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Published: 09 June 2017
Created: 09 June 2017
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lavoro culturale

Nel rovescio della libertà: il neofeudalesimo neoliberale

di Daniele Lo Vetere

Una recensione all’ultimo, magmatico, ma coerentissimo, libro di Massimo De Carolis, “Il rovescio della libertà. Tramonto del neoliberalismo e disagio della civiltà”, Quodlibet, 2017

433x3251495709445087download 1 Dopo l’attentato suicida di Manchester, Theresa May ha chiesto a Google, Facebook, Twitter di fare di più per contrastare il terrorismo. Siamo di fronte a qualcosa che fino a non troppo tempo fa sarebbe stato persino inconcepibile: un rappresentante del potere politico legittimo che chiede a un’azienda privata di farsi carico di una propria prerogativa, ovvero rispondere al sentimento politico fondamentale del bisogno di sicurezza, altresì detto paura. Una dichiarazione del genere, in fondo, ormai non ci stupisce (o terrorizza) quanto in effetti dovrebbe. L’ambizioso libro di Massimo De Carolis, Il rovescio della libertà, spiega molto bene perché.

De Carolis va alla radice di quel vero e proprio «congegno di civilizzazione» che è il neoliberalismo: non una semplice copertura ideologica e sovrastrutturale per un capitalismo rapace, ma l’unico esperimento che, ad oggi, avrebbe cercato di dare una risposta operativa all’ormai secolare disagio della civiltà moderna, di cui il principio di sovranità era uno dei perni. Questo congegno, però, sarebbe già fallito in modi abbastanza disastrosi: ecco perché ci troviamo immersi in una società in cui la schmittiana “guerra partigiana” si è ormai sostituita alla guerra fra nazioni e in cui il potere politico è stato strutturalmente marginalizzato, ma solo per avvantaggiare nuovi poteri feudali monopolistici non legittimati democraticamente.

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Published: 09 June 2017
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la citta futura

Relativismo o antirelativismo?

Il rispetto delle differenze culturali

di Alessandra Ciattini

Qual è il modo più opportuno per affrontare la questione delle differenze culturali?

1a14ab889878010be3390e9fa667abcb XLLa questione che intendo affrontare in questo breve scritto è piuttosto intricata e coinvolge il senso comune (si pensi al problema dei migranti), la filosofia e le scienze sociali, in particolare l’antropologia. In ambito filosofico essa risale al momento in cui alcuni hanno sostenuto che non esistono criteri superiori, validi universalmente, che ci consentano di valutare gli specifici criteri culturali adottati dalle diverse culture. Si potrebbe rimandare a questo proposito a Protagora (V sec. a. C.) e al suo famoso frammento, la cui interpretazione è alquanto controversa, “L’uomo è la misura di tutte le cose” e a Michel de Montaigne (1533-1592), per il quale il nostro modo di ragionare non nasce dalla natura, ma dal costume.

Naturalmente questa visione relativistica ha preoccupato la Chiesa cattolica, che nelle figure di papa Wojtila e papa Ratzinger, l’ha condannata in più occasioni, anche perché ha messo in discussione il monopolio della verità assoluta, che essa si attribuisce.

Benché – come si è visto – il relativismo abbia radici antiche e di tutto rispetto, almeno in ambito antropologico si fa risalire alla crisi dell’evoluzionismo e progressismo ottocentesco, che prefiguravano un avanzamento continuo della società umana e che distinguevano tra i diversi livelli culturali raggiunti dalle differenti forme di vita sociale, le quali erano confrontate a loro svantaggio con la “civiltà occidentale”.

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Published: 09 June 2017
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sinistra

‘Popolo’ e ‘moltitudine’ nel pensiero politico di Concetto Marchesi

di Eros Barone

bozzetto di saro intelisanoPer situare nella giusta direzione interpretativa un tema come quello del rapporto tra ‘popolo’ e ‘moltitudine’ nel pensiero politico di Marchesi e per penetrare esattamente il significato che questo grande intellettuale comunista attribuisce ai due termini or ora indicati, la ricerca deve prendere le mosse dalla formazione politica e letteraria di Marchesi, fissando con la massima nettezza un punto essenziale: la precedenza che ebbe, nell’itinerario intellettuale di Marchesi, la formazione politica rispetto alla formazione letteraria. Che è poi quanto La Penna, nel suo icastico profilo biografico di Marchesi, ha definito, con espressione non meno precisa che elegante, come l’importanza degli “incunabula catanesi”1 . Nella ricostruzione genetica del significato dei termini ‘popolo’ e ‘moltitudine’ non è possibile prescindere dal mondo storico-culturale in cui essi affondano le loro radici, e questo mondo è quello del carduccianesimo giacobino, alimentato dalla poesia anticonformista e anarchicheggiante di Heine, è quello del tardo romanticismo e della scapigliatura, il cui eroe eponimo era l’intellettuale socialista catanese Mario Rapisardi, poeta di Lucifero e traduttore di Lucrezio, professore nella locale università non solo di letteratura italiana, ma anche di letteratura latina, il quale trasmise al giovane Concetto alcune idee-forza, che si ritroveranno poi nella sua riflessione più matura, come quella dell’opposizione tra l’uomo e il cittadino, come la rivendicazione dell’originalità della letteratura latina rispetto a quella greca ed il binomio costituito dalla congiunta avversione per l’arido filologismo e per il bieco autoritarismo tedeschi.

