
Sì, tutti gli ebrei
di Amanda Gelender
Sulla questione ebraica oggi – introduzione di Algamica
Presentiamo questo articolo di Amanda Gelender pubblicato sulle pagine del sito substack, ritenendolo un Manifesto politico coraggioso, di cui gran parte della sinistra che vuol essere anticapitalista è spesso sprovvista. Troppe volte assistiamo alla denuncia del sionismo accompagnata da una strumentale sottolineatura del «No all’antisemitismo ».
L’articolo di Amanda Gelender piuttosto che essere una condanna del sionismo, è una vera e propria requisitoria contro l’ebraismo del xxi secolo e nei confronti del risultato di uno specifico processo storico che lo ha portato ad essere definitivamente, diciamo noi, diverso da quello del tempo storico precedente. Il tempo storico ha il suo corso inesorabile, è un processo materiale che fa emergere nuove determinazioni e nuove identità sociali sulle ceneri di quelle precedenti di cui rimangono solo che deboli tracce. Questo Manifesto è una lama che affonda nel burro contro quelle posizioni che a riguardo del genocidio in Palestina affermano « Non in mio nome », come è giusto affondare lo stesso bisturi quando l’esclamazione è riferita a noi occidentali, bianchi o europei. Il ragionamento lucido di Amanda Gelender non può che essere la constatazione empirica di quanto prodotto da un moto storico ascendente di un modo di produzione impersonale, che ha messo a servizio della dominazione coloniale e imperialista degli occidentali proprio quelle comunità diverse, ma di comune credo religioso e vittime del razzismo degli europei, facendo sorgere in loro nome una nuova identità storica del popolo nazionale ebraico inventato, come anche lo storico Shlomo Sand sostiene.
Amanda Gelender non usa mezzi termini. Chi si definisce ebreo nel xxi secolo non può sfuggire al fatto che l’ebraismo moderno da almeno cento anni corrisponde a uno specifico ruolo che un moto storico ascendente e violento ha assegnato al popolo ebraico, e dunque dalla piena assunzione di responsabilità che ne consegue da ciò: un nuovo popolo nazionale carnefice dei palestinesi e degli arabi per nome e per conto degli interessi dell’imperialismo degli occidentali. Vogliamo solo aggiungere, che mai come in questo caso, il popolo ebraico è uno strumento dell’Occidente, che ne è il suo mandante e in quanto tale il principale imputato davanti al tribunale della storia. Il volto genocida di Israele, infatti, non è altro che l’immagine riflessa di cinquecento anni di violenza colonialista e imperialista degli occidentali. Non è niente più che l’effetto più conseguente della “civiltà occidentale” al volgersi del suo declino, crisi e tracollo.
Nella manifestazione nazionale di Roma del 30 novembre 2024, contro il genocidio del popolo palestinese, decidemmo di portare in piazza un grande cartello con le foto di alcuni martiri morti sulla breccia nella lotta per una società liberata dallo sfruttamento dell’uomo sullo uomo e della natura: Nat Turner, Rosa Luxemburg, Malcom X, Che Guevara, Thomas Sankara, Yahya Sinwar. Sotto le foto c’era la scritta « Contro l’Occidente », quale sintesi politica del nostro impegno. Un manifestante rivolgendosi a noi volle specificare « contro i governi occidentali sarebbe più corretto, perchè noi siamo diversi dai governi ». Rispondemmo: « No, intendiamo proprio dire l’Occidente nel suo insieme di relazioni sociali e come società. A meno che non lo combattiamo apertamente, non possiamo sottrarci dalle responsabilità per le nefandezze compiute nei confronti dei popoli del mondo e di cui le società dell’Occidente traggono vantaggio da almeno mezzo millennio ».
Dunque non ci nascondiamo come tanti intellettuali, gruppi, organizzazioni di sinistra dietro la “netta” distinzione tra antisionismo e antisemitismo, e facendo nostro l’invito di Amanda Gelender poniamo in premessa: « Si, tutti gli occidentali»!
