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Published: 07 August 2026
Created: 07 August 2026
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lantidiplomatico

Il Grande Fratello? Si chiama Palantir

di Glauco Benigni

Controllo sociale occulto, costante, remoto, h. 24 L’Italia tra resistenza e sudditanza

epoigihiiwsL'integrazione tra apparati d'intelligence e colossi tecnologici digitali ha dato vita, nell’ultimo quarto di secolo, a una funzione inedita della Governance, che da sempre costituiva, per il Potere, “il sogno nel cassetto”: ovvero la realizzazione del controllo sociale occulto, costante e remoto H24 e dell’orientamento dei comportamenti di massa che può derivare dalla sua gestione.

A differenza dei totalitarismi, quali ad esempio nazismo, fascismo, franchismo e comunismo, del Novecento, che esercitavano sorveglianza e repressione fondate sulla presenza fisica di poliziotti e delatori, il controllo e la repressione contemporanei si esercitano in modo silenzioso e non prevedono solo costi ma anche opportunità di business.

Oggi grandi Corporation come Palantir, Google, Meta, Alphabet, Amazon e Microsoft gestiscono data center e algoritmi che operano in tempo reale, 24 ore su 24 e raccolgono informazioni sensibili su “comunità utenti transnazionali”, misurabili in centinaia di milioni di individui, grazie sostanzialmente alla facoltà di monitoraggio-intrusione sulle comunicazioni via telefono cellulare, via messaggistica, via social network e sulle pratiche di e-commerce.

Il Patriot Act (USA, 2001) è la legge antiterrorismo post-11 settembre, voluta e ottenuta da George Bush Jr., che ha ampliato a dismisura i poteri di sorveglianza statale, autorizzando la raccolta e il monitoraggio massivo di Big Data privati, la loro elaborazione e uso per motivi di intelligence. Con le successive evoluzioni legislative — dal FISA Amendments Act (2008) allo USA Freedom Act (2015) — si è consolidato, attorno a Palantir, un complesso militare-digitale in cui lo Stato delega alle Corporation private l'architettura tecnica del monitoraggio e della raccolta dati e le Corporation utilizzano i finanziamenti pubblici per perfezionare le proprie tecnologie di tracciamento.

Oltre ovviamente gli USA, che sono stati la “sala operatoria” di questo aborto della democrazia, a quali altre Nazioni è stata "estesa" questa pratica che da qualche anno coinvolge anche la Guerra?

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Published: 07 August 2026
Created: 03 August 2026
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analisidifesa

L’Italia rischia di farsi coinvolgere nella guerra in Medio Oriente

di Gianandrea Gaiani

1771581432590.jpgL’Italia sembra essere in cerca di un ruolo militare nel conflitto in atto nel Golfo Persico e che minaccia di allargarsi al Mar Rosso.

Dopo i raids sauditi sulle milizie yemenite Houthi di Ansar Allah e i bombardamenti congiunti sauditi-statunitensi contro le milizie sciite filo iraniane in Iraq, sospettate di aver lanciato droni contro il territorio saudita, due nuove missioni italiana nella regione del Golfo Persico, emerse nei giorni scorsi, si sviluppano di fatto in zona di guerra.

Il ministero della Difesa ha confermato a fine luglio l’esistenza di due task force schierate in diverse nazioni arabe del Golfo, fornendo anche dettagli dopo che un articolo di Fausto Biloslavo il 30 luglio su il Giornale ne aveva rivelato la presenza e delineato precisamente i contorni.

“Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein” ha reso noto il sito Internet della Difesa.

“Il contingente nazionale è costituito da circa 400 militari dell’Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein”, secondo quanto spiega il ministero della Difesa e “la Task Force Air-Arabia è comandata dal colonnello Michele Schiavi. La Task Force Air-Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area”.

La Task Force Air in Arabia Saudita sembra ereditare almeno in parte gli assetti della Task Force Air – Kuwait per anni schierata presso la base kuwaitiana di Ali Al Salem nell’ambito dell’Operazione a guida statunitense Inherent Resolve contro lo Stato Islamico: base da cui gli italiani si ritirarono in seguito agli attacchi iraniani che puntavano a colpire le forze americane schierate nella stessa base.

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Published: 07 August 2026
Created: 07 August 2026
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sinistra

Filosofia e fisica quantistica

di Eros Barone

71toG1gUMjL. AC UF10001000 QL80 .jpgÈ una grande scienza sapere ciò che si sa.
G. W. Leibniz 

Ogni scienza sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero.
K. Marx 

È ampiamente noto che la storia della ricerca scientifica nel campo della fisica quantistica ha posto problemi di grande rilevanza filosofica ed epistemologica che hanno indotto gli studiosi ad inserire la loro esplorazione dei sistemi atomici in un contesto più generale di quello strettamente scientifico. In tal senso, i rilevanti cambiamenti di prospettiva richiesti dalla fisica quantistica hanno reso questi problemi ineludibili per tutti coloro che nutrono interesse verso le implicazioni concettuali della scienza. D’altra parte, va sottolineato che la forte interazione tra la scienza e la filosofia, che caratterizza la fisica quantistica, non è dovuta a puri motivi storici o culturali, ma è stata imposta dalla natura stessa, sicché diventa necessario mostrare come fondamentali temi filosofici si colleghino in modo naturale alla problematica generata dagli studi e dalle ricerche sui sistemi atomici. Passiamo quindi ad esaminare, al fine di tratteggiare la personalità filosofico-scientifica dei maggiori protagonisti della nuova fisica, alcune specifiche posizioni circa la realtà e la sua conoscibilità.

 

1. L’idealismo e le sue derivazioni

Per l’idealismo l’oggetto del conoscere è l’idea; ma se questa è pensata come indipendente dal conoscere e meta esterna ad esso (il che accade, per esempio, nel platonismo), questo punto di vista è ancora realistico. Invece l’idealismo moderno è soggettivistico: l’oggetto del conoscere è posto, prodotto, “creato” dall’attività dello stesso soggetto conoscente. Ovviamente esistono varie versioni dell’idealismo, più o meno radicali, che vanno dall’ipotesi secondo cui le rappresentazioni della mente hanno un livello più elevato di esistenza che non gli oggetti, a quella secondo cui gli oggetti sono creati dalla mente, fino alla posizione estrema per cui non vi è nient’altro che la mente.

