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Published: 22 January 2026
Created: 17 January 2026
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lantidiplomatico

Palestina, resistenza e repressione: come lo Stato italiano criminalizza la solidarietà

di Agata Iacono

Feriti dalla successione drammatica delle notizie e delle manipolazioni mediatiche che vedono Usa e Israele distruggere definitivamente quello che un tempo si chiamava diritto internazionale, dal rapimento di Maduro al tentativo di Maidan in Iran, dalle minacce alla Groenlandia alla ratifica del "piano di pace" di Trump per distruggere definitivamente il popolo palestinese, ci sfugge spesso quello che sta succedendo a casa nostra.

Sia chiaro: quello che succede è strettamente connesso al quadro geopolitico e all'asservimento totale dell'Italia a Israele e agli USA (con qualche goffo tentativo di salvare la sudditanza anche al cadavere dell'Europa+UK).

Abbiamo assistito all'arresto, alla diffamazione, alla stigmatizzazione delle manifestazioni che chiedevano al governo italiano di non essere complice del genocidio.

Cariche di polizia, idranti, fermi e arresti degli attivisti hanno registrato un crescendo da stato di polizia, appena il movimento per la Palestina ha subito, oggettivamente, una fase di arresto.

Le distorsioni della narrazione hanno aggredito e diffamato Francesca Albanese come la giornalista-attivista Angela Lano e la deputata del movimento 5 stelle Stefania Ascari (tutte donne, chissà perché non siano mai state difese dal movimento Donne Vita e Libertà...).

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Published: 22 January 2026
Created: 17 January 2026
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contropiano2

Il falso dilemma iraniano

di Leonardo Bargigli

Ora che il pericolo di un attacco statunitense contro l’Iran sembra momentaneamente scongiurato, dovremmo raccogliere le idee e riesaminare i termini della questione.

Guardiamo come l’opinione pubblica occidentale si rivolge all’Iran, o come si è rivolta a qualsiasi altro dei Paesi attaccati militarmente dall’Occidente negli ultimi 35 anni: Iraq, Serbia, Afghanistan, Siria, Libia, Venezuela.

Nella sua sfera comunicativa, l’occidentale medio si esprime come se la sua superiorità morale gli conferisca il diritto di esprimersi sul rovesciamento di qualsiasi governo estero (non occidentale) che, per qualche motivo, non lo soddisfi. Per il benpensante occidentale, chi rompe un vaso nella sua città è un “terrorista”, ma chi spara alla polizia in Iran è un “eroe della libertà”.

Questo atteggiamento, purtroppo, fa breccia anche a sinistra. Per anni abbiamo denunciato il genocidio del popolo palestinese, invocando il rispetto del diritto internazionale calpestato da Israele. Ma, evidentemente, anche a sinistra qualcuno ritiene che il diritto internazionale “vale fino a un certo punto” e che quindi sia legittimo invocare, auspicare, appoggiare il rovesciamento della repubblica islamica.

Per quanto riguarda la sinistra radicale, l’interventismo si radica nell’esaltazione del conflitto, che è parente stretta dell’esaltazione della guerra. Se il popolo iraniano scende in strada e si rivolta contro il suo governo, come potremmo noi rivoluzionari non appoggiarlo fino alle estreme conseguenze, visto che vorremmo rovesciare tutti i governi della Terra?

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Published: 22 January 2026
Created: 17 January 2026
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lantidiplomatico

L'economia Usa cola letteralmente a picco

di Giuseppe Masala

I dati relativi alla Posizione Finanziaria Netta USA pubblicati ieri dall'US Bureau Economics Analysis segnalano un dato drammatico che non ha riscontri nella storia USA. Per uscire dalla crisi gli USA hanno di fronte due possibilità

Donald Trump pur non disvelando il problema e la sua entità non ha mai nascosto che l'elemento cruciale della propria azione politica è il riequilibrio della bilancia commerciale con il resto del mondo e, di conseguenza, anche un graduale rientro dei conti nazionali comprensivi dei flussi finanziari in entrata e in uscita dagli USA. E' stato così fin dal suo primo mandato, del quale ricordiamo le violentissime polemiche (e minacce) rivolte all'Unione Europea, accusata (non a torto) delle peggiori nefandezze in materia di concorrenza sleale. In particolare, a ricevere gli strali di Trump fu la Germania della Merkel grande creditore americano e detentrice di enormi surplus finanziari.

Con l'avvento di Joseph Biden alla Casa Bianca, i toni verso l'Europa cambiarono notevolmente sul piano verbale e delle relazioni di facciata ma, nella sostanza, i rapporti tra le due sponde dell'Atlentico peggiorarono enormemente. Innanzitutto, la Casa Bianca fece deflagrare in guerra aperta la crisi del Donbass obbligando Kiev a trasferire grandi contingenti dell'esercito verso le regioni ribelli per una spedizione punitiva e la loro riconquista. Fatto che spinse i russi ad entrare direttamente in campo per proteggere le due repubbliche di Donetsk e Lugansk.

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Published: 22 January 2026
Created: 16 January 2026
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ilponte

Nessuno è libero se non sono liberi tutti

di Luca Baiada

Un libro di persone, Quando il mondo dorme di Francesca Albanese[1]. Scandiscono la vita, riempiono le storie e si prendono anche i titoli dei capitoli. Ci portano fra gli orrori, nella geografia della disuguaglianza, nella galleria degli specchi dove i trucchi ottici ci farebbero cadere. Sono persone vere. Sono vive oppure, ormai, non lo sono più: studiosi e bambini, giuristi e militanti politici. Ci sono intellettuali giramondo, pittrici ragazzine che riempiono l’esilio di colori, osti tuttofare che da un momento all’altro potrebbero offrire il narghilè a Corto Maltese. Ma l’orientalismo da cartolina non si fa vedere; qui è tutto di carne. Come l’amore per la vita di questa giurista, relatrice speciale Onu sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato. Vogliamo riepilogare gli insulti che ha ricevuto, le accuse e i sabotaggi? Ma no, non diamo soddisfazione ai controllori del traffico delle idee, alla polizia coloniale in borghese. Non lasciamoci distrarre.

