Sganciarsi dagli USA e fare pace con la Russia
di Enrico Grazzini
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affermato nel suo discorso di fine anno che la politica italiana deve svolgersi entro due coordinate principali, l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica. Giorgia Meloni che, a differenza di Mattarella, non ha molto a cuore lo Stato di diritto, ha comunque confermato nella conferenza stampa di inizio 2026 che la UE e la Nato sono le due direttrici fondamentali della politica nazionale: ma il problema è che UE e Nato stanno crollando e che promuovono politiche contrarie agli interessi del popolo italiano e dei popoli europei. La politica italiana ed europea è quindi totalmente squilibrata, controproducente, sorpassata e inadatta al nuovo contesto globale di scontro di tutti contro tutti. Il presidente americano Donald Trump tenta di annettersi la Groenlandia, un vastissimo territorio della Danimarca coperto dai ghiacci ma ricco di molti minerali strategici, e cerca anche di mettersi d’accordo con Putin per spartirsi l’Ucraina: la sua politica sta spaccando l’Alleanza Transatlantica così cara a Mattarella e alla premier Giorgia Meloni. Meloni, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer invocano un’azione comune della Nato e americana per garantire la sicurezza dell’enorme e ambita isola artica. Ma è evidente che Trump vuole la Groenlandia tutta per sé senza condividerla con gli altri soci occidentali.
L’UE è impotente, mentre la cosiddetta Unione dei Volenterosi – l’associazione informale di Francia, Germania, Gran Bretagna, e poi Polonia, Italia, Spagna, e paesi baltici – sta promuovendo una politica di scontro frontale contro la Russia del tiranno Vladimir Putin. Mentre Trump attacca l’Europa, l’Unione dei Volenterosi e l’UE perseverano nell’idiota strategia di trasformare l’Ucraina – che ha perso la guerra con la Russia – in un “porcospino armato”, strategia tesa a proseguire all’infinito la guerra con la Russia. L’Europa si sta così creando un nemico mortale che però non ha alcun interesse ad attaccarla. La Russia, il paese più grande del mondo, sta vincendo la guerra in Ucraina ma è evidente che non ha nessuna intenzione, nessun interesse, e neppure la forza, di aggredire tutta l’Europa e la Nato. Pensare che Putin voglia assalire e conquistare Parigi, Berlino o Roma scatenando una guerra atomica è palesemente assurdo. Però, è noto che, continuando a gridare contro il lupo cattivo, il lupo spaventato può alla fine davvero attaccare.
Le medie potenze europee hanno dunque una strategia perdente sia verso la Russia che verso gli Stati Uniti. Se Trump procederà all’annessione della Groenlandia, come ha promesso, la Nato imploderà e i paesi europei si troveranno a essere improvvisamente nudi e disarmati di fronte a tutte le principali potenze mondiali, gli USA, la Russia e la Cina. Un disastro geopolitico di prima grandezza. In questa situazione i governanti dei paesi europei, come Giorgia Meloni, invece di scontrarsi con la Russia – come fanno attualmente e inutilmente – dovrebbero cercare di recuperare l’ottimo e fruttuoso rapporto che avevano con Mosca prima che la guerra in Ucraina provocasse un’isteria antirussa che può portare l’intero continente alla guerra e alla rovina. Infatti chi oggi attacca realmente l’Europa non è Putin ma Trump. Trump, non Putin, sta spaccando l’Europa e sta minacciando i territori europei.
La Danimarca sta offrendo ogni facilitazione a Trump pur di non vedersi sottrarre la Groenlandia: grazie ad accordi decennali con Copenaghen gli USA hanno già l’unica base militare straniera in Groenlandia, e hanno anche la porta aperta per sfruttare tutte le ricchezze minerarie che vogliono. Ma a Trump evidentemente questo sembra non bastare.
La Groenlandia è danese a causa di un lungo processo storico iniziato con la colonizzazione norvegese e poi danese dal 1700, diventando parte integrante del Regno di Danimarca nel 1953, anche se nel 1979 ha ottenuto un elevato grado di autonomia attraverso l’autogoverno, e poi il Self-Government Act nel 2009. La Danimarca mantiene però la sovranità su difesa e politica estera. Nel 2019, durante il suo primo mandato, Trump aveva già avanzato la richiesta di acquistare la Groenlandia. La risposta fu che l’isola non era in vendita.[1]
La Groenlandia ha in effetti una posizione strategica tra gli Stati Uniti e la Cina e la Russia. Da anni tutte e tre le grandi potenze stanno correndo per accaparrarsi le risorse dell’Artico e controllare le nuove rotte di navigazione settentrionali che si stanno aprendo con lo scioglimento dei ghiacci. Se gli USA occupassero militarmente la Groenlandia la UE non sarebbe assolutamente in grado di reagire. Alcuni paesi della Nato[2] hanno confermato che “La sicurezza nell’Artico deve essere raggiunta collettivamente in collaborazione con gli alleati della NATO, compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini. Si tratta di principi universali e non smetteremo di difenderli”. In effetti i paesi europei finora hanno subito tutti i diktat dell’amministrazione Trump per tentare di sedare la sua strategia di dominio imperiale: ma oggi per la prima volta sono messi di fronte al fatto che Trump intende perseguire i suoi interessi contro l’Europa anche con l’uso straripante dell’immensa forza bellica americana. Per la prima volta l’Europa è messa di fronte alla sua palese debolezza, stupidità e codardia di fronte all’”alleato” (???) americano. L’Europa non è stata neppure capace di condannare l’illegale rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro in evidente ed esplicito spregio della legalità internazionale. La nota rilasciata da 26 paesi europei (con l’eccezione dell’Ungheria) è ambigua e dimostra solo l’impotenza dell’UE di fronte all’America muscolare di Trump.[3] Sarebbe invece ora che gli europei cominciassero a svegliarsi e a tagliare il loro cordone ombelicale con l’America. L’Europa potrebbe, per esempio, attuare una forte politica protezionistica nel settore finanziario, dove le istituzioni americane dominano, e nel campo dei servizi digitali, dove gli americani sono monopolisti. I paesi europei – Italia compresa – dovrebbero cominciare a ripensare alla radice le loro strategie internazionali e le loro controproducenti alleanze.
