L'attacco all'Iran
di Piccole Note
Alla fine hanno prevalso i falchi e Trump ha ceduto di schianto o forse ha ceduto prima e solo finto indecisione. Non è importante ora. L’Iran è sotto attacco. E ciò nonostante il fatto che i negoziati di Ginevra si fossero conclusi con l’intesa di un nuovo incontro a Vienna per finalizzare un accordo.
La dichiarazione di guerra di Trump, un profluvio di falsità, è quanto di peggio poteva tirar fuori dal suo repertorio: sostanzialmente l’obiettivo fissato dalla campagna è annientare l’intero apparato bellico iraniano e imporre un nuovo regime, nulla di meno.
Stanotte sembra finita la parabola del Trump isolazionista, fautore del ritiro dell’Impero dal mondo per rilanciare l’America come prima potenza globale tramite un arrocco continentale. La dichiarazione di guerra riecheggia fedelmente le tante del passato. Un passato che sembra ripetersi sempre uguale a se stesso.
C’è però in questa aggressione una vena psicopatica che le guerre del passato non avevano. Il genocidio dei palestinesi, infatti, ha inserito una variabile nuova nelle guerre imperialiste, una variabile impazzita che rende questa aggressione più folle e pericolosa di altre, per il Paese aggredito, per la regione, per il mondo.
Se in precedenza i neocon avevano eliminato i limiti dall’orizzonte temporale delle guerre, da cui le guerre infinite, il genocidio dei palestinesi ha spazzati via tutti gli altri. Nessun limite dettato dal diritto internazionale, nessun limite morale o discendente dalla più banale umanità.
Non che prima tali limiti fossero rispettati, ma almeno teoricamente esistevano come orizzonte e dovevano esser tenuti presenti nella propaganda rivolta all’opinione pubblica imperiale e internazionale. Non è più così: tutto è lasciato all’arbitrio dell’Imperatore e della macchina assassina a trazione Netanyahu-neocon.
Abbiamo scritto, e a distanza confermiamo, che Trump ha coperto il genocidio dei palestinesi nella speranza di contenere Netanyahu e, mano a mano, circoscriverne ed eroderne l’aggressività usando delle sponde regionali e internazionali. Purtroppo, come temevamo nel segreto, è accaduto esattamente l’opposto.
Infatti, era arduo, forse impossibile, abbracciare le follie sanguinarie del premier israeliano e dei neoconservatori e uscirne vincitori o quantomeno indenni. Quell’abbraccio lo ha contaminato e stritolato. Non sappiamo quali ricatti siano stati usati, quali intimidazioni, si può solo registrare l’esito. E l’esito è nefasto.
E, da oggi, parla la cronaca (nera): i danni, le vittime, cose così. L’Iran ha già iniziato a rispondere con i suoi missili. Nonostante abbia partecipato con speranza alle trattative, si è preparato alla guerra, perché tale opzione era sempre più incombente man mano che l’America predisponeva il suo apparato militare come se i negoziati non esistessero.
Tante le incertezze: dalla durata del conflitto alla sua estensione. A prescindere da una potenziale guerra globale, ipotesi che non si può escludere (in particolare, se Teheran riuscisse a infliggere danni ingenti), il conflitto ha già iniziato a scuotere la regione e coinvolgerà altre forze.
Se l’Iran può contare quasi certamente sugli Houti e forse sulle milizie filo-iraniane in Libano e Iraq, Stati Uniti e Israele cercheranno di usare le forze curde (già utilizzate nel regime-change siriano e molto attive nel recente tentativo di regime-change di Teheran), ma anche sull’Isis.
Infatti, non sembra affatto un caso che il 20 febbraio scorso 15-20 mila miliziani dell’Isis siano riusciti a fuggire da un carcere siriano (Wall Street Journal). Possibile che si ripeta quanto accadde in Siria, cioè che andranno a rimpolpare le milizie anti-Teheran che nei piani israeliani dovrebbero attivarsi in territorio iraniano. Certe dinamiche nefaste tendono purtroppo a ripetersi.
Sperare nell’imprevedibilità di Trump, cioè che si tiri indietro tra qualche giorno, oggi è davvero difficile. Certo, potrebbe anche esserci costretto dagli sviluppi e dalla scarsa compagine messa in campo (inadeguata per una guerra prolungata), ma anche no. Inutile arrovellarsi. Vedremo.
Com’è inutile anche evidenziare che quanti condannarono senza ma e senza se l’invasione russa dell’Ucraina, definendola brutale e immotivata, ora sono silenti, nonostante l’aggressione all’Iran sia molto più brutale e immotivata di quella. Così gira il mondo. Peraltro, ciligiena sulla torta, ieri Zelensky ha esortato gli Stati Uniti a bombardare Teheran…









































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