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Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

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L’ordine non regna ad Atene

di Raffaele Sciortino

proxyUna liberazione di energie, un piccolo grande no costituente: il voto greco ha portato in un’Europa asfittica, avvinghiata allo status quo, un pezzo di America Latina. Non ha rotto con questo l’isolamento della resistenza greca, non può farlo da sola, ma -passione contro ricatto, dignità contro paura - ha sbattuto in faccia a tutti le conseguenze di una crisi che i pescecani dell’euromerdocrazia e della finanza in alto, ceti sociali ottusi o rassegnati o ancora illusi in basso non riusciranno a lungo ad attribuire agli “irresponsabili” greci (anche se è questo oggi il messaggio lanciato e in gran parte recepito nel resto d’Europa).

Dunque, l’ordine non regna ad Atene. Al contrario, abbiamo la prima vera scossa politica in Occidente dallo scoppio della crisi globale. Adesso cercheranno di fargliela pagare carissima. La parola d’ordine a Berlino e Bruxelles è subito diventata organizzare il Grexit, non importa se tra mal di pancia, timori e mugugni di politici e stati di secondo rango o addirittura del padrino d’oltreoceano. Non si può lasciar passare l’idea che resistere è possibile! Il regime change, fallito in forma soft, passa ora alla fase due, quella dura che chiuderà del tutto i rubinetti della moneta puntando a produrre ancora più miseria, caos, scontento e, chissà, “richieste di ordine”.

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sinistra

Default totale

di Giulio Palermo

avoltoi 300x199In questo articolo, propongo una riflessione ad ampio raggio sulla possibilità che il movimento contro il debito si sviluppi attivamente in ogni paese d’Europa, connotandosi in senso anticapitalista. Invece di tifare Grecia e sperare che il governo Tsipras strappi condizioni dignitose nelle trattative con i creditori che strangolano il paese, l’idea è di aprire fronti di lotta al debito pubblico in tutti i paesi. Non ovviamente nell’intento di stabilizzare il sistema finanziario — come vorrebbero alcune forze favorevoli a un default negoziato e parziale — ma per far saltare l’attuale assetto politico-finanziario e avviare un processo verso il socialismo.

Gli effetti moltiplicativi di un simile coordinamento anticapitalista europeo sono ovvi. Sul piano politico, il rafforzamento del governo Tsipras in Grecia sarebbe immediato. Se ne tocchi uno, ci ribelliamo tutti! Questo è il migliore messaggio che sfruttati e oppressi d’Europa possono inviare ai signori dell’euro e della finanza. Ma non mi interessano i ragionamenti politici senza copertura, le proposte irrealizzabili, giusto per fare dibattito. Non proverò quindi a sviluppare nei dettagli cosa accadrebbe nell’ipotesi, alquanto improbabile, di un ripudio del debito simultaneo e coordinato, da parte di un movimento internazionalista forte e consapevole. Sarebbe come costruire una strategia di lotta basandola sull’ipotesi di aver già vinto.

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minima&moralia

Fondata sul turismo

di Fabrizio Federici

«Insomma, è ora di guardarci in faccia e dircelo chiaramente: è inutile che continuiamo a far finta di rivaleggiare con la Francia o la Germania. Non ci riusciamo, non siamo fatti per certe cose. D’ora in avanti i nostri modelli saranno altri, ben più allettanti e assolati: le Seychelles, le Maldive, Mauritius. Noi faremo come loro, e come questi Paesi l’Italia diventerà un paradiso dell’accoglienza e del buon vivere, costruito attorno alle straordinarie ricchezze artistiche ed ambientali di cui siamo depositari»
(dal «Discorso di San Gimignano» del Presidente del Consiglio, 31 ottobre 2021)

italien venedig urlaubLa Grande Trasformazione era in atto ormai da un paio di decenni. L’aveva preceduta una lunga fase di accorta preparazione, in cui le attività produttive – e l’industria in particolare – erano state spinte in una profonda crisi, i finanziamenti alla ricerca erano stati quasi azzerati, e si era diffuso tra la popolazione il mito di un’Italia «terra della cultura». Venne abilmente instillata la convinzione che bastasse sfruttare i beni culturali del Paese per assicurare a tutti la prosperità. «E pensare che si potrebbe campare soltanto di quello!»: nei bar non si mugugnava altro.

La situazione che si era venuta a creare era perfetta per un cambiamento radicale: masse di disperati da una parte, la speranza dall’altra in una svolta che passasse attraverso il massiccio sfruttamento turistico delle bellezze nazionali. Al momento buono, la trasformazione fu avviata con piglio deciso, e con rapidità tale che in breve tempo divenne irreversibile. Fu varato in pompa magna il «piano di riconversione economica totale» al turismo, che prevedeva innanzitutto il blocco di ogni forma di sostegno e di agevolazione alla produzione di beni e servizi (che non fossero, è chiaro, più o meno direttamente legati all’accoglienza). Fu stilata una lista di attività «tipicamente italiane» da sostenere, legate tutte, più o meno, all’ospitalità.

