Giù le mani dal Venezuela e dall’America Latina, gangster di Washington!
di Tendenza internazionalista rivoluzionaria
Trump, il “presidente della pace” che avrebbe posto fine a tutte le guerre lasciate in eredità da Biden, dopo l’avallo dato a Netanyahu perché continui l’operazione genocida a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania; dopo i bombardamenti sull’Iran e sulla Siria; dopo la distruzione di 36 imbarcazioni e l’assassinio di centinaia di naviganti al largo del Venezuela con il pretesto privo di prove che si trattasse di narcotrafficanti; dopo il sequestro di tre petroliere venezuelane; ha lanciato nella notte del 2 gennaio un’operazione militare e golpista contro il Venezuela.
Gli Stati Uniti hanno bombardato 7 centri in Venezuela (basi militari, aeroporti e il mausoleo bolivariano a Chavez) e rapito il presidente Maduro e sua moglie, che saranno “giudicati” da un tribunale di New York, sulla base di accuse per traffico di droghe e “acquisto di armi da usare contro gli Stati Uniti” (!!!). Questo dopo che gli stessi report USA 2025 sulla lotta ai traffici internazionali di droga non citavano il Venezuela.
Ma lo stesso Trump non ha tardato, in queste ore, a dichiarare apertamente lo scopo dell’aggressione: “Saremo finalmente coinvolti nell’industria petrolifera venezuelana“, di quel Venezuela che ha le più grandi riserve petrolifere del pianeta.
Questa azione di pirateria internazionale, in violazione di ogni regola internazionale che i vari stati borghesi si sono dati tramite l’ONU e altre loro istituzioni, è la prima evidente applicazione della nuova dottrina strategica USA, che ripristina la dottrina Monroe del 1823, sintetizzata con lo slogan: “le Americhe agli americani”, ossia agli Stati Uniti.
Politica imperialista di potenza allo stato puro, violando ogni “principio di sovranità”, quello cui gli stessi Stati Uniti si sono appellati contro l’invasione russa dell’Ucraina.
Con questo atto di gangsterismo gli Stati Uniti hanno inaugurato di fatto una nuova fase di “liberi tutti” per i vecchi e nuovi stati imperialisti, sulla base dei puri rapporti di forza. Una fase che assomiglia molto agli anni ’30 del secolo scorso, che furono aperti dall’invasione giapponese della Manciuria, cui seguirono l’aggressione italiana all’Etiopia, l’Anschluss tedesco dell’Austria e poi dei Sudeti, e le successive azioni militari del regime nazista che condussero alla Seconda Guerra Mondiale, anche attraverso la spartizione della Polonia con l’URSS.
Non resta che da attendere chi e dove farà i prossimi passi verso il precipizio di una guerra generalizzata.
Gli stati europei, imbarazzati di fronte all’azione dell’alleato-rivale americano, sono già su questa strada con la spasmodica spinta riarmista, l’appoggio incondizionato a Israele, la posizione guerrafondaia nella guerra d’Ucraina e una campagna russofobica senza precedenti. L’Italia filoamericana e filo-sionista della Meloni non osa neppure avanzare una critica velata [anzi – dopo che questa presa di posizione era già pubblicata – ha giustificato come legittima l’aggressione in quanto forma “autodifesa” dalla minaccia del Venezuela – si può essere più infami?]
Mentre scriviamo, in America Latina solo il presidente della Colombia Petro ha preso una netta posizione di condanna, mentre il burattino di Washington Milei si è subito affrettato ad applaudire: “viva la libertà” – la libertà dell’imperialismo gringo, s’intende. Dalla Russia, dalla Cina e dall’Iran sono arrivate ovvie posizioni di critica e di condanna. La Russia ha chiesto anche una riunione di urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ma non è certo lì che si deciderà qualcosa, e si sanzionerà l’aggressione.
Nel Venezuela, il cui apparato statale rimane in piedi, si apre una fase convulsa, in cui non sono esclusi altri interventi militari americani a sostegno dell’opposizione al regime di Maduro al soldo di Wall Street. Le offerte di Maduro agli Stati Uniti di aprire maggiormente alle società petrolifere americane erano state respinte da Trump, che mira al controllo totale del paese, come primo passo di una completa ripresa di controllo sul continente latino-americano, che da tempo sta scivolando via dalle grinfie statunitensi e costruendo crescenti legami economici con la Cina.
Alcuni ministri del governo Maduro, a cominciare dal ministro dell’interno Cabello, dichiarano che non intendono arrendersi, che “la dignità del paese non è in vendita”, mentre al contrario Trump già spaccia in pubblico la resa della maggior parte dei vertici del Venezuela.
Come che sia, la sola possibilità che questa spudorata aggressione dell’imperialismo statunitense venga respinta, sta nella scesa in campo di quelle masse lavoratrici impoverite che il governo Maduro e il circolo corrotto e repressivo della bolibourgoisie stretto intorno a lui hanno ampiamente deluso. Una scesa in campo per sé stesse, che rivendichi e attui l’armamento popolare, nessun passo indietro sulla nazionalizzazione dell’industria petrolifera, l’espropriazione delle aziende yankee e imperialiste, il controllo operaio-popolare sul sistema bancario e sul commercio estero. E faccia appello alla mobilitazione generale delle masse sfruttate e oppresse dell’America Latina tutta e ai lavoratori e ai giovani degli Stati Uniti perché non restino a guardare – questo sostenevamo poche settimane fa in una dichiarazione sottoscritta con molte altre organizzazioni internazionaliste – diverse delle quali dell’America Latina, a cominciare dal Partido Obrero. Organizzazioni impegnate in queste ore nella mobilitazione contro l’aggressione al popolo del Venezuela.
E, come in quella dichiarazione, ripetiamo:
Fuori l’imperialismo statunitense da Venezuela, Panama, Ecuador e da tutta l’America Latina! Ritiro immediato di tutte le forze navali e aeree dai Caraibi!
Fine della persecuzione dei latinoamericani che vivono negli Stati Uniti; basta con la persecuzione degli immigrati! Fuori il FMI. No al pagamento dei debiti esteri usurari!
Basta con l’interferenza imperialista nelle nazioni latinoamericane! Fuori gli yankee dal Venezuela e dall’America Latina! Indipendenza per Porto Rico. Fuori il Regno Unito dalle Isole Malvinas.
Lavoratori dell’America Latina e del mondo, unitevi, per l’unità socialista dell’America Latina e del mondo!









































Comments
Ora darsi un nome non costa nulla né in termini economici né di pensiero.
Ma ndo' sta tale tendenza se poi disegna un quadro a tinte così fosche, dopo aver chiesto alle mobilitazioni propalestinesi di tenere bel presente la differenza tra antisemitismo e antisionismo proprio quando nelle Sinagoghe di tutto il mondo gli ebrei raccoglievano fondi e adesione per lo Stato di Israele?
Se poi si scrive che l'azione "di pirateria internazionali degli USA in violazione di ogni regola internazionale"?
Ma come una Tendenza Internazionale Rivoluzionaria che si meraviglia che un bandito si comporti violando la legge?
Diciamo a questi supposti rivoluzionari che le masse si muovono SOLO SULLA BASE DELLE NECESSITÀ e non perché stimolate da una ideologia come lo scritto suppone.
Un poco di umiltà ci indurre a chiederci come mai non c'è una vera sollevazione di massa in sudAmerica e perché il movimento Pro palestinese è rifluito in Occidente e non si è mai sviluppato in Medio Oriente.
Aiuteremmo se non altro a ragionare e capire la fase che sta attraversando il modo di produzione capitalistico piuttosto che sparare slogan antisonanti per ingraziare le nostre orecchie.
Michele Castaldo