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sinistra

Le tre Europe in un’epoca di massimo pericolo

di Carlos X. Blanco*

Tocca agli uomini e alle donne di questa generazione rivivere ancora una volta tempi pericolosi. In realtà, l’eccezione è l’opposto: la fortunata circostanza di sperimentare, nell’arco di una sola vita, lunghi anni di relativa pace, intervallati solo da conflitti locali che non minacciano l’esistenza stessa della civiltà, o addirittura della specie.

Quella pace “fredda” e relativa, gli 80 anni di guerre localizzate e contenute, è ormai finita. Dobbiamo prepararci alla “convergenza delle catastrofi”, per usare un termine caro al defunto pensatore francese Guillaume Faye.

Le vite di questa e della prossima generazione, soprattutto in quella sfera che viene chiamata, per interesse o per pigrizia, “Occidente”, saranno sempre più rischiose, insicure e sottoposte a dure realtà. “Occidente”, in quanto tale, è un concetto destinato a scomparire; l’idea sta morendo perché la realtà che riflette sta morendo. Esiste un solo Impero statunitense… e gli altri. La debolezza stessa del concetto, da un lato, così come la trasformazione della realtà geopolitica, brutale negli ultimi mesi, dall’altro, stanno inevitabilmente portando alla sua fine.

“Occidente” era un concetto che, se non inventato, è stato certamente diffuso a fini propagandistici dall’Anglosfera. La parola stessa nasconde quella che, fino al XIX secolo, era una realtà fondamentale: la civiltà europea. Gli inglesi, dalle loro isole, si dedicarono storicamente a mantenere il continente in uno stato di guerra civile permanente, disunito e –soprattutto– separato dalla Russia, separato dall’enorme nazione, l’unica che avrebbe dato consistenza (territoriale, demografica, energetica) a un continente già dotato di una tradizione culturale comune, come l’Europa.

Dal 1492, quando gli europei si proiettarono verso le Americhe in quel complesso compito di distruggere e costruire un mondo nuovo, e da quando, dalla fine del XVIII secolo in poi, una nuova “nazione” anglosassone, gli Stati Uniti, iniziò ad acquisire le caratteristiche di una potenza, che questo Occidente divenne sinonimo di americanizzazione del mondo, e l'”Europa” fu eclissata.

L’americanizzazione del mondo attraversò diverse fasi nel corso del XIX secolo. La prima, evidentemente, consistette nel regolare i conti con la Corona britannica. Non solo l’indipendenza dell’Unione dagli inglesi, ma anche la sicurezza contro rappresaglie o tentativi di riconquista da parte degli inglesi, furono le priorità immediate. Il modo di produzione capitalistico, nella sua incessante evoluzione durante il XIX secolo, avrebbe trasformato il confronto anglo-statunitense nel suo opposto, una complementarietà, come vediamo oggi. Il Regno Unito continua a essere la testa di ponte degli Stati Uniti in Europa. Le Isole Britanniche sono come enormi portaerei ancorate nell’Oceano Atlantico, sempre pronte a intervenire, con un tipo di interferenza specificamente mirata a creare disunione e disfunzione tra gli europei. Il Nord America ha preso il posto dell’Impero britannico nel suo dominio imperialistico sul mondo, e anche sull’Europa, nell’era del capitalismo. Parlare di imperialismo come “fase suprema” del capitalismo (Lenin) e parlare di Impero dell’Anglosfera è la stessa cosa. In questo senso, questa fase suprema è consistita in due fasi: quella britannica e quella statunitense. Questa seconda fase, quella statunitense, di cui stiamo assistendo al declino, è di fatto completata da un’entità (il Regno Unito) in forte declino dal 1945, ma i cui resti e bottini sono ancora utili agli statunitensi.

Nelle ultime settimane, abbiamo assistito a una sorta di rivelazione. È come se gli dei avessero deciso di rivelare i loro disegni più segreti all’umanità, mostrandoci il significato nascosto del mondo, un mistero insondabile fin dall’inizio del XIX secolo. Due lunghi secoli sono ora in fase di decifrazione. Parliamo delle due grandi rivelazioni:

