Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

transform

Nell’era del caos globale, la Cina continua a investire nel proprio futuro

di Alessandro Scassellati

samira 3.jpgLa Cina fissa l’obiettivo di crescita del PIL più basso da decenni mentre si prepara a un rallentamento dell’economia globale. L’obiettivo di una “crescita di alta qualità” del 4,5-5% è stato delineato alle “Due Sessioni”, mentre il premier cinese parla di situazioni complesse in patria e all’estero. Sono stati svelati anche gli ambiziosi obiettivi del piano quinquennale 2026-2030 per investimenti nelle “nuove forze produttive qualitative”. Viene delineata la strategia cinese per una crescita di alta qualità e guidata dall’innovazione, concentrata, tra le altre priorità politiche, sull’ammodernamento industriale, l’autosufficienza tecnologica, l’aumento della domanda interna e una maggiore apertura.

* * * *

Mentre gli Stati Uniti di Trump fanno ricorso agli attacchi militari all’Iran (un partner di Cina e Russia nei BRICS) e al Venezuela (che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e al controllo dell’industria petrolifera di quel Paese) e ai dazi globali per imporre la propria volontà e cercare di ripristinare il declinante dominio imperiale degli Stati Uniti, la Cina di Xi Jinping si sta preparando a quest’era di pericolosa rivalità e di non rispetto delle norme internazionali, investendo risorse nelle “nuove forze produttive qualitative” come l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e altre tecnologie strategiche, espandendo al contempo le forze armate del Paese. L’approccio riflette la visione di Xi e della classe dirigente cinese secondo cui la competizione con gli Stati Uniti sarà in ultima analisi decisa dall’innovazione tecnologica che guida la forza economica, militare e culturale. Trump può pensare di dimostrare una forza militare tale da intimidire Pechino, ma è più probabile che le sue azioni in Venezuela e in Iran spingano Pechino a rafforzare la sua capacità di resistere agli Stati Uniti e a consolidare il suo allineamento con la Russia.

L’obiettivo di Pechino è contrastare le interferenze straniere, respingere l’uso della forza per cambiare i sistemi politici (gli interventi militari per attuare cambi di regime) e promuovere un modello di sviluppo cinese (la “modernizzazione in stile cinese”) basato sullo sviluppo pacifico e sul reciproco vantaggio (ad esempio, attraverso l’Iniziativa Belt and Road), secondo i principii di “un futuro condiviso per l’umanità” e del “partenariato con dignità” che rifiuta lo sfruttamento e crede che “ci sia spazio per tutti al tavolo rotondo”. La volontà cinese è quella di rivitalizzare il sistema di agenzie costruito intorno alla Carta delle Nazioni Unite, ma riformandolo in modo che rifletta in maniera più aderente la realtà del terzo millennio (compreso il peso e gli interessi dei Paesi del Sud globale).

Dettagli degli ambiziosi piani cinesi sono emersi durante le riunioni annuali delle “Due Sessioni” (Lianghui) della Cina1, tenutesi dal 4 all’12 di marzo, con migliaia di delegati politici e comunitari provenienti da tutta la Cina continentale, Hong Kong e Macao che si sono riuniti a Pechino per ratificare la legislazione, i cambiamenti del personale e il bilancio nel corso di circa due settimane di riunioni altamente coreografate. Quest’anno l’attenzione è stata focalizzata sul 15° piano quinquennale, il documento di pianificazione economica di Pechino per il periodo 2026-2030.

La Repubblica Popolare di Cina ha fissato il suo obiettivo di crescita del PIL al minimo storico del 4,5-5% (con un deficit di bilancio fissato a circa il 4% del PIL e un obiettivo di inflazione al consumo intorno al 2%), la prima volta dal 1991 che la cifra è scesa sotto il 5%, riflettendo una strategia economica che si sta allontanando dalla crescita guidata dalle esportazioni verso un modello che i leader sperano sarà più resiliente agli shock esterni. Questo obiettivo riflette un atteggiamento realista nell’affrontare complesse sfide interne e un difficile contesto commerciale globale. Dà alla Cina più spazio per gestire l’economia senza essere costretta ad assumere enormi impegni finanziari solo per raggiungere un obiettivo troppo ambizioso2. La Cina ha già utilizzato obiettivi flessibili di crescita economica in passato, in particolare durante la pandemia, ma non è la norma.