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Published: 08 June 2017
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maggiofil

Le cronache del nostro scontento

di Giorgio Gattei

I: 2011, il complotto di “re Giorgio”

giorgio napolitano1. E dire che ancora a maggio 2011 i conti pubblici dell’Italia apparivano agli occhi degli esperti talmente in ordine che l’agenzia di rating Fitch poteva assicurare che «non c’è nessuna evidenza che la situazione di bilancio dell’Italia si stia deteriorando» ed il Commissario Europeo Olli Rehn riteneva che «l’Italia fa bene il suo lavoro» (“La Repubblica”, d’ora in poi R., 24.5.2011). Di conseguenza lo spread, il differenziale di rendimento dei titoli pubblici decennali rispetto ai Bund tedeschi, veleggiava attorno ai 180 punti. Eppure in meno di un mese succede qualcosa e tutto precipita: la situazione finanziaria si fa insostenibile con lo spread che vola così all’insù che Moody’s, altra agenzia di rating, si dichiara «pronta a declassare l’Italia» (R., 18.6.2011).

Che cosa è successo di così tanto grave nell’arco di quel poco tempo? E’ successo che ha preso il via il complotto della finanza internazionale contro il premier Berlusconi, con l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che vi si accoda ubbidiente. Il fatto è che nei nuovi tempi del terzo millennio non c’è più bisogno di minacciare “rumor di sciabole” (come era stato costume nella seconda metà del Novecento in Italia) per cacciar via un governo; adesso basta uno scuotimento di spread, soprattutto se la regia è all’estero.

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Published: 08 June 2017
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marx xxi

Germania-Usa alla resa dei conti

di Pasquale Cicalese e Filippo Violi

Riceviamo dai compagni Cicalese e Violi e volentieri pubblichiamo. Ci auguriamo che la loro riflessione sia di stimolo all'apertura, anche in Marx21.it, di un confronto sulle prospettive che si aprono per l'Europa nella fase attuale caratterizzata dal manifestarsi di  stridenti contraddizioni tra le potenze imperialiste dell'Occidente

Merkel agente USACon l’idea di trasformare l’UE in un blocco di potere indipendente sulla scena politica mondiale, la Cancelliera Angela Markel non ha raccolto solo gli applausi dell’establishment politico interno, rafforzando la sua posizione in vista delle prossime elezioni, ma ha ricompattato le fila interne degli Stati membri: partiti e schieramenti politici aggrovigliati tra loro, chiamati a recitare la parte dei falsi antagonismi politici sul piede di guerra.  Anche gli stessi rigurgiti nazional-sciovinisti sembrano essere stati messi tutt’ un tratto a tacere. Chi pensava che dopo il vertice G7 di Taormina la Germania potesse abdicare in favore di Trump forse si sbagliava di grosso. A nulla sono valse le forti strida e i frequenti richiami del Presidente Americano che, dopo aver sistemato direttamente gli affari in Medioriente, avvicinando gli alleati storici (Sauditi e Israeliani) ad ipotetici accordi con i rivali di sempre (Russia, Cina), ha attaccato con fermezza i tedeschi servendosi del megafono europeo: “Abbiamo un enorme deficit commerciale con la Germania, per di più loro pagano molto meno di quanto dovrebbero per la Nato e le spese militari. Ciò è molto negativo per gli Stati Uniti. Tutto questo  cambierà”.

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Published: 08 June 2017
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la citta futura

I presupposti teorici del mito della “decrescita felice”*

di Marco Paciotti

Perché è utopico pensare di rendere il sistema capitalistico compatibile con il rispetto dell’ambiente

inquinamento 21Negli ultimi anni si è assistito, nel variegato campo della sinistra anticapitalista, a una crescente attenzione dedicata ai temi della “decrescita felice”, sdoganata dalle opere del filosofo ed economista francese Serge Latouche, il quale, grazie a tale parola d’ordine, ha acquisito enorme fama ed è finito per diventare un’icona anche per alcuni ambienti della sinistra antagonista, oltre che bandiera ideologica del Movimento 5 Stelle. Ma la decrescita è veramente un tema dirompente contro l’attuale modo di produzione? Può l’ecologismo alla Latouche essere conciliato nella teoria di Marx? La decrescita è concretamente realizzabile nel capitalismo?

