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Published: 16 June 2017
Created: 16 June 2017
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tempofertile

Emmanuel Todd, “Dopo l’impero”

di Alessandro Visalli

Dopolimpero OrienteeOccidenteNel post “La grande partita”, è formulata l’ipotesi che la possibile transizione (incerta come tutte) dal globalismo umanista di Obama all’apparente unilateralismo muscolare di Trump sia un sintomo di un sottostante largo scontro egemonico tra sistemi di élite, e connesse aree di consenso, entro il capitalismo anglosassone. C’è la possibilità che si sia ad un punto di biforcazione dei sentieri, come tutti intrinsecamente instabile, nel quale diversi network organizzativi ed agenti competono per attrarre capitali e risorse verso i propri schemi. Provando ad essere molto sintetici, al prezzo della semplificazione di ciò che è complesso, uno scontro tra diversi schemi di espansione produttiva, commerciale e finanziaria.

Il nucleo dello scontro è il capitale mobile (quel che si chiama in genere “finanziarizzazione”) sfuggito, nella sua logica autopoietica, alla capacità di servire gli obiettivi di lungo termine, ed in particolare quell’insieme di istituzioni, esigenze, rappresentazioni, nuclei identitari, patti e tradizioni narrative che chiamiamo “nazioni”. Ma sfidare l’egemonia del capitale finanziario mobile significa andare allo scontro con un potentissimo network informale di tecnici (con relative tecniche e saperi), istituzioni sia pubbliche sia private sia ibride, luoghi di addensamento, discorsi e agenti (economici e politici).

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Published: 16 June 2017
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manifesto bologna

Korsch e Marx: oggi la sinistra rinasce se si riparte dalle origini

di Aldo Tortorella

a altrotempoSergio Sabattini ha scritto Da un altro tempo. Marx e Engels, la rivoluzione, la Russia (Edizioni Punto Rosso), un libro che è, come dice, il libro di una vita. Una vita spesa bene per i compiti rilevanti e difficili cui ha assolto come militante politico e dirigente comunista, ma anche, come qui possiamo leggere, per questa sua ininterrotta riflessione che ora rende pubblica. Spesso, quando si volge verso l’età più avanzata, si indulge al racconto delle proprie personali memorie. Si tratta di documenti sempre utili sia per i lettori che desiderano informarsi sul tempo passato, sia per gli storici professionali che hanno così modo di paragonare vari punti di vista interni a un medesimo tempo, a medesimi eventi, a medesime esperienze umane. Ma il testo di Sabattini è ben altra e più impegnativa impresa.

È un testo di riflessione storica e teorica, un itinerario dentro la storia e dentro il pensiero di coloro che insoddisfatti del loro presente e del futuro che esso prometteva – come furono gli iniziatori del movimento socialista – si sono sforzati di leggere la intima costituzione della società e dello stato al fine di prospettare un futuro migliore.

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Published: 16 June 2017
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rec.filosof

Post-strutturalismo e politica

Recensione di Gabriele Vissio

D’Alessandro Ruggero, Giacomantonio Francesco, Post-strutturalismo e politica. Foucault, Deleuze, Derrida, Perugia, Morlacchi Editore University Press, 2015, pp. 113, euro 14, ISBN: 9788860746986

F 0 1Il volume di D’Alessandro e Giacomantonio presenta una sintesi del pensiero dei tre grandi classici della stagione post-strutturalista francese – Michel Foucault, Gilles Deleuze, Jacques Derrida – alla luce dei rapporti che essi intrattengono con la questione politica. Diciamo la “questione politica” perché l’intento del volume non è tanto quello di esporre la filosofia politica di Foucault, Deleuze e Derrida – posto che si possa parlare, per ciascuno di questi autori, di una filosofia politica in senso classico – quanto quello di rintracciare all’interno del loro pensiero il “segno” della politica.

In effetti, l’ambizione ultima del saggio, è quella di tratteggiare alcune linee guida che servano alla comprensione del complesso e ambiguo rapporto che intercorre tra la corrente post-strutturalista, ben più ampia del terzetto di autori presi in considerazione, e la dimensione politica.

