SINISTRAINRETE

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

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Alessandro Zabban: Sharing Economy: come il capitale assorbe la sua critica

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Sharing Economy: come il capitale assorbe la sua critica

di  Alessandro Zabban

6a010535373ed2970c01538e044c93970bScegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo […], scegliete la vita”.

Tutti questi pressanti imperativi sociali, efficacemente descritti nella scena iniziale di Trainspotting e a cui il protagonista Mark Renton cerca disperatamente di fuggire, sulle note di Lust for Life di Iggy Pop, in nome di una vita più autentica e più libera, sono già il passato. Il sistema non ti chiede più di rispettare un orizzonte normativo ristretto e monotono; al contrario: la società e le forme economiche che la sorreggono gridano in coro la tua libertà rispetto alle istituzioni tradizionali, la tua autonomia e autenticità rispetto all’automatismo fordista, la tua originalità rispetto al livellamento massimalista prodotto dal welfare state, la tua flessibilità rispetto alla ripetitività del posto fisso.

La nuova economia parla il linguaggio anglofono della flexibility, della competitiveness, e più recente della sharing economy. La nuova narrazione liberista inventa un sistema ideologico complesso e raffinato che relega le vecchie forme del lavoro, stabili e protette, nel reame della noia e alle quali contrappone le eccitanti innovazioni “smart” del capitalismo globalizzato. Peccato che proprio dietro queste presunte nuove frontiere delle liberazione si nascondano condizioni lavorative decisamente deteriorate e la revoca dei più basilari dei diritti in un contesto di proliferazione dello sfruttamento e di crescita delle disuguaglianze.

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Gennaro Zezza: Euroexit e salari

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economiaepolitica

Euroexit e salari

Gennaro Zezza

uscitaProsegue il dibattito suscitato dallo studio di Realfonzo e Viscione che ha messo in luce gli effetti positivi di una uscita dall’euro ma anche i rischi per il mondo del lavoro. Dopo gli interventi di Salvatore Biasco e del Keynes blog, secondo i quali è necessario permanere nell’euro per evitare conseguenze a loro avviso molto gravi, pubblichiamo un intervento diametralmente opposto di Gennaro Zezza. L’autore considera “apocalittiche” le posizioni di Biasco e del Keynes blog, ma ritiene anche eccessive le preoccupazioni di Realfonzo e Viscione sui rischi salariali e occupazionali, sostenendo che l’euroexit sia necessaria per praticare politiche di pieno impiego.

***

L’intervento di  Realfonzo e Viscione sulle possibili conseguenze di una uscita dell’Italia dall’eurozona sta suscitando un certo dibattito. Il commento di Salvatore Biasco prefigura scenari apocalittici, dati dalle ripercussioni sui bilanci bancari del deprezzamento delle attività finanziarie in “nuove valute”. La redazione di Keynes blog sembra concordare con Biasco sulle conseguenze catastrofiche, per il sistema finanziario internazionale, di una rottura della eurozona, ed enfatizza il modesto impatto che la svalutazione di una “nuova valuta” avrebbe sulla crescita.

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Akis Gavriilidis: Questa non è Sparta, questa è Salamina

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Questa non è Sparta, questa è Salamina

Eurogruppo, eurocentrismo, nomadismo

Akis Gavriilidis

20abg5xLa congiuntura attuale, in Grecia e oltre la Grecia, è segnata dai tentativi di dare senso a quanto avvenuto con le negoziazioni di febbraio all’interno dell’Eurogruppo. Fonti vicine al governo greco cercano di presentarne i risultati come una «vittoria» mentre altri, tanto fuori quanto dentro SYRIZA, affermano che si tratta invece di una «sconfitta» o di una «capitolazione». Quest’ultima impressione a me pare presupporre una concezione della strategia eurocentrica e maschilista (o fallologocentrica, per usare il neologismo di Derrida); una concezione organizzata attorno all’immagine della battaglia finale nella quale uno deve dimostrare coraggio e avere la meglio sull’avversario. Per le ragioni alle quali ho accennato, non condivido l’idea che una «vittoria» consista in questo. Cercherò allora di leggere la strategia (ammesso che ci sia) applicata dal governo greco nelle negoziazioni e ciò che ha ottenuto (ammesso che ci sia) attraverso le lenti di due assiomi strettamente legati tra di loro:

— Il potere non è una cosa, né una sostanza, ma è la capacità di agire sulle azioni (Foucault)

— Una buona strategia consiste nel non cercare di schiacciare le forze del tuo avversario ma nell’usarle, specialmente quando quelle forze sono drasticamente superiori alle tue (precetto tradizionale delle arti marziali asiatiche).

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Franco Berardi: L'Unione Europea è morta

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L'Unione Europea è morta

di Franco Berardi

Come sbarazzarsi del cadavere e ricominciare il processo di costruzione dell'Unione

morte europaNel mese che è seguito alla vittoria di Syriza siamo stati costretti a riconoscere qual sia la natura (e il senso, e il destino) dell’Unione europea.

