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Published: 22 February 2026
Created: 02 February 2026
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Sandra Teroni, Sartre e Rossanda

di Massimo Raffaeli

Sandra Teroni, Sartre e Rossanda. Una ingombrante intransigenza, Roma, Donzelli, 2025

Quasi una generazione divideva Jean-Paul Sartre (1905-1980) da Rossana Rossanda (1924-2020) ma un particolare sentimento ne ordiva il rapporto di istintiva intelligenza delle cose prima che di assennata amicizia, ed era un nucleo profondo in cui si combinavano la non-conciliazione nei riguardi dell’esistente e una ricerca di umana integrità, non più ferita né offesa dalla divisione in classi e da una diseguaglianza così antica tra chi ha e non ha, ad ogni livello, da essere ormai iscritta nel senso comune come fosse un dato ontologico. Sartre, che non fu mai un uomo politico stricto sensu né un marxista dottrinario, dettò in epigramma il suo testamento e scrisse di avere votato alla borghesia un odio che si sarebbe estinto soltanto con la morte mentre Rossana Rossanda, marxista antidogmatica il cui stile elegante riassorbiva i moti di un pensiero portato a interrogare il differenziale fra teoria e prassi, per parte sua testimoniava di una scelta di campo sempre ribadita tra la Resistenza, la militanza nel Pci e la fondazione del «manifesto» con la lunga straordinaria vicenda che ne sarebbe conseguita: ora attesta la ricchezza del loro rapporto Sartre e Rossanda. Una ingombrante intransigenza, il volume che Sandra Teroni allestisce con grande accuratezza limpidamente delineando nel saggio introduttivo le fasi di un rapporto che inizia nel dopoguerra, quando Rossanda è una ex resistente nonché giovanissima dirigente del Pci e responsabile della Casa della cultura a Milano mentre il filosofo, lo stesso che ci viene incontro dalla celebre foto scattata da Cartier-Bresson sul Pont Neuf, è fra molte altre cose l’autore del romanzo La nausea (1938), il fondatore della rivista che doppia in Francia il «Politecnico» di Vittorini, «Les Temps Modernes», ed è insomma l’emblema dell’esistenzialismo: dunque il loro è un rapporto – nota Teroni – che sussiste «nella formazione letteraria, nella polarizzazione tra letteratura e politica, nel sacrificio della prima alla seconda».

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Published: 22 February 2026
Created: 18 February 2026
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aldous

Universalismo e guerra

di Alberto Giovanni Biuso

«Il pastore ha fatto temere il lupo alla pecora durante tutta la sua vita, ma alla fine è il pastore a mangiarsela» (Proverbio georgiano)

L’Europa ha nel mondo una sua specificità che affonda nelle antiche culture mediterranee, caratterizzate dall’identità dello spazio - il Mediterraneo appunto - e dalla differenza sia nei modi di viverlo sia nelle relazioni con la maggiore potenza soltanto in parte mediterranea, l’Impero persiano.

Le radici dell’Europa sono pertanto politeistiche e pagane; l’elemento ebraico-cristiano si è diffuso molto tardi rispetto a tali strutture, anche se è poi diventato dominante. La storia politica, sociale, culturale di questo spazio marittimo e continentale è stata molto variegata e assai complessa e si può ormai constatare che essa sembra arrivata alla sua fine. Il suicidio, insieme traumatico e lento, iniziato con la guerra civile europea (1914-1945) si va compiendo in forme sempre tragiche nella sostanza ma farsesche nell’espressione. Nel XXI secolo, e in particolare negli anni Dieci e Venti, l’Europa è infatti governata da oligarchie senza cultura, senza libertà, senza dignità, è governata da dei veri e propri «ectoplasmi o sonnambuli convertiti al bellicismo» (Alain de Benoist, in Diorama Letterario, n. 389, gennaio-febbraio 2026, p. 9).

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Published: 21 February 2026
Created: 18 February 2026
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tempofertile

Marco Rubio a Monaco: il ritorno del suprematismo civilizzazionale

di Alessandro Visalli

P 068977 00 01 02 HIGH 773181 600x400Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il 14 febbraio 2026, il Segretario di Stato Americano, Marco Rubio, ha pronunciato un atteso discorso[1] nel quale ha invitato i leader europei ad unirsi agli USA nella difesa della civiltà occidentale. E proprio di quella civiltà che dal XV secolo in poi, per cinquecento anni, ha di fatto oppresso, schiavizzato, barbaramente trucidato, oscurato e calpestato millenarie civiltà colpevoli di essere solo troppo deboli.

Oggi, al primo quarto del sesto secolo, quando troppo debole il resto del mondo non è più, Rubio, come un novello conquistador, invita ad unirsi sotto lo stendardo della ‘civiltà’ per rinnovarne i fasti.

Un anno fa anche il vicepresidente Vance pronunciò nella stessa occasione un vibrante discorso[2] nel quale, tuttavia, spostava con vigore il tema dalla sicurezza esterna a quella dei valori. In quella occasione disse apertamente che l’Amministrazione era impegnata e credeva di poter “raggiungere un ragionevole accordo tra Russia e Ucraina” e che lo preoccupava, casomai, “la ritirata dell’Europa da alcuni dei suoi valori fondamentali”. In particolare, dalla democrazia (l’Unione si era appena vantata del fatto che il governo rumeno avesse annullato un’elezione non gradita), tramite il controllo dei social, le restrizioni alla libertà di espressione, di opinione (nella fattispecie contro l’aborto). Uno dei passaggi più forti, echeggiante un apocrifo Voltaire fu “a Washington c’è un nuovo sceriffo in città e sotto la guida di Donald Trump potremmo non essere d’accordo con le vostre opinioni, ma combatteremo per difendere il vostro diritto di esprimerle nella piazza pubblica, che siate d’accordo o meno.” Insomma, Vance si travestiva da più puro e coerente liberale, di fronte al totalitarismo europeo.

Ora, invece, l’amministrazione americana ha mandato un funzionario di livello meno alto, il Segretario di Stato, ma, soprattutto, lo ha mandato a dire una cosa del tutto diversa: mentre Vance parlava di democrazia e di pace, Rubio parla di scontro e di espansione.

