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Perché l'Iran

di Nicola Casale

musawi1.jpgLo scritto che presentiamo è la relazione svolta da Nicola Casale (uno dei pochissimi militanti di orientamento marxista degni di questo nome in circolazione in Italia. Le dita di una mano bastano e avanzano per contarli. Parere personale) in un dibattito che si è tenuto a Mestre sabato 21 febbraio sull’“amletico” tema: “Iran: sollevazione popolare spontanea o tentativo occidentale di instaurare un governo amico?”.

La semplice, chiara e tagliente relazione di Nicola scioglie ogni amletico dubbio. Non si tratta, a nostro parere, di “libero confronto di diverse opinioni” ma di schieramento di forze lungo opposte linee di tensione fisiche/materiali e ideali/spirituali. Il carattere della lotta è esistenziale, per la vita o per la morte, non solo per la Repubblica Islamica iraniana. Questa Lotta Suprema drammaticamente in atto in Iran, in Palestina, in tutta l’Asia occidentale è infatti parte di una lotta generale che coinvolge il mondo intero ed il suo tema di fondo è stato molto ben centrato in un intervento che abbiamo recentemente presentato al “pubblico” italiano: “E’ necessario comprendere che la scelta che abbiamo davanti non è tra diversi tipi di capitalismo, ma tra il capitalismo e la sopravvivenza umana. I bambini che piangono nelle prigioni di Epstein e i bambini che muoiono a Gaza gridano la stessa voce, chiedendoci di scegliere tra preservare un sistema che premia i mostri e costruire un mondo in cui la dignità umana diventi il fondamento dell’organizzazione economica e politica…” (1)

Ognuno/a, ciascuno/a per come può e si sente, si disponga lungo la linea di tensione fisica e spirituale che ci è imposta dalle cose, dai fatti. Ready for Supreme battle!

Lo Sparviero, 23 febbraio 2026


NOTE
1. Vedi: “Perché i pedofili sono i capitalisti di maggior successo?” inhttps://comedonchisciotte.org/fuori-e-oltre-gli-orrori-delle-isole-e-dei-ranch-di-epstein-spezziamo-la-cappa-di-omerta/

* * * *

Conoscere dall'interno l'Iran (e non solo tramite la propaganda occidentale) dovrebbe essere il minimo per chiunque abbia una visione almeno critica del sistema in cui viviamo.

Il fine non è quello di aderire o meno alla forma di potere che vige lì, tanto meno di proporla come esempio da diffondere da noi o altrove.

Ma quello di interrogarci sul perché le potenze che, come ha detto Rubio a Monaco, per 500 anni hanno dominato il mondo, odiano così pervicacemente l'Iran e cercano di inculcare lo stesso odio nelle masse dei propri paesi.

Il problema, quindi, non è di stabilire se l'Iran corrisponda o meno ai nostri modelli preferiti, ma se contrastiamo o no l'aggressione imperialista dei nostri stati oppure facciamo i pesci in barile prendendo le distanze da entrambi, i nostri stati e l'Iran.

È storia vecchia. Il colonialismo europeo si è fatto strada come portatore di civiltà ai popoli barbari. I socialisti, anche quando si opponevano a specifici interventi coloniali dei propri stati, condividevano di essere parte di una superiore civiltà caricata del compito di portare i barbari al progresso. Aggiungendo, ovviamente, le loro specifiche denunce dei regimi barbari come anti-proletari e anti-democratici.

Con ciò, si lasciava intendere ai proletari che non fosse il caso di battersi per impedire il colonialismo, e che, tutto sommato, un'occupazione europea avrebbe elevato i barbari alla moderna lotta di classe, quella che avrebbe favorito il socialismo.

Tutto il colonialismo europeo si è basato su questo patto di classe.

Non era solo fatto ideologico, ma drammaticamente pratico per i risvolti delle famose briciole di cui parlava Lenin.

La storia, si sa, è una grande maestra di vita. Peccato che abbia pochi discepoli. Così oggi vediamo gli epigoni dei socialisti di allora, partecipare alle fanfare contro Gheddafi, Assad, gli Ayatollah, ecc. per evitare, come allora, di dichiarare: giù le mani del colonialismo e dell'imperialismo da qualunque paese, a prescindere da ogni giudizio sul suo sistema politico ed economico!

Insomma, l'auto-determinazione tanto cara a Lenin!

L'Iran, non di meno, non è uno dei tanti paesi da sottomettere e saccheggiare, ma devono esserci altri motivi vista l'intensità dell'aggressione. Cercherò di richiamarli brevemente.

