SINISTRAINRETE

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
E-mail Stampa

nazioneindiana

Critica del lavoratore culturale

di Andrea Inglese

[Di tutta la faccenda scandalosa e sintomatica riguardante i mancati pagamenti della casa editrice Isbn nei confronti di autori, traduttori & collaboratori a vario titolo, la cosa che io trovo più scandalosa e sintomatica è il fatto che la denuncia esplicita e mirata sia venuta da un signore straniero, quando è evidente che, in termini numerici, le vittime di queste condotte ciniche siano state innanzitutto persone italiane. Non si tratta di rigirare il coltello nella piaga, ma di cominciare a fare i conti anche con l’omertà delle vittime che rafforza giornalmente quella dei carnefici. Certo, è tempo di dare forma politica, e ancor prima sindacale, alla rabbia e alla frustrazione che lo scandalo suscita. Ma varrebbe anche la pena di riflettere in una prospettiva più ampia sulla figura del lavoratore culturale, sulla cultura del precariato in cui s’inserisce, sulle ambiguità del suo posizionamento etico e politico. Quello che segue è un mio contributo a questo tipo di riflessione. Esso è raccolto nel volume Le culture del precariato, a cura di Silvia Contarini, Monica Jansen e Stefania Ricciardi,  Ombre corte, 2015. Un altro intervento qui. a. i.]

modigliani3

 

Aspirazioni politiche del precariato intellettuale

La prima considerazione che vorrei fare riguarda l’attualità “politica” del lavoratore culturale. Si tratta di un elemento rilevante, se si pensa che sembrerebbe oggi inverarsi più che mai uno degli auspici della sinistra radicale o, più precisamente, di un certo operaismo italiano: la lotta alla precarietà è divenuta tema del giorno, e questo grazie all’attività critica e alla capacità di mobilitarsi dei lavoratori della conoscenza o dei lavoratori culturali. Terrò per il momento come equivalenti questi due categorie: lavoratori della conoscenza e lavoratori culturali. Quest’ultima ha un sapore forse più inattuale, forse meno politico, ma è riemersa in tempi recenti come sinonimo di lavoratori intellettuali, lavoratori immateriali, o per usare una brutta parola, cognitariato.

Se guardiamo alla situazione italiana, possiamo constatare che dall’Occupazione del Teatro Valle nel giugno del 2011, e dalla pubblicazione nel mese successivo del primo manifesto del collettivo TQ, quella che nel decennio precedente era stata una condizione in grado di inspirare soprattutto romanzieri e registi sembra finalmente provocare pratiche di carattere politico sempre più diffuse.

E-mail Stampa

conness precarie

Il neoliberalismo fuori dalla storia*

di Paola Rudan

brown manifesto 300x225Per dare alla luce il suo ultimo lavoro, Undoing the Demos. Neoliberalism’s Stealth Revolution (Disfare il Demos. La rivoluzione invisibile del neoliberalismo, New York, Zone Books, 2015, pp. 292), Wendy Brown confessa di aver lasciato incompiuto un libro su Marx. Questa variazione può offrire una chiave di lettura per comprendere il senso del volume: nel momento in cui il neoliberalismo si afferma su scala globale facendo il mondo e i suoi abitanti a propria immagine e somiglianza, non vi sono più contraddizioni immanenti al rapporto sociale capitalistico che sia possibile far valere politicamente contro il suo dominio.Non c’è più alcun rapporto sociale: l’affermazione incontrastata dell’homo oeconomicus trasforma tutti i soggetti in «capitale umano», così che il lavoro scompare dall’orizzonte del discorso e della realtà. Marx diviene inutile.

Brown ha sempre guardato con sospetto al determinismo e alle facili teleologie di certo marxismo. Per lei l’imperativo di pensare «fuori dalla storia» è sorto dalla necessità di liberarsi dalle grandi narrazioni e dalle storie progressive che hanno prodotto e legittimato un mondo saturo di potere, dall’urgenza di scrollarsi di dosso l’attaccamento appassionato alle promesse mancate del liberalismo e affrancarsi da una politica dei valori e delle convinzioni degradata a moralismo.

E-mail Stampa

manifesto

Il dominio che rende felici

Cristina Morini

Il libro del filosofo ed economista francese Frédéric Lordon «Capitalismo, desiderio e servitù» è una trascinante incursione nelle nuove forme di gestione del rapporto di lavoro, dove ad essere mobilitati sono gli affetti e le passioni dei singoli

20clt1Un pano­rama nuovo ha comin­ciato a sta­gliarsi davanti ai nostri occhi nel momento in cui il sala­riato, per alcuni secoli obbli­gato al lavoro indu­striale e per altret­tanti secoli tena­ce­mente impe­gnato a lot­tare con­tro di esso per eman­ci­par­sene, si è pro­gres­si­va­mente tra­sfor­mato in un sog­getto che «desi­dera» il pro­prio impiego. La appa­rente mise­ria cogni­tiva della vita for­di­sta, den­tro la ripe­ti­ti­vità di un auto­ma­ti­smo di fab­brica che pre­ten­deva di sop­pri­mere ogni livello rifles­sivo, è stata sop­pian­tata da un nuovo ter­reno economico-produttivo che colo­nizza l’esistenza delle per­sone. Allo stesso tempo, con l’affermazione del capi­ta­li­smo finan­zia­rio il desi­de­rio invade il ter­ri­to­rio del mer­cato e il mer­cato quello del desi­de­rio. All’interno di que­sto pro­cesso, lavoro e auto­rea­liz­za­zione fini­scono per mesco­larsi, con l’effetto di una assenza di distin­zione tra tempo di vita e tempo di lavoro, vei­co­lando sim­boli e valori capaci di imporsi sulla sfera più intima dei sin­goli, così da con­di­zio­narne azioni ed esperienze.