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Published: 07 August 2026
Created: 31 July 2026
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lantidiplomatico

La schiena della guerra è spezzata

di Alastair Crooke – Strategic Culture

Alla fine gli Stati Uniti dovranno capitolare, con la conseguenza che l’Iran diventerà una potenza regionale.

Trump ha ordinato all'esercito statunitense di non compiere nuovi attacchi contro l'Iran venerdì sera, nonostante avesse approvato in precedenza un "attacco massiccio dalle Porte dell'Inferno" contro l'Iran.

Gli Stati Uniti hanno ora richiesto un nuovo cessate il fuoco temporaneo con l'Iran e cercano di ripristinare il Memorandum d'Intesa (MoU) fallito e sospeso, con discussioni che includano lo Yemen, mentre Trump cerca di coinvolgere Ansar Allah nei negoziati.

Chiaramente Trump è arrabbiato e teme che la guerra stia consumando la sua presidenza (e la sua eredità). L'Iran ha respinto in modo assoluto tutti i negoziati durante l'ultima settimana e ha confermato che non inizierà negoziati in nessun caso. In parole semplici, perché l'Iran dovrebbe acconsentire a dare agli Stati Uniti il tempo di riorganizzarsi e riarmarsi prima di lanciare un altro giro di attacchi contro l'Iran quando ha messo gli Stati Uniti “alle strette”.

Un ritorno al MoU la cui credibilità Trump ha ripetutamente distrutto? Improbabile.

Will Schryver osserva che circolano voci secondo cui il Pentagono stia facendo pressione su Trump affinché annulli la guerra con l'Iran perché gli Stati Uniti hanno quasi esaurito le loro scorte di intercettori per la difesa aerea e missili d'attacco a lunga distanza.

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Published: 07 August 2026
Created: 30 July 2026
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giubberosse

Il coltello persiano

di Enrico Tomaselli

Cosa ha spinto l’Iran, per la prima volta in assoluto, ad interrompere la sua politica di risposta calibrata agli attacchi israelo-statunitensi, per colpire in prima battuta le basi USA in Giordania? E, meno di 48 ore dopo, di attaccare una nave gasiera statunitense nel porto di Damietta, in Egitto?

L’ipotesi che si tratti di una risposta agli attacchi saudito-statunitensi contro alcune basi delle Popular Mobilization Forces irachene, che hanno provocato una 15ina di morti, tra cui 5 membri dell’IRGC, benché non si possa escludere appare comunque poco plausibile. Intanto, perché sarebbe solo la seconda volta che Teheran risponde direttamente a un attacco subito dei suoi alleati dell’Asse della Resistenza (la prima, contro Israele, dopo un attacco contro Hezbollah), ma soprattutto perché l’Iran fa le sue mosse sempre secondo una logica strategica, mai per mera reattività. E quindi, qual’è la ragione di questa escalation controllata?

La risposta più probabile è che Teheran ritiene, non a torto, che Washington sia in un momento di particolare difficoltà, e che quindi non bisogna offrirgli l’opportunità di continuare il gioco dello stop-and-go, con gli attacchi militari che si alternano alle pause falsamente negoziali, mentre la narrazione di Trump oscilla tra minacce apocalittiche e fantasiose storie di iraniani che implorano di fermare gli attacchi aerei.

L’attacco dell’altro giorno contro la base di Muwaffaq Salti, fa innanzitutto piazza pulita delle fole raccontate dal presidente USA.

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Published: 07 August 2026
Created: 30 July 2026
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altreconomia

Modalità “Lehman Brothers”

Perché dobbiamo fare molta attenzione a direct lending ed Etf

di Alessandro Volpi

L’esplosione del sistema di prestiti al di fuori del sistema bancario, l’estrema concentrazione dei fondi d’investimento che hanno l’obiettivo di replicare l’andamento di un indice, e la vulnerabilità delle Big Tech, gonfiano una bolla finanziaria enorme e precaria. Aver dato per spacciato lo Stato sociale sostituendolo con questi strumenti finanziari non è stata una grande idea. L’analisi di Alessandro Volpi

* * * *

Il “nuovo” capitalismo finanziario, partorito dal neoliberalismo, ha a disposizione strumenti pressoché inesistenti fino a dieci anni fa e ora assai diffusi presso i comuni risparmiatori. Si tratta in particolare del “direct lending”, il sistema di prestiti al di fuori del sistema bancario, e degli Etf, un particolare tipo di fondo d’investimento che ha l’obiettivo di replicare l’andamento di un indice azionario, obbligazionario o di materie prime.

La convergenza tra l’esplosione del direct lending, l’iper-concentrazione degli Etf e la vulnerabilità delle Big Tech, che hanno perso in mese oltre il 25% del loro valore, ha creato un ecosistema finanziario caratterizzato da una fragilità strutturale con una probabilità di crisi sistemica superiore al 25% nel prossimo biennio.

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Published: 07 August 2026
Created: 30 July 2026
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comidad

Governi incapaci di intendere e di volere con il denaro a fargli da tutore

di comidad

In una fintocrazia il compito del governo è fingere di governare. Rientrerebbe in questo schema il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 luglio scorso. Si tratta di una modifica dell’articolo 98 del Codice Penale, in base alla quale la capacità di intendere e di volere del minore che abbia compiuto i quattordici anni, non sarà più oggetto di accertamento caso per caso, bensì data per acquisita fino a prova contraria, come avviene per i maggiorenni. Il disegno di legge è stato venduto alla pubblica opinione forcaiola come misura anti-buonista, mentre in effetti è solo una fesseria, un mero nonsenso. C’è un governo fintocratico che non riesce neppure a fingere come si deve; infatti si dà per acquisita la responsabilità penale fino a prova contraria del minore che abbia compiuto i quattordici anni, ma non si fa capire perché questa presunzione di responsabilità non si debba estendere anche all’ambito civile. Se a quattordici anni si è considerati penalmente responsabili fino a prova contraria, allora si sarà anche capaci fino a prova contraria di decidere autonomamente non solo di fare corsi di educazione sessuale, ma persino di avere rapporti sessuali con persone di ogni età, o addirittura di sposarsi; oppure di gestire eventuali proprietà senza passare per la tutela dei genitori. La presunzione di responsabilità non può essere ristretta all’ambito penale senza creare continui paradossi. Le sedicenti opposizioni sono andate in soccorso della Meloni mettendo su il consueto gioco delle parti tra buonisti e cattivisti; ma non tutto potrà essere risolto con le solite pantomime o con la consumata e consunta ciarlataneria dei cosiddetti costituzionalisti, poiché certi paradossi comporteranno ostacoli pratici.