Per poter rispondere a queste domande è necessario risalire alle origini teoriche dell’ecologismo alla Latouche. La formulazione più organica e coerente, e per certi versi acuta, dei motivi ecologisti può essere fatta risalire alla Bioeconomia, teoria economica proposta da Nicolae Georgescu-Roegen (1906-1994) per la realizzazione di un sistema ecologicamente e socialmente sostenibile. Per utilizzare le parole dello stesso Georgescu-Roegen, il paradigma teorico della Bioeconomia si fonda sul presupposto che “la sopravvivenza dell’uomo non è un problema né solo biologico, né solo economico, ma bioeconomico” [1].

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Published: 07 June 2017
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tempofertile

Giovanni Arrighi, Beverly J. Silver, “Caos e governo del mondo”

di Alessandro Visalli

illus2 p30a33 1Il libro (CG) di Giovanni Arrighi ed altri coautori, tra i quali Beverly Silver, autrice per parte sua di un interessante “Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870”, è come sempre denso ed interessante. Scritto nel 1999 è il frutto di un lavoro iniziato dieci anni prima, dunque nel cruciale 1989, e fa parte di un progetto di ricerca più ampio sulla traiettoria di sviluppo del sistema mondiale a partire dal 1945, che fu diviso in due gruppi: il primo, condotto sotto il coordinamento di Immanuel Wallerstein, ed il secondo di Arrighi.

Il gruppo di lavoro di quest’ultimo si è appoggiato al Ferdinand Braudel Center, a Birmingham. Conviene dargli un’occhiata: la tradizione di ricerca movimentata da questa scuola è fortemente interdisciplinare, e prevede di gettare uno sguardo storico sensibile ai fattori sociali, economici ed alla dinamica dei poteri nello scontro delle forze. Di ogni situazione quindi si cerca la ‘struttura’, e di questa le sue radici storiche, ma anche la costante evoluzione. Il metodo, ben visibile in ogni libro di questa scuola, è di andare a cercare sempre le reti di strutture fluidamente permanenti (di “lunga durata”) nelle quali gli eventi avvengono, e le svolte talvolta si manifestano, e inquadrarle in un racconto storico sensibile alla meccanica dei fattori interagenti entro una categoria analitica generale che chiamano “sistema mondo”.

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Published: 07 June 2017
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contropiano2

Le “regole europee” che distruggono l’Europa a beneficio della Germania

di Alessandro Avvisato

germania uccide europaScriviamo queste poche righe per i nostri interlocutori nella sinistra variamente anticapitalista (le autodefinizioni sono ormai più numerose che efficaci). E’ noto infatti che abbiamo messo da tempo al centro della nostra riflessione sul “potere effettivo” l’Unione Europea, i suoi trattati, i meccanismi della governance sull’intero continente e soprattutto su lavoratori e ceti popolari.

Da cui facciamo discendere una linea di rottura della Ue come condizione minima indispensabile per poter concretamente avanzare verso un cambiamento radicale, in qualche misura socialista.

Sappiamo benissimo che molti (ma sempre meno) continuano a restare aggrappati a vecchi schemi analitici, confondendo – secondo noi – la dimensione “internazionalista” del capitale con quella dei lavoratori. Il movimento operaio è stato sempre internazionalista, fin da quando i capitali erano ancora rigidamente nazionalisti; dunque un sistema di valori universalista non dipende dai confini storicamente determinati esistenti in un certo momento storico. Mentre la lotta politica concreta deve naturalmente da fare i conti con le condizioni date.

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Published: 06 June 2017
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commonware

Sulla centralità della riproduzione

Alcuni appunti di ricerca a partire dal lavoro di Romano Alquati

di Anna Curcio

alla vanga 1Nel lavoro di Romano Alquati, uno dei testi più densi e di maggiore interesse politico nel presente è senz’altro l’inedito Sulla riproduzione della capacità-umana-vivente oggi. Si tratta di un corposo manoscritto risalente ai primi anni Duemila finora mai pubblicato, che anticipa molte delle trasformazioni sul terreno dei processi produttivi, del lavoro e della riproduzione che oggi viviamo.

Esistono di Alquati svariati testi, per lo più inediti o pubblicati da piccole case editrici indipendenti, poco o per nulla in circolazione, che un gruppo di ricercatori militanti, a Torino, sta discutendo con l’intento di cogliere l’attualità politica di un pensatore ancora per molti aspetti poco conosciuto. Ed è all’interno di questa discussione che i miei appunti si collocano.

Nel ricco corpus teorico di Alquati, la riproduzione della capacità-umana-vivente rappresenta uno dei baricentri politici, dentro quel modello – o «modellone» come lui stesso lo chiama – di ricerca e analisi sull’odierna «civiltà capitalista», la «società specifica».

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Published: 06 June 2017
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albertomicalizzi

L'ultimo pugno di dollari

di Alberto Micalizzi

piattaforme criptoI.