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palermograd

Bentornati al sud

L'Eterna Questione Meridionale

Scritto da Marco Palazzotto

6644088Da quando l’Italia è entrata in recessione con l’ultima crisi europea, dall’agenda politica nazionale è sparita quasi del tutto la questione meridionale. Si ha la sensazione che la Sicilia - e il resto del Meridione – sia condannata a un destino immodificabile a causa della sua atavica incapacità di mantenere il ritmo di aree più efficienti, più produttive, meno criminali.  Il quadro politico e sociale che è stato costruito intorno alla questione meridionale è ormai ultrasecolare ed il suo indirizzo è quello che oggi conosciamo.

Antonio Gramsci in questo articolo del 1926 trattava della questione meridionale evidenziando aspetti ancora molto attuali. Già allora l’ideologia diffusa era quella di un Mezzogiorno come “palla di piombo che impedisce più rapidi progressi allo sviluppo civile dell’Italia; i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi, per destino naturale; se il Mezzogiorno è arretrato, la colpa non è del sistema capitalista o di qualsivoglia altra causa storica, ma della natura che ha fatto i meridionali poltroni, incapaci, criminali, barbari, temperando questa sorte matrigna con l’esplosione puramente individuale di grandi geni, che sono come le solitarie palme in un arido e sterile deserto”.

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conness precarie

L’occasione del no. Sulla critica della democrazia del debito

∫connessioni precarie

20150630 grecia referendum 1Quanti no si possono dire in una domenica? Quale occasione rappresenta il referendum greco contro l’ultimatum delle istituzioni europee? Il referendum è stato un passaggio obbligato, dopo che, negli ultimi mesi, contro la pretesa greca di sottrarsi alla tirannia del debito, si è consolidata una vera e propria rivolta pro-slavery. Le élite europee – istituzionali, mediatiche ed economiche, conservatrici e socialiste – si sono coalizzate per dimostrare che una simile pretesa è tecnicamente insostenibile, ma soprattutto con l’intenzione di provare che essa è politicamente inammissibile. Gli assoggettati al debito devono stare al loro posto e subire le condizioni di salario e di reddito che le riscoperte «leggi naturali» del capitalismo riservano loro. Le settimane che hanno preceduto l’indizione del referendum sono state dominate dal tentativo sempre più plateale e volgare di delegittimare le pretese che il governo greco ha osato portare la tavolo delle trattative. Il carattere europeo e globale del referendum non è dato dallo scontro della Grecia con il resto d’Europa, ma dal tentativo di dare una lezione complessiva a chi pensa di potersi opporre alla tirannia della finanza. A questo punto in gioco non ci sono miliardi di euro, e non c’è nemmeno il nome della moneta con cui contabilizzare debiti e sacrifici. C’è il potere di decidere a favore di chi paga il prezzo più pesante della crisi.

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micromega

“L'Europa destabilizzata dal potere di ricatto dei creditori”

Marta Fana intervista Vladimiro Giacchè

renzi merkel 510 2 7 2015Le ultime vicende sulla crisi greca hanno mostrato come un governo democratico, fedele al suo mandato elettorale, possa mettere in discussione la governance europea, rigida su regole punitive che nulla hanno a che fare con la virtuosità dei paesi dell’eurozona. Il fallimento più grande è proprio l’architettura della UE e dei suoi Trattati, che negano la possibilità di agire su obiettivi realmente strutturali, come l’occupazione, la capacità produttiva e i redditi. In questo contesto, la moneta unica è uno strumento di potere funzionale ad interessi altri, quali la stabilità dei prezzi e delle banche.

Se è vero che bisogna rimettere in discussione regole e obiettivi europei, allo stesso tempo è necessario capire in quali tempi queste modifiche possono intervenire. Più i tempi sono lunghi più è inevitabile che anche la moneta unica possa essere rimessa in discussione, in quanto strumento di potere.

Ne parliamo con Vladimiro Giacché, economista e Presidente del Centro Europa Ricerche.

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alfabeta

Non si è ancora fatta sera

Franco Berardi Bifo

denaro soldi euroL’Europa è unita come lo fu nel 1941

Il futuro dell’Unione europea è iscritto nell’esito del referendum che Alexis Tsipras è stato costretto a convocare per il 5 luglio, ma comunque vada questo referendum, - che vinca improbabilmente il no al ricatto e all’umiliazione, o che vinca dolorosamente il sì al ricatto e all’umiliazione, - il futuro d’Europa è segnato. Finirà nel sangue, dopo un lungo periodo di miseria e umiliazione. La Jugoslavia del 1993 su scala continentale: questo è ciò che ha prodotto l’arroganza finanziaria, questa è la vendetta del Fondo Monetario Internazionale.