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Published: 07 August 2026
Created: 03 August 2026
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fattoquotidiano

Militari in Arabia Saudita, siamo in guerra ma gli italiani non sanno perché

di Paolo Ferrero

L’idea che i giornali propagandano, per cui la più potente nazione del mondo oggi sarebbe in mano ad un ubriaco, è una tesi falsa. I governanti europei sono totalmente subalterni

In questi giorni abbiamo scoperto che il governo ci ha portato in guerra a fianco dell’Arabia Saudita la quale ha appena aggredito Yemen e Iraq. Si tratta di un fatto gravissimo, un tipico atto di guerra in cui le prime vittime sono le regole costituzionali. Questo episodio non è un incidente di percorso ma la cartina di tornasole della fase che stiamo vivendo, in cui l’Italia sta entrando in guerra per via burocratica, grazie all’iniziativa bellicista del governo e alla collaborazione del Presidente Mattarella che – dati il suo ruolo di comandante delle forze armate – non può essere considerato altro che complice.

Quello che abbiamo appena subito come popolo italiano è una grave violazione dell’articolo 11 della Costituzione – più grave dell’utilizzo delle infrastrutture aeree da parte degli Stati Uniti nell’azione di aggressione alla Repubblica Iraniana – che colloca il nostro paese tra i cobelligeranti nella guerra mondiale a pezzi.

Uno stato di guerra che non si dispiega solo con metodi militari ma che assume anche le caratteristiche della guerra ibrida, visto quello che è successo nell’enclave spagnola di Ceuta dove decine di migliaia di giovani sono stati palesemente spinti a rischiare e perdere la vita rendendosi protagoniste di una sorta di invasione civile organizzata dalla filosionista monarchia marocchina.

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Published: 06 August 2026
Created: 06 August 2026
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sinistra

Il diritto internazionale non è privo di forza, è solo colpevolmente e volutamente disapplicato

di Luca Benedini

fallimento del diritto internazionale 1200x800Nelle relazioni internazionali, attualmente le problematiche cruente più grosse, tragiche e strutturali provengono dai comportamenti di tre governi: quello israeliano di Netanyahu (che maltratta da tempo in mille modi i palestinesi incurante di numerose risoluzioni dell’Onu e della “Corte internazionale di giustizia” e che oggi si mantiene in uno stato di guerra infinita anche con altri paesi come specialmente Libano, Iran e Siria), quello russo di Putin (che ha organizzato, deciso nel 2022 e poi mantenuto in atto sino ad oggi l’invasione dell’Ucraina) e quello statunitense di Trump (che oltre a proseguire a tutti i livelli la tradizione di una sfacciatissima protezione e di un continuo aiuto nei confronti del governo israeliano – praticamente qualunque cosa quest’ultimo faccia – sta organizzando, decidendo e attuando in particolar modo una guerra all’Iran in più fasi che prosegue ormai da circa cinque mesi). Sono anche guerre che in vari modi stanno danneggiando diffusamente e gravemente l’economia mondiale e l’ambiente planetario, ledendo pesantemente così gli interessi stessi di più o meno tutte le popolazioni della Terra [1].

In base ai “Princìpi di Norimberga” (riconosciuti come parte del diritto internazionale dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1950), sono considerati come crimini punibili sia l’avvio di guerre d’aggressione o di guerre che violano accordi internazionali, sia le azioni che durante una guerra provocano il maltrattamento o l’uccisione della popolazione civile e causano devastazioni generalizzate, sia degli eventuali altri atti disumani – come gli omicidi deliberati, le deportazioni, le schiavizzazioni, i casi di sterminio, e via dicendo – attuati in collegamento con quei primi due tipi di crimini. In altre parole, in base a tali Princìpi i membri di quei tre governi e i principali capi militari dei tre eserciti in questione hanno tutti commesso dei gravissimi crimini punibili, che sin dal 1950 sono internazionalmente riconosciuti e sono classificati in tre tipologie: “crimini contro la pace”, “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”.

Ma, anche indipendentemente dai “Princìpi di Norimberga” e dai successivi trattati che approfondiscono ulteriormente quanto stabilito in quei Princìpi, i governanti e i capi militari in questione hanno commesso delle gravi violazioni specifiche della legislazione del loro paese.

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Published: 06 August 2026
Created: 30 July 2026
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lafionda

Il campo largo davanti alla prova della guerra

di Giovanni Tonlorenzi

0 ipr Upxd oPDJDTq.jpgI. Non si sceglie il Foglio per caso

Abbiamo aspettato, immaginando che un’intervista di quella nitidezza politica avrebbe suscitato un dibattito serio a sinistra. Invece non è successo nulla, se non qualche commento tiepido e superficiale. Vale la pena allora analizzare per intero cosa Schlein ha detto al Foglio e cosa la mancata risposta dei suoi possibili alleati significhi.

Elly Schlein ha scelto, probabilmente non a caso, quel giornale per ribadire la propria posizione sull’Ucraina, sull’Europa, sulla difesa comune, sul modo in cui il suo partito intende la politica internazionale, oltre a qualche altro pensierino inconsistente dal punto di vista dei contenuti.

Un’ora e quaranta al telefono con il direttore Claudio Cerasa, che ha ammesso la notevole stanchezza di entrambi alla conclusione di quel lungo colloquio, e non facciamo certo fatica a credergli.

Il Foglio è il quotidiano dell’establishment oltranzista eurounitario e atlantista, con una linea editoriale che da anni caldeggia, per usare un eufemismo, continue cessioni di sovranità nazionale, sostegno illimitato all’Ucraina senza tentennamenti e totale vicinanza, sbandierata, alle politiche di Israele. Rappresenta una visione politica totalmente asservita alla tecnocrazia eurounitaria. Parlare al Foglio significa tentare un’interlocuzione che non riguarda un elettorato di massa, vista la contenutissima diffusione del giornale, ma i settori atlantici ed europeisti che decidono le cornici entro cui la politica italiana si muove.

