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Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

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Il sito va in vacanza fino al 7 agosto

 

Marco Bascetta: Peter Sloterdijk, il profeta disilluso dell’Ancien Régime

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manifesto

Peter Sloterdijk, il profeta disilluso dell’Ancien Régime

Marco Bascetta

Tempi presenti. Il nuovo libro di Peter Sloterdijk ha scatenato furiose polemiche. Quello del filosofo tedesco è un atto di accusa contro la Modernità ed esprime una critica conservatrice al capitalismo che sta conquistando in Europa sempre più consensi

i due volti della modernità de chiricoScri­vere di un libro non letto può senz’altro con­si­de­rarsi una ope­ra­zione scor­retta. Non­di­meno, tal­volta e prov­vi­so­ria­mente, quando l’uscita di un’opera suscita pronte rea­zioni e vivaci pole­mi­che, o con­tri­bui­sce a illu­mi­nare qual­che ten­denza in atto, arri­schiarsi a par­larne può risul­tare utile. Con­fes­sato il pec­cato, dun­que, relata refero. Il libro in que­stione, cin­que­cento pagine pub­bli­cate qual­che set­ti­mana fa in Ger­ma­nia dalla pre­sti­giosa casa edi­trice Suhr­kamp si inti­tola Die schrec­kli­chen Kin­der der Neu­zeit, ossia gli orridi (o ter­ri­fi­canti) figli della Moder­nità. Ne è autore Peter Slo­ter­dijk, filosofo-scrittore assai noto, non nuovo ad aspre pole­mi­che e accese con­tro­ver­sie, poco amato dall’accademia. Affetto da una buona dose di nar­ci­si­smo il per­so­nag­gio non nasconde l’ambizione di con­se­guire un certo seguito popo­lare, e sovente lo con­se­gue.

Le bor­date, soprat­tutto da sini­stra, non si sono fatte atten­dere. Pesan­tis­sima la recen­sione di Georg Diez su Der Spie­gel, che defi­ni­sce il libro «man­gime per una bor­ghe­sia imbar­ba­rita», un’opera ultra­rea­zio­na­ria che gronda risen­ti­mento e nutre nostal­gia per le gerar­chie che hanno gover­nato la società prima della Rivo­lu­zione fran­cese e della frat­tura (lo «iato») che essa ha deter­mi­nato nella sto­ria dell’umanità.

Sandro Moiso: Il pensiero di Gramsci: un’eredità controversa

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Il pensiero di Gramsci: un’eredità controversa

di Sandro Moiso

Alberto Burgio, Gramsci. Il sistema in movimento, DeriveApprodi 2014, pp. 496, € 27,00

gramsci323531A quasi ottant’anni dalla sua scomparsa (27 aprile 1937), il pensiero e l’opera di Antonio Gramsci costituiscono ancora una eredità allo stesso tempo ingombrante e rassicurante per la sinistra e il movimento operaio italiano e continuano a rappresentare un problema di interpretazione per tutti coloro che si occupano di politica, filosofia, etica e storia d’Italia.

Che questo problema risieda nel ruolo effettivamente svolto dal comunista di lontane origini albanesi come militante, pubblicista, deputato e dirigente dell’allora Partito Comunista d’Italia oppure nella sua riflessione affidata alla trentina di Quaderni compilati durante la sua lunga detenzione carceraria dipende da molti fattori. Non ultimo l’artificiosità delle scelta che fecero pubblicare le sue lettere e i suoi quaderni in forme diverse e in tempi molto lunghi a partire dal secondo dopoguerra .

Certo è che Gramsci è stato sicuramente uno dei punti di riferimento del pensiero politico degli ultimi sessant’anni e, anche, uno degli uomini di cultura, “di sinistra”, più studiati in Italia e all’estero. Ciò è sicuramente indice della fecondità del suo pensiero, ma, anche, senza dubbio della sua contraddittorietà e complessità. Anche se in tutto questo, va qui subito chiarito, ha pesato non poco, fin dagli anni successivi alla caduta del fascismo, l’opera di recupero e canonizzazione messa in atto nei suoi confronti dallo stesso Palmiro Togliatti.

Sebastiano Isaia: Economia, alzati e cammina!

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Economia, alzati e cammina!

Riflessioni disarticolate intorno alla crisi economica

Sebastiano Isaia

07I capitalisti e gli economisti mainstream, soprattutto quelli di scuola keynesiana, sostengono che il calo dei prezzi può portare a una prolungata stagnazione economica, com’è avvenuto ad esempio in Giappone dalla seconda metà degli anni Novanta fino a qualche anno fa. Ora, non solo questo non è vero in termini assoluti, ma qui assistiamo a un vero e proprio capovolgimento dei termini della questione: l’effetto della crisi (la caduta del livello dei prezzi) viene posto come sua causa. Dal punto di vista marxiano questo rovesciamento è tipico dell’«economia borghese volgare», la quale rimane impigliata alla superficie dei fenomeni economici e sociali.