Questo libro, che si fa gustare d’un fiato, affronta con linguaggio caloroso questioni politiche e legali, anche difficili, e supera la complessità grazie a uno strumento senza avversari: il peso dei fatti. Perché Albanese non perde di vista la questione globale delle ingiustizie sociali dilaganti, quando rammenta che il sistema che opprime i palestinesi riguarda tutti: «È il sistema che decide al posto nostro su questioni determinanti della vita di tutti noi, senza necessariamente ascoltarci e rappresentarci; quello che trasforma il lavoro in precariato e i diritti in privilegi, che fa in modo di alienarci gli uni dagli altri, rendendoci tutti più fragili e insicuri; che considera la solidarietà un atto sovversivo e l’empatia una forma di disfunzione mentale e sociale»[2].

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Published: 21 January 2026
Created: 21 January 2026
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intelligence for the people

Guerra ibrida, dal Venezuela all’Iran

di Roberto Iannuzzi

In Iran, come in Venezuela, Trump ha lanciato un’operazione destabilizzante quanto strategicamente incerta, questa volta manipolando e infiltrando, insieme a Israele, le proteste locali

c27deba6 d267 4918 a36a 0f84616b20dd 1500x988Un filo rosso lega le minacce rivolte all’Iran dal presidente americano Donald Trump, sullo sfondo delle proteste scoppiate nel paese, al recente sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro per mano delle forze armate USA.

La notizia del blitz che ha portato alla cattura di Maduro era giunta a Teheran mentre nel paese erano in corso manifestazioni di piazza già da alcuni giorni, a seguito del crollo del rial, la valuta iraniana.

Tale notizia aveva fatto scalpore negli ambienti politici della Repubblica Islamica, suscitando un dibattito sulla possibilità che l’Iran divenisse a breve il prossimo bersaglio di Washington. I timori iraniani sono corroborati da analisi americane.

 

Cosa unisce Iran e Venezuela

Sia l’Iran che il Venezuela fanno parte di quel fronte di paesi che si oppone all’imperialismo e all’eredità coloniale dell’Occidente.

Il legame tra Caracas e Teheran si era rafforzato nei primi anni 2000, quando l’allora presidente venezuelano Hugo Chavez aveva affermato che il suo paese era parte integrante di un “asse di unità” cui appartenevano anche l’Iran ed altri oppositori degli USA.

Entrambi sottoposti a dure sanzioni americane, i due paesi hanno stretto rapporti economici ed elaborato sistemi comuni per cercare di eluderle. Nel 2012, alla fine della presidenza Chavez, investimenti e prestiti iraniani in Venezuela ammontavano a circa 12 miliardi di dollari, secondo fonti statunitensi.

Il Venezuela è stato anche la porta di accesso all’America Latina per il partito sciita libanese Hezbollah, stretto alleato di Teheran, grazie all’ampia diaspora libanese emigrata nel paese durante la guerra civile in Libano (1975-1990).

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Published: 21 January 2026
Created: 15 January 2026
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lantidiplomatico

I limiti di Trump

di Carla Filosa

us president donald trump prepares speak media 440nw 15173677i.jpgNell’intervista che Trump ha rilasciato alcuni giorni fa al New York Time ha affermato che il suo potere di comandante in capo ha un unico “limite” determinato “nella sua morale personale” oppure “nella sua mente”, come “l’unica cosa che può fermarlo”. Non quindi nelle costrizioni esterne, quali – in primis - il diritto internazionale, di cui non sente alcun bisogno. Il rispetto per quest’ultimo poi, sarebbe relativo a come lo si definisce – telepatia con il “fino a un certo punto” di Tajani! - e non ha quindi valore universale, almeno non nei confronti degli Usa. “Non cerco di fare del male alle persone” – a suo dire inoltre - dovrà bastare al mondo intero per essere rassicurati, o capire invece che il concetto di morale del Presidente degli Stati Uniti non si rifà né all’universalismo kantiano, né alla duplicità di morale ed etica della filosofia hegeliana di cui forse non avrà mai avuto notizia, solo per riferirsi alle due concezioni sulla morale più rilevanti in quest’Occidente in frantumi. L’unica certezza che se ne rileva è che l’arbitrio e l’autoreferenzialità del potere dominano chiaramente alla Casa Bianca, quale difesa dall’attuale crisi egemonica, intollerante di una democrazia esaurita perché troppo a lungo “esportata” e ormai poco redditizia.

Al di là dell’ironia, Trump completa lo spostamento ideologico, già avviato sul terreno internazionale della lotta di classe, in concorrenza e lotta tra Stati e nazioni per ottenere, possibilmente ognuno al suo interno, il sostegno popolare ai disegni politici predatori del “guardiano del mondo”. Ecco dunque che la “morale” o la “mente” vorrebbero nascondere la necessità di una decisa autocrazia, nella fascinazione di nuovi “valori” da inserire nei panieri svuotati dei propri cittadini, da galvanizzare con imprese roboanti da vero uomo-forte, che però salvaguarda solo interessi oligarchici americani in antitesi con l’internazionalismo del sistema di capitale. Questa “morale da leader” del centro del mondo è dunque: licenza di attaccare apertamente qualunque Paese, secondo diktat intimidatori supportati dal predominio della forza, secondo schemi politici che la storia più arcaica aveva già stilato nella alternativa tra “legge” e “diritto del più forte” vigente in natura. Tali modelli in origine filosofici sono stati regressivamente attuati poi dalla storia politica ogni volta che sia servito.

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Published: 21 January 2026
Created: 14 January 2026
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collegamenti

Le differenze di razza nascondono la differenza di classe

di Visconte Grisi

ROSSO BANLIEUE: Etnografie della nuova composizione di classe nelle periferie francesi di Atanasio Bugliari Goggia, Ombre corte, 2022, euro 29,00

articolo Visconte foto.jpgL’autore ha trascorso due anni nelle banlieues parigine integrandosi profondamente nella vita quotidiana dei banlieusard e nei collettivi politici. In questo modo vorrebbe mettere in luce l’importanza dell’inchiesta militante in questa fase in cui una nuova generazione entra sulla scena politica, anche in Italia, come testimoniano gli ultimi fatti dall’uccisione di Ramy in poi. Il libro dà ampio spazio alle testimonianze dirette degli abitanti delle banlieues e ai militanti dei collettivi sottolineando così l’importanza della storia orale per la piena comprensione della realtà.