Per deco­di­fi­care l’ingresso in quella che dif­fu­sa­mente viene defi­nita «eco­no­mia del desi­de­rio», nella tos­sica assenza di sepa­ra­zione incon­scia tra lavoro sala­riato e desi­de­rio che vice­versa aveva retto nel corso dei secoli pas­sati, negli ultimi tempi si è fatto ampio ricorso alle teo­rie psi­ca­na­li­ti­che. Il gio­vane eco­no­mi­sta e filo­sofo fran­cese Fré­dé­ric Lor­don nel suo libro Capi­ta­li­smo, desi­de­rio e ser­vitù. Antro­po­lo­gia delle pas­sioni nel lavoro con­tem­po­ra­neo (Deri­veAp­prodi, pp. 216, euro 16).

E-mail Stampa

homolaicus

Marx: Glosse marginali al Manuale di economia politica di Adolph Wagner

di Enrico Galavotti

giocatori1Dai brevi appunti1  di Marx, che evidentemente quando si accingeva a leggere un testo di economia politica la prima cosa che andava a vedere erano le considerazioni sulla legge del valore, si evince immediatamente come A. Wagner, nel suo Manuale di economia politica, non avesse capito il nocciolo fondamentale del I libro del Capitale, ch'era lo sfruttamento del lavoro altrui intrinseco a tutte le leggi del capitalismo. Stesso giudizio negativo Marx lo esprime anche nei confronti di J. K. Rodbertus e di A. E. F. Schäffle, tedeschi come Wagner.

Ciò che differenziava gli economisti inglesi da Marx era la loro superficialità, ma ciò che differenziava gli economisti tedeschi da lui era la loro astrattezza. E infatti Marx più volte lo dice nelle Glosse: il valore, il valore di scambio, il valore d'uso non sono "soggetti"; l'unico vero soggetto è la "merce". Marx non voleva fare il "filosofo dell'economia in generale" ma il "fenomenologo critico dell'economia politica borghese e del capitalismo in particolare". Ecco perché, scrivendo il Capitale, era partito con la descrizione della merce.

Se si parta dalla merce si arriva a capire che, nel capitalismo, tutto è anzitutto "merce", non anzitutto "denaro", anche se ovviamente non può esserci merce senza denaro (senza denaro c'è solo "valore d'uso", "autoconsumo").

E-mail Stampa

effimera

Abbandonate ogni speranza (l’estate sta arrivando)

di Mark Fisher

Pubblichiamo una densa ma intrigante analisi di Mark Fisher, giornalista freelance,  ospite spesso sulle colonne del Guardian e autore del libro “Capitalist Realism and Ghosts Of My Life” (Zero Books, 2014), sull’esito delle recenti elezioni inglesi, che hanno visto il trionfo del Partito Conservatore. Originalmente pubblicato qui

20150506 queenQuindi, dopotutto, doveva essere una riedizione del 1992. Sembra che anche le elezioni siano soggette alla retromania, adesso. Eccetto che questa volta è il 1992 senza Jungle. E’ Ed Sheeran and Rudimental piuttosto che Rufige Kru. Ignora sempre i sondaggi elettorali, ha scritto Jeremy Gilbert a tarda notte la sera delle elezioni. “E’ più facile capire quali saranno i risultati delle elezioni annusando il vento, rimanendo sensibili agli spostamenti affettivi, alle correnti molecolari, alle alterazioni nella struttura del sentire. Ascolta della musica, guarda la tv, entra in un pub o prendi la metro. Gli studi culturali battono la psefologia ogni volta.”

La cultura popolare inglese contemporanea, con il suo antiquato cameratismo post-moderno, la sua mascolinità furbesca (qualcuno vuole una birra con Nigel? [Farage, ndt]), la sua pornografia della povertà, il suo vile culto degli affari, sono diventati come gigantesche simulazioni del Poundbury Village, in cui nulla di nuovo accade mai, per sempre… mentre ubiqui i cartelli Keep Calm, in modo ostentatamente eccentrico o ironico, funzionano di fatto come i comandi di They Live, contengono il panico e la disperazione.

E-mail Stampa

militant

Tra impossibile riformismo e necessaria mediazione

Militant

riotIl vero dato duraturo che ci lascia la crisi economica in cui siamo immersi – nonostante gli zerovirgola strombazzati da un’informazione embedded – è la natura irriformabile dell’attuale modello produttivo, e più in generale del capitalismo. Tale irriformabilità ha mandato in tilt il rapporto tra sinistra politica e questione sociale, che si basava proprio sulla possibilità redistributiva. In sintesi, il capitalismo “riformabile” garantiva una contrattazione economica costante delle proprie condizioni di lavoro e di vita. La garanzia, in questo caso, non si deve intendere come volontaria concessione di miglioramenti dati da una crescita economica diffusa, ma la possibilità di arrivare a quei miglioramenti attraverso lotte di classe. Oggi qualsiasi lotta di classe, stante l’attuale modello produttivo, la concorrenza internazionale, la cornice sovranazionale, l’assenza di politica, può al massimo resistere all’attacco padronale (resistere in questa o quella vertenza, mai generalmente, oltretutto), ma non attivare un’inversione di tendenza. Non è possibile giungere ad alcun miglioramento economico insomma, e questo fatto ha interrotto il rapporto naturale tra questione sociale e sinistra, fondata sulla convergenza di interessi per cui le lotte sociali rinforzavano quelle politiche e viceversa. Se la sinistra non garantisce più la possibilità di un miglioramento economico, la base sociale di riferimento (il mondo del lavoro dipendente salariato) cessa di essere allora naturalmente legata ad essa, scegliendosi di volta in volta la sponda politica che faciliti forme di resistenza all’impoverimento costante.