Anche Keynes fu un severo critico della deflazione, e ai fini di un armonioso processo di accumulazione (cosa che presupponeva la presenza discrezionale dello Stato nella sfera economica) egli riteneva adeguata una moderata e costante inflazione. Nella sua infinita filantropia, il celebre economista inglese sosteneva la necessità di un’inflazione tesa a salvaguardare il livello dei profitti perché «i vantaggi che ne traggono il progresso economico e l’accumulazione di ricchezza sopravanzano gli elementi di ingiustizia sociale» (Trattato sulla moneta).

Pier Francesco Zarcone: La frantumazione di Vicino e Medio Oriente

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La frantumazione di Vicino e Medio Oriente

di Pier Francesco Zarcone

Un caos propagabile
 
muslim-brotherhoodNulla sarà più come prima. È una predizione assai facile, in base allo stato di disfacimento politico in cui oggi si trova tutta l’area che va dalla Libia all’Afghanistan, come al solito grazie all’imperialismo occidentale. Gli Stati più o meno artificiali creati dai vincitori della Prima guerra mondiale, spartendosi il defunto Impero ottomano attraverso la mistificazione dei “mandati”, potrebbero scomparire o comunque potrebbero nascere nuove linee di frontiera. Né vanno trascurati entità precarie come il Pakistan (originariamente addirittura distinto in due parti lontanissime fra loro, di cui quella orientale sarebbe poi divenuto il Bangla Desh) e l’Afghanistan, che obiettivamente è sempre stato un caso a parte, più o meno tenuto insieme da dinastie la cui forza derivava da accorti equilibrismi tra i componenti di un complicato mosaico etnico-religioso e tribale. Ciò almeno fino a che nel lontano 1973 il re Zahir Shah non venne spodestato dal cugino Sardar Muhammad Daud che proclamò la repubblica; le successive occupazioni sovietica e statunitense hanno però definitivamente scompigliato le tessere del puzzle con cui si può metaforicamente identificare quel paese.
 
Tutto si complica inevitabilmente quando, con estrema miopia ammantata da cinica furbizia, gli imperialisti utilizzano proprio l’estremismo islamico per destabilizzare e dominare. Il caos afghano è sotto gli occhi di tutti, e dopo il ritiro degli occupanti occidentali le cose andranno anche peggio.

Dante Barontini: La guerra alle porte

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La guerra alle porte

Dante Barontini

a41ba1246953ffe5e2ef9f8f130aa69c lObama e Cameron hanno deciso: ad abbattere l'aereo malese sono stati i filorussi che vogliono sganciarsi dall'Ucraina consegnata ai nazisti. L'inchiesta internazionale, di cui si continua a parlare, servirebbe eventualmente solo a confermare – con tutti i crismi dell'ufficialità diplomatica – una tesi che è eufemistico definire preconfezionata.

Sia chiaro: in questo tipo di vicende la verità è un optional. Nessuna delle parti ha il minimo interesse per come sono andate realmente gli eventi, importa soltanto l'uso che se ne può fare. E per l'Occidente l'occasione è di quelle lungamente cercate; per la Russia la conferma definitiva di un assedio che le carte geografiche e storiche dimostrano con disarmante evidenza.

Quindi escalation. Diplomatica, per ora. Con incremento e indurimento delle sanzioni applicate alla Russia (ma in realtà soprattutto all'Europa, che dal gas e dal petrolio russi dipende in misura notevole, per obbligarla a recidere i legami con l'est), l'estromissione di Mosca da tutta una serie di consessi internazionali dove si mediano gli interessi globali.

Ma la via è tracciata. È identica a quelle già percorse negli ultimi decenni, contro la Jugoslavia e la Libia, due volte contro l'Iraq, diversi paesi africani in cui il colonialismo si è ripresentato tale e quale. Con abiti francesi o inglesi o statunitensi, ma con identiche modalità: via i regimi non in sintonia con gli interessi imperialisti, dentro altri regimi – non certo “democratici” - totalmente allineati.

Diego Giachetti: Il triangolo

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Il triangolo

Neoliberismo, postmodernità, fine della storia

di Diego Giachetti

Introduzione

Il triangolo no, non l'avevo considerato,
d'accordo ci proverò, la geometria non è un reato,
(Renato Zero, Triangolo, 1978)

Figures-and-Sun-352Nel corso degli ultimi tre decenni sono state introdotte “riforme” impostate secondo il paradigma neoliberista nel sistema socio-economico. Accanto all’erosione lenta ma continua delle norme e dei diritti conquistati a tutela del lavoro e dei lavoratori, è emersa una cultura parallela, nuova e giustificativa del processo in corso, che ha investito i campi del sapere: dalla filosofia all’economia, dalle scienze sociali e politiche alla storiografia. Questa cultura oggi è ideologia di massa, senso comune, che travolge anche il buonsenso. Esso, inteso come pensiero critico, non è scomparso del tutto ma se ne sta, per dirla con un passaggio tratto dai Promessi sposi del Manzoni, «nascosto per paura del senso comune»1 il quale domina l’immaginario odierno con una triangolazione di “idee”: neoliberismo, postmoderno, fine della storia.