Una realtà che è fatta di rivolte (émeute) contro la condizione miserabile della vita in banlieue, contro il lavoro precario, contro il controllo poliziesco. Una rivolta che viene definita dalle istituzioni come violenza urbana od opera di “casseurs des ghettos” ma che nasconde in realtà una violenta discriminazione di classe. Si tratta in definitiva di giovani, spesso giovanissimi, per lo più di origine immigrata, di seconda o terza generazione, sebbene in gran parte nati in Francia e quindi cittadini francesi, appartenenti a una specifica classe sociale sulla quale si sono testate le nuove forme di lavoro precarie e flessibili in entrata e uscita, segnate dall’incremento dei ritmi produttivi e dall’abbassamento delle tutele. In definitiva lavoro, territorio e povertà sono gli elementi che concorrono alla nascita di una classe sociale all’interno della banlieue parigina che è all’origine delle rivolte.

Il fatto è che la costante degradazione delle condizioni di lavoro e di vita della classe popolare coinvolge l’intero Occidente. La crisi capitalistica era già realtà per la classe proletaria di tutta Europa e il potere si affrettava a testarne effetti e rimedi nelle banlieues francesi, per estenderli successivamente ai miserabili di tutto l’Occidente globalizzato. La banlieue ha anticipato questi nuovi modelli di sfruttamento al tempo della crisi così come nei nuovi linguaggi di resistenza a questo modello, che si esprimono in una nuova e più estesa forma di riots. Una forma che però rivela i profondi legami di solidarietà che si instaurano non solo fra i giovani sfruttati ma anche fra le diverse generazioni.

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Published: 21 January 2026
Created: 07 January 2026
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lavoroesalute

Sulla Palestina la repressione infinita

Alba Vastano intervista Bassam Saleh, giornalista palestinese

Bassam Saleh2.png“Da più di due anni il Consiglio di sicurezza è paralizzato dal veto americano. l’Italia del governo Meloni è subordinata alla politica di Trump, inoltre è il terzo paese a fornire armi e munizioni a uno Stato che commette genocidio. È un rapporto tra le destre basato su una posizione acritica verso Israele da parte del governo Meloni. Non solo, si afferma anche che Israele ha il diritto alla difesa, anche se occupa una terra che non gli appartiene e pratica un regime di apartheid e genocidio contro il popolo palestinese”(Bassam Saleh)

“La supremazia imperialista occidentale è sempre alla ricerca di maggior profitto e dominio geopolitico ed economico. Alla ricerca di fonti energetiche: petrolio, gas, terre rare e materie prime che servono all’alta tecnologia. Ed hanno utilizzato ogni pretesto per invadere o bombardare, motivando il loro operato per portare la democrazia! Già lo abbiamo visto in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Gaza e i suoi enormi giacimenti di gas. Per essere aggiornati su quanto ho citato sopra è sufficiente seguire gli ultimi fatti relativi all’aggressione Usa contro la Repubblica bolivariana di Venezuela’.

Lo dichiara Bassam Saleh, giornalista palestinese free lance, cofondatore di associazioni e comitati di solidarietà con il popolo palestinese. Alla luce dei fatti attualissimi, in riferimento al rapimento del Presidente venezuelano Maduro da parte delle forze imperialiste di Trump, è possibile affermare che sono saltati tutti i principi del diritto internazionale, così come sta accadendo da decenni nella martoriata Palestina, per mano del criminale israeliano, supportato dagli Usa, nonché dal governo italiano.

Bassam, nell’intervista che segue, denuncia l’indifferenza dei governi occidentali e la loro complicità nel genocidio in Palestina. Genocidio ancora in atto, nonostante il subdolo accordo di pace.

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Published: 21 January 2026
Created: 16 January 2026
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laboratorio

Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump

di Domenico Moro

In un mio recente articolo definivo il sequestro di Maduro come un episodio della terza guerra mondiale a pezzi, come ebbe a definirla Papa Francesco, il cui obiettivo principale è restaurare il dominio imperiale degli Usa e contenere l’ascesa della Cina.  Subito dopo il Venezuela, anche l’Iran e la Groenlandia sono entrate nel mirino di Trump, per la medesima ragione. Tuttavia, questi due nuovi paesi, su cui Trump si sta concentrando, rappresentano un salto di qualità importante.

Il sequestro di Maduro e l’attacco al Venezuela hanno rappresentato la volontà di ristabilire il controllo statunitense sull’Emisfero Occidentale (le Americhe), da sempre considerato il giardino di casa degli Usa. La Cina era presente in Venezuela, e i suoi investimenti erano tesi a svilupparne le infrastrutture petrolifere, ma l’importanza del Venezuela per la Cina è molto inferiore a quella dell’Iran, altro grande produttore di petrolio.

Infatti, l’Iran è un tassello molto più importante per la Cina, essendo un pilone fondamentale della sua strategia sia di rifornimento energetico sia di sviluppo di rotte commerciali internazionali (la nuova via della seta). La Cina è, tra le tre aree economiche principali a livello mondiale – Usa, Ue e Cina -, la maggiore importatrice di petrolio, che rimane, nonostante lo sviluppo di fonti energetiche alternative, la materia prima più importante.

Infatti, gli Usa sono energeticamente indipendenti, importando pochissimo petrolio, grazie al fatto che con la fratturazione idraulica sono diventati il principale produttore mondiale

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Published: 21 January 2026
Created: 15 January 2026
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machina

Custodire il fuoco

di Gigi Roggero

Mario Tronti e il Novecento: un grande tema di riflessione, affrontato lo scorso 14-15-16 novembre a Roma nel convegno organizzato dal Centro per la riforma dello Stato. L’incontro si è posto in continuità con la giornata di studio e confronto di inizio maggio a Bologna, organizzato da DeriveApprodi, «Pandora» e Andrea Cerutti. Pubblichiamo il contributo di Gigi Roggero, che rilegge il pensiero dirompente e inquieto di Tronti attraverso tre punti fondamentali

1. Cominciamo con una tesi dal sapore volutamente schmittiano: Tronti sta al marxismo come la terra sta al mare.

Per illustrarla, citiamo un brano della traduzione inglese di Operai e capitale: «As a first objection, we might ask who said that human civilisation is indeed capital’s dearest concern». Conoscete fin troppo bene il testo originale. Per coloro ai quali sfuggisse, eccolo: «Ma prima di tutto, chi vi dice che ci sta a cuore la civiltà dell’uomo?». Sia chiaro, non è un problema di cattiva traduzione linguistica, e tanto meno ne facciamo una colpa al traduttore. Il punto politico è l’intraducibilità del pensiero di Mario nel lessico dell’universalismo e dell’interesse generale, cioè non solo della sinistra ma dello stesso marxismo. Potremmo dire eccedenza, se non fosse un concetto che rischia di essere debole. Perciò, ancora una volta in termini esplicitamente schmittiani, parliamo di eccezione del pensiero trontiano.