Li Qiang, premier cinese, nel suo rapporto ha annunciato l’obiettivo per il 2026 durante la sessione di apertura dell’Assemblea nazionale del popolo (ANP), l’assemblea parlamentare annuale cinese, iniziata mercoledì 4 marzo. Rivolgendosi ai quasi 3.000 delegati riuniti nella Grande Sala del Popolo a Pechino, Li ha descritto il 2025 come un anno “davvero straordinario”, con “sviluppi profondi e complessi sia a livello nazionale che in generale”3.

Sempre giovedì la Cina ha pubblicato anche la bozza del 15° piano quinquennale, una strategia economica per il periodo 2026-2030, che è stata formalmente votata durante l’ultimo giorno dell’incontro. Il piano include capitoli dedicati alla promozione dei consumi e al rafforzamento dell’innovazione, priorità chiave per Pechino nei prossimi cinque anni. Il piano delinea i piani per oltre 100 importanti progetti per espandere la capacità industriale della Cina. I punti chiave del piano erano stati pubblicati a ottobre/novembre dello scorso anno, quando è stato esaminato in bozza da alti funzionari del PCC. Tra i punti salienti figurano l’aumento della domanda interna e il rafforzamento della capacità della Cina in tecnologie all’avanguardia (con un impegno per un aumento medio annuo di almeno il 7% della spesa nazionale in R&S), in particolare il calcolo quantistico, la bio-produzione, l’idrogeno e l’energia da fusione, le interfacce cervello-computer, i robot industriali, la farmaceutica, l’intelligenza artificiale e le reti mobili 6G. Nel piano di 141 pagine, il termine “intelligenza artificiale” viene citato più di 50 volte, prevedendo robot che risolvono la carenza di manodopera e fabbriche che operano con scarsa supervisione umana. Il nuovo piano quinquennale prevede la diffusione dell’intelligenza artificiale in settori diversi da quello manifatturiero, come quello dei servizi. Pechino sta già sviluppando modelli di intelligenza artificiale specifici per ogni settore e piani di implementazione per il futuro lancio. Questa fiducia si basa su un anno di svolta per gli sviluppatori cinesi, guidati da DeepSeek, che hanno rapidamente colmato il divario con leader statunitensi come OpenAI e Gemini.

Gli obiettivi stabiliti nel piano sono come delle enormi luci lampeggianti che orientano i burocrati centrali, i funzionari locali, le aziende nazionali e multinazionali sulle priorità del Paese per i prossimi cinque anni. I decisori politici dovranno sviluppare politiche più specifiche per raggiungere questi obiettivi e le aziende dovranno allineare le loro strategie, almeno nominalmente, verso questi obiettivi. La Cina ha assistito al boom del “nuovo trio” – veicoli elettrici, batterie agli ioni di litio e pannelli fotovoltaici – negli ultimi cinque anni, ora, per i prossimi cinque anni, si prevede che possa emergere anche un “nuovo trio”. D’altra parte, la Cina vanta ora istituti di ricerca di livello mondiale e aziende tecnologiche leader con una portata sempre più globale.

Altri sforzi che hanno ricevuto meno attenzione, ma che sono importanti nel breve termine, includono gli investimenti nell’aggiornamento tecnologico dei settori tradizionali. L’obiettivo è renderli più produttivi e più ecologici, prolungandone la durata e, idealmente, la competitività globale. Importante per raggiungere questo obiettivo è la diffusione dell’intelligenza artificiale anche in questi settori tradizionali.

