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Elisabetta Teghil: Goethe non serve più

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Goethe non serve più

Elisabetta Teghil


Il governo Monti, prima ancora di prendere qualsiasi decisione, ha ottenuto due effetti positivi.

Il primo è che si può parlare di “Trilaterale”, parola tabù che nessuno/a pronunciava , anche perché aveva un peccato originale, quello che , per prime, ne avevano parlato le Brigate Rosse nei loro documenti.

Il secondo effetto positivo è che si può parlare del gruppo Bilderberg, del Think Tank Bruegel, del Council on Foreign Relations- CFR- e del panfilo Britannia senza che chi lo fa sia subito etichettato, e perciò emarginato, come complottista.

E’ inutile , qui, elencare quello che farà il governo in carica, perché lo sappiamo tutti.

E’ inutile ricordare che saranno prese decisioni molto dolorose per i cittadini/e italiani/e.

Invece, vale la pena di sottolineare che saranno presi provvedimenti simili a quelli attuati in Grecia ed, altresì, che saranno portate a compimento le iniziative già prese con gli esecutivi a guida PD, compresa la svendita delle imprese e dei beni pubblici ai privati, eufemismo per dire alle multinazionali.

Ed ancora, la riforma, mai parola fu tanto stravolta nel suo significato, dei servizi pubblici, anche questi privatizzati con conseguente definitivo affossamento dello stato sociale.

Necessari tasselli del mosaico, il lavoro precario, normale e normato, la precarizzazione di massa, l’allargamento della platea dei poveri e delle fasce di cittadini in condizioni disperate.

Corollario, smantellare le ultime forme di resistenza organizzate del mondo del lavoro e un’ipertrofia penale e amministrativa che renda vana anche solo l’idea di opposizione.

A conferma che non c’è nessuna crisi in atto. Tutto questo non è il frutto di calcoli errati o effetto sgradito di scelte improvvide, ma fa parte di un progetto complessivo ed è questa l’essenza del neoliberismo.

E il neoliberismo è la forma più compiuta ed attuale dello sviluppo del capitalismo.

Tutto è teso ad uno spostamento significativo delle ricchezze che, drenate ai cittadini/e, andranno ai potentati finanziari.

Da qui l’ipocrisia di voler colpire l’evasione fiscale. In questo, ci ricorda l’attacco al proporzionale e all’immunità parlamentare.

Ma il vero obiettivo sono le tasche degli italiani/e ed i lor risparmi e i loro conti correnti da alleggerire e consegnare alle banche e alle multinazionali, provocando uno sconvolgimento sociale.

Il braccio esecutivo di questo saccheggio, nei confronti delle italiane e degli italiani, è la Gerit-Equitalia.

Questo comporterà un rimescolamento delle carte nelle gerarchie sociali.

E’ nata una iper borghesia, dai tratti aristocratici, un’élite che coniuga alle posizioni di potenza, alcuni segni di coesione culturale.

La posizione di potenza deriva dai posti che costoro occupano all’interno dei gruppi finanziari, di consulenza o nelle industrie giuridiche, in altri termini, nelle sale di comando dei flussi monetari e delle decisioni d’autorità.

L’iper borghesia mondiale è spartizione di posti chiave e, in questi, non si giustappone alle borghesie nazionali o regionali, le sostituisce.

E la borghesia tradizionale, così come noi la conosciamo, sarà ricondotta al ruolo di servizio che aveva ai tempi della nobiltà.

Tre esempi per definire le caratteristiche dell’élite emergente:

la capacità di concentrarsi, in modo concertato, su operazioni finanziarie come quella sulle monete asiatiche per trarne grande profitto, indifferenti alla rovina di centinaia di milioni di individui;

la capacità di intervenire, anche militarmente, in altri paesi, come, per esempio, in Libia, per impossessarsi delle enormi ricchezze e riserve finanziarie utilizzando anche la polizia –Nato;

ed ancora, la capacità di far funzionare il teatro mediatico, ottenendo il consenso delle masse, per cui un presentatore televisivo conta molto di più di un docente universitario che egli fa apparire o scomparire dal teleschermo ogni volta che serve.

 

L’iper borghesia occupa le funzioni di chi l’ha preceduta, ma su scala mondiale. Per questo, la vecchia borghesia non riavrà il suo ruolo.

Assistiamo alla riduzione delle remunerazioni e delle responsabilità delle categorie borghesi tradizionali che vedono il loro ruolo mortificato e derubricato, fino alla precarizzazione al limite della sopravvivenza per i lavoratori cognitivi.

L’iper borghesia “nidifica” presso le borghesie nazionali che vengono trattate come reti coloniali, in una realtà che la vede sempre più distaccata non solo dalla popolazione, ma, anche, dalle sorti dei ceti medi.

Si “riconosce” già nel modo di porsi, nell’ ”abito-divisa” maschile e femminile, nel tipo di carriera universitaria, nel moralismo vittoriano di ultima generazione, funzionale solamente alla soggezione ed al ricatto degli oppressi.

Non ha patria, non ha dio, non ha bandiere, non è razzista, ma tutto questo non la assolve, anzi, chiarisce, ancora di più, l’oscenità dell’utilizzo strumentale che fa di queste categorie.