È a loro che si vuole ribadire la propria affidabilità in vista di un’auspicata fase post-meloniana, ed è in quei settori che si cerca quella legittimazione necessaria a proporsi come gestore alternativo dello stesso progetto che oggi Meloni amministra.

 

II. Convintamente

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Published: 06 August 2026
Created: 27 July 2026
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sbilanciamoci

Come il Trumpismo cambia l’economia 

di Claudio Gnesutta

Dietro la politica di Trump c’è un modello di economia, fatto su misura per la sua base elettorale, che unisce i bianchi impoveriti e la finanza speculativa. Dai dazi alle criptovalute, le misure della Casa bianca hanno una logica: un nuovo libro di Dario Togati ci aiuta a capirla

Screenshot 2026 07 27 alle 09.17.23.pngNell’ultimo decennio – dopo la crisi finanziaria del 2008, la pandemia e il ritorno della guerra ai margini dell’Occidente – la globalizzazione è entrata in una fase di diffusa incertezza. Grazie al clima di fiducia instaurato negli anni Ottanta e alle regole internazionali favorevoli al multilateralismo del mondo occidentale si sono ampliati gli scambi commerciali, finanziari, di merci e di persone a livello mondiale, offrendo opportunità di crescita a molte economie arretrate, migliorandone le prospettive di reddito e benessere. Tuttavia, la riorganizzazione produttiva accentrata lungo le nuove filiere tecnologiche e logistiche globali, sostenuta da una finanza sempre più internazionale, ha trasformato profondamente gli apparati produttivi nazionali soprattutto occidentali, incidendo sugli equilibri politici interni con costi significativi in termini di occupazione, di diseguaglianze e di esposizione a shock esterni. Ne è derivato, per ampi gruppi sociali, l’indebolimento della fiducia nella promessa neoliberista di quel trickle-down secondo cui le politiche economiche favorevoli a imprese e fasce più ricche avrebbero stimolato una crescita destinata poi a beneficiare l’intera società.

Porre l’accento sulla “fiducia” come necessario “collante” della società e del processo che ne orienta il futuro implica che di essa non si possa prescindere quando si intenda valutare la formazione e gli effetti della politica economica. In effetti, senza una precisa forma storica di fiducia, difficilmente si sarebbero formate e mantenute le innumerevoli relazioni di mercato tra paesi, imprese e persone che hanno reso credibile, accettabile e condiviso l’ordine economico degli ultimi decenni. Ma, allora, sorgono alcune domande: la crisi dell’attuale assetto interno e internazionale non può essere letta come una crisi di fiducia? E, da questa prospettiva, non si possono comprendere meglio le dinamiche politiche in corso e le loro ricadute economiche e sociali? Sono domande poste da Dario Togati in Capitalismo fragile. La crisi di fiducia e l’America di Trump (con illustrazioni di Davide Borella, Diarkos, 2026), dove la fiducia è utilizzata come chiave interpretativa del presente per spiegare “perché Trump ha vinto le elezioni” e leggere le sue politiche come risposta, coerente o meno, a una crisi che interroga il futuro del capitalismo e della democrazia in Occidente.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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lafionda

Israele, l’Occidente e il silenzio dei doppi standard

di Elena Basile

In Germania stanno per approvare in Parlamento nuove sanzioni (fino a 5 anni di reclusione) per chi nega il “diritto a esistere di Israele”. Con un coraggio straordinario Craig Mokhiber – che ho potuto conoscere grazie alla rassegna stampa di Angelo Gaccione – scrive un bellissimo articolo in cui ricorda le violazioni di Israele, a partire dalla Nakba (1947/49), dalla linea verde (confini con Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania, mai legalizzati) e dalle terre occupate nel 1967, fino all’assedio di Gaza, alle punizioni collettive avvenute prima del 7 ottobre 2023, al genocidio, all’apartheid e alla violenza dei coloni in Cisgiordania, che continua in modo feroce in questi giorni.

Craig ricorda che Israele si è autodefinito Stato ebraico, non riconoscendosi come lo Stato dei palestinesi, musulmani e cristiani che vi abitano, e non ha mai legalizzato i propri confini. Con alcune leggi infami (Dahya) ha legittimato l’uccisione in massa di civili e, con la direttiva Annibale, il sacrificio in massa dei propri cittadini. Israele incarcera minori, sequestra senza processo i palestinesi e legittima le torture in carcere. Oggetto di dibattito pubblico è se i palestinesi possano essere o meno stuprati in carcere.

Lo Stato terrorista è sotto accusa dell’unico tribunale dell’ONU, la CPI, che ha emanato misure cautelari (mai applicate da Israele) considerando plausibile il genocidio. Il Procuratore della CPI Khan, incurante delle minacce, ha incriminato Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Gallant.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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manifesto

La favola tragica del riarmo a costo zero che strozza i conti per un decennio

di Emiliano Brancaccio

Come in un tetro copione shakespeariano, la corsa al riarmo dell’Italia prosegue inarrestabile. Per bocca del ministro Tajani, il governo abbandona le vecchie ritrosie e dichiara l’adesione al fondo “Safe” con una richiesta di prestito di 14,9 miliardi destinati al riarmo.

È l’ultimo anello di una ferrea catena di eventi passata per l’impegno assunto dalla premier ad Ankara, con Trump e gli alleati Nato: elevare la spesa militare al 5 percento del Pil. L’obiettivo implicherà un enorme carico per il bilancio pubblico. Se dunque i prestiti europei possono alleviare lo sforzo, sarà bene smettere di indugiare e chiederli subito.

Così, dopo Polonia, Cipro, Lituania, Croazia e Grecia, l’Italia si inserisce nel gruppo di testa dei paesi che hanno scelto di indebitarsi con l’Europa per armarsi.

I guerrafondai nostrani festeggiano e ci rassicurano. A loro avviso, il ricorso al prestito “Safe” è estremamente vantaggioso e dimostra pure che non c’è nessuna scelta politica da compiere tra burro e cannoni: per finanziare il riarmo non serviranno nuovi tagli alla sanità, alla scuola o allo stato sociale.