Ne La questione della colpa (Die Schuldfrage), un testo del 1946, Karl Jaspers, il filosofo tedesco che viene considerato uno dei padri dell’esistenzialismo, distingue il carattere "metafisico" della colpa da quello “storico”, per ricordare che se ci siamo liberati del nazismo come evento storico, ancora non ci siamo liberati da ciò "che ha reso possibile" il nazismo, e precisamente la dipendenza della volontà e dell’azione individuale dalla potenza ingovernabile della tecnica, o meglio della catena di automatismi che la tecnica iscrive nella vita sociale.

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vocidallestero

Tirannia europea?

di Jacques Sapir

Il prof. Jacques Sapir si pronuncia in maniera come sempre molto chiara sull’atto di forza da parte delle istituzioni UE, che in occasione della crisi greca si sono ormai inoltrate in una deriva in cui la posta in gioco non è più il debito, ma i principi della democrazia e della sovranità nazionale

euro cappioAlexis Tsipras aveva deciso di indire un referendum il 5 luglio, per chiedere al popolo sovrano di decidere sulla diversità di posizioni che lo contrappone ai creditori della Grecia. Aveva preso questa decisione in seguito alle minacce, le pressioni e gli ultimatum che aveva dovuto affrontare durante gli ultimi giorni di trattative con la cosiddetta “troika” – la Banca centrale europea, la Commissione europea e il Fondo Monetario Internazionale. In tal modo, con un gesto che può essere qualificato come “gollista”, ha deliberatamente riportato nell’arena politica un negoziato che i partner della “troika” volevano mantenere nell’ambito tecnico e contabile. Questo gesto ha provocato una reazione dell’Eurogruppo di estrema gravità. Siamo in presenza di un vero e proprio abuso di potere che è stato commesso nel pomeriggio di questo 27 giugno, quando l’Eurogruppo ha deciso di tenere una riunione senza la Grecia. Quello che è in gioco ora non è solo la questione del futuro economico della Grecia. E’ la questione dell’Unione europea, e della tirannia della Commissione e del Consiglio, che è stata posta apertamente.

 

La dichiarazione di Alexis Tsipras

Il testo della dichiarazione fatta da Alexis Tsipras la notte dal 26-27 giugno sulla televisione di stato greca (ERT), da questo punto di vista è molto chiara:

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effimera

Grecia: e ora?

di Andrea Fumagalli

crisi greciaLa trattativa tra il governo greco e i creditori (Brussel Group, ma sempre Troika) si è conclusa con un nulla di fatto. La Grecia (novello Davide) non ha la possibilità di spuntarla con la plutocrazia europea (il vecchio Golia). Ma la partita non si chiude ora, non finisce qui…

La possibilità che la Grecia e i creditori possano trovare un accordo è oramai del tutto tramontata.
All’inizio di questa settimana di travaglio e di passione, l’offerta del governo Tsipras di venire incontro ad alcune richieste della Troika (aumento parziale Iva e dell’età pensionabile, seppur in tempi lunghi) per recuperare i 400 milioni di differenza tra le parti (pari allo 0,002 del Pil Europeo!) aveva fatto credere che fosse possibile giungere a una soluzione.

Invece il risultato è stato esattamente l’opposto.

 

L’irrigidimento dei creditori

Abbiamo infatti assistito a un irrigidimento delle posizioni dei creditori. Il primo, tra loro, è stato il Fmi, poi, il 26 giugno, è stato il turno dell’Eurogruppo. Perché tale irrigidimento, quando si era quasi vicino al traguardo di un accordo economico utile a tutti?

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fattoquotidiano

Grexit: quelli che ‘la democrazia trionfa (ma anche no)’

di Alberto Bagnai

tsipras merkel 675 675x275La decisione presa dal premier greco di indire un referendum sull’austerità (rectius: sull’opportunità di accettare o respingere il piano di “salvataggio” delle “istituzioni”, che poi sarebbero la troika) ha scatenato nei nostri lidi la solita tifoseria da stadio: chi inneggia al trionfo della democrazia, chi ostenta scetticismo.

Non se ne abbiano i tromboni sfiatati del “primato della politica”: per valutare il senso politico di questa mossa il dato dal quale partire resta quello economico. È strano che questo non venga compreso soprattutto a sinistra, dove una volta andava di moda una cosa chiamata materialismo storico. Ma non entriamo in questo. La cosa importante è capire che l’austerità non è una bizza, né una virtù, della signora Merkel. L‘austerità è la conseguenza inevitabile dell’adozione dell’euro: se non puoi svalutare la moneta, per promuovere le esportazioni dalle quali ottenere la valuta forte necessaria per saldare i debitori esteri, devi svalutare il lavoro. I colleghi “appellisti”, quelli che con toni fra il dickensiano e il deamicisiano da anni ci frantumano le gonadi con l’idea che un euro senza austerità sia possibile (errore blu per il quale boccerebbero e bocciano i loro studenti del primo anno) dovranno rassegnarsi.

