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Vizi privati, pubbliche virtù

di Andrea Zhok

Discussioni come quella recente su Chomsky e gli Epstein file mi hanno fatto riflettere su un problema profondo nelle società occidentali odierne.

Per arrivare al punto devo fare una digressione.

Partiamo da una questione antropologica e sociologica elementare. Posto che ciò che caratterizza gli esseri umani in termini di efficacia nel mondo è la capacità di cooperare, chiediamoci: come si può costruire una rete di cooperazione?

Esistono naturalmente le istituzioni formali, ma esse dipendono a loro volta da un livello motivazionale più profondo: tu puoi avere formalmente uno stato e una magistratura con delle leggi, e tuttavia questo può essere del tutto vuoto e ineffettivo se la gente non ci crede, se non sente una ragione per riconoscervisi. Il mondo è pieno di stati e istituzioni che esistono solo sulla carta, ma che di fatto coprono altri meccanismi di potere.

La domanda dunque diventa: cosa consente di costruire reti di cooperazione a livello motivazionale profondo? Nel contesto odierno credo vadano nominati due modelli.

1) Il modello tradizionale si incardina nella natura umana e ha un passato glorioso: gruppi di persone si organizzano, coordinano e cooperano sulla scorta di ideali comuni, dando agli altri e ricevendo dagli altri riconoscimento. Gli elementi affettivi fondanti di questi ordinamenti sono cose come l’amicizia, la lealtà, l’onore, la reputazione.

Tutte queste istanze hanno bisogno di tempo per consolidarsi: non si valuta l’onore o la reputazione su un singolo caso, ma sulla configurazione complessiva nel tempo dei comportamenti.

Il fatto di costruirsi nel tempo rende queste istanze faticose da costruire, soprattutto in contesti come quelli del lavoro moderno dove le persone non vivono e lavorano per lunghi periodi in contiguità. Si noti che queste forme di costruzione reputazionale possono anche essere usate in contesti criminali, dunque per fini che potremmo ritenere tutt’altro che ideali. (Questo è il caso del “familismo” presente in varie associazioni criminali di stampo mafioso.) Resta il fatto che anche in quei contesti tale modello cooperativo costruisce un’etica interna. Peraltro associazioni criminali fondate su lealtà famigliari non possono estendersi troppo e quanto più ci si allontana dal centro di lealtà primario, tanto più facilmente si disgregano: il loro potere è circoscritto.

Per questo motivo come base per costruire solidarietà, lealtà, onore e reputazione all’interno di un gruppo funzionano meglio ideali vasti: la fede in Dio, l’idea di nazione, il comunismo, ecc.

Queste istanze sono fondamentali per ottenere la cooperazione di grandi numeri di persone, il che è indispensabile per chi NON detiene quantità significative di potere.

2) Se però guardiamo all’altro estremo della società odierna troviamo altri gruppi con un interesse alla cooperazione. Ciò che chiamiamo “le élite” sono rappresentate da soggetti che detengono SINGOLARMENTE significative fette di potere.

Nella narrazione liberale il fatto che questi soggetti siano comunque una pluralità (centinaia, migliaia, a seconda del livello) sarebbe una garanzia della loro innocuità, perché nel sistema liberale queste élite sono individualmente in competizione costante. Questa competizione garantirebbe una limitazione reciproca dei poteri.

Di principio coordinare gli sforzi e le attività di qualche centinaio di persone è immensamente più semplice che farlo per milioni, decine, centinaia di milioni di individui, per un popolo. Ma per le élite c’è un altro problema. I soggetti che accedono alla sommità del potere in un contesto di competizione economica come quella occidentale sono tipicamente squali spregiudicati, in cui appellarsi a lealtà, onore, amicizia, reputazione sarebbe patetico oltre che inefficace. Dunque, pur essendo numericamente facilitati nella cooperazione, sono ostacolati dalla loro natura. Come si può ovviare a questo limite?