Per il 18 marzo è convocata una dimostrazione nella città di Francoforte, per festeggiare l’inaugurazione della nuova sede della Banca Centrale europea il cui costo ammonta a 1.3 miliardi di euro. Come si svolgeranno questi festeggiamenti?

La tradizione politica dalla quale provengo si è ispirata a un principio preliminare: la rivendicazione di sovranità nazionale è regressiva, apre la strada al nazionalismo e perde di vista la sola cosa interessante, che è la trasformazione dell’Unione nel suo complesso.

In un articolo uscito in transversal.at Toni Negri e Raul Sanchez Cedillo ripropongono questa impostazione.

Dapprima correttamente descrivono la natura truffaldina del debito:

"L’Europa della troika vuol far pagare il debito alle moltitudini europee e, della capacità di pagare questo debito, fa la misura della democrazia ed anche del grado di europeismo. Ma tutti coloro che si muovono su un fronte democratico pensano piuttosto che questa misura sia infame perché i debiti che oggi sono imputati ai popoli son stati fatti da coloro che in tutti questi anni hanno governato. Questi debiti hanno rimpinguato le classi dirigenti, "

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Domenico Gallo: micromega Indebolire il giudice rafforza la giustizia?

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micromega

Indebolire il giudice rafforza la giustizia?

La riforma della responsabilità civile

di Domenico Gallo

responsabilita civile magistrati 510Adesso che è stata approvata la riforma della responsabilità civile dei magistrati, ci tocca assistere ad un diluvio di banalità che fanno eco alla legge, intonate sul ritornello: chi sbaglia paga. Addirittura sul tg di Sky è stato promosso un sondaggio che propone ai telespettatori la seguente domanda: “I magistrati dovranno rispondere dei loro errori? Sei d'accordo?”.

Quello che stupisce in questo sondaggio non è che l'86% ha risposto di essere d'accordo, ma che il 14% si è espresso in disaccordo. Se si pone la domanda in questi termini il 100% degli intervistati dovrebbe rispondere sì. Non a caso in un tribunale una domanda del genere non sarebbe stata ammessa. Il codice infatti vieta di porre ai testimoni domande che tendono a suggerire la risposta.

In effetti la divulgazione della riforma sulla responsabilità civile ai magistrati, più che far conoscere al pubblico i contenuti del provvedimento, tende a trasmettere dei messaggi rassicuranti all'opinione pubblica. D'ora in poi i cittadini saranno maggiormente tutelati rispetto agli abusi dei magistrati.
Ma è proprio vero?

In realtà le modifiche alla disciplina della responsabilità civile dei magistrati implicano che la domanda sia rovesciata, la domanda giusta da porre ai cittadini è: indebolire il giudice, rafforza la giustizia?

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Militant: La nuova frontiera radicale del capitalismo sostenibile

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La nuova frontiera radicale del capitalismo sostenibile

Militant

2011 11 02 occupy oakland strike 07Quasi contestualmente a questa lunga riflessione, in cui il neoministro greco Varoufakis spiega le ragioni della sua adesione e della sua critica al marxismo generalmente inteso, qualche giorno fa usciva un contributo di Slavoj Zizek su Repubblica, teso ad inquadrare politicamente il problema ISIS nello scenario globale. Due spunti profondamente diversi, ma che convergono verso un’identica ipotesi interpretativa della realtà ed un’unica soluzione politica per l’avvenire. Una casualità eccessivamente casuale per non destare interpretazioni – e preoccupazioni – politiche. Sebbene da punti di vista differenti, il ministro descamisado e il filosofo lacaniano confluiscono verso l’idea che il capitalismo vada salvato dalla barbarie, cioè da tutto ciò che si pone fuori dal perimetro liberale. Capitalismo o barbarie, termina la lunga riflessione del ministro greco; allo stesso modo, sebbene non così esplicito, Zizek converge spiegando che solo una tensione stimolante della sinistra radicale può salvare il capitalismo dai suoi eccessi liberisti, riaffermare il liberalismo come metodo politico progressista così da impedire sul nascere degenerazioni à la ISIS. Poco male, la solita fuffa buonista di una certa sinistra salottiera, potremmo liquidarla. Non fosse che Zizek da qualche anno viene percepito come uno dei più rilevanti maitres a penseer della nuova sinistra radicale e anticapitalista, mentre Varoufakis – insieme a Syriza – visto come possibile leader della sinistra europea.

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Luca Cangianti: Il viaggio dell’eroe e la coscienza di classe

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Il viaggio dell’eroe e la coscienza di classe

di Luca Cangianti

1207px Kaninchen und Ente 1 300x255L’eroe delle narrazioni moderne percorre lo stesso cammino di chi prende coscienza di una situazione d’oppressione e decide di ribellarsi. Nel Viaggio dell’eroe, un manuale di sceneggiatura di ampio successo, Chris Vogler afferma che il protagonista, l’eroe per l’appunto, è spinto a intraprendere un’avventura che lo strappa alla realtà quotidiana, portandolo alle soglie di un mondo straordinario nel quale dovrà superare prove mortali nel tentativo di sconfiggere il nemico. Tuttavia “Gli eroi non si limitano a visitare il regno dei morti per poi tornare a casa. Ne escono trasformati” (C. Vogler, Il viaggio dell’eroe, Audino, 2005, p. 128.)

