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Amanda Gelender: Sì, tutti gli ebrei
Flavia: Qualche riflessione sull’Iran e su di noi
Antonio Martone: Presentazione di 'Uno sguardo dal Fronte', di Fulvio Grimaldi
Fabio Vighi: Lockdown energetico: guerra, petrolio, reset finanziario
Gli articoli più letti dell'ultimo anno
Carlo Di Mascio: Diritto penale, carcere e marxismo. Ventuno tesi provvisorie
Carlo Lucchesi: Avete capito dove ci stanno portando?
Carlo Rovelli: Una rapina chiamata libertà
Agata Iacono: Cosa spaventa veramente del rapporto di Francesca Albanese
Barbara Spinelli: La “diplomafia” di Trump: i dazi
Domenico Moro: La prospettiva di default del debito USA e l'imperialismo valutario
Giorgio Lonardi: Il Mainstream e l’omeopatia dell’orrore
Sergio Fontegher Bologna: L’assedio alle scuole, ai nostri cervelli
Il Pungolo Rosso: Una notevole dichiarazione delle Brigate Al-Qassam
comidad: Sono gli israeliani a spiegarci come manipolano Trump
Alessandro Volpi: Cosa non torna nella narrazione sulla forza dell’economia statunitense
Leo Essen: Provaci ancora, Stalin!
Pino Arlacchi: IA: le differenze tra la Cina socialista e l'occidente
L'eterno "Drang nach Osten" europeo
Sonia Savioli: Cos’è rimasto di umano?
Alessio Mannino: Contro la “comunità gentile” di Serra: not war, but social war
Gianni Giovannelli: La NATO in guerra
BankTrack - PAX - Profundo: Obbligazioni di guerra a sostegno di Israele
Thomas Fazi: La fine dell’illusione democratica
Fulvio Grimaldi: Ebrei, sionismo, Israele, antisemitismo… Caro Travaglio
Alessandro Volpi: Come i dazi di Trump mettono a rischio l’Unione europea
Marco Savelli: Padroni del mondo e servitù volontaria
Pino Arlacchi: Perché Netanyahu non batterà l’Iran
Alastair Crooke: Il quadro finanziario e geopolitico mondiale in un momento di imminente disordine
Emiliano Brancaccio: Il neo imperialismo dell’Unione creditrice
Mario Colonna: Il popolo ucraino batte un colpo. Migliaia in piazza contro Zelensky
Fulvio Grimaldi: Siria, gli avvoltoi si scannano sui bocconi
Mario Sommella: Cyberfascismo

Qui una presentazione del libro
Fulvio Grimaldi: Uno sguardo dal fronte

Qui una recensione di Antonio Martone
Angelo Calemme: La variabile legittima della storia

Qui una recensione di Ciro Schember
Daniela Danna: Che cosa è successo nel 2020?

Qui una presentazione del libro e il link per ordinarlo
Paolo Botta: Cos'è lo Stato

Qui la prefazione di Thomas Fazi
E.Bertinato - F. Mazzoli: Aquiloni nella tempesta
Autori Vari: Sul compagno Stalin

Qui è possibile scaricare l'intero volume in formato PDF
A cura di Aldo Zanchetta: Speranza
Tutti i colori del rosso
Michele Castaldo: Occhi di ghiaccio

Qui la premessa e l'indice del volume
A cura di Daniela Danna: Il nuovo volto del patriarcato

Qui il volume in formato PDF
Luca Busca: La scienza negata

Alessandro Barile: Una disciplinata guerra di posizione
Salvatore Bravo: La contraddizione come problema e la filosofia in Mao Tse-tung

Daniela Danna: Covidismo
Alessandra Ciattini: Sul filo rosso del tempo
Davide Miccione: Quando abbiamo smesso di pensare

Franco Romanò, Paolo Di Marco: La dissoluzione dell'economia politica

Qui una anteprima del libro
Giorgio Monestarolo:Ucraina, Europa, mond
Moreno Biagioni: Se vuoi la pace prepara la pace
Andrea Cozzo: La logica della guerra nella Grecia antica

Qui una recensione di Giovanni Di Benedetto




https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fulvio_grimaldi__la_patria_dei_patrioti_terre_e_vite_di_troppo/58662_67613/
I russi avanzano ma nessuno lo dice. Alcune delle ultime roccaforti ucraine nel Donbass stanno cadendo mostrando i limiti di una strategia incentrata sulla difesa di ogni metro di territorio basata sul trasformare ogni cittadina in una roccaforte (già cara alla Wehrmacht sul Fronte Orientale) che porta a guadagnare tempo al prezzo dell’annientamento dei reparti.



Negli ultimi mesi, molte delle aziende che avevano sottoscritto contratti con OpenAI o Anthropic hanno avuto una brutta sorpresa. Lo scorso aprile, la società di noleggio auto con conducente Uber ha per esempio scoperto di aver già 
Dietro la guerra ai migranti e la remigrazione si nasconde una vecchia funzione: dividere il lavoro salariato, alimentare la guerra tra poveri e proteggere chi concentra ricchezza e potere.
Il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, annunciato come passaggio verso la cessazione della guerra, non può essere letto come un normale documento diplomatico. Se i contenuti attribuiti all’intesa saranno confermati, siamo davanti a un testo che non si limita a fermare le armi, ma ridefinisce il modo in cui Washington e Teheran intendono misurare la propria forza nel Golfo Persico, nel Levante e nell’intero Medio Oriente.



