Un flusso continuo di droni cinesi per Zelensky&Co. attraverso il triangolo Cina-Cechia-Ucraina
di Il Pungolo Rosso
Anche se la pensiamo in modo quanto mai diverso sulla guerra tra NATO e Russia in Ucraina, Paolo Selmi ci sta simpatico. Anzitutto per il prezioso, instancabile, rigoroso lavoro di decostruzione delle balle spacciate in Italia e in Europa dalla propaganda di guerra anti-russa, che impazza qui da quasi quattro anni (lo si trova sulla home page di “Sinistra in rete”). Ma anche per il suo stile franco e pungente, che talvolta non si ritrae neppure davanti alle verità a lui più sgradite.
E’ il caso di questo suo post di ieri che prende atto di un dato di realtà che non aveva mai considerato, e che forse è ignoto alla maggior parte dei militanti: esiste, è esistito almeno fino all’inizio di giugno 2025, un flusso continuo e regolare di droni cinesi per l’esercito di Kiev che, attraverso la Cechia, arrivava in Ucraina, con l’annesso giro di mazzette milionarie, come si conviene al mercato nero proprio di ogni guerra che si rispetti. La ditta cinese implicata è la stessa che rifornisce di droni dual use l’esercito sionista, che li usa sistematicamente per assassinare palestinesi: la DJI (Da-Jiang Innovations) di Shenzhen.
La cosa, francamente, ci era nota da tempo, ed ha come base il dato di fatto che nella produzione di droni e componenti di droni la Cina ha una posizione dominante sul mercato mondiale. La ha anche in Ucraina. Scrive Quinn Urich (su “Russia Matters!” del 10 settembre scorso) che “con solo il 5% delle aziende di difesa ucraine che dichiarano di non utilizzare componenti cinesi nei propri sistemi, la stragrande maggioranza dei droni che solcano i cieli è probabilmente prodotta in Cina o contiene diversi componenti chiave realizzati in Cina.
Un modo più accurato per descrivere questi cosiddetti droni ucraini “di produzione nazionale”, quindi, sarebbe “prodotti in Cina, assemblati in Ucraina“.
https://www.russiamatters.org/blog/chinese-drone-tech-fuels-both-sides-russia-ukraine-war
Inutile dire che è ancora più massiccia la fornitura di droni cinesi per la Russia, e questo consente a Pechino di sostenere che nella guerra tra NATO e Russia sta in una posizione di neutralità, anche perché i droni che vende agli uni e agli altri non sono droni militari, ma droni civili che, però, basta un nonnulla per trasformarli, come avviene sistematicamente, in armi di guerra. Tant’è che quando, verso fine maggio, Pechino ha rallentato, o forse momentaneamente sospeso, la vendita di droni a Kiev, subito è scattata la domanda: come farà l’Ucraina ad andare avanti senza i droni Mavic cinesi?
https://lenta.ru/brief/2025/06/05/mavic
Si tratta di una reale sospensione, o di una sospensione di facciata, da superare con delle triangolazioni tipo quella attraverso la Cechia che vien fuori in questi giorni? o quella attraverso la Polonia, a cui accennano vari giornali esteri? Chi sa. Per intanto questa storia dovrebbe essere istruttiva per comprendere la reale natura dei rapporti di “grande amicizia” e “profonda sintonia” tra Russia e Cina, nonché, più in generale, tra gli stati appartenenti al gruppo dei Brics – come, cioè, questi rapporti siano sempre contrassegnati dal nudo interesse capitalistico di profitto e di dominio. Chi si illude sulla funzione liberatoria, o anche solo progressiva, di Cina, Russia e consimili stati prenderà tante di quelle secchiate d’acqua gelida in testa da restarci secco/a.