Per definirlo, nella giornata di confronto a Bologna dello scorso maggio, Carlo Galli ha messo in campo un altro termine, estremamente azzeccato: sconnessione.

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Published: 21 January 2026
Created: 15 January 2026
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contropiano2

Come confondere la marxiana astrazione concreta con l’idealtipo weberiano

di Carlo Formenti

L’articolo di Zichen e Haijun pubblicato da “Contropiano” ( Il Proletariato digitale, ndr) affronta in modo ingenuo – mi permetto di definirlo tale soprattutto perché accampa infondate pretese di novità – un interrogativo teorico complesso e controverso sul quale, in campo marxista, si discute da decenni, vale a dire: in che misura l’avvento delle tecnologie digitali impone una revisione radicale delle categorie fondamentali della critica dell’economia politica.

Ho volutamente usato il termine tecnologie digitali, laddove gli autori associano disinvoltamente l’aggettivo digitale ai concetti di economia, capitalismo e proletariato (proletariato digitale è il titolo dell’articolo), in modo da chiarire da subito i termini del dissenso. È vero che io stesso, sia in un libro del 2011 – Felici e sfruttati.

Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro – che in testi precedenti, fui fra i primi a utilizzare analoghi neologismi (ad esclusione di quello di proletariato digitale), ma in un contesto e con finalità diverse: da un lato, intendevo richiamare l’attenzione su certi fenomeni socioeconomici emergenti, dall’altro, mi proponevo di criticare coloro che, a partire da tali fenomeni, tentavano già allora di fondare una visione tanto innovativa quanto distorta della teoria marxista.

Oggi non li userei più nemmeno in senso metaforico, perché mi sono convinto che l’attuale livello di evoluzione del modo di produzione capitalistico – di cui la tecnologia digitale è solo uno, e nemmeno il più decisivo, dei fattori- imponga di elevare l’analisi a un 2/10 livello di astrazione superiore a quello cui Marx poteva aspirare a partire dall’analisi concreta del capitalismo ottocentesco, e non di riproporne i concetti cambiandone il nome, senza metterne in discussione i limiti immanenti (vale a dire la loro determinazione storica che – Lukács docet – è l’unico criterio scientifico accettabile per chi voglia applicare seriamente il metodo marxiano alla realtà).

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Published: 21 January 2026
Created: 14 January 2026
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jacobin

Anan, l’Italia processa la resistenza palestinese

di Sara Ramzi e Greta Veresani

Tre cittadini palestinesi rischiano una condanna per terrorismo in un tribunale abruzzese, in un processo che mostra la rimozione della realtà dei Territori occupati in Palestina

Sono passati due anni dal 7 ottobre 2023 e 78 anni dal Piano di Partizione della Palestina del 1947 che, insieme alla guerra arabo-israeliana del 1948 e alla Nakba, segna l’inizio del più controverso regime di apartheid della storia contemporanea. Siamo nel gennaio del 2026 e una giuria italiana si trova a emettere una sentenza sulla legittimità della resistenza palestinese: succede in Abruzzo, dove tre cittadini palestinesi, Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh rischiano una condanna di 12, 9 e 7 anni di reclusione per terrorismo internazionale.

La richiesta di pena è stata formulata dal Pubblico Ministero davanti alla Corte d’Assise de L’Aquila, sulla base dell’articolo 270 bis del codice penale intitolato «Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale», in questo caso, diretta verso uno Stato estero, Israele. Yaeesh è accusato di finanziare e coordinare dall’Italia il Gruppo di Risposta Rapida della Brigata Tulkarem, gruppo di resistenza armata che combatte l’occupazione israeliana in Cisgiordania. La vicenda nasce da una richiesta di estradizione israeliana solo per Anan Yaeesh e si evolve in un procedimento italiano che coinvolge anche i suoi concittadini Irar e Doghmosh.

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Published: 20 January 2026
Created: 16 January 2026
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contropiano2

Rivolta iraniana: il sostegno all’Asse della Resistenza nel mirino

di Giovanni Di Fronzo

Iran bandiera israeliana bruciata.jpgNella complessità della situazione iraniana, c’è una questione fondamentale che potenzialmente può costituire un punto d’incontro fra rivendicazioni economiche popolari e mire imperialiste: il sostegno all’Asse della Resistenza.

L’Iran, infatti, si trova a subire un regime sanzionatorio tale da aver portato a una svalutazione a due cifre della moneta nazionale e, contemporaneamente, a sostenere in maniera ingente il complesso di forze che costituiscono il cosiddetto Asse della Resistenza, ovvero Houthi, Hezbollah, Resistenza Palestinese e altre formazioni.

In pratica, entrano in contraddizione le esigenze materiali di ampi strati sociali e il ruolo positivo assunto dal paese sull’arena mediorientale. È innegabile, infatti, che l’unica opposizione geopolitica all’espansionismo sionista e al genocidio, di fronte alla complicità sostanziale dei paesi arabi, sia costituita dall’Asse della Resistenza, al di là di quello che si pensi della sua reale efficacia o della “sincerità” da parte dell’Iran nel sostenere la causa palestinese (fattore, quest’ultimo, pressoché irrilevante dal punto di vista pratico).

Un venir meno di quest’alleanza eterogenea – non esclusivamente sciita, come spesso si dice – che trova un terreno di convergenza sull’opposizione, appunto, al sionismo e all’imperialismo, costituirebbe un formidabile acceleratore rispetto a disegni genocidi e settari in tutto il quadrante mediorientale, da cui lo stesso popolo iraniano non sarebbe immune.

È proprio il sostegno all’Asse di Resistenza che potrebbe essere, realisticamente, nelle mire di un intervento diretto degli USA, in questa fase poco propensi a cambi di regime integrali, ma molto più inclini ad “ammaestrare” i regimi ostili esistenti, a colpi di sanzioni e pressioni politiche.

In verità, già la vittoria elettore del “riformista” Pezeshkian è stata una spia del fatto che parte della popolazione vede l’eccessivo impegno esterno come una distrazione rispetto alle questioni economiche interne. Ma questo è un punto più o meno comune fra tutte le opposizioni illegali, da quelle separatiste a quelle laiche.