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Published: 21 February 2026
Created: 18 February 2026
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analisidifesa

A Monaco gli Stati Uniti snobbano l’Europa in delirio bellicista

di Gianandrea Gaiani

csm 20250215 msc61 5719 278fa1420a.jpgPiù slogan che contenuti, più propaganda che politica, più bugie che concreto realismo. La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco non si è differenziata molto dei summit degli ultimi anni mettendo in luce ancora una volta la profonda inadeguatezza di molti leader europei rispetto alle sfide che devono affrontare.

Quanto peso attribuissero gli Stati Uniti agli “alleati” europei era del resto già evidente prima dell’inizio della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, quando solo il segretario di Stato aveva annunciato la sua presenza mentre il vice-presidente J.D. Vance e il capo del Pentagono Pete Hegseth hanno rinunciato a partecipare e quest’ultimo non si è visto neppure al summit dei ministri della Difesa della NATO pochi giorni prima della conferenza.

Benché con toni pacati rispetto al ruvido intervento contro i leader europei di cui si rese protagonista J.D. Vance nell’edizione de 2025, Marco Rubio ha affermato che USA ed Europa hanno un destino comune, precisando però tra le righe che tale destino viene deciso a Washington.

Come ha evidenziato il generale Maurizio Boni, che da Monaco ha seguito la conferenza per Analisi Difesa, dietro le parole rassicuranti, Rubio ha ribadito le posizioni di fondo dell’amministrazione Trump secondo la quale le Nazioni Unite non hanno giocato nessun ruolo nella risoluzione dei conflitti; l’ordine internazionale basato su regole ha portato a “migrazioni di massa che destabilizzano i paesi occidentali”; le istituzioni globali devono essere “riformate e ricostruite”.

Nelle parole iniziali del suo intervento “siamo preoccupati per l’Europa”, e nel suo successivo sviluppo, ritroviamo i contenuti (e il linguaggio) della strategia di sicurezza nazionale divulgata nel dicembre dello scorso anno. In altre parole, l’America vuole un’Europa forte, ma nella quale una delle priorità degli Stati Uniti è quella di “sviluppare l’opposizione all’attuale traiettoria europea all’interno delle nazioni europee”, intendendo il sostegno a movimenti o partiti europei contrari alle attuali politiche dell’UE.

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Published: 21 February 2026
Created: 17 February 2026
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lantidiplomatico

Dalla Dottrina Monroe alla "Dottrina Mondroe": l'imperialismo USA e il tramonto del diritto internazionale

di Alberto Bradanini

A proposito di colonialismo americano: dalla Monroe alla Mondroe

njfvòldjkitrgbgf1. Nemmeno i roditori di Manhattan hanno mai digerito la leggenda infantile che la dottrina Monroe - un’insulsa sintesi ideologica dell’allora nascente colonialismo americano, datata 1823 - debba considerarsi l’undicesimo comandamento della religione imperialista. Persino i frequentatori di quelle vie fognarie sono al corrente che si tratta di un’impudente stampella che tenta di giustificare l’ingiustificabile. Vediamo: il 2 dicembre 1823, in un messaggio al Congresso l’allora inquilino della Casa Bianca, James Monroe , consegnò alla storia quanto segue: "I continenti americani, nella condizione libera e indipendente che hanno assunto e mantengono, non devono più essere considerati soggetti, d’ora innanzi, a future colonizzazioni da parte di potenze europee.", aggiungendo che gli Stati Uniti non avrebbero interferito negli affari europei, ma avrebbero considerato atto ostile ogni tentativo di interferenza europea nei paesi americani indipendenti (vi erano allora molte colonie).

Da allora gli europei non hanno più interferito nell’Emisfero Occidentale - con l’eccezione della vicenda cubana (1962), momento critico della guerra fredda tra due Grandi Potenze - non tanto per discernimento, quanto per declino strutturale e diverse priorità. Gli Stati Uniti hanno invece disatteso quella promessa, ingombrando pervasivamente l’Europa (e il mondo intero), con minacce, sanzioni, conflitti, corruzione e uso della forza.

Da allora, l’infantile ermeneutica della dottrina Monroe contribuisce a silenziare una spudorata violazione del diritto internazionale e della sovranità/libertà di altri popoli, per nutrire la gloria e le tasche della sola nazione indispensabile al mondo (M. Albright e B. Clinton).

Del resto, il buongiorno si vede al mattino. Sin dagli albori, l’ideologia di una nazione modellatasi nello sterminio degli indigeni americani nutriva le istituzioni con l’orrore disumano della schiavitù: i padri fondatori di cotanta democrazia – George Washington, Thomas Jefferson, James Madison, William Harrison, John Tyle e via dicendo - erano tutti grandi proprietari di schiavi.

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Published: 21 February 2026
Created: 16 February 2026
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lantidiplomatico

Bombe cognitive sul Venezuela: le 3 principali fake news dal rapimento del presidente Maduro

di Geraldina Colotti

Le bombe cognitive, che precedono, preparano e accompagnano le bombe vere hanno questo come obiettivo: rompere l'identità collettiva, balcanizzare i territori e i cervelli e distorcere le emozioni, facendole deviare dalla solidarietà al dubbio e al rifiuto

G9vYAhcXEAAo 4P 1767445065616.jpg venezuela ecco com e stato catturato maduro i dettagli del blitz usa.jpg“Se uno dice che piove e l'altro che c'è il sole, un buon giornalista si alza e va fuori a vedere”. La storiella, usata a volte dal docente per introdurre ai corsi di giornalismo, vale in fondo anche ora che l'Intelligenza Artificiale e la manipolazione mediatica agiscono come armi di distrazione di massa per quel che riguarda il Venezuela. Come distinguere le notizie vere da quelle false? Intanto, guardandosi dalle sistematiche distorsioni informative applicate dai media egemonici riguardo la rivoluzione bolivariana, e aumentate di tono dopo il sequestro del presidente Nicolas Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie. Qui ne esaminiamo alcune, relative al piano sociale, politico e, soprattutto, economico, essendo il petrolio la principale causa scatenante dell'aggressione armata del 3 gennaio.