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Sì, tutti gli ebrei
Ho maturato un immenso disprezzo per il mio popolo, per il male che abbiamo commesso e per i demoni che siamo diventati. La nostra vile ipocrisia, il nostro struggimento per l’Olocausto, la nostra egoistica dissociazione, la nostra insaziabile ambiguità, la nostra catatonica inazione, il nostro debole sventolare cartelli, le nostre condanne condiscendenti, il nostro vittimismo autocommiserativo, i nostri tradimenti autoindulgenti, il nostro sfacciato egocentrismo, il nostro carrierismo sfruttatore, il nostro razzismo basato sul sangue e sulla terra, la nostra codardia liberale, le nostre montagne di vuote banalità in mezzo a montagne di cadaveri palestinesi che abbiamo annientato a sangue freddo.
È probabile che Israele abbia ucciso centinaia di migliaia di persone in due anni e mezzo di bombardamenti incessanti, esecuzioni e carestie provocate a Gaza. La profondità del nostro sadismo sembra non conoscere limiti.
Una delle ultime volte in cui il respiro e il cuore pulsante dell’ebraismo – quello portato dal profeta Mosè – sono esistiti e si sono manifestati, è stata ad Auschwitz, quando i sionisti ebrei erano già impegnati a costruire quella che sarebbe diventata la colonia ebraica di sterminio, “Israele”.
Resta da stabilire se un’eco del giudaismo di Mosè possa ancora esistere o sia recuperabile, ma posso affermare con certezza: non mi interessa, non è per questo che sono qui, non ho la volontà né il desiderio di prendere in considerazione la possibilità di una continuità del giudaismo finché l’entità sionista non sarà ridotta in cenere e la Palestina non sarà libera.
Questa non è una lotta autoreferenziale per l'”anima dell’ebraismo”, la Palestina non è la nostra “resa dei conti morale ebraica “. Non c’è traccia di moralità ebraica. La Palestina è una lotta di liberazione anticoloniale e decoloniale in cui noi ebrei siamo i signori fascisti, i propagandisti e i finanziatori spietati, i coloni-soldati militarizzati che demoliscono e rubano case, scatenano pogrom in Cisgiordania e giustiziano bambini in massa. I sionisti ebrei diranno che questo evoca “stereotipi antisemiti” – non ci interessa, le vostre parole cadono nel vuoto mentre gli ebrei in “Israele” celebrano Purim esultando per attentati come l’omicidio di 165 studentesse e membri del personale scolastico uccisi dai raid aerei israelo-americani sull’Iran. La verità del terrorismo ebraico è già impressa a fuoco nella terra palestinese, marchiata e incisa sulla pelle palestinese con svastiche di David. Gli ebrei ora vivono e animano l’era dell’ebraismo totalitario; Non voglio più sentire parlare di “antisemitismo” o di “vittimismo ebraico”.
I sionisti insistono sul fatto che odiare “Israele” equivalga a odiare gli ebrei, e subito dopo chiedono che non si confonda “Israele” con gli ebrei. Quando faccio notare agli ebrei che siamo tutti responsabili della fine del sionismo e del genocidio palestinese in corso, di solito mi sento rispondere: « Non tutti gli ebrei / Dicono i sionisti, non gli ebrei / In realtà ci sono più sionisti cristiani che ebrei ». Beh, in questo momento sto parlando con degli ebrei, un popolo che sostiene il sionismo fascista in blocco in ogni istituzione della nostra comunità.
Basta con l’incessante scaricabarile. Gli ebrei si considerano un popolo fiero e unito, una stirpe ininterrotta di generazione in generazione ( L’dor, vador ) – fino a quando lo specchio incrinato dell’ebraismo moderno non riflette altro che terrorismo, massacri, sangue, sadismo, stupri e traffico di organi. Praticamente ogni gruppo ebraico sostiene l’esistenza di Israele in un modo o nell’altro e noi osiamo puntare il dito contro gli altri invece di ripulire la nostra casa sporca?
Le formazioni ebraiche organizzate in tutta la nostra comunità mantengono viva la colonia grazie a un impegno incrollabile e costante, alla propaganda, al denaro e alle risorse, considerando il rafforzamento e la difesa di “Israele” non solo come una mitzvah, ma come parte del loro dovere verso il popolo ebraico e una estensione della loro identità ebraica. Eppure, gli ebrei gestiscono attualmente una serie di segrete per torture e stupri in Palestina e bombardano il Libano e l’Iran con raid aerei. Recentemente, dei torturatori israeliani hanno rapito e bruciato sigarette sulle cosce di un bambino palestinese di un anno . Questo è lo “Stato ebraico”, ecco a che punto siamo arrivati.