Il dollaro sta mutando verso qualcosa di sconosciuto che la FED sembra preparare per porre rimedio alla gigantesca bolla monetaria che avvolge il pianeta, pronta ad esplodere da un momento all’altro.

La politica economica Usa degli ultimi 30 anni ha coperto i deficit commerciali inondando il mondo di biglietti verdi. Ciò ha consentito al PIL americano di crescere nonostante il peso delle importazioni. Difatti, la discesa strutturale dei tassi USA – che dura ormai da quasi tre decenni – rispecchia la costante iniezione di liquidità che la FED ha operato proprio per stimolare il PIL.

L’approccio “monetarista” nel senso di Milton Friedman – al quale peraltro vari Governatori della FED tra cui Alan Greenspan si ispirarono in modo esplicito – nasce dunque dalla consapevolezza che attraverso il dollaro il Governo Federale possa ignorare i vincoli di bilancio che caratterizzano qualsiasi altra economia. Ma tutto questo non può accadere senza turbolenze.

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Published: 05 June 2017
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contropiano2

I comunisti, il blocco sociale antagonista possibile, l’inchiesta di classe

di Sergio Cararo

Lavoro bella foto 720x300Dopo la sconfitta dei 35 giorni alla Fiat nel 1980, ai cancelli di Mirafiori venne affisso un cartello scritto a mano. C’era un volto di Marx stilizzato e una scritta che diceva: “Avevamo la ragione e la forza. Ci è rimasta la ragione. Coraggio compagni!”. Sono passati più di trentacinque anni da quell’episodio decisivo per le sorti del movimento operaio nel nostro paese. Oggi credibilità e le possibilità di una opzione comunista nel XXI Secolo – dunque la ragione e la forza – in una realtà come quella italiana integrata nella dimensione europea, non possono non fare i conti con le modificazioni sociali e produttive intervenute in questi ultimi tre decenni nella realtà di classe e nella società. Modificazioni oggi nuovamente e fortemente scosse dalla nuova fase della crisi sistemica dell’economia capitalista.

In questi anni di lavoro di inchiesta e confronto ancora in corso sulla ricomposizione di un blocco sociale antagonista – di cui i comunisti dovrebbero tornare ad essere espressione politica e ipotesi strategica di affermazione degli interessi nel nostro paese – abbiamo cercato di individuare i punti in cui la quantità delle contraddizioni può diventare qualità sul piano della lotta per il cambiamento.

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Published: 05 June 2017
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marx xxi

Come dare la colpa agli hacker russi …

di Francesco Galofaro*

hacker russi esteri… oppure nordcoreani, iraniani, arabi o cinesi a piacimento. La notizia è stata data in marzo da Repubblica [1], ma è passata un po’ inosservata. Da qualche tempo Wikileaks pubblica materiale informatico sottratto alla CIA [2]. E’ la cassetta degli attrezzi degli hacker USA: virus e malware per infiltrare macchine windows, mac e linux; per inserire “fari” nei documenti e tracciarne il percorso mentre i giornalisti di mezzo mondo se li passano sottobanco; per penetrare cellulari iPhone e Android e perfino televisori Samsung, in modo da spiarci quando siamo comodamente seduti in soggiorno.

 

Di che si tratta

Per lo più Wikileaks ha pubblicato manuali di istruzioni (molto chiari e professionali), presentazioni in powerpoint e documentazione d’ogni tipo. Non ci sono virus veri e propri; neppure Assange, nel suo cinico disprezzo verso l’ordine costituito, è dissennato al punto da diffonderli. Ad ogni modo, secondo Wikileaks, la CIA avrebbe perso il controllo di queste armi informatiche, che ora circolano nel Deep Web, alla mercé di lanzichenecchi, di rapinatori, d’ogni risma di seminatori di discordie. Ma Wikileaks ha pubblicato anche il codice sorgente di due applicazioni molto interessanti, Marble e Scribble: cartelle piene di tanti piccoli programmi in linguaggio Python o in C++.

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Published: 05 June 2017
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soldiepotere

Visco: i danni che ci ha fatto l’Europa

di Carlo Clericetti

Visco Bankitalia Ansa kTuC 835x437IlSole24Ore WebPotrebbero essere le sue ultime Considerazioni finali quelle che il governatore Ignazio Visco ha letto all’assemblea annuale della Banca d’Italia. Il suo mandato scade infatti tra pochi mesi e una riconferma non è del tutto certa: dipenderà dall’evoluzione della situazione politica, che di certo non appare tranquilla. Un appoggio importante gli è però già venuto da Mario Draghi, che quest’anno ha voluto essere presente: un segnale chiaro da parte del presidente della Bce.

Anche stavolta, come lo scorso anno, la “cifra” più notevole delle Considerazioni è nel nutrito elenco di critiche a vari aspetti della politica europea, che hanno danneggiato non poco il nostro paese. Anche stavolta manca l’indicazione esplicita dei responsabili, che forse non si può pretendere da un organismo tecnico come la Banca d’Italia, ma che per ognuno dei casi ricordati risulta del tutto chiaro a chi abbia seguito le vicende degli ultimi anni: la Germania e i suoi alleati, e la Commissione che alla linea tedesca è del tutto omogenea.