  1. La “Dottrina Monroe”. L’esistenza stessa di una nazione artificiale, il supporto materiale di un impero capitalista predatorio, si basa sull’annientamento esistenziale dell’America Iberica. Gli “Stati Uniti d’America” avevano un nucleo puritano e anglosassone, ma si espansero progressivamente con l’immigrazione europea. Lo sterminio sistematico e completo dei nativi americani nel corso del XIX secolo prefigurava Gaza. Il genocidio attualmente in corso a Gaza è, a sua volta, un presagio di ciò che accadrà ad altri popoli e nazioni. Inoltre, la nazione degli Stati Uniti non sarebbe altro che una piccola striscia di territorio americano popolata da coloni bianchi di origine europea e da città modellate sull’Inghilterra, se non fosse per la massiccia usurpazione e il furto di terre al Messico. Fin dalle sue origini nel XVI secolo, un secolo in cui l’Inghilterra era poco più di una nazione impoverita e un covo di pirati, l’Anglosfera ha trovato la sua ragion d’essere e la sua fonte di energia nell’annientamento esistenziale dell’Hispanidad: il mostro anglo è cresciuto in proporzione alla porzione di Hispanidad che ha inghiottito e saccheggiato. Le nazioni ispaniche, o, più in generale, le nazioni iberiche, devono essere trattate come colonie e campi estrattivi, sia nelle Americhe che in Europa, per sostenere l’esistenza stessa dell’Anglosfera. Finché geopolitici e filosofi della storia non riconosceranno pienamente e meticolosamente, come legge inesorabile, l’equazione che detta: “più grande è l’Anglosfera, più piccola è l’Iberosfera”, non c’è possibilità di fermare il mostro da questo stesso emisfero, chiamato “emisfero occidentale”. La caduta del dollaro stesso, o gli attacchi difensivi da parte di Russia, Cina e altre potenze non occidentali, accelereranno la rovina dell’Impero occidentale, con milioni di morti e grande devastazione in molti paesi.
  1. Colonialismo e razzismo. È un compito urgente per l’Europa stessa “de-occidentalizzarsi”. Forse ci sono, per usare un numero tondo, un centinaio di nazioni in Europa. Le differenze etniche tra loro non sono grandi, ma il grande mosaico che costituisce l’Europa è ben noto. Questa enorme diversità, tuttavia, possiede una malta o un cemento che le ha dato sostanza per secoli: la tradizione ellenica (trasmessa a Roma e al Cristianesimo), base di un pensiero razionale che fiorì nella forma della filosofia, della scienza e dell’etica della persona. La cristianizzazione dell’Europa lungo tutto il Medioevo è l’altra sostanza unificante che ha reso l’europeo cristiano l’abitante di un’immensa repubblica, la stessa da Lisbona ai confini più remoti della Russia, identica dalle remote regioni settentrionali alle rive del Mar Mediterraneo. Tuttavia, è stato nell’età moderna, l’età degli imperi d’oltremare e del capitalismo, che il significato di “europeità” è stato completamente distorto. Solo allora il mito della supremazia bianca si impadronì dei cuori dei conquistatori che, vedendosi come “civilizzatori” ed “evangelizzatori”, divennero – in realtà – genocidi. Tra il XVI e il XX secolo, l’Europa conosciuta dai nativi di altri continenti non era tanto l’Europa di Omero, Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Kant, Einstein… non tanto l’Europa di Cervantes, Shakespeare, Goethe, non tanto quella di Bach e Beethoven… era l’Europa degli schiavisti, dei genocidi, dei saccheggiatori. Inoltre, il mito suprematista e razzista fu interiorizzato nel complesso sistema delle “cento nazioni” d’Europa. Il continente, ora sminuito dalle azioni nefaste delle sue stesse élite, lacchè dei poteri finanziari globali e abietti scagnozzi di Trump, sta anche attraversando una crisi d’identità e un’auto-messa in discussione della sua esistenza omogenea.

L’Europa non è più “ellenica”, perché la religione del capitalismo anglosassone (predazione, legge della giungla in economia, individualismo dilagante, idolatria del mercato, consumismo feroce…) ha sostituito gli ideali di una vita moderata e razionale, di moderazione di fronte alla superbia (hybris) e di coltivazione della bellezza nel corpo e nell’anima. E non è nemmeno cristiana: l’Europa ha perso la sua unità, non solo a causa di una “secolarizzazione” che i progressisti di ogni tipo esaltano come benefica, ma anche a causa della massiccia immigrazione di musulmani, da un lato, e dell’adozione di principi sionisti (che alcuni scambiano per “cristiani”) come la visione della “preferenza divina” per un popolo particolare, il suprematismo segregazionista, la bellicosità presumibilmente giustificata da Dio, l’accettazione dell’ossimoro chiamato “giudeo-cristianesimo”, ecc.. Il “modello Gaza” sarà imposto in altre parti del mondo finché funzionerà l’Impero occidentale, ovvero la sovrastruttura creata dal settore più predatorio e mortale del capitalismo anglosassone. Finché l’Europa non riuscirà a recuperare la sua unità spirituale (fondamento dell’unità geopolitica) basata sulla ricchezza delle sue “cento nazioni” e, soprattutto, sulle sue doppie radici elleniche e cristiane, rimarrà una parte del mondo destinata a diventare un campo di battaglia (lo è già) e un campo di concentramento (lo è già, a livello digitale e mediatico).

La ragion d’essere dell’Europa nei prossimi anni dovrà consistere nell’evitare queste due orribili possibilità e, a tutti i costi, recidere i legami con gli statunitensi. Sarà dura: rovesciare governi, boicottare istituzioni, riaggiustare i livelli di consumo e abituarsi alla modestia… Ma, se non ci riuscirà (e questo deve essere fatto dagli stessi popoli europei dal basso), affronterà lo stesso destino che gli imperi “bianchi” suprematisti, schiavisti e colonizzatori hanno inflitto a gran parte dell’umanità che ha assistito al loro arrivo. I neri, gli indigeni, gli asiatici lo sanno e non possono dimenticarlo.

In questo momento, per dirla in parole povere, ci sono tre grandi Europe: l’Europa orientale, completamente manipolata dall’Impero nella sua russofobia; l’Europa occidentale e settentrionale, dominata da francesi e tedeschi, vittima degli stessi vizi suprematisti, desiderosa di continuare a sottosviluppare l’Europa meridionale, eppure indegna vassalla degli statunitensi; e infine, l’Europa meridionale (Portogallo, Spagna, Italia e Grecia). Quest’Europa meridionale, la più maltrattata da un’Unione concepita per servire la NATO e l’Anglosfera (ora tutto si sta rivelando), è l’unica con il potenziale per stringere alleanze con i principali paesi latinoamericani ed esplorare percorsi al di fuori di quelli dell’Anglosfera. Eppure, ci troviamo nelle fauci di quell’Anglosfera.


* Pubblicato su Voces del Periodista (Messico), Anno XXX, N. 519, Febbraio 2026.

 https://transform-italia.it/le-tre-europe-in-unepoca-di-massimo-pericolo/
Grazie ad Alessandro Scassellati.
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