Che vi sia un rapporto tra il post-strutturalismo e la politica è cosa assodata, tanto dalla letteratura critica quanto dall’effettiva biografia dei protagonisti di quella stagione. Per limitarsi alle scelte di D’Alessandro e Giacomantonio basti pensare al coinvolgimento di Foucault nelle battaglie di quegli anni – dal periodo tunisino alla direzione del dipartimento di filosofia dell’Università “sperimentale” di Vincennes dopo gli eventi del ’68,

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Published: 14 June 2017
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lantidiplomatico

Il Grande Gioco Mediorientale: Qatar vs Arabia Saudita

di Federico Pieraccini

In un clima da resa dei conti, persino le monarchie del golfo sono state raggiunte da una serie di eventi senza precedenti. I contrasti tra Qatar e EAU-Bahrein-Arabia Saudita hanno superato il livello di guardia con una crisi diplomatica dagli esiti imprevedibili

700x350c50Ufficialmente tutto è iniziato con le dichiarazioni attribuite a l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani apparse sul sito QNA (Qatar News Agency) il 23 Maggio 2017. Poche ore prima della conferenza tra i 50 paesi arabi e il presidente USA, Al Thani avrebbe pronunciato le medesime parole riportate da QNA, in un discorso molto indulgente nei confronti dell’Iran, oltre a definire errata l’idea di una “NATO Araba”. Le parole esatte non sono note poiché l’evento in cui Al Thani avrebbe pronunciato tali dichiarazioni incendiarie trattava questioni militari e quindi riservato e non accessibile al grande pubblico. Particolare da non tralasciare, QNA denuncia di aver subito un attacco cibernetico e che le dichiarazioni siano da ritenersi fasulle, così come le parole attribuite ad Al Thani.

La diffusione pubblica delle parole del l’emiro, apparse su QNA, hanno scatenato una crisi diplomatica senza precedenti nel golfo. Senza perdere tempo, Arabia Saudita, EAU, Bahrein, Egitto e Maldive hanno approfittato della confusione creata dalle presunte parole di Al Thani mettendo in pratica una serie di misure estreme, accusando Doha di sostenere il terrorismo internazionale (attribuito ad Hamas, al qaeda, Iran e daesh). Gli ambasciatori del Qatar nei paesi citati sono stati invitati a tornare in patria nel giro di 48 ore, i cittadini Qatarioti intimati a lasciare Bahrain, Arabia Saudita e EAU entro 14 giorni.

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Published: 14 June 2017
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linterferenza

L’epoca complessa del mondo multipolare

Roberto Donini

definitivo coverIl pregio narrativo di Verso un mondo multipolare di Pierluigi Fagan è parlare semplicemente della complessità; il suo valore sostanziale è offrire l’esatta misura della realtà attraverso l’ordinata rassegna del “miscuglione” di forze e terre che compongono Il gioco di tutti i giochi nell’era Trump, sottotitolo del libro[i].

L’oggetto è dunque un trattato di geopolitica che affronta la situazione attuale di un mondo la cui complessità deriva dalla crisi del dominio novecentesco ordinatore: prima duale con la guerra fredda USA – URSS (1945-1989), poi unipolare USA (1989- attorno al 2008), ora con un gioco a quattro tra USA, che rimane il dominus, Russia e Cina antagonisti ordinati e in mezzo il caos Europa. Così gli attori: gli USA sono, e saranno, forti della superiorità militare e soprattutto della posizione geografica di isolamento rispetto alla piattaforma euroasiatica; la Russia seconda per potenza militare, possiede la regione più grande del mondo la Siberia; la Cina con la maggiore e più omogenea popolazione del mondo ha enorme potenza economica e commerciale e insidia gli USA; l’Europa dalla grande tradizione di civiltà ha però tutti gli indicatori decadenti, dall’invecchiamento demografico alla crisi politica dell’Unione.

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Published: 14 June 2017
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politicaecon

The Eu Crisis and Europe's divided Memories

Leonardo Paggi, Geoff Eley, Wolfgang Streeck

Pubblichiamo d'accordo con la rivista "Ricerche Storiche" l'estratto di un'importante intervista a tre noti intellettuali, G. Eley, L. Paggi e W. Streeck. Ringrazio il prof. Spagnolo e Leonardo Paggi  per l'onore. Speriamo a breve in una traduzione in italiano [s.c.]

