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linterferenza

Per un nuovo pensiero strategico

La Redazione

Forse può risultare ai più ambizioso intitolare questa raccolta di interventi organizzati in varie iniziative e convegni negli ultimi anni dal giornale online “L’Interferenza” Per un nuovo pensiero strategico, ma per essere onesti con noi stessi e con i lettori, in realtà questo è il fil rouge che ha reso necessaria questa pubblicazione. Il nostro non è un tentativo di inflazionare ulteriormente gli scaffali delle librerie con l’ennesimo istant book della politica, della geopolitica o delle questioni di genere, ma la ricerca affannosa di una dimensione perduta, di dare un forse piccolo ma, crediamo, efficace contributo alla ricostruzione di un pensiero materialista, strategico e quindi generale, organico, ovvero tentare di cogliere frammenti della weltanschauung del tempo in cui viviamo. Non con un atteggiamento “nuovista” che rifuggiamo, o il pensare, come ha fatto la sinistra radicale e liberale di questo paese e non solo, di fare piazza pulita della tradizione del Novecento, delle rivoluzioni, delle socialdemocrazie e dell’esperienza storica dei paesi socialisti.

Questo sarebbe presuntuoso e non ambizioso. Cerchiamo invece di tornare a scavare seguendo la tradizione della vecchia talpa, consci che non si inventa nulla, che il mondo storico è tempo stratificato, di lotte di classe e di idee, di innovazioni sociali, di tecniche, di tradizioni ideologiche e culturali e di filosofie. Ma siamo anche convinti che il tempo in cui viviamo è pregno di grandi cambiamenti. La direzione di questi dipenderà molto dalle forze in movimento.

Noi siamo dalla parte di quelle forze che aspirano a un mondo in cui la cooperazione e lo sviluppo delle forze sociali vada nella direzione non del profitto dei grandi gruppi privati ma della giustizia sociale, della direzione consapevole, e quindi pubblica, dello Stato, contro ogni forma di appropriazione monopolistica privata, contro l’egemonia imperialista occidentale che tenta disperatamente di fermare le lancette della storia. Per parte nostra, tentiamo nel nostro piccolo di svolgere attività pensante critica, una sorta di koinè politica e culturale in cui il confronto elaborativo e non solo polemico sia la barra dritta per militare nel nostro tempo. Si milita a partire dalla sistematica battaglia per la costruzione di un punto di vista alternativo e irriducibile alle élite imperialiste e tardo colonialiste che dominano l’occidente, consapevoli che la storia, di nuovo, si sta rimettendo velocemente in cammino. Quello che cinquant’anni fa avremmo potuto anche definire il centro imperialista o, con un linguaggio più comune, il Primo Mondo, deve combattere disperatamente (ci riferiamo alle classi dirigenti e a quelle medioalte che condividono questa posizione nel mondo contemporaneo) per mantenere la propria posizione dominante sul resto del pianeta. Un grande processo di transizione epocale ci sembra essersi messo in moto e questo processo porta con sé il tramonto del colonialismo occidentale inteso come fine della sua egemonia politica, monetaria, finanziaria, militare e anche ideologico-culturale.

La crisi dell’unipolarismo americano, anche se porta e porterà con sé diversi colpi di coda e una scia di tragedie, è il corso necessario di un mondo multipolare che si sta affermando con la Cina come architrave principale di questo processo. Stiamo parlando ovviamente dei BRICS come principale cartello economico che in qualche modo sta di fatto gareggiando in una lotta contro l’unipolarismo monetarista del dollaro. Siamo pienamente consapevoli che nel mondo multipolare che si sta affacciando non è possibile, al momento e difficilmente, un’alternativa socialista; sarebbe veramente da ingenui pensare che si stia costruendo una sorta di campo socialista così come l’abbiamo conosciuto nello scorso secolo. Ma è anche vero che la crisi dell’egemonia imperialista occidentale, anche a casa nostra, può essere foriera di cambiamenti positivi; certamente, ciò dipenderà molto anche da quali forze politiche saranno in grado di seguire e dirigere il cambiamento. E qui arriviamo al secondo punto su cui è stato dedicato un momento di confronto e che viene riportato nella pubblicazione. Ci riferiamo all’iniziativa sul movimento contro la sinistra liberale di Sahra Wagenknecht.

La questione, qui in casa nostra, è la costruzione di una forza popolare e socialista, che ritorni a combattere per la giustizia sociale, che riporti la sua missione politica nella rappresentazione reale e concreta dei bisogni e dei diritti delle classi popolari massacrate da quarant’anni di neoliberismo sfrenato. Per fare questo, impresa per nulla facile, una potenziale forza socialista e popolare deve intanto mettere al centro alcune questioni fondamentali, partendo però da una premessa. E questa è che non crediamo al luogo comune per il quale bisogna andare oltre gli steccati ideologici, oltre la destra e la sinistra, come spesso si sente dire anche da forze “antisistema”.

L’esempio in tal senso più noto che dovrebbe farci riflettere è la parabola del M5S che proprio su questo tema ha costruito in un primo tempo la sua fortuna elettorale. È però ormai evidente che questa sorta di “categoria post ideologica”, apparentemente di senso comune, si è rilevata non reale e si è concretamente determinata in forme tendenzialmente qualunquistiche e spesso in derive destrorse.

