
Dai “No Kings” ai war bonds. Il silenzio imbarazzante sui Fondi cannone
di Leonardo Casetti
Verrebbe da pensare che il profilo acquiesciente della CGIL sull’industria bellica italiana fosse dettato da una sostanziale scelta “ideologica” sotto il segno dell’amor patrio e dell’”interesse nazionale”. Oltre, ovviamente, alla difesa dei valori democratici europei. Il tutto corroborato da una consolidata e ultra decennale concertazione con il padronato e Confindustria in materia di contratti al ribasso e “buone” relazioni sindacali. Ma è solo questo? In tempi di economia di guerra non è capzioso porsi questa domanda visto lo stretto legame con il capitale finanziario.
E’ in questo contesto che in Italia, come nel resto del mondo, assumono un ruolo importante i fondi pensione privati e la loro gestione in investimenti redditizi.
Il 2007 fu l’anno dell’attacco alla previdenza pubblica e al salario differito. E’ di allora la firma di un protocollo tra Governo-Confindustria-CGIL-CISL-UIL. Protocollo che verrà poi convertito in legge aumentando l’età pensionabile e diminuendo le pensioni future. Parallelamente si attua anche la riforma del TFR, già decisa dal Governo Berlusconi in accordo con CGIL-CISL-UIL… Una bella torta da dividere per i broker dei tre maggiori sindacati italiani che siederanno nei CdA dei vari fondi negoziali di categoria, inseriti a forza nei contratti insieme alle imprese.
Una vera e propria mascalzonata di questi sindacati che invece di lottare contro le riforme pensionistiche che hanno allungato l’età pensionabile, e a differenza dei sindacati francesi che hanno promosso lotte durissime contro la riforma Macron, si sono prodigati non solo per convincere i lavoratori a rinunciare alla lotta per diminuire l’età pensionabile, ma anche per farli aderire ai fondi pensione integrativi.
Una scelta rischiosa confermata in tutti questi anni da un traballante mercato azionario e da quella bomba a orologeria che sono i 6.800 miliardi di derivati tossici solo nelle banche europee stimati da Bankitalia nel 2017, prodotti in gran parte dal debito privato cartolarizzato delle banche USA, spalmati in tutto il mondo attraverso i noti “fondi salciccia”. Una scelta che va ad aggravare la situazione di un sistema pensionistico e previdenziale già tartassato dalle riforme sulla precarizzazione del lavoro, dai bassi salari, dall’evasione contributiva e da un sistema di calcolo contributivo.
Ma la fiera dei mascalzoni non finisce qui: la guerra in Ucraina, le tensioni internazionali, la corsa al riarmo europeo e dei suoi singoli Stati, insieme alla guerra genocida di Israele nei confronti del popolo palestinese, diventano una vera e propria boccata di ossigeno per i Fondi pensione privati ormai diffusi in tutti i paesi occidentali.
Una grande opportunità quindi anche per Cometa, uno dei più grandi fondi di categoria italiani (quello dei lavoratori metalmeccanici). Con 500.000 sottoscrittori e un tesoretto niente affatto disprezzabile di oltre 13 miliardi di euro. Un fondo a marchio “ESG”, ispirato a standard “etici”.
Questi filtri etici si concentrano sulla responsabilità sociale, per la tutela dell’ambiente e della società. Come sia possibile rendere efficaci concretamente questi filtri resta tutto da capire. E questo vale sopratutto per le aziende belliche che producono armi “convenzionali”, non incluse in questi filtri; e tanto meno per i titoli di Stato israeliani ribattezzati “war bonds”.Infatti il filtro etico fa riferimento alla legge del 9 Dic. 2021. Legge che contrasta il finanziamento delle aziende produttrici di mine anti-uomo e bombe a grappolo definite come “controverse”. Tolto questo ostacolo non c’è alcun riferimento per tener fuori dal portafoglio le azioni o le obbligazioni di aziende che producono armi convenzionali. In un articolo recente del “Il fatto quotidiano” lo conferma anche un altro big italiano della previdenza integrativa come Previndai.
Il comparto Crescita del Fondo Cometa, che ha una maggiore esposizione azionaria e può includere titoli legati all’industria aereospaziale e della difesa, infatti ha mostrato un andamento positivo.