Europa161Excerpts from an interview by C. Spagnolo (Univ. Bari) with Geoff ELEY, Univ. of Michigan (G.E.), Leonardo PAGGI, Univ. of Modena (L.P.), and Wolfgang STREECK, Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung, Köln (W.S.), to be published in “Le memorie divise dell’Europa dal 1945”, monographic issue of the Journal "Ricerche Storiche", n. 2/2017.

* * * *

1. Right from the beginning, European integration encountered resistance and has experienced periods of stasis and regression but today’s crisis is of a new, more extreme kind. Since the rejection of the constitutional treaty in France and the Netherlands in 2005 we have seen the growth of local “populist” movements opposed to immigration and the loss of control over the employment market, a resurgence of nationalism in many countries and the referendum vote in favour of Brexit on 23 June (2016).

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Published: 13 June 2017
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marx xxi

Ancora una primavera

Tienanmen e dintorni

di Giambattista Cadoppi

Di seguito l'introduzione di Giambattista Cadoppi al suo libro Ancora una primavera. Tienanmen e dintorni: l’ingloriosa fine della prima rivoluzione colorata

IMG TIENANMEN13 548x345“E a questo punto il pastore pregò. Fu una preghiera bella e generosa, nonché molto particolareggiata: invocava la protezione del Signore per quella chiesa, e per i fanciulli di quella chiesa; per le altre chiese del villaggio; per il villaggio stesso; per la contea; per lo Stato; per i funzionari dello Stato; per gli Stati Uniti; per le chiese degli Stati Uniti; per il Congresso; per il Presidente; per i funzionari del Governo; per i poveri marinai, in balia di mari tempestosi; per i milioni di oppressi che gemevano sotto il tallone delle monarchie europee e dei dispotismi orientali” (Mark Twain. Le avventure di Tom Sawyer)

La vocazione americana di portare i diritti umani in formato export è di vecchia data. A venticinque anni dalla prima rivoluzione colorata abortita, la “primavera cinese” (Bejijng Spring come era definita) una nuova rivoluzione colorata ordita dall’Impero del Kaos ha vinto (per ora) in Ucraina.

Oggi come allora ci sono all’opera bande di terroristi di estrema destra istruiti da CIA, ONG, media asserviti, persino con il supporto della “sinistra radicale”. Scrive un giornale russo dei “fatti di Piazza Tiananmen ovvero la sventurata Maidan cinese”: Tienanmen per la Cina nel 1989, proprio come Maidan per l’Ucraina oggi, è stato un punto critico di biforcazione di importanza strategica per i decenni futuri.

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Published: 13 June 2017
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pandora

Ecologia politica di André Gorz. Note su un discorso insostenibile

di Simone Benazzo

Marx 0Il filosofo francese André Gorz (1923-2007) è stato tra i principali animatori della teoria della ecologia politica a partire dai primi anni Sessanta. Vedere come nasce e come si sviluppa questa teoria nella sua riflessione cinquantennale permette di rintracciarne alcuni elementi costitutivi che sono oggi, forse più di ieri, estremamente attuali. Forse più di ieri, perché alcuni elementi della peregrinazione filosofica di André Gorz, in primis il precoce distacco dall’impianto socialista e la lucida denuncia di qualsiasi soluzione tecnocratica come ecofascismo, danno al suo approccio e ad alcune delle sue conclusioni quella coloritura visionaria che consentirebbe agevolmente al lettore italiano (spesso digiuno) di scambiarlo per un autore della Generazione Y. L’annichilimento dell’ecosistema è in Gorz un problema secondario a quello dell’annichilimento del soggetto. Secondario non nel significato di meno urgente, bensì in senso cronologico e soprattutto causale. L’oppressione primigenia è quella del soggetto, a cui quella della biosfera è inestricabilmente legata.