L’Europa cerca invece di riarmarsi contro un nemico immaginario, la Russia di Putin. La strategia europea e italiana contro Mosca è straordinariamente miope sul piano strategico perché la Russia è l’unica potenza mondiale che in prospettiva potrebbe (ri)diventare partner dei paesi dell’UE e contribuire a rivitalizzare l’economia europea. Infatti è chiaro anche ai ciechi che sul piano strategico le superpotenze USA e Cina non hanno, e non avranno, alcun interesse ad allearsi con l’Europa, e sono, e saranno, irrimediabilmente dei competitor e dei potenziali avversari del vecchio continente. L’economia russa, ricca di materie prime e di energia, è assolutamente complementare a quella industriale europea, e la Russia ha tutto l’interesse a collaborare con l’Europa per non rimanere soffocata dall’abbraccio cinese. L’Europa dovrebbe quindi rovesciare completamente la sua politica verso la Russia e cercare di siglare al più presto un trattato di pace con Putin: invece opera in senso direttamente contrario. Si sta infatti opponendo ai negoziati avviati da Trump per la pace in Ucraina.
I governi europei dovrebbero cominciare a riconoscere finalmente le legittime preoccupazioni della Russia per la sua sicurezza nazionale. È evidente infatti che la guerra in Ucraina è scoppiata solo perché i governi filoatlantici di Kiev, e in particolare il presidente Volodymyr Zelensky, finanziati dagli americani hanno voluto aprire le porte del paese alle basi della Nato, il principale avversario armato della Russia. Se Zelensky non avesse irresponsabilmente e colpevolmente deciso di abbandonare la tradizionale neutralità militare del suo paese, la Russia non avrebbe iniziato l’invasione, l’Ucraina sarebbe ancora tutta intera, e centinaia di migliaia di morti sarebbero state risparmiate.
È evidente a tutti quelli che non ignorano le leggi elementari della geopolitica che l’annuncio del possibile ingresso delle basi militari della Nato in Ucraina era equivalente a una dichiarazione di guerra alla Russia. Gli europei dovrebbero correre per fare la pace con la Russia: e dovrebbero finalmente capire che la Russia ha certamente invaso illegalmente l’Ucraina, ma non per conquistare territori: per garantirsi invece la sicurezza ai suoi confini nei confronti di una Nato assai minacciosa e che aveva già dimostrato la sua pericolosità con azioni illegali in Serbia come in Afghanistan, in Iraq come in Libia.
La Russia prima che scoppiasse il conflitto non mirava ad annettersi nuovi territori dell’Ucraina: tuttavia, una volta iniziata la guerra, Mosca ha deciso di annettere oltre la Crimea, terra storicamente russa dove risiede la più importante base navale russa, anche il Donbass, la regione abitata in buona parte da russi e la più ricca dell’Ucraina. Dopo avere perso migliaia di soldati in guerra, mentre sta vincendo la guerra, Putin non vuole certamente ritirarsi dalle terre conquistate.
Occorre riconoscere che fino all’ultimo Mosca ha tentato la strada di un possibile accordo con gli americani; nel dicembre 2021, due mesi prima dell’invasione dell’Ucraina, Putin avanzò pubblicamente due proposte di trattato agli Stati Uniti e alla Nato: i due piani contenevano richieste di “garanzie di sicurezza”, tra cui la promessa giuridicamente vincolante che l’Ucraina non avrebbe aderito alla NATO e che fossero rispettati gli accordi di Minsk sull’autonomia del Donbass. I russi chiedevano inoltre di aprire un negoziato sulla presenza delle basi Nato nei paesi dell’est Europa e sul disarmo bilanciato in Europa, e avanzavano la richiesta che le armi nucleari di entrambe le parti fossero schierate solo sul territorio nazionale.[4] Occorre riconoscere che le richieste di Mosca non erano irrazionali (e non comprendevano certamente l’annessione del Donbass) ma l’amministrazione Biden – senza nemmeno invitare alle trattative gli europei e l’Ucraina – le respinse nel nome della politica delle “porte aperte” della Nato. Questa politica è però irresponsabile: permettere – o fare credere – che qualsiasi nazione che faccia richiesta possa entrare in un’organizzazione militare nata per fare la guerra alla Russia, è follia o provocazione pura.
Le élite al potere a Bruxelles e i governi europei non vogliono neppure riconoscere che la guerra americana in Ucraina non era solo contro la Russia ma anche – e forse soprattutto – contro l’Europa. Oggi paghiamo il gas americano quattro o cinque volte più di quello russo. UE e Volenterosi continuano stupidamente a considerare la Russia un nemico perpetuo senza considerare che prima del 2022 Putin era il principale socio in affari dell’Europa. L’Europa, arruolandosi nella guerra americana contro la Russia, si è incredibilmente arruolata in una guerra contro sé stessa. Un caso estremo di masochismo politico!
L’Europa è in evidente declino: se non taglierà il cordone ombelicale con gli USA e non riuscirà a recuperare rapporti di coesistenza pacifica e cooperazione economica con la Russia e la Cina di Xi Jinping diventerà semplicemente un continente di paesi sottosviluppati del Terzo Mondo.









































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