Il colpo di Stato che ha portato Washington ad attaccare l'Iran
di Davide Malacaria
“Israele ha messo in atto con successo un colpo di stato contro gli Stati Uniti d’America e ha ordinato al presidente Trump di forzare un cambio di regime in Iran a prescindere da quanto alto sia il costo!” Questa la sintesi di un’intervista rilasciata da Max Blumenthal ad Alex Jones che fotografa quanto sta accadendo
Un colpo di Stato ovviamente non si fa dall’estero, ma attraverso i sostenitori di Israele in America, che sono potenti a tutti i livelli. Ed è stato realizzato attraverso i Files di Epstein che hanno rivelato realtà indicibili, ma sono stati strumentalizzati per causare danni ancora più indicibili.
Lo abbiamo sostenuto fin dal primo momento, spiegando che lo scandalo è scoppiato perché serviva a una parte del potere di questo mondo, degenerato quanto quello immortalato nei Files, per piegare le élite occidentali, e non solo, ai propri disegni. Tanto è vero che Epstein è sparito dai media mainstream Usa (a parte sporadici cenni per ribadire il ricatto).
Così il disvelamento delle malefatte di parte delle élite occidentali ha avuto come esito non un sussulto di moralità – al di là di qualche dimissione, poco altro – ma il genocidio dei palestinesi, la devastazione del Libano e ora la guerra all’Iran, le cui ripercussioni globali prevedibili – costo dell’energia e altro – sono solo una frazione di quelle imprevedibili.
Imprevedibilità incrementata al parossismo da alcune variabili. Anzitutto la variabile dell’eccezionalismo, quello americano, che vede gli States come la nazione indispensabile, l’apice della civiltà che il mondo è chiamato a guardare e servire o a essere punito in caso di devianza.
E quello israeliano, la nazione generata dal sangue versato dai nazisti il cui operato, per la terribile sorte pregressa (che pure non può che essere pianta) non può essere messo in discussione e che pertanto gode di un’immunità assoluta che gli permette di agire senza limiti (vedi editoriale di Haaretz “Immunità pericolosa“).
C’è poi la variabile religiosa, alla quale abbiamo dedicato una nota pregressa, che fa dell’attacco all’Iran una guerra di religione, anzi della superfetazione religiosa perché non si tratta di una banale guerra santa, portata agli infedeli perché nemici della vera fede, ma addirittura di un conflitto escatologico, quello di Gog e Magog, l’Armageddon che porterà alla fine dei tempi e alla salvezza degli eletti.
È la guerra messianica-apocalittica che accomuna il messianesimo fanatico ebraico a quello degli evangelicals americani, che Israele e i neocon stanno usando per manovrare la nave imperiale e fornire supporto ideologico alla guerra.
Due variabili impazzite che vanno tenute in dovuto conto, altrimenti non si comprende quanto sta avvenendo. La geopolitica è importante, decisiva certo, ma non è per un disegno geopolitico che si uccidono 175 civili nel primo giorno di guerra, quasi tutte bambine delle elementari della scuola Shajareh Tayyebeh (l’albero buono) di Minab.
Un attacco deliberato, come documenta in maniera prudente ma irrevocabile un’analisi di al Jazeera copiata poi dal New York Times che però l’ha derubricato ad errore, un errore dovuto al fatto che gli americani, per pianificare l’attacco, avevano usato una cartina vecchia di anni… se non fosse tragica, la spiegazione risulterebbe comica (davvero attaccano basandosi su mappe del 2015? E i satelliti?). Peraltro, come riferito da MIddle East eye, si è trattato di un double-tap, doppio colpo, tattica che massimizza le vittime.
Un ulteriore aspetto che rende il conflitto tanto a rischio è che gli strateghi imperiali, come quelli dello Stato guida mediorientale, hanno perso il contatto con la realtà.
Al di là del genocidio di Gaza, sul quale è inutile spiegare, lo dimostra, tra le altre cose, il fallimento dell’attacco. Un fallimento evidenziato anche dalle contraddittorie dichiarazioni di Trump e dei suoi collaboratori, i quali hanno parlato di un regime-change per poi smentirlo; di un attacco di terra poi smentito – ieri Trump lo ha definito “solo una perdita di tempo” – e formulato una scadenza temporale del conflitto per poi spostarla sempre più in là, errore infantile di persone che non conoscono neanche il basilare assunto che vuole che le guerre si sa quando iniziano, ma non quando finiscono.
Solo per enumerare alcune contraddizioni causate dal fatto che la realtà ha infranto man mano i loro sogni di gloria di una subitanea resa di Teheran, di una caduta immediata dell’apparato politico-militare iraniano, di una rivolta popolare etc.
Da questo punto di vista è più che significativo che ieri Trump, o chi per lui, sul suo profilo X abbia pubblicato un filmato in cui le immagini dell’attacco a Teheran si alternavano ad altre tratte dal videogioco di guerra Call of Duty.
Cenno epifanico di come i padroni del vapore vivano in una realtà virtuale, da cui il di più della follia distruttrice nella realtà vera, carnale, nella quale non muoiono bambini virtuali (a proposito: una delle tante cheerleaders occidentali che hanno sostenuto la rivoluzione delle donne, che ha scosso l’Iran tra il 2022 e il 2023, ha speso una parola per le tante bambine uccise?).
Molte le variabili impazzite di questa aggressione, che possono essere sintetizzate con l’esercitazione missilistica di ieri, nella quale gli Stati Uniti hanno testato il missile intercontinentale Minuteman III, esercitazione che dicono fosse in agenda, ma che la prudenza avrebbe dovuto suggerire di posticipare.
Con una gittata di 13mila Km, il Minuteman III può colpire obiettivi in tutto il pianeta. Roba nota e vecchia, più interessante il report di NDTV Word: “Viene definito un missile ‘apocalittico’ perché, una volta lanciato, la Terra potrebbe non essere più abitabile a causa delle ricadute radioattive che dilagherebbero ovunque”.
Inutile sottolineare il vezzo apocalittico, più interessante porsi la domanda: “Quale mente folle può produrre e vantarsi di un’arma che, se usata, metterebbe fine anche all’esistenza sua e dei propri cari?”. Tale la follia che alberga nelle élite che stanno cercando di incenerire, per ora, l’Iran e il Libano. Tale la follia che mette a rischio il mondo.










































Add comment