Le basi politico-economiche dell’aggressione al Venezuela
di Leonardo Bargigli
Per comprendere gli eventi drammatici dei giorni scorsi, è saggio seguire il giusto invito a ricercare le basi materiali della guerra, applicandolo al caso dell’aggressione statunitense contro il Venezuela. Sebbene sia del tutto ovvio che si tratti di una guerra per il petrolio, non possiamo fare a meno di osservare che sui mercati c’è abbondanza di offerta e che gli USA sono da anni tornati a essere grandi produttori di greggio. Perché il petrolio venezuelano è così importante?
Le caratteristiche del greggio venezuelano (che è pesante) si adattano alla capacità di raffinazione statunitense (senza dimenticarsi che il governo statunitense ha già rubato le raffinerie di proprietà venezuelana presenti sul proprio territorio).
Pur essendo gli Stati Uniti un esportatore netto di petrolio, le qualità estratte all’interno dei propri confini sono leggere e quindi sono di preferenza esportate piuttosto che consumate in loco. Questo rende necessario importare greggio pesante che, al momento, proviene principalmente da Canada e Messico.
Quest’ultimo paese ha però recentemente deciso di tagliare le proprie esportazioni, verosimilmente a causa del calo della produzione e della preferenza accordata alla raffinazione interna. Le importazioni canadesi sono aumentate, ma le relazioni con questo Paese sono tese a causa dell’aggressività trumpiana, per cui l’amministrazione statunitense, presumibilmente, preferisce non dipendere unicamente da esse.
Se si aggiunge al quadro la scelta di ridurre la dipendenza dal Medio Oriente, avviata da Obama ma molto in linea con il sentire MAGA e la predilezione trumpiana per la dottrina Monroe, ecco che il petrolio venezuelano diventa una risorsa insostituibile. Infatti, nel mondo del suprematismo bianco occidentale il trattamento coloniale riservato al Venezuela non sarebbe accettabile per un paese anglosassone come il Canada.
Il Venezuela possiede anche ingenti riserve di gas naturale, in gran parte associate ai giacimenti petroliferi, mentre la corsa dell’IA determina una domanda crescente di energia elettrica che gli Stati Uniti fanno fatica a soddisfare. A causa del https://www.ft.com/content/73e02356-adbd-4054-bd6e-bd6c8489f094?shareType=nongift%20via%20@FT">ritardo nelle tecnologie energetiche rinnovabili, l’elettricità che alimenta i data centers essenziali per far girare l’IA statunitense è alimentata principalmente dal gas naturale, a costi maggiori, mentre i corrispondenti cinesi sono alimentati principalmente dalle rinnovabili, più convenienti e sostenibili.
Sebbene gli Stati Uniti siano un grande produttore di gas naturale e non abbiano attualmente necessità di importarlo, le risorse venezuelane potrebbero essere impiegate per rifornire mercati esteri, come quelli Europei. Nei mesi scorsi, molti analisti si chiedevano come avrebbero fatto gli USA a soddisfare i quantitativi di gas che l’Europa si era impegnata ad acquistare su pressione di Trump. Il gas venezuelano potrebbe rappresentare la risposta a questa domanda. Con ciò si spiegherebbe l’appoggio trasversale all’aggressione statunitense offerto dai Paesi europei, che sono alla ricerca di alternative al gas russo.
Inoltre, il recupero del gas associato ai giacimenti petroliferi potrebbe essere impiegato per fornire energia all’estrazione petrolifera stessa, rendendo competitivo il greggio pesante venezuelano, più costoso da estrarre. Questa operazione richiede una tecnologia che, al momento, solo le compagnie occidentali possiedono.
Se il Venezuela ha ridotto la propria produzione petrolifera e le esportazioni verso gli USA, la responsabilità è della decennale aggressione statunitense verso il Paese e, in particolare, delle sanzioni imposte nel 2017 dalla prima amministrazione Trump e successivamente confermate da Biden.
I governi bolivariani si sono sempre dimostrati disposti a intraprendere una relazione commerciale paritaria con il proprio ingombrante vicino, ma questo è sempre stato impossibile per motivi essenzialmente politici. Come potrebbe Il governo statunitense, base e appoggio delle forze reazionarie, fasciste e golpiste delle Americhe, intrattenere buoni rapporti commerciali con un governo socialista nel proprio cortile di casa? Tutto il sistema di alleanze economiche, politiche e sociali che garantisce il controllo statunitense sull’emisfero occidentale ne risulterebbe destabilizzato.
Le relazioni tra politica ed economia sono meno lineari di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Con il Venezuela il governo USA ha intrapreso una strada rischiosa. Il sequestro di Maduro rappresenta, nell’immediato, l’opzione di minima spesa e massima resa. Gli sviluppi futuri sono però carichi di incognite per tutti gli attori coinvolti.
Dal punto di vista della logica politico-economica di uno sviluppo economico pacifico e di una relazione economica rispettosa e mutuamente vantaggiosa, le scelte statunitensi sono decisamente pessime. La prima tra queste è quella di rifiutare le energie rinnovabili e rinchiudersi nel negazionismo climatico. La seconda è quella di rifiutare una proficua relazione commerciale con il governo bolivariano.
Dal punto di vista della logica politico-economica dell’imperialismo, queste scelte hanno invece una base razionale. Da una parte, la leadership nelle energie rinnovabili è esercitata dalla Cina che, nella logica imperialista occidentale, è un avversario sistemico. Dall’altra, colpire il Venezuela ha una valenza squisitamente politica, e si colloca all’interno della crociata contro le forze progressiste, antifasciste e antimperialiste condotta da Trump in tutto il mondo. Una crociata con motivazioni molto concrete, che serve all’imperialismo statunitense per rinsaldare le proprie alleanze sotto le bandiere di una vera e propria “internazionale nera” che sta crescendo minacciosamente.
Prevarrà la logica dello sviluppo pacifico, rispettoso e mutuamente vantaggioso o quella della rapina imperialista e del suprematismo? Tutto, o quasi, dipende dal coraggio e dalla fermezza del popolo venezuelano, degno e fiero, a cui deve andare tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà.
Moltissimo è in gioco. Secondo i calcoli degli scienziati, per avere la possibilità di limitare la crescita delle temperature a 1,5° il mondo può emettere soltanto ulteriori 250 Gt di CO2 (stime più recenti calcolano un livello ancora inferiore). Si può valutare che il consumo delle ingenti riserve venezuelane di petrolio e gas produrrebbe 160 Gt di CO2, pari al 65% del budget mondiale di emissioni.
Il paradosso è che l’economia venezuelana, dopo anni di boicottaggi e aggressioni, ha ridotto drasticamente la propria dipendenza dalla rendita petrolifera e, nonostante questo, è finalmente tornata a crescere. L’aggressione statunitense intende sospingere nuovamente il Paese sudamericano verso l’estrattivismo e renderlo una bomba ecologica globale.
Se già non ce ne fossero abbastanza, questo è un motivo in più per essere al fianco del popolo venezuelano e del suo governo legittimo.









































Comments