Noi pensiamo che le attuali e concrete determinazioni della destra e della “sinistra” non siano realmente antitetiche, anzi, partecipino del teatrino della politica con funzioni e ruoli tipici della commedia dell’arte. Che esse difendano, sia pure con variazioni di tono e di stile, il mondo capitalista e imperialista occidentale e si combattano solo per una spartizione delle prebende e del potere, e questo ci sembra un dato di realtà. Sono entrambe accomunate da una sostanziale estraneità ai ceti popolari. Ciò però non significa che non esista o non possa esistere una concezione del mondo socialista, di classe e popolare alternativo alla visione conservatrice, reazionaria, razzista e colonialista della destra.

Diciamo che in questi ultimi cinquant’anni la sinistra liberale ex socialdemocratica ed ex keynesiana, è diventata la più fedele sostenitrice e ancella del grande capitale finanziario e della potente lobby atlantica e sionista. In cosa si è distinta questa sinistra liberale, soprattutto negli ultimi decenni, rispetto alla destra conservatrice e reazionaria? Nel fare propria una visione neoperbenista e neomoralista, che si estrinseca attraverso la costruzione del discorso politico e culturale politicamente corretto. Nell’incentivare, grazie anche alla sostanziale subordinazione della sinistra cosiddetta “radicale”, la promozione della cancel culture e del “wokismo” come segni distintivi di un presunto radicalismo che non interviene sulle cause strutturali delle diseguaglianze sociali e sulle contraddizioni del modo di produzione capitalistico ma si compiace di segnare una presunta rivoluzionarietà fatta di simboli e linguaggi alternativi, pensando che la destrutturazione del potere e del dominio sociale possa realizzarsi attraverso la decostruzione del linguaggio, in una furia iconoclasta totalmente insensata e lontana dalle esigenze reali delle “brutte, sporche e cattive” classi popolari.

Queste “sinistre” liberali e falsamente alternative sono le paladine di una visione ideologica che ha sostituito alla cultura del lavoro e del conflitto di classe come tratto distintivo di un progetto emancipativo, quella delle differenze sessuali e, in particolare, del femminismo in tutte le sue determinazioni. Proprio queste “sinistre” sono state e sono il collante ideologico della civiltà occidentale neoliberale e neoliberista del XXI secolo. Come giornale siamo sempre stati in prima linea nella critica di questa “sinistra” dal cui seno sono scaturite e si sono affermate queste narrazioni e correnti culturali che hanno nel loro DNA non il rovesciamento dei rapporti di forza e di classe ma la “filosofia” della moltiplicazione della divisione e della frammentazione, rivelandosi in tal modo intrinsecamente organiche, consapevolmente o meno, al dominio capitalista. Questa è la ragione per la quale ha particolare rilevanza, all’interno della pubblicazione, la parte dedicata alla critica del femminismo in tutte le sue articolazioni e delle diverse correnti che animano il mondo della “sinistra arcobaleno e genderista”.

Sappiamo che soprattutto questa parte della nostra elaborazione critica è sottoposta ad una sistematica e continua censura da parte del mondo della sinistra, sia liberale che radicale o sedicente antagonista, che ha elevato le suddette narrazioni a vere e proprie Verità Assolute a-storiche e a-temporali e, in quanto tali, inconfutabili e incriticabili. Questa parte della nostra critica è considerata a dir poco scabrosa ma siamo convinti che affrontare questi temi sia imprescindibile per chi vuole provare a ricostruire un possibile percorso per un rinnovato e non dogmatico marxismo occidentale in grado di entrare in una relazione dialettica con la realtà. Del resto, non si può far finta di niente ed essere silenti perché tutto si collega e si tiene. La lotta contro il sistema capitalista e imperialista occidentale non può prescindere dalla critica severa e serrata alla sua sovrastruttura ideologica che dal crollo del socialismo reale in poi ha trovato dimora anche e proprio in quella “sinistra” liberale che tanti danni ha prodotto alla causa della ricostruzione di un nuovo possibile soggetto anticapitalista.

La finalità di questo nostro lavoro, per concludere, è quella di gettare dei semi per contribuire all’elaborazione di una nuova e attuale visione critica della realtà che possa a sua volta costruire le fondamenta di un possibile superamento dell’attuale sofisticato e complesso dominio sociale e gettarci in una nuova epoca. A tal fine, è necessario individuare, con estrema chiarezza, chi sono i nostri nemici e i nostri avversari ma anche i nostri compagni di strada.

Buona lettura.

Il libro, edito da Meltemi Editore, è già nelle librerie e si avvale dei contributi di: Fabrizio Marchi, Alessandro Visalli, Pierluigi Fagan, Giacomo Gabellini, Stefano Zecchinelli, Giacomo Rotoli, Antonio Martone, Pier Paolo Caserta, Vladimiro Giacché, Stefano Fassina, Andrea Zhok, Yasmina Pani, Rino Barnart Della Vecchia, Armando Ermini, Danilo Ruggieri, Alessandro Volpi, Andrea Catone e Carlo Formenti.

La prima presentazione si svolgerà a Roma giovedì 28 maggio alle ore 17,30 presso il ristorante “Al Biondo Tevere” in Via Ostiense 178 alla presenza di alcuni degli autori: Pierluigi Fagan, Fabrizio Marchi, Giacomo Rotoli, Danilo Ruggieri e Alessandro Visalli.

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