Quando la presidente incaricata, Delcy Rodríguez, (definita di proposito “a interim” dalla stampa internazionale, per indicare un vuoto di potere, e una gestione sotto tutela) chiede elezioni libere dalle sanzioni, i media tagliano la frase e titolano soltanto "Delcy si impegna a elezioni libere", decontestualizzando e costruendo una realtà distorta per far credere che le elezioni precedenti fossero tutte truccate.

Quando un progetto sociale termina con profitto e se ne sta cominciando un altro, si dice che Delcy sta per smantellare il sistema delle misiones, i piani sociali messi in campo da Chávez e diretti a diversi settori. Fra queste, la Misión Robert Serra, dedicata al giovane deputato chavista, ucciso dai fascisti il 1° ottobre del 2014 insieme alla sua compagna Maria Herrera. Prima, si chiamava Misión Jovenes de la Patria.

Un progetto rivolto ai ragazzini con disagio sociale, per accompagnarli nel percorso di formazione e poi di inserimento al lavoro. A Robert Serra è stata anche dedicata una fondazione, che dipende dalla presidenza della Repubblica e ha sede nella casa in cui egli viveva con la compagna, nel quartiere La Pastora.

Lì trovano rifugio e accoglienza giovani in difficoltà. Secondo i media egemonici, sia la Misión che la fondazione sarebbero state cancellate, prefigurando il completo ritorno al capitalismo a cui si dedicherebbe il governo incaricato.

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Published: 21 February 2026
Created: 19 February 2026
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comidad

Mentre in Italia si è ancora alla faida tra politica e procure, negli USA la corruzione è già legalizzata

di comidad

Nel febbraio del 2022 il conflitto tra NATO e Russia tramite Ucraina ha bruscamente interrotto il grande esperimento di business emergenziale, e anche di grandeur nazionale dell’Italietta: il green pass. Venduto alla politica e all’opinione pubblica come un avveniristico strumento di controllo sociale, il green pass consisteva in effetti in una regressione ai lasciapassare interni da Ancien Régime e alla cara vecchia tessera del Fascio. Il green pass era gestito dalla Sogei, una SpA posseduta interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Circa un anno e mezzo fa il direttore generale della Sogei è stato arrestato in flagranza di reato mentre percepiva una tangente di quindicimila euro da un imprenditore. Nelle perquisizioni dell’appartamento del direttore generale della Sogei sono stati trovati altri centomila euro in contanti. L’episodio è rimarchevole per la scarsa entità delle cifre in gioco e per il metodo trogloditico della bustarella con il quale la corruzione veniva esercitata; il che contribuisce ulteriormente a smantellare il mitico alone futuristico-distopico costruito attorno alla Sogei nel 2021.

La criminalità dei colletti bianchi non è un elemento degenerativo del sistema, ma la fisiologia e la ragion d’essere di un potere che riconosce di non avere senso di esistere senza l’abuso di potere. Il problema è che in Italia la criminalità dei colletti bianchi è rimasta al secolo scorso, al Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli e alla faida tra politica e procure, che infatti è alla base del prossimo referendum.

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Published: 21 February 2026
Created: 18 February 2026
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lafionda

Ursula ist kaput e l’anti-Ursuleide di Orgasmo

di Antonio Sanges

Secondo una nota tesi filosofica, il capitalismo avanzato starebbe colonizzando anche il sonno, estremo lembo non mercificato dell’esistenza umana. Come argomenta Johnatan Crary nell’agile e ormai classico 24/7: Late Capitalism and the Ends of Sleep, la società dei consumi spinge a un’attività perenne, sicché le ore di sonno diventano sempre meno perché durante il tempo che dovrebbe essere dedicato al riposo occorrerebbe lavorare e produrre. Inoltre, lo stesso capitalismo che sottrae il sonno vende sul mercato dei prodotti che inducono il sonno stesso, in un cortocircuito apparentemente paradossale. È notevole che la tesi di Crary non è tanto una profezia, né un’acuta teoria fondata su presupposti epistemologici influenzati da precise vedute ideologiche (direi nemmeno col senno del poi). Semmai, è la proposta al pubblico (e dunque l’immissione sul mercato in termini affascinanti, volendo tangenzialmente divagare e sottilizzare) di un dato di fatto. Che la società contemporanea spinga a produrre e dunque a erodere anche le ore di sonno è, sic et simpliciter, vero in termini teorici. Con un salto di senso, in termini storici e generazionali, invece, si traduce nella capitolazione e sconfitta dei moti rivoluzionari e di ribellione o, secondo un’altra prospettiva, dello spegnimento delle pulsioni erotiche o, ancora, diciamo pure della morte di Dioniso. Il fatto si è che sembra che per ribellarsi al capitalismo occorre non fare niente. Cioè, se il capitalismo erode il sonno, non serve più a nulla salire sulle barricate ma è più utile starsene a dormire perché il dormire stesso è un atto rivoluzionario.

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Published: 21 February 2026
Created: 17 February 2026
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Epstein, Yermak e Zelensky

di Thierry Meyssan

Se Epstein sembra aver commesso crimini per il puro piacere di compierli, non dobbiamo dimenticare che lavorava per un servizio segreto, il Mossad. Gli orrori perpetrati sono stati innanzitutto un mezzo per ricattare gli amici. Anche se al momento non ci sono personalità ucraine direttamente coinvolte, numerosi elementi ci costringono a cercare chi, in Ucraina, ha fornito bambini alla rete di Epstein

Il caso Epstein sta scuotendo tutti i Paesi sviluppati. Riassumiamo i fatti: il miliardario Jeffrey Epstein ha organizzato per conto del Mossad e del ramo franco-svizzero dei Rothschild una rete di informatori. Al fine di procurarsi mezzi di ricatto, ha progressivamente coinvolto i personaggi presi di mira (scienziati, finanzieri e politici) in una serie di giochi sempre più atroci. All’inizio proponeva relazioni extraconiugali, poi rapporti con partner sempre più giovani, arrivando infine a coinvolgerli in torture, uccisioni e cannibalismo. Persone che raggiungono posizioni importanti nella società possono sentire il bisogno di verificare il proprio potere; possono misurarlo solo con trasgressioni di pari livello, attraverso pratiche unanimemente condannate, cui si abbandonano senza tema di essere perseguiti.