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Published: 04 June 2017
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trad.marxiste

Il mito dell’imperialismo russo: in difesa dell’analisi di Lenin

di Renfrey Clarke e Roger Annis

Il testo seguente è una versione più ampia di un precedente saggio: Perpetrator or victim? Russia and contemporary imperialism, di Renfrey Clarke e Roger Annis, pubblicato sul sito Links International Journal of Socialist Renewal, nel febbraio del 2016

lenin 2In tempi recenti, un’aspra controversia si è sviluppata in seno alla sinistra internazionale riguardo al posto occupato dalla Russia nell’odierno sistema capitalistico mondiale. Nello specifico, si tratta di una potenza imperialista, parte integrante del “centro” del capitalismo globale? Oppure le sue caratteristiche economiche, sociali e politico-militari la rendono parte della “periferia”, o semi-periferia, globali – ovvero, parte della maggioranza dei paesi che, a diversi livelli, sono oggetto dell’aggressione e del saccheggio imperialisti? [1]

Tradizionalmente, la sinistra marxista ha utilizzato il termine “imperialismo” con un alto grado di discernimento. Dunque, per i marxisti, l’imperialismo non è un qualcosa che emerge misteriosamente quando i leader si lasciano sovrastare dall'”avidità”. Né può essere ridotto alla semplice azione militare esterna, per quanto aggressiva. Per i marxisti, viceversa, l’imperialismo attuale nasce da specifiche caratteristiche dell’ordine economico e sociale dei paesi capitalistici più avanzati.

La classica definizione marxista di imperialismo nell’epoca moderna è stata fornita da Lenin nel suo pamphlet del 1916,  L’imperialismo, fase suprema del capitalismo. Secondo il punto di vista del leader bolscevico, il capitalismo avanzato emerso nei decenni precedenti presentava le seguenti caratteristiche salienti:

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Published: 04 June 2017
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micromega

Il debito pubblico italiano: la truffa è servita

di Marco Bersani

Secondo tecnocrati finanziari, élite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico – 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Ma l’analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realtà molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente. Proponiamo un capitolo dal volume "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa" di Marco Bersani (DeriveApprodi), in questi giorni in libreria

debito pubblico italiano 510

La spirale del debito pubblico tra ideologia e realtà

Al 31 dicembre 2016, il debito pubblico italiano è risultato pari a 2.217,7 miliardi, con un rapporto debito/Pil pari a 132,8%. Si tratta, a dispetto dei proclami di tutti i governi sulla priorità assoluta della riduzione del debito pubblico, di una continua ascesa, che, se collocata nel medio periodo, corrisponde a un innalzamento di 30 punti percentuali del rapporto debito/Pil negli ultimi 10 anni (102,7% a fine 2006).

Come sempre, poiché un elemento essenziale della relazione creditore/debitore è l’interiorizzazione della colpa da parte di quest’ultimo, le spiegazioni che i tecnocrati finanziari, le élite politiche e i media mainstream danno di questa ascesa del debito pubblico, vertono sull’idea che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e che continuiamo a farlo, sperperando e sprecando risorse, invece di renderci finalmente consapevoli di come la ricreazione sia finita da un pezzo.

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Published: 03 June 2017
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campoantimp2

Sistema elettorale alla tedesca: un'Italia germanizzata?

di Leonardo Mazzei

Il Redibellum (legge Renzi-Di Maio-Berlusconi). Un'analisi comparata dell'ennesima truffa antidemocratica

scicli il primo comune ad andare al voto con la nuova legge elettorale 420Scrivono i giornali stamattina che Renzi non è sicuro che l'accordo con M5S sulla legge elettorale tenga davvero. E in effetti, accettate le liste bloccate e i capilista garantiti, create cioè le premesse di un altro parlamento di nominati, il subbuglio tra i pentastellati è palpabile. Ma Grillo è già intervenuto: il web ha parlato e non si osi contraddirlo.

Anche nel dorato mondo di piddinia non mancano i mugugni. Per nobili motivi, ovviamente: i deputati hanno infatti scoperto che una buona parte di loro dovrà andarsene a casa. Orrore, orrore, triplo orrore! Che ne sarà mai del Paese senza di loro! In realtà questi geni della politica avrebbero dovuto saperlo da tempo, dato che il premio di maggioranza del Porcellum che trasformò graziosamente un 29% di voti (della coalizione di centrosinistra) in un 54% di seggi non c'è più da tempo. L'ha cancellato prima la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale e poi, in maniera definitiva, affossando l'Italicum, il 60% di No al referendum del 4 dicembre. Evidentemente costoro non hanno mai smesso di sognare un'altra legge truffaldina quanto le precedenti. E con il Rosatellum ci hanno provato, ma non poteva andargli bene dato che al Senato i numeri proprio non c'erano.