 

Tre storie gestaltiche

Nel film Tutti a casa il sottotenente Alberto Innocenzi (Alberto Sordi), dopo il collasso dell’8 settembre 1943, intraprende un viaggio drammatico e picaresco attraverso l’Italia sconvolta dalla guerra e invasa dai nazisti. Innocenzi all’inizio si comporta da opportunista, ma il corso degli eventi lo cambia progressivamente. Nel finale, di fronte all’assassinio del suo compagno, ha uno scatto di dignità e decide di non subire più la violenza dell’oppressore. Prende coscienza, s’impossessa di una mitragliatrice e inizia a combattere: l’inquadratura si allarga sulle azioni coordinate di una brigata partigiana; l’eroe non è più solo, è parte di una comunità più grande che sfida il potere e crea a una nuova società.

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La tragedia greca: l’Europa a un bivio? Andrea Fumagalli:

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quaderni s precario

La tragedia greca: l’Europa a un bivio?

di Andrea Fumagalli

In questi giorni si è concluso il primo round della trattativa tra governo greco ed Eurogruppo. Presentiamo qui una prima analisi dei risultati raggiunti, delle opportunità guadagnate e delle eventuali occasioni perse. L’intento è quello di problematizzare con lucidità l’attuale fase, importante e delicata, evitando di farsi cogliere dal disfattismo o viceversa dall’euforia. Il presente contributo si è avvalso di un fruttifero scambio di opinioni con Christian Marazzi.

o.90691Si è chiusa la prima fase della trattativa tra il governo Tsipras e la troika (ora chiamata “le istituzioni”) per la ristrutturazione del debito greco e il possibile superamento delle politiche di austerity. Non sappiamo ancora come il processo avviato nel mese di febbraio si concluderà e quindi è prematuro tracciare un bilancio definitivo. Ma alcune considerazioni possono essere avanzate già da ora.

 

La successione degli eventi

Cominciamo con i fatti. Perché un minimo di informazione è necessaria, per capire di che stiamo parlando.

Il 4 febbraio 2015 la Bce decide di non accettare più come garanzia “collaterale” i titoli di stato greci per fornire la liquidità necessaria al sistema creditizio greco al fine di far fronte alle normali operazioni bancarie. Di fatto, un drastico taglio alla liquidità greca che incentiva la fuga di capitali all’estero. Di fatto, un atto di terrorismo economico per condizionare la trattativa che si sarebbe aperta da lì a poco. Il governo greco inizia così la trattativa con una pistola puntata alla tempia.

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Stefano Lucarelli: I luoghi dell’etica economica

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nazione indiana

I luoghi dell’etica economica

[Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo la postfazione al volume L’Europa dei territori. Etica economica e sviluppo sociale nella crisi a cura di Emanuele Leonardi e Stefano Lucarelli, Orthotes, 2014]

di Stefano Lucarelli

8262008644 bf6568594f zHeidegger: Così come non si possono tradurre le poesie, non si può tradurre un pensiero. Si può tuttavia in ogni caso parafrasarlo. Ma appena si tenta una traduzione letterale, tutto viene modificato.
Spiegel: È un’idea scomoda.
Heidegger: Sarebbe bene si prendesse sul serio e su grande scala questa scomodità e si meditasse finalmente su quale trasformazione, ricca di conseguenze, abbia subito il pensiero greco attraverso la traduzione nel latino dei Romani, un evento che ancora oggi ci impedisce un sufficiente ripensamento delle parole-base del pensiero greco.

Postfazione
Tra l'economia politica e la politica economica: i luoghi dell'etica economica

I luoghi dell’etica economica

Parlare di etica economica comporta innanzitutto un lavoro di comprensione non banale di questa coppia di parole – il sostantivo “etica” e l’aggettivo “economica” – parole che sorgono molti anni fa all’interno del pensiero filosofico greco, e, in particolare all’interno della riflessione di Aristotele (Stagira, 384 a.C. o 383 a.C. – Calcide, 322 a.C.).

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Massimo Zucchetti: Il MUOS è US Navy, non NATO

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manifesto

Il MUOS è US Navy, non NATO

Ed è un pericolo, non una difesa.

Massimo Zucchetti

MuosIl mutuo soc­corso fra scri­venti sui quo­ti­diani (io non oso chia­marmi gior­na­li­sta, non intendo usur­pare una qua­li­fica così apprez­zata oggidì in Ita­lia: TUTTI gli ita­liani amano i gior­na­li­sti, no?) è una buona norma.

A volte capita ai noi scri­venti sui quo­ti­diani di dover essere costretti, da — diciamo — indi­ca­zioni edi­to­riali dall’alto a dover scri­vere di cose delle quali non sap­piamo asso­lu­ta­mente nulla: allora ci si arran­gia come si può, e magari — pur­troppo — si costrui­sce tutto il pro­prio pezzo su affer­ma­zioni di base che sono false.