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manifesto

«Il golpe della Troika contro il governo Tsipras»

Intervista a Christian Marazzi

L’economista Chri­stian Marazzi: «La Troika in Grecia come i mili­tari in Cile con Allende. L’aggressione è un avver­ti­mento a Pode­mos in Spa­gna. Oggi biso­gna andare allo scon­tro, a piedi scalzi e con le armi della verità. Dob­biamo isti­tuire la demo­cra­zia reale in Europa». «La vit­to­ria del No al refe­ren­dum è impor­tante, ma l’esito della crisi non è scon­tato. La Grecia è sola»

01desk2f01 grecia atene protesta referendum euro 71Per Chri­stian Marazzi, eco­no­mi­sta e autore de Il dia­rio di una crisi infi­nita (Ombre Corte), «il refe­ren­dum indetto da Tsi­pras dome­nica in Gre­cia è una mossa eroica. Non vedo un ten­ta­tivo di addos­sare la respon­sa­bi­lità di una scelta sulle spalle del popolo greco di fronte ad una impasse evi­dente della trat­ta­tiva. Ci vedo invece un atto di grande one­stà e verità».

 

Molti sosten­gono invece che quello di Tsi­pras sia un atto di dispe­ra­zione.

Niente affatto. La sua è una resa dei conti con le poli­ti­che neo­li­be­ri­ste che in Gre­cia si sono rive­late per quello che sono sem­pre state: un attacco siste­ma­tico alla demo­cra­zia, un totale disprezzo delle classi lavo­ra­trici, il per­se­gui­mento cri­mi­nale di poli­ti­che di arric­chi­mento dei più ric­chi. Oggi biso­gna andare allo scon­tro, non c’è altra solu­zione. Que­sta bat­ta­glia va fatta a piedi scalzi, con le armi della verità, con­tro la stra­te­gia della men­zo­gna della Troika e dei mass-media che misti­fi­cano i dati eco­no­mici e sociali e ser­vono gli inte­ressi dei poteri forti.

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federicodezzani

Parabola di un falso capo carismatico

di Federico Dezzani

renziAttendendo il decorso del dramma greco, solchiamo il Canale d’Otranto e torniamo alle terre natie, per studiare la parabola discendente di Matteo Renzi. L’ex-sindaco di Firenze, “molto intelligente, energico come Fanfani, empatico ed una spugna nell’imparare” come lo definisce l’Ing. De Benedetti nel novembre 2014, ha perso la smalto iniziale e le promesse di una catarsi del Paese si sono inabissate nella fantomatica palude. Installato a Palazzo Chigi con la missione di attuare i desiderata della Troika imbellettandoli con una politica spregiudicata e giovanilistica, Renzi paga il fallimento di ricette economiche sbagliate e soprattutto lo scotto di essere un finto “capo carismatico”, salito alla ribalta nazionale senza sudore ed un’autentica missione innovatrice. Perché l’establishment euro-atlantico, nel disperato tentativo di salvare l’eurozona, ha insediato un uomo solo al comando? Leggere il sociologo tedesco Max Weber per trovare la risposta.

 

Aria di smobilitazione

C’è aria di smobilitazione nei palazzi romani e nei salotti buoni italiani: la promettente campagna di Matteo Renzi, incensato dai media nazionali ed internazionali come il salvatore delle patria e l’ultima speranza dell’Italia, si è arenata.

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effimera

Podemos, tra moltitudine e egemonia: Negri o Laclau?

di Bruno Cava

Con questa analisi teorica che ripercorre il solco della discussione sui nuovi movimenti in America Latina e in Spagna, tra Gramsci, Laclau, Hardt e Negri, si apre la nuova sessione “Sud America”, con l’intento di riportare presso di noi (e viceversa) le suggestioni e gli spunti politici ed economici che animano quello che oggi è forse il continente più attivo del cercare di individuare possibili processi di trasformazion sociale

26180 Boldini Ritratto della Signora Enrichetta AllegriLa differenza tra populismo e un discorso liberale classico risiede nel fatto che, nel primo caso, il popolo è qualcosa ancora da costruire, mentre per i liberali il popolo è qualcosa di già dato. Nel primo caso, la costruzione del popolo implica la costruzione di una nuova rappresentanza. Nel secondo, alla rappresentanza spetta appena contemplare una società che le preesiste ed è già formata.