E-mail Stampa

carmilla

La filosofia del fantasma in Marx

di Luca Cangianti

Me as the grudge the grudge 24565701 609 429L’opera più famosa, diffusa e tradotta di Marx, il Manifesto del partito comunista, si apre con l’apparizione di uno spettro, quello del comunismo “che si aggira per l’Europa”. Tuttavia anche i suoi scritti più teorici sono pieni di vampiri, lupi mannari, creature frankensteiniane e altre suggestioni gotiche. Ciò non deve stupire, visto che il filosofo adorava Shakespeare ed era un lettore accanito di letteratura fantahorror. Meno risaputo è che queste figure, lungi dall’essere un mero dispositivo retorico, svolgono una specifica funzione epistemologica (cfr. Carmilla del 28.6.2014 e del 29.7.2014).

Nel Manifesto Marx illustra il processo di rimozione psicosociale del comunismo e della crisi economica del capitalismo attraverso la metafora del fantasma. In questo caso egli s’inspira a Shakespeare che spesso fa comparire lo spettro quale indizio di un crimine occultato – ad esempio con l’apparizione del fantasma di Banquo nel Macbeth o di quello del re ucciso nell’Amleto. Il riemergere del crimine rimosso è accompagnato inoltre dall’annuncio di una crisi imminente: “penso che tutto questo presagisca una qualche inusitata catastrofe nel nostro stato”, dice Orazio a Marcello nell’Amleto.

Gli ectoplasmi agitano le loro catene anche nel Capitale. Marx afferma che i feticismi e le apparenze fallaci descritte nella VII sezione del III libro sono una mistificazione del modo di produzione capitalistico, un “mondo stregato, deformato e capovolto in cui si aggirano i fantasmi di Monsieur le Capital e Madame la Terre, come caratteri sociali e insieme direttamente come pure e semplici cose” (Editori Riuniti, 1981, 943).

E-mail Stampa

euronomade

L’occupante ferino

Intervista a Karl Heinz Roth

toulouse lautrec 002 rosa la rossa 1886Karl H. Roth, riguardo a Alexis Tsipras la cancelliera Merkel ha di recente spiegato di voler mantenere la Grecia nell’Euro. Il Premier di SYRIZA ha risposto: «Noi abbiamo fatto la nostra parte. Faccia lei la sua». Cosa dovrebbe fare Berlino?

Il Governo Federale Tedesco dovrebbe approvare una moratoria e un taglio dei debiti. Questo è il punto di partenza decisivo, per giungere a una soluzione della crisi greca.

 

Attualmente non si discute né dell’uno né dell’altro. Bensì di una lista di riforme. Ciò è adeguato alla sfida?

No, poiché i problemi sono giganteschi. La Grecia è in rovina. Circa il 15% del capitale (Kapitalsubstanz) è andato distrutto. I diktat della Troika e i tagli sociali intrapresi finora hanno ridotto il rendimento economico di quasi il 30%. Sia riguardo la domanda interna, gli investimenti e il settore sanitario: vediamo dati totalmente catastrofici. Se non vengono mossi dei passi radicali, non solo la Grecia, bensì – ne sono convinto – anche l’Europa si troverà in una situazione molto pericolosa.

E-mail Stampa

aldogiannuli

La politica è uno specialismo. Però…

Aldo Giannuli

20101007cSo di toccare un tema delicato che fa scattare molte suscettibilità, ma, tanto vale, dirla subito con franchezza: chi sogna una politica senza intermediazioni, praticabile immediatamente da tutti, è completamente fuori strada, perché la politica è inevitabilmente uno specialismo, come l’economia, la medicina, l’architettura o la matematica.  Mi dispiace ma è così.

Questo non significa che ci si debba mettere, ad occhi chiusi, nelle mani dei politici di professione o degli “esperti”, perché politici e tecnici sono tutt’altro che gente disinteressata di cui ci si possa fidare. E, peraltro, ognuno ha diritto di intervenire su decisioni che incidono sulla sua vita e sulla vita dei suoi figli. Il problema è come fare. Procediamo con ordine.

In primo luogo: perché la politica è uno specialismo ed in che senso lo è?

La politica non è fatta di pochi atti, come ad esempio fare sette leggi all’anno o decidere una volta per tutto come si spende il denaro dello Stato e come si alimentano le casse dello Stato. E’ fatta di decine di decisioni ogni giorno. Per limitarci alla sfera nazionale (senza tener conto degli enti locali) in un anno, il Parlamento approva mediamente 200 leggi, ma accanto ad esse ci sono le disposizioni ministeriali che ne guidano l’applicazione (regolamenti, circolari ecc.), inoltre ci sono gli atti di politica estera, le commissioni di inchiesta e di indagine, gli atti di controllo ecc.