Anche chi non crede alle combinazioni astrali, non può fare a meno di notare una sinergia triangolare che si manifesta sul finire degli anni Settanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso. Un vero e proprio “triangolo delle Bermude” dove scompaiono misteriosamente le “vecchie” concezioni del mondo e della storia, inghiottite dalle onde del neoliberismo, del postmoderno e della finalmente finita storia della lotta tra le classi.

Bruno Amoroso: Gli ultimi tre anni di un euro in bilico

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inchiesta

Gli ultimi tre anni di un euro in bilico

Bruno Amoroso

Per la nuova edizione del libro di Bruno Amoroso L’euro in bilico, Castelvecchi 2014 l’autore ci ha inviato la sua nuova prefazione dal titolo  Tre anni dopo che traccia uno scenario delle politiche europee che tiene conto di quanto avvenuto negli ultimi tre anni

il-crollo-delleuroSe otto ore vi sembran poche
provate voi a lavorare
e sentirete la differenza
di lavorar e di comandar.
[Canzone popolare]

La prima edizione di questo testo risale al 2011, tre anni che per il dibattito politico e gli eventi che sono seguiti appare come un’era geologica. Il testo fu accolto, salvo alcune generose eccezioni che fecero risaltare ancora di più le regole del gioco, con il silenzio degli accademici che vedevano con fastidio che un tale prodotto fosse partorito dall’interno del loro sistema, e dei giornali e dell’informazione in generale poiché ne metteva in luce la parzialità del loro ruolo.

I più infastiditi furono gli amici e i colleghi di ‘sinistra’ che vedevano giustamente in una mina vagante di questo tipo il rischio del diffondersi del grido ‘il re è nudo’, il re inteso sia l’euro sia la sinistra.

Sugli alti colli del potere nessuno si preoccupò. A Bruxelles erano confidenti che le grandi somme investite per la ‘ricerca europea’ avrebbero garantito la fedeltà delle call girl dell’accademia e del giornalismo europeo al loro piano, e prodotto tranquillamente il frutto dell’euro-dogmatismo.

Clash City Workers: Chi è Juncker, il nuovo presidente della Commissione Europea?

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clashcityw

Chi è Juncker, il nuovo presidente della Commissione Europea?

Una breve nota su crescita e austerity

Clash City Workers

homo-sapiensJean Claude Junker, politico e avvocato lussemburghese, è stato nominato Presidente della Commissione Europea, con ben 422 voti favorevoli (per la maggioranza assoluta erano necessari 376 voti su 751), 250 contrari e 47 astensioni. Ma cos’è la Commissione? E chi è Junker? Di quali equilibri è frutto la sua nomina? Cosa ci dice questa notizia a noi proletari, studenti, disoccupati, lavoratori? Cerchiamo di rispondere a queste domande.

 

1. Che cos’è e a che serve la Commissione Europea

Si tratta di uno degli organi più importanti dell’Unione, secondo solo al Consiglio Europeo - che, essendo composto dai Governi dei singoli paesi, e fissando le priorità generali dell’UE, mantiene una sua premazia -. La Commissione, che è formata da 28 commissari, serve ad armonizzare gli interessi delle differenti borghesie continentali, a rappresentare questi interessi nel suo insieme e a renderli attuativi. Il suo stesso nome ci dovrebbe far capire molto di quello che è: come ci ricorda l’etimologia della parola - e di parole analoghe come “commissariato” - indica qualcosa di ben poco democratico: un ristretto numero di persone specializzate in una data materia, deputate a speciali operazioni, che agevolano le procedure decisionali.

Felice Cimatti: L’individuo è l’essere sociale. Marx e Vygotskij

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antiper

L’individuo è l’essere sociale. Marx e Vygotskij

Felice Cimatti

individuo1. «La coscienza è un rapporto sociale»
 
L’animale non umano, per Marx,

«è immediatamente una cosa sola con la sua attività vitale. Non si distingue da essa. È quella stessa [attività vitale]»  Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844.

Prendiamo un esempio determinato, un castoro. Per esplicare la sua ‘attività vitale’, ad esempio il costruire dighe sul corso dei fiumi, un castoro si basa essenzialmente su abilità innate, abilità appunto che non deve imparare, che non sono fuori di lui. Essere un castoro significa appunto nascere con un insieme di aspettative e abilità innate. In questo senso se il costruire dighe è una attività che distingue il castoro dalle altre specie animali, se questa è la sua essenza animale, allora questa stessa essenza è presente in modo implicito dentro di lui già alla nascita: l’essenza del castoro è dentro il castoro, come un chilo di rigatoni sta dentro la scatola di cartone che lo contiene. Questo non significa che non sia importante anche l’esperienza né che tutto il comportamento animale sia innato; il punto è che ciò che l’animale può imparare è vincolato in modo più o meno rigido dalla sua costituzione biologica innata. Per l’animale non umano, allora, non vale la frase di Marx dei Manoscritti economico filosofici del 1844 che abbiamo scelto come titolo, al contrario, qui l’individuo coincide con l’essere individuale, cioè l’essenza è dentro ogni singolo animale non umano.