Questo tipo di ricatto non è nuovo. In Francia abbiamo avuto il caso Doucé (1990) e in Belgio il caso Dutroux (1995-1996). Non è mai stata fatta luce sugli obiettivi di questi ricatti. Ci si è limitati a fare i nomi di alcuni personaggi, ma non sono mai stati arrestati criminali di alto rango. La novità nel caso Epstein è che la giustizia statunitense dispone di nove milioni di pagine di documenti, di cui un terzo è stato pubblicato.

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Published: 21 February 2026
Created: 15 February 2026
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lantidiplomatico

Conferenza Sicurezza Monaco 2026: i punti chiave

di Fabrizio Poggi

Ormai da tradizione la chiamano “conferenza sulla sicurezza” di Monaco. A sentire anche solo una piccola parte degli interventi dei principali lestofanti europei, si direbbe piuttosto trattarsi di un sabba in onore dei demoni della guerra.

Così, Gertrud-Demonia-Ursula ha proclamato più o meno apertamente che l'Occidente, per mano ucraina, sta conducendo una guerra di logoramento contro la Russia: è «fondamentale non lasciarsi ingannare dalla propaganda russa. Tutti ne sono già stufi. E se si considerano gli obiettivi strategici e militari di Putin, si può dire che ha subito un fallimento colossale. Voleva russificare l'Ucraina, ma l'Ucraina è diventata un paese europeo. Credo che sia fondamentale dire la verità su ciò che sta accadendo in Russia, con la sua economia di guerra, l'inflazione, i tassi di interesse in rapida crescita e il totale isolamento. È una guerra di logoramento... e l'economia russa è già al punto di rottura».

Sulla scia di Demonia, il Primo ministro britannico Keir Starmer ha detto che l'obiettivo non è semplicemente convincere la Russia a porre fine al conflitto, ma esaurire la sua economia al punto che sarà impossibile mantenere l'efficienza bellica delle forze armate. Quindi, rimescolando le carte, ecco che dal «fallimento colossale» evocato da Gertrud, Keir trapassa all'ammonimento su una Russia che «si sta riarmando, ricostruendo le sue forze armate e la sua base industriale. La NATO avverte che entro la fine di questo decennio la Russia potrebbe essere pronta a usare la forza militare contro l'Alleanza».

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Published: 20 February 2026
Created: 20 February 2026
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metis

L’America dichiara la III guerra mondiale

di Enrico Tomaselli

shutterstock 2154574161.jpgUn po’ come fu, per altri versi, la Conferenza di Monaco del 1938, così la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 2026 potrebbe essere il preludio della terza guerra mondiale. Il discorso tenuto da Marco Rubio – non a caso lui, vero deus ex machina della politica estera statunitense – è infatti, né più né meno, che una dichiarazione di guerra da parte dell’impero americano al resto del mondo. Anche se è stato pronunciato con toni assai più melliflui, rispetto a quelli usati da J.D. Vance lo scorso anno, il contenuto del suo discorso è di estrema violenza; e se Vance era venuto a rimbrottare gli europei, ingiustamente (ma non del tutto) accusati di essere un peso morto per gli Stati Uniti, Rubio è venuto a lanciare una duplice sfida: agli europei, cui sostanzialmente ha detto che o scelgono di stare con Washington nella sua crociata o saranno contro, e a tutto il mondo non occidentale, al quale dice che ridisegneranno l’intero ordine globale – ovviamente a propria misura e a proprio piacere – e che sarà così, piaccia o non piaccia.

In buona sostanza, Rubio ripropone l’idea del destino manifesto lanciata da O’Sullivan nel 1845, che in fondo è il substrato ideale su cui poi i neoconservatori costruiranno tutte le loro strategie per il dominio statunitense, e che il Segretario di Stato – forse l’esponente neocon più potente che mai – rimastica e risputa come un chewing gum, adattandolo alla fase contingente. Il solo effettivo elemento di novità, infatti, è in un certo senso il ribaltamento della posizione di Vance: dallo sprezzo verso gli europei alla rivendicazione di una presunta – se non del tutto inesistente – civiltà occidentale che accomunerebbe le due sponde dell’Atlantico. Il richiamo a una epopea colonizzatrice dell’occidente, chiaramente vista in un’ottica da conquista del west, si traduce in un tentativo di nobilitare le pretese egemoniche statunitensi, e di arruolare gli ascari europei facendo appello ad un passato falsamente comune.

E già questo, di per sé, è un modo per definire i termini della relazione immaginata a Washington tra l’occidente ed il resto del mondo.

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Published: 20 February 2026
Created: 16 February 2026
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contropiano2

Come Human Rights Watch ha distrutto la Jugoslavia

di Kit Klarenberg*

human rights watch.jpgIl 25 agosto 2025, questo giornalista ha documentato come gli Accordi di Helsinki del 1975 abbiano trasformato i “diritti umani” in un’arma altamente distruttiva nell’arsenale imperiale occidentale. In prima linea in questo cambiamento c’erano organizzazioni come Amnesty International e Helsinki Watch, precursore di Human Rights Watch. I rapporti apparentemente indipendenti pubblicati da queste organizzazioni sono diventati strumenti devastanti per giustificare sanzioni, campagne di destabilizzazione, colpi di Stato e interventi militari aperti contro presunti violatori dei “diritti” all’estero. Un esempio tangibile dell’utilità di HRW in questo senso è fornito dalla disintegrazione della Jugoslavia.

Nel dicembre 2017, HRW ha pubblicato un saggio autoelogiativo in cui vantava come la sua pubblicazione di “reportage in tempo reale sui crimini di guerra” durante le prime fasi della guerra civile bosniaca nel 1992 e l’attività di lobbying indipendente dell’organizzazione per un meccanismo legale “per punire i leader militari e politici responsabili delle atrocità” commesse nel conflitto, abbiano contribuito alla creazione del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (TPIJ). I documenti conservati dalla Columbia University “rivelano il ruolo fondamentale di HRW” nella fondazione del TPIJ nel maggio 1993.