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Published: 03 June 2017
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effimera

Il lavoro fra Tolomeo e Copernico

di Ottavio Marzocca

scritte sul lavoroDi seguito pubblichiamo – nell’ambito del dibattito su neo-operaismo e decrescita, avviato dal testo di Emanuele Leonardi –  un estratto dal libro di Ottavio Marzocca, Transizioni senza meta: Oltremarxismo e antieconomia (Mimesis, Milano 1998). Malgrado la lontananza nel tempo della sua pubblicazione, questo libro ha ancora un notevole interesse, poiché l’autore vi esamina – fra l’altro – quel passaggio cruciale degli anni Settanta in cui si consumò la crisi dell’operaismo del decennio precedente. Qui ne proponiamo il paragrafo 6 del primo capitolo (pp. 34-39), nel quale Marzocca ricostruisce il maturare dei due diversi atteggiamenti verso il lavoro scaturiti da quella crisi che a sua volta aveva la sua ragione principale nel declino della “centralità” dell’operaio massa. In queste pagine l’autore offre anche indicazioni importanti sulle ragioni per cui il neo-operaismo, da quel momento, superò progressivamente l’uso politico dell’idea di rifiuto del lavoro.

*****

Così Negri ricostruiva nel 1988 il processo che aveva portato alla presa di coscienza delle trasformazioni qui ricordate [polverizzazione della produzione, capitalismo molecolare, fabbrica diffusa, informatizzazione, etc. – NdR] da parte della componente “anti-istituzionale” dell’operaismo:

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Published: 03 June 2017
Created: 03 June 2017
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tempofertile

Riletture sulla globalizzazione: Stiglitz, Rodrik, Sassen, …

di Alessandro Visalli

europelogos2Per ripercorrere alcuni nodi cruciali attraverso testi presentati nel blog nel corso del tempo potrà essere utile guardare agli interventi sulla “globalizzazione” di Joseph Stiglitz e di Dani Rodrik, ma anche alle classiche analisi di Saskia Sassen e a qualche altro intervento significativo, come il testo di Moretti.

Stiglitz era stato da poco Capo Economista della Banca Mondiale quando scrive, nel 2002, un aspro libretto sulla globalizzazione del “Washington Consensus”, un libro a ridosso dello schock delle crisi asiatiche e dell’ampia ondata di turbolenze finanziarie che precedono e seguono: “La globalizzazione e i suoi oppositori”.  

Ma torna sul tema con un altro libro nel 2006, “La globalizzazione che funziona”, nel quale intravede la tempesta che si avvicina. Il punto di attacco, sul quale torna spesso (ad esempio nel recente articolo “Il lato sbagliato della globalizzazione”) è l’analisi di accordi commerciali iniqui e distorsivi guidati dalle aziende multinazionali.

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Published: 02 June 2017
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blackblog

Due libri - due punti di vista

Per una discussione su "La grande svalorizzazione" e "Denaro senza valore" -

di Ernst Lohoff

Krisis5Nota preliminare sul carattere di questo testo

Lo scorso anno, è apparso sul sito web del gruppo "Exit" un testo do Bernd Czorny, dal titolo "Ernst Lohoff e l'individualismo metodologico", che intende realizzare una critica della teoria della formazione del capitale fittizio che ho descritto nel libro "La grande svalorizzazione" e che rappresenta un cambiamento fondamentale di prospettiva nei confronti della precedente teoria della crisi della critica del valore. Czorny parte dalla mia analisi, e facendo uso delle linee guida metodologiche tracciate da Robert Kurz in "Denaro senza valore", e arriva alla conclusione originale secondo cui la mia analisi categoriale porterebbe ad un nudo empirismo, e sarebbe in gran parte inutile in termini teorici. Quest'affermazione si riflette prontamente in un gruppo della critica del valore della regione di Karlsruhe, che ha valutato diversamente il nostro libro ed ha scritto una risposta a Czorny, nella quale veniva difesa "La grande svalorizzazione". Per quanto gratificante fosse quest'intervento, aveva anche un inconveniente: a suo dire, la valutazione fatta da Czorny era falsa, mentre la teoria del capitale fittizio rappresentata nel nostro libro coincide in gran parte con la posizione di Robert Kurz; ci sono alcune differenze di contenuto relativamente a "Denaro senza valore", ma sarebbero di natura secondaria.

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Published: 02 June 2017
Created: 02 June 2017
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sebastianoisaia

I tedeschi non scherzano mai!

di Sebastiano Isaia 

merkel vs trump«I tedeschi non scherzano mai»: così recita la lapidaria pubblicità di una nota casa automobilistica tedesca. Migliaia di saggi sul carattere nazionale tedesco sintetizzati in uno slogan: è la forza del marketing. E Trump, che ultimamente si è molto lamentato con i «cattivi tedeschi» per l’invasione del mercato americano per opera delle loro automobili, ne sa qualcosa. Scherzi a parte, come dobbiamo interpretare l’impegnativa dichiarazione rilasciata ieri da Angela Merkel in una grande birreria-tendone di Monaco di Baviera? Leggiamo:

«I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani. […] Dobbiamo sapere che dobbiamo lottare noi stessi per il nostro futuro e il nostro destino di europei».

