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sinistra

I giuristi di regime contro Barbero

di Pier Paolo Caserta

Adesso è partito un coro all’indirizzo di Alessandro Barbero, intonato da alcuni giuristi di regime, cioè sostenitori della de-forma costituzionale.

Il coro ha lo scopo di cercare di delegittimare Barbero in quanto personalità autorevole che ha preso posizione per il NO. Gli "argomenti" utilizzati contro Barbero, prima ancora di entrare nel merito, mettono l’accento su quello che, secondo i giuristi di regime si configurerebbe come uno sconfinamento commesso dal Professore e divulgatore di Storia.

Poteva continuare a fare l’influencer - suggerisce un giurista di regime - ma non ha le necessarie competenze giuridiche per esprimersi sull’argomento. È come se, continuano i giuristi di governo, io volessi parlare di Storia ecc. Insomma non vale la pena proseguire, la linea è questa, di sconcertante povertà culturale.

Quali sono, infatti, queste “competenze” richieste per potersi pronunciare in merito al prossimo referendum sulla riforma costituzionale della giustizia? Sono competenze di natura "tecnica"? Bisogna essere per forza magistrati oppure tacere?

A ben vedere i giuristi di regime contro Barbero non fanno altro che attingere al bestiario neoliberale e tecnocratico secondo il quale occorre far parlare solo gli “esperti”: soltanto i medici parlino di Sanità, soltanto i magistrati di riforma della giustizia ecc. Lasciamo stare ora la folla di problemi che nasce a voler prendere sul serio questa diffusa posizione: per esempio cosa succede, come di fatto accade, quando esperti in uno stesso campo sono in disaccordo tra di loro? Lasciamo stare, perché questo significherebbe già confrontarsi presupponendo la buone fede dell'interlocutore.

Soffermiamoci, invece, sul sottotesto di questo invito.

Ovviamente il sottotesto non è soltanto che si debbano far parlare solo gli “esperti”, ma che ci si debba soprattutto far guidare da loro, o meglio affidarsi ciecamente. Tecnocrazia e oligarchia camminano insieme e i giuristi di regime contro Barbero non fanno che attingere a questo umore di fondo.

Peccato che le “competenze” richieste per pronunciarsi sulla questione in oggetto siano squisitamente POLITICHE. La valutazione è politica e Barbero lo dichiara immediatamente. Il referendum non è principalmente sulla separazione delle carriere – prosegue lo storico. Al centro della riforma è invece “la distruzione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM)”, che si vuole riportare sotto il controllo del potere politico, come accadeva nel ventennio fascista. L’obiettivo è dunque alterare la separazione dei poteri. “La riforma indebolisce il CSM”, a maggior ragione introducendo la follia del sorteggio per la parte del CSM non selezionata dalla politica – nota Barbero. E ha ragione.

La posizione sulla riforma della magistratura non può che essere politica. Qualsiasi posizione è politica. Soltanto che Barbero ha la semplice onestà di dichiararlo e spiegare le sue ragioni, mentre i giuristi di regime si trincerano dietro una impossibile e inesistente neutralità tecnica per screditare chi ha una posizione diversa dalla loro.

La riforma tocca il nucleo fondamentale della divisione dei poteri. Il costituzionalismo non è una questione che possa essere lasciata all'aridità della valutazione tecnica, ma va compreso sul piano della sviluppo storico dello Stato di diritto e della separazione dei poteri che ha innervato la storia della democrazia, prima che questa rifluisse negli ultimi decenni sotto la spinta di interessi economici e oligarchi, dei quali proprio le de-forme costituzionali sono uno strumento.

Per queste ragioni, il livello della valutazione è proprio storico-politico; è squisitamente politico e inoltre è storico, perché la Storia offre i termini di paragone per comprendere l'intento politico che ispira la riforma. Per questo servono la prospettiva e la profondità della Storia. Diversamente dal presentismo servile dei giuristi di regime.

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Comments

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Michele Castaldo
Saturday, 24 January 2026 18:03
È del tutto naturale che diventi scomodo uno come Barbero, perché più sta in difficoltà il liberismo più diventa necessario blindate un binario dentro cui far veicolare le sue necessità. Sicché uno storico - a meno che non sia a libro paga diretto da potere economico che non si manifesta - è come la bocca in rapporto alla tosse, che non si può troppo a lungo trattenere.
Avete presente l'eccellente racconto storico su San Francesco? Ecco: dopo secoli esce fuori una verità diversa.
Tempo a tempo, la storia non ha fretta, ha i suoi tempi.
Michele Castaldo
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Fabio Rontini
Saturday, 24 January 2026 17:07
Menomale che Barbero c'è!
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