 

Perché l'Iran?

Partiamo da Israele.

Per Netanyhau l'Iran è la testa del serpente da schiacciare per uccidere tutto il serpente. Se non viene distrutto l'Iran, Israele non può dichiarare la vittoria completa e compiere il suo progetto: schiacciare i palestinesi e assumere l'egemonia su tutta l'Asia Occidentale.

Il serpente è l'Asse della Resistenza: Hamas, Hezbollah, le milizie iraqene, Ansarallah.

Tutte queste sono state organizzate, sostenute e armate dall'Iran, la testa del serpente.

Senza questo meticoloso lavoro progettato da Soleimani, assassinato da Trump, e ai sacrifici che è costato all'Iran, non ci sarebbe stata la Tempesta di Al Aqsa, Israele non sarebbe stato esposto a una bruciante sconfitta che ne ha distrutto la mitica deterrenza, non avrebbe dovuto affrontare la guerra più lunga della sua storia, su molteplici fronti che lo hanno messo a dura prova, e, probabilmente, prostrato fino al punto che il suo futuro è sempre più incerto. Netanyhau vede giusto o è pazzo?

Per stabilire il pieno dominio sui palestinesi, non basta opprimerli in ogni modo, ma Israele deve fare terra bruciata intorno a loro.

Le coalizioni arabe delle prime guerre sono state dissolte. Le monarchie arabe sono state messe sotto il controllo Usa, l'Egitto di Nasser è stato distrutto dall'interno e sottomesso alla dipendenza finanziaria da Washington e dalle monarchie del Golfo, le velleità dell'Iraq a favore della Palestina sono state bruciate in due delle aggressioni più brutali dell'imperialismo collettivo, la Libia di Gheddafi è stata annichilita e trasformata in uno stato fallito.

Mentre tutti i nemici reali o potenziali di Israele venivano eliminati, attorno ai palestinesi si è creata una nuova cerchia di solidarietà, l'Asse, che si è rivelata molto più potente di tutte le alleanze precedenti, perché non basata sulla resistenza di stati, ma sulla resistenza dei popoli.

Al punto che, per sconfiggerla, Israele ha dovuto invocare l'intervento diretto dell'imperialismo.

Questo è fallito con lo Yemen, ha ottenuto risultati parziali in Libano che non riesce a consolidare e deve rinnovare continue minacce all'Iraq per indurlo a sciogliere le milizie popolari.

Israele non ha ancora vinto, e può vincere davvero solo se schiaccia la testa del serpente.

Ci può piacere o no la direzione politica, ideologica, religiosa dell'Asse, ma non possiamo evitare di riconoscere che questo per Israele si è rivelato un nemico formidabile, il più formidabile che abbia mai dovuto incontrare, e che ha dato ai palestinesi una nuova speranza di resistenza vittoriosa.

 

Perché l'Iran?

Ancora per Israele.

Israele è un paese piccolo e senza risorse che risiede in una regione con centinaia di milioni di abitanti che non potranno mai essere trasformati in acquiescenti sostenitori di Israele, e che, dunque, potranno di continuo dar vita a forme di resistenza.

Perciò, per sopravvivere Israele deve circondarsi di stati falliti (Siria, Libano, Libia, Sudan), a minaccia continua di fallimento (Giordania, Egitto) o sotto stretto controllo Usa (Paesi arabi del Golfo).

L'unico stato che cerca di esercitare una politica indipendente e contraria a Usa e Israele rimane l'Iran. Costringerlo a capitolare o distruggerlo spianerebbe la strada al definitivo assoggettamento dei palestinesi e darebbe a Israele la garanzia di diventare la potenza egemone di tutta la regione, con risvolti anche sul piano dello sfruttamento economico delle risorse e del valore espropriato al lavoro.

 

Perché l'Iran?

Per l'imperialismo.

Israele è, fin da quando è stato concepito, un insediamento di una colonia di europei nel cuore della Palestina.

Il sionismo è l'ideologia con la quale si sono radunate le bande di europei colonizzatori e si è nascosto il loro insediamento dietro la coltre morale del pagamento del debito storico dell'Europa per le persecuzioni anti-ebraiche.

L'Inghilterra lo concepì nel momento in cui l'Impero Ottomano stava per disintegrarsi.

Mentre prometteva agli arabi un'unica nazione araba, si spartiva i resti dell'Impero con la Francia. Insieme disegnarono confini di nuovi stati con monarchi sotto la loro protezione e, per porre il sigillo definitivo del loro potere, insediarono Israele.

