
Geopolitica dell'Europa
di Pierluigi Fagan
L’immagine si riferisce alla cometa Shoemaker-Levy 9 che nel 1993 venne frammentata in 21 pezzi per poi schiantarsi su Giove. Con la sua enorme massa, la gravità di Giove, esercitò pressione attrattiva sulla cometa disgregandola, la pressione differente su sue singole parti era più forte delle forze di coesione interna dell’oggetto astrofisico.
Europa è un concetto geo-storico, una articolata propaggine subcontinentale dell’Eurasia. La sua geografia è stata ragione principale della sua evoluzione storica. Nel dopoguerra, anche per superare le spinte al conflitto interno tra popoli ed entità statali che hanno prodotto impetuosi fiumi di sangue per secoli e secoli, superamento necessario visto quello che Europa aveva combinato per ben due volte (due guerre “mondiali” e visto che il mondo non ruotava, né avrebbe mai più ruotato intorno all'Europa), in Europa si creò un mercato comune. Si pensò che l’interdipendenza commerciale interna avrebbe creato una rete che legasse tra loro soggetti altrimenti abituati a confliggere l’un con l’altro.
Ancora prima di fare il mercato comune, Europa aveva prodotto qualche tentativo di limitata azione comune, ad esempio su “carbone e acciaio” o sull’energia atomica, più tardi creando il CERN o l’ESA. Europa avrebbe potuto e forse dovuto, continuare su questa strada di cooperazione. Frazionata in una pletora di staterelli dalla dimensione media che è la metà della dimensione media di uno Stato nel mondo, era chiaro che le componenti di Europa sarebbero state sistematicamente troppo piccole per competere con i nuovi giganti del mondo (USA, Cina, India, Russia etc.).
Questo nanismo figlio della geostoria europea si mostra oggi come totale assenza di rilevanza dei soggetti europei sia nel campo delle nuove tecnologie info-digitali, sia nel campo militare, ma è rilevabile in molti altri aspetti della dimensione e potenza delle industrie, delle impese commerciali, del banco-finanziario, della cultura alta e bassa. Tuttavia, nonostante la sovrapproduzione di stucchevole retorica unionista, gli europei si guardarono bene dal mettere in comune qualcosa di rilevante.
La biforcazione del destino europeo segnò la diversa scelta di mettere in comune, tra alcuni, la moneta. La faccenda era conseguenza del voler tenere assieme gli europei con un mercato, ma anche regolare i rapporti soprattutto tra Francia e Germania e tra Germania e gli altri partner europei dalle forme economiche, finanziarie e fiscali assai eterogenee.
Dopo mercato e moneta, il processo continuò creando una burocrazia unionista con rilievi giuridici, senza che ci fosse alcuna unione politica. A un certo punto, in tempi recenti, il menù delle variabili che determinano la consistenza politica degli europei, ha presentato un campo che a lungo si era espulso dagli orizzonti di senso europeo: la geopolitica.
L’argomento geopolitica, presenta ad Europa, due logiche particolarmente estranee alla forma unionista che Europa s’è data. La prima è la geografia, la seconda è la politica.
Geograficamente, Europa ha quattro distinti fronti: 1) i rapporti con il vicinato di prima e successive file euro-asiatiche (Russia, Cina ma non solo); 2) i rapporti con i dirimpetti nord africani, con i mediorientali e la Turchia ovvero col Mediterraneo; 3) le relazioni trans-atlantiche; 4) l’area strategica del Mare del Nord e affacci nord-polari. La geopolitica evoluta considera poi anche i nuovi spazi come l'info-digitale e lo Spazio propriamente detto.
La seconda è la politica che deriva da polis che significava anticamente Stato il che rende chiaro subito il tipo di problema: l’Europa non è uno Stato. Che succede quando una debole unione non statale tratta problemi geopolitici? Si frattura come la cometa Shoemaker-Levy. La gravità esercitata dalle forze di potenza geopolitica, in assenza di una unione politica, spezzetta il precario aggregato poiché gli interessi politici (economici e finanziari, militari, demografici e territoriali etc.) sono difformi e non ricomponibili come invece avviene dentro un singolo Stato.
Il "finale di partita" europeo inizia la sua fase finale quando Europa rinuncia al proprio ruolo di mediazione nelle questioni di attrito tra Ucraina e Russia a proposito del Donbass che pure l’aveva portata a patrocinare i c.d. “Protocolli di Minsk I e II”. Recentemente, dopo aver detto che si trattava in effetti di una “finta” operata per dar tempo all’Ucraina di armarsi, il principale attore della politica europea del tempo Angela Merkel, ha detto la verità in una intervista ad una televisione ungherese. Merkel si rivolse allarmata agli alleati NATO per chiedere maggior impegno e severità nel costringere ucraini e russi a rispettare gli accordi che avrebbero sanato il potenziale conflitto, ma europei dell’est e anglosassoni fecero il pesce in barile, avendo altri programmi.