Questi file descrivono inoltre in dettaglio la “cooperazione di HRW in varie indagini penali” contro ex funzionari jugoslavi da parte del TPIJ, “attraverso lo scambio reciproco di informazioni”. L’organizzazione è desiderosa di promuovere i suoi stretti legami storici con il Tribunale e il modo in cui il lavoro del TPIJ ha stimolato la creazione della Corte penale internazionale. Tuttavia, in questi resoconti agiografici manca qualsiasi riferimento al contributo fondamentale di HRW nel creare il consenso pubblico e politico per la dissoluzione della Jugoslavia, che ha prodotto proprio quelle atrocità che l’organizzazione ha contribuito a documentare e perseguire.

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Published: 20 February 2026
Created: 11 February 2026
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machina

Intellettuali, subalternità e nuove forme di universalità

Note su L’egemonia della superficie di Marco Gatto

di Chiara De Cosmo 

0e99dc c0dfb02fca1746cbacd79d3f8e88df15mv2Una delle ragioni del blocco dell’agire politico rivoluzionario è da ricondurre all’incapacità della teoria di fare presa sul reale. L’egemonia della superficie: per una critica del postmoderno avanzato (Castelvecchi editore, 2024), l’ultimo libro di Marco Gatto, scava a fondo di questa «autoreferenzialità priva di sbocchi» - come la definisce Chiara De Cosmo in questa recensione - della teoria e dell’immateriale e quindi della figura dell’intellettuale e del loro nesso con i meccanismi profondi di riproduzione della società capitalistica nella sua fase «post-moderna avanzata».

* * * *

Nel contesto delle società occidentali a capitalismo avanzato si mostra, con sempre maggiore evidenza, uno scollamento netto tra le forze collettive e le posizioni intellettuali, che di esse pretendono di farsi interpreti. Le recenti mobilitazioni per la Palestina, che hanno visto un’inedita partecipazione allargata, con forme organizzative e di presa di coscienza veramente sorprendenti se paragonate alla situazione degli ultimi decenni, hanno reso questa frattura ancor più manifesta. La polarizzazione del dibattito intellettuale pubblico, i tentativi di sussumere queste energie comuni in etichette dicotomiche che non hanno una reale presa su quanto accade mostrano come l’universo culturale appaia sempre più svuotato e incapace di assolvere a quello che tradizionalmente era il suo compito: cogliere il proprio presente in concetti, in forme in grado di restituirne una leggibilità oggettiva. Si ha l’impressione che le discussioni politiche siano diventate espressione di un arrovellarsi puramente linguistico, che vede le parole diventare referenti vuoti da adattare alla posizione che via via si assume.

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Published: 20 February 2026
Created: 18 February 2026
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Il Prezzo della Pace: L’Italia al Board of Trump e la Questione Palestinese Irrisolta

di Mario Sommella

 

1. Un palcoscenico costruito sulle macerie

Quando il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato al Parlamento la decisione dell’Italia di partecipare, in veste di osservatore, alla prima riunione del Board of Peace presieduto da Donald Trump, il mondo fuori dalle aule di Montecitorio continuava a contare morti. Oltre 72.000 palestinesi uccisi dall’ottobre 2023, secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza – dati validati dall’ONU, dall’OMS e dai servizi di intelligence statunitensi. Il Lancet, nella sua stima piu’ prudente, parla di almeno 186.000 decessi attribuibili al conflitto se si includono le morti indirette per mancanza di cure, malnutrizione, infezioni. L’aspettativa di vita nella Striscia e’ crollata di quasi 35 anni in un solo anno di guerra. Questi non sono numeri: sono generazioni cancellate.

E’ su questo sfondo che si e’ consumato il dibattito parlamentare italiano. E la distanza tra la realtà che quei numeri descrivono e il linguaggio diplomatico con cui la si maneggia e’, di per se’, una forma di disonesta’ politica.

 

2. Che cos’e’ davvero il Board of Peace

Prima di giudicare la scelta italiana, occorre capire con esattezza cosa sia questa istituzione. Il Board of Peace e’ stato proposto da Trump nel settembre 2025 e formalmente costituito a Davos il 22 gennaio 2026, a margine del World Economic Forum, quando 23 capi di Stato ne hanno firmato la carta costitutiva.

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Published: 20 February 2026
Created: 16 February 2026
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marxismoggi

Capitale, Costituzione, democrazia

di Carla Filosa

È tempo di scontro politico, in cui ogni argomento si combatte col discredito dell’avversario, la verità opportunisticamente cancellata è sostituita con un falso verosimile inesistente. Tanata la riforma della Giustizia come riforma della Costituzione, il ministro Nordio sposta gli obiettivi “tecnici” di merito di questa sull’attacco alla persona. Quale miglior bersaglio del procuratore Gratteri, antagonista da sempre, senza protezioni di appartenenze, troppo ligio e specchiato per essere ricattabile, troppo famoso per non suscitare invidie, di cui si decontestualizza una frase ribaltandone concettualmente il senso!

La denuncia del malaffare che Gratteri ha esposto diventa così una ridicola parzialità, meritevole di gogna mediatica come minimo. Dire che ‘ndranghetisti, massoni deviati, imputati di centri di poteri, cioè ogni disonesto “voterà SI per dormire sonni tranquilli” può essere capovolto in: ognuno che voterà SI è un disonesto. Inoltre, l’avvocato Li Gotti, crotonese e profondo conoscitore dei pentiti di mafie, non solo poi conferma l’affermazione di Gratteri riferita all’ambito territoriale, ma fa anche un nome per tutti tra i corrotti negli atti processuali, quello di Giancarlo Pittelli, schierato per il SI e “qualificato come un ‘valore aggiunto’ alle ultime Regionali. Chiederei a Meloni quali sono i contenuti del ‘valore aggiunto’” (Il Fatto Quotidiano, 14.02.26).

Il mondo rovesciato è così l’utile campagna intimidatoria contro il “nemico” immaginario, ma da delegittimare come inaffidabile. Chi non rammenta poi il magistrato Raimondo Mesiano che nel 2009 condannò Fininvest al risarcimento di oltre 750 milioni di euro, e che subito diventò per questo “l’inattendibile magistrato dai calzini celesti”? Stessa operazione diffamatoria, stesso linciaggio mediatico. Però di questo non è qui da dilungarsi.