Angelo Pane­bianco firma addi­rit­tura un edi­to­riale sul Cor­riere della Sera, noto quo­ti­diano a dif­fu­sione nazio­nale, dal titolo:

Sen­tenze miopi e tagli sba­gliati, le armi pun­tate con­tro di noi

Non entro nel merito della prima parte dell’articolo, tutto in soc­corso e difesa della Difesa, tutto pieno di rim­pianto sul “c’eravamo poco armati”, tutto ardente di nuovo spi­rito guer­riero verso Tri­poli bel suol d’amore, tutto scan­da­liz­zato su come molti depu­tati abbiano osato espri­mere addi­rit­tura la loro “oppo­si­zione di prin­ci­pio” verso l’acquisto degli F-35, nota arma anti­ter­ro­ri­stica effi­ciente e a basso costo: il tutto in que­sto Grave Momento in cui l’ISIS — impresa con star­tup USA — minac­cia di inva­dere Roma.

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Statis Kovelathis: L'alternativa in Grecia

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vocidallestero

L'alternativa in Grecia

di Statis Kovelathis*

tsipras perplessoLa strategia negoziale della leadership di Syriza ha fallito. Ma non è ancora troppo tardi per evitare una sconfitta totale.

Cominciamo con un fatto che dovrebbe essere indiscutibile:  venerdì il governo greco è stato trascinato in un accordo con l’Eurogruppo che equivale ad una precipitosa ritirata.

Il regime del memorandum sarà prorogato, l’accordo sul prestito e la totalità del debito sono riconosciuti, la “supervisione”, altra parola per indicare  il governo della troika, sarà continuata sotto altro nome, e vi sono ora ben poche possibilità che il programma di Syriza possa essere attuato.

Un fallimento così totale non è, e non può essere, una questione di fortuna, o il risultato di una tattica mal concepita. Esso rappresenta la sconfitta di una linea politica ben precisa che ha ispirato la strategia del governo.

 

L’Accordo di Venerdì

Nello spirito di un mandato popolare per il rovesciamento del regime del memorandum e la liberazione dal debito, la parte greca è entrata nel negoziato respingendo la proroga dell’attuale “programma”, concordato con il governo Samaras, e rifiutando la tranche del prestito di 7 miliardi di €, ad eccezione del profitto di 1,9 miliardi di € sui titoli greci, a cui aveva diritto.

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M.Cento e R.Ferrari: Il capitale «apre» i confini: accumulazione e crisi del globale in Rosa Luxemburg

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conness precarie

Il capitale «apre» i confini: accumulazione e crisi del globale in Rosa Luxemburg

di Michele Cento e Roberta Ferrari

Dopo l’introduzione al seminario dedicato a Riforma e Rivoluzione di Rosa Luxemburg che ∫connessioni precarie ha organizzato lo scorso autunno, pubblichiamo la seconda parte dedicata a una lettura fedele ma libera dell’accumulazione del capitale. Lo scopo principale  non è tanto una filologia politicamente corretta dell’opera di Luxemburg, ma la presentazione di alcuni spunti che partendo dalla sua analisi siano all’altezza della sua intelligenza e della sua coerenza.

 «…esige un’illimitata libertà di movimento…e perciò una possibilità sconfinata di disporre di forza lavoro addizionale»

Hier ist die Rose1 231x300«Gli errori che compie un reale movimento operaio rivoluzionario sono sul piano storico incommensurabilmente più fecondi e più preziosi dell’infallibilità del miglior comitato centrale», scrive Rosa Luxemburg in I problemi di organizzazione della socialdemocrazia. Vale forse la pena iniziare da qui perché, nelle pagine che seguono, ci occuperemo in fondo della fecondità degli errori, non del movimento operaio, ma di Rosa Luxemburg. Non è certo una novità che le tesi espresse dall’Accumulazione del capitale, volume che Luxemburg pubblica nel 1913, siano basate sull’assunto errato che l’affermazione mondiale del capitalismo coincida con la sua crisi definitiva. Quale significato può allora avere rileggerle oggi, nel momento in cui l’estensione globale del dominio capitalistico è direttamente proporzionale non solo all’inflessibilità del suo comando, ma anche alla rimozione di ogni scenario alternativo allo sviluppo capitalistico? Ha certamente ragione Slavoj Žižek quando sostiene che siamo capacissimi di immaginare la fine del mondo in seguito a un’invasione marziana, ma la catastrofe del capitalismo rimane per noi impensabile. La fecondità politica dell’errore di Luxemburg deve essere misurata allora su questa incapacità, non per trarre dalla sua oepra la via finalmente rischiarata per la rivoluzione, ma per acquisire strumenti utili alla comprensione del presente capitalistico, nel quale crisi e ripresa si giustappongono per consolidare il dominio del capitale sul lavoro che, nonostante le difficoltà organizzative, tenta sempre di sottrarsi agli imperativi che gli sono imposti, sia pure in maniera per lo più estemporanea. È cioè un presente di dominio e di lotta, di processi consolidati e di insorgenze improvvise, di rischi e di opportunità.