La risposta è data da uno stratagemma che si incontra in alcune versioni del “dilemma del prigioniero”. Bisogna rendersi MUTUAMENTE RICATTABILI. Uno squalo della finanza che è arrivato ad un apice nazionale o internazionale non conta sulla lealtà di un altro squalo gemello. Nuotano in un ambiente dove staccare un brano di carne a chi ti sta attorno garantisce di diventare più grande e di poter mangiare altri pesci più piccoli l’indomani. Ma se ci si rende complici in qualcosa di assolutamente inconfessabile, questo garantisce una cooperazione di lungo periodo. Nonostante l’unico ideale che li muova sia un ideale antisociale, un ideale in cui vale il mors tua vita mea, riescono a cooperare stabilmente con questo sostituto della lealtà e della reputazione che è la complicità nel misfatto, la mutua ricattabilità.

Arrivati a questo punto la mia domanda è: quale dei due sistemi di cooperazione tende oggi ad avere più successo?

Il primo sistema ha dietro tutta la storia dell’umanità, è potenzialmente inclusivo, costruttivo, etico, ma deve coordinare moltissime persone sulla base di istanze che vengono costantemente erose, ridicolizzate, screditate, come l’onore e la reputazione.

Il secondo sistema, grazie all’odierna colossale concentrazione di potere economico, può esercitare grandissimo potere coordinando relativamente poche persone, persone che possono conoscersi faccia a faccia. Questi soggetti possono essere dei perfetti figli di puttana, anzi aiuta, ma se si vincolano reciprocamente attraverso la mutua ricattabilità possono operare con straordinaria efficacia.

E qui ritorno alla vicenda Chomsky e a perché mi ha colpito.

Non per questioni di affezione personale: Chomsky era un liberal, con posizioni molto convenzionali sui soliti “villain” made in USA, ha preso posizioni stupide durante la pandemia, ecc. Non il mio eroe. L’unico suo libro nella mia biblioteca è di linguistica.

Ciò che qui mi colpisce è un elemento relativo alla dinamica reputazionale.

Chomsky appare come un idealista che lottava contro il sistema, e per quanto posso capire ci credeva fermamente. Scrive qualcosa come quaranta volumi di critica severa al sistema di potere americano – certo, critiche nella cornice della Costituzione americana, non è un rivoluzionario, e tuttavia. È percepito da due generazioni come una figura esemplare. Fa conferenze ovunque nel mondo sempre con un enorme seguito. E ciononostante non si arricchisce (è benestante, ma niente di più).

A 87 anni incontra Jeffrey Epstein.

A 95 anni ha un ictus che lo incapacita.

A 97 anni la sua reputazione viene distrutta perché consultando gli Epstein files emerge una frequentazione del medesimo, l’accettazione di favori (una facilitazione finanziaria, vacanze), una conversazione in cui cerca di confutare le idee razziste di Epstein, dialoghi privati in cui sembra credere all’innocenza di Epstein.

Ecco, come ho detto a me non interessa difendere Chomsky né nessun altro, ma una cosa non posso fare a meno di chiedermela. A qualcuno è chiaro in quale tunnel ci siamo messi?

Voglio dire: se uno può costruirsi una reputazione impeccabile e addirittura gloriosa agli occhi dell’opinione pubblica di tutto il mondo fino alla quarta età e questa può essere incenerita in una settimana da una frequentazione senile sbagliata, esattamente chi è al sicuro?

Chi può dirsi che investire nei valori tradizionali dell’onorabilità, della lealtà, della reputazione, affaticarsi nel perseguimento comune di un ideale abbia oggi senso?

Capite che cosa è in gioco?

Abbiamo costruito un mondo in cui puoi scannare il prossimo, massacrare popoli, buttare nella miseria regioni, stuprare, fare compravendita di organi, fare qualunque cosa e alla fine, se la tua cerchia di co-ricattati tiene a sufficienza, te la cavi con una menzione laterale, mantieni tutto il tuo potere, e in punto di morte puoi commissionare un regista glamour di farti un biopic lusinghiero, che farà dire allo spettatore: sì, era un po’ un figlio di puttana, ma un simpatico figlio di puttana, va là.