Pechino è concentrata sulla riduzione della dipendenza militare, industriale ed economica cinese dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi occidentali in futuro. Considera il raggiungimento dell’autosufficienza sempre più urgente (soprattutto nel settore dei chip semiconduttori avanzati e in quello dei motori e avionica per aeromobili). I leader cinesi ritengono che Washington continuerà a cercare di limitare lo sviluppo tecnologico della Cina e questa convinzione è alla base dell’urgenza degli sforzi per raggiungere l’autosufficienza energetica, tecnologica, produttiva e alimentare. “Nel mezzo di una feroce competizione internazionale, dobbiamo vincere l’iniziativa strategica”, afferma il piano.

Il piano sostiene che la Cina deve “continuamente migliorare” il vantaggio competitivo del Paese nel settore delle terre rare (minerali essenziali utilizzati in ogni campo, dai veicoli elettrici ai motori aeronautici e alle tecnologie di difesa), le cui esportazioni erano state limitate da Pechino in risposta ai dazi statunitensi, prima che le due parti concordassero di sospendere le misure di ritorsione. Gli Stati Uniti e i loro alleati sono ancora lontani anni dal rompere la dipendenza dalla Cina per questi materiali vitali per tutto. Inoltre, il piano prevede anche il rafforzamento della capacità della Cina di contrastare sanzioni e interferenze straniere.

L’obiettivo di un PIL basso riflette un passaggio verso quella che Pechino chiama “crescita di alta qualità”, ovvero quella basata su industrie ad alta tecnologia e riforme strutturali, piuttosto che sui motori storici dell’edilizia e delle esportazioni. La Cina sta inoltre affrontando pressioni al ribasso sulla sua crescita economica, come l’invecchiamento e la riduzione della popolazione4, un settore immobiliare in difficoltà5, una domanda interna debole e un rallentamento previsto man mano che il Paese sale nella scala dei redditi.

La Cina sta approfittando della tregua commerciale di un anno con gli Stati Uniti6 per concentrarsi sulla riforma della propria economia, allontanandola dalla crescita trainata dalle esportazioni, mentre l’obiettivo più basso riflette anche una maggiore tolleranza alla disoccupazione. Li ha annunciato un obiettivo del 5,5% per la disoccupazione urbana e si è impegnato a creare oltre 12 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane, obiettivi in linea con gli anni precedenti. Tuttavia, alcuni esperti hanno affermato che la svolta della Cina verso l’industria hi-tech potrebbe rappresentare un rischio per milioni di operai7. Ma politici e dirigenti aziendali cinesi ripongono le loro speranze nella spinta dell’intelligenza artificiale a livello sociale per creare posti di lavoro e ringiovanire l’economia. La loro speranza è che l’intelligenza artificiale possa portare guadagni di produttività per compensare il rallentamento economico a lungo termine e l’invecchiamento della forza lavoro. Circa 300 milioni di persone andranno in pensione nel prossimo decennio, mettendo a dura prova i bilanci pensionistici. Per ora, promuovere l’adozione e le capacità dell’intelligenza artificiale sembra essere una priorità politica più importante rispetto ad affrontare in via preventiva la potenziale perdita di posti di lavoro. Il ministro delle risorse umane Wang Xiaoping ha affermato che la Cina sta lavorando per “sfruttare attivamente” l’intelligenza artificiale per creare posti di lavoro e ampliare le opportunità di impiego per 12,7 milioni di laureati quest’anno (le università cinesi stanno già rielaborando i loro corsi per adattarsi8).

Con gli Stati Uniti che impongono tariffe e altre azioni non solo alla Cina ma al mondo, Pechino sembra considerare i prossimi cinque anni come un’opportunità per la Cina di svolgere un ruolo più attivo nell’ambiente globale. Tra gli obiettivi stabiliti nel piano quinquennale, quello per la riduzione dell’intensità di carbonio della Cina è stato esaminato attentamente dagli esperti del clima. Il piano prevede una riduzione del 17% dell’intensità di carbonio – la quantità di CO2 rilasciata per unità di attività economica – entro il 2030. L’obiettivo porterebbe la Cina al di sotto del suo impegno di ridurre l’intensità di carbonio di oltre il 65% rispetto ai livelli del 2005 entro la fine del decennio.