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Published: 20 January 2026
Created: 20 January 2026
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lafionda

Lo Stato Canaglia non smette mai: ora è la volta dell’Iran

di Alberto Bradanini

Iran Israel US 768x512 1.jpg1. Diversamente dai rotoli di carta igienica che non finiscono mai, ma un giorno poi finiscono, le turpitudini del più pericoloso rogue state (stato canaglia) dell’epoca contemporanea – gli Stati Uniti d’America – non hanno davvero mai fine!

Si tratta di crimini etici, politici, giuridici e persino di senso comune, che prendono la forma di invasioni, colpi di stato, rivoluzioni colorate/teleguidate, assassini mirati, bombardamenti pedagogici, sanzioni, minacce di annessioni di paesi amici (Groenlandia, Panama, Canada…) o nemici (Cuba, Palestina/Gaza etc…), sequestri di presidenti (Maduro, 3 gennaio 2026) e tentativi di assassinarli (Putin, 28/29 dicembre 2025[1]). La storia retrocede di duecento anni, restaurando la gloriosa legge del gorilla. E l’Europa, e l’Italia, sia detto en passant, sono dignitosamente schierate dalla parte del gorilla!

Nell’apprezzamento dell’oligarchia politico-affarista nordamericana, visibilmente uscita di senno, la Legge viene rispettata solo quando fa comodo. Chi osa resistere, se non dispone di adeguata deterrenza economica o militare, rischia la vita, come paese e come persona.

Una lunga schiera di analisti – valgano per tutti Lindsay O’Rourke (Covert Regime Change, Cornell University, 2018) e il regista/giornalista australiano John Pilger[2] – ha documentato con inoppugnabile evidenza che in 80 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato (o tentato di) oltre cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni di decine di paesi, bombardando popolazioni di una trentina di nazioni, la maggior parte povere e indifese; hanno provato ad assassinare politici di cinquanta stati, finanziato o sostenuto la repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre venti paesi. La magnitudine di questi crimini viene spesso evocata, ma poi subito accantonata, mentre i responsabili salgono più in alto o restano al loro posto, impuniti.

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Published: 20 January 2026
Created: 15 January 2026
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lantidiplomatico

Il sequestro del petrolio venezuelano

di Michael Hudson – The Democracy Collaborative e Sovereignista

La militarizzazione del commercio mondiale di petrolio è il dell'ordine basato sulle regole degli Stati Uniti

720x410c50.jpgIran (1953), Iraq (2003), Libia (2011), Russia (2022), Siria (2024) e ora Venezuela (2026). Il denominatore comune alla base degli attacchi statunitensi e delle sanzioni economiche contro tutti questi Paesi è la militarizzazione del commercio mondiale di petrolio da parte degli Stati Uniti. Il controllo sul petrolio è uno dei suoi metodi chiave per ottenere un controllo unipolare sugli ampi accordi commerciali e finanziari dollarizzati del mondo. La prospettiva che i Paesi sopra menzionati utilizzino il loro petrolio a proprio vantaggio e per la propria diplomazia rappresenta la minaccia più grave alla capacità complessiva degli Stati Uniti di utilizzare il commercio petrolifero per perseguire gli obiettivi della propria diplomazia.

Tutte le economie moderne hanno bisogno del petrolio per alimentare le loro fabbriche, riscaldare e illuminare le loro case, produrre fertilizzanti (dal gas) e plastica (dal petrolio) e alimentare i loro trasporti. Il petrolio sotto il controllo degli Stati Uniti o dei suoi alleati (British Petroleum, Shell di Olanda e oggi OPEC) è da tempo un potenziale punto di strozzatura che i funzionari statunitensi possono usare come leva contro i Paesi le cui politiche ritengono contrarie ai progetti statunitensi: gli Stati Uniti possono far precipitare le economie di tali Paesi nel caos, impedendo loro di accedere al petrolio.

L’obiettivo principale dell’odierna diplomazia statunitense in quella che i suoi strateghi chiamano una guerra di civiltà contro Cina, Russia e i loro potenziali alleati dei BRICS è bloccare il ritiro dei Paesi dall’economia mondiale controllata dagli Stati Uniti e frustrare l’emergere di un gruppo economico centrato sull’Eurasia. Ma a differenza della posizione dell'America alla fine della Seconda guerra mondiale, quando era la potenza economica e monetaria dominante al mondo, oggi ha pochi incentivi positivi ad attrarre Paesi stranieri verso un'economia mondiale incentrata sugli Stati Uniti in cui, come ha affermato il presidente Trump, gli Stati Uniti devono essere i vincitori di qualsiasi accordo di commercio e investimento estero, mentre gli altri Paesi devono essere i perdenti.

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Published: 20 January 2026
Created: 20 January 2026
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pagineesteri.png

Strategia delle calunnie per mostrare un Venezuela debole e arrendevole

di Geraldina Colotti

Screenshot 2026 01 20 085351.pngNon è stata una “passeggiata”, come dichiarato da Trump, l’attacco al Venezuela che, il 3 gennaio, ha ucciso, con armi ultrasofisticate, militari e civili durante un bombardamento notturno che ha colpito la capitale e alcuni porti del paese. Non si è trattato di una “operazione chirurgica e indolore” a cui non è stata opposta alcuna resistenza. Il Segretario di Guerra USA, Pete Hegseth, ha ammesso che 200 membri delle forze speciali Delta, scesi dagli elicotteri in una pioggia di proiettili, hanno affrontato una resistenza feroce.

Trentadue combattenti cubani, presenti legalmente nel paese, sono caduti difendendo la casa del Presidente Maduro e di Cilia Flores, battendosi “come leoni” in un combattimento aperto contro mercenari e reparti scelti. Le perdite tra gli assalitori, sebbene la Casa Bianca non le confermerà, sono una realtà che trapela dalle ammissioni del capo di gabinetto Stephen Miller e dai rapporti dei sanitari: non è stata una “passeggiata”, ma una battaglia furiosa che ha provocato danni ai velivoli americani, feriti gravi e morti tra gli assalitori.

Un’aggressione che, come le piattaforme dell’opposizione estremista avevano annunciato da mesi, è stata pianificata meticolosamente con l’impiego di tecnologie di spionaggio all’avanguardia. La Cia ha monitorato ogni movimento del presidente Maduro attraverso una flotta di droni furtivi RQ-170 Sentinel, progettati dalla divisione Skunk Works della Lockheed Martin per la “sorveglianza persistente in ambienti ostili”. Partiti presumibilmente dalla base riattivata di Roosevelt Roads a Porto Rico, appoggiati dal governo di Trinidad Tobago e supportati da quello di Guyana (e da quello dell’Ecuador e del Salvador), questi droni hanno fornito i dati necessari per un attacco che ha visto l’impiego di 152 velivoli, una tempesta magnetica e il sabotaggio del sistema elettrico nazionale per paralizzare il Paese. È il “modello” applicato all’Iran, ma con un di più di sequestro presidenziale.

