3 gennaio 2026. Venezuela, la fine del diritto
di Alessandro Visalli
Userò una formula che non amo, ma che è necessaria qualche volta. Non si può essere tutto, ma capita che il mondo metta di fronte alla necessità di valutare dimensioni di cui non si è specialisti.
Non sono un giurista, ma ciò che è accaduto il 3 gennaio 2026 è un passaggio storico. Si tratta di un cambiamento irreversibile che fa seguito alla recente pubblicazione della nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, nella quale è dichiara l’intenzione di affermare il dominio sull’emisfero Occidentale ed espellere i paesi extraemisferici (la Russia e la Cina).
Ciò che ha fatto l’Amministrazione Trump è un atto extragiudiziario sia sul piano dell’esile Diritto Internazionale e delle sue Istituzioni, sia su quello strettamente interno. Un atto senza alcuna base giuridica, pura forza. Si tratta della diretta contestazione della Carta delle Nazioni Unite tale da determinare un terremoto di portata catastrofica, e di lunghissima durata, sui meccanismi messi faticosamente (e non senza forzature) in piedi nel dopoguerra, con l’espresso obiettivo di non rendere più possibile fenomeni come il Nazismo.
Si è trattato di un atto giustificato come espressione di un law enforcement militarizzato, fondato su un superseding indictment (Atto di accusa sostitutivo) non emesso da alcun organismo giuridico preesistente e avente giurisdizione. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti[1], come ovvio, ha giurisdizione su questi ultimi e non ha portata extraterritoriale di tale portata da poter travolgere l’immunità dei Capi di Stato in carica. Non è la prima volta che accade, ma è sempre stato avanzato dagli Stati Uniti e solo da questi.
Inoltre, l’azione, come sottolineato da molti esponenti politici statunitensi[2], viola la War Power Resolution[3], ovvero elude la necessità (in precedenza sempre rispettata) di una preventiva autorizzazione del Congresso per atti di guerra contro stati sovrani. Giuridicamente, l'amministrazione si è appoggiata a un'interpretazione espansiva dei poteri del Comandante in Capo (Articolo II della Costituzione) e agli Statuti federali che autorizzano l'uso della forza in caso di cattura di terroristi o trafficanti di droga legalmente incriminati. In tal modo ha trattato l'operazione come un'estensione della legge penale piuttosto che come un atto di guerra fondata su ragioni di potenza e geopolitiche. Leader democratici come Hakeem Jeffries e Chuck Schumer hanno respinto questa tesi, definendo l'azione “spericolata” (reckless) e priva di giustificazione legale sufficiente per un'incursione di tale portata[4].
Questo evento ridefinisce completamente i confini di ciò che è possibile e lecito nell’arena internazionale. Dopo questo tutto lo è.
La risibile scusa della lotta al traffico di droga ha portato negli ultimi mesi a decine di omicidi extragiudiziali in mare aperto e ad una classificazione senza precedenti di uno Stato sovrano presente all’Onu come “Organizzazione terroristica straniera” (FTO) e quindi priva delle caratteristiche di entità politica sovrana protetta da diritto internazionale. Tutto ciò senza procedimenti giudiziari, valutazione di prove, sentenze di organismi giuridici terzi.
Chiaramente, su questa base, chiunque può essere colpito. Potrebbe essere arrestato e tradotto negli Stati Uniti un Presidente del Consiglio italiano, qualora facesse qualcosa di sgradito (anche in Italia c’è traffico di droga, e storicamente i cartelli italiani noti come “mafia” sono presenti anche negli USA).
Infatti, l’intervento non è stato autorizzato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), come avvenne anche in Iraq e in Jugoslavia. Inoltre, colpire un Capo di Stato, ignorando la sua immunità, con la ragione di contestarne unilateralmente la legittimità (riconosciuta dall’ONU e dalla grande maggioranza dei paesi del mondo), rappresenta una violazione che da ora legittima qualsiasi cosa[5].
Ad esempio, la Cina potrebbe arrestare e tradurre a Pechino il Capo di Stato di Taiwan (non riconosciuto come Stato dall’ONU), la Russia, l’Iran, altri paesi del Golfo potrebbero arrestare e tradurre davanti ai loro tribunali Netanyahu (peraltro in corso di giudizio in un tribunale internazionale).