E-mail Stampa

scenari

La recinzione dei diritti e il proletariato 2.0

di Lelio Demichelis

20121006 thatcher reaganUltime e penultime cronache dal mondo del lavoro. Primo fatto, i lavoratori volontari (o i volontari del lavoro?) per Expo 2015, lì dove si sperimenta – con il lavoro gratuito (quasi) di ultima generazione – l’ultima negazione della Costituzione (art. 36) e insieme la cancellazione del lavoro come diritto (ancora Costituzione, artt. 1, 2, 3, 4, 31, 32, 35, 37 e 41), oltre a violare la legge stessa sul volontariato (che deve essere gratuito, ma spontaneo). Secondo fatto, un’agenzia di lavoro interinale con sede in Romania ha offerto alle imprese la possibilità di assumere lavoratori italiani ma con contratti di lavoro rumeni, con risparmi del 40% sui costi del lavoro. Ovvero: se non è possibile de-localizzare in Romania (non è più di moda) si vorrebbe rumenizzare il mercato del lavoro italiano. Con un’aggravante: il titolare dell’agenzia ha dichiarato a la Repubblica: “Quella possibilità era del 2014. Orapurtroppo le cose sono cambiate. Da gennaio è entrata in vigore, in Romania una legge che aumenta il costo del lavoro. Così ai nostri clienti lo sconto del 40% non riusciremo più a garantirlo”. Alla fine è dovuto intervenire il ministero del lavoro italiano per ricordare l’illegittimità della proposta, senza tuttavia cancellarne l’oscenità.

Due casi tra i molti citabili e ormai quotidiani; passi ulteriori lungo il piano inclinato su cui è stato messo a forza un mercato del lavoro sempre più dominato dalla flessibilità e della competizione tra lavoratori.

E-mail Stampa

orizzonte48

La percezione inversa

Margin call's count down

di Quarantotto

diagramma che mostra percezione visiva un essere umano 480964631. Proviamo a capire "l'implicito" (cioè quello che conta, essendo "l'esplicito" di un governatore di BC, generalmente, una tautologia) di questa ennesima dichiarazione di Draghi: 

Draghi (a Washington, al FMI): Qe in piedi fino a quando serve.

 Che poi sarebbe a dire:

"Il quantitative easing della Bce resterà in piedi per tutto il tempo necessario, è presto per dichiarare vittoria. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, durante un intervento al Fondo monetario internazionale a Washington".

Quindi la domanda è: per tutto il tempo necessario...a chi?

I mercati azionari europei (naturalmente eccettuata la Grecia...perchè sarebbe fuori dal QE) sono in forte rialzo e certamente c'era da aspettarselo.

 

2. C'è chi dice che il rally azionario dell'eurozona "non è una bolla";  si tratterebbe di aspettative giustificate dalla prospettiva di un rialzo dei profitti - dovuto naturalmente al traino delle esportazioni da "svalutazione"- per le euro-equities. Queste sarebbero ancora convenienti (rispetto ai titoli scambiati a Wall Street), registrando un rapporto prezzo/utili ancora dimezzato rispetto alle azioni scambiate a Wall Street; così il Sole 24 ore, riportando l'opinione di Goldman&Sachs!

E-mail Stampa

moneta e credito

Claudio Napoleoni e il Capitale monopolistico di Baran e Sweezy 

di Riccardo Bellofiore*

1 105 0801.Introduzione

Lo scritto che viene pubblicato di seguito[vedi qui] (Napoleoni, 2015) è la trascrizione di una lezione del 12 marzo 1973 tenuta da Claudio Napoleoni nel corso di Politica economica e finanziaria1. Oggetto della lezione è il commento del libro di Paul Baran e Paul Sweezy, Il capitale monopolistico, da poco pubblicato negli Stati Uniti (1966) e subito tradotto in italiano da Einaudi (1968)2.

L’interpretazione fornita da Napoleoni ha più di un motivo di originalità e potrà risultare per molti versi sorprendente. L’economista italiano era impegnato allora in un’originale ripresa critica di Marx che faceva asse proprio sui suoi aspetti più controversi, la teoria del valore-lavoro e la teoria della crisi, temi su cui il contributo di Sweezy era stato fondamentale. Ciò non di meno egli si distacca dalla usuale critica marxista al libro di Baran e Sweezy, secondo cui i due autori si sarebbero collocati fuori e contro la teoria del valore-lavoro3.

Sorprendente era peraltro la stessa struttura del corso di Politica economica e finanziaria in cui quella lezione fu pronunciata. I corsi del 1971-1972 e del 1972-1973 avevano come titolo “La realizzazione del plusvalore e la politica economica nelle economie capitalistiche moderne”. In quel che segue faremo soprattutto riferimento alla lezione del 12 maggio 1973 che si può leggere alle pagine 41-51 di questo fascicolo. Un corso dove l’esposizione della macroeconomia neoclassica e keynesiana (lungo linee non molto distanti da una avvertita sintesi neoclassica, come la si leggeva nella prima edizione del bel manuale di Gardner Ackley (1971) adottato da Napoleoni, e come peraltro si poteva già ricavare dalle voci del Dizionario di economia politica che aveva curato4, come da qualsiasi altro scritto dell’economista abruzzese sul tema) veniva proseguita dalla discussione approfondita del dibattito sulla teoria della crisi nel marxismo (da Marx a Lenin, da Tugan Baranowskij a Rosa Luxemburg). Si adottavano inoltre come letture chiave testi così distanti nel marxismo come il Capitale monopolistico di Baran e Sweezy e il Marx e Keynes di Paul Mattick (1972).