Fin qui, rientreremmo però ancora nell’ambito del «classico», inteso appunto come testo capace di parlare al presente. Un ambito irto di confini interpretativi, che vigila sulle letture dell’opera e le vaglia scrupolosamente.

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Salvatore Biasco: Concorrenza fiscale o regolazione fiscale del Capitalismo?

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ripensare la sinistra

Concorrenza fiscale o regolazione fiscale del Capitalismo?

Un bilancio europeo1

di Salvatore Biasco

21clt2paul klee jumperIntroduzione e sintesi

E’ bene iniziare con una sintesi su ciò che tratta il saggio. Non é di percezione comune nella sinistra che in campo fiscale si giochino pezzi della regolazione del capitalismo mondiale. Ed é sfuggito a molti che - sempre in campo fiscale - é stata varata l’unica vera regola mondiale da molti anni a questa parte, siglata da un concerto di paesi a ottobre 2014, quella che porta allo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali (di cui dirò). Pur essendo una rivoluzione da non sottovalutare, che pone qualche serio problema ai grandi patrimoni, a evasori e al denaro sporco, é una regola incompleta. Non pone, infatti, altrettanti problemi alla capacità della multinazionali di sfuggire legalmente alla tassazione, di sottrarre quest’ultima al paese in cui hanno prodotto reddito e sostanzialmente tenerla per sé, Non solo un danno di gettito, ma un'alterazione conseguente della concorrenza a proprio favore. Dovrà pure essere affrontata una situazione che vede imprese come Amazon, Apple, Starbrook e tantissime altre riuscire a pagare, sì e no, il 2% sui propri profitti, mentre altre sono soggette a tassazione piena e il lavoro é ipertassato.

Si insiste molto sulla perdita di efficacia dello Stato nazionale di fronte alla globalizzazione finanziaria. Ma, in questo campo, é così solo in parte. Gli Stati nazionali (soprattutto europei) non hanno perso potere impositivo a causa della globalizzazione, ma a causa della competizione fiscale.

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Miguel Mellino: Syriza, l’Europa e la dura legge del Minotauro

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Syriza, l’Europa e la dura legge del Minotauro

Note sulla congiuntura attuale a partire da “Il Minotauro globale” di Yanis Varoufakis

di Miguel Mellino

Politica e mitologiaminotauro

Yanis Varoufakis è balzato definitivamente alla ribalta dopo la vittoria di Syriza in Grecia. L’arrivo di Varoufakis nei labirinti del potere UE – come ministro delle finanze del governo Tsipras – può essere considerato come uno degli effetti più rilevanti del ciclo di lotte anti-austerity che è andato sviluppandosi nell’Europa meridiana, ma non solo, negli ultimi anni. La vittoria di Syriza pone l’UE come mai prima di fronte a un bivio: perseverare in modo diabolico nel proprio dispotismo neoliberista, e confermare così la sua guerra di classe alle diverse popolazioni europee, o cominciare a cedere a un movimento che prima o poi non potrà più contenere, se non ricorrendo a forme di violenza sempre più esplicite. Tsipras e Varoufakis rappresentano oggi qualcosa come il “punto nodale”, per riprendere qui un noto concetto lacaniano, dell’attuale scontro tra l’Europa costituita e l’Europa costituente. Al di là della mitologia costruita dai media soprattutto italiani sui “sembianti” di questi due uomini – ritratti spesso insieme, e che vanno da uno Tsipras cresciuto al “caldo del movimento no global” e della “tradizione della sinistra italiana” (come se questo di per sé fosse garanzia di qualcosa), a un Varoufakis “diverso” perché arrivato in moto al vertice dell’Eurogruppo (in un ibrido tra James Dean e Che Guevara) – sappiamo ancora poco del modo in cui intendono portare avanti la richiesta di una svolta anti-austerity in Europa per affidare unicamente al loro operato nell’ambito delle istituzioni comunitarie, ovvero alla “polizia” (per stare al modo in cui Jacques Ranciére ha definito le istituzioni sovrane moderne), il nostro futuro “politico”. E questo, ovviamente, al di là della buona volontà di entrambi. Forse si può ricavare qualche indizio in più di ciò che potrà accadere da una lettura del libro più importante di Yanis Varoufakis Il Minotauro globale (Asterios, 2012), rimasto misteriosamente in secondo piano (quasi mai citato) negli attuali dibattiti.

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Nicola Lagioia: Cosa si nasconde dietro le nostre rabbie quotidiane

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internazionale

Cosa si nasconde dietro le nostre rabbie quotidiane

Nicola Lagioia

big 7“Dovresti finire in galera”. “Sei un cane!”. “Pezzo di merda”. “Peggio della camorra”. “Si vergogni! Sono una professoressa e so quanto soffrono i ragazzi sovrappeso quando vengono sfottuti dai compagni, e lei merita di essere rinchiuso qualche anno in un centro di rieducazione mentale”. “Ti auguro la morte”.

Molti di quelli che fino al mese scorso piazzavano l’icona Je suis Charlie sulle foto del loro profilo Twitter o Facebook non si sono fatti problemi a scagliarsi qualche giorno fa contro Alessandro Siani. Il comico, in nome di un cattivo gusto che non arriva ai talloni di quello sfoderato dal settimanale satirico francese, ha canzonato in diretta nazionale un ragazzino obeso.