Il sionismo non è una corrente marginale all’interno dell’ebraismo: è onnipresente. È dovere degli ebrei di coscienza rendere concreta la distinzione tra sionismo ed ebraismo, distruggendo il sionismo nelle nostre comunità, non negando la nostra diffusa complicità e limitandoci a controllare chi osserva la realtà fascista dell’ebraismo moderno.
A caro prezzo per sé stessi e per i propri popoli, palestinesi, arabi e musulmani hanno affermato queste verità con chiarezza per generazioni; la scrittrice Nada Chehade descrive vividamente la realtà del colonialismo di insediamento ebraico nella vita di tutti i giorni. Nulla di ciò che affermo è nuovo, è solo raro che un ebreo lo senta da un altro ebreo. Gli ebrei liquidano con condiscendenza e razzismo i palestinesi come semplici testimoni della loro lotta decoloniale e insistono invece sulla loro perpetua innocenza ebraica: come popolo, siamo tristemente scollegati sia dall’umanità che dalla realtà.
Il fatto che praticamente tutti gli ebrei e gli spazi ebraici siano sionisti e sostengano l’esistenza di “Israele” è un’accusa nei nostri confronti, in quanto popolo moralmente corrotto. Nessun ebreo potrebbe sostenere la Palestina e ciò non farebbe altro che condannarci ulteriormente, certamente non coloro che sono sotto il giogo del nostro regime fascista, che sviluppano costantemente nuovi modi per persistere e resistere al nostro sadico massacro. I pensieri e i sentimenti degli ebrei sulla Palestina non contano, o meglio, non dovrebbero contare: ai sentimenti degli ebrei viene attualmente dato fin troppo peso, mentre il mondo si ferma per i sentimenti degli ebrei bianchi in particolare. Il personale e gli studenti delle università ebraiche stanno attualmente ricevendo ingenti risarcimenti per le cosiddette accuse di “antisemitismo” dopo la benedetta operazione di alluvione di Al Aqsa ( 21 milioni di dollari di risarcimento collettivo alla Columbia ). Confrontate questo con il modo in cui il martello si abbatte sugli arabi e sui musulmani che subiscono effettivamente attacchi, vessazioni e abusi sistematici. La Palestina è una lotta per la libertà che dura da generazioni, non un triste cerchio di dolore ebraico.
La Palestina non ha bisogno dell’appoggio degli ebrei per essere libera; sono gli ebrei che devono fare sul serio, andarsene dalla Palestina e liberare l’ebraismo dal sionismo fascista.
Di nostra spontanea volontà, il popolo ebraico ha incoronato il sionismo come pilastro centrale dell’ebraismo moderno e ha plasmato “Israele” nel nostro nuovo Dio. Un vitello d’oro iper-militarizzato per un popolo sempre più privo di fede, in cerca di un posto nel Mondo dei Cieli (supremazia bianca, colonizzazione, costruzione della nazione, potere all’interno dell’impero euro-americano). Abbiamo integrato senza soluzione di continuità “Israele” e il sionismo in ogni aspetto della vita ebraica a livello globale: il sionismo non ha confini. Israele non è diventato fascista nei confronti di Netanyahu e del partito Likud, bensì Israele è intrinsecamente fascista a causa della sua struttura coloniale di insediamento – lo stesso vale per Trump e la crociata coloniale americana, il modello di Israele, come articola il Dr. Mohamed Abdou in “Islam e Anarchismo”. America e Israele sono entrambi irreformabili e irredimibili, costruiti sul mondo fondato nel 1492, entità erette da coloni genocidi sopra fosse comuni di indigeni.
Quasi metà della popolazione ebraica mondiale (~46%) è composta da coloni israeliani che occupano abusivamente terreni: essi sostengono in modo schiacciante la pulizia etnica di Gaza ( 82%) e l’attuale guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran (93%). La maggior parte di noi vive come coloni bianchi privilegiati in colonie come la cosiddetta America ( 41% degli ebrei). Coloro che vivono in colonie di insediamento al di fuori di Israele trascurano anche le proprie responsabilità di coloni nei confronti dei movimenti per la restituzione delle terre indigene e per l’autodeterminazione dei neri nei luoghi in cui si trovano; a Turtle Island, i genocidi di neri e indigeni persistono da 533 anni e continuano.