La nascita di questa élite comporta, anche, un vero e proprio impoverimento culturale ed è, addirittura, anticulturale. E’ naturale che sia così perché il valore supremo è l’azione attraverso la quale si è capaci di trasformare tutto in merce e in ricchezza.

La vita è sostanziata dal denaro e dal suo accumulo. E, questo, al di là degli schermi lessicali, in ultimo, non è altro che la capacità di provocare l’altrui rovina e la miseria dei/delle più.

Il ceto medio, socializzato dall’università, si trova schiacciato da questa incultura due volte: per la perdita di prestigio sociale e per il disprezzo che l’iper borghesia nutre verso quelli che definisce “intellettuali altezzosi”.

Alle classi medio-basse, sempre più indifese, si chiede, addirittura, di scegliere i propri valori tra quelli dei “vincitori del mondo”.

La vecchia borghesia colta è, ormai, ridotta a resistere, ma, per fare questo, deve mettersi in discussione, percorrere la strada della solidarietà con il ceto medio e con le classi popolari e si trova a dover fare i conti con le “riforme”, promosse dalle varie sinistre socialdemocratiche , tutte tese a mortificare cultura, ricerca , università, qualità della vita e diritti.

Non è sufficiente organizzare forme di resistenza, bensì costruire un sistema di riferimenti culturali e politici per impedire, da una parte, il saccheggio dell’ambiente e delle nostre vite, e, dall’altra, per poter progettare una società diversa.

Cominciamo con il rifiutare le operazioni di mortificazione delle strutture culturali, della ricerca e dell’istruzione, mettiamo all’ordine del giorno i temi dell’indipendenza economica dei cittadini/e, della solidarietà sociale, dei diritti dei lavoratori, dell’impegno politico, riscoprendo l’utilizzo della lettura di classe della società e smascherando il ruolo della socialdemocrazia, il cui compito è quello di naturalizzare nella società il neoliberismo, socialdemocrazia che si è trasformata in destra “moderna” occupando lo spazio del conformismo e del conservatorismo.

Sempre a proposito della formazione delle élites internazionali, di cui il governo che ci hanno imposto è espressione, non si può non parlare delle Ong.

Queste sono il banco di costruzione del percorso formativo delle élites sovranazionali che, attraverso queste esperienze, innescano ulteriori carriere nelle istituzioni statali, nelle grandi agenzie di consulenza e nelle stesse multinazionali.

L’esperienza acquisita nelle Ong, associata alla visibilità mediatica, alla pratica del “lobbying”, torna utile nella riconversione come “imprenditoria morale”.

Uscire dall’Ecole Nationale d’Administration (ENA), dalla Bocconi, da Harvard è un buon viatico per diventare ministro a Parigi e a Roma.

Un gruppo di privilegiati/e per nascita e censo, può, contemporaneamente, far valere la propria notorietà nazionale per esprimersi sulla scena internazionale e investire nell’internazionale per rafforzare le proprie posizioni nel campo del potere nazionale.

A questo punto, le grandi istituzioni “filantropiche” private, come le fondazioni Ford, Rockefeller, Soros sono un passaggio obbligato ed un crocevia per la formazione della classe dirigente, il cui personale passa, indifferentemente, dal FMI, dalle istituzioni sovranazionali ad una carica di ministro di un governo locale.

Tutto nobilitato dal fatto che le fondazioni e le Ong si presentano a tutela dei diritti della persona e dell’ambiente, saltando a piè pari che i loro valori neoliberisti sono quelli che permettono e promuovono la violazione dei diritti della persona e la distruzione dell’ambiente.

E, come ricorda Pierre Bourdieu (Raisons Pratiques- Seuil 1994), a proposito dell’imperialismo ammantato dalla bandiera dei diritti umani e della democrazia,”il richiamo all’universale è l’arma per eccellenza”.

E’ in atto un ritorno agli anni cinquanta, e, per certi versi, all’ottocento e, perché no, in una società di così grandi disparità sociali, al medioevo.

Lo Stato diventa, così, l’agente esecutivo dell’economia che organizza la “mobilitazione totale” verso gli imprescindibili interessi delle multinazionali.

Per fare questo, la collettività non deve essere unita da interessi comuni e da una comune coscienza, ma, come dice Marcuse, “ ognuno…..segue i propri interessi più primitivi, la cui unificazione è data dalla riduzione di questo interesse al mero istinto di conservazione che è identico in ognuno di loro.”

E, allora, non è completamente infondata la lettura di questa società, nella maniera in cui si sta strutturando, come di natura nazista e, infatti, sempre Marcuse ”…il nazismo tende ad abolire ogni separazione fra Stato e società, attraverso il trasferimento delle funzioni politiche ai gruppi sociali al potere” ed ancora, sempre a proposito del nazismo, dice che questo si caratterizza “per l’autogoverno diretto ed immediato dei gruppi sociali dominanti, sul resto della popolazione” (Herbert Marcuse- Tecnologia e potere nelle società post liberali- Liguori 1981).

E’ questo il senso della composizione del governo Monti, dei titoli di studio, del curriculum vitae che ne caratterizza i membri.

Non vengono dal paese e non ne sono al servizio, sono una casta/classe a sé, di natura sovranazionale , di cui tutelano gli interessi, e per questo ci sono stati imposti.

 

 

 

 

 

 

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