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Alcune considerazioni sulla politica italiana (ed europea)

di Nico Maccentelli

Il festival “Il tempo dei nostri eroi” che si sta tenendo a Bologna in questi due giorni, caratterizzato dalla documentaristica russa e promosso da forze politiche sotto traccia e la stessa RT, ci deve riportare ad alcune considerazioni.

Ovviamente l’iniziativa non poteva restare inosservata. E i soliti dem fascisti e frattaglie varie del liberalismo di sinistra si sono adoprate per far intervenire le autorità di polizia appellandosi alla famigerata legge europea che vieta la trasmissione di contenuti russi nei paesi dell’UE. Scalfarotto di Italia Viva ha segnalato il caso presso il Governo, sollecitando un intervento in merito da parte dele autorità.

Pina Picierno, vicepresidente del parlamento Europeo, che interviene tutte le volte su iniziative del genere, ha definito questo festival come: “… peggior propaganda putiniana”, dichiarando che “È necessaria una reazione delle istituzioni europee e italiane”.

Non v’è dubbio che le forze liberal europeiste, PD, Italia Viva, Azione di Clenda, radicali, + Europa, quasi tutte in quota al campo largo, si siano trasformate (loro sì) in propagandisti dell’intervento bellico in Ucraina e in censori di qualsiasi posizione politica che tematizzi quella guerra in corso.

Lo abbiamo visto in tante circostanze, con sale negate all’ultimo momento, spazi chiusi come Villa paradiso a Bologna a opera della junta che definire poliziesca per la repressione sui comitati cittadini come alle Besta e al Pilastro è un dato di fatto.

Lo abbiamo visto con l’attacco a Napoli contro il Prof. Angelo D’Orsi, all’iniziativa promossa dall’ANPI partenopea sulla russofobia dove forze contigue a questi liberal poco democratici hanno cercato impedire il suo legittimo svolgimento.

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Le invenzioni propagandistiche, della serie: il bue che dà del cornuto all’asino…

Ridurre tutta la questione a russofobia versus putinismo, a tifoserie in lizza tra loro, è non comprendere cosa ci sia in ballo in questi ultimi mesi. E in ballo c’è quel poco di democrazia ossia di libertà di opinione e di espressione delle idee che in una UE sempre più autoritaria e decisionista verso la guerra con la Russia vine e sempre più preclusa ai cittadini e a forze politiche non in linea con questo credo propagandistico non discutibile. Ma oltre agli spazi democratici e la regolare dialettica tra forze politiche, in ballo c’è anche una questione politica che si vuole banalizzare sul putinismo, come su Hamas, come sul sovranismo populista, di emergenza in emergenza, come ormai metodologicamente le forze di regime atlantiste mettono in campo sin da quando, tra una tortura e l’altra e arresti di massa, l’hanno inaugurata nell’ultima ondata antagonista dei ’70-80.

La questione è che tra un genocidio e aggressioni armate, terrorismi false flag e sanzioni criminali, la guerra ibrida o dispiegata che l’Occidente porta avanti contro i popoli del sud del mondo e in contrasto con il multipolarismo emergente, è sempre più chiara. E la patente di “democrazie occidentali” che comprendono i sionazisti israeliani è sempre più assurda. Semmai la patente sarebbe tutta al contrario. Un Occidente che calpesta il diritto internazionale, che si arroga ad arbitro che decide chi è stato canaglia o no, ormai non regge più. E l’ultima aggressione bellica all’Iran lo conferma se mai ce ne fosse stato ancora bisogno.

Per cui, il diritto di esprimere le nostre idee ce lo dobbiamo prendere eccome. Lo dobbiamo a quei milioni di cittadini tenuti all’oscuro delle porcate atlantiste, infarciti di menzogne dai media mainstream, in un contesto che non è più neanche lontanamente democratico, con ceti dirigenti corrotti e una politica inquinata dalla disinformazione e dalla propaganda di regime. Lo dobbiamo anche verso noi stessi, ossia a quelle forze che resistono e lottano, nonostante le leggi che criminalizzano il dissenso: ultima quella sull’antisemitismo che va a colpire ciò che antisemita non è, ossia il sostegno al popolo palestinese contro il genocidio in atto, considerando che i palestinesi sono un popolo semita, ma si fa leva sull’ignoranza e sullo strapotere dei dominanti.

Dunque, in questo paese occorre prendere posizione chiaramente e avere il diritto di farlo. Ci attaccano con accuse di putinismo per nascondere il fatto che esiste un’opzione politica che non è atlantista ma che si rivolge verso il multipolarismo. Lo fanno per imporre a tutto il paese l’unico mantra possibile per i dominanti: stare con gli euroburocrati della guerra e del liberismo incontrollato. E allora si inventano la storiella dei putiniani mandati dal Cremlino per fare propaganda. Intellettuali come la Basile, D’Orsi, Reginella, sarebbero agenti russi. Patetico. 

La lotta politica dunque è la lotta per affermare il diritto a costruire un’opzione che guarda al multipolarismo e ai processi di decolonizzazione in atto nel mondo. Schierarsi con questo processo politico mondiale non significa sposare modelli economico-sociali che per altro sono molto diversi tra loro, ma avere l’indipendenza politica di gestire come paese sovrano la nostra economia, la nostra politica estera, in una dialettica tra forza sociali e politiche scevra da ogni imposizione esterna e dei poteri forti interni.

Questa è la base politica di fondo per costruire un terzo polo plurale, che sia alternativo al teatrino del campo largo della falsa sinistra, come ai finto-sovranisti della destra.

L’iniziativa di ieri e oggi a Bologna va in questa direzione. 

Qui sotto l’ottima spiegazione dell’ambasciatrice Elena Basile sull’imbarbarimento dell’UE e del nostro paese sul iano delle più elementari libertà di opinione: 

https://youtu.be/ds4Mx-f8Ftg

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