La Cina punta a guidare la spinta verso l’energia verde, riducendo le emissioni di carbonio e migliorando la tutela ambientale, ha scritto Li. Le sfide della prima metà del decennio, tra cui la pandemia di Covid-19 e la dipendenza dall’industria pesante, hanno fatto sì che la Cina non sia riuscita a ridurre la sua intensità di carbonio in misura sufficiente tra il 2020 e il 2025 per compiere buoni progressi verso il suo obiettivo del 2030. Dati pubblicati di recente hanno mostrato che l’intensità di carbonio della Cina è diminuita del 12% tra il 2020 e il 2025, ben al di sotto dell’obiettivo del 18% stabilito nel 14° piano quinquennale. L’obiettivo del 17% proposto ora indica una silenziosa ricalibrazione, che riconosce di fatto quanto sia diventato difficile raggiungere l’obiettivo originale del 2030.

Per rafforzare la Cina contro le minacce percepite, il governo si è anche impegnato in un continuo rafforzamento delle forze dell’Esercito Popolare di Liberazione. Il bilancio per il 2026 prevede un aumento del 7% della spesa per la difesa, in leggero calo rispetto ai tre anni precedenti (che avevano avuto aumenti annuali del 7,2%), portando la spesa a circa 277 miliardi di dollari, circa un terzo della spesa militare proposta dall’amministrazione Trump per l’anno fiscale 2026. La Cina migliorerà la prontezza al combattimento e accelererà lo sviluppo di “capacità di combattimento avanzate”, ha affermato il premier Li Qiang9. Le Due Sessioni di quest’anno si sono svolte all’ombra di un importante rimpasto all’interno dell’organo di governo dell’Esercito Popolare di Liberazione. A gennaio, Xi ha messo sotto inchiesta il suo generale di punta, Zhang Youxia, un veterano da tempo considerato il suo più stretto alleato militare (mentre un altro, He Weidong, è stato espulso nell’ottobre dello scorso anno), per sospetta corruzione e slealtà (sarebbe accusato di corruzione e di aver fatto trapelare segreti nucleari agli Stati Uniti). Dopo la purga restano solo due membri dei sette consueti nella suprema Commissione militare centrale, lo stesso Xi come presidente e un neo-promosso vicepresidente, Zhang Shengmin. Nel suo discorso, Xi ha sottolineato l’impegno a sfruttare appieno i punti di forza unici del rafforzamento della lealtà politica nell’esercito e ha chiesto sforzi concertati per promuovere la modernizzazione della difesa nazionale e delle forze armate in modo costante e duraturo.

La Cina investe 20 punti percentuali del PIL in più rispetto alla media mondiale, mentre le sue famiglie spendono circa 20 punti in meno: un modello di sviluppo controllato dallo Stato e guidato dal debito che, secondo gli analisti, crea una sovracapacità industriale e alimenta le tensioni commerciali all’estero e le pressioni deflazionistiche in patria. Il piano sostiene che un obiettivo chiave è la spinta alla domanda interna, un aspetto che gli economisti ritengono essenziale per la stabilità economica a lungo termine della Cina. Questo obiettivo viene ribadito, ma il piano ha fornito scarsi dettagli su come raggiungerlo. L’anno scorso, un editoriale sui media statali affermava che i consumi avrebbero dovuto essere gestiti con lo “stesso rigore” della produzione, un cambiamento rispetto alla tradizionale attenzione rivolta all’industria pesante per stimolare la crescita. Ma per stimolare i consumi sono necessari cambiamenti strutturali, tra cui l’ampliamento dell’accesso ai servizi pubblici, quali istruzione e assistenza sanitaria (nel piano si usa lo slogan “Costruzione di una Cina sana”, prevedendo il potenziamento delle strutture di base, la diffusione di risorse mediche di alta qualità e l’obiettivo di aumentare l’aspettativa di vita media a 80 anni), in particolare per i lavoratori migranti nelle città. Per dare impulso a questa spesa, il governo ha provato a offrire sussidi per i beni di consumo, inclusi sconti su elettrodomestici e veicoli elettrici. Sono state anche aumentate le pensioni e introdotti sussidi per l’assistenza all’infanzia per alleviare l’onere finanziario sulle famiglie. Queste misure, tuttavia, non sono state sufficienti a fare una differenza significativa e non risolvono i problemi di fondo. La crescita salariale è rimasta indietro in gran parte dell’economia, limitando la capacità di spesa delle famiglie. Senza una crescita del reddito più forte, è improbabile che le politiche di rilancio della spesa abbiano un effetto significativo.