Per il populismo, la storia della costruzione di un popolo passa attraverso la divisione tra un “noi” e un “loro”. Si denuncia la falsa universalità dell’ordine rappresentativo esistente, che non ci rappresenta più, per successivamente rivendicare una nuova universalità. Nelle rivoluzioni borghesi è stato a partire dalla lotta contro l’ancien regime che fu possibile liberarsi dall’aristocrazia parassita, per formare la nazione e la cittadinanza borghese, da quel momento in avanti considerata universale. Nelle lotte anticoloniali si lottava contro la metropoli e l’imperialismo, in nome dell’unità della liberazione nazionale. Con il filosofo Antonio Gramsci, la costruzione del popolo riunisce intellettuali, operai e contadini in una coscienza collettiva nazional-popolare, che si sbarazza dei borghesi.

Invece per i tecnocrati, più legati al discorso liberale classico, non ci sarebbe necessità di costruire popolo alcuno: è sufficiente scegliere le persone giuste, adottare “idee che funzionano” e impiantare la migliore gestione per ogni situazione specifica.

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pierluigifagan

Quando il futuro determina il presente

Riflessioni sul panico da complessità

di Pierluigi Fagan

viaggi spazio temporaliFacendo alcuni esperimenti in riferimento alla teoria della meccanica quantistica, alcuni dati sembrano dire che il futuro pre-determini il presente, cioè il passato. In questi giorni imperversa in rete i risultati di uno di questi esperimenti, fatto sulla la cosiddetta “scelta ritardata” di J. A. Wheeler. La cosa affascina come affascinano molte cose di questo luna park quantistico in cui fisica e metafisca collassano l’una nell’altra creando a ripetizione punti interrogativi di cui la nostra logica non trova soluzione. La dissonanza logico-cognitiva della mq è piacevole ma vi sono forme di dissonanza cognitiva meno piacevoli anche se basate sullo stesso principio del futuro come causa del presente. Anche qui ci sono “scelte ritardate” ma al punto da non scegliere più o scegliere di non scegliere.

L’Espresso annuncia una nuova epidemia comportamentale, che ha un brand esotico: hikikomori. Un made in Japan per il fenomeno di giovani che rifiutano la socialità e si chiudono in una stanza, defezionano dal presente probabilmente perché vengono atterriti dalla visione o dall’impedimento ad una visione, del futuro. La cecità della speranza, l’occlusione del futuro, retroagisce sul presente ed i portatori di questa posizione esistenziale, reagiscono alla privazione di futuro auto-privandosi del presente. Scelgono di non scegliere.

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euronomade

Uber, la rendita e Marx

di Lorenzo Mainini

25958 11 06 uber story south58f“Se automobile definisce ciò che si muove da solo, allora la produzione di auto-mobili salariati, ovvero di lavoratori che si attivano da soli al servizio dell’organizzazione capitalistica, è incontestabilmente il maggior successo dell’impresa (…) neoliberista”1. Attraverso una simile metafora Frédéric Lordon prova a spiegare in che modo l’introduzione d’una dimensione ‘desiderante’ nel rapporto produttivo capitale/lavoro tenda a schiacciare, sempre di più, il desiderio del lavoratore sul desiderio del capitale. Il discorso pubblico incentrato sullo slancio ‘imprenditoriale’, sull’immagine del lavoro come ‘realizzazione di sé’ e del lavoratore come ‘imprenditore di se stesso’, servirebbe infatti ad attivare il lavoratore nella realizzazione d’un desiderio che in realtà non è il suo, ma quello dell’impresa; un desiderio che non è più l’incrocio dei bisogni sociali, ma a cui, tuttavia, il lavoratore è chiamato ad aderire perché sarà solo desiderando (ovvero lavorando per) quel desiderio altrui che accederà al denaro – il salario – in quanto medium per la ‘realizzazione di sé’ – tendenzialmente attraverso il consumo.

La metafora d’ “auto-mobili salariati che si attivano da soli al servizio dell’organizzazione capitalistica” rischia tuttavia di non essere una semplice metafora.

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ilrasoiodioccam

Punti di libertà forzata. (Ancora) undici tesi sul materialismo

Adrian Johnston

Nella discussione filosofica odierna sulla configurazione del materialismo e sulle sue possibili combinazioni occorre soffermarsi anche sulla proposta di un “materialismo trascendentale”, recentemente avanzata da Adrian Johnston. Qui presentiamo, introdotta dai suoi curatori, la traduzione del suo “manifesto”

i301099Adrian Johnston rappresenta uno degli autori più letti e discussi all’interno del dibattito della teoria critica. Le sue linee di ricerca convergono sulla definizione di ciò che egli chiama materialismo trascendentale. Si tratta di una cornice filosofica che combina un’ontologia materialista, contraddistinta da una forte apertura verso le scienze naturali, e una teoria della soggettività che ne mantiene la complessità e l’autonomia. In questa direzione assume un ruolo preminente il confronto con autori quali Žižek, Lacan, Badiou, Meillassoux.