IL TRIANGOLO CINA-CECHIA-UCRAINA NO… NON L’AVEVO CONSIDERATO (FINCHE’ C’E’ GUERRA, C’E’ SPERANZA) – di Paolo Selmi [da “Sinistra in rete“]
Se ne parla oggi in Cechia…
https://www.irozhlas.cz/zpravy-domov/firma-prodala-drony-na-ukrajinu-s-marzi-95-procent-penize-sly-do-ciny_2511241000_sto
e solo lì, mica che l’eco di questa polemica giunga fino a Ginevra. Protagonista, la ditta “Reactive Drone” fondata a giugno 2022 e che, non è uno scherzo, ha una sede amministrativa di tutto rispetto… roba che quando arrivano i clienti in visita restano tutti impressionati (foto qui):
https://www.irozhlas.cz/fotogalerie/9577710?fid=11984080
(Virtuální sídlo firmy Reactive Drone na pražském Černém mostě | Foto: Vít Kubant | Zdroj: Český rozhlas, iROZHLAS.cz)
Ebbene, questa ditta da quando è in piedi
– ha importato droni DALLA CINA per 36 milioni di corone (pari a euri 1.488.942,00)
– e li ha rivenduti IN UCRAINA per 692 milioni di corone (pari a euri 28.620.774,00)
Giusto quel “cicinìn” di margine. Scritta così, tuttavia, l’unico reato di cui questa società che teneva tutti i droni nella cassetta della posta, in assenza di magazzino, sarebbe stato quello di circonvenzione di incapace. E invece no, a parte rivendere a VENTI VOLTE il prezzo di acquisto, la cosa che è apparsa (DOPO TRE ANNI!) “strana” agli inquirenti, è che di quei 692 milioni di dindi, formalmente ucraini, sostanzialmente nostri e dei nostri “aiuti”, 638 milioni (pari a 26.387.361,00 di euri) non andavano su conti della Repubblica Ceca, ma “sotto il sole, sotto il sole” di Pechino.
Quindi, ufficialmente, la “Reactive Drone” comprava a 36 milioni e rivendeva a… momento momento, 692-638 = 54 milioni di corone ceche (pari a euri 2.233.926,00)! Nulla da dire, tutto a posto… non c’è sottofatturazione in export… c’è “soltanto” tutto il resto!
Evasione di iva, di dazio, di tasse sul reddito, di tutto! E oltre ventisei milioni di euro nelle tasche del fornitore d’oltremuraglia. Già, perché più che “circonvenzione di incapace”, il prezzo congruo magari saran pure stati quei 28 milioni e rotti di euro, che tornavano al fornitore cinese con un giro di stronzi, scusate il lapsus freudiano, intendevo di storni, per cui Kiev ha pagato in tre anni un prezzo di entrata nello spazio comunitario alleggerito di un’esenzione “particolare” per 26.387.361,00 di euri,
– di dazio (7,5% sulla base imponibile del valore merce al valico comunitario, per la voce doganale 8802.1100.90 “altri elicotteri (sic!) per un peso a vuoto inferiore o uguale a kg. 2000”)
– di iva (in Cechia, 21% sulla base imponibile di cui sopra più il dazio del sette e mezzo percento)
A completare il tutto, ça va sans dire, un giro di fatture false per merce mai ricevuta.
Tutto sommato, visti gli oltre trecento miliardi di euro “aiuti” destinati all’Ucraina da febbraio 2022, di cui metà finiscono in tasca al complesso militare industriale d’oltreoceano, d’oltremanica e comunitario, meno di trenta milioni di euro sono briciole. E’ diecimila volte meno… quella bacheca con cassetta della posta sottostante come sede amministrativa potrebbe far quasi tenerezza. Come la cassetta delle lettere di Babbo Natale…
Sulla pelle di quei duemila soldati intrappolati a Dimitrov, sulla pelle di quei ventottomila “dispersi” di cui un terzo con tanto di salma restituita, sulla pelle di oltre un milione di soldati morti dimezzati nelle statistiche non ufficiali e ridotti di un quarto in quelle ufficiali, ci stanno mangiando tutti: pesci grossi, medi, piccoli. Ognuno col suo traffico, ognuno diverso… ognuno col suo schema corruttivo, ognuno con i suoi parassiti, pardon, referenti locali da ingrassare. Mindich è la punta dell’iceberg. La base è qui.
E se Parigi val bene una messa, un altro milione di morti lo si può raccattare in qualche modo (portando così il totale ufficiale dall’inizio del conflitto a cinquecentomila…) e varrà bene un altro 2026 da favola. Per ladri di polli grandi, medi, piccoli.







































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