Se attaccato, l'Iran colpirà obiettivi Usa in tutto il Medio oriente
di Davide Malacaria
L’attacco all’Iran incombe. I tamburi di guerra rullano su tutti i media come fosse un destino irrevocabile, senza alcun palpito per la devastazione che potrebbe abbattersi sul popolo iraniano, chiamato ad accogliere le bombe come una benedizione dal cielo e la destabilizzazione successiva, l’impoverimento e l’asservimento del loro Paese, come una liberazione dagli attuali ceppi cui li costringe un regime oppressivo.
Inutile discettare su tale stolida narrazione, che ripete pedissequamente quanto avvenuto per altre disastrose avventure belliche. Resta da vedere se tale destino sia così irrevocabile. Anzitutto chi prevedeva che la visita di Netanyahu negli Usa avrebbe dato il “la” all’attacco deve ricredersi.
Tra questi il pur intelligente Larry Johnson, ex analista della CIA, il quale non solo ammette con sollievo l’errore, ma aggiunge che, durante il burrascoso incontro, “Trump ha cercato di placare Bibi annunciando di aver ordinato alla Marina di PREPARARSI a schierare un altro gruppo d’attacco di portaerei nel Mar Arabico. La parola chiave è PREPARARSI… Prepararsi non è la stessa cosa di dare un ordine di schieramento”.
E qui si può notare una discrasia rispetto ad altri resoconti secondo i quali l’ordine sarebbe stato impartito, anche se in realtà tale notizia, a quanto abbiamo visto, proviene da fonti confidenziali; finora non abbiamo rinvenuto nulla di ufficiale. L’ordine riguarderebbe la portaerei U. S. Gerald Ford e la flotta a cui si accompagna.
Attualmente schierata ai Caraibi, la flotta impiegherebbe due-tre settimane a recarsi nella zona interessata. A questa si unirebbe, sembra, la flotta della portaerei USS George HW Bush, attualmente al largo della Virginia, ma quest’ultima resta al momento un’illazione. Inutile aggiungere che, l’ordine di prepararsi o anche di partire può essere sempre revocato.
Tale revoca si avrebbe solo se si raggiungesse un accordo con l’Iran, che poi è il punto nodale. Attualmente la querelle verte sull’arricchimento dell’uranio necessario all’energia nucleare, sul quale Teheran ha fatto un’offerta innovativa: è disposta a diluire il suo uranio arricchito al 60%, così da tranquillizzare la controparte sul fatto che non sarà mai usato per produrre un’arma atomica.
Ovviamente si parla di sciocchezze, ché l’Iran non ha mai lavorato per dotarsi di un’atomica, dal momento che gli è proibito da una specifica fatwa, insuperabile e mai revocata, dell’ayatollah Khamenei. Ma è su tali sciocchezze che si basa tutto il castello delle guerre infinite made in Us-Israele, come nel caso delle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam, per cui vanno trattate come cose serie.
Un altro incontro Iran- Usa per venire a capo di questa querelle si farà, anche se ancora non è stata fissata né una data né una sede, ed è lì che si vedrà se gli americani sono disposti ad andare avanti con le trattative o si andrà alla guerra.
Per ora i missili iraniani non sono a tema, che poi è la vera problematica su cui tutto sta o cade, nonostante le insistenze per negoziare soprattutto su questo provenienti dal partito della guerra che, da Israele, abbraccia l’establishment Usa, motivo per cui a Trump è tanto difficile tirarsi indietro. Per ora, però, tiene il punto e resta ferma al suo approccio iniziale sul solo nucleare.
Ma è ovvio che derubricare a boutade la minaccia di spostare nuove portaerei in Medio oriente o descriverla solo come una mossa per aumentare la pressione su Teheran non è realista. Tutto può precipitare.
Lo sanno perfettamente gli iraniani, che accompagnano le aperture ai negoziati con lo sfoggio di muscoli. E lo sanno a Mosca e soprattutto a Pechino, che ha fatto dell’Iran uno snodo cruciale della sua Belt and Road.
Nel ricordare questo legame, Pepe Escobar riferisce su Strategic Culture di come Teheran informi dettagliatamente Russia e Cina sull’andamento dei negoziati. Uno scambio di informazioni che si accompagna con “l’invisibile”, cioè il tacito supporto che Mosca e Pechino stanno fornendo a Teheran.
La Cina ha schierato nelle acque arabiche alcune navi spia, tra cui la Ocean 1, capace di tracciare tutti i movimenti della flotta americana, sottomarini compresi, e di intercettarne le comunicazioni. Inoltre, altre navi e altri sistemi cinesi, posizionati sulla piccola flotta cinese e altrove, stanno fornendo a Teheran informazioni su tutto quel che accade nell’area, cosa che permetterà ai missili iraniani di eludere le difese altrui, tramite sovraccarico dei sistemi radar, o di bucarle con gli ipersonici.
Inoltre, Escobar riferisce di una “serie di voli russi Il-76 verso l’Iran” e altrettanti voli cinesi, “in molti casi più volte al giorno”. Insomma, l’attacco, se ci sarà, non sarà una passeggiata, né per gli States né per Israele, che ostenta la campagna vittoriosa del giugno scorso nascondendo al mondo e ai suoi cittadini gli ingenti danni subiti dai missili iraniani.
In attesa, appare di grande interesse quanto dichiarato ieri dal portavoce delle Guardie della rivoluzione Hamidreza Moqaddamfar, secondo il quale gli Stati Uniti stanno minacciando solo per esercitare pressione; non vogliono attaccare, né hanno le capacità per intraprendere una guerra su grande scala in Medio oriente. Inoltre, tutti i Paesi della regione si stanno opponendo a tale follia.
Molto più interessante il proseguo del suo intervento: dopo aver ribadito che Teheran ha avvertito che, se attaccata, colpirebbe tutti gli obiettivi americani nella regione – comunicazione diramata a tutti i Paesi del Golfo – ha aggiunto: “Alcune delle più grandi aziende del mondo hanno sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e anche un singolo attacco missilistico che ne compromettesse la sicurezza causerebbe la paralisi di tutte le attività commerciali“.
Se si somma questo alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che avrebbe ricadute catastrofiche sul commercio globale, ci si domanda perché i media mainstream, che pure sono finanziati dai grandi gruppi economico-finanziari, stiano sostenendo con tanto entusiasmo questa follia.
A proposito di follia, ieri Zelensky ha incontrato il sedicente principe ereditario Reza Pahlavi, che Israele vuol mettere a capo dell’Iran. Al di là dell’alta considerazione di sé che promana da tale mossa, sconcerta il fatto che con tutti i guai che ha il suo Paese trovi anche il tempo di impelagarsi in una guerra altrui…









































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