintesi del pedagogista Simone Lanza, Attenzione contesa. Come il tempo-schermo modifica l’infanzia (editore Armando, 2025), che mette in luce come lo schermo – sia esso tv, tablet, smartphone o videogioco – non solo attira l’attenzione con le sue immagini, ma fa da schermo agli sguardi tra le persone. Non solo il bambino già alla nascita è visto e fotografato attraverso lo schermo, cosa che permetterà di esibirne orgogliosamente l’immagine, ma l’attenzione dei genitori verso il bambino è spesso contesa da vari schermi, simultaneamente in funzione, così come quella del bambino verso i genitori. L’esperienza virtuale sugli schermi è senza dubbio stimolante, multiforme e ampia, ma prende sempre più ore, mentre nei primi anni di vita abbiamo bisogno dell’incontro diretto con le persone e con le cose e del gioco con i compagni all’aria aperta, e non della sedentarietà e di rapporti mediati dallo smartphone, in cui manca la gestualità e il contatto fisico. L’attenzione che fa crescere cognitivamente e affettivamente il bambino piccolo è l’attenzione congiunta: lo scambio intenzionale di sguardi con l’adulto che porta il bambino piccolo a guardare un determinato oggetto o fenomeno.

Per prevenire o almeno limitare l’abuso (intergenerazionale) degli schermi è necessaria un’organizzazione comunitaria, in cui famiglie, scuola e istituzioni collaborino su base territoriale. Le iniziative restrittive e regolative di singoli genitori possono purtroppo infrangersi facilmente contro il lassismo e gli esempi negativi dell’ambiente. Le statistiche dicono, certo, che i genitori individualmente preoccupati sono la maggioranza. Ma non hanno molte probabilità di successo senza accordi con altri genitori, senza una conferma istituzionale e senza organizzazione.

 

Reagire collettivamente

Anche in Italia esistono reti di famiglie che, in contatto con la scuola e le autorità locali, tentano di organizzarsi per limitare e razionalizzare l’uso degli smartphone (per l’organizzazione dei “patti digitali”: https://pattidigitali.it/; https://pattidigitali.it/famiglie-torino/; https://www.unimib.it/news/patti-digitali-milano-bicocca-offre-supporto-alle-famiglie-gestire-lingresso-nel-mondo-online-dei; per il contatto genitori-figli: www.custodidigitali.it). Difficilmente una famiglia potrebbe da sola a sostenere le buone pratiche raccomandate da Simone Lanza: niente schermi prima dei 3 anni, tempo di tv limitato, durante i pasti familiari niente schermi (per nessuno), accesso ai social non prima dei 14 anni (seguendo le norme vigenti, senza falsare l’età), niente cellulare a letto ecc. (cfr. S. Lanza, L’attenzione contesa, pp. 215-217). In positivo, si tratta di organizzare delle domeniche senza schermi di famiglia o di gruppo (cfr. anche cap. 12 di S. Lanza, Un attimo e arrivo! Gestire gli schermi per crescere una generazione attenta, Sonda, 2026).

Ma bisogna muoversi anche a livello legislativo. Nel 2024 il pedagogista Daniele Novara e lo psicoterapeuta Alberto Pellai hanno promosso una petizione rivolta al Parlamento italiano, perché non sia consentito il possesso dello smartphone prima dei 14 anni e l’accesso ai social prima dei 16. Essa ha raccolto ben presto 100.000 firme, e già nel corso di quell’anno le parlamentari Madia e Mennuni hanno presentato un disegno di legge. Sull’attuabilità tecnica e sul senso educativo di queste limitazioni nei confronti degli utenti naturalmente il discorso è aperto. Come è noto, molte nazioni hanno introdotto o stanno introducendo leggi su questa materia e anche la Commisione Europea ci sta lavorando. Certo non è il caso di lasciare l’iniziativa ai conservatori. Per esempio Newsom, governatore democratico della California, ha promosso una legge per costringere le piattaforme a modificare il loro formato e a sorvegliare i propri contenuti (il Post, 11 settembre 2026).

Alla base però bisogna rompere l’inerzia e l’isolamento sociale dei genitori, costruendo una nuova solidarietà educativa degli adulti e un nuovo patto tra adulti e minori. È necessaria una forte reazione collettiva organizzata sul territorio. Comunità educanti, associazioni della società civile, sindacati dei docenti, movimenti studenteschi, autorità locali e anche nazionali, in uno sperabile futuro, devono farsene carico. Come l’orrore del genocidio in Palestina ha mosso le giovani generazioni italiane e le ha fatte uscire in massa dall’apatia, così è augurabile che la preoccupazione per le generazioni future muova gli adulti verso un nuovo patto educativo.

Comunque una copertura “dall’alto” autorevole (e non autoritaria) è fondamentale per i soggetti in crescita. In questo senso è necessario che anche i poteri pubblici diano un segnale non solo attraverso limitazioni e proibizioni, ma anche attraverso l’obbligo per le piattaforme social di sorvegliare i loro contenuti, andando al di là delle proibizioni generiche. Il garante della privacy e le associazioni delle società civile dovrebbero promuovere class action contro le piattaforme per tutelare i minori, mostrando così la determinazione del mondo adulto contro gli abusi degli oligopoli privati.

Infine uno strumento importante della reazione contro l’abuso di schermi può essere una campagna sui social fatta dagli stessi adolescenti. Ci sono adolescenti e giovani coscienti degli aspetti negativi della loro esperienza sui social (e forse alcuni leggono Volerelaluna…). Sarebbe possibile quindi lanciare proprio sui social una campagna informativa (dal basso) da parte degli adolescenti, che sia parallela ai patti digitali, i quali vengono comunque “dall’alto”.

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