
Consumo: adattamento e resistenza
di Alessandro Bartoloni
Premessa
C'è una contraddizione intrinseca in quanto scrivo. Cerco una forma leggera, colloquiale pur sapendo che i potenziali destinatari sono abituati ad altro linguaggio.
Quello quasi gergale dell'area in cui pur mi riconosco.
Che comunque esiste, e meno male... Se non altro a tener viva una fiammella.
A volte, leggendo meravigliosi articoli, mi sembra che, tramite essi, si faccia un passettino verso la comprensione(la parola verità mi sembra un po' grossa..). Ma se la disquisizione, pur lucida, pur colta, ci stacca ulteriormente dagli altri, dalla massa, si imbocca la strada della separazione. Della regressione.
Forse mi illudo che a leggere sia un non addetto ai lavori... Uno con la voglia di capire quel che anch'io cerco di capire..
Tante belle analisi, tante meditate considerazioni. Leggo con interesse, con piacere.
Anche se...Mi sembra che tutti noi si scriva per convincere chi è già convinto.
Insistere? Lo sto facendo. Vedere sotto...
Ecco le mie motivazioni: mi aiuta a raccogliere le idee e, se pubblicato, soddisfa il mio narcisismo.
E, poi, mi sembra che ragionare sia l'ultima possibilità che mi resta di dare un contributo(sia pur piccolo, piccolo) al cambiamento. Un fine che so non essere solo mio.
Qui sta la vera domanda: serve a qualcosa? Al di là dell'affermare che siamo sopravvissuti.
Almeno noi rimasti. Chi se ne n'è andato per età, chi perché... Anche Guccini se ne è andato...
Nuovi consumi
L'evoluzione è trasformazione. Sono le nuove condizioni a cambiare tutto. Essere umano compreso. Non è lui a decidere. Cambia e basta..Ha assunto, volente o no, fisicamente e mentalmente, caratteristiche diverse. Più adatte al nuovo stato.
Questione di tempi. Per il singolo individuo relativamente brevi; millenni per trasformare le caratteristiche della specie.
Da qualche secolo la massiccia introduzione delle macchine ha agito sulla struttura fisica.
Per i muscoli adesso c'è la palestra..
Nella fase attuale il salto di qualità(chiamiamola così...) è legato al consumo. Anche questo è cambiato per effetto del progresso.
Non solo più beni strettamente necessari alla sopravvivenza ma anche altre merci, solitamente, a forte contenuto tecnologico.
Televisore, computer, smartphone entrati, con prepotenza, nell'uso comune.
Sono diventati necessari, anzi indispensabili.
La chiamano: società opulenta. Una conquista storica a cui pochissimi sono disposti a rinunciare. Provate a togliere lo smartphone a mia moglie o, a me, il computer...
Eppure ero giunto ai quarant'anni senza aver mai sentito parlare di telefonini...
Il capitalismo è stato storicamente necessario per incrementare il prodotto sociale disponibile (almeno a una parte dell'umanità... come ci ricordano le folle di emigranti)
Siamo stati fortunati; non dovremmo lamentarci di aver qualche soldo in più da spendere...
La lotta di classe li ha strappati ai padroni. I quali, però, una qual certa convenienza l'hanno pure avuta. Vendevano (magari a credito) e la baracca tirava avanti... Almeno fino a quando la domanda è stata solvibile. La sovrapproduzione è una brutta bestia...
Insieme all'aggeggio (plastica, silicio, vetro...) compriamo qualcosa di meno materiale ma importante: un nuovo modello di società. Svecchiata, magari un po' americanizzata, senza dubbio compatibile con gli interessi di chi comanda...
Insieme al televisore acquisto un'immensa quantità di messaggi che esso veicola.
Qualcosa di immateriale ma assai concreto. Interessati; rendono soldi e potere a chi li invia.
Non a caso tutti(o, quasi) i programmi sono infestati dalla pubblicità.
Pare essere un male necessario. Sancito, perfino, da un referendum.
Marketing lo chiamano. Serve a tenere alta la domanda. Certo non fa del bene sbavare dietro all'ultimo modello d'auto con inclusa biondona. L'insoddisfazione per quello che ho è necessaria; oro per chi vende. Con essa si afferma lo spreco. Uno dei principali motori del mercato.
Recentemente si sono fatti ulteriori, nuovi grandi passi in direzione del controllo.
Politico ma, anche, commerciale. Peraltro senza trascurare il profitto che il singolo operatore poteva trarre. In perfetta linea con il modo di operare del capitale.
Il cavallo di Troia è l'interazione. L'utente si sente al pari con la macchina( che bello! lei si che mi capisce) ma ne diventa vittima.
Questa trae in continuazione informazioni che, spesso istantaneamente, vengono rivendute. C'è sempre chi è interessato ad appioppare quel qualcosa che, l'algoritmo, ha scoperto essere desiderato.
Il malcapitato pensa di trascorrere, da protagonista, il suo tempo libero ma sta lavorando gratis per chi neppure conosce...
Geniale! Visto che diminuiscono, per problemi oggettivi, le ore dedicate al lavoro, qualcuno ha pensato bene di sfruttare il tempo liberato.
