SINISTRAINRETE

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

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Alexander Höbel: Crisi di sistema e necessità di un’alternativa

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Crisi di sistema e necessità di un’alternativa

Quale ruolo per i comunisti

di Alexander Höbel

gramsci1. La crisi capitalistica come “crisi generale”

La crisi capitalistica in corso ormai da diversi anni – crisi economica ma anche sociale, politica e ideale – va connotandosi sempre di più come una “crisi generale” del sistema1. Affiancandosi a una degradazione costante dell’ambiente e del clima, frutto degli stessi meccanismi economici, essa si delinea ormai come una vera e propria “crisi di civiltà”, con rischi molto pesanti per i popoli e per l’umanità intera2. Per il geografo marxista David Harvey, sono molte le contraddizioni strutturali che rendono necessario e possibile andare oltre il capitalismo, sulla base di un “umanesimo rivoluzionario” che “unifica il Marx del Capitale con quello dei Manoscritti economici e filosofici del 18443.

Dal canto suo Thomas Piketty, pur muovendo da presupposti non marxisti, ha confermato con una notevole mole di dati che negli ultimi decenni le diseguaglianze di reddito e nella distribuzione delle ricchezze si sono enormemente ampliate4. Ne risulta dunque smentita la tesi, propria anche di diversi premi Nobel per l’economia, di una tendenza alla “convergenza” dei redditi frutto dei meccanismi del mercato; al contrario, è ampliamente confermata l’analisi di Marx sul capitalismo come sistema polarizzante, ossia come sistema che tende ad allargare le differenze sul piano economico e sociale, ponendo sempre di più ristrette e potentissime oligarchie – la “classe capitalistica transnazionale”5 – in contraddizione violenta con gli interessi e la vita di masse sterminate di donne e uomini.

Lelio Demichelis: Il neoliberismo contro il resto del mondo

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Il neoliberismo contro il resto del mondo

Lelio Demichelis

tumblr m8catgdnuD1r3a8pho1 1280Syriza in Grecia. E ora, in Spagna, Podemos. Un movimento di sinistra radicale diventato partito, con una crescita dei consensi spettacolare che in pochi mesi lo hanno fatto diventare, secondo i sondaggi il primo partito nazionale, scardinando il pensiero unico di popolari e socialisti e dando alla Spagna una possibile via d’uscita non populista alla crisi innescata dalle politiche neoliberiste europee. Dunque, forse l’Europa non morirà neoliberista ma resusciterà democratica e neokeynesiana.

Democratica in termini di democrazia politica e soprattutto di democrazia economica. Molti cominciano a capire che quel capitalismo che aveva promesso cose mirabolanti offrendo prima i gettoni del telefono e ora l’iPhone, quel capitalismo che li aveva vezzeggiati e coccolati accettando di democratizzarsi almeno un poco negli anni 1945-1979 (i trenta gloriosi), producendo benessere, attivando un efficiente sistema di ascensori sociali, ridistribuendo i redditi e controllando i mercati, oggi non si pone problemi (per salvare se stesso e disciplinare e assoggettare individui e società) nell’imporre un poderoso impoverimento di massa, nel rivendicare tutto il potere per sé, nel far ridiscendere negli scantinati coloro che erano saliti sui vecchi ascensori sociali.

Ma questa non è una eterogenesi dei fini, è un altro modo capitalistico di raggiungere gli stessi fini (la propria egemonia come capitalismo), ovvero la trasformazione del cittadino/soggetto della rivoluzione francese in oggetto capitalista della rivoluzione industriale (lavoratore e consumatore prima, oggi imprenditore di se stesso e consumatore e nodo di una rete) – posto che il capitalismo vuole essere una antropologia non limitandosi ad essere solamente un’economia.

Raffaele Sciortino: Fascinazioni multipolariste e geopolitica delle lotte

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quaderni s precario

Fascinazioni multipolariste e geopolitica delle lotte

di Raffaele Sciortino

jaquemate dvd.originalPremessa: una “geopolitica delle lotte” in prospettiva anticapitalista suona come un ossimoro suscitando sufficienza o fastidio. E invece la geopolitica – un tempo si diceva Weltpolitik o imperialismo – è lotta di classe in altra forma, non riconosciuta come tale. Lo aveva capito un grande reazionario: “La storia del mondo è storia di lotte di potenze marinare contro potenze di terra” , mimando e stravolgendo il vecchio adagio comunista…

* * * * *

Gli ultimi mesi hanno segnalato un intreccio, un po’ disorientante, tra relativa impasse della situazione economica e smottamenti significativi a livello geopolitico. La crisi globale tutt’altro che superata non precipita grazie a bolle finanziarie sempre più grosse alimentate da politiche monetarie ultraccomodanti (“neo-keynesiane”). Sull’altro versante è sotto gli occhi di tutti il ritorno aggressivo dell’iniziativa internazionale degli Stati Uniti – a tutto tondo: dall’Ucraina al Medio Oriente all’Est asiatico. Tutto ciò sembra a prima vista inquadrarsi bene in quelle analisi che leggono l’oggi e ancor più il domani del capitalismo alla luce della contrapposizione tra la geopolitica del caos Usa, egemone globale in difficoltà se non in declino, e il trend inarrestabile verso un’economia globale di tipo multipolare incentrata su grandi poli e aree regionali.

Thomas Fazi: Draghi apre al quantitative easing “all’americana”

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sbilanciamoci

Draghi apre al quantitative easing “all’americana”

di Thomas Fazi

Draghi ha incassato l’ok ad una politica di quantitative easing “all’americana”, estesa cioè anche ai titoli di stato. Un importante passo avanti, ma non sufficiente

klimt vita e mortePare che all’ultimo meeting della Bce Mario Draghi, forte anche del sostegno della Merkel, abbia ancora una volta avuto la meglio sui “falchi” facenti capo al famigerato presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ormai sempre più isolati. “Pare” perché il condizionale è d’obbligo quando si parla dell’istituto capitanato da Mario Draghi, data la scarsa trasparenza dei processi interni della banca; e anche perché per ora stiamo parlando di semplici dichiarazioni. Stando a quanto detto da Draghi in una conferenza stampa a margine dell’incontro, comunque, pare che il presidente della Bce abbia ottenuto il “consenso unanime” da parte del board della banca centrale per a) far salire il bilancio della Bce “verso i livelli d’inizio 2012” (quelli raggiunti dopo il primo giro di rifinanziamenti a lungo termine offerti alle banche all’interno del programma Ltro), il che di fatto equivale a un impegno ad acquistare titoli fino a 1.000 miliardi di euro circa; e b) avviare nuove “misure non convenzionali” – leggi quantitative easing –, se necessario.

Come interpretare le dichiarazioni di Draghi? Se da un lato il fatto stesso di prendere in considerazione una politica di quantitative easing, fino a poco fa un tabù assoluto, rappresenti un passo avanti nella “normalizzazione” dell’Europa – è tanto, troppo tempo che il continente è ostaggio di paranoie iperinflazionistiche, alimentate soprattutto dai tedeschi, che non hanno nessun fondamento nella realtà e che hanno inflitto al “vecchio mondo” costi economici ed umani divenuti ormai insostenibili –, dall’altro è presto per dichiarare che siamo sull’orlo di una svolta decisiva nella gestione della crisi, come hanno fatto alcuni commentatori.

Stefano Tomelleri: I legami sociali sono ancora possibili?

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il conformista

I legami sociali sono ancora possibili?

Stefano Tomelleri*

014-edward-hopper-theredlistL’ipotesi di questo breve saggio è che nel corso degli ultimi anni una vera e propria ideologia si stia diffondendo in modo acritico e subdolo nei più svariati contesti (educativi, sociali, assistenziali, sanitari, scolastici) della relazione di cura, intesa nella sua accezione più ampia. Educatori, insegnanti, operatori sociali e sanitari spesso denunciano con amarezza la loro totale impotenza e solitudine dinnanzi a una riduzione sistematica del valore delle loro professioni a mero fattore «economicistico». Più precisamente, i tanti professionisti della cura lamentano una progressiva erosione del legami sociali e della fiducia, causata dall’affermarsi di una specifica cultura del legame, che tende a degradare su un piano meramente strumentale e materiale la qualità delle relazioni interpersonali. L’ossessione per il risultato, il budget, la ricerca dell’ultimo tornaconto nel rapporto quotidiano con l’altro, gli incontri fuggenti, frammentati e frenetici sono alcuni dei tratti caratteristici di una ideologia diffusa e proliferante che qui chiameremo il «discorso del capitalista». Molti sono i contesti di vita quotidiana e professionale che possono essere portati a esempio degli effetti dirompenti di questo specifico discorso. Si pensi all’economia finanziaria, ai centri commerciali, alle intemperie consumistiche che invadono gli stili di vita delle nuove generazioni.

Aldo Trotta: Imponente sviluppo umano o banali “quisquiglie”?

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domenicolosurdo

Imponente sviluppo umano o banali “quisquiglie”?

di Aldo Trotta

Foto1 webL’articolo che Canfora ha in parte (e forse frettolosamente per limiti redazionali presumibilmente imposti dal Corriere della Sera) dedicato al recente volume di Domenico Losurdo, La sinistra assente, offre lo spunto per fare poche considerazioni e avanzare qualche interrogativo. Il testo in discussione è più che lodevole, per l’analisi storica e politica di ampio respiro e per la molteplicità e ricchezza dei contenuti affrontati con grande chiarezza, molteplicità di contenuti che lo stesso Canfora riconosce e su cui vale rinviare alla lettura del libro. È dunque sul dissenso che è opportuno soffermarsi, anche perché esso tocca una questione importante, o che tale, a mio parere, dovrebbe essere nella purtroppo sbrindellata sinistra italiana (e non solo italiana), vale a dire il bilancio storico del tragitto compiuto dalla Repubblica popolare cinese fin dal 1949 e, dunque, il giudizio politico in merito al suo attuale assetto economico-sociale e al suo ruolo nell’odierno contesto globalizzato. Ebbene, la posizione di Canfora è alquanto tranciante. La critica che egli rivolge all’autore del volume è, in sostanza, di essersi cimentato con «imbarazzo» in uno «sforzo ermeneutico malriposto» per «giustificare» ciò che è evidentemente ingiustificabile, ovvero che la Cina ha realizzato l’«esatto contrario» rispetto alle aspettative che inizialmente hanno accompagnato la rivoluzione di Mao, concretizzando di fatto «un selvaggio capitalismo fondato su una radicale disuguaglianza (non solo di salario, ma anche di condizione umana)». Ne conseguirebbe, quindi, che l’attuale realtà economica e sociale del grande paese asiatico poco o nulla si differenzia dalle società occidentali.

Quarantotto: L'evoluzione del consenso

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orizzonte48

L'evoluzione del consenso

Sogni logori e utopie improvvisate che si dissolvono

di Quarantotto

sogno-causato-dal-volo-di-unape-intorno-a-una-melagrana-un-attimo-prima-del-risveglio-di-salvador-dalc3ad1. Allora, la prima cosa che deve essere chiara è che per capire i risultati del "test" regionale di ieri occorre far riferimento al numero assoluto di voti riportati rispetto alle precedenti elezioni post 2011: cioè alle politiche del 2013 ed alle europee 2014.

Esiste infatti lo spartiacque del 2011: "dopo", nulla è come prima. Perchè? 

Perchè è l'anno in cui inizia ufficialmente e visibilmente l'era della politica italiana come sub-holding dell'UEM

Non che prima le cose stessero molto diversamente nella sostanza, ma è la percezione di ciò che muta, essendosi tale realtà palesata come inequivocabile anche all'elettore meno accorto e più condizionato dalla grancassa mediatica.

 

2. Posto questo criterio, possiamo formulare un'ipotesi dinamica, e non statica, dell'evoluzione del voto: la dinamica permette di individuare come vincitore chi abbia mantenuto il numero dei voti rispetto alle tornate elettorali del 2013 e del 2014, nonostante il crescente astensionismo. In termini di flussi di consenso, infatti, ciò equivale ad una mobilitazione attrattiva rispetto ad un elettorato che definire "in fuga", sarebbe eufemistico.

Ovviamente vale anche il viceversa: chi abbia, al di là delle percentuali, perso in numero assoluto di voti rispetto a tali occasioni, ha perduto capacità di mobilitazione e attrattiva. E, va sottolineato, all'interno di un processo che è solo agli inizi.

Michele Nobile: Regionali 2014 in Emilia Romagna

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utopiarossa2

Regionali 2014 in Emilia Romagna

Crolla il consenso, ma Renzi canta vittoria

di Michele Nobile

MATTEO-RENZI 12 resize«Vittoria netta, bravissimi Bonaccini e Oliverio. Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare. Noi nel frattempo cambiamo l'Italia»; «grande Lega Nord Padania, grande Matteo Salvini, il futuro della nuova politica passa da noi». Così cinguettano Matteo Renzi e Roberto Maroni, due galletti spennati che hanno l’indecenza di elevare chicchirichì di vittoria.

Al contrario, a vincere è di sicuro il disgusto degli elettori: tra astenuti, bianche e nulle, in Emilia Romagna l’astensionismo in senso ampio ha fatto un balzo di 30 punti di percentuale, pari al 64% del corpo elettorale. Un dato impressionante, tanto più che tradizionalmente si tratta di una regione con alta partecipazione elettorale. Sull’eccezionale crescita dell’astensionismo hanno inciso certamente gli scandali locali, ma forse anche più la politica del governo Renzi. Possiamo dire che anche l’Emilia Romagna si allinea, anzi assume una posizione d’avanguardia, nel rifiutare il voto alla casta politica in tutte le sue versioni. Un fatto che consideriamo di buon auspicio per il futuro e la conferma di un’indicazione politica: che se ne vadano tutti!

I fatti bruti sono che nelle regionali emiliane il Partito democratico ha perso 322 mila voti sulle regionali del 2010, 538 mila sulle politiche del 2013, 677 mila sulle europee 2014; la Lega nord ha un risultato più ambiguo, perdendo 55 mila voti sulle regionali precedenti, ma guadagnando in modo notevole sulle politiche del 2013. In questo caso, però, non di sfondamento si tratta ma di un ritorno al livello delle politiche 2008.

Quanto a Forza Italia, perde 417 mila voti sulle regionali del 2010 e 334 mila sulle politiche del 2013 (allora come Pdl).

Aldo Giannuli: Regionali: che nessuno canti vittoria (salvo la Lega)

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aldogiannuli

Regionali: che nessuno canti vittoria (salvo la Lega)

di Aldo Giannuli

regionali 2014 940Il risultato è così chiaro da non richiedere troppi commenti:

-il Pd: in cifra assoluta, perde nelle due regioni circa mezzo milione di voti sulle precedenti regionali e poco meno di un milione sulle europee di 5 mesi fa (-700.000 nella sola Emilia). In percentuale perde il 12% in Emilia sulle europee, recupera qualcosa rispetto alle regionali, ma solo per effetto del brutale calo dei votanti.

-il M5s: va anche peggio al M5s che perde poco meno di 300.000 voti in Emilia rispetto alle europee, tornando ad assestarsi intorno al 6% delle regionali precedenti (ma, nelle politiche aveva superato il 24%). In Calabria si riduce al 4,82%, dal 24,9% delle politiche e, in cifra assoluta,  perde quasi 9 elettori su 10.

-Forza Italia: letteralmente si polverizza (8,37% in Emilia contro il 24,55% delle regionali precedenti ed 11,8% delle europee; in Calabria 11,91%  contro il 26,91% delle regionali precedenti)

-Lista Tsipras: arretra sulle europee in Emilia e sostanzialmente tiene in Calabria. Rispetto alle regionali precedenti, dove Sel e Rifondazione si presentavano separate, perde complessivamente oltre un terzo dei voti. Dunque, non solo non recupera nulla delle perdite del Pd e del M5s, ma perde di suo.

Sandro Moiso: Guerra alla guerra

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carmilla

Guerra alla guerra

di Sandro Moiso

Marco Rossi, Gli ammutinati delle trincee, Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale 1911-1918, BFS Edizioni, Pisa 2014, pp.86, € 10,00

“Armateci pure o uomini sanguinari che l’ora della riscossa è suonata anche per noi. Moriremo per un’altra guerra più terribile di questa ma questa guerra sarà contro di voi e a tutti i pari vostri” (lettera a Vittorio Emanuele III, Salandra, Sonnino; maggio 1915)

ammutinatiLa retorica nazionalista della guerra per la patria non ha mai smesso di cercare di affermarsi nei media, nei peggiori libri di storia e nel discorso politico, anche a cento anni di distanza dalla prima grande strage del XX secolo. Infatti, soltanto due settimane fa le massime autorità dello stato celebravano la giornata delle forze armate e della “vittoria” nella prima carneficina mondiale, con parole inneggianti all’uso dell’esercito anche nei confronti del pericolo interno costituito dall’antagonismo sociale.

Pochi giorni prima il solerte TG News 24 non si era lasciato sfuggire l’occasione di tornare a celebrare i fasti di Enrico Toti, che già aveva segnato d’orrore i libri di testo di storia della mia infanzia e gioventù con l’immagine del mutilato che si immolava davanti alle trincee nemiche lanciando verso di esse le proprie stampelle. Eppure da decenni la storiografia e l’opposizione di classe hanno dimostrato la falsità di quel discorso e della narrazione, sostanzialmente fascista, che ne era derivata negli anni successivi al conflitto.

Ben venga quindi la pubblicazione del testo di Marco Rossi, ad opera della solita meritoria Biblioteca Franco Serantini di Pisa, che rispolvera ed illumina la feroce e determinata opposizione che si sviluppò nei confronti della Prima guerra mondiale sia tra la popolazione civile che tra i militari impegnati al fronte, in Italia e nel resto d’Europa e del mondo.

Riccardo Achilli: Perché proporre l’uscita dall’euro?

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bandierarossainmov

Perché proporre l’uscita dall’euro?

di Riccardo Achilli

merkel-euro-breakupHo finora sempre sostenuto la strategia della permanenza nell’euro, e della lotta "da dentro", contro le politiche economiche imposte dai trattati europei. Oggi ho cambiato posizione, sostenendo l’esigenza di mettere sul tavolo un piano di fuoriuscita, il più possibile ordinato, dall’euro stesso. Cerco di dare conto delle ragioni di questo mio cambiamento di opinione.

 

I non- problemi: per sgombrare il campo

Il problema non è quello di pensare, come fanno i sovranisti monetari, che recuperando sovranità monetaria possiamo stampare moneta a go-go, uscendo magicamente dalla crisi. La fragilità della ripresa giapponese, che nonostante politiche gigantesche di quantitative easing e di acquisto di titoli del debito pubblico (cfr. grafico) è caduta in recessione, ma anche la fragilità intrinseca dell’economia statunitense dopo i grandi Q.E. fatti dalla FED (con una crescita trimestrale del PIL reale caduta per ben due trimestri in recessione, ed uno in stagnazione, da metà 2009 ad oggi, e con segnali di rallentamento anche per il terzo trimestre 2014) dovrebbe far riflettere molto sull’efficacia degli strumenti monetari.

E.Lohoff e N.Trenkle: I limiti interni del capitale

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I limiti interni del capitale

R. Hutter intervista Ernst Lohoff e Norbert Trenkle

Nel loro ultimo libro, La Grande Devalorizzazione. Perchè la speculazione ed il debito statale non sono la causa della crisi, Ernst Lohoff eNorbert Trenkle rivolgono una particolare attenzione all'evoluzione dell'economia reale nella loro analisi della crisi, distinguendosi in cio' dal novero delle altre pubblicazioni che trattano lo stesso tema. Ralf Hutter, giornalista del quotidiano Neues Deutschland, ha incontrato Ernst Lohoff (intervista apparsa sul citato quotidiano il 13.12.2012)

debord back-home-to-Cheyenne5Ralf HUTTER: Voi affermate che il vostro libro La Grande Devalorizzazione va piu' in profondità di tutti gli altri lavori che trattano la crisi economica. Perchè questo?

Ernst LOHOFF: Innanzitutto perché noi abbiamo studiato la correlazione che vi é tra questa crisi e la progressiva scomparsa del lavoro. La maggior parte delle analisi si limitano a dire che vi sono state delle derive a livello dei mercati finanziari ma che l'economia “reale” (le virgolette sono del traduttore, ndr), quanto ad essa, è rimasta fondamentalmente sana. Noi invece consideriamo anche nel dettaglio l'evoluzione dell'economia “reale”. Ragioniamo essenzialmente sul piano delle categorie, avendo quale sistema di riferimento teorico la critica marxiana all'economia politica.

 

RH: E' esatto affermare che l'attuale crisi s'era in fondo già manifestata nel 1857, come voi lasciavate intendere nel corso di una conferenza tenuta non molto tempo fa?

EL: No. Fino a oggi non s'era mai visto, nemmeno lontanamente, l'accumulazione del capitale scatenarsi sino a questo punto di effettivo sfruttamento del lavoro. Quello che non e' cambiato, di contro, è il fatto che gli episodi di crisi aperta partono, oggi come ieri, dai mercati finanziari. E oggi come ieri gli osservatori ne hanno dedotto che la causa del male risiedesse nella finanza.

Antonio Carlo: Capitalismo 2014. A fondo nella Grande Depressione

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sinistra

Capitalismo 2014. A fondo nella Grande Depressione1

di Antonio Carlo

kandinsky.f2-comp71) L’economia mondiale e la ripresa che non c’è (dopo sette anni);

2) Gli USA: un’economia “forte” che affonda tra debiti, disoccupati, sottoccupati, inattivi e scoraggiati;

3) Europa: sempre più in un vicolo cieco tra impotenza e ricette fallimentari;

4) Italia. Arriva il nuovo Salvatore della Patria e siamo alla catastrofe;

5) Cina e Giappone nulla di nuovo rispetto al passato;

6) Postilla. A proposito di un’inconsistente ideologia: la decrescita serena.

 

1) L’economia mondiale e la ripresa che non c’è (dopo sette anni)

A) L’andamento del PIL mondiale. Nel giugno del 2014 la Banca Mondiale prevede una crescita (in ribasso) del 2,8% per l’anno in corso, meglio il FMI che prevede per il mondo una crescita del 3,7% a marzo, del 3,4% a luglio e del 3,3% ad ottobre. Le tabelle che seguono illustrano le più recenti previsioni sull’andamento dell’economia mondiale.

Claudio Gnesutta: Una rivoluzione culturale per uscire dalla crisi

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sbilanciamoci

Una rivoluzione culturale per uscire dalla crisi

di Claudio Gnesutta

Il ruolo dello Stato nel combattere la povertà. La ripubblicazione di una raccolta di saggi di Minsky, edizioni Ediesse, con un saggio di Bellofiore e Pennacchi

image3In questi tempi di crisi, la ripresa di “vecchie” letture è molto utile per riscoprire l’importanza di analisi che, al loro tempo, nell’assillo del quotidiano e di un pensiero pigro, sono state sottovalutate per la loro capacità anticipatrice. È l’impressione che ho avuto leggendo la raccolta dei saggi - inediti prima di essere raccolti dal Levy Institute (2013) e ora tradotti per la Ediesse - nei quali Minsky affronta, negli anni sessanta e settanta, il problema delle politiche di contrasto della povertà adottate dalle amministrazioni statunitensi (H.P. Minsky, Combattere la povertà. Lavoro non assistenza, Roma: Ediesse, 2014, p.259, € 15). Il libro si avvale di un saggio di Riccardo Bellofiore e Laura Pennacchi - che ne hanno promosso e curato l’edizione italiana – nel quale, più che attualizzarne le riflessioni, propongono, come indica il titolo del loro contributo (Crisi capitalistica, socializzazione degli investimenti e lotta all’impoverimento), una riflessione sull’attuale situazione di crisi e sul modo di uscirne che non sia quello regressivo prospettato dalle politiche di austerità.

Il pensiero di Minsky, ampiamente ignorato dall’accademia ai tempi dei mercati finanziari efficienti, ha ritrovato dopo lo scoppio della crisi il rilievo che gli era dovuto.

Toni Negri: Giorgio Agamben, quando l’inoperosità è sovrana

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manifesto

Giorgio Agamben, quando l’inoperosità è sovrana

Toni Negri

«L’uso dei corpi» del filosofo italiano affronta il problema di una vita felice da conquistare politicamente. Ma dopo aver preso congedo dalle teorie marxiste e anarchiche sul potere, l’esito è uno spaesante sporgersi sul nulla

22clt1-1991-001È un gran libro meta­fi­sico, que­sto di Gior­gio Agam­ben che espli­ci­ta­mente con­clude la vicenda dell’Homo sacer (L’uso dei corpi, Neri Pozza Edi­tore, pp. 366, euro 18). Pro­prio per­ché meta­fi­sico è anche un libro poli­tico, che in molte sue pagine ci resti­tui­sce l’unico Agam­ben poli­tico che cono­sciamo (quando «poli­tica» signi­fica «fare» e non sem­pli­ce­mente stro­lo­gare sul domi­nio, alla maniera dei giu­ri­sti e degli ideo­logi), quello de La comu­nità che viene. Ma in senso inverso, rove­sciato. Il pro­blema è sem­pre quello di una vita felice da con­qui­stare poli­ti­ca­mente ma, dopo vent’anni, que­sta ricerca non con­clude né alla costru­zione di una comu­nità pos­si­bile né alla defi­ni­zione di una potenza – a meno di non con­si­de­rare tale la «potenza desti­tuente», auspi­cata in con­clu­sione della ricerca. In quella pro­spet­tiva, la feli­cità con­si­ste­rebbe nella sin­go­lare con­tem­pla­zione di una «forma di vita» che ricom­ponga zoébíos e d’altra parte nella disat­ti­va­zione della loro sepa­ra­zione, impo­sta dal dominio.

Nella «forma di vita» così defi­nita, la potenza si pre­senta come uso ino­pe­roso; la «nuda vita» non sarebbe allora più iso­la­bile da parte del potere; qui invece sta­rebbe il prin­ci­pio del comune: «comu­nità e potenza si iden­ti­fi­cano senza resi­dui, per­ché l’inerire di un prin­ci­pio comu­ni­ta­rio in ogni potenza è fun­zione del carat­tere neces­sa­ria­mente poten­ziale di ogni comu­nità».

Aldo Giannuli: Terza repubblica?

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aldogiannuli

Terza repubblica?

di Aldo Giannuli

Scalare-i-sogni-288x300Nelle ultime settimane si sono accavallati una serie di avvenimenti, in parte contraddittori, che segnalano sordi brontolii nella pancia del sistema politico, tali da far presagire qualche botto in arrivo.

A destra si è consumato definitivamente il distacco fra Lega e FdI da una parte e FI dall’altra. Il solco fra Pd e Cgil è diventato un abisso e la rissa interna si va accendendo sempre più, nonostante la minoranza brilli per inconcludenza; il Ncd dà forti segni di nervosismo e fa brillare l’ipotesi di un ritiro dalla maggioranza. I sondaggi, per la prima volta, segnalano una flessione del Pd da maggio (36% circa contro il quasi 41 delle europee, ed anche il gradimento personale di Renzi cala vistosamente), mentre il M5s è dato stazionario intorno al 20%, Fi e centro hanno segni di ripresa e crescono solo Sel (di poco) e soprattutto la Lega che balza all’11%.

I sondaggi, si sa, vanno presi con le molle sia per come sono fatti, sia perché per definizione sono fluttuanti e ci vuol poco ad invertire le tendenze. Ora, poi, l’inflazione di essi (ce n’è uno a settimana), sta provocando una crisi di rigetto negli intervistati e nei lettori, per cui, più che mai, vanno presi con beneficio d’inventario.

Però ci sono molti segnali che dicono del forte nervosismo che serpeggia fra gli elettori ed anche l’egemonia del Pd accenna a sgonfiarsi, nonostante l’offerta circostante non sia brillantissima.

Giuseppe Panissidi: Le avventure della democrazia

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il rasoio di occam

Le avventure della democrazia

Noi, ‘loro’ e il muro di… Atene

di Giuseppe Panissidi

atene-assembleaE’ trascorso più di mezzo secolo da quando, nel 1955, Maurice Merleau-Ponty, uno dei più agguerriti interlocutori di J. P. Sartre, dava alle stampe una delle sue opere più mature e pensate: “Le avventure della dialettica”. Curiosamente definita “maledetta”, essa rappresenta un grandioso tentativo di superamento ‘in progress’ della impasse cui Max Weber aveva condotto la questione cruciale del rapporto tra ‘fatti’ e ‘valori’, pensiero e mondo, ragione e storia, con ricadute traumatiche sulle dinamiche e la possibilità stessa  della ‘prassi’. Una dicotomia implausibile e pericolosa, quasi un invito all’auto-ripiegamento dell’intellettuale nella sua familiare e solitaria ‘turris eburnea’, remota memoria del “phrontisterion” socratico, il “pensatoio” in scena nell’esilarante raffigurazione delle “Nuvole” di Aristofane. La “politica dell’intelletto”, per sua natura ‘occlusiva’, lascia, ha sempre lasciato, il tempo (e il mondo) che trova, indifferente com’è, nel suo ‘splendido isolamento’, alla realtà contingente e all’effettuale possibilità di un “altro mondo”. Dove ‘altro’, tuttavia, non significa ‘estraneo’ al presente, prodotto sofisticato dell’immaginario individuale e collettivo, bensì possibilità immanente nella contingenza di ‘questo’ nostro mondo, e “pretendente all’esistenza”. Questo pensiero della tensione verso la realtà – come si potrebbe ben definire l’impegno di Ponty, memori dell’”utopia” blochiana – oltre l’aspra fattualità, marxianamente “levatrice” di storia, di umane possibilità, esalta una coerente affermazione di umanismo, felicemente disancorata da pulsioni ideologiche e proiezioni meta-empiriche.

Girolamo De Michele: Immigrati: costi e numeri (quelli veri)

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Immigrati: costi e numeri (quelli veri)

di Girolamo De Michele

scusate seIgnora pure i numeri, ma non sperare che loro si scordino di te
(Eric-Emmanuel Schmitt, Il visitatore)

Gli immigrati sono un lusso?

Lo so, sembra squallido misurare col bilancino del pizzicagnolo cose come la vita, la dignità, la fratellanza: ma questo è il mondo in cui viviamo, tanto vale farsene una ragione. Partiamo dai costi, dunque.

Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2014, la più autorevole fonte di dati sul fenomeno delle migrazioni, il costo complessivo della presenza dei migranti in Italia è, al 2012, di 12,6mld € (+0.7 rispetto all’anno precedente), così ripartiti:

Guido Iodice: La sinistra e l’uscita dall’euro

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La sinistra e l’uscita dall’euro

di Guido Iodice*

euro-uscita-510-10A partire da un recente libro di Marco Bertorello, una riflessione sulla moneta unica dove non vi è alcuna simpatia per i fautori dogmatici dell’euro ma, nello stesso momento, non si tessono le lodi dei “no euro”. La soluzione potrebbe essere una nuova “Bretton Woods”, anche senza la Germania.

“Non c'è euro che tenga. Per non piegarsi alla moneta unica non serve uscirne” è il titolo di un interessante libro di Marco Bertorello edito da Alegre, nel quale l’autore si cimenta in una serrata critica “da sinistra” alle tesi dei più noti economisti e divulgatori favorevoli all’uscita dalla moneta unica. Il libro ha molti pregi, tra cui quello di svelare la paradossale coincidenza di vedute tra alcuni di costoro e i pasdaran dell’euro. La coincidenza “politica” tra le due visioni, a volte palesata, altre volte occultata (inconsapevolmente o meno poco importa), è riassumibile nel dogma della competitività.

Quella che segue, più che una tradizionale recensione del lavoro di Bertorello, è il tentativo di collegare le tesi del libro con alcuni fatti, spesso sottaciuti, che tendono a confermarle. Purtroppo per ragioni di spazio non è possibile approfondire tutti gli argomenti. Chi volesse farlo trova alcuni link in fondo all’articolo. In premessa però è bene chiarire che chi scrive non ha alcuna simpatia per le tesi pro-euro. Ma i torti dell’euro non fanno le ragioni dei no euro. E uscire dall’euro non è la stessa cosa di non esserci mai entrati.

Alberto Bagnai: TTIP: la storia si ripete

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goofynomics

TTIP: la storia si ripete

di Alberto Bagnai

Il-pensatoreLa crisi è democratica: colpisce la maggioranza. Le persone colpite, che appartengono agli ambiti più disparati, ogni tanto reagiscono, e lo fanno in base al proprio bagaglio culturale e alla propria esperienza di vita, com'è normale che sia, e ciascuno ponendo se stesso, quello che sa e quello che ha fatto come chiave di lettura privilegiata. È umano. Abbiamo così letture botaniche della crisi, letture filateliche della crisi, letture giuridiche della crisi, letture naturalistiche della crisi, e chi più ne ha più ne metta.

Da ognuno c'è qualcosa da imparare, ma rimane il fatto ineludibile che questa è una crisi economica, cioè quella cosa che si verifica quando per motivi che abbiamo illustrato tante volte la gente si trova senza soldi in tasca. Va anche ricordato che, come i marZiani dovrebbero sapere e come una lettura anche superficiale dei fatti dimostra (soprattutto in Italia), le dinamiche economiche reggono quelle politiche, che a valle reggono quelle giuridiche, ed è questo simpatico trenino, guidato dalla locomotiva "Economia", che ci porta a spasso per le interminate praterie della SStoria.

Deriva da questo semplice (ma ineludibile) fatto il vantaggio comparato di questo blog. So che dispiace a molti, ma per fortuna piace a voi, e tanto mi basta.

Domenico di Iasio: «La sinistra assente» e la Cina

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domenicolosurdo

«La sinistra assente» e la Cina

di  Domenico di Iasio

casa-cineseLuciano Canfora, nella sua recensione a La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra (Carocci 2014) di Domenico Losurdo, fa bene a rilevare che «sarebbe molto più utile proporsi di comprendere quale inedita formazione economico-sociale e politica sia nata sotto i nostri occhi in quello che oggi è il punto nevralgico del pianeta» (“Corriere della Sera”, 3-11-2014), cioè la Cina. E, a mio avviso, La sinistra assente dà un  contributo notevole alla comprensione di tale “inedita formazione economico-sociale e politica”, quando interpreta l’attuale fase di sviluppo cinese come la seconda fase della lotta anticoloniale, estesa a tutti i paesi dell’ex-Terzo Mondo. Alla “guerra di popolo” contro le potenze coloniali occidentali si sostituisce oggi una radicale politica di sviluppo economico e tecnologico per sfuggire alla morsa del sottosviluppo costruita da tali potenze. La parola d’ordine di Deng Xiaoping “Arricchirsi è glorioso”, ripresa da Nikolai Bucharin,  risponde all’esigenza primaria di fuoriuscire dalle secche del sottosviluppo. Jiang Zemin, nel Rapporto del Partito comunista Cinese del 1997, precisa:«Istituiremo e perfezioneremo un’economia socialista di mercato, un sistema politico di democrazia socialista», perché «il compito essenziale del socialismo è lo sviluppo delle forze produttive», desumendo questo concetto, a mio avviso, dalla Critica del Programma di Gotha (1875) di Marx, dove la transizione alla fase più elevata della società comunista è ravvisata nello «sviluppo degli individui e delle forze produttive (Produktivkräfte)». Insomma, il PCC è orientato a costruire, leggiamo sempre nel Rapporto del 1997, «una società in cui tutta la popolazione vive in modo agiato».