Dall’altra parte puoi dedicare la vita a idee che ritieni giuste, discutere con tutti, non sottrarti mai, partecipare, firmare appelli, scrivere incessantemente, mantenere la coerenza anche in situazioni difficili, non accettare ricatti, non farti dettare le cose che dici dal potere, e alla fine se qualcuno mette in fila dieci episodi “inopportuni” in fase senile, questo è sufficiente a schifarti e buttare nell’inceneritore tutto quanto hai fatto.

Ecco, non so se è chiaro quale lezione sta arrivando alle nuove generazioni. Poi non stupitevi.

 

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Comments

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Sergio
Saturday, 14 February 2026 10:44
Quanto alle "reti di cooperazione" prenderei in considerazione, e non solo in questo caso, quella dell'ebraismo internazionale. Il Chomsky critico verso questo mondo, che è anche "suo" in quanto ebreo, si trova isolato, e in tarda età conosce un brillante esponente dell'élite ebraica come Epstein, che lo reinserisce nel gruppo. Il richiamo del branco, insomma.
Qui da noi possiamo ricordare il caso dello storico Ariel Toaff, figlio del rabbino capo di Roma, e del suo libro "Pasque di sangue", dove analizza pratiche di sette askenazite medievali, tra le quali compaiono anche sacrifici umani (stile Epstein?). Gli attacchi lo costrinsero a ritirare il libro e a ripubblicarlo epurato dalle parti "sconvenienti". Ora è professore emerito all'università di Tel Aviv.
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Alfred
Saturday, 14 February 2026 11:57
E uno come Stephen Hawking che ci andava a fare? Anche lui richiami ancestrali? Non potrebbe essere che questo gruppo di mer.... de aveva bisogno di tappezzeria? Basta leggere la bassezza di certe affermazioni di epstein per capire che il suo livello intellettuale era al di sotto della sua furbizia, rapacita' e capacita' di manipolazione. Che poi l'elite intellettuale si senta lusingata da attenzioni di persone dell'elite e degli epstein ... non depone a favore degli intellettuali.
Anche questa e' una possibilita'.
Se non fosse saltata fuori la merda di questa elite noi come avremo giudicato? Ammirati da questa compenetrazione tra elite di Potere economico e intellettuali? Magari con la segreta speranza che gli intellettuali portassero un po' di luce in menti di merda? Magari le menti di emme riconosciuta la superiorita' di pensiero di sinistra avrebbero scelto la strada si san francesco. Magari ce la raccontavamo come loro volevano che ce la raccontassimo?
Cosa passa e sarebbe passato nelle nostre menti e' importante per capire come noi gestiremo la fascinazione che il potere e i potenti esercitano su di noi. Ci sto ragionando e devo dire che non sono ottimista.
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Alfred
Saturday, 14 February 2026 10:33
Questa competizione garantirebbe una limitazione reciproca dei poteri.