Dopo averla venerata come la Dea Madre dell’europeismo, Merkel oggi è trattata come una imbarazzante vecchietta un po’ pazzerella, forse segretamente succube di Putin per via delle sue origini ex-DDR. Il complesso mediatico-narrativo può tutto tanto l'autonomia mentale degli europei è nulla e le memorie sono sovrascritte di continuo. Memorie sovrascritte e logica binaria ci stanno pre-formattando al nuovo mondo info-digitale.
Il programma anglosassone è antico, essi vedono la Russia come “il” nemico che oltretutto deve esser staccato da Europa per non creare un sistema di enorme forza potenziale. La disciplina geopolitica stessa nasceva (per certi versi) con l’opera di un inglese che ai primi del Novecento, era allarmato dal fatto che si formasse tale sistema nell’Heartland, il cuore potenziale di enorme gravità per l’intero sistema mondo. Vivendo su isole (Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, USA/Nord America, rispetto a Afro-Eurasia sono “isole”), agli anglosassoni la cosa non piaceva ovviamente, da soggetti principali rischiavano di diventare “periferia”.
Gli europei dell’est invece, memori della difficile convivenza con il gigante russo che gli sta accanto, avevano tutto l’interesse a esacerbare le relazioni coi russi in modo da chiamare a sostegno e supporto di difesa e protezione europei e anglosassoni.
Europa venne così portata in guerra contri i russi dimenticandosi dei proclami (ad esempio Macron) che avevano rilevato geopoliticamente l’ovvio ovvero la bontà logica di creare una unica area di pacifiche e cooperative relazioni (economico-tecnologiche-energetiche) da Lisbona a Vladivostock: Heartland, appunto. I tedeschi addirittura si privarono di due gasdotti strategici, di molte partnership industriali e commerciali, come francesi e italiani.
Questo non aveva e non ha alcuna logica geopolitica, era semplicemente il subire l’intelligenza geopolitica degli stati dell’est e degli anglosassoni questi ultimi, tra l’altro, neanche “europei”.
Sul fronte mediterraneo, data l’irrilevanza di Grecia, Italia, Spagna e le ambivalenze francesi, nessuno ha in animo di sviluppare una comune politica verso la Turchia, il Medio Oriente (e il problematico alleato Israele che segue logiche territoriali tutte sue anche perché è in un altro continente), il Nord Africa. Sfruttamento dei giacimenti energetici mediterranei, politiche migratorie, relazioni col mondo islamico, l’intera Africa, l’agenda europea verso questi problemi di essenza geopolitica e geostorica è desolatamente vuota.
L’altro giorno guardavo una cartina dei paesi europei che si sono imbizzarriti sulla questione della Groenlandia, arrivando perfino a inviare una manciata di uomini in divisa che parlano sette/otto lingue diverse e rispondono a sette/otto comandi militari e decisori politici diversi. Sono tutti affacciati sul Mare del Nord ed hanno quindi verso l’area nord-polare, una sensibilità particolare, com’è ovvio. L’insignificante Danimarca che fino a ieri si agitava in proclami per armare e finanziare a fondo perduto Kiev, improvvisamente s’è accorta che rischia gli scippino la colonia di ghiaccio. Tant’è che a Kiev sono terrorizzati dal fatto che gli europei che contano ora sono tutti presi dal Nord e non più dall’Est.
Da cui Macron versione nemico di Terminator con occhiali a specchio che ha provato a far la voce grossa con Trump per mantenere un po’ di equilibri nelle relazioni trans-atlantiche di cui si sentono padrini storici. Ma i tedeschi, in altre strategie affaccendati, così molti altri in Europa, gli hanno fatto capire di darsi una calmata.
Per coloro che poco dotati in analisi sulla complessità della fase storica e le questioni qui appena accennate a questo punto arguiscono da questa veloce disamina che allora: “E’ il momento di unire l’Europa!”, servirebbe un altro post, ma forse servirebbe in realtà di studiare la differenza tra volere e potere o, meglio, come il poter fare o disfare o non fare, dovrebbe regolare il volere. Anche la "pace nel mondo" piacerebbe a tutti, peccato che manchi di realistica attualità poiché mancano le condizioni di possibilità.
In breve, gli europei dovrebbero riformulare una visione realistica e complessa del loro stare al mondo. Tenersi stretto il mercato comune, togliere la moneta comune, attivare forme di concreta cooperazione, ad esempio, nella ricerca e sviluppo e procedere a forme di più intesa consistenza istituzionale tra stati e popoli di comune matrice geostorica: latino mediterranei, germano-scandinavi, mentre all’est tra baltici, slavi, pontici le questioni sono più complesse. Riprendere il dialogo coi russi, potenziarlo coi cinesi, occuparsi con una nuova mentalità basata sulla reciprocità, con musulmani e africani.
In pratica, allontanarsi in fretta dalla potenza gravitazionale di Giove che li smembrerà assorbendoli senza neanche un lamento visto che le onde sonore non si propagano nel vuoto dello spazio.








































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