Note
  1. L’evento è chiamato “Due Sessioni” perché sia l’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) che la Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (CPPC) tengono le loro riunioni annuali separatamente, ma contemporaneamente. La CCPPC è un organo consultivo, con scarsa influenza politica reale, ma che spesso prende in considerazione proposte fuori dagli schemi su questioni come la crisi demografica cinese. Tra i suoi membri figurano dirigenti aziendali, celebrità e personaggi illustri, tra cui in passato l’attore Jackie Chan e il cestista Yao Ming. L’ANP, composta da 3.000 membri, è l’organo legislativo del Partito Comunista Cinese, ma è in gran parte un parlamento “di facciata”, non avendo mai respinto un disegno di legge presentatogli. Gli incontri includono discorsi di “resoconto di lavoro” del premier e, a volte – ma non sempre – discorsi del presidente del Partito Comunista, Xi Jinping. Vengono stabiliti obiettivi economici ufficiali, annunciati i bilanci militari e confermati i cambiamenti nei ranghi degli organi direttivi del partito. In passato, l’incontro delle Due Sessioni ha visto cambiamenti politici estremamente significativi. Nel 2023, ha visto la formalizzazione del terzo mandato di Xi Jinping, che ha infranto ogni precedente. Nel 2020, l’Assemblea Nazionale del Popolo ha presentato i piani per la legge sulla sicurezza nazionale, ora in vigore a Hong Kong. Le sessioni sono frequentate da un’enorme folla di media stranieri, molti dei quali arrivano per l’incontro e per una rara occasione di interagire di persona con i funzionari del PCC.[]
  2. Quest’anno la Cina inietterà circa 44 miliardi di dollari nelle banche statali per proteggersi dai rischi sistemici e incrementare i finanziamenti alle aziende tecnologiche.[]
  3. A gennaio, i dati ufficiali hanno mostrato che la Cina ha raggiunto l’obiettivo di crescita economica del 5% per il 2025 nel suo complesso. Tuttavia, Pechino ha anche affermato che l’espansione economica è rallentata al 4,5% negli ultimi tre mesi dell’anno, appesantita dalla debole spesa interna e da una crisi immobiliare di lunga durata. Oltre due terzi delle province cinesi hanno ridimensionato le proprie ambizioni di crescita, abbassando gli obiettivi o modificando il linguaggio, passando da un obiettivo superiore a un certo livello a un obiettivo “intorno” a tale livello.[]
  4. La popolazione cinese è diminuita per il quarto anno consecutivo nel 2025, mentre il tasso di natalità è crollato a un minimo storico, come hanno mostrato i dati ufficiali di gennaio, con gli esperti che hanno lanciato l’allarme per un ulteriore calo. Il primo ministro Li ha dichiarato che la Cina nei prossimi cinque anni costruirà una “società amica del parto”, impegnandosi ad affrontare le preoccupazioni relative a occupazione, istruzione, assistenza medica, salute e reddito. Le autorità miglioreranno i servizi alla popolazione e risponderanno in modo proattivo all’invecchiamento, anche “promuovendo un’occupazione piena e di alta qualità, migliorando il sistema di distribuzione del reddito e perfezionando il sistema di sicurezza sociale”. Favoriranno anche “atteggiamenti positivi nei confronti del matrimonio e della procreazione”, aggiungendo che ciò incrementerà il sostegno abitativo per le famiglie con bambini. I responsabili politici hanno reso la pianificazione demografica una parte fondamentale della strategia economica del Paese e quest’anno Pechino dovrà affrontare un costo potenziale complessivo di circa 180 miliardi di yuan (25,8 miliardi di dollari) per incrementare le nascite, secondo le stime di Reuters. I costi principali sono il sussidio nazionale per i figli, introdotto per la prima volta lo scorso anno, e l’impegno a che le donne durante la gravidanza non debbano “sostenere spese vive” nel 2026, con tutti i costi medici, inclusa la fecondazione