Tra le immediate reazioni internazionali si può registrare:
- - Il Brasile ha assunto una posizione molto dura, definendo l'attacco un “"affronto grave alla sovranità” che “attraversa una linea inaccettabile”[6].
- - La Colombia ha chiesto la riunione urgente dell’OSA e del UNSC[7].
- - Il Messico della Presidente Claudia Sheinbaum ha adottato un approccio legalista, citando la Carta ONU per condannare l'uso della forza. La sua posizione è stata complicata dalle minacce velate di Trump di usare simili tattiche contro i cartelli messicani, rendendo la difesa della sovranità venezuelana una difesa indiretta di quella messicana[8].
- - Solo l’Argentina di Milei ha sostenuto l’operazione di Trump.
- - La Russia ha condannato come “aggressione” l’atto ed ha chiesto il rilascio di Maduro e della moglie, confermando l’appoggio allo Stato venezuelano[9].
- - La Cina ha condannato il “comportamento egemonico” e la violazione della Carta delle Nazioni Unite[10].
- - L’Europa ha mostrato imbarazzo, chiedendo semplicemente “moderazione”[11].
- - L’Italia ha appoggiato e considerato legittima l’azione di Trump, come rilevato persino dal Financial Times.
Lo stesso Trump, nella sua conferenza stampa di sabato 3 gennaio, ha esplicitamente affermato di “voler governare il paese” e che le compagnie petrolifere americane entreranno per “sistemare le infrastrutture” e “fare soldi”. Esponenti come Ocasio-Cortez hanno accusato l’Amministrazione di aver condotto una “guerra di rapina”[12].
Ciò che qui conta è che, mentre il precedente più simile (la cattura di Noriega nel 1989) era stato presentato come eccezione e caso unico (“rogue actor, drug lord, failed state”) qui è rivendicato dal Capo di Stato Usa come metodo.
Inoltre, Trump ha dichiarato che la Vicepresidente venezuelana, dal 3 formalmente in carica, avrebbe “collaborato” (“willing to do whatever you need”), ma è stato subito smentito dalla stessa. Il Ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha mantenuto, almeno pubblicamente, la compattezza delle Forze Armate (FANB), definendo l'attacco criminale e ordinando la mobilitazione[13].
Nella medesima conferenza Trump ha assunto una postura esplicitamente “neocoloniale”, dichiarando che funzionari americani diretti, come Rubio e Hegseth, avrebbero “gestito il paese”. Prefigurando di fatto una occupazione illegale nel cuore dell’America Latina[14].
La posta in gioco, e in modo straordinariamente trasparente, è il controllo neocoloniale delle materie prime come parte di una guerra ibrida dichiarata dagli Stati Uniti unilateralmente, e “senza provocazione”, alla sfida egemonica portata alla sua supremazia dalla Cina e dalla Russia. Il tentativo di riportare con la violenza sotto il proprio indiscusso controllo le leve per determinare i costi relativi dell’energia e quindi la dinamica dell’Opec + che vede il Venezuela in posizione decisiva. Il tentativo, ancora, di rompere la dinamica ascendente dei Brics, ai quali il Venezuela (per il veto del Brasile) non aderiva, ma che aveva fatto domanda[15].
I punti da osservare nei prossimi giorni saranno:
- - La tenuta o meno delle FFAA venezuelane e del governo legittimo;
- - L’effettivo comportamenti di attori decisivi nella regione come Brasile e Messico;
- - Il comportamento e l’eventuale proiezione di potenza in senso difensivo, o meno, della Russia;
- - Il comportamento effettivo della Cina nel decisivo settore delle materie prime (la proiezione di potenza cinese nella regione è altamente improbabile, ma non gli mancano possibili leve di rappresaglia economica e industriale).
