Il neoliberismo di guerra va oltre la democrazia borghese
di Nico Maccentelli
Da più parti si continua a ripetere che con Trump presidente USA si sono violate le regole e che ora vige la legge del più forte. C’è chi dice anche che però l’imperialismo USA ha da sempre fatto guerre, colpi di stato, usato proxy come false bandiere, e che se non altro Trump ha il “pregio” di sostenere apertamente ciò che fa.
Queste due considerazioni, avanzate da politologi e opinionisti dissenzienti, si fermano però ai postulati, senza andare oltre. Ma oltre cosa c’è? Dobbiamo capire che se la prima considerazione ci porta a delle ricadute politiche e sociali di conflitto che non si sono ancora esplorate, la seconda mi pare piuttosto superficiale nella sua enunciazione, che se un pregio può avere è solo per il semplice fatto che un’intenzione dichiarata non necessita di smascheramenti e che può essere visibile a tutti o, per lo meno, a chi la vuole vedere.
Ma ciò che va colto in quell’oltre che prima ho accennato è riassumibile in questo enunciato: chi ha superato la soglia del genocidio, facendolo o sostenendolo può poi proseguire l’abominio criminale anche in casa propria.
Dunque non stiamo parlando solo di assenza di regole e di legge del più forte, ma del superamento di una soglia che da Auschwitz in poi nell’Occidente delle cittadelle dei consumi e delle classi medie (oggi in crisi) e di un proletariato border line per sussistenza precaria, non era mai stato superato se non nei paesi in cui l’imperialismo faceva quello che voleva, raccontando a noi che portava la civiltà e la democrazia.
L’esempio più concreto è la guerra civile strisciante che l’amministrazione Trump ha dichiarato ai suoi stessi cittadini, soggetti attaccati per censo ma spacciato per migrazione, ossia l’espulsione che diventa massacro di cittadini considerati eccedenza produttiva di un esercito industriale di riserva che aggrava la deidustrializzazione in un sistema che si regge sul debito e la finanza e che è sempre più in crisi. I liberal ci parleranno di cattiveria reazionaria, ma l’azione repressiva dell’ICE a cominciare dalle città sotto amministrazione locale dem (il che significa, al di là delle dirigenze opportuniste, realtà libertarie in diversi sensi), risponde proprio alla questione del rapporto capitale/lavoro.
Il neoliberismo di guerra non è solo guerra esterna di capitali nella sovraproduzione capitalistica, ma guerra interna per ridefinire con la coercizione repressiva, la deportazione, i rapporti di forza tra classi che sigillino il dominio del capitale come fattualità intangibile nel tempo. Questa sarà la dominante politica nella post-democrazia capitalistica.
Se guardiamo ai risultati dell’azione repressiva che spinge le popolazioni a chiudersi nelle case, a non mandare i figli a scuola, a usare fischietti per annuncare l’arrivo di questo fascisti prezolati alle dipendenze del potere centrale, a ribellarsi in massa, abbiamo deportazioni, violenze d’ogni genere in un clima di intimidazione che ricorda più la Gestapo che l’ordinaria azione repressiva di un potere borghese in uno stato di diritti sociali ammessi, anche se falsamente tutelati. E a ben guardare i due morti assassinati da questi squadroni della morte, questa Triple A in salsa farwest, non sono migranti ma cittadini statunitensi: Renee Nicole Good, poetessa e Alex Pretti, operatore sanitario nella terapia intensiva di un ospedale. Ovviamente se a cadere sono migranti la notizia non fa così scalpore qui in Occidente, considerato il razzismo di cui sono intrisi i mezzi d’informazione. Il punto è che le intenzioni dell’operazione di Trump non è solo quella di espellere i migranti, ma di colpire ogni forma di dissenso in quelle che lui considera le roccaforti dell’opposizione alla sua amministrazione. Si colpisce chi si oppone e quindi si va sul sicuro nel colpire per ideologia, perché è a sinistra che storicamente si associa la libertà ai diritti sindacali della forza-lavoro e a quella che qui in Italia chiamiamo da 50anni autonomia di classe.
Questa chiave di lettura ci dice molte cose. Che se Gaza non riguarda solo i palestinesi, ma Minneapolis, Minneapolis e Gaza non riguardano solo gli USA ma anche noi. Questa faglia aperta sull’orrore farà cambiare registro anche negli altri paesi dell’Occidente collettivo. Una nuova fase si è aperta e lo scontro si innalzerà se si vuole esserne all’altezza e affrontarlo. Ora possono farlo. Se ci si ferma al sequestro di un presidente legittimamente eletto come Nicolas Maduro in Venezuela e se si pensa che i bombardamenti e gli assassinii di massa e di giornalisti riguardino solo Gaza, allora si è fuori strada. Perché Trump e Smodrich non sono dei pazzi criminali sono il frutto marcio del capitalismo putrescente di fronte al proprompere della decolonizzazione e del multipolarismo. Un cinghiale ferito che vede fuggire gli investimenti dal dollaro allo Yuan, è molto più pericoloso. E questo sfata l’aura di facitore di pace di Donald Trump, che più che altro è un affarista criminale che agisce in modo mafioso per cordate di capitalisti ormai dediti al crimine e alla sopraffazione scopertamente rivendicata.
Riconoscere dove stiamo andando ci obbliga a delle scelte che nel tempo diverranno sempre più difficili, ma che sono inevitabili.









































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