in vitro (FIV), completamente rimborsabili dal fondo nazionale di assicurazione medica. Secondo il Piano quinquennale cinese, che ha delineato gli obiettivi di crescita, le autorità continueranno a implementare il sistema di sussidi per l’assistenza all’infanzia e ad ampliare le dimostrazioni e le sperimentazioni per i servizi di assistenza all’infanzia sovvenzionati. Perfezioneranno anche le politiche sull’istruzione prescolare gratuita e aumenteranno l’offerta di posti nelle scuole secondarie superiori, con una spesa pubblica per l’istruzione che dovrà essere superiore al 4% del PIL. Le autorità elaboreranno anche misure per perfezionare le politiche di sostegno pensate per gli anziani, tra cui finanziamenti per le pensioni, benessere e assistenza. Entro il 2035, il numero di cinesi over 60 dovrebbe raggiungere i 400 milioni, ovvero circa la popolazione degli Stati Uniti e dell’Italia messe insieme, il che significa che centinaia di milioni di persone sono destinate a lasciare il mondo del lavoro in un momento in cui i bilanci pensionistici sono già al limite. La Cina ha già innalzato l’età pensionabile: ora gli uomini devono lavorare fino a 63 anni anziché 60, e le donne fino a 58 anni anziché 55.[]
  5. La crisi del settore immobiliare cinese ha colpito duramente il Paese ed è una delle ragioni principali della debolezza dei consumi interni. Un tempo il mercato immobiliare rappresentava quasi un terzo dell’economia cinese ed era una fonte fondamentale di reddito per gli enti locali, molti dei quali ora hanno enormi debiti. I problemi del settore hanno portato anche a licenziamenti e tagli salariali in tutto il Paese. Per anni, il settore immobiliare ha assorbito i risparmi cinesi, ha spinto l’urbanizzazione e ha finanziato le amministrazioni locali, che in parte facevano affidamento sulla vendita dei terreni per generare reddito. Il credito facile, la percezione di un sostegno statale implicito e la mancanza di alternative di investimento interessanti hanno spinto famiglie e costruttori a scommettere su prezzi in costante aumento. Questa mania era così radicata che pochi hanno preso sul serio Xi Jinping nel 2016, quando il presidente cinese dichiarò che le case sono fatte per abitarci, non per speculare. La bolla del mercato immobiliare ha iniziato a vacillare solo nel 2020, quando Pechino ha introdotto la politica delle “tre linee rosse”, che ha limitato la crescita alimentata dal debito degli sviluppatori immobiliari, testando i loro prestiti con asset, capitale proprio e liquidità. A quel punto, il problema era già acuto. La superficie in costruzione ammontava a oltre cinque volte le vendite annuali, il che implicava un enorme arretrato di progetti che avrebbero richiesto anni per essere completati, ammesso che fossero venduti. La successiva repressione di Xi ha sconvolto l’ordinamento immobiliare, sgonfiando la bolla dei prezzi. In termini economici, questo cambiamento epocale ricorda vagamente i primi sforzi del Partito Comunista, a partire dagli anni ’40, per rimodellare la distribuzione della ricchezza sradicando la classe dei proprietari terrieri. China Evergrande, colosso degli anni del boom, è stata messa in liquidazione nel 2024 sotto il peso di 300 miliardi di dollari di passività. Il suo presidente fondatore, Xu Jiayin, un tempo considerato l’uomo più ricco della Cina, è sotto il controllo della polizia. Praticamente tutti gli altri grandi sviluppatori del settore privato sono inadempienti. Dopo molti sconvolgimenti, la campagna cinese per la riduzione del debito immobiliare sembra ormai giunta al termine. I media locali hanno riferito all’inizio di quest’anno che la politica delle “tre linee rosse” è stata di fatto accantonata. La campagna quinquennale di riduzione dell’indebitamento si è rivelata trasformativa. Gli investimenti immobiliari sono scesi da circa il 12% del