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Dalla guerra fino all'ultimo ucraino a quella fino all'ultima ucraina?

di Davide Malacaria

A surriscaldare ancora più il clima, l'attacco di un drone alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata dai russi. Kiev ha negato l'attacco, ma gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) hanno confermato che è stata colpita da un drone e vicino a un reattore

Si surriscalda la guerra ucraina. La scorsa settimana l’attacco ucraino al pensionato studentesco di Starobelsk, nel Donbass, che Kiev ha bollato come una fake News (ma i video sono inequivocabili), 21 i morti tra studenti e studentesse, portato, secondo i russi, con la tattica del doppio colpo, che all’iniziale fa seguire quello contro i soccorritori (tattica usata più volte a Gaza).

L’attacco ha suscitato l’ira di Putin, che non poteva ignorare la rabbia popolare, il quale ha annunciato una risposta durissima, avvertendo gli stranieri di allontanarsi da Kiev e i cittadini della capitale di stare lontani dagli obiettivi sensibili. Un attacco duro che, però, tarda a venire: o c’è stato un ripensamento, improbabile, o stanno selezionando gli obiettivi e preparando i relativi piani di attacco.

Pochi giorni dopo, il drone caduto su un palazzo di Galati, in Romania, due i feriti. Un attacco accreditato alla Russia nonostante il presidente romeno abbia spiegato che era diretto contro obiettivi ucraini di Odessa e che, colpito dall’antiaerea, ha deviato in territorio romeno.

La Russia, per bocca dello zar, ha chiesto indagini approfondite e di poter esaminare i resti – richieste ovviamente cadute nel vuoto – perché solo così si può risalire alla paternità del drone. Ma, al di là, appare bizzarra la spiegazione dell’esercito romeno riguardo la mancata intercettazione del velivolo: mancava il tempo e lo impedivano vincoli legali

Non si comprende quale vincolo legale possa impedire di intercettare un drone diretto contro un edificio civile ed è strano che non ci sia stato il tempo per abbatterlo, dal momento che è ovvio che i cieli ai confini ucraini sono monitorati accuratamente e le batterie difensive allertate 24 su 24. Peraltro, quello romeno è un esercito sofisticato, perché da tempo è terminale di attenzioni particolari da parte della Nato a motivo della prossimità con la Russia.

Al di là delle perplessità, quel che è certo è che il clamore sul “drone romeno” ha stornato l’attenzione mediatica dalla strage degli studenti (sebbene sia passata sottotraccia, la notizia non poteva essere censurata del tutto a motivo degli avvertimenti russi, che non potevano essere tacitati).

E ha permesso ancora una volta alla Nato di atteggiarsi a vittima delle minacce russe, nonostante la stia attivamente combattendo usando la carne da cannone ucraina senza subirne la reazione.

A surriscaldare ancora più il clima, l’attacco di un drone alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata dai russi. Kiev ha negato l’attacco, ma gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) hanno confermato che è stata colpita da un drone e vicino a un reattore.

Non è la prima volta che la centrale è presa di mira, ma stavolta, a differenza dei precedenti, il colpo era diretto al cuore della centrale e i danni potevano innescare processi non gestibili. Da cui la vibrata reazione russa.

Subito dopo questo attacco la Marina francese, coordinandosi con gli alleati, ha sequestrato una nave della flotta ombra russa. Anche qui non è la prima volta che accade, ma stavolta, invece di sequestrare un battello ramingo e di incerta appartenenza, hanno preso di mira una nave partita dal porto russo di Murmansk. E, per far infuriare ancora di più Mosca, Macron se ne è vantato pubblicando il video dell’abbordaggio.

Insomma, tutto indica che si voglia in tutti i modi innescare una reazione alzo zero di Mosca. Certo, in una situazione di crisi come l’attuale – che si aggraverà sempre più con il prolungamento dello stallo di Hormuz o, peggio ancora, con una nuova guerra iraniana – avere un nemico aiuta il potere a gestire il malcontento interno, sia ricompattando popolazione e media attorno alla bandiera sia derubricando le difficoltà economiche dei cittadini a questioni secondarie sia, infine, a imporre misure draconiane a vantaggio delle élite.

Ma quel che si sta titillando è una guerra termonucleare, dal momento che Mosca, ben prima di questi incidenti di percorso, ha reso pubblico un elenco di industrie europee al servizio dell’apparato militar-industriale ucraino, dichiarando tali siti obiettivi legittimi delle proprie forze armate. Targeting per ora virtuale, ma che potrebbe diventare qualcosa di più concreto se certe provocazioni proseguiranno.

Nessuno sa cosa accadrebbe in quel caso, ma sarebbe meglio evitare di scoprirlo. Quel che è certo è che l’America ha tirato i remi in barca, disinteressandosi del dossier ucraino perché concentrata altrove.

Trump ha perso la speranza di utilizzare la pace ucraina per vincere le elezioni di Midterm, sia perché i tempi per finalizzare un negoziato si sono drammaticamente erosi, sia perché l’ostruzionismo ai negoziati sembra insuperabile, sia perché qualsiasi cosa faccia ha già perso le elezioni (e, infatti, afferma che non gliene importa nulla…).

All’opposto, ciò galvanizza il partito della guerra globale, che ha nel conflitto ucraino un focus importante, anche perché conta sul fatto che la vittoria dei democratici alle Midterm porti nuova linfa a Kiev e alle proprie casse.

Resta il problema della manodopera. I soldati scarseggiano e l’apparato di reclutamento sta raschiando il barile: ormai, stando a indiscrezioni rivelate da Strana, i poveretti destinati al fronte vengono caricati su camion ben sigillati e scaricati in loco.

Ma ciò non può assicurare sul futuro. Così il partito della guerra sta riflettendo su come ottemperare alla penuria. Al vertice Ue-Armenia, tenuto a Yerevan a inizi maggio, presente Zelensky, la Ue avrebbe chiesto al presidente ucraino di abbassare l’età della leva ai diciottenni. Informazione che sembra confermata dal fatto che, subito dopo, i funzionari politici dell’ufficio presidenziale hanno lanciato tale proposta.

Inoltre, la Ue sta meditando di escludere dal programma di protezione temporanea gli ucraini in età militare rifugiati in Europa. Infine, è riemersa l’idea della leva obbligatoria per le donne (finora solo volontarie). Così da una guerra fino all’ultimo ucraino si passerà a una guerra fino all’ultima ucraina. Difficile, servono al settore industriale privato degli uomini, ma già solo parlarne…

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