Il mondo arabo sarebbe stato diviso per sempre e per sempre dipendente e sottomesso all'unico paese a cui sarebbe stato consentito lo sviluppo economico, finanziario, commerciale, militare: Israele.

In quel momento si voleva evitare un'unica nazione araba, la cui demografia e ricchezza di risorse rischiava di trasformare in un fenomenale concorrente sul piano industriale, commerciale, geopolitico, militare, ecc.

E, poi, si iniziava a comprendere l'importanza del petrolio e gli immensi giacimenti che erano diffusi in tutta l'area.

 

Perché l'Iran?

Ancora per l'imperialismo.

Dopo la II g.m., il nuovo egemone imperialista, Usa, ha preso in mano il testimone e perfezionato sia la potenza israeliana che il dominio diretto e indiretto su tutti i paesi della regione.

L'equilibrio dell'Asia Occidentale attorno al perno Israele è stato fondamentale per tutta l'epoca che arriva fino a noi.

Gli Usa hanno costruito intorno a esso il totale dominio sulle risorse petrolifere che hanno svolto un ruolo decisivo nella ripresa dell'accumulazione capitalistica dopo la II g.m.

Controllo delle quantità estratte, del commercio, e del prezzo. Ma anche appropriazione della rendita che scaturisce dal commercio, lasciata in parte a poche oligarchie dominanti su una regione conservata nel sotto-sviluppo.

E con la disponibilità della rendita petrolifera e la protezione ai monarchi hanno trasformato il dollaro nella valuta mondiale di scambio e riserva, costruendo un sistema che gli ha consentito di arricchirsi alle spalle di tutto il resto del mondo, assieme ai fedeli vassalli felici.

 

Perché l'Iran?

Ancora per l'imperialismo

Perno del controllo della regione, e perno dell'imperialismo a scala mondiale. Non solo Usa ma anche del gruppetto di vassalli felici che ne hanno beneficiato, tra cui le potenze europee, Italia compresa.

Ristabilire e consolidare l'ordine dell'Asia Occidentale con perno su Israele è, perciò, vitale anche per l'imperialismo collettivo.

Tanto le esigenze autonome di Israele, quanto quelle convergenti con l'imperialismo rendono, quindi, l'Iran la testa del serpente che entrambi devono necessariamente schiacciare.

Con la capitolazione o la distruzione dell'Iran sarebbero realizzati una serie di obiettivi decisivi per l'imperialismo che elenco, senza approfondire:

  • rimettere Israele al vertice sommo della regione e dirottare le forze militari Usa altrove, in Asia Centrale e Orientale;
  • aprire un cuneo verso l'Asia Centrale contro Russia e Cina;
  • interrompere le Vie della Seta cinesi di cui l'Iran è un terminale fondamentale;
  • controllare completamente gli stretti della penisola arabica, Hormuz e Bab el Mandeb;
  • eliminare un pericoloso esempio di nazionalizzazione del petrolio;
  • rinforzare il dominio mondiale sul petrolio per salvare il dollaro, le finanze Usa e per condizionare lo sviluppo di Cina e altri paesi;
  • sanare la ferita dell'umiliazione subita con la rivoluzione del '79.

Questo è il lavoro sporco che Merz e tutto l'imperialismo si aspettano da Israele, in collaborazione con gli Usa e con la stessa UE che non ha mai sospeso la sua aggressività contro l'Iran.

Perché l'Iran è contro Israele e l'imperialismo?

Per motivi religiosi? Per Israele e i governi occidentali l'Iran è una feroce dittatura islamica che per vuole sterminare gli ebrei e sottomettere tutti i paesi vicini alla propria ideologia religiosa.

Per espansione territoriale? Altro motivo sostenuto dagli stessi è che l'Iran ha il solo obiettivo di affermarsi come potenza sottomettendo tutte le altre e, quindi, in realtà usa i palestinesi solo in modo strumentale.

Credere a tali giustificazioni non solo è indice di accettazione della propaganda di guerra dei nostri governi e di Israele, ma è anche un violento torto alla storia dell'Iran e alla storia generale del mondo in cui viviamo.

L'Iran nell'800 è stato oggetto di contese del Grande Gioco tra Impero Zarista e Inghilterra.

Dissolto l'Impero Zarista, l'Inghilterra si inserì strappando concessioni petrolifere che rapinavano l'Iran delle sue risorse, lasciandolo nella miseria.