Thomas Fazi: Il debito pubblico dell’eurozona (e soprattutto dell’Italia) va ristrutturato

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scenari globali

Il debito pubblico dell’eurozona (e soprattutto dell’Italia) va ristrutturato

Ecco perché

di Thomas Fazi

big-debtOggi in Europa, in ambito mainstream, esistono fondamentalmente due approcci al problema del debito pubblico, perlomeno in Europa: quello rigorista e quello pseudo-keynesiano (vedremo poi perché “pseudo”). Il primo – che dal 2010 in poi ha monopolizzato il discorso pubblico europeo e fornito il necessario sostegno teorico, ideologico e mediatico al “regime di austerità” – afferma che uno stato è come una famiglia o un’impresa: quando si accumulano troppi debiti, l’unico modo per ridurli è tagliare le spese. In sostanza, considerando che il rapporto debito/Pil è costituito da un numeratore (debito) e un denominatore (Pil), l’approccio rigorista interviene sul numeratore, aumentando l’avanzo primario dello stato (l’eccedenza delle entrate rispetto alle uscite, escludendo gli interessi sul debito) con l’obiettivo di liberare risorse da destinare al servizio del debito. Ovviamente ci sono solo due modi per ottenere un maggiore avanzo primario: o si taglia la spesa pubblica o si aumentano le tasse. Il problema di questo approccio (a prescindere dalle implicazioni sociali) è che aumentando l’avanzo primario si riduce il Pil, a causa del cosiddetto moltiplicatore fiscale, e dunque il rapporto debito/Pil aumenta. Il motivo è che un paese che registra un avanzo primario sta di fatto levando risorse all’economia reale per destinarle ai creditori, nazionali ed esteri.

Luciano Vasapollo: Il fascino discreto della crisi economica

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manifesto bologna

Il fascino discreto della crisi economica

Intervista a Luciano Vasapollo*

simpsons-performativity-1-e1404897845328Con questa intervista a Luciano Vasapollo arriviamo alla terza puntata del ciclo di interviste il fascino discreto della crisi economica. Vasapollo è docente universitario di Metodi di Analisi dei Sistemi Economici presso “La Sapienza” di Roma. Grande conoscitore dei paesi del Centro e Sud America, Vasapollo è anche Professore all’Università «Hermanos Saíz Montes de Oca» di Pinar del Río (Cuba). Dirige il centro studi CESTES e la rivista Proteo. Il suo ultimo libro è “Un sistema che produce crisi. Metodi di analisi dei sistemi economici” (Jaca Book, 2013).

L’emergere della crisi ha confermato la visione di alcuni economisti eterodossi secondo la quale il capitalismo tende strutturalmente ad entrare in crisi. Tuttavia, le visioni sulle cause del disastro attuale divergono. Una posizione piuttosto diffusa (appoggiata ad esempio dai teorici della rivista “Monthly Review”) è quella che attribuisce la crisi al seguente meccanismo: la controrivoluzione neoliberista ha portato ad un abbassamento della quota salari; per sostenere la domanda privata è stata quindi necessaria un’enorme estensione del credito e lo scoppio della bolla nel 2007 ha interrotto il meccanismo.

Jodi Dean: Il desiderio comunista

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consecutio temporum

Il desiderio comunista

Jodi Dean *

2melancholyIn un suo famoso articolo del 1999, intitolato “Resisting Left Melancholy”1, Wendy Brown adopera l’espressione “malinconia di sinistra”, presa in prestito da Walter Benjamin [Linke Melancholie], per diagnosticare la malinconia propria della sinistra contemporanea. Il saggio, che richiama da vicino la riflessione di Stuart Hall sulla nascita del Tatcherismo, si preoccupa principalmente di analizzare le ansie e le paure di una sinistra in declino: una sinistra che guarda all’indietro, si autopunisce, resta attaccata ai propri fallimenti e si mostra incapace di immaginare un futuro di uguaglianza ed emancipazione. Suggestivo e d’attualità, a detta di molti il saggio di Brown coglieva all’epoca un elemento di verità rispetto alla parabola finale di una certa sequenza storica attraversata dalla sinistra britannica, europea e nordamericana. Rilevando il sentimento della fine e della perdita originato dal disintegrarsi di quel “noi” un tempo condiviso dal discorso del comunismo – o con le parole di Brown “l’incalcolabile perdita” e “l’ideale, inconfessabilmente distrutto, significato contemporaneamente dai termini: sinistra, socialismo, Marx e movimento” – l’autrice forniva una pista per riflettere sul fallimento e la persistenza dei progetti storici della sinistra, a partire da un’analisi dei desideri che li animano2. Perciò il modo in cui Brown trattava le sorti di questo “movimento storico perduto” restituiva l’immagine di una sinistra intenta ad accettare la realtà – la realtà del capitalismo neoliberista e la sconfitta dello stato sociale -o a farci i conti. 