Quelli da osservare nel medio periodo sono invece:
- - La dinamica interna dei Brics, in particolare dei sauditi, presi tra due fuochi;
- - L’andamento delle materie prime, non solo del petrolio;
- - L’incremento o meno delle transazioni finanziarie fuori del perimetro del dollaro (bersaglio espresso di questa azione, che punta a riportare le materie prime venezuelane nell’area della “dollarizzazione”);
- - Le azioni protettive degli Stati non allineati a questa diretta abolizione dell’ordine internazionale “westfaliano” (la reazione più razionale è aumentare le alleanze militari difensive, armarsi, ridurre l’esposizione nell’area del dollaro, ma questo pone il rischio di essere i prossimi a essere attaccati).
Tutto questo avviene in pratica “alla luce del sole”. L’intera operazione, per espressa dichiarazione del presidente Trump, sarà “rimborsata” da risorse economiche sottratte all’economia venezuelana tramite il suo petrolio. Gli ingenti prestiti cinesi, garantiti dalle materie prime venezuelane, come accade anche in altri paesi (ad esempio africani) e stipulati legittimamente tra stati sovrani, sono messi a rischio di “rapina geopolitica” dagli Stati Uniti. In tale modo qualunque investimento internazionale, di chiunque, da ora non sarà più possibile. O dovrà essere soggetto a molto più esigenti e rapidi impegni di restituzione, in ragione del “rating” peggiore (incremento del fattore di rischio). La stessa presenza russa è mostrata come protezione inefficace. I sistemi antiaerei S-300 non sono neppure entrati in funzione (cosa che solleva questioni da indagare).
L’intenzione di Trump di “inondare il mondo di petrolio venezuelano”, senza alcun coordinamento con l’Opec danneggia tutti i paesi del Golfo, che dipendono in modo decisivo per la loro stabilità politica dall’alto prezzo del petrolio (come ha mostrato in evidenza il caso delle Primavere Arabe, seguite a una fase di bassi prezzi) e, con particolare immediatezza, Russia e Iran. Come effetto immediato, forse non voluto, entrambi i paesi si troverebbero a dipendere ancora di più dalla Cina.
Praticamente dopo questo tutto è possibile, abbiamo fatto un altro passo verso la guerra mondiale.









































Comments
e se fossimo stati noi a non aver capito un tubo della storia è del diritto?
Il diritto è la FORZA, il resto sono parole vuote, prive di significato.
Andrebbe abolita, tanto per essere chiari, dal vocabolario la parola IDEOLOGIA, espressione metafisica con la pretesa che l'idea possa muovere la storia.
Addirittura ci siamo illusi che la democrazia potesse essere propedeutica a una coscienza rivoluzionaria del proletariato per abbattere il capitalismo.
Lo pensava il giovane Marx e il giovane Engels? E si sbagliavano entrambi tanto è vero che in età matura ammisero di essersi sbagliati e noi continuiamo a sostenere quello che loro smentirono di sé stessi.
Siamo o no, tutti noi dei chiacchieroni, mi domando?
L'attuale CAOS MONDIALE è il risultato dell'azione delle leggi del modo di produzione capitalistico che lo stanno facendo IMPLODERE. Ciò che implode non può essere ricomposto dalla volontà degli uomini.
In Venezuela sta succedendo una cosa semplice e complessa al tempo stesso: la necessità degli USA di dover superare una crisi irrisolvibile tentando di funzionalizzarsi attraverso il controllo delle materie prime, come il petrolio pregiato e costringere la Cina a più miti consigli. E un popolo insicuro e incerto sul da farsi, con una classe operaia - come quella che orbita nell'estrazione, trasformazione e commercializzazione del petrolio - che si illude di mantenere una condizione di aristocrazia di classe con le compagnie degli USA. Cioè un proletariato che guarda al capitale come i girasoli guardano al sole.
Scoppierà una guerra civile? È la cosa più probabile anche se non nell'immediato.
Insomma detto in modo brutale: IL CAPITALISMO È O NON È.
Siamo stati noi a illuderci di poter costruire un capitalismo diverso chiamandolo socialismo, comunismo, bovarismo, chaverismo, castrismo, leninismo, maoismo.
Ne prendiamo atto e cerchiamo di guardare avanti nella consapevolezza che si tratta di un modo che sta finalmente IMPLODENDO.
Tutto qua
Michele Castaldo