Non amo la comicità di Siani, mi sembra morda poco e grossolanamente. Ma non posso non notare la contraddizione in chi, sentendosi ferito da un’offesa rivolta ad altri (”ma ci entri nella poltrona?”, che se volete è la versione moscia del Benigni prebeatificazione, quando diceva di Giuliano Ferrara “pensa che vita senza toccarselo mai, non ci arriva mica!”) non vede l’ora di ferire a sua volta augurando il decesso o la reclusione coatta all’autore dell’offesa. Non è la riprovazione di per sé a sembrarmi rivelatoria, ma la violenza con cui è espressa. Il caso di Siani è solo l’ennesimo in cui, crepato il vaso di Pandora del politicamente corretto, ne vengono fuori strani spettri.

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Marco Zerbino: L’ impacte républicain

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nazione indiana

L’ impacte républicain

di Marco Zerbino

altan 02 580x511Uno dei lasciti più problematici di atti criminali come quello verificatosi lo scorso 7 gennaio nella redazione di Charlie Hebdo ha a che fare con il clima binario che tipicamente essi generano. “O di qua, o di là”, suonano sempre i primi commenti a caldo, e questo sembrava dire anche l’oceanica manifestazione tenutasi la domenica successiva al massacro, il cui slogan principale era “Je suis Charlie” (associato anche all’altro “Je suis Charlie, flic, juif”: “Sono Charlie, poliziotto, ebreo”). Buona parte delle analisi e delle ricostruzioni, come anche il vissuto (più o meno conscio e ammesso) del cittadino medio occidentale bianco, finiscono fatalmente per strutturarsi attorno alle ben note coppie antinomiche “bene/male”, “libertà/dispotismo”, “democrazia/teocrazia”, “lumi della ragione/tenebre oscurantiste”, “occidente/islam”, “civiltà/barbarie”, “Noi/Loro”… Lista che, va da sé, potrebbe continuare.

Vorrei tuttavia rassicurare il lettore. Quanto sta per leggere non contiene l’ennesima tiritera sulla falsariga di quelle che le prefiche liberal e progressiste amano intonare in riferimento ad accadimenti terribili come quello di rue Nicolas Appert: che il “vero” islam non ha niente a che fare con il fondamentalismo; che esso è anzi religione di pace e di tolleranza; che l’islam ha contribuito tantissimo allo sviluppo della civiltà umana sin dal Medioevo e via discorrendo.

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Paolo Gervasi: Fine della lentezza

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doppiozero

Fine della lentezza

Paolo Gervasi

bios e logo gervasi maffei festinalente 450x636Lamberto Maffei ha scritto, per la collana “Voci” del Mulino, un Elogio della lentezza  (Il Mulino, 2014) percorso dal gusto rinascimentale ed erasmiano per il paradosso. Il libro si apre con l’immagine di una tartaruga sul cui dorso è issata una grande vela gonfiata dal vento, accompagnata dal motto Festina lente, “affrettati lentamente”, l’emblema al quale Cosimo I de’ Medici affidava la sintesi della sua filosofia politica. Anziché inscenare un conflitto schematico, da risolvere unilateralmente, tra lentezza e velocità, Maffei, riprendendo alcuni degli spunti contenuti nel suo precedente, importante libro La libertà di essere diversi (Il Mulino, 2014) mostra la complessità delle relazioni tra due modalità del pensiero, tra due attitudini cognitive biologicamente radicate. Da un lato il pensiero rapido, prevalentemente automatico e inconscio, che guida le reazioni irriflesse e immediate agli stimoli ambientali, legate alle necessità primarie della sopravvivenza, ed è riconducibile alle aree più arcaiche del cervello, alle facoltà tradizionalmente associate all’emisfero destro. Dall’altro lato il pensiero lento, riflessivo, logico, il pensiero razionale associato all’emisfero sinistro, strutturato secondo sequenze temporali, espresso e messo in forma attraverso il linguaggio, modellato da un alto quoziente di plasticità neuronale, dalla plasmabilità delle connessioni sinaptiche, che si modificano a contatto con l’ambiente e nell’interazione sociale e culturale.

Se il pensiero lento ha bisogno di stabilità e di durata, si fonda sulla continuità e sulla stratificazione dinamica di elementi concatenati nel tempo e legati da rapporti consequenziali, il pensiero rapido crea una dimensione temporale discreta, in senso matematico, o saltatoria, che tende a dissolvere sia la continuità retrospettiva costituita dalla memoria, sia quella proiettiva della progettazione del futuro.