L’articolo che presentiamo è stato pubblicato per la prima volta nel 2013 in "Speculations: A Journal of Speculative Realism", ed esemplifica con chiarezza le ambizioni e gli snodi appena presentati.

(Diego Ferrante e Marco Piasentier)

 

I

Ogni materialismo degno di questo nome deve prevedere elementi provenienti dal naturalismo e dall’empirismo.

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orizzonte48

Le cause e gli effetti della crisi

La Corte Costituzionale li scambia e si arrende al più €uropa

Quarantotto

state calmi e soltanto dissonanza cognitiva1. Sulla sentenza della Corte costituzionale che rimuove il blocco alla contrattazione nel pubblico impiego, - senza però ammettere una tutela ripristinatoria del diritto costituzionale violato, nei normali termini della restituzione retroagente al momento di prima applicazione della norma illegittima-, si stanno già versando fiumi di inchiostro.

Persino un quotidiano on line piuttosto conservatore - e che prevalentemente dà voce a chi ritiene che i sindacati siano il male in Italia e che la deflazione salariale (cioè intaccare il deprecato "costo del lavoro") sia la invariabile panacea di ogni male italiano - si accorge che ormai l'art.81 Cost, quello che recepisce il fiscal compact, diviene un principio superiore a cui devono piegarsi tutti gli altri contenuti nella Costituzione.

 

2. Il problema è che pare invece che non se ne sia accorta la Corte. Perchè, se se ne fosse accorta, dovremmo presumere che si renderebbe altrettanto conto del fatto che, in precedenza e anche molto di recente, essa stessa aveva affermato che (sentenza n.284 dell'ottobre 2014):

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ist onoratodamen

Epoca del computer e lavoratori

Limiti e prospettive del conflitto sociale

di Giorgio Paolucci

bordo e muratori del computer 36525933Introduzione

Secondo le previsioni di tutte le più importanti istituzioni economiche mondiali il 2014 doveva esser l’anno della svolta e avrebbe dovuto far registrare una generalizzata ripresa dell’economia mondiale.

I dati più recenti dicono invece che non solo non vi è stata inversione di tendenza ma che ormai la crisi ha investito anche aree, come quelle dei paesi emergenti, che in fatto di crescita sembravano destinate a frantumare ogni record e che rallenta perfino la fabbrica del mondo, la Cina. Anche negli stati Uniti, dove pure negli ultimi anni il Pil è cresciuto di qualche punto, come ha recentemente riconosciuto anche l’attuale presidente della Fed, Janet Yallen, la situazione è tutt’altro che brillante: “Il tasso di disoccupazione rimane significativamente al di sopra di quello che la maggior parte dei membri della Federal Reserve considerano normale nel lungo periodo, e le risorse sono sottoutilizzate… Il ritmo lento dell'aumento dei salari riflette le difficoltà del mercato del lavoro"[1].

Alcuni economisti, fra cui Larry Summers, ex ministro del tesoro durante la presidenza Clinton, e il premio Nobel Paul R. Krugman, riprendendo una tesi avanzata già negli anni trenta da Alvin Hanse, Gunnar Myrdal e John Maynard Keynes, di fronte a questi dati hanno formulato la tesi della stagnazione secolare, la cui causa sarebbe una strutturale insufficienza della domanda aggregata conseguente al calo della natalità nei paesi economicamente più sviluppati.

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marxxxi

La Finlandia vira verso destra. Divisa tra Russia e Nato

di Lorenzo Battisti

d72f597a44293ea36801e5b3474bd1d8Dopo oltre un mese e mezzo dalle elezioni, si è formato il nuovo governo finlandese. Come mostra questa lunga attesa, dopo la Svezia [1] anche la Finlandia è entrata in un periodo di instabilità politica. Tagli allo stato sociale, riduzione dei salari e le relazioni con la Nato e con la Russia saranno i temi centrali dei prossimi mesi.

 

Un altro paese scandinavo vira a destra

Le elezioni di aprile hanno infranto nuovamente la distorta visione, ancora prevalente nel senso comune del nostro paese, di una Scandinavia socialdemocratica, civile, accogliente e neutrale.

Da un punto di vista economico, la Finlandia sta attraversando una fase estremamente difficile, paragonabile per gravità a quella del nostro paese. Il Pil finlandese arretra ormai dal 2011, con un crollo degli investimenti (dovuto sia al settore industriale che alle costruzioni) e una bilancia commerciale ormai costantemente in negativo. La disoccupazione ha ormai superato il 10% (con l'aumento contemporaneo di lavori part time e precari), mentre il debito delle famiglie aumenta. La Nokia, principale società finlandese, protagonista della rinascita del paese dopo la crisi del 92-95, sembra aver seguito una via simile a quella della nostra Fiat: tuttora formalmente indipendente, è ormai sotto il controllo degli americani di Microsoft, tramite una serie di accordi e compartecipazioni che nascondono una vendita di fatto.