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Published: 20 February 2026
Created: 15 February 2026
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ilchimicoscettico

Società liquide e solide impunità

di Il Chimico Scettico

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/08/liberta-diritti-repressione-dissenso-oggi/8282420/

Devo a Gandini e Bartolini la mia personale scoperta de L'industria del complottismo di Mathieu Amiech, che ha molto pesato su quanto è stato scritto su questo blog nell'ultimo anno. Questo loro articolo mette assieme cose apparentemente sconnesse (la deriva a-democratica degli ultimi anni e gli Epstein files). In realtà sono aspetti complementari di un fenomeno sfaccettato ma univoco negli esiti, quello che Carlo Galli ha definito l'ultimo atto della democrazia.

In quel contesto, ciò che veniva presentato come tutela collettiva si è tradotto, per molti, in un’ulteriore compressione della libertà materiale e dell’autonomia quotidiana. Anche qui, la violenza non coincide soltanto con l’uso della forza fisica, ma con la ridefinizione autoritaria di ciò che è dicibile, visibile e praticabile.

La domanda allora diventa inevitabile: nella diseguaglianza, nella repressione del conflitto e in un contesto di impunità sistemica si può essere liberi? Povertà, precarietà, assenza di diritti sociali e criminalizzazione del dissenso compromettono l’esercizio di una libertà effettiva. Recuperare un’idea di libertà non neoliberale significa tornare a pensarla come condizione collettiva e materiale, non come privilegio individuale.

I legami sociali, territoriali e politici non sono il limite della libertà, ma la sua possibilità. Senza dissenso, senza conflitto, senza la capacità di spezzare la normalizzazione dell’ingiustizia, la libertà resta una formula retorica: utile a legittimare l’esistente, incapace di trasformarlo.

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Published: 20 February 2026
Created: 13 February 2026
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lantidiplomatico

Come sarà la "nuova" Europa DraghiLettaMerzMeloni?

di Alessandro Volpi*

A proposito della "nuova" Europa di DraghiLettaMerzMeloni (in pratica una sola espressione senza soluzione di continuità), vorrei proporre una considerazione. Mi sembra che ormai persino la Germania non si opponga (come ha dichiarato il presidente della Bundesbank Nagel) agli Eurobond. Nella "visione" del quartetto, a cui aggiungerei un sempre più stralunato Macron, i titoli dei debito comune europeo dovrebbero servire ad assolvere due funzioni. La prima, che è un chiodo fisso della coppia DraghiLetta, è costituta dalla possibilità per gli Eurobond di essere "safety asset", beni rifugio verso cui far convergere l'ampio e diffuso risparmio europeo, per metterlo al sicuro dal sempre più pericolante capitalismo finanziario americano.

Per far questo oltre agli Eurobond servono un mercato dei capitali europeo ancora più aperto al suo interno e regole che favoriscano la creazione di "campioni europei", attraverso cui i risparmiatori comprano il debito comune. Si tratta in altre parole di un'ulteriore finanziarizzazione del risparmio in chiave europea, per coprire il probabile scoppio della bolla finanziaria Usa. Cosa colpisce di questa visione? Un elemento evidente è quello di far finta di non capire che i "campioni" in Europa ci sono già e sono i grandi fondi americani a cui, anche attraverso gli Eurobond, verrà comunque consegnato il risparmio degli europei. BlackRock, Vanguard, State Street compreranno grandi partite di Eurobond e ne determineranno il destino, data la loro assoluta centralità, già acquista nell'azionariato e nella gestione delle istituzioni europee.

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Published: 20 February 2026
Created: 16 February 2026
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doppiozero

Questo voglio, così comando

di Rocco Ronchi

In una intervista di qualche tempo fa al New York Times, Trump ha affermato che solo la sua “moralità” e la sua “mente” limitano l’esercizio del suo potere globale. Delirio paranoico? Senza dubbio, ma ciò non toglie che, come spesso capita con le parole di Trump, in quella brutale franchezza sia contenuta una verità d’ordine metafisico che trascende il piano della sola psicopatologia. Essa ci porta al cuore dell’“attualità” e della sua “ontologia” (“ontologia dell’attualità” era la definizione foucaultiana della pratica filosofica). Ci aiuta a comprendere perché, quando ci alziamo il mattino e scorriamo le notizie, abbiamo sempre la percezione netta che il “mondo” stia approssimandosi alla sua fine o, forse, che sia già finito, e che alla nostra intelligenza non resti altro da fare che prenderne atto.

“Mondo” non indica semplicemente la totalità delle cose che sono, “mondo”, spiegava Heidegger, è un “esistenziale”, vale a dire è una costellazione significativa che al suo centro, come suo polo di riferimento, ha l’uomo come essere sociale, come soggetto determinato dalla sua partecipazione a un ordine simbolico dato. “Mondo”, insomma, è innanzitutto una cornice di senso, una direzione per una umanità storica. Ebbene, il “mondo” che finisce nelle parole deliranti di Trump è il mondo che era stato generato nel 1789 dalla Rivoluzione Francese, il mondo che aveva trovato nella trinità “libertà uguaglianza fraternità” la sua parola d’ordine.

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Published: 20 February 2026
Created: 20 February 2026
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sinistra

Una straordinaria sintesi del Manifesto marx-engelsiano: omaggio a Umberto Eco

di Eros Barone

«Non si può sostenere che alcune belle pagine possano da sole cambiare il mondo. L’intera opera di Dante non è servita a restituire un Sacro Romano Imperatore ai comuni italiani. Tuttavia, nel ricordare quel testo che fu il Manifesto del Partito Comunista del 1848, e che certamente ha largamente influito sulle vicende di due secoli, credo occorra rileggerlo dal punto di vista della sua qualità letteraria o almeno – anche a non leggerlo in tedesco – della sua straordinaria struttura retorico-argomentativa.