Si parla di prodotti da predizione dove l'ultima frontiera sembra essere la trasformazione del consumatore stesso in prodotto. Modificando, attraverso operazioni mirate, il suo comportamento. Curioso che questa tecnica, basata sulla raccolta di dati supplementari, non necessari al servizio, ma preziosi per configurare il consumatore, sia denominata surplus comportamentale.
Se vogliamo classificare tutto ciò secondo i criteri dell'economia, più o meno classica, mi sembra trattarsi di rendita di posizione. Con tanto di pizzo. Premio estorto da chi possiede le costosissime piattaforme e con esse la facoltà di taccheggiare l'inconsapevole cliente.
Operazioni di questo genere possono essere(e sicuramente saranno, se già non sono) applicate alla politica. Con quali disastrosi effetti ognuno può ben capire.
Qualcosa, sui giornali, fin da ora lo si intuisce... Ovviamente sono sempre i cattivi che vogliono inserirsi nelle altrui elezioni.
Effetti
Un marchio discografico del secolo scorso era noto come la voce del padrone.
Espressione estendibile a buona parte(forse a tutti) i media che agiscono tramite dispositivi.
Oggi (è la modernità!) sono gli algoritmi, di chi possiede le piattaforme, a decidere cosa posso o non posso vedere. Cosa mi è consentito.
Sono loro a determinare cosa è la normalità con cui si impongono le regole di comportamento.
Il fine è di perpetuare il presente rendendolo unica dimensione dell'essere sociale. Senza possibili alternative.
A parte gli strumenti che c'è di nuovo?
I giornali(in buona parte) e le televisioni(tutte) hanno sempre sostenuto il potere. In modo più o meno smaccato.
Abituandoci ad accettare l'inverosimile. Il riarmo e la guerra, per esempio. L'uso spregiudicato dei media(anche di quelli all'apparenza più innocenti) permette a figuri squallidi, grottesche macchiette, di alterare la realtà e la stessa capacità logica di porsi davanti ad essa.
Nella percezione comune quanto mostrato(di quanto nascosto, ovviamente, non si sa) è spettacolo. Una sorta di teatrino dei pupi dove è difficile distinguere gli uni dagli altri.
Impressione, forse, non del tutto falsa se, chi si oppone all'attuale gestione del potere, per adeguarsi al sentire comune, fa scomparire le differenze di sostanza(se esistevano...). A vincere la singolar tenzone è la maschera meglio costruita o la più simile alla banalità del normale…
Resistere
Ma come opporsi, come entrare nella resistenza?
Evidentemente è inutile smettere l'uso della tecnica. Coinvolgerebbe pochi e sarebbe insignificante rispetto alla dimensione universale del problema. Non sono molto competente ma credo che, essendo delle macchine, sia sempre possibile inserire qualche granellino di sabbia nell'ingranaggio.
Per prima cosa non bisogna cadere nella trappola emotiva. Loro provocano, vogliono far interagire sfruttando le emozioni. Indignazione e rabbia su tutte. Sono quelle da cui possono trarre maggiori indicazioni. Ignorare i messaggi... Alterano l'architettura mentale, già modificata dal mezzo, ristrutturando i circuiti della dopamina.
Esistono, anche, strumenti tecnici(relativamente facili da reperire) che permettono di creare caos nella coerenza logica dell'algoritmo.
Sono forme di sabotaggio che hanno, però, lo svantaggio di essere prettamente individuali. Dunque poco efficaci.
Maggiore effetto potrebbe avere l'uso di piattaforme alternative. Ma chi ha la possibilità di farlo? Come promuoverle?
Più facile, anche se richiede forme organizzate di pressione, pretendere di abbattere(per legge) la posizione di monopolio e/o rivendicare una forte tassazione della rendita.
Come si può facilmente capire tutte queste forme di resistenza sono possibili ma piuttosto difficili da mettere in opera. Ciò che possiamo fare, anche subito, è la controinformazione. Che è, poi, per antica esperienza, quello che sappiamo fare meglio.
Denunciare, sfruttando ogni possibilità che ci è concessa, la pratica che chiama servizi gratuiti i nuovi sistemi di estrazione del capitale. Un argomento ancora misconosciuto e, perciò, appetibile, ai giornali locali. Dalle mie parti ce ne sono un paio, abbastanza diffusi e disposti a dare ai loro lettori, qualche novità.
Nulla vieta(in questo sta la capacità di chi redige l'articolo) di ampliare il discorso inserendo altri temi che ben sappiamo essere connessi.
Insomma: abbinare la resistenza(che solitamente riguarda una parte, particolare di un tutto) con considerazioni critiche, di carattere generale, sulla complessa situazione attuale. Di argomenti ce ne sono da vendere(tanto per restare nel campo del consumo)...
P.S.: La premessa è una provocazione. Casualmente l'ho inserita come cappello a questo articolo. Con esso c'entra poco.. Me ne scuso ma, ribadisco, il problema è reale. Non solo per il lessico.












































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