Postdemocrazia? Solo un'autocrazia con lo smoking
di Martino Dettori
Il sistema postdemocratico non è meno autoritario dell’autocrazia. E’ semplicemente più ipocrita, perché infarcito di retorica democratica...
Secondo la definizione che trovate nei vocabolari, le “autocrazie” sono sistemi politici governati da un gruppo ristretto di soggetti che non hanno alcuna responsabilità politica nei confronti dei popoli sottostanti. Come tali, le si contrappone alle democrazie, dove invece il sistema politico è basato sulla sovranità popolare.
Secondo questa dicotomia, nel variegato gruppo dei paesi occidentali abbiamo solo “democrazie”, mentre in paesi come Cina, Russia o Iran abbiamo “autocrazie” variamente declinate (in Iran una teocrazia, in Cina una dittatura comunista, e in Russia un’oligarchia).
E’ una dicotomia che, nei fatti, non è del tutto corretta, e non perché le autocrazie e le democrazie non corrispondano alle loro definizioni, quanto perché è la realtà a non corrispondere perfettamente.
Questa verità è confermabile per le cosiddette “democrazie” occidentali, tanto che non si può né si deve davvero considerarle democrazie compiute. Probabilmente un tempo lo erano. Oggi non lo sono più. Per vero, mantengono solo una parvenza di ciò che erano (o di ciò che sono sulla carta), tanto che si potrebbe dire senza alcun dubbio che, odiernamente, noi non viviamo in una democrazia, quanto nella sua degenerazione: la postdemocrazia.
Ecco, il termine giusto è proprio questo: “postdemocrazia”. Le postdemocrazia non è di certo una mia invenzione, ma è un neologismo coniato dal sociologo e politologo britannico Colin Crouch, che mira a definire un sistema politico dove, mantenendosi le apparenze della democrazia, nella sostanza, il governo è in mano alle grandi lobby (soprattutto finanziarie) e ai mass-media (di proprietà delle lobby citate), ovvero — aggiungo io — a una struttura variamente complessa nella quale le decisioni democratiche sono eterodirette da soggetti esterni al gioco democratico; soggetti la cui responsabilità politica è del tutto esclusa, ovvero è attutita o neutralizzata da una rarefazione della rappresentanza democratica (UE).
Il sistema postdemocratico non è meno autoritario dell’autocrazia. E’ semplicemente più furbo e ipocrita, perché infarcito di retorica democratica. I provvedimenti repressivi, quelli censori e quelli che limitano la libertà personale vengono adottati tutti in nome della libertà e della democrazia. Ma la verità è che non è questo l’intento. L’intento è proprio quello di limitare entrambe: restringere sempre di più la prima e rendere vana la seconda, secondo la logica della rana bollita. Cioè poco per volta.
In questo senso, libertà e democrazia cambiano di significato senza che i cittadini ne siano pienamente consapevoli, diventando il fulcro di una precisa visione etica e politica del mondo e della società; una visione che, oggigiorno, si dimostra sempre più incompatibile con esse. In altre parole, la libertà e la democrazia diventano dei feticci il cui scopo è conseguire obiettivi opposti: liberticidi e antidemocratici, pienamente funzionali agli interessi del grande capitale finanziario, il vero e unico dominatore delle postdemocrazie.
Esistono tanti esempi che possono confermare questa interpretazione, o comunque dare da riflettere su di essa. Prendiamo l’ideologia green. Si invoca una fantomatica salvezza del pianeta per imporre politiche energetiche e nutrizionali che riducono il benessere della stragrande maggioranza dei cittadini, limitano la loro libertà di scelta e impediscono il pieno esercizio dei loro diritti sociali (incompatibili con il capitalismo). Oppure, prendiamo la cosiddetta lotta ai “discorsi d’odio”. Per quanto si possa sostenerne la razionalità, la definizione di discorso d’odio è talmente evanescente ed evasiva che qualsiasi discorso può essere definito tale, da quello razzista fino a quello che si limita a contestare un determinato sistema di governo o le sue politiche, finendo così per restringere sempre più la libertà di opinione ad ambiti e discorsi del tutto innocui per il potere. Esempi, però, ce ne sono davvero tanti. Uno tra questi riguarda l’euro digitale.
La verità è che la postdemocrazia è solo un’autocrazia con lo smoking. Un sistema che disprezza la democrazia più di quanto venga disprezzata in un sistema autocratico conclamato. Credere perciò di vivere in una democrazia solo perché abbiamo una carta che lo dichiara, o solo perché possiamo votare ogni tanto per un organo legislativo soggetto al vincolo esterno, è pura illusione. E’ solo un pensiero consolatorio che serve a evitare di raccontarci una verità che ormai conoscono anche i sassi: la democrazia vera, quella popolare, quella che guarda agli interessi del popolo, è morta da un pezzo, sostituita dalla sua parodia capitalistica.
Molti ora si chiederanno se la postdemocrazia sia comunque un processo reversibile. Per quanto io lo speri, è difficile dirlo. Tra sistemi digitali invasivi, intelligenze artificiali che sostituiscono il lavoro umano, educazione scolastica degradata, ideologie scientiste funzionali al potere capitalistico, demonizzazione degli Stati nazionali e perdita o alterazione della consapevolezza democratica e della coscienza di classe, è arduo credere che il processo possa invertirsi o possa invertirsi tanto presto. E in ogni caso, non senza un cambio di paradigma culturale epocale, sul quale — è bene dire — i primi a doverci lavorare siamo noi che ancora sappiamo quanto libertà e democrazia siano valori preziosi da preservare.











































Add comment