Inizia con un formidabile colpo di timpano, come la Quinta di Beethoven: “Uno spettro si aggira per l’Europa” (e non dimentichiamo che siamo ancora vicini al fiorire preromantico e romantico del romanzo gotico, e gli spettri sono entità da prendere sul serio). Segue subito dopo una storia a volo d’aquila sulle lotte sociali dalla Roma antica alla nascita e sviluppo della borghesia, e le pagine dedicate alle conquiste di questa nuova classe “rivoluzionaria” ne costituiscono il poema fondatore – ancora buono oggi, per i sostenitori del liberismo. Si vede (voglio proprio dire ‘si vede’, in modo quasi cinematografico) questa nuova inarrestabile forza che, spinta dal bisogno di nuovi sbocchi per le proprie merci, percorre tutto l’orbe terraqueo (e secondo me qui il Marx ebreo e messianico sta pensando all’inizio del Genesi), sconvolge e trasforma paesi remoti perché i bassi prezzi dei suoi prodotti sono l’artiglieria pesante con la quale abbatte ogni muraglia cinese e fa capitolare i barbari più induriti nell’odio per lo straniero, instaura e sviluppa le città come segno e fondamento del proprio potere, si multinazionalizza, si globalizza, inventa persino una letteratura non più nazionale bensì mondiale.

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Published: 19 February 2026
Created: 17 February 2026
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mondocane

Resilienza Iran, Rebus Venezuela, Azienda Europa

Guerre di classe

di Fulvio Grimaldi

fneiurtbtk.jpgSaluto all’Iran

Per incominciare, saltando di palo in frasca, cioè di emisfero in emisfero, in questo caso emisferi uniti nella resistenza al nuovo ordine delle cose come rappresentato dal sopruso della forza sul diritto, inviamo un saluto al resistente Iran. Ce la vedremo poi con l’America Latina, dove giganteggia la vexata quaestio del Venezuela decapitato, per finire nella periferia del mondo, che però insiste a pretendersene il centro, l’UE.

Dall’ambasciatore Mohamed Reza Sabouri siamo stati invitati alla Festa nazionale della Repubblica Islamica. Ma spiritualmente eravamo anche in mezzo alle folle, che tra l’altra conosciamo, frequentiamo e a cui vogliamo bene, con le quali, nelle piazze iraniane, da Tehran a Isfahan, da Mashhad a Shiraz, si è celebrata la volontà e il “destino manifesto”, questo sì, di una civiltà millenaria.

Nell’ambasciata a Roma, parecchio giornalismo, molta cultura, un florilegio di social, tanta amicizia e poca politica istituzionale, hanno condiviso una festa nazionale nel segno del riscatto nazionale dal colonialismo e dalla dittatura monarchica, eliminati dalla rivoluzione del 1979. Festa nazionale che celebra anche il prevalere, ancora una volta, della giustizia e della verità sull’ennesimo tentativo, terroristico o guerresco, di eliminare questa pietra d’inciampo che intralcia la normalizzazione imperialista e sionista del Medioriente.

Di questa verità è stato testimonianza un documentario sui giorni del recente tentativo di regime change - portato avanti, e addirittura rivendicato, dalle centrali dell’intelligence occidentale e israeliana (Mossad, CIA) - attraverso l’aggressione armata, spesso letale, a cittadini, strutture di Stato e religiose, forze dell’ordine e del soccorso civile.

Tutte cose “sfuggite” all’attenzione dei nostri media, perfino a molti di coloro che si professano dalla parte del diritto dei popoli a sovranità e autodeterminazione.

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Published: 19 February 2026
Created: 14 February 2026
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laboratorio

Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi

di Domenico Moro

Materie prime immagine.jpegRecentemente, gli Stati Uniti hanno promosso la costituzione di una enorme riserva strategica di materie prime, il Project Vault[i], il cui modello sarebbe, secondo Trump, quello della riserva strategica di petrolio, che venne costituita all’epoca della crisi petrolifera negli anni ‘70. L’obiettivo, oggi, è rendersi autonomi dalla Cina e da altri paesi non alleati non solo sul piano commerciale ma anche su quello militare. La presidenza Trump, del resto, sta basando la sua strategia sulla esplicita minaccia dell’uso della potenza militare. Nella 2026 National Defense Strategy (NDS) del Ministero della guerra statunitense (così è stato non a caso ribattezzato il ministero della difesa), si dichiara di voler realizzare “la pace attraverso la forza”. In pratica, gli Usa desiderano raggiungere una forza militare così schiacciante da poter combattere su più fronti contemporaneamente, raggiungendo la deterrenza nei confronti della Cina e dunque il controllo dell’Indo-pacifico e dell’Eurasia. Anche se l’obiettivo dichiarato sarebbe la pace, quello che in effetti ne risulta è la preparazione delle condizioni per cui gli Usa possano vincere una guerra mondiale del XXI secolo, così come hanno vinto le due guerre mondiali del XX secolo.

Le condizioni che, secondo la NDS, permetterebbero di realizzare gli obiettivi di superiorità strategica sono essenzialmente due: lo sviluppo delle capacità belliche degli alleati, che, secondo Trump, si sono fino a ora troppo basati sull’aiuto statunitense, e la ricostruzione di una forte base industriale negli Usa. Tale base non dovrebbe essere limitata all’industria strettamente militare, ma dovrebbe essere estesa a tutte le branche industriali strategiche, che si sono indebolite negli ultimi decenni a causa delle delocalizzazioni e della deindustrializzazione. Avere una base industriale adeguata a esercitare l’egemonia mondiale significa anche e soprattutto avere il controllo sulle materie prime necessarie alla produzione manifatturiera, a partire dai metalli e dall’energia.

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Published: 19 February 2026
Created: 14 February 2026
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eticaeconomia

Che fine ha fatto il diritto internazionale?

di Michele Grillo

31337096345 e8888f75ff b scaled.jpgMichele Grillo ritiene illusorio, di fronte ai mutamenti in atto, evocare il diritto internazionale senza comprendere l’intreccio di comportamenti economici, assetti giuridici e norme etiche che ne ha accompagnato l’affievolimento. Al diritto non compete di modificare la realtà. Non è la pace che nasce dal diritto, ma il diritto che nasce dalla pace. Organizzare pacificamente la convivenza sociale è prioritario e la teoria dei giochi chiarisce che sono possibili molteplici equilibri sociali per superare i contrasti tra individui e collettività con beneficio di tutti.