E-mail Stampa

sinistra

Integraciòn o muerte! Venceremos?

L'America Latina nel suo labirinto

Daniele Benzi

III. Brasile potenza emergente: i dilemmi della leadership regionale [Qui e qui le parti precedenti]

brasile costruzioneL’integrazione dell’America del Sud, chiave di volta del posizionamento della regione in un ordine multipolare ancora in fase di definizione, è profondamente influenzata, o forse anche determinata, dal comportamento che verso di essa assumeranno le élites politiche, economiche e militari del Brasile. Per quanto paradossale, però, in virtù di una inclusione nel «club dei grandi» sostanzialmente già avvenuta, e di fronte alle resistenze di altri Paesi dell’area di accettarne pienamente la leadership regionale, nonostante gli sforzi realizzati durante i due mandati di Lula da Silva, non esiste ancora nella società brasiliana un consenso pieno sull’opportunità di proseguire in un simile progetto che, di fatto, insieme a degli indubbi vantaggi implica certamente anche dei costi elevati. Nondimeno, l’ipotesi avanzata da diversi diplomatici e studiosi secondo cui il «colosso» verde oro non riuscirebbe da solo ad affrontare le sfide di un mondo multipolare in una «era di giganti» resta comunque legittima. Da qui, per l’appunto, la tensione e sforzo costante dei governi del Pt di articolazione reciproca fra la dimensione regionale e globale della politica estera della nazione.

Da un’altra prospettiva, non sono poche le perplessità rispetto al tipo di integrazione che il Brasile può offrire agli altri Stati della regione, specialmente ai più piccoli e vulnerabili: consensuale e con benefici per quanto possibile equamente distribuiti, oppure la riproduzione su scala locale di un modello centro-periferia permeato da logiche di subordinazione e dipendenza. Vengono riesumati e rivisitati in questo modo i dibattiti sul «sub» o su un «nuovo» imperialismo dei Paesi semiperiferici.

E-mail Stampa

doppiozero

Sloterdijk, Macho, Byung-Chul Han

Antonio Lucci

on space time foam by tomas saraceno 2012La filosofia è morta, viva le scienze della cultura!

Un rapido sguardo ai nomi delle cattedre, ai programmi delle lezioni, alle monografie pubblicate dai docenti afferenti ai dipartimenti di filosofia delle università tedesche è sufficiente a rendere evidente quello che ai più potrà sembrare a prima vista un dato stupefacente: la filosofia intesa come teoria e produzione di teoria sulla realtà, e analisi critica della stessa, in Germania, nei dipartimenti di filosofia, è scomparsa.

Resta al suo posto la storia della filosofia (una filosofia trattata come bene museale, come un oggetto in sé conchiuso, immutato e immutabile, e per questo oggettivamente analizzabile), dunque – nel migliore dei casi – l’analisi storica di un oggetto concettuale cristallizzato in uno spazio e tempo altri, del tutto separati dal presente e dalla sua interpretazione. Accanto ad essa la filosofia analitica, di matrice anglo-sassone. Ma della filosofia come interpretazione critica dell’esistente, analisi e produzione di immagini del mondo, non resta praticamente (fatte salve le dovute, rare ma presenti, eccezioni) traccia.

E-mail Stampa

asimmetrie

Per chi spara il bazooka

di Agenor

1252040274 large image c005lgL’avvio del programma di acquisto di attività finanziarie e titoli di stato a media e lunga scadenza da parte della BCE, comunemente etichettato come “quantitative easing”, ha rinfrancato chi pensava che il tassello mancante per la sostenibilità dell’unione monetaria fosse la politica della banca centrale. In molti hanno voluto vedere in questa misura la risposta europea all’espansione monetaria della Fed in America, della Bank of England in Gran Bretagna, o della Banca del Giappone, che ha aiutato questi paesi a uscire prima e meglio dalla crisi, soprattutto perché eseguita in combinazione con politiche fiscali espansive. Gli effetti benefici del cosiddetto “bazooka” di Draghi dovrebbero quindi far sparire come per magia i problemi che hanno portato la zona euro sull’orlo del collasso. L’obiettivo principale è quello di abbassare i tassi sui titoli di stato a lungo termine e generare in tal modo una spinta inflattiva. Il conseguente deprezzamento dell’euro rispetto alle altre monete dovrebbe poi anche far ripartire l’export, proprio come ai tempi della lira. Tutto perfetto, quindi. O no?

Purtroppo, quest’analisi pur comunemente diffusa trascura alcuni fattori decisivi. Primo, la tempistica. La BCE è arrivata a questa decisione con circa sei anni di ritardo rispetto al resto del mondo, quando l’intera zona euro è ancora al disotto del livello di reddito di sette anni fa, quando alcuni paesi membri – e al loro interno le fasce più deboli – sono stati letteralmente devastati, quando l’obiettivo del suo mandato, cioè un tasso d’inflazione sotto ma vicino al 2%, è stato clamorosamente, sciaguratamente, e prolungatamente mancato e la spirale deflazionistica è ormai cosa fatta.