Riletto a distanza di più di un decennio, tuttavia, il saggio di Brown suona meno convincente: oggi sembra non essere riuscito nell’impresa di rendere conto di che cosa è andato perduto e del perché.

Aldo Giannuli: Cosa è il “nazarenismo”

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aldogiannuli

Cosa è il “nazarenismo”

Logica del patto Renzi-Berlusconi

Aldo Giannuli

renzi-berlusca-dorian-gray-a1-380x270Sono francamente divertito dalle letture che sono state date della lettera di risposta del M5s al Pd: “improvvisa svolta”, “Grillo sconfessa Di Maio”, “Di Maio e Casaleggio impongono la loro linea a Grillo”,  “Rottura, no ricomposizione!”, “Le due anime del movimento”. Avendo qualche conoscenza diretta della vicenda, posso dire che sono interpretazioni che non stanno in piedi. In primo luogo, posso attestare che quello che c’è scritto nella lettera di ieri era esattamente quello che la delegazione del M5s, sin da dieci giorni prima, aveva deciso di dire nell’incontro in un primo momento previsto per il 2, prima che arrivasse lo stravagante diktat renziano della risposta scritta. E, nel complesso, era quello che già era maturato quando era stato chiesto il confronto con il Pd. Anzi, mi pare che nessuno ricordi che tutto si è aperto con una lettera a firma congiunta Grillo-Casaleggio. Dunque, non mi pare che ci sia un’anima trattativista ed una “oltranzista”, un buono ed un cattivo. Anzi se il riferimento è ai toni di Grillo nel suo post, devo dire che, quando è arrivata la notizia che il confronto saltava, il più furibondo mi è parso Casaleggio, pur se nelle modalità della sua tipica “rabbia fredda”. Ma qui non si sta parlando delle reazioni individuali più o meno accese di uno o dell’altro, quello che conta è la linea politica che a me sembra unica.

Mario Pierro: La lotta di classe dei ricchi

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La lotta di classe dei ricchi

Mario Pierro

09desk1f01apertura-Il paese della ric­chezza pri­vata e della povertà pub­blica. È il ritratto dell’Italia che emerge dal Rap­porto sui diritti glo­bali giunto alla dodi­ce­sima edi­zione e pre­sen­tato ieri a Roma nella sede nazio­nale della Cgil. Il rap­porto «Dopo la crisi, la crisi» (Ediesse), curato da Ser­gio Segio, con pre­fa­zioni di Susanna Camusso e don Luigi Ciotti, e stato pro­mosso dalla Cgil insieme a un car­tello di asso­cia­zioni com­po­sto da Anti­gone, Arci, Cnca, Gruppo Abele, Legam­biente e Fon­da­zione Basso.

 

Dove sono finiti i soldi?

«Non si parla mai della ric­chezza esi­stente, ma della povertà pro­dotta dalla crisi – ha detto Danilo Barbi della segre­te­ria Cgil – In Ita­lia esi­ste una gigan­te­sca con­cen­tra­zione di ric­chezza non tas­sata in maniera pro­gres­siva come ad esem­pio in Spa­gna». Dove sono finiti que­sti soldi e come ven­gono distri­buiti? Que­sta è la domanda che attra­versa i cin­que capi­toli del rap­porto (Eco­no­mia e lavoro, Wel­fare e terzo set­tore, diritti umani, ambienti e beni comuni, poli­tica inter­na­zio­nale) offrendo una pro­spet­tiva sulla crisi dal punto di vista di chi l’ha subita.

L’occultamento di que­ste ric­chezze emerge dall’analisi delle dise­gua­glianze sociali. Secondo Ban­ki­ta­lia, nel 2012 il 10% della popo­la­zione più ricca pos­se­deva quasi la metà della ric­chezza nazio­nale (il 46,6%), men­tre il 10% delle fami­glie più povere per­ce­pi­sce solo il 2,4% del totale dei red­diti.

Enrico Grazzini: La Sinistra e l’Unione antieuropea: la fine delle illusioni

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La Sinistra e l’Unione antieuropea: la fine delle illusioni

di Enrico Grazzini

Morte BruegelLa sinistra sembra illudersi che la Ue possa cambiare all'interno dell'attuale quadro istituzionale, politico e monetario. Bisogna invece rivendicare la sovranità nazionale e disobbedire al Patto di Stabilità imposto dalla Troika

Occorre una rottura, un bagno di realismo e uno scatto di coraggio di fronte a questa crisi e a questa Unione Europea che opprime e disunisce i popoli europei. La sinistra italiana ed europea guidata da Alexis Tsipras dovrebbe prendere atto della cruda realtà politica di questa UE appena rieletta e modificare la sua politica pro UE e pro euro nutrita di buone e nobili illusioni. L'ideologia dell'europeismo a tutti i costi rischia infatti di diventare inconcludente, inefficace e impopolare verso la politica economica imposta dalla UE, che è senza dubbio la principale causa della crisi senza fine che affligge drammaticamente l'Europa e l'Italia. Anche considerando che, dopo le elezioni europee, l'opinione pubblica, delusa dalla mancanza di tangibili cambiamenti positivi, diventerà prevedibilmente sempre più anti-Unione Europea.

