Sul filo rosso del tempo. Riflessioni su alcune ideologie contemporanee di Alessandra Ciattini
di Marco Pondrelli
Il libro di Alessandra Ciattini è un importante contributo al dibattito sulle grandi questioni che, dal 1989, hanno trasformato il mondo, non soltanto dal punto di vista geopolitico, con la fine della contrapposizione tra i due blocchi e l’affermazione di una fase dominata dagli Stati Uniti, ma anche sotto l’aspetto culturale e filosofico. È cambiato infatti il modo stesso di interpretare gli avvenimenti e le trasformazioni della società contemporanea.
Per affrontare queste complesse questioni, l’autrice ha raccolto nel volume una serie di scritti, organizzandoli in tre parti: Ideologia, Religione e Femminilità. Si tratta di temi diversi, ma legati da un filo conduttore comune: la necessità di leggere i fenomeni sociali e culturali nella loro dimensione storica e nelle loro relazioni con le condizioni materiali.
Dopo l’89 qualcuno, improvvidamente, parlò di «fine della storia» e in molti parlarono di fine delle ideologie. Ciattini dedica ampio spazio proprio alla discussione sul concetto di ideologia, ricostruendone alcuni significati e seguendone l’evoluzione nella riflessione marxista e nelle scienze sociali. Marx ed Engels rappresentano un riferimento fondamentale, ma nel libro trovano spazio anche autori come Bourdieu, Raymond Williams, Terry Eagleton e altri studiosi che hanno contribuito a ridefinire il concetto di ideologia.
Uno dei temi centrali del volume è il rapporto tra le idee e la realtà sociale, riconducibile anche alla discussione marxiana sul rapporto fra struttura e sovrastruttura.
Un rapporto che in Marx non può essere ridotto a un semplice nesso di causa-effetto: la stessa Ciattini insiste sulla necessità di evitare tanto il riduzionismo economicistico quanto quello culturale, sottolineando la relazione reciproca tra condizioni materiali, forme della coscienza e pratiche sociali.
Tutte queste considerazioni sono espresse in modo chiaro e articolato nelle pagine del libro. Interessante è anche la critica ai tentativi di sostituire all’ideologia concetti come quello di cultura o di discorso. Scrive l’autrice: «Spero di essere riuscita a mostrare come la nozione di cultura e quella di discorso, rifiutando il riduzionismo economicistico con cui sostanzialmente, ancora oggi, il marxismo viene identificato, paradossalmente ripropongono un’altra forma di riduzionismo nel primo caso culturale, nel secondo politico (tutto è cultura, tutto è politica)» [pag. 44].
In questa prima parte è particolarmente interessante l’analisi dell’articolo scritto nel 1968 da Zbigniew Brzezinski, futuro consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter. Ciattini si sofferma sulla sua riflessione sulla società «tecnetronica», termine con il quale Brzezinski descrive una società profondamente plasmata dall’impatto della tecnologia e dell’elettronica, in particolare dei computer e delle comunicazioni.
Brzezinski anticipava inoltre alcuni caratteri della società contemporanea: il progressivo sfaldamento delle grandi organizzazioni di massa, la perdita di centralità delle ideologie e il crescente peso di personalità carismatiche capaci di utilizzare le nuove tecniche di comunicazione per mobilitare le emozioni. Allo stesso tempo prevedeva una crescita del ruolo dei tecnocrati e una società nella quale il lavoro avrebbe potuto diventare un privilegio riservato agli individui dotati di maggiore talento. La seconda e la terza parte, dedicate rispettivamente alla religione e alla femminilità, meritano una lettura, o meglio uno studio, molto attento.
È particolarmente interessante l’analisi del pentecostalismo in America Latina. Ciattini ricostruisce il rapporto tra la diffusione delle confessioni protestanti e pentecostali, le trasformazioni sociali del continente e l’influenza degli Stati Uniti. A questo proposito ricorda come nel 1912 Theodor Roosevelt avesse indicato nel cattolicesimo «il maggiore ostacolo alla penetrazione degli Stati Uniti in America Latina». Come sottolinea Ciattini, «il pentecostalismo ha ripreso elementi tradizionali della religiosità latino-americana, d’altra parte li ha innestati in un altro contesto, la cui conformazione denuncia in maniera evidente l’influenza neoliberale e statunitense, stimolando quel processo di protestantizzazione dell’America Latina sempre auspicato dalle amministrazioni di quel potente paese, ma realizzatosi oggi in maniera alquanto problematica» [pag. 149].
Torna anche in questo passaggio uno dei temi fondamentali del volume: il rapporto tra condizioni materiali, trasformazioni sociali e forme religiose e culturali. L’autrice non considera infatti il fenomeno religioso come una realtà separata dalla storia, ma ne ricerca le connessioni con i processi politici, economici e sociali.
La parte sulla femminilità è invece fortemente legata alla formazione antropologica dell’autrice e affronta la condizione femminile attraverso il rapporto tra natura e cultura. Ciattini si interroga sulle origini storico-antropologiche dell’inferiorità della donna, mostrando come le differenze biologiche siano state interpretate e trasformate, nel corso della storia, in rapporti sociali di subordinazione.
Se volessimo trovare un filo conduttore dell’intero libro, lo si potrebbe individuare nel rifiuto di una società atomizzata. Nella prospettiva critica di Ciattini, il neoliberismo tende a porre l’individuo al centro della vita sociale, facendogli ricadere addosso tanto la responsabilità dei problemi quanto quella delle loro soluzioni. È una dinamica che si accompagna alla precarizzazione del lavoro, all’indebolimento dei legami comunitari e alla crescente autoreferenzialità dell’individuo. La stessa autrice collega esplicitamente questi processi alla centralità dell’individuo nelle società di mercato e all’affermazione dell’ideologia del merito.
Su questo punto si può aprire una riflessione che va oltre il libro. Anche Luca Ricolfi, sociologo non certo di formazione marxista, ha analizzato alcuni aspetti della trasformazione dell’immaginario collettivo contemporaneo. La crescente centralità delle identità individuali e la frammentazione delle appartenenze possono essere lette, da una prospettiva marxista, anche come un ulteriore indebolimento della dimensione collettiva.
Siamo sempre più spinti a considerarci individui singoli e, nello stesso tempo, consumatori singoli. Parallelamente, il mondo del lavoro è stato frammentato attraverso forme contrattuali diverse, precarizzazione e individualizzazione dei rapporti, contribuendo a indebolire quei legami collettivi che in passato avevano costituito una parte importante della coscienza e della coesione di classe.
È proprio qui che il «filo rosso» evocato dal titolo del libro acquista il suo significato più interessante: fenomeni apparentemente lontani – ideologia, religione, tecnologia, trasformazioni sociali e condizione femminile – possono essere compresi soltanto ricostruendone le connessioni storiche e materiali. È questo, a mio avviso, il principale merito del lavoro di Alessandra Ciattini.













































Add comment