Quando affermo che praticamente tutti gli ebrei e le organizzazioni ebraiche sono sionisti, includo la maggior parte del ristretto numero di ebrei e organizzazioni ebraiche che si autodefiniscono “antisionisti” o “pro-Palestina”. Grattando la superficie, si scopre rapidamente che la maggior parte sono sionisti liberali, come spesso sottolineano Lara Kilani e il team del Good Shepherd Collective. Tutti gli ebrei che si dichiarano “non sionisti” sono sionisti nella loro visione politica, perché denigrano sempre la resistenza e confondono colonizzatore e colonizzato (ad esempio, “Condanniamo sia la violenza di Hamas che quella di Israele” o “Un futuro di coesistenza sulla terra per palestinesi e israeliani/ebrei”).
I veri antisionisti ebrei sostengono incondizionatamente la totale eliminazione di Israele (e del suo nemico più grande: l’America); la completa restituzione della terra, senza alcuna traccia di controllo imperiale/coloniale sionista o euro-americano. Ciò include il sostegno degli ebrei all’allontanamento dei propri correligionari dalla Palestina (assicurandosi al contempo che non arrechino danno dove vanno e non sfollino ulteriormente le popolazioni indigene altrove), e un aperto e riverente sostegno alla resistenza armata palestinese. I mujahidin di Gaza sono al centro della lotta, attualmente guidata dalle Brigate Al Qassam di Hamas, responsabili della miracolosa inondazione di Al Aqsa il 7 ottobre 2023; un’operazione che i veri antisionisti ebrei riconoscono inequivocabilmente come una delle operazioni anticolonialiste più prolifiche della storia.
È estremamente raro trovare questi impegni politici tra gli ebrei, e anche quando si trovano, sono deboli, dato che non abbiamo praticamente realizzato nulla di concreto o significativo per impedire al nostro popolo di commettere gli atti più atroci e disgustosi immaginabili nell’ultimo secolo nella Palestina occupata. Gli ebrei stanno attualmente violentando a morte i palestinesi con barre di metallo roventi nelle prigioni dei campi di concentramento, e i cosiddetti “alleati” ebrei, che vivono vite agiate nel cuore dell’impero, hanno ancora l’audacia di lamentarsi dell'”antisemitismo” e di “non incolpare gli ebrei per le azioni di Israele”. Questo incubo sionista è una nostra responsabilità morale, come ebrei, da affrontare e combattere all’interno delle nostre stesse fila.
Sì, tutti gli ebrei.
Sebbene l’autoidentificazione con il termine “sionista” sia caduta in disuso ultimamente, il sostegno all’esistenza di Israele tra gli ebrei rimane incrollabile . Mentre le persone di tutto il mondo si rivoltano sempre più contro Israele, avendo riconosciuto il sionismo per quello che è, gli ebrei non hanno vacillato nei loro impegni fascisti. Vedete forse scontri accesi sul genocidio ebraico scoppiare nelle sinagoghe di tutto il mondo? Vedete forse rivolte e conflitti interni nelle comunità ebraiche e negli spazi religiosi che vendono terre palestinesi rubate e ospitano terroristi dell’IDF per discorsi e raccolte fondi? No, ovviamente no. Gli ebrei sanno che ci si aspetta che sostengano Israele in tutte le sinagoghe. Questo è considerato normale nella vita ebraica: il nostro “diritto di nascita” in un mondo che “ci odia perennemente senza altro motivo che il fatto che siamo ebrei”. Le nostre illusioni di innocenza ebraica, la nostra grandiosa autoimportanza, la nostra presa ferrea e ingiustificata sulla colonia rimangono praticamente incontrastate all’interno della comunità ebraica.
I sionisti ebrei vedono la Palestina e si schierano con gli ebrei perché sono ebrei; gli antisionisti ebrei vedono la Palestina e si schierano con i palestinesi perché appartengono al sacro Sotto, schiacciato dall’Alto, il sale della terra che lotta per la dignità e la liberazione nella propria terra, alle proprie condizioni. La terra, in effetti, combatte con loro. Non vacilliamo né tentennamo nelle nostre posizioni perché sono altri ebrei i fascisti che investono vivi i bambini con i carri armati: gli impegni antisionisti sono etici, non identitari.