PIL nel 2021 a circa la metà di quella quota oggi. L’esposizione del sistema finanziario a un’improvvisa e incontrollata crisi immobiliare si è quindi ridotta. Eppure, la bolla immobiliare, pur essendo ampiamente sgonfiata, sta avendo conseguenze durature. La fiducia degli acquirenti di case è crollata, mentre il crollo dei ricavi ha messo gli sviluppatori in una posizione peggiore per onorare i propri debiti. Peggio ancora, a cinque anni dall’inizio della repressione, l’indebolimento del mercato immobiliare continua a frenare la crescita. Dopo essere entrati in contrazione all’inizio del 2022, gli investimenti immobiliari hanno registrato il quarto anno consecutivo di calo, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica. I prezzi degli immobili continuano a scendere, nonostante Pechino stia cercando di spingere nella direzione opposta, spingendo le amministrazioni locali ad assorbire l’eccesso di inventario. La crisi sta erodendo la ricchezza delle famiglie, spingendo verso un maggiore risparmio precauzionale e una minore spesa al consumo. In assenza di una solida rete di sicurezza sociale e di poche alternative di investimento interessanti, molti proprietari di case si sono affrettati a rimborsare anticipatamente i mutui, il che ha contrastato gli sforzi della banca centrale per stimolare la spesa iniettando liquidità nell’economia. Secondo una ricerca del 2023 dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, meno del 10% della ricchezza delle famiglie è investito in azioni, contro quasi il 70% in immobili e il 20% in depositi bancari e polizze assicurative. I risparmiatori rimangono nervosi, poiché la crisi immobiliare sta erodendo il valore del loro bene più prezioso. Nemmeno il calo dei tassi di interesse li ha convinti a uscire dalla liquidità. I depositi bancari delle famiglie sono saliti a 166 trilioni di yuan lo scorso anno, con un aumento del 120% rispetto al 2020. Durante la sua presentazione ai legislatori, il premier Li Qiang ha promesso che la sua amministrazione cercherà di stabilizzare il settore immobiliare, controllando la nuova offerta e riducendo le scorte. La lezione è che far scoppiare le bolle è la parte facile. Gestire le ricadute e ricostruire la fiducia è più difficile.[]
  6. In base a un accordo raggiunto lo scorso ottobre in Corea del Sud tra il presidente Trump e il suo omologo cinese Xi, gli Stati Uniti hanno accettato di ridurre i dazi sulla Cina in cambio di un giro di vite da parte di Pechino sul commercio illecito di fentanyl, della ripresa degli acquisti di soia dagli Stati Uniti e del mantenimento del flusso di esportazioni di terre rare. Trump e Xi hanno concordato una pausa di un anno nella guerra commerciale; ulteriori negoziati sono previsti per questo mese, prima della prevista visita di Trump a Pechino, programmata dal 31 marzo al 2 aprile. È improbabile che il vertice crei lo spazio per un ripristino anche solo limitato dei rapporti commerciali e di investimento. Il mese scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha invalidato una tariffa del 10% sul fentanyl che Trump aveva imposto alla Cina e ad altri Paesi in base a uno statuto di emergenza. L’amministrazione Trump ha comunicato a Pechino che prevede di reintrodurre tale imposta in base a una legge diversa, ha affermato un funzionario statunitense. Nonostante l’interruzione delle catene di approvvigionamento globali causata dalla guerra commerciale, in particolare quelle provenienti dalla Cina, il Paese ha chiuso l’anno scorso con un surplus commerciale record di circa 1.200 miliardi di dollari (il più grande surplus commerciale di sempre al mondo). Il Paese ha risposto investendo ingenti risorse nel reindirizzamento del commercio verso altri Paesi (verso il Sud-est asiatico, l’Africa e l’America Latina), per garantire la vendita dei suoi prodotti e sostenere il suo settore