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Giovanna Cracco: Europa: l’illusione socialdemocratica di Syriza e Podemos

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Europa: l’illusione socialdemocratica di Syriza e Podemos

di Giovanna Cracco

Podemos owen Jones 012Si fa un gran parlare, nei salotti a sinistra del Pd, di un vento nuovo che soffia in Europa: Syriza in Grecia e Podemos in Spagna. L’entusiasmo con cui se ne discute ha un che di infantile. Certo la novità è positiva, e ai due partiti va il merito di voler portare al centro del dibattito europeo un pensiero politico alternativo al neoliberismo dominante, ma ciò di cui la sinistra pare non rendersi conto è la conseguenza che questo avrà sulla sua visione politica, la resa dei conti che l’aspetta; da qui, dal non capirlo, l’infantilismo. Syriza e Podemos costringeranno l’Unione a togliersi il velo, a mostrare la sua radice ontologica di istituzione nata al servizio del grande capitale finanziario e manifatturiero – in una parola, la sua natura classista – e questo obbligherà la sinistra a confrontarsi con la miopia che la caratterizza da quando ha abbandonato gli strumenti di analisi della propria cultura, primi fra tutti quelli economici. E a trarne le conseguenze politiche: sinistra e Unione europea sono incompatibili.

Né Syriza né Podemos parlano di uscita dall’euro, al contrario, vogliono restarci. Entrambi sono unanimemente definiti, dalla politica e dai media, ‘sinistra radicale’, e già questo dovrebbe indurre a una prima riflessione.

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Marco Assennato: Note sul dopo Charlie

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Note sul dopo Charlie

di Marco Assennato

sito charlia 880x5801. Sottomissione. Si direbbe: il mercato editoriale funziona come un orologio: batte il tempo e sforna preciso – lievemente sbilanciato indietro a dire il vero, come a giocare d’anticipo – prodotti adatti ad accarezzare l’ansia, ingoiarne l’inquietudine, confermando tutti i bassi istinti, e le nevrosi del giorno. Così la storia ignobile degli attentati fascisti contro il settimanale Charlie Hebdo è stata preceduta dalla mercanzia editoriale dell’anno: un volume che immagina – certo in un orizzonte cinico e nichilista, di chi coltiva la passione di non aver passione politica – la Francia governata da funzionari religiosi, in una Europa che inverte miracolosamente il corso della sua pluricentenaria secolarizzazione, precipitando in una seconda, più subdola barbarie. E giù a leccarsi i baffi nel dichiararne il bello e il brutto, senza privarsi del piacere di scandalizzare gli animi sensibili, proclamando l’uomo, uno dei più grandi autori del nostro tempo – che in fondo non c’importa nulla di cosa egli pensi, né del fatto che non abbia capito un fico secco della cultura “del ’68″, e neppure si tratta di stare lì a misurare l’improbabile della sua narrazione, le ombelicali contorsioni d’una autobiografia senza corpo di mamma, il piccolo mondo mostruoso fatto di forme di vita putrefatte e in fondo innocue.

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Mario Tronti: Sinistra

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la camera doppia

Sinistra

di Mario Tronti

Per gentile concessione di Mario Tronti e della casa editrice Ediesse, nella persona di Angelo Lana, pubblichiamo per il web questo saggio di filosofia politica contenuto nel volume Per la critica del presente, libro edito da Ediesse nel 2013 e di cui si consiglia la lettura. [lcd]

egon schiele 2 21 300x300Uno spunto di David Caute: «La sinistra, bisogna riconoscerlo, ha avuto un brutto inizio: il Vecchio e il Nuovo Testamento trattano la destra come simbolo del bene, e la sinistra del male». Matteo 25, 33-34: «…e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il Re dirà a quelli della sua destra: venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo». Marco 14, 62: «…e vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza». L’Ecclesiaste, 10, 2: «Il savio ha il cuore alla sua destra, lo stolto alla sua sinistra». Tommaseo cita dalla Vita di Barlaam e Giosaffatte: «Metterà i buoni alla sua destra, e’ rei dalla sinestra». Decisamente un brutto inizio. Ed è inutile prendersela con il complotto biblico-teologico. La laica mitologia arcaica riservava la parte destra agli dei e la sinistra ai demoni. Non c’è scampo. Quando, qualche decennio fa, cominciò la crisi della politica, quando lo Stato cominciò a perdere il monopolio della politica, allora nacque «il politico». Anche su questo versante, la sinistra è bloccata. Nuovo Vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze, 1897: «Sinistro; Fig. Cattivo; Dannoso. Es. si manifestano già i sinistri effetti di una cattiva politica». E il Dizionario moderno di Alfredo Panzini, 1942: «Sinistro. Voce generica che vale a significare qualunque disgrazia: terremoti, naufragi, scontri, incendi, ecc.». Prima riflessione. Si potrebbe leggere l’intera storia della sinistra come il tentativo di emancipazione dal male, dal peccato, dal cattivo destino, come liberazione dal negativo, come affermazione, a dispetto di tutto, della propria bontà, e virtù, e capacità, e efficienza. Questa via crucis sta arrivando al sacrificio finale. Ci sarà resurrezione, o si tratterà di vera morte?

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Enrico Grazzini: Grecia, una nuova moneta fiscale la salverà?