Gli ebrei possono avere opinioni diverse sulle politiche del governo Netanyahu, su chi dovrebbe guidare l’entità sionista, sugli insediamenti in Cisgiordania e simili, ma nel momento in cui si dichiara sostegno alle Brigate Al Qassam di Hamas e al 7 ottobre, si sostiene l’allontanamento degli ebrei dalla Palestina e si promuove lo scioglimento di Israele nella sua interezza, si viene considerati dagli ebrei dei traditori della comunità ebraica. Agli ebrei con una chiara visione morale mancano il coraggio, la spina dorsale, l’organizzazione, la fede, i principi radicati e la volontà di estirpare il sionismo dall’ebraismo. Agli ebrei che odiano Israele e ciò che ha causato: siate orgogliosi quando vi chiameranno traditori del loro progetto di morte. Che possiamo essere “traditori” senza esitazioni.
Tutto Israele è un insediamento illegittimo e tutti gli israeliani sono coloni e soldati su una terra rubata, non “civili”. I sionisti ebrei, sia liberali che conservatori, si aggrappano all’idea di un futuro per i coloni ebrei in una Palestina libera, auto-proclamandosi arrogantemente parte del futuro decolonizzato della Palestina, convinti che i coloni ebrei debbano poter rimanere sulla terra e conservare almeno una parte del bottino rubato. Gli antisionisti ebrei non dovrebbero tollerare nemmeno un accenno di questo senso di diritto tra il nostro popolo; non ci si può aspettare che i palestinesi vivano accanto ai loro genocidi.
A due anni e mezzo dall’inizio, le bombe di fabbricazione americana continuano a piovere dal cielo mentre piloti orgogliosamente ebrei si danno da fare a Gaza, in Libano e in Iran, mentre fedeli ebrei in tutto il mondo issano e sventolano la bandiera israeliana, si organizzano per far licenziare, sospendere, deportare e criminalizzare gli antisionisti, facilitano gli insediamenti e i viaggi verso l’entità, distribuiscono risorse all’esercito sionista e pregano per la protezione di Dio sulla nostra preziosa colonia ebraica che ha generato la più grande generazione di bambini amputati nella storia moderna. Ciò ha causato lo sfollamento di oltre un milione di persone in Libano, mentre la violenta campagna di pulizia etnica per la “Grande Israele” si espande spietatamente. Le sinagoghe non sono più sacre, non c’è Dio dove dimora il sionismo. Cerchiamo almeno di essere onesti su ciò che noi, come popolo ebraico, siamo diventati.
Gli ebrei in Europa e America mandano i loro figli in sinagoghe, campi estivi e scuole ebraiche – tutte sioniste – insegnando loro, in definitiva, menzogne spudorate su Israele (“una terra senza popolo per un popolo senza terra”, “abbiamo fatto fiorire il deserto”), celebrando il “compleanno di Israele” (la Nakba) e preparando i nostri figli ebrei a diventare un giorno coloni e soldati sionisti o a difendere lo Stato ebraico ovunque si trovino, come parte della loro identità e del loro dovere ebraico.
È colpa dei loro genitori, insegnanti e adulti ebrei della comunità che inseriscono i bambini ebrei in questi percorsi istituzionali ebraici sionisti che fanno il lavaggio del cervello e plasmano i giovani ebrei trasformandoli in fanatici propagandisti, anti-arabi, islamofobi, nazionalisti e arroganti.
Saranno, come voi ora, terribilmente scollegati dal senso morale dell’umanità, che comprende sempre più quanto profondamente malvagi siano il sionismo e Israele. Gli ebrei saranno gli ultimi a vedere, gli ultimi a capire, e sarà già troppo tardi.
Un motivo in più, per chi ancora ne avesse bisogno, per cui non bisognerebbe rivolgersi a noi ebrei per un’analisi sulla Palestina. Del resto, non diciamo nulla di originale, tutto è annacquato, svuotato di significato e smussato, filtrato attraverso la lente dei propagandisti ebrei che ci hanno plasmato. Concedetevi prospettive che non siano limitate e forzate attraverso l’esofago del potere.