Tanto tuonò che piovve. Annunciato più volte su queste pagine, esce finalmente, per i tipi di Meltemi, "Oltre l'Occidente", l'opera in due volumi cui Alessandro Visalli e il sottoscritto hanno dedicato una quota significativa del proprio tempo negli ultimi due anni. Il primo volume Oltre l'Occidente. Nell'ombra di un tramonto epocale, è da oggi in libreria, il secondo, Oltre l'Occidente. L'alba di una nuova era, seguirà fra circa tre settimane. Qui di seguito anticipo la mia Introduzione al primo volume, scritto da Visalli, a suo tempo anticiperò l'Introduzione di Visalli al secondo volume, scritto da me.
Per la Prof.ssa Clara Mattei il capitalismo contemporaneo non è un sistema in crisi a causa di errori occasionali o cattive decisioni politiche. La crisi stessa – la precarietà diffusa, la compressione dei salari, la crescita della disuguaglianza, l’impoverimento del lavoro – rappresenterebbe il funzionamento normale dell’ordine economico moderno. L’austerità, in questa lettura, non sarebbe un incidente della storia economica recente, ma uno strumento strutturale di governo.
In un articolo pubblicato dal Foglio Mauro Piras, membro della commissione ministeriale per la stesura delle nuove Indicazioni nazionali per la filosofia, difende l’approccio logico-problematico allo studio di questa disciplina, che caratterizza in modo prevalente tali Indicazioni. Sennonché, come è stato giustamente osservato, il rischio è che l’approccio per problemi si risolva progressivamente, anziché nella complementarità, nella sostituzione del metodo storico con il metodo fondato, per l’appunto, sui problemi. E il rischio è tanto maggiore quanto più ridotto sarà il tempo effettivo di insegnamento/apprendimento dedicato alla filosofia nella prospettiva incombente della introduzione di una durata quadriennale dei licei, cui si sommano le ore dedicate all’educazione civica, alla formazione scuola-lavoro, ai progetti e così via con l’inevitabile effetto di ridurre le ore di filosofia. L’esortazione a fare meno ma meglio, la centralità della lettura dei testi filosofici e l’immancabile critica alla lezione frontale, che vengono espresse nell’articolo citato, appaiono allora come le foglie di fico del buon senso destinate a coprire la vergogna di un programma che pretende di racchiudere la storia della filosofia in un arco biennale che parte da Talete e arriva a Nietzsche.


Nell’ultimo post, in coda a una recensione del libro di Cremaschi Solo il socialismo ci può salvare (1), ho commentato un documento, pubblicato sul sito chinadiplomacy.org da un think tank cinese che si occupa di relazioni internazionali. Quel testo, a conclusione di un’ampia analisi dell’evoluzione delle relazioni Cina-USA, sostiene che tale rapporto si trova oggi in un fase di “stallo strategico”(2) e che ciò alimenta la possibilità di evitare lo scoppio di una Terza guerra mondiale. Nel post, prima di discutere il documento, avvertivo che avrei dato per scontato che la Cina è socialista e, a sostegno di tale giudizio, rinviavo a precedenti testi del sottoscritto e a Oltre l'Occidente, un libro di imminente uscita (3).
Nel crepuscolo delle democrazie liberali, dove l’asimmetria tra capitale e lavoro ha raggiunto vette distopiche, l’ideologia dominante smette le vesti rassicuranti del progresso per indossare quelle, apparentemente asettiche, del calcolo statistico. Il presente intervento intende porre l’attenzione su alcuni significativi sviluppi ideologici che accompagnano il processo attuale di concentrazione della ricchezza mai raggiunto nella storia umana, fenomeno questo connesso alla grave crisi della democrazia e delle basi del diritto internazionale, le cui conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti.
Il panorama globale dell’IA nel 2026 è segnato da una frattura filosofica e industriale ormai insanabile tra le due superpotenze tecnologiche. Da un lato, gli Stati Uniti hanno consolidato un modello di business definibile “a castello”: un ecosistema chiuso, centralizzato e protetto da altissime barriere d’ingresso economiche, legali e computazionali. Giganti come OpenAI, Microsoft, Amazon, Anthropic e Google vendono l’accesso alla “conoscenza” come un servizio cloud (SaaS), mantenendo un controllo totale sui “pesi” dei modelli (i pesi o weights sono i valori numerici – miliardi di parametri – che un modello ha appreso durante la fase di addestramento; sono, in pratica, la sua memoria e la sua capacità di ragionamento), sugli algoritmi e sui preziosi dati di addestramento. Questo approccio closed-source crea una dipendenza tecnologica globale dai server della Silicon Valley, accentrando il valore economico e decisionale nel cloud, in una sorta di neofeudalesimo digitale dove l’utente è un semplice abbonato e produce dati senza essere retribuito, alla stregua di un servo della gleba (le persone vengono smaterializzate in dati e attraverso la banca dati sono trasformate in segmenti di mercato, in campioni statistici, in archivi diversi interoperabili). I dati di cui i sistemi di IA hanno bisogno spesso non vengono acquisiti con mezzi del tutto leciti, per non parlare di equi. Le aziende che si occupano di IA si appropriano della conoscenza umana, automatizzano i processi lavorativi, li brevettano e poi tentano di rivenderci tutto questo. Il governo statunitense asseconda gli oligarchi della tecnologia per timore di perdere la corsa al vantaggio tecnologico, nonostante la diffusa ostilità dell’opinione pubblica verso i sistemi di IA
Lo scorso 3 giugno, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo si è aperto sotto una densa colonna di fumo nero 


