Il settore Aereospace & Defense è un componenete comune dei portafogli azionari globali.
Aziende europee e USA del settore bellico hanno dunque beneficiato di una forte crescita borsistica a partire dal 2022.
Il Fondo Cometa investe in indici di mercato che includono società aerospaziali e di difesa fra cui: Leonardo, Lockheed Martin, Bae Sistems. Tutte con ottime perfomance nel comparto Crescita.
Allianz, Black Rock, Vanguard sono fra i soggetti finanziari a cui Cometa ha dato in gestione i fondi.
Allianz, l’assicuratore tedesco (a Gennaio 2025) , ha investito 2,67 miliardi di dollari in War Bond israeliani. Non sono note le cifre esatte invece relative al portafoglio specifico di Black Rock sui titoli di guerra sionisti.
Vanguard risulta essere, dopo il MEF che ha il 30%, tra i principali detentori di Leonardo SPA. Anche Allianz, attraverso le sue divisioni di gestione patrimoniale, opera nel settore Difesa. Difficile però quantificare il suo volume di investimenti.
Mentre Black Rock ha acquisito il 3% di Leonardo.
Resta il fatto che tutti i big dell’industria bellica europea stanno ottenendo risultati strabilianti: in un anno le azioni di Leonardo sono cresciute di oltre il 100%; quelle della tedesca Rheinmetall fino al 203%; la francese Tholes del 65%.
I soldi dei Fondi Cometa versati dai lavoratori sono depositati presso la Banca BNP Parisbas. Parisbas risulta essere, secondo una indagine di Altraeconomia, fra i maggiori investitori di War Bonds sionisti.
Ci sono tutti gli elementi che fanno pensare al coinvolgimento di questi fondi nel piano di riarmo e nel finanziamento di Israele. E abbiamo preso in analisi il Fondo della categoria più rappresentativa senza indagare su quelli delle altre categorie…
Manca sicuramente qualche tassello per completare il mosaico ma ce n’è quanto basta per porre delle domande, senza sconti, a questi sindacati e metterli di fronte alle loro responsabilità.
Nemmeno le denunce circonstanziate del giornalista antimilitarista Antonio Mazzeo sulla nuova costruzione di 5 nuove corvette della marina sionista, che saranno armate con i cannoni della Oto Melara (Gruppo Leonardo) modello Super Rapido da 76 mm ., hanno stimolato una presa di posizione della FIOM-CGIL del Gruppo. Silenzio assoluto. Sul sito della FIOM Gruppo Leonardo non appare una sola riga sulla vicenda. Eppure. In riferimento alll’art.11 della Costituzione - quella Costituzione a cui spesso la retorica della CGIL e di Landini si richiamano – esiste la legge 185 del 9 Luglio 1990 che proibisce l’esportazione e la vendita di armi verso paesi in stato di guerra o responsabili di violazioni dei diritti umani. Ognuno tragga le debite conclusioni.
Sarebbe ora che tutte le realtà associative che hanno promosso campagne per il boicottaggio e il dis-investimento in Israele, e hanno preso posizione contro il riarmo, siano più attente e meno distratte sul coinvolgimento di questi fondi che vanno a sostenere non solo l’entità sionista ma anche tutta la filiera dell’economia di guerra. Il fatto che questo veda coinvolti CGIL, CISL, UIL e perfino UGL è ancora più grave. Utilizzare i soldi dei lavoratori per finanziare riarmo e guerre è una cosa ignobile. E ancora più ignobile quando la stessa CGIL pubblicamente appoggia le campagne per il boicottaggio e per lo “Stop al Riarmo”. Questo strano silenzio sui Fondi cannone è imbarazzante e denota, ancora una volta, una doppia morale strumentale, che non può non interrogare e indignare tutte le persone che sono scese in piazza per Gaza e contro la guerra. Una doppia morale che si consuma sulla pelle del popolo palestinese, dei popoli del Sud Globale e dei giovani che stanno morendo nel conflitto per procura fra Ucraina e Russia. Sarebbe ora di romperlo!









































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