Nel 1951, con Mossadeq, l'Iran nazionalizzò il petrolio, ma il suo governo fu abbattuto con un golpe di Cia e servizi inglesi (accompagnato da una delle prime “rivoluzioni colorate”) che dette allo Shah il potere assoluto.

Questi continuò a lasciare libera mano al saccheggio dell'imperialismo, istituì una crudele dittatura, con una sanguinaria polizia segreta, la Savak, e cercò di realizzare un'occidentalizzazione forzata dei costumi (le donne con il velo erano aggredite in strada, arrestate, e, a migliaia, torturate e violentate). Il suo regime era alleato di Israele anche contro i palestinesi.

Il movimento di opposizione che scaturì contro questa dittatura era, perciò, sia contro la rapina imperialista, per nazionalizzare il petrolio, conquistare l'autonomia politica ed economica nazionale che contro l'occidentalizzazione forzata dei costumi.

La rivoluzione del 1979 avvenne sotto la rivendicazione dell'autonomia nazionale e l'appropriazione delle risorse per promuovere lo sviluppo economico e sociale, impedito dal furto e dal dominio imperialista. E, allo steso tempo, contro l'occidentalizzazione forzata.

E fu anche contro Israele perché è la pedina fondamentale del dominio imperialista nell'area.

La direzione politica fu presa dagli ayatollah anche per la debolezza delle forze anti-imperialiste laiche e socialiste, che in tutta la regione scontavano il fallimento del progetto panarabista socialista.

Il bilancio tra aspettative e risultati raggiunti dalla rivoluzione del '79 può fare individuare senz'altro i limiti e le contraddizioni dell'ordine politico retto sugli ayatollah, ma sarebbe oltremodo ingiurioso verso sé stessi non tenere conto che l'ostacolo principale allo sviluppo economico e sociale dell'Iran è lo strangolatorio regime delle cosiddette sanzioni cui è sottoposto da 47 anni, che impediscono lo sviluppo, il commercio del petrolio e persino la cura della popolazione. Con lo stesso meccanismo, gli Usa dopo aver fatto tutto il possibile per far fallire lo stato cubano oggi dicono che è fallito... per colpa sua e promettono di liberare il popolo dalla dittatura socialista.

Un potere fondato direttamente sulle classi sfruttate potrebbe fare di meglio? Forse sì, ma anch'esso non avrebbe potuto esimersi dal combattere Israele e l'imperialismo.

Porsi, oggi, l'obiettivo di una prima tappa di liberazione dagli ayatollah per regolare, dopo, i conti con Israele e l'imperialismo sarebbe una scelta semplicemente suicida. Per qualunque iraniano che lotti per l'indipendenza politica ed economica del suo paese con un punto di vista di classe, è vitale fare fronte con le masse contro Israele e l'imperialismo, e nell'ambito di questa lotta, anti-imperialista, lavorare a creare le condizioni per un potere più coerentemente fondato sugli interessi di classe, che, solo se sorretto da un protagonismo diretto delle masse, potrebbe, allo stesso tempo, sostituire l'ordine politico basato sugli ayatollah ed essere persino più coerente di loro a fronteggiare l'imperialismo e il suo principale agente, Israele.

 

Conclusioni

Solo due accenni molto veloci.

1. I palestinesi si augurano che l'Iran resista all'aggressione Usa-Ue-Israele e di rivedere i missili iraniani contro Tel Aviv.

Invece di volerci continuamente sostituire a loro e alla loro “arretratezza politica” per dargli lezioni, faremmo meglio ad ascoltarli. La cancellazione dell'Iran anti-imperialista sarebbe per i palestinesi la definitiva pietra tombale.

Sostenere Palestina Libera vuol dire, per noi oggi, contrastare l'aggressione imperialista all'Iran.

2. Il mondo è davanti a un'epoca di grandi sconvolgimenti.

Le classi sfruttate e i popoli di tre quarti del mondo sono stanchi dei 500 anni di oppressione e rapina e, in particolare, dei 150 anni di rapina imperialista con le specifiche caratteristiche capitaliste.

Possono piacere o no i soggetti o gli stati che sono oggi alla testa di questa rivolta, ma questo non deve distoglierci dalla realtà, dal contenuto dello scontro.

Il quale ci pone con sempre maggiore chiarezza la domanda: da che parte stare?

Dalla parte di Gaza-Mondo che resiste con tutta la sua incredibile fermezza alle forme più terribili e disumane di oppressione

o

dalla parte di Israele-Mondo che pur di mantenere il proprio predominio e i propri privilegi non esita a esercitare la più feroce brutalità?

La Palestina anche in questo è il Cuore del Mondo.

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