E-mail Stampa

micromega

Marx contro Dracula

di Marco Zerbino

In “Sangue e plusvalore”, romanzo fantahorror di Luca Cangianti, un Karl Marx sull'orlo della depressione fa la conoscenza del giovane Daniel Pieper, che diventerà il suo assistente personale. Insieme, i due si mettono sulle tracce di un industriale-vampiro, Emil Constantin, addentrandosi in un'avventura che sarà anche un'esplorazione dell'arcano della produzione capitalistica...

dracula untold 607835“Caro Frederick, il gran freddo che è sopravvenuto qui e l'assoluta mancanza di carbone nel nostro alloggio mi costringono – sebbene questa sia per me tra tutte le cose del mondo la più penosa – a chiederti di nuovo del denaro. Mi ci sono deciso soltanto in seguito alla forte pressione esterna. Preferirei stare cento tese sottoterra piuttosto che seguitare a vegetare così. Tornare sempre importuno agli altri e per di più personalmente esser tormentato di continuo dalle più meschine miserie, alla lunga è cosa insopportabile”.

A scrivere queste amare righe indirizzate all'amico Engels è un Karl Marx in preda alla depressione e allo sconforto. Siamo nel gennaio del 1858 e il filosofo, esiliato a Londra da quasi un decennio in seguito al fallimento della rivoluzione tedesca del 1848, assediato da creditori che poche settimane prima aveva descritto in un'altra lettera come “lupi famelici”, assillato dall'indigenza e da vari problemi di salute, attraversa nei primi mesi di quell'anno un periodo particolarmente duro sul piano personale, tanto da mostrare i segni di una rassegnazione che suona un po' come un disarmante contraltare simbolico all'iconografia “diamat” del quadruplice profilo trionfante.

E-mail Stampa

giornale critico

Prassi, prassi produttive e crisi

Gramsci, Wittgenstein e Sraffa

di Guido Seddone

Gramsci Sraffa Wittgenstein Gramscimanía1. Premessa

Lo stabilirsi di una procedura sociale dominante viene considerato spesso in ambito filosofico con sospetto per via del rischio di polarizzazione o accentramento di potere politico e finanziario da parte di forze o classi sociali spesso minoritarie. La fase successiva allo stabilirsi di una procedura sociale è la sua giustificazione che in ambito marxista è solitamente definita come Ideologia. Tale ideologia ha una base filosofica in quanto coinvolge e presuppone una coerente unità del pensiero e una concezione del reale che si differenzia dal senso comune per il fatto di non essere frammentata ed occasionale. Inoltre, l’elemento ideologico si concretizza sia attraverso teorie economiche e politiche sia attraverso un assetto istituzionale e legale che rende possibile la conservazione e stabilizzazione delle attività produttive e dei conseguenti equilibri sociali.

E-mail Stampa
conness precarie 

Alla catena sotto una triplice cappa

di Ferruccio Gambino e Devi Sacchetto

Pubblichiamo l’introduzione di Ferruccio Gambino e Devi Sacchetto al volume da loro curato Morire per un Iphone. La Apple, la Foxconn e la lotta degli operai cinesi, che comprende contributi di Pun Ngai, Jenny Chan e Mark Selden. Il libro è uscito in questi giorni per I tipi di Jaca Book. Una lunga anteprima dell’introduzione è stata pubblicata su «il Manifesto» del 12 maggio 2015 con il titolo L’atelier infernale degli smartphone.

Morire per un IphoneSe il computer potesse parlar di sé

Il computer e le sue applicazioni sono tra le prime macchine che potrebbero parlare ai loro fruitori in viva voce e in modo discreto. Potrebbero raccontare di sé, a cominciare da chi li produce. in altri termini, si tratta di macchine potenzialmente in grado di dialogare con i loro consumatori a proposito non solo delle varie fasi di lavorazione ma anche delle vite che in quelle fasi si sono consumate. Tuttavia chi è interessato a conoscere in quali condizioni è stato fabbricato il computer o il telefono che ha tra le mani si trova di fatto davanti a una cortina fumogena, quella che avvolge l’elettronica, uno dei settori industriali più segreti, insieme con quelli delle armi e del petrolio.

In genere, i fruitori dei prodotti elettronici si tengono tanto lontani dal mondo dei rapporti sociali della produzione elettronica quanto ne vengono tenuti lontani dalle imprese. Indubbiamente, il software attira qualche attenzione in più dell’hardware, poiché la storia del software è punteggiata da sorprendenti invenzioni. Per contro, l’elaborazione dei modelli di hardware appare pedestre, anche se si è dimostrata decisiva per le fortune di alcuni grandi marchi dell’elettronica, a cominciare dalla Apple. Nel software è lunga la galleria delle innovazioni presentate come colpi di genio di singoli individui. La galleria sarebbe più corta se si tenesse conto dei gruppi di ricerca non orientati al profitto, i cui risultati sono stati spesso fatti propri da predatori corporate1.

E-mail Stampa

palermograd

Lavoro, reddito, genere

Che dibattito sia...

Marco Palazzotto

4109848Reddito minimo, reddito incondizionato, reddito di dignità? Attraverso questo intervento di Marco Palazzotto – che esamina criticamente le proposte di legge attualmente in ballo - PalermoGrad entra nel dibattito in corso oggi in Italia, con l’ambizione di precisarne ulteriormente i termini e di allargarlo a tutte le realtà di movimento, sindacali, politiche etc. etc. disposte a confrontarsi. L’obiettivo politico che ci interessa è impedire che la montagna inaccessibile del Reddito Universale Incondizionato finisca col partorire il ratto di una riforma “alla tedesca”, con un mercato del lavoro spezzato in due tronconi; e, visto che siamo in Italia, col rischio tangibilissimo che il troncone “buono” cominci a gravitare verso il basso, “tanto c’è il reddito minimo”. Pensiamo che, accanto alla doverosa erogazione di un reddito sociale per i disoccupati, la crisi occupazionale vada affrontata nell’ottica del “Lavorare Meno, Lavorare Tutti”. Una logica solidale che peraltro può reggersi soltanto sulle gambe della creazione di nuovo lavoro, attraverso l’imprescindibile intervento del “pubblico”.