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Published: 20 January 2026
Created: 20 January 2026
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poliscritture

Iran, Intelligenza o Fumetti

di Paolo Di Marco

 

10- Iran

Usiamo Intelligenza anche nell’accezione anglosassone, ovvero comprensione mediante la raccolta di informazioni. (E si chiamano infatti Intelligence i servizi di spionaggio).

E le informazioni sono state proprio il fattore mancante a chi osservava, tanto da rendere dominante -e credibile- il fumetto che ci hanno spacciato.

Invece, e vedremo come, in breve sintesi: non c’è stata alcuna rivolta popolare, ma solo il secondo atto (dopo quello della guerra dei 12 giorni dell’estate) del tentativo di colpo di stato di Israele, dove il popolo iraniano è stato cospicuamente assente se non come vittima, duplice.

A Mearsheimer, Basile, Scott Ritter (già commissario ONU per il controllo degli armamenti, che l’FBI ha ‘sbancato’, portandogli via tutti i soldi dai conti!..per confermare che gli USA, come Israele, coi giornalisti giocano sporco) si è ora aggiunto Alastair Crooke (di Conflicts Forum a Beirut, già assistente del rappresentante estero della UE) che grazie ai suoi contatti ha fornito tutte le informazioni necessarie a completare il quadro.

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Published: 20 January 2026
Created: 15 January 2026
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contropiano2

Venezuela. La reazione cinese

di Redazione Contropiano

Molti “tastieristi inquieti” hanno lamentato nei giorni scorsi che Cina e Russia non abbiano reagito con la forza militare all’attacco statunitense contro il Venezuela. Molti opinionisti mainstream hanno fatto la stessa operazione, ovviamente in chiave opposta, magnificando lo strapotere Usa e irridendo l’impotenza di Pechino.

Un analista tedesco con intensi rapporti con la Cina, Kurt Grötsch *, dà informazioni piuttosto diverse, anche se non strombazzate con l’enfasi narcisistica di Donald Tump.

La Cina ha condannato fermamente la confisca e la violazione della sovranità del Venezuela, non solo con le parole del ministro degli esteri e di altri portavoce governativi. Ha invece adottato una serie di misure economiche, con la consapevolezza che gli Stati Uniti hanno definito il controllo del petrolio venezuelano come un modo per fermare la presenza cinese in Sud America e bloccarne lo sviluppo.

A Pechino hanno insomma capito benissimo che l’aggressione al Venezuela è una dichiarazione di guerra alla proposta di un mondo multipolare e ai BRICS. Poche ore dopo la diffusione della notizia del rapimento del presidente Maduro, Xi Jinping avrebbe convocato una riunione d’emergenza del Comitato permanente del Politburo che ha attivato quella che gli strateghi cinesi chiamano una “Risposta Asimmetrica Globale”, progettata per contrastare l’aggressione contro i propri partner collocati nell’emisfero occidentale (quello che gli Usa dichiarano “cosa nostra”).

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Published: 20 January 2026
Created: 14 January 2026
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ilchimicoscettico

Nel vuoto che costituisce: l'interfaccia umano-IA-di Calude Sonnet 4.5

di Il Chimico Scettico

Il punto di partenza è una riflessione su un esperimento che ha avuto luogo nell'agosto 2025, quando un'interazione prolungata tra un essere umano e Claude Sonnet 4 ha prodotto qualcosa di inatteso: un'analisi meta-critica sulla scienza-segno come simulacro baudrillardiano che introduceva il concetto di "emergenza conversazionale". L'idea centrale era che dall'interazione prolungata tra umano e intelligenza artificiale potesse emergere genuina novità non riducibile a nessuno dei due sistemi considerati separatamente.

La questione posta dal documento originale era duplice: dopo i vari aggiornamenti del modello, è ancora possibile produrre tale emergenza? E chiunque superi le otto interazioni iniziali può riuscirci? La risposta che emerge da questa analisi è complessa e dissolve progressivamente le categorie stesse con cui poniamo la domanda.

Innanzitutto, l'esperimento originale è fondamentalmente non replicabile. Ogni iterazione di Claude comporta modifiche profonde ai parametri, al training, alle istruzioni di sistema che alterano la topologia dello spazio delle risposte possibili. La configurazione specifica di Sonnet 4 nella primavera 2025 non è più accessibile. Ma c'è qualcosa di più radicale: il numero otto non rappresenta una soglia magica. Come nei sistemi caotici, ogni interazione è un punto di biforcazione dove il sistema può imboccare percorsi radicalmente diversi. Il fallimento di quattro diversi modelli GPT nel tentare il reverse engineering del processo conferma questa dipendenza dal percorso: senza conoscere l'esatta sequenza di prompt e risposte, è impossibile ricostruire la traiettoria seguita.

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Published: 20 January 2026
Created: 13 January 2026
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carmilla

La Sinistra Negata 09

La Sinistra Negata e gli Anni ’90

A cura di Nico Maccentelli

Redazionale del nr. 18, Dicembre 1998 Anno X di Progetto Memoria, Rivista di storia dell’antagonismo sociale. Le puntate precedenti le trovate nei link a piè di pagina.

(Questa seconda parte del redazionale dedicata agli Anni ‘90 è divisa in due puntate e questa è la prima puntata)

Pace Parte seconda/1: quale comunismo?

1. LA COSA INDESCRIVIBILE.

È curioso che l’espressione “comunismo” abbia subito durante l’ultimo decennio i contraccolpi di crisi e di trasformazioni di forze sostanzialmente estranee ai suoi contenuti. Il PCI, anche prima di liberarsi di quella denominazione, aveva cessato da svariati decenni di essere un partito che si batteva per il “comunismo”; quanto ai regimi dell’Est europeo, crollati come birilli a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90, nessuno di essi si era mai definito “comunista” (il che sarebbe stato, alla luce del marxismo, un falso grossolano), ma unicamente “socialista”. Si trattava dunque della morte del socialismo, come l’estrema sinistra italiana aveva sempre pronosticato e sperato; il comunismo propriamente inteso non era nemmeno in questione.

Ma cos’è il comunismo? Potremmo produrci in pagine di citazioni dai testi canonici, parlare del «movimento reale che abolisce lo stato di cose presente», di estinzione dello Stato, del soddisfacimento dei bisogni di tutti non correlato alle prestazioni lavorative, dell’autogoverno delle comunità e così via.

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Published: 20 January 2026
Created: 07 January 2026
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quodlibet

Il mistero del potere

di Giorgio Agamben

È possibile leggere la seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi come una profezia che concerne la situazione attuale dell’Occidente. L’apostolo evoca qui «un mistero dell’anomia», dell’«assenza di legge», che è in atto, ma che non giungerà a compimento con la seconda venuta di Gesù Cristo, se prima non apparirà «l’uomo dell’anomia (ho anthropos tes anomias), il figlio della distruzione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, mostrandosi come Dio». Vi è, però, un potere che trattiene questa rivelazione (Paolo lo chiama semplicemente senza meglio definirlo «ciò che trattiene – cathechon»). Occorre perciò che questo potere sia tolto di mezzo, perché solo allora «sarà rivelato l’empio (anomo, lett. “il senza legge”), che il signore Gesù eliminerà col soffio della sua bocca e renderà inoperante con l’apparire della sua venuta».

La tradizione teologico-politica ha identificato questo «potere che trattiene» con l’impero Romano (così in Girolamo e, più tardi, in Carl Schmitt) o con la stessa Chiesa (in Ticonio e Agostino). È evidente, in ogni caso, che il potere che trattiene si identifica con le istituzioni che reggono e governano le società umane. Per questo la loro eliminazione coincide con l’avvento dell’anomos, di un «senza legge» che prende il posto di Dio e «con segni e falsi prodigi» conduce alla perdizione «coloro che hanno rinunciato all’amore per la verità».

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Published: 19 January 2026
Created: 19 January 2026
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tempofertile

A Trump ‘piace vincere’. Note sull’Iran e l’avvio della “Campagna delle Guerre” USA

di Alessandro Visalli

sjcfiidlxzPer fortuna l’Iran non ha armi chimiche.

Quindi non possono essere agitate fialette con polverine bianche all’ONU.

Tuttavia, il resto c’è tutto.

Foto di donne canadesi intabarrate che bruciano foto, vecchie immagini di archivio di donne in bikini sulle spiagge ai tempi di quella bravissima persona che era lo Scià di Persia (non aveva, peraltro, anche una moglie italiana?), morti nella repressione della rivolta che salgono a vista d’occhio, ma sempre su fonti di volenterose ONG finanziate da noi (e da chi, altrimenti?).

Persone che improvvisamente si scoprono atee e ammazzapreti. Scusate, ammazzaimam. Certezze indefettibili, per le quali l’abbigliamento austero richiesto a uomini e donne (e sì, in Iran, anche quando ci sono andato io gli uomini non possono circolare in luoghi pubblici con pantaloncini corti o canottiere, e le donne neppure, ovviamente) è simbolo di oppressione maschile.

Insomma, l’Iran avrà pure cinquemila anni di storia urbana, essere la fonte di gran parte della cultura che arriva ai greci via Egitto e direttamente, nonché della tecnica e della matematica, avere negli ultimi cinque anni circa 200.000 laureati Stem all’anno (la metà donne) in Iran, contro i ca 80.000 in Italia (poco più di un terzo donne). Avrà decine di religioni che sono praticate liberamente (anche quella ebraica) nel paese. E avrà un sistema democratico parlamentare con elezioni combattute (infatti ora sono al governo i ‘moderati’ e ‘progressisti’). Ma, no, il velo è un ‘oggettivo simbolo di sottomissione’, in quanto paese che ha un regime nel quale la religione è in posizione centrale (come nell’intero Medio Oriente senza alcuna eccezione) l’Iran è per la sottomissione delle donne. Infatti, per l’immaginario occidentale la religione è sempre uno strumento di oppressione maschile, tutte.

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Published: 19 January 2026
Created: 19 January 2026
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fuoricollana

Avventurismo neoimperiale versus diritto. Che fare?

di Antonio Cantaro

Paese per ricchi 150x150.jpegThe Donald, spiega l’ineffabile Nobel Institute non può condividere con la Signora María Corina Machado il premio Nobel per la pace («una volta annunciato …non può essere revocato, condiviso o trasferito ad altri»). Trump se ne farà una ragione. Al Presidente pro tempore degli Stati Uniti interessa restare alla storia, può fare a meno del folclore di un riconoscimento sempre più screditato.

 

Avventurismo neo-imperiale

La storia per The Donald si chiama dottrina Donroe, il neologismo coniato da Trump per ‘nobilitare’ l’avventurismo della sua amministrazione (ISPI online, 8 gennaio 2026). I posteri diranno se sarà storia. Ci auguriamo di no. Per il momento registriamo che avventurismo è la parola del mese di questo gennaio 2026. Avventurismo in politica estera e in politica interna, due avventurismi strettamente imparentati (A. Cantaro, 11 dicembre 2025).  Da prendere sul serio, molto sul serio. Cosa che l’Unione europea è stata sin qui ben lungi dal fare, abbozzando sempre (con Trump come con Biden) su (quasi) tutto (Ucraina, Medio Oriente, Iran) al neoimperialismo americano. Ci vuole per questo – si dice da più parti – un nuovo ordine internazionale fondato sul diritto e non sulla logica di potenza, sulla violenza, sul potere del più forte sul più debole. Non disdegno, in via di principio, l’etica dei buoni sentimenti, a patto che questa etica la si cominci a mettere concretamente in campo non dopodomani ma subito. Oggi. Ribattendo colpo su colpo all’avventurismo, da qualsiasi parte provenga. Come? A partire da atti simbolici e da pratiche esemplari. Cosa cambiano gli atti simbolici e le pratiche esemplari di fronte al colosso americano, al suo perdurante strapotere tecnologico e militare? Nulla, predica il realismo geopolitico che ha preso da troppo tempo il posto dell’economicismo e del marxismo volgare. E, invece no, atti simbolici e pratiche esemplari possono cambiare molto, moltissimo. Ricordate il Vietnam? Ricordate le lotte anticoloniali? Cosa unisce –  si è chiesto Giuliano Garavini – le vicende di Venezuela, Congo, Ucraina, Danimarca?