* * * *

1. Sul Manifesto del 28 gennaio, Roberta De Monticelli ha espresso apprezzamento per le parole del premier canadese Mark Carney a Davos. Ha però anche sottolineato che Carney (svelando la finzione di un governo delle relazioni internazionali che tutti sanno non essere (più) vero) chiama in gioco un incerto “ordine basato sulle regole”, senza riferimenti al diritto internazionale e all’ONU. L’esortazione di Carney, di finirla con la finzione e di “vivere nella verità”, evocherebbe, per Roberta De Monticelli, l’invito del Caligola di Camus che, interrogandosi su come far cessare il lamento degli uomini che “le cose non sono quelle che dovrebbero essere”, proponeva di cancellare il “dover essere”, per lasciare solo “i fatti puri e le forze della storia”.

Le considerazioni di Roberta De Monticelli stimolano la riflessione dell’economista che oggi si confronta con lo sconvolgimento inatteso e repentino di ciò che ha ritenuto a lungo presupposto della sua disciplina: i rapporti economici (tra individui, come tra nazioni) quali strumento di benessere e di pace.

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Published: 19 February 2026
Created: 15 February 2026
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Orgoglio coloniale

di Paola Caridi

I cinque secoli della nostra colpa, la colpa occidentale di aver colonizzato il mondo, diventano – per il segretario di stato USA Marco Rubio, nel suo discorso alla conferenza per la sicurezza a Monaco di Baviera – l’epopea sulla quale costruire il futuro. “Per 5 secoli, prima della fine della seconda guerra mondiale, l’Occidente si è espanso. I suoi missionari, pellegrini, soldati, esploratori sono andati oltre le loro spiagge per attraversare oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire enormi imperi che si sono estesi nel pianeta.”

È l’orgoglio coloniale, versione Terzo Millennio, dopo un tempo in cui vi era stata un’ammissione di responsabilità. Qui invece, in Marco Rubio e non solo, non c’è nessun senso di colpa, solo il senso della forza totale che si esplicita in chiave militare, culturale, economica, e pure religiosa (cristiana) come Rubio spiega diffusamente. Schiacciare, imporre, definire. Dobbiamo “costruire un nuovo secolo occidentale”, dice Rubio a Monaco. Da brividi, la frase e il luogo deputato. L’olimpo occidentale di Marco Rubio comprende Mozart (la musica o i cioccolatini?), Dante e Shakespeare, Michelangelo, i Beatles e i Rolling Stones, come un bignami dell’occidente stereotipato. E proprio in quest’ordine. Alla fine, il condimento è fatto dalle volte della Cappella Sistina e dalle “guglie svettanti” della cattedrale di Colonia. Orizzontale e verticale, come la Croce, insomma.

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Published: 19 February 2026
Created: 16 February 2026
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lantidiplomatico

La rana freccia e la creazione del nuovo leader dell'"opposizione russa"

di Marinella Mondaini

La conferenza sulla sicurezza di Monaco, che si è trasformata in conferenza sulla guerra, ovviamente contro la Russia, ha visto sfilare sul palcoscenico una dopo l’altra le figure più indegne di questo Occidente, con i loro discorsi bellicisti, compreso il pianista clown narco-führer di Kiev che autorizzato dai suoi benefattori e sostenitori finanziari europei è andato fuori di testa completamente con le sue dichiarazioni aggressive e insolenti. Dopo aver preso in giro Orban, con un’indecente frase “Viktor pensa a far crescere la pancia invece di far crescere il suo esercito per fermare i carri armati russi che ritorneranno a Budapest”, passa a un linguaggio ancora più spinto, triviale nell’esortare i paesi europei a espellere i russi e i loro parenti (fuck away in Russia a casa vostra!)

Qualcuno potrebbe obiettare che l’Europa è strapiena di ucraini con parenti e auto di lusso, e magari è ora che tornino a casa e vadano al fronte, dove c’è grande richiesta di carne da macello.

Ma al peggio non c’è mai fine. Il colmo della giornata è stato raggiunto dalla notizia, con la pretesa di essere una “bomba”, diffusa dalle “agenzie di intelligence speciali” di cinque paesi Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi e Svezia: “Putin ha “molto probabilmente” avvelenato Navalnij con il veleno di una “rana freccia”. Nessuna “bomba”, è la solita notizia, ritrita e perfino noiosa dell’avvelenamento, a cui hanno voluto dare una “veste” nuova, stravagante, di sapore esotico.

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Published: 19 February 2026
Created: 16 February 2026
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contropiano2

La Monaco del Terzo Millennio, nucleare

di Francesco Piccioni

Dare un giudizio sintetico delle tendenze e delle intenzioni spiattellate alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, è relativamente semplice: l’Occidente capitalistico dichiara guerra a tutto il mondo.

Stabilito questo, che è anche l’unico punto in comune tra le due sponde dell’Atlantico, si tratta di vedere se ci andrà unito come era stato in passato oppure se gli Stati Uniti andranno per la loro strada lasciando gli europei a vedersela da soli o quasi.

Le complicazioni e le ipotesi subordinate sono pressoché infinite, naturalmente, perché bisognerà vedere se il mondo Maga riuscirà nell’obiettivo di trasformare gli Usa nella “Svastica sotto il sole” – un sistema suprematista fondato sull’estremizzazione della retorica wasp (white-anglo-saxon-protestant) – oppure se il conflitto interno esploderà paralizzando, forse, in proporzione l’ex superpotenza egemone e comunque militarmente ancora dominante.

E bisognerà anche vedere se l’intento di parte dei paesi europei – diventare una superpotenza “competitiva”, dotandosi di arsenale nucleare ed eserciti più numerosi e meglio armati – riuscirà a superare ostacoli che appaiono alquanto alti. Sull’armamento nucleare, per esempio, solo Francia e Gran Bretagna hanno una base di partenza, per quanto imparagonabile per dimensioni ed efficacia con i corrispettivi statunitensi, russi e cinesi.

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  5. Marco Salucci: I sergenti di Napoleone. L’intelligenza artificiale e le utopie sociali
  6. Pino Arlacchi: Paradosso Iran: no blitz e sanzioni
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  23. Istituzionalizzazione dello sprecoLeo Essen:
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