
Il peggio è già qui
di Carlo Lucchesi
Sempre più spesso si parla di una guerra inevitabile e imminente con la Russia. Da parte della UE e della Nato lo si fa addebitando alla Russia la volontà di aggredire l’Europa. E’ questa una tesi palesemente inconsistente, verrebbe da dire idiota. Non si citano mai i Paesi che sarebbero oggetto dell’attacco, non si dice che colpirà un Paese baltico, o la Finlandia, o la Polonia, cosa che, per quanto inventata, rientrerebbe comunque nel campo del teoricamente possibile. Si fa credere che tutta l’Europa sia sotto attacco. Ma i fatti, non le chiacchiere, dicono che la Russia, avendo deciso di combattere con armi convenzionali, è in guerra con l’Ucraina, anche se in realtà con la Nato, da oltre tre anni. Come si può immaginare in buona fede che potrebbe sostenere un fronte grande quanto l’Europa? E poi, una volta che avesse vinto la guerra, come potrebbe mai mantenere il controllo dei Paesi conquistati? E quale vantaggio ne trarrebbe visto che già dispone di un territorio immenso e di preziosissime risorse che in Europa non ci sono? Domande che non vengono poste perché le sole risposte possibili svelerebbero l’inganno che questa tesi cela. Del resto, tutti sanno perfettamente che la Russia preferirebbe mille volte tornare a fare buoni affari con l’Europa come è accaduto fino a poco fa e, se avesse nei governanti europei interlocutori affidabili, lo farebbe subito. Dunque, dire che la Russia è in procinto di aggredire l’Europa è una balla gigantesca. Questa guerra, Russia contro Europa, non ci sarà. Resta da capire, ma non è difficile, perché i governanti europei e i media vogliano farlo credere.
Da più parti a sinistra si sostiene, invece, che il pericolo è reale per la ragione opposta, perché è l’Europa che sta spingendo in quella direzione. Ma le cose non stanno esattamente così. L’obiettivo vero dei neocon e dei democratici USA, cui l’UE si è prima adeguata per poi farlo proprio, è quello del cambio di regime in Russia. A questo dovevano servire la guerra in Ucraina e le sanzioni via via più pesanti: creare uno stato di crisi e una diffusa insofferenza nella popolazione che facessero da esca a una ribellione di massa, opportunamente istigata e finanziata, che spalancasse le porte all’ingresso trionfale dell’Occidente. Un film già visto, un’operazione provata e spesso realizzata dagli USA in decine di Paesi. L’Ucraina non è bastata allo scopo. E’ probabile che con Biden presidente si sia anche pensato di aprire un altro fronte di guerra, una nuova proxy, per la quale qualcuno sembrava già offrirsi. Ma l’arrivo di Trump e, verosimilmente, il timore che la Russia non sarebbe stata al gioco e avrebbe risposto in ben altro modo a una seconda provocazione, hanno parzialmente cambiato lo scenario. Trump ha in mano due opzioni: quella della pace in Ucraina e della “riabilitazione” della Russia facendo di tutto per sganciarla dalla Cina, e quella del cambio di regime. Il deep state e l’Europa premono per la seconda, ma non va escluso che l’una e l’altra possano coesistere nel futuro prossimo sia perché l’Europa non sembra voler desistere, sia perché le dinamiche della lotta politica negli USA sono tutt’altro che chiuse. Del resto le sanzioni alla Russia sono sempre lì. Quello che si dovrebbe capire è che come non ci sarà la guerra della Russia contro l’Europa, non ci sarà neppure la guerra dell’Europa contro la Russia. La ragione fondamentale è che è inconcepibile che una guerra del genere possa combattersi con le armi convenzionali perché chiunque stesse per perderla ricorrerebbe alle armi nucleari e, ancora prima, perché la Russia, qualora fosse concretamente minacciata, vi farebbe immediatamente ricorso. Gli europei lo sanno, come sanno della netta superiorità dei vettori russi in grado di colpire senza poter essere intercettati. La guerra nucleare si differenzia da tutte le altre per il semplice motivo che si può vincere in un solo modo, vale a dire distruggendo con il primo attacco tutti i siti strategici del nemico prima che questi sia in grado di attivare una minima risposta. Questo sarebbe possibile oggi, e sarà così ancora a lungo considerato il gap che si è prodotto e che, casomai, tende ad allargarsi, per la Russia nei confronti dell’Europa, non certo per l’Europa nei confronti della Russia. Ma tutti sanno perfettamente che la Russia non ha nessuna intenzione di distruggere l’Europa. Tra l’altro, questa verità incontrovertibile dovrebbe cambiare radicalmente anche il dibattito sulla sicurezza perché rende palese che l’unica vera sicurezza è quella della coesistenza pacifica e solo il dialogo paritario, la diplomazia e il riconoscimento della superiorità di un assetto multilaterale del mondo ne possono creare le condizioni.
A sinistra, perciò, si commette un errore di valutazione quando si insiste sul pericolo di questa guerra sempre più vicina. In tal modo si sposta sulla guerra il centro dell’attenzione e della lotta politica mentre il vero obiettivo dovrebbe essere il riarmo e tutto ciò che lo accompagna. Intanto domandiamoci come è stato possibile che il riarmo generalizzato divenisse in poco tempo la priorità politica e persino economica dei Paesi europei? Lo schema è stato quello classico. Si inventa un nemico, lo si personalizza, gli si attribuiscono tutti i vizi della terra e le peggiori intenzioni immaginabili, si manipola la realtà in modo sistematico e il gioco è fatto: solo armandoci fino ai denti saremo in grado di difendere le nostre vite e la nostra splendida civiltà. Questo gioco lo hanno guidato in prima persona i governanti europei, salvo poche eccezioni, e i media dell’intero Occidente. Dire che i governanti lo fanno per mantenersi in sella è più che verosimile. Ma gli interessi che lo hanno ispirato sono quelli dei centri del potere finanziario, dell’industria degli armamenti, dei big data, vale a dire dei settori in grado di operare un condizionamento stringente sulle scelte dei governi e che oramai hanno direttamente conquistato il controllo pressoché assoluto dell’informazione e della comunicazione. Sono i protagonisti di una nuova fase della lotta di classe e dal loro punto di vista la stanno conducendo in modo esemplare. I vantaggi economici, enormi, sono immediati, basta dare un’occhiata agli impegni della spesa per la difesa degli USA e dei Paesi europei nei prossimi anni. Poi ci sono quelli, insieme economici e politici, derivanti dal progressivo ma rapido smantellamento del welfare a vantaggio della finanza privata. Qui si tratta di spostare immense quantità di risorse dal pubblico al privato e, nello stesso tempo, affermare la supremazia del potere privato su quello pubblico, che significa rendere strutturalmente impossibile una qualunque trasformazione sociale in senso progressivo. Infine, occorre vedere che la scelta del riarmo è sì resa possibile dal “clima” che si è costruito per presentarla come obbligata e farla passivamente accettare dalla popolazione, ma è essa stessa la stabilizzazione di quel medesimo clima. La guerra alle porte e il nemico terribile non solo consentono, ma rendono perfino necessario un capillare controllo sociale. E questo si estende dai movimenti alle persone, a quello che fanno, a quello che dicono e, chissà, forse presto, a quello che pensano. Il decreto sicurezza e le proposte di legge sull’antisemitismo dicono con chiarezza cristallina dove si vuole andare.
Allora non serve parlare di un’improbabile futura guerra fra Europa e Russia. Il peggio si è già materializzato. Il warfare che prende il posto del welfare, il potere del privato, per di più sfuggente e difficilmente contrastabile com’è il potere finanziario, che schiaccia il potere pubblico a ogni livello della società, l’incessante e sistematica manipolazione della realtà da parte dei media, il restringimento fino all’esaurimento degli spazi e delle forme disponibili per qualunque vera opposizione tanto collettiva che individuale: è di questo che occorre parlare ed è su questo che chi non ci sta dovrebbe proporre obiettivi, organizzare le forze e passare al contrattacco perché continuare a difendersi o a prendere tempo in attesa di non si sa cosa è farsi spazzare via.








































Add comment