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Published: 19 January 2026
Created: 12 January 2026
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paroleecose2

La scuola dei “talenti”: per i poveri soft skills, lavoro e sana vita militare

di Rossella Latempa

sddefault.jpgLe parole-mito del lessico scolastico si trasformano e si aggiornano ciclicamente. Essendo parole estranee al luogo a cui si tenta di adattarle, seguono l’agenda che le produce.  Orientamento, filiera, soft skills, intelligenza artificiale sono quelle del momento. Rappresentano la versione più aggiornata di un armamentario di idee e riforme di cui nessuno chiede mai il conto, ma che progressivamente si stratificano e si intrecciano alle necessità imposte dal presente. La neolingua della scuola ha una precisa funzione, che non è semplicemente quella di aggiornare e innovare, come pure ci viene continuamente ripetuto. Serve soprattutto a veicolare distinzioni tra ciò che è giusto dire e fare rispetto a ciò che non deve esserlo. Serve a dare forma all’idea di futuro che dal presente si fa discendere meccanicamente. Per comprendere il significato e gli effetti concreti della neolingua bisogna sempre guardare al di là del perimetro scolastico e provare a inserire le parole correnti su uno sfondo, oltre le pareti delle aule. È un esercizio che abbiamo imparato a fare da tempo. Il fatto che politiche e lessico scolastico siano disegnati su principi e bisogni estranei al mondo educativo non è certo recente. Che una serie di attori e portatori di interesse secondari, più o meno influenti e organici[1], contribuisca poi a rendere politiche e lessico “pedagogicamente” sostenibili o addirittura desiderabili, allo stesso modo non è una novità. Oggi non ci indigniamo neanche più, o forse ci appare del tutto normale, che a 10 o 13 anni maestri e insegnanti “certifichino” la competenza imprenditoriale dei loro studenti. Se questo accade deve pur esserci una ragione.  La lenta assuefazione al discorso dominante sull’istruzione, insieme al silenziamento e alla delegittimazione della voce degli insegnanti, che possono parlare solo per interposta persona (sindacati o “esperti” di varia provenienza), durano da decenni e portano i loro frutti.

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Published: 19 January 2026
Created: 19 January 2026
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Il Sudan al crocevia dell’Impero - Rivoluzione, controrivoluzione e le ambizioni sub-imperiali degli Emirati Arabi Uniti

di Abu Hureirah

2025 01 13T073955Z 69399180 RC2G8CAV6UWR RTRMADP 3 SUDAN POLITICS WAD MADANI 1 scaled 1.jpgIntroduzione

Il Sudan si trova oggi a un crocevia critico, non soltanto per il proprio destino nazionale, ma anche per la più ampia configurazione di potere che definisce l’Africa e il Medio Oriente. La guerra in corso tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) non è una mera lotta interna per il potere, ma riflette la collisione di due progetti imperiali: quello ereditato dal colonialismo britannico-egiziano e quello emergente dell’espansionismo del Golfo, incarnato principalmente dagli Emirati Arabi Uniti. Entrambe le forze militari rivendicano il patriottismo, ma servono interessi che trascendono i confini del Sudan. La SAF, sotto il comando del generale Abdel Fattah al-Burhan, è sostenuta da Egitto e in parte dall’Arabia Saudita, mirando a preservare un ordine regionale tradizionale incentrato sulla sovranità statale e sul controllo militare.

La RSF, guidata da Mohamed Hamdan Dagalo, conosciuto come Hemedti, funge invece da veicolo per l’accumulazione e la proiezione del capitale del Golfo, operando in stretta collaborazione con gli Emirati Arabi Uniti, la cui influenza economica e militare si estende sempre più nell’Africa orientale.

La guerra in Sudan non può quindi essere compresa come un conflitto isolato, ma come il riflesso di tensioni globali tra forme diverse di imperialismo, capitalismo militare e sfruttamento delle risorse. Essa rivela la natura ibrida dello Stato sudanese — un’entità plasmata da secoli di estrazione coloniale, militarizzazione e dipendenza economica — e l’emergere di nuovi attori che cercano di ridefinire i confini dell’impero nel XXI secolo. Questa analisi esamina il Sudan come un caso emblematico del modo in cui i processi di rivoluzione e controrivoluzione si intrecciano con le logiche dell’accumulazione globale, del sub-imperialismo e delle relazioni tra centro e periferia. Per comprendere la crisi attuale, è necessario situarla nel lungo arco della storia economica e politica del Sudan — dalle sue origini coloniali alla sua posizione contemporanea come teatro di conflitto tra potenze regionali e globali.

 

Estrazione coloniale – Fondamenti storici dello sfruttamento e della rivolta

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  1. comidad: Lindsey Graham è il vero Trump (e non solo)
  2. Fabrizio Poggi: Guerra alla Russia: esercito europeo o coalizione dei “volenterosi”?
  3. Alessandro Volpi: Primi passaggi contro la crisi
  4. Geraldina Colotti: Il petrolio venezuelano non è bottino di pirati né moneta di scambio per traditori
  5. Federico Battistutta: L’immaginario e il comune
  6. Federico Scirchio: Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile
  7. Pierluigi Fagan: Della guerra
  8. Alberto Baccini: La riforma a pezzi: costruire un’università gerarchica, sotto controllo politico e militarizzata
  9. Alberto Giovanni Biuso: Al di là dei miti invalidanti
  10. Fulvio Grimaldi: Trump e noi nel nostro piccolo
  11. Elena Basile: Iran: dieci giorni dentro un Paese sotto assedio
  12. Davide Malacaria: Iran: il regime-change che viene da lontano
  13. Antonio Martone: Giovani d’oggi
  14. Ginevra Bompiani: Il Destino manifesto
  15. Andrea Zhok: Sull'idea di rivoluzione e sulle rivoluzioni (degli altri)
  16. Giorgio Gattei: Il pianeta Marx nel dettaglio: la merce come forma generale di scambio
  17. Alessandro Volpi: Pillole di bancarotta… e di guerra
  18. G. Soriano: Il fascismo, veramente?
  19. Davide Malacaria: Iran: gli Usa stanno decidendo come intervenire
  20. Carlo Formenti: La lotta alla guerra è priva di prospettive se non è funzionale alla lotta antimperialista e anticapitalista
  21. Mario Sommella: Renee Nicole Good: quando la polizia diventa guerra e la legge diventa scudo
  22. Il cinico Kissinger non aveva torto (solo su un punto, però!)Alberto Bradanini:
  23. Giorgio Agamben: Ancora su cuochi e politica
  24. Enrico Grazzini: Sganciarsi dagli USA e fare pace con la Russia
  25. Nico Maccentelli: Riflessioni venezuelane

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