Davvero?
Non le dicono niente le leggi anti trust?
Anche a quei livelli il cosidetto e cooperativo familismo amorale funziona benissimo, basta avere le credenziali in capitale.
Quando capiscono che uniti fottono meglio (usano e sfruttano meglio) il resto dell'umanita' quelli dello 0,1% dell'umanita' si aggregano. Si aggregano tanto da vincere intere lotte di classe. L'ultima del secolo breve a occidente l'anno vista e lo dice un rappresentante come Buffett che pribabilmente all'isola non ci e' mai andato ne' adpira a, ma di sicuro ha cooperato economicamente con lo 0,1%.
Magari si schiantassero l'un contro l'altro armati. Lo fanno, ma sino a un certo punto, poi ma si coagulano ogni volta che serve e se capiscono che serve restano coagulati. Saranno squali, ma non sono fessi, lavorano di opportunismo. Che la ricattabilita' reciproca sia collante, bho. Puo' esserlo di una fazione, puo' esserlo per mille motivi, ma non necessariamente e' la norma. Si e' ricattabili anche in quelle societa' dal basso se non si e' conformi...
o no?
Se una societa' e' religiosa e si vuole vivere da atei e magari si coltiva una facciata e un pensiero libero ... se scoperti... non si diventa ricattabili? Lo vada a chiedere a Galileo.
Il fatto e' che il Potere e' una ingovernabile malattia sociale. Concedere Potere che sia economico o politico e' un grande rischio per chi delega. Perche' chi lo detiene puo' deragliare in deliri di onnipotenza e spesso (molto spesso) succede. E' diverso se lo si concede a gente che abusa a abu graib o a gente libera di comprare bambini all'ingrosso solo perche' ha soldi e una certa quantita' di merda psichica in testa? I risultati non sono troppo dissimili fatte le dovute proporzioni. Essere per societa' cooperative e con potere condiviso e gestito dal basso mette al riparo anche se non garantisce. Il Chomsky probabilmente non e' implicato nei crimini della cricca epstein, ma questo non vuol dire che non subisca e abbia subito la fascinazione del Potere. Se dal basso non pensassimo di ricevere quasi una grazia nel frequentare i ricchi/potenti e essere a loro vicini probabilmente consideremo con maggiore attenzione l'uso della livella e della ghigliottina. Il problema e' che il Potere si sa vendere, sa vendersi come condizione privilegiata e, perche' no, come condizione superiore (non solo come status, ma come sangue e quasi razza) cui aspirare. Meno bene si vendono grigie vite da lavoratori. Vi pare?
Per questo dobbiamo temere non solo i Chomsky che subiscono il fascino dello stare vicino alle elite (pur pensando che sono merde ed e' meno raro di quanto si pensi), ma dobbiamo temere noi stessi nel momento in cui ci perdiamo a gironzolare tra tutte le castronerie di status (dai macchinoni alle villone) che volenti o nolenti ci agiscono come oggetti del desiderio. Perche' se accettiamo di subire il Potere, quello degli eterni epstein, ma probabilmente anche peggio di lui, noi siamo parte del problema. Chomsky vede le strutture e vede con la mente, probabilmente non sa resistere alla fascinazione di stare con le elite, forse divertito, forse convinto di essere li per capire, gestire e analizzare. I fatti ci dicono chi gestiva chi.

Ps altro aspetto del problema Chomsky e' anche una autorita' nella sua materia di studi. Niente di male, beninteso, ma in questo mondo anche lui e' parte di una elite e le elite con il soldo amano tappezzare la loro squallida dimensione umana con quelli che probabilmente considerano fenomeni da baraccone (basta leggere la bassessa delle cose che epstein scrive a uno come Chomsky). Non capirlo per l'elite intellettuale non certifica a favore.
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Alfred
Saturday, 14 February 2026 10:37
Scusate ortografia ed errori, non ho controllato e .. si vede. Spero che sia leggibile
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Capicotto Massimo
Friday, 13 February 2026 17:11
E' vero quello che scrive prof Zhok, e questo per me è causa di un immenso dolore sopratutto per Noam Chomsky. Lei dichiara di non essere un fan entusiasta di Chomsky: il liberal americano, le posizioni stupide sulla pandemia, sono d'accordo.
Ma l'unico libro presente di linguistica nella sua biblioteca è un'imperdonabile lacuna di altre pubblicazioni del nostro che sono imprescindibili
per la comprensione della società americana:
I nuovi mandarini - La guerra americana in Asia -
Per ragioni di stato - La Washington connection e il fascismo nel terzo mondo - Dopo il cataclisma,
l'Indocina del dopoguerra e la ricostruzione dell'ideologia imperiale - L'impero colpisce ancora - e infine i libri scritti con Ilan Pappe sulla Palestina e su Gaza. Quello che ne emerge è la figura di uno dei più grandi intellettuali dei nostri tempi, e il suo coinvolgimento in questa triste storia è stato ripeto, per me, devastante.
Tanto più dolorosa la conclusione della parte finale del suo articolo, la verità non è affatto piacevole,
e la vita non è un pranzo di gala.
Con stima
Massimo Capicotto
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