manifatturiero. La Cina è entrata nel 2026 con esportazioni ben superiori alle previsioni, alimentate da una domanda di elettronica in forte crescita, mettendo l’economia sulla buona strada per superare il surplus commerciale record dell’anno scorso e attenuando il colpo della guerra in Iran. Le spedizioni in uscita dalla seconda economia mondiale sono cresciute del 21,8% in dollari USA nel periodo gennaio-febbraio, in netto aumento rispetto all’aumento del 6,6% registrato a dicembre. Nei prossimi mesi l’andamento delle esportazioni cinesi potrebbe accelerare, con i dati di marzo che probabilmente mostreranno che le fabbriche stanno accelerando le spedizioni negli Stati Uniti per sfruttare la sospensione dei dazi da parte della Corte Suprema e che le aziende cinesi stanno rientrando in settori a basso valore aggiunto come il tessile/abbigliamento.[]
  7. Il Fondo monetario internazionale prevede che l’intelligenza artificiale interesserà quasi il 40% dei posti di lavoro a livello globale, con un aumento fino al 60% nelle economie avanzate, mentre i ricercatori della Stanford University hanno scoperto che sta iniziando ad avere un impatto “significativo e sproporzionato” sui nuovi entrati nel mercato del lavoro statunitense. “La distruzione di posti di lavoro spesso precede e supera la creazione di posti di lavoro”, ha scritto il famoso economista del lavoro Cai Fang in un libro recente. “Sebbene il progresso tecnologico creerà in ultima analisi nuovi posti di lavoro, l’elevata penetrazione e le tendenze all’automazione dell’intelligenza artificiale potrebbero portare a shock occupazionali a lungo termine”, ha aggiunto. In risposta a ciò, ha chiesto maggiori investimenti nel capitale umano e nelle tutele del welfare sociale. Licenziare dipendenti al solo scopo di sostituirli con l’intelligenza artificiale è illegale, ha deciso un tribunale di Pechino in una sentenza storica di arbitrato del lavoro dello scorso anno. Tuttavia, i robotaxi e i veicoli di consegna autonomi stanno già minacciando posti di lavoro in Cina, nonostante il loro utilizzo su scala relativamente ridotta.[]
  8. La Shanghai Tech University ha introdotto dei “micro-corsi specialistici” in intelligenza artificiale per consentire agli studenti di acquisire competenze che l’intelligenza artificiale non può facilmente sostituire, come l’apprendimento interdisciplinare, il pensiero critico e la creatività, ha affermato il suo rettore, Yin Jie. “Dobbiamo addestrarli a fare domande”, ha aggiunto l’accademico. “Se non avete una mente acuta, non batterete i robot”.[]
  9. Per anni, Xi Jinping, ha messo in guardia il suo Paese dall’ostilità militare statunitense e ha ordinato ai suoi generali di costruire un esercito di livello mondiale, o quello che lui ha definito una “Grande Muraglia d’Acciaio”, abbastanza forte da scoraggiare gli Stati Uniti e garantire la pace alle condizioni di Pechino. Il 3 settembre 2025, la Cina ha tenuto una grande parata militare per celebrare l’80° anniversario della vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l’Aggressione Giapponese e nella Guerra Mondiale Antifascista, con il debutto di numerose armi e equipaggiamenti avanzati, tra cui il carro armato cinese di nuova generazione con un concetto di design completamente nuovo, diversi tipi di missili antinave ipersonici, droni da superiorità aerea e la triade nucleare del Paese, che comprende missili strategici lanciati da aerei, sottomarini e terrestri. La terza portaerei del Paese, la Fujian, dotata di catapulte elettromagnetiche, è stata ufficialmente messa in servizio il 5 novembre 2025, segnando l’ingresso ufficiale della Cina in un’era con tre portaerei. La Cina ha creato uno degli eserciti più formidabili al mondo, sostenuto da una marina gigantesca e da armi avanzate come droni stealth e missili ipersonici.[]
Pin It

Add comment

Submit