Nel campionario di falsità dei cocchieri della guerra, questa rientra senza dubbio tra le più ardite. La realtà del “Safe”, infatti, è ben più infida di quanto venga in queste ore narrato.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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analisidifesa

Russia e Cina hanno fornito supporto agli attacchi iraniani contro le basi statunitensi?

di Giacomo Gabellini

Negli ultimi giorni, le forze armate iraniane hanno colpito con missili e droni diverse installazioni militari statunitensi in Arabia Saudita, Bahrein, Giordania e Kuwait. Nell’attacco sferrato il 17 luglio, un missile balistico ha violato le difese aeree imperniate sui sistemi Patriot e Thaad che proteggevano la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, e raggiunto i complessi abitativi prefabbricati, eliminando tre soldati statunitensi.

Segno dell’integrità delle capacità offensive dell’Iran, documentate dal «New York Times» all’interno di un’approfondita analisi di decine di immagini satellitari, filmati e fotografie a bassa risoluzione della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea che immortalano ben nove siti militari statunitensi colpiti dai recenti attacchi iraniani.

Allo stesso tempo, l’intensità della distruzione seminata nella regione dai missili e droni iraniani evidenzia l’inadeguatezza delle difese aeree statunitensi.

L’Iran, di contro, si è rivelato perfettamente in grado sia di tenere al sicuro gran parte dei propri arsenali, sia di ricostruire le infrastrutture militari danneggiate e/o distrutte dai raid israelo-statunitensi. Un’inchiesta realizzata dal «Wall Street Journal» sulla base delle risultanze emerse dall’esame di decine di immagini satellitari statunitensi attesta il ritmo estremamente sostenuto che scandisce il processo di ricondizionamento del dispositivo bellico iraniano.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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contropiano2

La Tav è funzionale alla mobilità militare, non allo sviluppo del paese

di Linda Maggiori*

Sulla Tav Torino Lione, no. Non chiamiamola alta velocità. L’alta velocità da Milano a Parigi c’è già, da un pezzo ed è una meraviglia.

6 ore di comodo viaggio a 45 euro. A settembre ci andiamo con tutta la famiglia. Potrebbe essere migliorata e incentivata ma c’è e passa su binari esistenti. Potrebbero migliorare i collegamenti anche regionali da Italia a Francia ma la linea c’è.

La Tav serve solo e unicamente alla Military mobility. Un piano europeo che esiste da anni ma ogni anno diventa sempre più insistente e minaccioso.

La commissione europea spinge per adeguare ogni infrastruttura logistica alla guerra, stanzia miliardi, una volta fatto tutto, la guerra può scoppiare.

Il Parlamento europeo voterà a breve, informatevi.

La Tav fa parte del Corridoio Mediterraneo, uno dei grandi assi di trasporto della rete europea TEN-T che collega la penisola iberica al confine tra Ungheria e Ucraina.

Far passare convogli fuori sagoma, militari, su gallerie dimensionate ai carri armati da ovest a est, verso Ucraina. A Pontedera, La Spezia, Genova, in ogni paese ci sono opere adeguamenti di porti, ferrovie, stazioni, binari, strade.

Migliaia, centinaia di altre opere, magari più piccole ma tutte per uno scopo: la guerra.

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Published: 06 August 2026
Created: 06 August 2026
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sinistra

La guerra interna dello Stato capitalistico

Riflessioni in margine all’assassinio di Abderahhim Fakir

di Jacques Bonhomme

Il fronte interno delle guerre imperialistiche occidentali è ormai diventato, anche da noi, una guerra interna aperta e feroce verso proletari, masse immigrate ed emarginazione metropolitana. Le leggi speciali degli ultimi anni sono culminate nella cancellazione di ogni residua restrizione penale alla violenza poliziesca di corpi repressivi sempre più militarizzati, rendendo così scoperto e dirompente lo “stato assedio” di fatto cui lo Stato capitalistico sta mirando. Infatti, i traumi collettivi sempre più forti, imposti ai popoli europei dalle devastazioni sociali neoliberistiche e dal gigantismo militare della NATO, che sparge fiamme e distruzioni in Medio Oriente, in Russia e in Africa, richiedono forme terroristiche di contenimento e di dissuasione delle lotte di massa e dei loro temuti sviluppi organizzativi. Per questo, la repressione poliziesca e militare della protesta sociale si è allargata dai luoghi della concentrazione proletaria, considerati strategici dagli anni di Scelba in poi (cortei e case occupate, per esempio), alle aree urbane da riqualificare, ai quartieri “malfamati” e ai ghetti, alternando assalti a presidi e perquisizioni domiciliari, pattugliamenti intimidatori e deportazioni. A partire dal piano di guerra che nel 2001, a Genova, i reparti antisommossa seguirono metodicamente, la dimensione militare della repressione delle lotte di classe è divenuta prevalente. Questo tipo di repressione è centrato sulla prevenzione, sullo sradicamento anticipato dei potenziali portatori di ogni tensione sociale. Così le fasce più povere della società, e in modo particolare gli immigrati della “colonia interna” e i lavoratori precari e semioccupati, divengono le nuove “classi pericolose”.

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Published: 03 August 2026
Created: 27 July 2026
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alternativa.png

Rovesciare il potere di chi produce gli algoritmi, ma sempre di più il potere della tecno-archia

Alberto Deambrogio intervista Lelio Demichelis

Una conversazione con Lelio Demichelis, sociologo, docente universitario, autore di Tecno-archia, o la nave dei folli (Derive Approdi editrice)

politiche filosofia 1024x1024.jpgAlberto Deambrogio: Professore, nel tuo lavoro analizzi spesso come la tecnologia non sia mai neutrale, ma risponda alle logiche del biocapitalismo. Di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale, assistiamo oggi a una “sacralizzazione” dell’algoritmo che sembra sottrarlo alla critica politica. In che modo l’IA sta ridefinendo il concetto stesso di sfruttamento e come si può decostruire questa narrazione tecno-ottimista che presenta l’automazione come un destino inevitabile e privo di alternative? 

Lelio Demichelis: Non è solo l’algoritmo, ma è la tecno-scienza – e non lo dico solo io – a essere sacralizzata e ad essere da tre secoli il nostro nuovo Dio. Permette all’uomo di credersi come Dio e di creare il mondo a sua immagine e somiglianza, mentre è in realtà l’uomo ad essere plasmato da questo nuovo Dio, è la tecnica a fare l’uomo a sua immagine e somiglianza secondo la propria razionalità basata solo sul numero e sul calcolo e la calcolabilità di ogni cosa, con gli uomini ridotti a numeri anch’essi (questo è il Big Data, a questo servono i Data Center). Il credo di questa che avevo chiamato religione tecno-capitalista è: la scienza scopre, l’industria applica, l’uomo si adegua – che era poi il motto positivista dell’Esposizione Universale di Chicago del 1933. La sacralizzazione della cosiddetta intelligenza artificiale è quindi solo l’ultima forma e norma comportamentale (dopo positivismo, liberalismo, anche marxismo, neoliberalismo, fascismo/nazismo, populismo/sovranismo) di addomesticamento e di adeguamento (appunto) degli uomini e della società alle esigenze del capitale ma soprattutto del sistema tecnico. È l’uomo ridotto a macchina, indotto a delegare tutto sé stesso alla macchina e ad eseguire automatismi non più solo macchinici (a funzionare come una macchina, ai tempi della macchina, secondo le procedure e i dispositivi della macchina, oggi digitale/algoritmica), ma ora anche esplicitamente cognitivi, quelli appunto indotti dalla intelligenza artificiale. È sfruttamento capitalistico e industrializzato del lavoro (di produzione e di consumo e di generazione di dati), del tempo libero, della vita intera dell’uomo come oggi anche della conoscenza e del sapere, ma è soprattutto sfruttamento tecnico (concetto e processo che dovremmo cominciare ad usare) dell’uomo attraverso la sua nullificazione (è nichilismo) come soggetto capace di pensiero e di immaginazione.

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Published: 03 August 2026
Created: 03 August 2026
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acropolis

Apocalisse e fine del mondo

di Pierre Dardot

thumbnail 3 .jpgE se il vero pericolo non fosse l’apocalisse annunciata, ma la nostra accettazione della sua ineluttabilità? Dal tecnofascismo di Peter Thiel ai bunker dei miliardari, il discorso sulla fine dei tempi paralizza ogni immaginazione politica. Contro questo immaginario del nemico, bisogna rifiutarsi di opporgli la «nostra» apocalisse e preferirgli la lotta per un’altra fine del mondo, sulla scia delle cosmopolitiche dei popoli della terra.

* * * *

Apocalypse Now? L’apocalisse tende a saturare il nostro immaginario. Assorto nella sua ossessione morbosa, Peter Thiel vede nelle figure dell’Anticristo e dell’Armageddon le incarnazioni dello «spettro apocalittico». Da parte loro, in un articolo dedicato all’«ascesa del fascismo della fine dei tempi», Naomi Klein e Astra Taylor (2025) affermano che una «tendenza apocalittica ai vertici di un governo» è qualcosa di inedito e parlano dell’«attrazione apocalittica del fascismo della fine dei tempi».

Il titolo del libro di Quinn Slobodian: Crack-Up Capitalism (Capitalismo della frammentazione) diventa nella sua traduzione francese: Il capitalismo dell’apocalisse. L’autore ricorre fin dall’inizio alla metafora della perforazione per indicare la moltiplicazione delle zone liberate per il mercato: «Ogni atto di secessione soft […] è una nuova piccola vittoria per la zona, un altro piccolo buco nel comune». Il moltiplicarsi di questi buchi che sono le «zone» (oggi più di 5.400) su iniziativa di miliardari e società private testimonia chiaramente «decenni di sforzi volti a perforare il tessuto sociale, a defezionare e a separarsi dal collettivo[1]». In che modo ciò giustifica il ritorno sul tema dell’apocalisse? Il «sogno di un mondo senza democrazia», per riprendere il sottotitolo, sta per realizzarsi?

La novità è che questi sforzi volti a lacerare il bene comune sono oggi attivamente sostenuti da coloro che esercitano il potere alla guida dello Stato statunitense e giocano consapevolmente sulla «fantasia apocalittica». Naomi Klein e Astra Taylor si spingono oltre affermando: «Come sempre con il fascismo, la fantasia apocalittica contemporanea trascende le divisioni di classe e unisce i miliardari alla base del movimento MAGA».

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Published: 03 August 2026
Created: 01 August 2026
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laboratorio

Altro che securitarismo e immigrazione, il 62% degli italiani rinuncia a fare figli perché costa troppo

di Domenico Moro

Nel 2025 sono nati in Italia circa 355mila bambini, il dato più basso dalla fine della Seconda guerra mondiale, e sono morte 652mila persone, con un saldo negativo di -297mila, come se fosse sparita l’intera città di Catania[i]. La Fondazione per la Natalità, in collaborazione con Istat e Inps, ha reso pubblico un dossier da cui risulta che il 62% degli italiani fa sempre meno figli perché questi costano troppo. Inoltre, il 49,9% delle donne teme conseguenze negative sul lavoro con l’arrivo di un figlio. Solo il 5,5% dice di non volere figli[ii]. Il problema, quindi, non sono gli immigrati che sono troppi, ma gli italiani che stanno diventando troppo pochi.

In base alle proiezioni di Eurostat, la popolazione italiana, che nel 2026 è di 58,9 milioni, a pari condizioni (stesso tasso di natalità e stessa intensità del flusso migratorio di oggi), passerà nel 2050 a 55,7 milioni o a 49,5 milioni in caso di blocco totale dell’immigrazione (l’ipotesi vannacciana)[iii]. Questi dati dipendono anche dall’emigrazione di cittadini italiani. Nel 2026 oltre 6,5 milioni di questi, spesso giovani con alti titoli di studio, sono all’estero, alla ricerca di migliori salari e condizioni di vita. Visto che fare figli è difficile soprattutto per ragioni economiche, il vero problema è che i salari italiani negli ultimi decenni sono diminuiti e che il welfare per le famiglie e a favore delle donne che lavorano si è ridotto (a partire dagli asili nido e dalla assistenza ai genitori anziani).

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Published: 03 August 2026
Created: 28 July 2026
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perunsocialismodelXXI

Venezuela. La fine dei dubbi

La rivoluzione chavista è stata venduta

di Carlo Formenti

Qualche mese fa, ragionando a botta calda sulla criminale aggressione colonialista USA al Venezuela, avevo inserito, poco prima di consegnare la versione definitiva all'editore, nel testo del mio ultimo libro Oltre l'Occidente (scritto assieme ad Alessandro Visalli e qui presentato negli ultimi post) avevo espresso seri dubbi sull'esistenza di complicità all'interno del regime di Caracas. Scrivevo in particolare: "La posizione del governo di Rodriguez non sembra esente da ambiguità: non è chiaro se certe posizioni concilianti nei confronti degli USA siano frutto di una tattica dilatoria o della disponibilità al compromesso (...) Occorrerà dunque tempo per capire l'evoluzione della situazione: crisi irreversibile del regime, lungo periodo di transizione o acutizzazione dei conflitti politici e sociali fino alla guerra civile?".

In realtà non è stato necessario aspettare troppo. A smentire i tentativi di chi, come l'amica Geraldina Colotti, si arrampicava sugli specchi per difendere la tesi di una "ritirata strategica" dell'ala moderata del regime incarnata dalla Rodriguez, la cruda verità è emersa in modo inequivocabile. Come scrivono gli amici della Rete dei Comunisti su "Contropiano"(https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/07/25/venezuela-non-e-tattica-e-capitolazione-0197284) "Quelli che venivano presentati come cedimenti “tattici” per evitare un conflitto chiaramente asimmetrico con la potenza militare statunitense, si sono invece rivelati una consapevole capitolazione politica e ideologica su ogni terreno: da quello economico alla politica internazionale.

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Published: 03 August 2026
Created: 26 July 2026
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contropiano2

L’Asia ridefinisce il concetto di “sovranità”. Il forum di Colombo

di Harleen Kaur*

Quattro anni fa, Colombo era il monito mondiale. Un default sovrano, code di automobili per il carburante che si estendevano per chilometri, un palazzo presidenziale occupato dai suoi stessi cittadini.

La scorsa settimana, la stessa città ospita sindacalisti, quadri di partito, studiosi e ministri da tutta l’Asia, dal Nepal alle Filippine e dall’Iran all’Indonesia. Si sono riuniti sotto una bandiera che nel 2022 sarebbe suonata utopica: “Giù le mani dall’Asia“.

La scelta del luogo è l’argomento stesso. La crisi dello Sri Lanka non è mai stata solo dello Sri Lanka. Era l’esperienza compressa di ciò che gran parte dell’Asia vive al rallentatore: strutture produttive progettate sotto il colonialismo per servire il centro, un debito che condiziona ogni bilancio e un ordine internazionale che punisce ogni tentativo di uscita.

L’assemblea di tre giorni, convocata dall’Assemblea Internazionale dei Popoli e da Tricontinental: Institute for Social Research, si è aperta il 16 luglio con una plenaria che ha esposto la sua tesi centrale. La sovranità nel XXI secolo non è una bandiera e un seggio alle Nazioni Unite. È una condizione integrata che abbraccia finanza, tecnologia, dati e difesa. E l’Asia, dove si sta spostando il baricentro economico mondiale, è il luogo in cui questa battaglia sarà decisa.

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Published: 03 August 2026
Created: 23 July 2026
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sbilanciamoci

IA e colonialismo dei dati 

di Mario Coglitore

I dati sono una forma di appropriazione di risorse, ma non si tratta di impossessarsi di materie prime, è la vita che deve essere configurata in modo da facilitare la produzione di queste ricchezze digitali. Le IA vengono inoltre istruite a partire da insiemi di dati che riflettono i pregiudizi tipici della cultura occidentale

Anche questa mi doveva capitare”, pensa,“di parlare a una macchina come se fosse un essere umano.”

Dino Buzzati, Il grande ritratto

Informatiche del dominio

La comparsa dell’Intelligenza Artificiale (d’ora in poi IA) ha cambiato in maniera significativa gli scenari del possibile, e qualche volta dell’impossibile, invadendo i luoghi del digitale in una inarrestabile corsa verso un futuro che non sappiamo esattamente cosa prometta.

Ormai parte imprescindibile del nostro immaginario collettivo, l’IA percorre senza sosta il dedalo di Internet che credevamo realtà virtuale pronta a soddisfare ogni nostro desiderio, mettendo saperi e conoscenza a disposizione di ciascuno in uno scambio totalmente orizzontale e democratico, e soprattutto perfettamente gratuito, all’insegna di una piena condivisione. Ma non è andata così, come era abbastanza prevedibile, nel momento in cui le piattaforme commerciali hanno preso possesso della Rete, trasformandola in un lucroso affare di proporzioni planetarie.

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Published: 03 August 2026
Created: 24 July 2026
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scenari

Il tramonto dell’umano: una filosofia del mondo digitale

di Silvano Tagliagambe

L’ultimo libro di Luca Taddio, Il tramonto dell’umano. Estetica e nichilismo nell’era del digitale, non è un semplice saggio sull’intelligenza artificiale. È un’opera filosofica ambiziosa che prova a fare qualcosa di molto più difficile: comprendere la trasformazione della nostra forma di vita a partire da una domanda radicale, quella sul rapporto tra mondo, realtà e senso.

Negli ultimi anni il dibattito sul digitale si è concentrato soprattutto sulle conseguenze delle nuove tecnologie: automazione, algoritmi, sorveglianza, disinformazione, intelligenza artificiale. Taddio sceglie invece una prospettiva differente. Propone, prima ancora di chiedersi quali effetti producano le nuove tecnologie, di domandarsi quale idea di mondo esse presuppongano e quale mondo stiano contribuendo a costruire.

L’originalità del volume risiede proprio in questa strategia dello sguardo, con lo spostamento che ne consegue.

Quello di cui l’autore si fa interprete è l’esigenza di una distinzione destinata a orientare tutta la riflessione successiva. Il mondo non coincide con la realtà, e quest’ultima non coincide con il Reale. Il mondo è il luogo del senso, l’orizzonte entro cui una forma di vita fa esperienza, attribuisce significato e orienta il proprio agire. La realtà è l’oggetto delle scienze naturali. Il Reale rappresenta invece quel fondo ontologico che rende possibile la realtà senza mai esaurirsi nelle sue descrizioni. Questa tripartizione costituisce la chiave interpretativa dell’intero libro e permette di affrontare in modo nuovo il rapporto tra analogico e digitale. 

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Published: 01 August 2026
Created: 01 August 2026
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sinistra

In morte di Fakir

di Algamica*

abderrahim fakir morto bologna tac autopsiaChiamiamo quanti realmente intenzionati a capire le ragioni, ovvero le cause che stanno dietro la morte di Abderahhim Fakir ad analizzare i fatti, nella loro crudezza.

Coloro che hanno visto il video su Fakir non hanno potuto non fare un parallelo con quel 25 maggio 2020 quando George Floyd fu ucciso soffocato con un ginocchio che gli schiacciava il collo. Ma quanto accaduto in questo 19 luglio 2026 c’è molto di più profondo da capire, di qualcosa che segna un salto nella tendenza sociale determinata da una crisi generalizzata del movimento storico del modo di produzione capitalistico, divenuto ormai sistema.

Ripercorriamo i fatti per come sono stati dati dagli organi di informazione, che hanno determinato il tragico epilogo.

Fakir è in uno stato confusionale, è in strada e grida aiuto mentre prende a calci le saracinesche di alcuni box auto. È un ex operaio della logistica, era riuscito a realizzare una piccola impresa autonoma, ma a causa di commesse non pagate la sua attività era andata in crisi. Così ha dovuto anche licenziare un lavoratore e dunque il suo stato di precarietà lavorativa lo ha sottoposto nuovamente alla tagliola del rinnovo del permesso di soggiorno. Ricordiamo che il permesso di soggiorno costituisce una forma di diritto speciale e separato in assenza del quale conduce, spesso, il lavoratore extracomunitario alla condizione di schiavitù. Spesso non rimane che l’illegalità come lavoratore a nero, oppure la reclusione come bracciante sotto i colpi violenti dell’agrobusiness, del piccolo imprenditore agricolo e dei caporali che completano un circuito infernale per gli immigrati senza documenti e la decurtazione generale del costo sociale del lavoro.

Veniamo al fatto. Un cittadino, visto lo stato di crisi psicotica del povero Fakir, chiama il numero unico di emergenza 112 per avvertire che c’è una persona in strada che non è in sè. E aggiunge: “è un extracomunitario”!

Questo è l’elemento casuale che andrà a inserirsi in una dinamica causale e a innescare la consecuzione determinata degli avvenimenti che segneranno la tragica fine di Fakir.

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Published: 01 August 2026
Created: 28 July 2026
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lantidiplomatico

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

di Geraldina Colotti

ghoieyrgsCapita, nelle fasi più contorte della storia, di avvertire un sottile e straniante disagio politico. A chi ha attraversato il fuoco della militanza rivoluzionaria, a chi conosce il peso materiale della lotta di classe — con i suoi costi umani, le sue carceri, i suoi errori e il suo prezzo di sangue — provoca un certo senso di estraniamento ritrovarsi oggi, nel dibattito pubblico e persino in una parte della “sinistra pura”, spinti quasi a forza nel ruolo di "moderate e pragmatiche".

È il paradosso di chi si rifiuta di scambiare la dialettica con la metafisica. Di fronte alla sequenza drammatica degli eventi in Venezuela — dall'aggressione imperialista, all'operazione extraterritoriale e al sequestro del Presidente costituzionale Nicolás Maduro e di Cilia Flores, fino all'estenuante gestione della continuità statale e al doppio devastante terremoto del 24 giugno— si assiste al consueto festival dei ragli digitali.

Un rumore di fondo prodotto da tarantolati che giudicano i processi storici da seduti, a distanza di sicurezza, senza aver mai conosciuto né la responsabilità del potere popolare né la morsa stritolante di una guerra asimmetrica di quinta o sesta generazione, né quindi i costi della sconfitta.

Non vale la pena rispondere all'invettiva sterile di chi confonde il marxismo con un catechismo morale, ma vale la pena prendere sul serio, per discuterne, le contestazioni sincere e le preoccupazioni di principio che arrivano da organizzazioni della sinistra antimperialista, che hanno sempre difeso il processo bolivariano.

Quando questi compagni denunciano l'avvenuta capitolazione del governo bolivariano e vedono nelle manovre di contenimento economico e diplomatico un processo di liquidazione, sentiamo la responsabilità di evitare la mefitica logica da tifoseria e riaprire un dibattito di merito, condotto sul filo del marxismo.

 

La cifra della Rivoluzione: la politica e la mediazione contro la martirologia

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  1. Rita Martufi - Salvatore Izzo - Luciano Vasapollo: "Da anti-imperialisti coerenti denunciamo la capitolazione in Venezuela”
  2. Ezio Locatelli: L’intervista della Schlein e gli gnorri di sinistra
  3. Carlo Lucchesi: Resta davvero poco tempo
  4. Mauro Armanino: Sventurata la terra che ha bisogno di eroi
  5. Angela Fais: Il turismo di massa e la scomparsa (quasi definitiva) del "terzo luogo"
  6. Roberto Iannuzzi:Ucraina: Odessa nel mirino e una possibile svolta nella guerra
  7. Thomas Fazi: «L’ Unione Europea combatte una guerra non dichiarata contro una potenza nucleare»
  8. Mimmo Porcaro: Gli USA, l’eterogenesi dei fini della globalizzazione e l’illusione della sfera di influenza atlantica
  9. Gianandrea Gaiani: La guerra di Trump all’Iran: tempesta perfetta sull’Europa e sull’economia mondiale
  10. Carlo Formenti: Limiti e pregiudizi del marxismo occidentale
  11. Andrea Zhok: Nota a margine sul tema migratorio
  12. Alessandro Volpi: Una precisazione
  13. Il Pungolo Rosso: Nel Venezuela di Delcy Rodriguez, prima entrano i marines, poi l’IDF…
  14. Davide Malacaria: La follia dell'Impero e l'opzione Sansone 
  15. Vincenzo Costa: La sconfitta di Putin
  16. Luciano Bertolotto: Burro o cannoni
  17. Tommaso Pasqualetti: Il pensiero unico della psicologia mainstream
  18. Jeffrey D. Sachs: Ucraina: la guerra per procura che gli Stati Uniti continuano a condurre contro la Russia
  19. Adelino Zanini: Dioniso a Mirafori
  20. Nico Maccentelli: E man int la zità, cittadinanza e lavoro a Bologna
  21. Alessandro Somma: Il Foglio, il fervore sionista e l’ignoranza su cosa sia l’università pubblica
  22. Dante Barontini: Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta…
  23. Alfredo Gigliobianco: Capitalismo carismatico
  24. comidad: Ma sono davvero populisti?
  25. Enrico Grazzini: Schlein è molto più a destra di Prodi (e anche di Meloni) sull’Ucraina

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