È evidente che noi ebrei affermiamo la nostra identità collettiva solo quando ci consideriamo eroi o vittime, o con la comoda distanza della storia; non quando dobbiamo assumerci la responsabilità e fare i conti con il nostro ruolo di fascisti nell’attuale momento catastrofico. Attraverso il sionismo, assistiamo a ciò che accade quando quei concetti romantici e utopici di collettività ebraica vengono distorti in modo abusivo verso un eccezionalismo e un tribalismo suprematista ebraico per fini imperialisti euro-americani.
Rifiuto inoltre l’impostazione secondo cui “Israele rende gli ebrei insicuri/aumenta l’antisemitismo” perché: (1) siamo noi gli oppressori nel contesto di Israele, non le vittime; (2) questa impostazione abdica alla responsabilità ebraica perché “Israele” non è un’entità amorfa autoanimata che si limita a sovrastarci, è una colonia che noi ebrei costruiamo e sosteniamo attivamente ogni giorno attraverso uno sforzo concertato di generazione in generazione; (3) questo non è “antisemitismo”, è una reazione al genocidio guidato dagli ebrei che tutte le nostre istituzioni sostengono; (4) state cedendo alla propaganda secondo cui c’è un “aumento dell’antisemitismo” quando attualmente gli ebrei non subiscono un’oppressione sistemica per il fatto di essere ebrei e i dati sugli “episodi antisemiti” sono tracciati in modo tale che ogni cartello di protesta antisionista venga registrato come un “incidente antisemita” separato dall’ADL; (5) Basta con i discorsi sul vittimismo ebraico, sulla “sicurezza ebraica” e sull’“antisemitismo”, sono solo una distrazione dal genocidio perpetrato dagli ebrei contro palestinesi, arabi e musulmani.
Molti diranno che la mia argomentazione mette ingiustamente il popolo ebraico nel mirino: ma non avete ancora capito il punto. Noi sosteniamo il sionismo genocida in ogni aspetto della nostra fede, ci siamo messi il “bersaglio” da soli e possiamo liberarcene abbandonando il sionismo genocida e affermando un antisionismo di principio. Ma, ancor più fondamentalmente, non siamo le vittime del sionismo, bensì i suoi artefici: i veri bersagli sono quelli materialmente inflitti ai palestinesi dagli israeliani con i loro ” attacchi a raffica ” e i bombardamenti ” Dov’è papà? ” per infliggere il massimo massacro alle famiglie palestinesi da parte dei soldati ebrei.
Se gli ebrei avessero a cuore la giustizia e incarnassero lo spirito dei nostri antenati che hanno combattuto il fascismo, vedremmo ebrei abbattere e bruciare le bandiere israeliane delle loro congregazioni, cacciare rabbini razzisti e genocidi dalle bimah e dalle sinagoghe, chiedere che i templi recidano ogni legame con la colonia della morte, fomentare una rivoluzione all’interno della fede per estirpare il cancro sionista. Saremmo stati altruisti e avremmo dato la nostra vita ai palestinesi e alla resistenza nell’entità, ci saremmo macchiati di tradimento contro l’ebraismo moderno e avremmo commesso aperta sedizione contro qualsiasi nozione, ormai abbandonata, di “popolo collettivo”, che ha cessato di esistere negli ultimi 100 anni, per non parlare del benedetto diluvio di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023. Se gli ebrei avessero un briciolo di moralità, assisteremmo a una scissione e a una battaglia furiosa all’interno dell’ebraismo. Nulla di tutto ciò esiste. E il genocidio continua.
Basta con le nostre piattaforme e i post sponsorizzati, le nostre interviste ipocrite in cui veniamo smascherati o licenziati per aver difeso la Palestina, mentre palestinesi, arabi e musulmani subiscono un destino ben peggiore per aver detto la verità. Basta con la nostra vuota classe di influencer liberali, il nostro carrierismo, il nostro inutile e sprecone elettoralismo e i nostri autocelebrativi contratti editoriali che avvengono a spese della carne, della pelle e degli organi di palestinesi, arabi e musulmani, che vengono prelevati e vaporizzati senza lasciare traccia né identificazione sotto le macerie di cemento. Noi ebrei non siamo speciali e, francamente, il “sostegno ebraico” è spesso dannoso nella sua disarmante visione liberale e orientalista della lotta palestinese, a prescindere dalle intenzioni.
Dio maledica Israele, una colonia di insediamento ebraica che massacra centinaia di migliaia di persone sotto l’esplicita bandiera della protezione della “sicurezza ebraica” universale.
Dio maledica questo stato malato, pedofilo e violento, al quale noi ebrei abbiamo tutti un “diritto di nascita” coloniale in virtù della “legge del ritorno”, uno stato che tutte le nostre istituzioni ebraiche sostengono unanimemente. Ignorare o minimizzare questa cruda realtà tra il nostro stesso popolo, osando diffamare come “antisemiti” coloro che la denunciano, è una disonesta e vile abdicazione alle nostre responsabilità. Ogni parvenza di moralità ebraica è morta da tempo, l’abbiamo uccisa a Gaza.
Come spesso osserva il giornalista Laith Marouf, “la voce ebraica più forte oggi è quella del genocidio”. Egli giustamente auspica che gli ebrei combattano il sionismo all’interno delle proprie comunità e che si sacrifichino, al di là delle polemiche, in modo concreto, come hanno fatto palestinesi, arabi e musulmani fin dalla nascita del sionismo. Hanno perso generazioni e intere stirpi familiari gettando sabbia negli ingranaggi dell’incessante macchina di morte del sionismo. Laith Marouf nota come non vi sia una resistenza significativa da parte degli ebrei antisionisti che combattono il sionismo ebraico, come invece accadde, ad esempio, tra i tedeschi antifascisti che combatterono il nazismo. Ci chiede, per la nostra riflessione: “Dov’è il John Brown ebreo? Dov’è l’Oskar Schindler ebreo?” e sottolinea come, in oltre un secolo di progetto sionista, nessun ebreo sia morto per la causa della liberazione palestinese. Allora perché ci si dovrebbe aspettare che Laith o qualsiasi altro palestinese non confonda ebraismo e sionismo, quando noi ebrei non ci preoccupiamo abbastanza da combattere e sacrificarci per la separazione? Non dovrebbero. I palestinesi non ci devono nulla, siamo noi ad avere un debito infinito e inestinguibile con la Palestina, un debito che continua ad accumularsi in ogni singolo istante di ogni singolo giorno.
Essere eticamente ebrei in questo momento storico significa assumersi la responsabilità di combattere attivamente e militantemente il sionismo. Sì, tutti gli ebrei. L’orologio segna il genocidio in ogni istante di ogni giorno. Questa entità suprematista ebraica si basa sul consenso e sulla partecipazione degli ebrei per poter funzionare. Se gli ebrei ritirassero la loro partecipazione, per non parlare di una guerra attiva contro di essa, crollerebbe.
Gestiamo questo avamposto militare imperiale euro-americano, lo rivestiamo di ebraismo per imbiancarlo e proteggerlo da ogni controllo, lo manteniamo in funzione per il nostro egoistico tornaconto da coloni. In una popolazione ebraica più giusta, ci sarebbero ebrei che protestano e si battono per i loro spazi ebraici a ogni funzione religiosa, festività e riunione, ci sarebbero ebrei nella Palestina occupata che userebbero le loro capacità militari per sostenere la resistenza, tribunali contro gli ebrei che hanno partecipato a questo genocidio generazionale, sforzi su larga scala per denazificare e de-sionistizzare il nostro popolo affinché non commettessimo ulteriori danni.
Attualmente, all’interno dell’ebraismo non esiste alcuna energia di questo tipo. Negli ultimi due anni e mezzo, intrisi di sangue, nemmeno una sinagoga è passata dal sionismo all’antisionismo. Anzi, è successo il contrario: molti ebrei hanno rafforzato ulteriormente il loro ebraismo (sionista) e il sostegno a Israele dopo la sconvolgente operazione anticoloniale contro la moschea di Al-Aqsa.
Non conosco ancora un solo rabbino o sinagoga (almeno in Europa e America) che sia veramente antisionista e che sostenga la resistenza armata palestinese e si adoperi per la completa dissoluzione di Stati Uniti e Israele e per la decolonizzazione del territorio. Questa è un’accusa incredibile nei nostri confronti.