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sebastianoisaia

Qualche considerazione critica sull'enciclica francescana

Sebastiano Isaia

Papa2«Ciao vecchio Marx, è arrivato Francesco»: così titolava l’altro ieri l’articolo di fondo del Garantista; ovviamente il «vecchio Marx» non ha nulla a che fare, nemmeno in forma mediata, né con il giornale diretto da Piero Sansonetti, né col Papa né con i papisti di “sinistra”. Come si evince con solare chiarezza anche dai passi che seguono: «Oggi abbiamo scelto per aprire il giornale un titolo un po’ giocoso: “Ciao Marx, è arrivato Francesco”. Che però non è solo giocoso. Vogliamo dire questo: oggi il papa assume su di sé, sulla chiesa cattolica, sul mondo cattolico, il compito di dare guerra all’ingiustizia sociale, ai danni culturali e di coscienza provocati dal mercato inteso non come strumento dell’economia – da limitare, da governare attraverso la democrazia e la politica – ma come sistema di pensiero, anzi di pensiero unico, e come insieme di valori» (P. Sansonetti). Già concepire il mercato, nella sua connotazione “positiva”, «come strumento dell’economia» (capitalistica!), e non come espressione e sostanza di rapporti sociali di dominio e di sfruttamento, significa affermare quella concezione feticistica e apologetica del Capitalismo contro cui Marx non smise mai di polemizzare e ironizzare. Il fatto che si continui a tirare inopinatamente la barba del comunista di Treviri per coinvolgerlo nel salvataggio del Capitalismo dalle sue stesse contraddizioni, secondo la moda progressista di questi tempi, la dice lunga sulla cultura politica di ex, neo e post “comunisti”. Piuttosto, questi signori dovrebbero chiamare in causa il filosofo della miseria, quel «signor Proudhon» che «è dalla testa ai piedi filosofo ed economista della piccola borghesia» (Marx).

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micromega

Il modello-panopticon. Dalla Nsa al Jobs Act

di Lelio Demichelis

panopticon 2 510Controllo, sempre e comunque. Al crescere della complessità dei sistemi – siano essi sociali, industriali o virtuali – cresce in parallelo la necessità del controllo. E più i mezzi tecnici lo permettono, più cresce il controllo, la sua facilità, la sua inevitabilità, la sua accettazione sociale.

 

Anche gli uomini sono ‘impianti produttivi’

Prima notizia. Nei decreti attuativi del Jobs Act il governo ha allargato le maglie dello spionaggio aziendale, permettendo di controllare tutte le informazioni raccolte tramite cellulari, smartphone, tablet e portatili in dotazione ai dipendenti. Superando (modernizzando?) quello Statuto dei lavoratori che risale alla preistoria tecnologica (era il 1970) – quando il controllo era più difficile e soprattutto era più visibile – mentre oggi l’innovazione (innovazione?) tecnologica permette di fare ciò che allora era impensabile (e vietato).

Dati raccolti via rete che potranno essere utilizzati ‘per ogni fine connesso al rapporto di lavoro’, anche se la foglia di fico è: ‘purché sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d’uso degli strumenti e l’effettuazione dei controlli sia sempre nel rispetto del codice della privacy’. Ovvero, informazione al singolo ma non al gruppo o al sindacato (dove la difesa degli interessi e della privacy sarebbe più forte), nella ulteriore individualizzazione dei rapporti non solo di lavoro ma anche di sorveglianza.

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ilsimplicissimus

Complottando un po’

di ilsimplicissimus

0036Non passa giorno che qualche voce intelligente o ottusa non si levi contro il cosiddetto complottismo, che con lo sviluppo della rete è passato dai discorsi da bar o dalle conventicole degli adepti, a vero e proprio filone informativo. Ultimamente ci è messo anche Umberto Eco a restituire con un po’ di ritardo, come è testimoniato dal suo nome, il rullo dei tamburi che proviene dalla “buona informazione” ufficiale.  Cosa sorprendente per chi abbia avuto la ventura con qualche accenno di “s” di seguire i suoi corsi nei quali decretava che i mezzi di comunicazione di massa, ovvero giornali e televisioni non potevano fare cultura in nessun caso, mentre adesso gli stessi veicoli di informazione sono diventati misura di verità e dunque anche di formazione.