E-mail Stampa

micromega

Elezioni britanniche: qual è la lezione?

di Lorenzo Del Savio e Matteo Mameli

risultati elezioni uk 510Sulla base dei sondaggi pre-elettorali, molti avevano previsto un collasso del bipartitismo britannico. Ma i Conservatori sono riusciti all'ultimo a conquistare la maggioranza assoluta in parlamento, anche se si tratta di una maggioranza risicata. Questo risultato non smentisce quelli che parlano di una crisi del sistema politico britannico. Anzi. Le elezioni confermano che le dinamiche democratiche nel Regno Unito, come accade un po’ ovunque in Europa, stanno andando incontro a profonde e rapide trasformazioni, che potrebbero addirittura essere accelerate dalla vittoria dei Conservatori e, soprattutto, dalla catastrofica sconfitta dei Laburisti.

In parte, i Conservatori hanno vinto perché, con l'aiuto cruciale dell'impero mediatico di Murdoch, sono riusciti a spaventare e quindi a mobilitare il loro elettorato tradizionale. Nonostante molti di questi elettori abbiano dubbi sui tagli ai servizi pubblici portati avanti da Cameron e colleghi nell'ultima legislatura, il voto ai Conservatori l'hanno dato comunque, così da evitare la "minaccia" di un governo laburista. A dispetto del suo timido riformismo, Miliband, il leader Labour che si è ora dimesso, è stato dipinto durante la campagna elettorale come un pericoloso sovversivo, ed è passata l'idea che una probabile coalizione tra Labour e partito indipendentista scozzese (SNP) avrebbe potuto avere conseguenze disastrose, anche sul piano economico, per le classe media inglese. Le politiche di austerità degli ultimi cinque anni sono state inoltre falsamente presentate come la causa della ripresa economica (che rimane debole), mentre molti autorevoli analisti sostengono da tempo che l’austerità ha rallentato e soffocato la ripresa.

E-mail Stampa

altrenotizie

Macedonia, prove di golpe

di Michele Paris

macedoniaLa crisi politica che sta attraversando la Macedonia dall’inizio dell’anno ha fatto segnare una drammatica accelerazione in questi ultimi giorni con un violento scontro armato in una delle più importanti città del paese balcanico. Parallelamente, il panorama politico domestico continua a essere turbato dagli attacchi dell’opposizione al governo conservatore del primo ministro, Nikola Gruevsky, scosso martedì dalle dimissioni di due importanti ministri.

A partire dal mese di febbraio, il leader dell’Unione Socialdemocratica (SDSM), Zoran Zaev, ha inziato a rendere pubbliche una serie di intercettazioni di conversazioni di esponenti del governo che dimostrerebbero varie illegalità commesse dagli uomini al potere, da brogli elettorali alla manipolazione del sistema giudiziario.

Zaev continua inoltre ad accusare il premier di avere attuato una svolta autoritaria, con piani, tra l’altro, per mettere sotto controllo la stampa e sorvegliare le comunicazioni di decine di migliaia di persone.

In particolare, una delle intercettazioni diffuse dal leader socialdemocratico aveva scatenato settimana scorsa una manifestazione di protesta nella capitale, Skopje. I dimostranti si erano mobilitati per contestare il governo dopo che erano emerse le manovre delle autorità per insabbiare le indagini sulla morte nel 2011 di un 22enne dopo le percosse subite da un agente di polizia.

E-mail Stampa

contraddizione

Migrazione e lavoro

di Carla Filosa

immigrati lavoroMolte considerazioni politiche, e più o meno emotive, sono state già effettuate a favore o contro l’esodo di masse disgraziate verso i paesi “ricchi” dell’Europa. Il numero dei morti scandalizza più delle cause e delle sofferenze di queste morti, e nella conta – spesso impossibile – dei cadaveri, si evidenziano le paure, con reazioni difensive del “diritto” al privilegio del vivere “civile” o, all’opposto, le forme della solidarietà dell’accoglienza umana. Gli orrori della devastazione della vita, da cui questi sopravvissuti fuggono, hanno cancellato nelle loro menti perfino la difesa del diritto estremo all’esistenza, quello per cui si ha diritto ad ogni azione che ripristini l’universalità lesa del vivere individuale. A tanti di loro basta arrivare su un’altra sponda di terra, la morte o lo scempio dei loro affetti più cari è l’unico inseparabile bagaglio della loro interiorità minata per sempre. I più forti gridano alta la richiesta di aiuto. Se molti, ancora umani, rispondono a soccorrere, il potere al contrario osserva, dilaziona, si mostra compassionevole in qualche parata esteriore, organizza qualche aiuto ma poi opta per monitoraggi di polizia, interna in reclusioni forzate, ecc., da cui è fortunato chi riesce a fuggire ancora, dileguandosi nell’annullamento di un’identità “clandestina”. Di qui il rischio al rimpatrio, cioè alla morte per fame, guerre, malattie, mutilazioni, stupri, ecc., normalizzati nel superiore esercizio della “nostra” legge civile.