Matteo Renzi chiede di realizzare gli Stati Uniti d'Europa e reclama la fine dell'austerità senza crescita. Renzi in questo senso è molto più coraggioso e innovatore di Enrico Letta e di Pier Luigi Bersani, il quale, quando ancora sperava di diventare premier italiano, nelle sue interviste al Wall Street Journal rassicurava sul rispetto integrale di tutte le politiche d'austerità.

Patrick Boylan: La III Guerra in Iraq, stavolta senza tamburi

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megachip

La III Guerra in Iraq, stavolta senza tamburi

Un motivo c'è

di Patrick Boylan*

IraqLa III Guerra in Iraq è già iniziata, con la rapida conquista della fascia centrale del paese da parte delle milizie ben armate dell'IS (Stato Islamico - originariamente ISIL, Stato Islamico dell'Iraq e del Levante) e con la presa armata, da parte della guerriglia curda nel nord, della zona petrolifera di Kirkuk e l'«espulsione» (agevolata con premi di trasloco) dei non-curdi della regione.

Strano a dirsi, quest'ascesa folgorante dei fanatici dell'IS non sembra preoccupare l'Occidente più di tanto - e nemmeno l'espansionismo curdo. Niente allarmismi da Washington, nemmeno dai falchi, solitamente pronti a cogliere qualsiasi occasione per reclamare un'azione militare.

Di conseguenza, i nostri mass media non battono con fracasso i tamburi di guerra, come fecero prima della I Guerra in Iraq (1990), della Guerra in Afghanistan (2001), della II Guerra in Iraq (2003), e della Guerra in Libia (2011) per far accettare dall'opinione pubblica l'impiego anche di militari italiani in questi conflitti.

Una quiete surreale accompagna le vittorie odierne in Iraq delle milizie dell'IS, per quanto esse siano indiscutibilmente composte da guerrieri feroci e fanatici. Persino il Presidente Obama rimanda di continuo l'uso offensivo in Iraq dei suoi amati droni e consente il tranquillo svolgersi degli eventi.

Una spiegazione per tutto ciò ci sarà.

Vladimiro Giacché: Il mito della riunificazione tedesca

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transatlantico

Il mito della riunificazione tedesca

Andrew Spannaus intervista Vladimiro Giacché

unificazione-germania-satira-480x330Si parla molto del boom della Germania, come un modello da seguire: un paese che ha i conti a posto, una forte economia basata sull’export di alto livello, dove non ci sono i terribili problemi di burocrazia e corruzione che si vivono qui in Italia.

Da tempo mi chiedo se sia proprio così, cioè se davvero la Germania abbia fatto tutto giusto: sono più bravi, efficienti, ma, soprattutto, sono riusciti a mantenere quell’impronta sociale che in passato si contrapponeva al modello “anglosassone” del libero mercato?

Infatti, il cosiddetto modello renano è stato tanto criticato da chi promuoveva la deregulation e il dominio della finanza qualche anno fa.

Un giorno ad un convegno a Roma mi sono trovato seduto accanto a Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa Ricerche. Dopo esserci scambiati qualche commento sugli interventi degli altri relatori, e i rispettivi biglietti da visita, ci siamo poi incontrati di nuovo qualche settimana dopo. Alla fine ho letto il suo libro sulla Germania: Anschluss, l’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa (Imprimatur editore, Reggio Emilia 2013).

Leonardo Mazzei: M5S: in ginocchio da Renzi

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sollevazione2

M5S: in ginocchio da Renzi

di Leonardo Mazzei

Renzi-grillo 1403268019In ginocchio da Renzi. Gli hanno fatto 10 domande e loro gli hanno detto 10 SI'. Certo, lo hanno fatto ribadendo diverse obiezioni. Ma lo hanno fatto, mettendolo perfino per scritto. Sulla sostanza della proposta di legge del M5S - un finto proporzionale alla "spagnola", di fatto un maggioritario antidemocratico - abbiamo già argomentato in un altro articolo. Ora, con i 10 SI' di ieri, la sbandata di M5S si è fatta ancora più grave.

Nelle dieci risposte al Pd, i primi due SI' sono quelli decisivi. Con il primo si accetta il doppio turno, in base alla premessa renziana che "un vincitore ci vuole sempre". Con il secondo si accetta addirittura il premio di maggioranza, purché preventivamente vagliato dalla Corte Costituzionale. Ipotesi sulla quale anche Renzi sembrerebbe d'accordo.

Il principio secondo cui "un vincitore ci vuole sempre" era proprio quello alla base del Porcellum, realizzato in quel caso attraverso un premio di maggioranza senza soglia minima. Il doppio turno garantisce quello stesso risultato, senza bisogno di un premio di maggioranza esplicito, dato che il premio - lo scarto cioè, potenzialmente anche altissimo, tra la percentuale dei voti e quella dei seggi - è garantito implicitamente dal meccanismo stesso.

Carlo Donolo: L'impossibilità di una democrazia liberale

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sbilanciamoci

L'impossibilità di una democrazia liberale

Carlo Donolo

appiantica1.   Sappiamo che storicamente il regime democratico convive con il sistema capitalistico, nel senso che solo in economie capitalistiche troviamo democrazie (situazioni cui sia lecito assegnare questo termine in misura almeno ragionevole). Esiste però una relazione asimmetrica tra i due termini: la democrazia (rappresentativa o parlamentare) richiede il capitalismo, mentre il contrario è vero solo occasionalmente. Esso prospera anche in regimi autoritari o dittatoriali, ma per società divenute abbastanza complesse un po' di democrazia rappresentativa sembra necessaria, perché un regime solo e tutto “del capitale” o solo tecnocratico o solo autoritario è troppo rigido e finisce per produrre ingovernabilità, come mostra il crollo dei regimi “comunisti”. La convivenza di democrazia e capitalismo però non è mai stata pacifica, trattandosi di regimi che seguono logiche alquanto diverse ed anche opposte. Un punto d'incontro è offerto dallo stato di diritto e costituzionale, ovvero da un sistema di istituzioni e di regolazioni che guidano l'attività economica (in senso molto blando ed indiretto in termini cumulativi, più in tempi di crisi e meno in altri), e nello stesso tempo offrono spazio per le attività di una società civile che almeno in via di principio non è solo una dipendenza del mercato. Tuttavia, la situazione descritta implica per la democrazia una serie di gravi problemi: per un verso i principi democratici non riguardano tutta la vita sociale e meno che mai quella economica, quindi per definizione sono confinati entro limiti netti (si pensi solo al problema della diseguaglianza sociale, intrattabile come tale). Per un altro, la democrazia dipende dalle prestazioni del sistema economico, sotto il profilo del prelievo fiscale ed anche in altre forme. Il ciclo economico influenza il ciclo politico e la politica – specie dopo al fine dei partiti di massa – si alimenta di rendite finanziarie che presuppongono un patto (più o meno scellerato) con interessi economici forti, e comunque non democratici.

Pierre Dardot: Pensare l'attualità di Marx

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Pensare l'attualità di Marx

di Pierre Dardot

marxismo-en-gracia-2011-1Riconoscere "l'attualità di Marx", oggi è diventato di gran moda. Quel che colpisce immediatamente, è che questo riconoscimento, che spesso diventa pura e semplice celebrazione, è ben lontano dall'essere appannaggio dei marxisti desiderosi di leggere, nella violenza della crisi finanziaria, un'eclatante conferma dei pronostici di Marx: fanno altrettanto alcuni partigiani del neoliberismo, lodando la sua chiaroveggenza quasi profetica. Ogni divergenza si gioca intorno al problema di sapere cosa rende attuale Marx: la sua previsione della globalizzazione? O la sua predizione del carattere inevitabile delle crisi periodiche del capitalismo? In realtà, per quanto non trascurabile sia, questa divergenza presuppone un accordo fondato sul concetto stesso di "attualità": si dice "attuale" quello che, nel pensiero di un autore del passato, incontra il nostro presente nei termini della conferma o della verifica, e di conseguenza viene accreditato di una certa "attualità". Come si vede, in quest'accezione largamente diffusa, l'attualità implica un rapporto essenziale con la verità: l'attualità di Marx si misura sulla verità dei suoi enunciati sul mondo, tanto sul mondi cui Marx apparteneva quanto sul mondo che per lui era ancora a venire e che oggi è il nostro. Naturalmente, possiamo, come Alain Badiou, rifiutare la nozione stessa di "attualità", opponendo l'eternità atemporale dell'Idea pura alla verifica degli enunciati per mezzo dell'esperienza, e fare del nome di Marx un semplice "nome proprio", insieme ad altri (Spartacus, Thomas Münzer, Robespierre, Toussaint-Louverture, Blanqui, ecc.).

Girolamo De Michele: Far finta di essere buoni?

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Far finta di essere buoni?

di Girolamo De Michele

onlus6C’è una frase, attribuita a Italo Calvino, che Mauro affigge sulla parete dell’ufficio della Onlus “In punta di piedi” in cui lavora: Dove si fa violenza al linguaggio è già iniziata la violenza sugli umani. La frase richiama la lezione americana sull’esattezza contro quella peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e livellamento dell’espressione sulle formule generiche e astratte: sarà interpretata come una velata critica al guru della Onlus (poco preciso, nel suo parlare a braccio, con i congiuntivi), e usata come argomento per “accompagnare” Mauro fuori dalla comunità. L’etica del linguaggio viene così pervertita da quello stesso uso delle parole che avrebbe dovuto contrastare.

Questo episodio si appoggia sul principale, anche se non unico, piano di significazione di I buoni di Luca Rastello: la costruzione, attraverso l’uso simultaneo di tecniche retoriche e carisma personale, di un mondo allucinatorio ma realissimo, nel quale il discorso della Bontà, attraverso le sue declinazioni, struttura e definisce non solo se stesso, ma anche il campo avverso, quello del Male. La “memoria condivisa”, “la frusta dell’oltre”, il “bene a regola d’arte”, l’impegno, la “costruttività” («ok, questa è la tua protesta, ma dov’è la proposta?»), il “metterci la faccia”, l’insistenza di parole come “noi, nostro, nostra”, la “corresponsabilità” usata come un martello per inchiodare l’avversario: la creazione del nemico, «il lorsignori dell’oratore. Chi non è con noi è contro di noi. E quindi con le mafie. Quintessenza dell’esclusività, travestita da inclusione. Il bene assoluto che si erge contro il male assoluto». Il male, beninteso, esiste: è la città dell’Europa orientale devastata da una miseria che appare irredimibile, dove abita il popolo delle fogne, in un’alternativa tra il male dei sotterranei e il peggio delle strade in superficie.

Sebastiano Isaia: Alcune brevi considerazioni sul (presunto) primato della politica

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Alcune brevi considerazioni sul (presunto) primato della politica

Sebastiano Isaia

machiavelli afNon bisogna certo essere degli incalliti “marxisti ortodossi” per capire che «a Bruxelles e altrove è la forza dell’economia che determina», in ultima analisi (ma sempre più spesso anche in “prima”), «il peso politico di un Paese», come ha scritto ad esempio Ferdinando Giugliano sul Financial Times del 4 luglio a proposito della partita Germania-Italia (o Merkel-Renzi). Partita che, beninteso, si gioca su un campo che non ha nulla a che vedere con i «valori europeisti» di cui ciancia il noto “rottamatore” in chiave politico-propagandistica. Ben altri valori sono in gioco, e quasi tutti si declinano in termini rigorosamente economici e sistemici – qui alludo all’organizzazione sociale capitalistica di un Paese colta nella sua totalità.

Detto di passata, è bastato che l’italico Premier dicesse qualcosa di “sovranista” agli odiati crucchi (le solite banalità sulla crescita che deve andare insieme alla stabilità, sullo sviluppo che deve «coniugarsi» con il rigore dei conti pubblici), che dal Paese si levasse un esilarante «Contrordine compagni e camerati: Renzi ha due palle così!» Da cameriere e lecchino della Cancelliera dal cospicuo fondoschiena (la quale con qualche maliziosa allusione chiama il leader toscano Mister 40 per cento), a grande statista capace di difendere i sacri interessi nazionali: il tutto nello spazio di alcuni nanosecondi – che non è l’unità di misura del tempo che scorre a casa Brunetta. Ovviamente il prossimo Contrordine! è dietro l’angolo, è sufficiente aspettare un paio d’ore, non di più.

Michele Cento: L’algoritmo del profitto

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L’algoritmo del profitto

Comandare il lavoro al tempo del technical intellect

di Michele Cento

lavoro-usa h partbGrazie allo sviluppo tecnologico di sicuro non diventeremo tutti uguali, ma almeno saremo gentlemen di fronte al lavoro. Suonava grosso modo così una promessa annunciata con una certa autorevolezza ormai più di un secolo fa. Alle promesse di chi vorrebbe affidare all’evoluzione il nostro destino abbiamo imparato a non dare ascolto, tanto più quando quell’evoluzione oggi si presenta con il volto neutro dell’algoritmo. È quest’ultimo, infatti, la struttura portante di quelle che, all’alba della società post-industriale, Daniel Bell definiva intellectual technologies, il cui perfezionamento ha condotto oggi all’elaborazione di Computer Business Systems (CBS), software preposti alla gestione e all’organizzazione di imprese sempre più complesse, integrate e globali. Si tratta di strumentazioni adottate regolarmente da grandi aziende multinazionali, spesso introdotte da società esterne di consulenza come Accenture e Gartner, per procedere tanto a ristrutturazioni aziendali, quanto alla normale amministrazione della forza-lavoro in chiave iper-efficientista. Eppure, per quanto diffuso sia il loro utilizzo, finora non esistevano studi sull’argomento. Una lacuna che Simon Head ha provato a colmare andando direttamente alla fonte, studiando cioè i manuali rilasciati dalle aziende produttrici dei CBS (tra queste le più note sono IBM, Oracle, SAP): un materiale impervio e spesso inaffrontabile, scritto da specialisti per specialisti, in cui però, annota Head, si trovano informazioni che di norma vengono occultate al pubblico di habitués delle celebrazioni del progresso tecnologico.

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