Nemmeno il genocidio di neonati bruciati vivi ogni giorno dalle bombe e dai proiettili ebraici, trasmesso in diretta streaming, è bastato a smuovere le istituzioni e i leader ebraici di un solo centimetro, allontanandoli seriamente o in modo sostanziale dal sionismo.
Mentre l’ebraismo moderno rimane ateo – basta guardare alla Striscia di Gaza rasa al suolo – l’Islam si rivela come una profonda sorgente spirituale a cui la Palestina e i suoi alleati nella regione e in tutta la Ummah attingono per trovare la forza necessaria a resistere alla colonizzazione sionista e all’impero euro-americano.
Per i responsabili – tra cui molti ebrei – si avvicina il momento della resa dei conti, non a causa della nostra ebraicità, ma a causa del nostro incrollabile e totale sostegno a Israele e al sionismo nazista, un sostegno al quale, come comunità, ci rifiutiamo ancora di rinunciare. Che dire? È un olocausto che ci siamo creati da soli. Quando le conseguenze inevitabilmente ricadranno sulle istituzioni e sui singoli ebrei, perché abbiamo alimentato questa violenza e ci rifiutiamo di abbandonare il nostro impegno a sostegno del genocidio, non si tratterà di “antisemitismo”, ma del conto che viene a galla. Le persone, giustamente, daranno la caccia per il resto della loro vita a coloro che hanno facilitato questi crimini, così come i nazisti vengono ancora ricercati fino alla vecchiaia, a prescindere da quanto piccolo possa sembrare il loro ruolo nel massacro. E questo genocidio non è solo generazionale, ma in corso; è di natura coloniale e quindi non paragonabile all’olocausto nazista.
La soluzione è che ogni persona, sinagoga e organizzazione ebraica abbandoni immediatamente, completamente e pubblicamente la colonia, chieda conto al nostro popolo e destini le risorse alla liberazione palestinese alle condizioni della Palestina stessa. Sì, tutti gli ebrei.
E se non ci assumiamo le nostre responsabilità e non lo facciamo noi stessi, inevitabilmente altri prenderanno in mano la situazione, perché questo affronto all’umanità non potrà essere tollerato.
Non puoi srotolare il bulldozer dal suo corpo. Non puoi rimuovere le frustate di cavo dalla sua schiena. Non puoi riportare in vita i preziosi martiri in Palestina; quella nave è già salpata, i crimini dell’ebraismo risuoneranno per l’eternità. Il massacro continua ogni giorno nonostante tu distolga lo sguardo, nonostante tu cerchi di razionalizzare perché “non è colpa nostra”. È colpa nostra, e lo spargimento di sangue non si fermerà finché non saremo costretti a farlo.
Lunga vita alle Brigate Al Qassam di Hamas, uomini d’onore e d’acciaio, che emergono dalle profondità della terra con armi artigianali e una fede incrollabile per seminare paura e infliggere colpi mortali al cuore del nemico sionista. Dove gli ebrei hanno spento la vita, Al Qassam ha ridato ossigeno al corpo. Questa è la generazione di ebrei più vergognosa che sia mai esistita. Nessuno di noi può dire di non saperlo. Siamo spiritualmente vuoti, moralmente svuotati. Non limitatevi a dire egoisticamente “Israele non rappresenta tutti gli ebrei”, ma lottate affinché questa distinzione diventi una realtà concreta, sradicando il sionismo dall’interno dell’ebraismo. Questa è l’unica scelta possibile.
Quando si tratta dei mali del sionismo, gli ebrei preferiscono mentire a se stessi e autoingannarsi piuttosto che assumersi un minimo di responsabilità, al di là di deboli slogan dettati da interessi personali. Per quanto tempo ancora la Palestina e la regione dovranno pagare per la nostra illusoria negazione, per la nostra incessante e sfrenata violenza, per il nostro rifiuto di assumerci la responsabilità di aver distrutto così tanta vita su questo prezioso e precario pianeta? Gli ebrei devono distruggere lo Stato israeliano e l’ideologia sionista nella sua interezza, in ogni suo nodo e tentacolo, inclusa la colonia che ospita Israele: l’America. Mi sta più a cuore la Palestina che l’ebraismo. Se l’ebraismo deve morire perché la Palestina possa vivere, uccidetelo.









































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