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micromega

Grecia, una nuova moneta fiscale la salverà?

di Enrico Grazzini

Comunque vadano le trattative con la Troika, il governo Tsipras dovrà porsi certamente la questione se emettere o no una moneta nazionale parallela all'euro, possibilmente al posto della dracma. Su questo il Financial Times sembra avere tesi contrapposte. Ma per uscire dalla crisi di liquidità anche l'Italia dovrebbe emettere certificati di credito fiscali, non vi sono altre soluzioni

grecia crisi moneta fiscale 510.pngLa Grecia può stampare una sua moneta parallela all'euro? Sì, secondo Wolfganf Munchau, autorevole commentatore del Financial Times. Questo sarebbe il vero piano B del governo greco per uscire dalla crisi: emettere una (quasi)moneta, cioè un titolo fiscale che funzionerebbe come mezzo di pagamento per sfuggire alla stretta monetaria imposta dall'Unione Europea e dalla BCE1. Munchau è stato però aspramente contraddetto sull'autorevole quotidiano britannico da Hugo Dixon, noto editorialista della Reuters. Secondo Dixon se la Grecia stampasse una sua moneta parallela si suiciderebbe2.

Comunque vadano le trattative in corso sul programma di “salvataggio” (?) della Grecia, una cosa è certa: il governo greco dovrà certamente porsi la questione se emettere o no una moneta nazionale, una moneta parallela all'euro, possibilmente al posto della dracma. Anche l'Italia ha un problema analogo di crisi di liquidità, e, secondo l'appello lanciato da Luciano Gallino, Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Guido Ortona, Stefano Sylos Labini e da chi scrive, dovrebbe emettere una sua moneta statale-fiscale3.

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Telmo Pievani: Un dialogo evoluto

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nazione indiana

Un dialogo evoluto

Laura Di Corcia intervista Telmo Pievani

Charles Darwin Wallpaper by kinepipeSecondo Leopardi la “natura” è crudele e la teoria evoluzionistica darwiniana non ha fatto che confermare questo sospetto, quello di un grosso meccanismo continuamente stritolante, dove ogni tassello non ha nessun altro interesse se non quello di badare a se stesso, pensare alla propria sopravvivenza. È davvero così? Perché, allora, esiste l’empatia, come mai gli uomini (alcuni fra loro) tendono a far comunità, ad aiutarsi reciprocamente? In parole semplici, l’uomo è un animale individuale o sociale?

Abbiamo posto queste domande a Telmo Pievani, filosofo della scienza ed epistemologo, grande conoscitore delle teorie evoluzionistiche che ci ha parlato di nuove frontiere, nello studio della nostra storia di uomini, di una selezione, operata a livello macro-individuale, fra gruppi, che tenderebbe a favorire gli individui cooperativi, a fare in modo che siano proprio loro (in apparente contraddizione con quanto sostenuto da Darwin nel suo L’origine della specie, 1859) a resistere nel tempo come modello vincente.

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Nico Macce: Il vostro futuro è una nuova Norimberga

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carmilla

Il vostro futuro è una nuova Norimberga

di Nico Macce

Azov JwpbzteNDR8Un anno è passato dalla caduta del governo Yanukovich in Ucraina, da Euromaidan. Da quella che tutti i media occidentali avevano annunciato come la seconda rivoluzione arancione per la democrazia.

Un anno denso di atrocità in quei luoghi e infarcito di menzogne e censure da parte dei principali media nostrani.

Non è mia intenzione ripercorrere le tappe di questa vicenda. Ci sono siti e blog che sono già molto esaustivi. Piuttosto ritengo importante inquadrare questa sporca e irresponsabile guerra creata dai poli imperialisti USA e UE dell’Alleanza Atlantica, in un disegno più ampio che si va formando in Europa e più in generale a livello internazionale.

Se menzionerò qualche dato è per i più pigri, che non hanno voglia di andarsi a documentare, ma che rischiano così di non avere la dimensione reale di quello che ritengo essere il rischio più grande di guerra su vasta scala che il pianeta stia correndo dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

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Alberto Bagnai: Varoufakis

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goofynomics

Varoufakis

di Alberto Bagnai

varoufakishttps://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=1KSmcUyAZwU

Un compagno economista mi ha proposto il video qua sopra. Ho condiviso seco lui ed altri illustri politici ed economisti di sinistra alcune considerazioni, che mi pregio di sottoporre alla vostra riverita attenzione. Faccio un cut and paste, così famo prima, eliminando dettagli che potrebbero farvi riconoscere gli interlocutori...



==============================INIZIO LETTERA==========================


Scusate, credo che dovrò smettere di frequentarvi perché abbiamo due concetti di democrazia diversi!

Io mi sto spaccando da cinque anni per informare, e se fossimo stati in dieci i risultati sarebbero stati cento volte tanto (guardate quanto poco mi considero).

Voi vi state chiedendo quale sia e se sia efficace la strategia di un politico che promette una cosa (restare nell'euro) e (forse) vuole farne un'altra, cioè di uno che nella migliore delle ipotesi è un paternalista alla Padoa Schioppa, nell'ipotesi intermedia un coglione, nella peggiore un ascaro della Bce.

Sinceramente trasecolo (e mi rammaricherei per i cinque anni buttati al cesso, se non mi fossi comunque divertito).
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