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“Pecunia non olet” (Il denaro non manda odore)

di Carla Filosa

Dal rapporto OXFAM 2026 si apprende che ci si appresta a cadere nel “baratro della diseguaglianza”, dove si calcola una concentrazione della ricchezza mondiale tra 3.000 ricchi e l’altra metà del mondo in stato di povertà. Ciò significa che 12 uomini più ricchi detengono più denaro di 4,1 miliardi di esseri umani, e che con questi numeri si potrebbe cancellare per ben 26 volte la fame nel mondo. Nella sola Italia si registra un incremento del 10% di miliardari.

Se poi guardiamo all’attuale politica di Trump si riscontrano tagli fiscali, deregolamentazione tecnologica ed esenzione per le multinazionali americane dalla tassazione minima globale del 15%, come fattori che alimentano il divario sociale. Tutto ciò si traduce in potere politico che riposa anche sul possesso di più della metà delle testate mondiali dei media, il cui controllo erode diritti e sicurezza in generale. Gli Usa, inoltre, hanno già da tempo tagliato il 17% dei finanziamenti a cooperazione e sostegno alle fasce deboli del pianeta, per sanità, istruzione e accoglienza, determinando una previsione di 14 milioni di morti entro il 2030, forse per difetto.

Questa breve citazione vuole introdurre un tema che non riguarda lo sdegno – pur inevitabile e giusto – di chi ancora mantiene un concetto di eguale diritto umano alla vita, ma più precisamente di chi cerca di indagare sul punto di partenza e di arrivo del denaro nelle fauci dei vari ricchi, e che già due secoli fa è stato chiamato “la cosiddetta accumulazione originaria” (Marx, Il Capitale, I, 3, VII).

Il focus che qui si vuole introdurre è su un processo di vari tipi di “violenza”, visibile e non, però quale “potenza economica” necessaria alla sottrazione di risorse altrui nella destinazione di ricchezza appropriabile. Tutte le forme di espropriazione e usurpazione usate storicamente hanno mostrato inoltre che le risorse utilizzate per contrastare la miseria indotta non riescono a trasformarsi in mezzi di benessere, e che quindi è stato facilitato l’uso di leggi di stabilizzazione della povertà come pure della sua criminalizzazione. Il nostro presente si discosta dai tempi passati solo per l’aumentata invisibilità e la molteplicità modernizzata di questo processo, non per l’abbandono della violenza che, non più esplicita e riconoscibile, si nasconde dietro l’indifferenza per il rispetto delle norme, per il silenzio e la clandestinità degli affari, per il normale furto di inventive e di lavoro, per il debito pubblico e privato, ecc.

Quale esempio recente della tolleranza sulle mancanze legali della proprietà privata esaminiamo ora un ultimo fatto di cronaca: Crans-Montana, di cui non c’è bisogno di parlare, tanto ne è stata diffusa l’informazione della tragedia delle 40 persone, molti ragazzi giovanissimi morti, e 116 feriti in una discoteca svizzera, Le Constellation, la notte di Capodanno. Rispetto a quanto detto sopra, si apre uno spaccato di visualizzazione particolare su come si possa avviare o proprio incrementare la ricchezza privata. Le indagini aperte si sono concentrate sulle eventuali responsabilità dei gestori, e sulle misure di sicurezza. I proprietari Jacques e Jessica Moretti sono ora indagati e accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi. Indagati anche i dipendenti comunali per mancate verifiche di sicurezza nel locale.

Ciò che qui interessa, e che non ha interessato gli interessati alle cronache quotidiane, è il duplice aspetto che riguarda: 1) la normalizzata impunità di questa specifica proprietà privata - in questo caso con nomi pienamente identificati – ma più in generale del tutto identica a tutte le altre che si riscontrano nelle cronache che riportano la quotidiana successione dei morti sul lavoro; e 2) il concetto di sicurezza di questo sistema, di cui in particolare ogni governo dovrebbe prendersi cura, e che nel nostro paese viene gestito con decreti, di cui qui di seguito si farà cenno. Protagonista di quest’analisi complessiva rimane però il denaro - signore della proprietà privata quanto della sicurezza della vita delle persone -, reale feticcio che domina sia il punto di partenza degli eventi per lo più nascosti o indifferenti alla superficiale attenzione mediatica, sia il punto d’arrivo di quanto ci si racconta poi in termini di catastrofi, disgrazie, fatalità infauste, calamità, sventure, sinistri, disastri, sfortune, incidenti, e così via.

Cosa sia il denaro tutti lo sanno nella misura in cui ci si pagano il caffè al bar, o perché nemmeno il caffè possono bere, non avendo quell’euro necessario, ma cosa esso poi rappresenti, in genere viene ignorato. L’umanità si è divisa appunto tra chi il denaro l’ha ammassato in qualche modo – e può bere non solo quel caffè con tranquillità – e chi invece rimane senza, solo perché è rimasto fuori dai mezzi dell’arricchimento. Senza tediare troppo chi ormai si orienta sui tempi brevi dell’ascolto o della lettura, il denaro rappresenta nella nostra società tutta la ricchezza socialmente prodotta ma appropriata privatamente, passando attraverso la produzione di merci che consente di aumentare il denaro investito, pagando sempre di meno il lavoro erogato per produrre. La ricchezza diventa così l’obiettivo per far parte di quella fascia sociale in cui si godono privilegi rispetto a chi è destinato all’impoverimento sistemico, presupposto alla formazione di arricchimento privatizzato secondo tutte le forme di accaparramento possibile. Oggi l’informazione mainstream non parla mai chiaramente di corruzione, mafie d’ogni genere, avallando menzogne politiche funzionali alle garanzie impunitarie di cui la rapina legale o legittimata del denaro ha bisogno. Con l’aiuto di Roberto Saviano abbiamo saputo – per la tragedia in Svizzera - della provenienza dalla mafia còrsa del proprietario Jacques, e dell’uso dei locali in funzione di riciclaggio del denaro, facendo pertanto crollare l’ipotesi della fatalità della disgrazia ed emergere la realtà di un vero e proprio eccidio, dovuto allora alla preventiva mancanza di controlli (5 anni), per non evidenziare la provenienza del denaro perché utile, mantenendo così in modo omertoso l’opacità della provenienza. I soldi risultano puliti se apparentemente giungono da un locale pubblico usato come veicolo legale. Da un denaro sporco iniziale si arriva poi alla fine a un denaro pulito che guadagna ulteriormente e che prudentemente deve mantenere lontano ogni controllo, a questo punto rendendo Le Constellation solo uno dei presidi mafiosi che ormai colonizzano l’economia, per resistere alla crisi endemica e irresolubile che stiamo vivendo, e di cui non s’ha da parlare.