Comunque sia  la polemica contro le “balle”non è rivolta verso questa o quella tesi inconsistente, ma genericamente contro l’atteggiamento “paranoico” e spia di “disadattamento sociale ” di chi sostiene tesi alternative senza alcuna prova o sulla base di semplici indizi o ancora più spesso in base ad atteggiamenti fideistici, ma senza minimamente verificare la consistenza delle tesi accreditate dal potere, né di operare distinzioni tra chi per esempio sostiene di essere un portavoce degli alieni o di aver scoperto che i templari governano il mondo o di chi non crede che sia stato solo Oswald a sparare a Kennedy, circostanza che fra l’altro diede vita per la prima volta all’espressione teoria del complotto.

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homolaicus

L'origine del linguaggio e il socialismo scientifico

Enrico Galavotti

32911562 535e 4a35 8dbb 233672ca3c11Spesso non ci si rende ben conto che, per quanto riguarda l'essere umano, non è di alcuna importanza sapere quando si è passati, sul piano del linguaggio, dai primi suoni, emessi in maniera simile alle scimmie, alle frasi di senso compiuto. Nessuno di noi si ricorda quando, da neonato, emetteva i primi vagiti. Non ci ricordiamo neppure quando balbettavamo frasi inarticolate.

Per gli esseri umani il linguaggio comincia a diventare davvero significativo quando le parole vengono memorizzate per il loro significato. In questa maniera infatti ci diventa possibile procedere alla loro rielaborazione. Il linguaggio non è che un uso intelligente delle parole. È uno strumento in più. Non si diventa più capaci di parlare quanto più ci si ricorda di tutta l'evoluzione del nostro dire.

Più ancestrale del linguaggio è la sensibilità. Vi è umanità semplicemente là dove esiste sensibilità. Un cerebroleso resta comunque una persona "sensibile" e non ci sogneremmo neanche lontanamente di eliminarlo, come facevano i nazisti coi loro disabili.

Il linguaggio può dare un significato razionale alla nostra sensibilità, può cioè renderla consapevole di sé, ma non ne aumenta la fisicità, la realtà corporea. La sensibilità può essere aumentata, cioè approfondita ed estesa, soltanto da se stessa.

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vocidallestero

Mario Draghi e il Santo Graal

di Frances Coppola

In questo articolo di Frances Coppola, il Santo Graal di Mario Draghi è l’euro, la moneta unica per cui interi popoli sono pronti a sacrificarsi in nome della redenzione dalla loro condizione. Perché la moneta non è solo fatto economico, ma sociale, storico e identitario, e l’euro è stato vissuto dai paesi periferici come biglietto per il club dell’Europa ricca e come promessa di prosperità. Ma l’euro, sostiene la Coppola, non ha radici nella storia e nella cultura europea, è una moneta unica fasulla fondata sulla menzogna: sostiene di promuovere l’unità europea, ma è impostata per creare e mantenere frammentazione e diffidenza; sostiene di preservare la sovranità, ma per garantire la propria sopravvivenza richiede ai suoi Stati membri di cedere il controllo delle loro economie e, sempre più, delle loro politiche; sostiene di portare prosperità, ma la sua eredità è la depressione. L’euro non sopravviverà, ma prima di crollare dovrà essere spogliato di tutta la sua lucentezza fasulla, e nel modo in cui viene trattata la Grecia dalle “istituzioni” ne stiamo vedendo le prime avvisaglie.

mario draghi 6 634683 tnIn risposta ad un commento sul mio recente post su Target2 e ELA, ho detto questo:

Non ci sono “euro greci” o “euro tedeschi”. Ci sono solo euro europei. Quindi la BCE non scambia euro greci e tedeschi alla pari. Entrambi i paesi stanno usando la stessa moneta, che è prodotta dall’Eurosistema. Le Banche Centrali Nazionali non sono enti autonomi, fanno parte dell’Eurosistema. Non creano le proprie valute: insieme, creano la moneta unica.

Ecco come funziona una moneta unica. Se ci sono più “banche centrali” all’interno di un’area a moneta unica – come ce ne sono ad esempio negli Stati Uniti – esse non emettono le proprie valute. La Federal Reserve di St. Louis non emette dollari di St. Louis. Produce dollari degli Stati Uniti. Come fa la Fed di Minneapolis, e la Fed di New York, e la Fed di Atlanta, e così via. Le dodici banche della Federal Reserve producono collettivamente una sola valuta, il dollaro USA.

Quindi la persona che ha sostenuto che gli euro greci e quelli tedeschi sono scambiati alla pari dalla BCE, che è il prezzo sbagliato, è nel torto, no?

Se l’euro fosse davvero una moneta unica, sarebbe nel torto. E questo era l’assunto dal quale partivo nella mia risposta.

Ma a pensarci bene, qualcosa non quadra del tutto. La struttura dell’Eurosistema non è quella di una moneta unica. Nessun’altra area monetaria ha “banche centrali” individuali per ciascuno dei suoi stati membri.

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