Angelo d’Orsi: Il crollo del Muro di Berlino e le retoriche dell’Occidente

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micromega

Il crollo del Muro di Berlino e le retoriche dell’Occidente

di Angelo d’Orsi

25-anni-caduta-muro-berlino-anniversario-510Il settimanale tedesco Die Welt in occasione dei 25 anni del Mauerfall (il cosiddetto “crollo del Muro”), ha realizzato un dossier sulla ricorrenza, dando la parola ad alcuni trentenni (compresi fra i 26 e i 35 anni), ossia individui che il 9 novembre del 1989 erano bambini, da uno a dieci anni. Il quadro che dipingono è di grande interesse, e nell’insieme si può definire problematico. Il pensiero critico, insomma, sopravvive, e non si lascia imbavagliare dallo spirito della celebrazione, quella beota di chi non ha perso l’occasione, in questi giorni, per inneggiare al liberalismus triumphans, magari tirando in ballo la situazione geopolitica attuale, con cenni al ritorno alla guerra fredda per colpa dell’aggressività dell’“Orso russo”.

Dibattiti tv, servizi sui giornali, interviste, hanno riproposto luoghi comuni, stucchevoli e spesso fuorvianti, anche se stavolta va rilevato un minimo di pudore in più rispetto al passato: forse effetto della crisi che si sta impietosamente prolungando, lasciando una scia sempre più scura di dolore, tra rassegnazione inerte e rivolta incipiente. Ma l’apologetica dell’Occidente domina, e prevale, di gran lunga, incurante di quel che le vicende internazionali ci hanno regalato come prodotto della fine del bipolarismo, e ingresso nell’era unipolare, con lo strapotere, militare, economico, finanziario, culturale, degli Stati Uniti d’America, il vero Big Brother della famiglia umana.

La segreta assuefazione della Germania per il credito

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kappadipicche

La segreta assuefazione della Germania per il credito

Quanto ancora possiamo basare l’economia sul credito a basso costo?

creditAdair Turner pubblica un interessante articolo su Project Syndicate in data 10 Novembre, parlando della supposta assuefazione della Germania alla crescita finanziata dal credito (proprio) e quindi  - come ci ripete incessantemente il buon Goofy – dal debito (altrui).

L’articolo è attualissimo per le tematiche economiche trattate, dalle politiche mercantiliste all’uso dei tassi di cambio flessibili, dalla so-called guerra valutaria alla necessita di ridurre i livelli di indebitamento complessivi del pianeta Terra (leggasi deleveraging).

Il discorso si sviluppa da una critica dell’austerità come misura efficace per ridurre il debito, al salvataggio dei privati mediante la socializzazioni dei loro debiti, per giungere alla proposta che Turner ritiene l’unica sensata per iniziare il processo di riduzione dell’indebitamento senza distruggere lo stato sociale o creare ulteriori bolle speculative: la monetizzazione del debito da parte delle banche centrali.

Che il dogma della banca centrale indipendente dai governi, e dalla volontà popolare, sia pronto ad essere messo in discussione?


LONDRA – Con i dati recenti che dimostrano che le esportazioni tedesche sono diminuite del 5,8% da luglio ad agosto, e che la produzione industriale si è ridotta del 4%, è diventato chiaro che l’insostenibile espansione del paese alimentata dal credito sta finendo. Ma i frugali tedeschi usualmente non la vedono in questo modo.

Nadia Urbinati: «La guerra è persa, la rabbia è rimasta»

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tysm

«La guerra è persa, la rabbia è rimasta»

M. Esposito e F. Cancellato intervistano Nadia Urbinati

novembre-061-crop-608x400Per chi non la conoscesse, basterebbe dire che Nadia Urbinati, riminese, è titolare della prestigiosa cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York. O che nel 2008 è stata insignita del titolo di Commendatore al merito della Repubblica Italiana, per aver «dato un significativo contributo all’approfondimento del pensiero democratico e alla promozione di scritti di tradizione liberale e democratica italiana all’estero». Pochi, meglio di lei, insomma, possono offrirci gli strumenti per leggere in filigrana quel che sta accadendo in questi difficile fase della storia dell’Italia che, sperando sia passeggera, continuiamo a definire crisi. E che più passa il tempo, più genera frustrazione, disillusione, rabbia.

 

Professoressa Urbinati, le botte agli operai della Thyssen, gli scontri di Tor Sapienza, l’aggressione a Salvini, l’assalto alla sede del Partito Democratico a Milano, così come le molte altre contestazioni di piazza di queste settimane. Che lettura dà dei tanti episodi di rabbia e violenza di queste ultime settimane?

Apparentemente non c’è un nulla che li lega: sono tutti fatti autonomi l’uno dall’altro, portati avanti da soggetti che rappresentano specifici problemi. Tuttavia, ognuno di loro, oltre a denunciare un problema, punta il dito verso una politica che non è in grado di risolverlo.

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