Anche le vittime sul lavoro – altro osservatorio di rilevante testimonianza - documentano di una strage sociale messa in conto, preventivata come possibilità infausta, seppure l’investimento, cantiere o fabbrica che sia, non abbia a che fare con denaro sporco. Qui però si apre l’ultimo aspetto dell’occultamento del ruolo del denaro: la inevitabile precarizzazione della vita altrui. È il capovolgimento assoluto del messaggio di una “Filumena Marturano” quando dice che i figli “nun se pagano”; qui la vita ha un valore immenso, senza prezzo applicabile; fuori dal teatro invece ogni vita non ha prezzo che possa valere il denaro che altri detengono e bramano di incrementare continuamente. La strage di chi lavora non può avere fine perché la spesa per la sua sicurezza, come al Crans-Montana, non vale il dio-risparmio cui, chi investe per trarne profitto, si piega. Nessuna differenza tra i giovani alla ricerca del divertimento e chi lavora per vivere, da questo punto di vista, entrambi vittime sociali potenziali e tragicamente reali, di una società fondata sul dominio del denaro, silente ma onnivoro, senza riguardo per l’età e il valore umano degli individui che cadranno sotto la falce della sua intoccabile egemonia.

E ora continuiamo a riflettere per chi si parla di sicurezza nelle nostre latitudini europee in cui la parola è svuotata di contenuto se la si considera per tutti, mentre ha un significato solo in termini di chi detiene il potere. Questo assume ormai apertamente criteri autoritari di soluzione semplificata nell’incremento delle pene e nelle forme repressive, e trova nella minicriminalità comune la giustificazione per innalzare normative illiberali funzionali poi al contenimento del dissenso. Questo nuovo decreto in preparazione che si fregia di norme anti-maranza, sanzioni per mancati preavvisi di manifestazioni, multe anche in caso di disobbedienza pacifica, nei confronti di genitori responsabili dei propri figli eventualmente criminali, contro il borseggio, ecc., si preoccupa del potenziamento operativo delle forze di polizia, mentre rimane privo di interventi educativi e sociali. Il modello trumpiano fa scuola, come già Carosone con “Tu vuo’ fa’ l’americano” e Sordi con “spaghetti…me te magno!” ci avvertirono divertendo, in tempi non troppo lontani.

La sicurezza, in altri termini, che potremo senza dubbio definire di classe, non riguarda chi lavora in determinate condizioni e che risulta dalle statistiche perennemente più a rischio della vita, oppure chi, sempre per mancanza deliberata di controlli, subisce gestioni mafiose del territorio, soggetto a crolli, incendi, dissesti naturali che evidenziano il mancato rispetto delle regole di costruzione dovuto sempre al risparmio dei costi. La sicurezza non è nemmeno pensata per chi cerca rifugio e asilo sulle nostre coste (Cutro insegna!), dato che viene concepita solo come tutela del privilegio che i nostri imperialismi europei sono riusciti a strappare ad altre popolazioni nel depredamento delle loro risorse, di cui oggi chiedono il conto in termini di sola possibile sopravvivenza.

La sicurezza cioè, è in tal modo un depistaggio coscienziale in direzione della disgregazione e disumanizzazione della vita sociale, con l’inoculazione ormai anche delle paure per guerre incombenti senza ancora nemici esterni, che quindi fanno pensare al tema securitario come autoprotezione dell’establishment dalla propria popolazione, ormai individuata come il nemico interno cui riservare il blocco di ogni facoltà espressiva che non sia il “credere, obbedire, fors’anche ancora – speriamo di no - combattere”. L’eliminazione programmata di ogni controllo anche giudiziario, da rendere pertanto docile alle esigenze dell’esecutivo, non è una necessità di governo solo italiano, ma della fine dell’Occidente che non sa ristrutturarsi nuovamente, ma solo innalzare livelli dispotici e coercitivi per non crollare dentro la propria crisi di capitale. Questo, in ultimo, è soltanto il nome trasformato del denaro che, per tradizione antica (da Svetonio, 70 d.C.) “non ha odore”, (cioè non puzza, secondo la risposta che Vespasiano dette al figlio Tito, in disaccordo col padre sulla tassa sugli orinatoi), non indica la sua provenienza in cui è cancellata ogni distinzione qualitativa, essendo infatti solo una livella radicale, universale.

I multimiliardari che sono oggi al potere, raggiunto con ogni mezzo, cercano nei bunker o su Marte la loro personale salvezza dall’“evento”, ovvero la guerra nucleare cui temono di approdare e a cui non sanno sottrarsi, e affidano al solo possesso del denaro la sicurezza della vita che la storia, non è sicuro, vorrà loro assicurare.

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