Quando si tratta di scomodare l’impegnativo e “pesante” concetto di destino i tedeschi non scherzano mai. Gian Enrico Rusconi, che di cose tedesche si intende, ha scritto qualche anno fa che «Quando si parla della Germania, i toni drammatici sono d’obbligo». È quindi saggio non attribuire alle parole della Cancelliera di Ferro il significato di un mero esercizio retorico usato a fini elettoralistici, confidando nella scarsa simpatia che il Presidente degli Stati Uniti può “vantare” in Europa in generale e in Germania in particolare – la Russia è un discorso a parte.

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Published: 02 June 2017
Created: 02 June 2017
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paroleecose 

Ideali di democrazia

Sulle trasformazioni recenti della politica

di Mauro Piras

david giuramento pallacordaI

La lotta politica, almeno nelle cosiddette democrazie occidentali, sembra avvenire solo contro degli usurpatori. Gli avversari vengono dipinti come una degenerazione di qualcosa, una forma corrotta della politica democratica, che ne tradisce radicalmente i principi e, soprattutto, non ha la dignità di un vero progetto ideale, ma o sollecita forze irrazionali delle masse o è semplicemente al servizio del dominio sociale ed economico. Così, per esempio, qualsiasi politica di gestione moderata dell’economia viene etichettata come “neoliberista”, asservita a imperativi sistemici economico-finanziari; oppure viene ricondotta alla pura autoconservazione di una classe dirigente ormai oligarchica; all’estremo opposto, qualsiasi voto popolare che metta in crisi partiti di establishment viene liquidato sbrigativamente come “populismo”, voto di pancia che sollecita i peggiori umori delle masse; ogni voto che rovescia o diserta partiti tradizionali diventa genericamente “voto di protesta”; e ogni appello diretto al consenso popolare, contro l’irrigidimento della rappresentanza formale, è “demagogia”. E così via, in un gioco noioso e prevedibile per cui l’avversario viene sempre ridotto a un fantoccio antidemocratico.

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Published: 01 June 2017
Created: 01 June 2017
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economiaepolitica

Nazionalismo economico e globalismo post-ideologico nei tempi di Trump

di Denis Melnik

trump nazionalismo economico1 640x4261. Durante l’ultima campagna elettorale negli Stati Uniti, l’approccio mainstream ha presentato le parole e le azioni di Trump come reazioni errate e puramente impulsive di una persona emotivamente vulnerabile, “permalosa” e mentalmente instabile. I suoi avversari hanno cercato di utilizzare quelle sue espressioni per colpirlo intenzionalmente dando luogo ad una frenesia di tweets che, fra l’altro, tentavano di fornire ulteriori prove dell’inadeguatezza del personaggio al ruolo in cui si candidava. Sarà stato un difetto dell’approccio mainstream, un fallimento del meccanismo elettorale democratico, oppure di qualcos’altro, ma ora Trump ricopre quel ruolo. Ed è ormai abbastanza chiaro che le espressioni utilizzate durante la campagna elettorale rappresentavano abbastanza bene quello che il tycoon intendeva fare. Quindi la domanda è ora: in che misura Trump potrà attuare il suo ordine del giorno?

Suppongo che né la leadership democratica, né la base hipster della “resistenza alla tirannia” siano veramente desiderose o in grado di commemorare l’anniversario della rivoluzione russa del 1917 con una vera rivolta su Potomac.

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Published: 01 June 2017
Created: 01 June 2017
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ilpedante

Le vaccinazioni, e il resto

di Il Pedante

vaccinesSecondo il ministero della Salute, nei primi mesi del 2017 è esplosa un’epidemia di morbillo. Qualcuno parla già di «incubo». Al 23 maggio si contavano 2.581 casi dall’inizio dell’anno (lo 0,004% della popolazione nazionale). In tutto il 2016 erano stati 866, nel 2015 solo 259. Secondo il ministro Lorenzin e diversi esperti, il picco sarebbe dovuto al calo delle vaccinazioni passate dal 90% (2013) all’85% (2015) di copertura.

Osservando gli anni passati, nel 2008 vi furono 5.312 casi (+793% rispetto all’anno precedente) preceduti da un aumento della copertura vaccinale simmetrico al calo oggi lamentato: dall’86% (2004) al 90% (2007). Nel 2011 i casi erano 4.671 quando ormai la copertura si era ininterrottamente attestata sul 90% o più nei cinque anni precedenti. Su quale base statistica si afferma quindi che l’epidemia del 2017 è dovuta al minor numero di vaccinazioni?