E-mail Stampa
paroleecose

Stato di minorità

di Daniele Giglioli

[In questi giorni è uscito Stato di minorità di Daniele Giglioli (Laterza, collana Solaris). Ne pubblichiamo un estratto]

cropped line 5Non c’era in origine un disegno unitario. Ma via via che negli anni scorsi andavo scrivendo tre saggi dedicati all’immaginario del terrore, del trauma e della vittima, mi sono accorto che la domanda attorno a cui ruotavano era sempre la stessa: quali sintomi si manifestano in una società in cui l’agire politico è sentito come qualcosa di impossibile, non perché proibito ma perché ineffettuale, senza esito, svuotato di ogni concretezza? Da quali storie, da quali simboli, da quali discorsi quella società si fa rappresentare? Nelle pagine che seguono provo a tirare le fila affrontando direttamente il problema. Non propongo diagnosi né ricette, e nemmeno mi interessa trasformare l’analisi in una sentenza. Non porto argomenti per decretare che oggi l’agire sia impossibile, e se li avessi non li direi e non scriverei; così non è, in ogni caso. Mi limiterò a mostrare cosa accade quando viene avvertito come tale. Non per questo però la descrizione sarà neutra. L’obbiettivo di questo saggio non è tanto la constatazione quanto l’elaborazione di un lutto. Elaborare un lutto comporta attraversarlo e superarlo. Compito della critica non è solo dire la verità, ma contribuire a trasformarla.

 

In trappola

Tre gabbie, tre topi. La scena che segue è molto triste. Alle povere bestie vengono somministrate scosse elettriche; non mortali, ma comunque dolorose. Il primo topo ha la possibilità di uscire dalla gabbia. Il secondo non può, ma gli è stato affiancato un altro topo su cui sfogare aggressività e frustrazione. Al terzo entrambe le opportunità – fuga e conflitto – sono precluse.

E-mail Stampa

manifesto

Benjamin sul confine tra lavoro e amore

Fabrizio Denunzio

Il testo di Maurice de Gandillac [pubblicato in calce a questa nota] costituisce il primo confronto della filosofia francese con l’autore dei «Passages». Emergono temi che lo collocano nel solco della riflessione contemporanea sulla società del rischio

benjamin portrait 200La rice­zione fran­cese dell’opera di Wal­ter Ben­ja­min si lega alla prima tra­du­zione che ne fece Mau­rice de Gon­dil­lac nel 1959 per conto dell’editore Juil­lard. Come quella ita­liana – l’epocale Ange­lus Novus del 1962 curata da Renato Solmi – anche l’edizione di de Gan­dil­lac si basava su una scelta dei saggi ben­ja­mi­niani più impor­tanti che Theo­dor W. Adorno aveva rac­colto e pub­bli­cato con Suhr­kamp di Fran­co­forte nei due volumi che por­ta­vano come titolo lapi­da­rio Schrif­ten. Molto più dell’Italia, la Fran­cia era quasi natu­ral­mente pre­di­spo­sta ad acco­gliere un’operazione edi­to­riale di que­sto tipo, non solo per­ché Parigi era stata luogo di asilo, seb­bene non troppo ospi­tale, di Ben­ja­min, non solo per­ché que­sti ne aveva amato e pro­mosso la let­te­ra­tura, ma anche per­ché, pen­sando soprat­tutto alle tor­men­tate vicende edi­to­riali dell’Opera d’arte nell’epoca della sua ripro­du­ci­bi­lità tec­nica, ne aveva fre­quen­tato alcuni dei pro­ta­go­ni­sti: Ray­mond Aron, il grande socio­logo diret­tore della sede pari­gina dell’Istituto per la ricerca sociale di Fran­co­forte, sulla cui rivi­sta vide la luce la prima ver­sione del sag­gio; Pierre Klos­so­w­ski, non solo tra­dut­tore di quest’ultimo, ma anche mem­bro di quel Col­le­gio di Socio­lo­gia di cui face­vano parte Geor­ges Bataille e Roger Cail­lois, ad alcune delle cui riu­nioni Ben­ja­min era stato ammesso.

Il breve sag­gio che pre­sen­tiamo alle let­trici e ai let­tori de «il mani­fe­sto», qui tra­dotto per la prima volta in ita­liano, è il testo dell’intervento che de Gan­dil­lac tenne nel corso dell’importante con­ve­gno inter­na­zio­nale svol­tosi a Parigi dal 27 al 29 giu­gno del 1983 e dedi­cato, non a caso, a «Wal­ter Ben­ja­min et Paris», i cui atti nel 1987 furono pub­bli­cati dai tipi di Cerf.

Sono due i motivi d’interesse che spin­gono a pub­bli­care que­sto inter­vento: l’autore e l’interpretazione che dà della vita e dell’opera di Ben­ja­min. Seb­bene in Ita­lia di de Gan­dil­lac non sia stato pub­bli­cato nulla, il suo nome si lega a quello – que­sto sì molto più noto nei nostri ambienti cul­tu­rali – di Gil­les Deleuze. Esperto di filo­so­fia antica e medioe­vale, de Gan­dil­lac fu diret­tore di tesi di Deleuze, di quella grande ricerca che cono­sciamo come Dif­fe­renza e ripe­ti­zione.

Pagina 1 di 184

You are here: