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linterferenza

Jurgen Habermas

di Fabrizio Marchi

Ieri è scomparso Jurgen Habermas, più o meno unanimemente considerato l’ultimo dei grandi filosofi viventi.

La premessa, per quanto mi riguarda, è che quando parlo di questi grandi uomini che, a torto o a ragione, hanno fatto la storia del pensiero (o si ritiene che l’abbiano fatta), lo faccio con la stessa umiltà con cui un giocatore di calcio amatoriale, come il sottoscritto, parla di questo o quel giocatore di serie A. Spesso in queste discussioni o chiacchierate (molto divertenti, devo dire) fra amici e appassionati di calcio si bocciano drasticamente molti giocatori, in genere quelli meno dotati tecnicamente, i “terzinacci”, i mediani di spinta, gli “sportellari”, quelli che “la natura non ha dotato” (come recita la bellissima canzone di Ligabue, “Una vita da mediano”). In realtà poi, quando in età adulta ti capita di giocarci insieme come a me è capitato (perché anche loro per divertimento continuano a giocare anche in età avanzata), ti rendi conto che fra te e loro c’è la stessa differenza che c’è, metaforicamente parlando, tra una mosca e un elefante, quando ci giochi non ti fanno neanche vedere la palla e anche quello che quando giocava in serie A o in serie B ne parlavi al bar sotto casa come di uno “scarpone” rispetto a te è un gigante e ha un tasso tecnico che tu non sai neanche cosa sia.

Fatta questa doverosa premessa, torno rapidamente ad Habermas. La mia opinione – da umilissimo manovale della filosofia – è che fosse un filosofo innocuo, come altri, sia chiaro, non era certo il solo. E dal mio punto di vista, quando dici che un filosofo è innocuo, lo hai ammazzato.

I filosofi di razza, sempre dal mio modestissimo punto di vista, sono quelli che rompono e “irrompono”, un po’ in fondo come i grandi profeti, che “traumatizzano”, che perturbano e che, anche in questo caso, come i profeti, sono in grado di pre-vedere, di guardare oltre il loro tempo. In tal senso l’elenco di costoro, estremamente diversi fra loro, sarebbe lungo (ma non lunghissimo). Mi limito a citarne solo qualcuno senza andare troppo indietro nel tempo: Spinoza, Bruno, Marx, Schopenhauer, Nietzsche, Leopardi, Heidegger, Lukacs, Pasolini. Ecco, questi, pur nella loro diversità, di tutto possono essere criticati e tutto sono stati tranne che innocui, su questo non c’è ombra di dubbio. Oggi potremmo definirli come “politicamente scorretti”. L’ultimo filosofo “politicamente scorretto” (e non a caso ostracizzato) scomparso non molti anni fa, per quanto mi riguarda, è stato Costanzo Preve. Oggi esiste qualche pensatore di razza e non innocuo (anche se sconosciuti al grande pubblico) ma non ne faccio i nomi perché con un paio di questi mi onoro di essere amico e con un altro ho rapporti amichevoli anche se non posso definirlo un amico nel senso proprio del termine. Farne i nomi sarebbe di cattivo gusto e quindi non lo faccio.

Ecco, Habermas è stato considerato un gigante del pensiero ma a mio modesto avviso non lo era, proprio e soprattutto perché non impensieriva nessuno, tanto meno chi è al comando.

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