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Published: 01 June 2017
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consecutiorerum

Metafisiche del nulla: Schopenhauer, i suoi discepoli e l’inconsistenza del mondo

di Fabio Ciracì*

Friedriche A walk at dusk1. Da Kant verso il nichilismo idealistico

Esiste ormai una nutrita letteratura critica circa la natura teoretica che Schopenhauer attribuirebbe al nulla e non mancano certo saggi e contributi che tendano a considerare il filosofo del Mondo come una sorta di precursore dell’esistenzialismo heideggeriano o sartriano, collocandolo nella più labile cornice della cosiddetta filosofia dell’esistenza[1]. A parte però le interpretazioni attualizzanti a rebours, più o meno giustificabili da un punto di vista ermeneutico, la metafisica schopenhaueriana esige di essere indagata a partire dalle proprie fonti, nel tentativo di essere restituita al suo contesto storico per comprenderne al meglio la sua peculiarità.

L’analisi storico-critica del concetto di nulla all’interno dell’opera schopenhaueriana è resa però difficoltosa dalla polisemia del concetto di nulla in Schopenhauer, che cede spesso ad ambiguità talvolta intenzionali, dotando i termini nulla (Nichts)[2] e non essere (Nichtsein) di un significato estensivo che consente scivolamenti semantici da un piano teorico ad un altro.

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Published: 31 May 2017
Created: 31 May 2017
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moneta e credito

Gli ottanta anni della Teoria generale di Keynes

Perché è ancora un libro attuale

di Maria Cristina Marcuzzo*

Da Moneta e Credito, vol. 70 n. 277 (marzo 2017), 7-19

32487Dopo la crisi del 2007-2008 il nome di Keynes è rientrato nella lista degli economisti di cui si raccomanda la lettura e di cui si ritorna a dire che sarebbe opportuno seguire le idee. Dopo un bando durato circa venticinque anni, trascorsi tra elogi del mercato e test econometrici diretti a dimostrare l’inefficacia o peggio l’irrilevanza delle politiche economiche, Keynes è riapparso sulla scena mediatica, se non proprio in quella accademica dominante, che continua per lo più ad essere la macroeconomia della restaurazione anti-keynesiana iniziata tra gli anni settanta e ottanta.

Per rivendicare l’attualità della Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta voglio partire dall’assottigliamento dello spazio assegnato all’intervento pubblico, nell’opinione economica attuale, quello ‘spazio per la politica’ che Keynes ha aperto con la dimostrazione che il mercato non è sorretto da leggi naturali o immutabili. Lo spirito che ha guidato la rivoluzione keynesiana è che la piena occupazione è un obiettivo possibile da perseguire non lasciandolo libero, ma intervenendo nel gioco delle forze di mercato.

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  1. Manolo Monereo: La fase storica in cui siamo e la nostra strategia politica
  2. Damiano Palano: La bolla mortale della nuova democrazia
  3. Amedeo Di Maio e Ugo Marani: La politica economica al tempo della crisi
  4. Marco Nicastro: Il contributo decisivo dei mass media alla violenza
  5. Pierluigi Fagan: Il problema della sintesi del complesso umano
  6. Ugo Boghetta - Mimmo Porcaro: Ancora contro l’economicismo
  7. Enzo Gamba: Partito, movimento politico organizzato, programma minimo
  8. Alessandro Visalli: Mariana Mazzucato e Michael Jacobs, “Rompere con l’ortodossia capitalistica”
  9. Damiano Palano: Una foto in via De Amicis
  10. Emiliano Terán Mantovani: Il Venezuela dall’interno
  11. Andrea Fumagalli: G7 a Taormina: ciò di cui non si parlerà
  12. Renato Caputo: Lo Stato guardiano notturno
  13. Mauro Casadio: Essere e agire da comunisti oggi. Apriamo il confronto
  14. Quarantotto: "L'Antisovrano" ha paura della sovranità popolare perchè non vuole la democrazia
  15. Guido Liguori: "Gramsci conteso": vent'anni dopo
  16. Ottone Ovidi: Storia e potere
  17. Dario Guarascio: Estrarre, mercificare e sorvegliare
  18. Dante Barontini: Scalfari, Calabresi e la Storia scritta sui fazzoletti di carta
  19. Giorgio Gattei: Tutto l’onore di un «economista defunto»
  20. Ex-OPG occupato "Je so' Pazzo": Lo spostamento a destra della politica italiana
  21. Alessandro Visalli: Riletture, la crisi politica: Crouch, Rosanvallon, Urbinati
  22. Pierluigi Fagan: Xi Jinping e l'ochetta Martina
  23. Fulvio Papi: Hegel: lo Stato perfetto (e la spina di Marx)
  24. Ha-Joon Chang: I miti dell’economia neoliberale
  25. Paolo Ortelli: Difesa del territorio, difesa della democrazia

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