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Published: 12 June 2017
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socialismo2017

Discutendo di alleanze e dintorni

di Mimmo Porcaro

Senzanome21Il mio ultimo post su Socialismo2017, dedicato alle elezioni presidenziali francesi, ha suscitato un interessante commento di Francesco Maimone e di Bazaar, ospitato dal blog Orizzonte48, nel quale, pur convenendo con gran parte del mio scritto, mi si rimprovera un rifiuto pretestuoso e ideologico di ogni alleanza con il sovranismo di destra – ed in particolare con la Lega. A sua volta Quarantotto, con diverse note inserite nel testo dei due critici, ne rafforza le argomentazioni e mi invita a superare veti a suo dire incomprensibili che indebolirebbero la necessaria unità di tutte le forze contrarie al giogo di Bruxelles. Secondo i miei interlocutori infatti non basta dire, come io faccio, che i Salvini e le Le Pen non sono (ancora?) il fascismo e che dunque l’antifascismo dei Macron non soltanto sbaglia bersaglio, ma rappresenta proprio quei poteri che a suo tempo al fascismo ed al nazismo diedero il via libera. I miei interlocutori pensano piuttosto che per essere nel vero bisogna dire che i poteri che stanno dietro a Macron (e a Renzi, Merkel, ecc.) , sono il vero fascismo di oggi. E per giustificare questo giudizio si basano soprattutto sull’idea, esplicitamente derivata dal pensiero di Lelio Basso, secondo la quale per comprendere esattamente e combattere efficacemente il fascismo non bisogna fermarsi alle sue manifestazioni esteriori, mutevoli e caduche (squadracce, manganelli, ecc.) ma bisogna coglierne le caratteristiche permanenti, ossia la totale manomissione dello stato da parte del capitale, la privatizzazione delle funzioni pubbliche, lo stretto intreccio tra economia e politica.

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Published: 12 June 2017
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idiavoli

“Annullare il debito? Si può fare”

di I Diavoli

«Demistificarne la narrazione, mettendo in campo il ripudio del debito, e praticare con le lotte sociali la de-finanziarizzazione della società, attraverso la riappropriazione sociale di tutta la ricchezza collettivamente prodotta, sono le strade che dobbiamo iniziare a percorrere»: l’ultimo libro di Marco Bersani, "Dacci oggi il nostro debito quotidiano – Strategie dell’impoverimento di massa" (DeriveApprodi, 2017)

euro debito

Dal Vangelo secondo Matteo: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». «No, mai», risponde oggi quell’invisibile ovunque che è, come una certa politica ha voluto che fosse, il mercato.

L’ultimo libro di Marco Bersani, Dacci oggi il nostro debito quotidiano – Strategie dell’impoverimento di massa (DeriveApprodi, 2017), affronta la questione del debito pubblico attraverso una ricostruzione puntuale e, in parallelo, attraverso un’operazione di debunking rispetto alla narrazione dello stesso che è stata imposta dall’alto. Traccia, infine, alcune rotte possibili per speronarne il tabù e, dopo averlo ripudiato, chiederne l’annullamento.

Il volume è articolato in più capitoli, assemblati in maniera eidetica – cioè la sintesi storica dialoga a stretto giro con la demistificazione delle narrazioni mediatiche – al fine di proporre uno strumentario utile allo smantellamento di ideologia e prassi che soggiacciono all’economia del debito.

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Published: 12 June 2017
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jesopazzo

Una risposta a Falcone, Montanari e a tutta la sinistra in buona fede

di Jeso'pazzo

immagini brughel 009In questi giorni sta facendo discutere un appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari per creare una lista di Sinistra Unita alle prossime elezioni. Tanti militanti, ormai privi di riferimenti nei partiti, hanno letto in questo appello parole condivisibili, un segnale di apertura e di novità.

Altri, invece, scottati da esperienze simili, lo hanno accolto come l’ennesima proposta di accrocchio pre-elettorale. Anche perché il ceto politico della sinistra si è subito mosso per cavalcarlo, vedendo in questa proposta l’occasione d’oro, forse l’ultima, di riciclarsi…

Ma che ne pensano di questo appello le realtà di lotta, i movimenti di base, i giovani precari, studenti, disoccupati, chi fa militanza ogni giorno sui territori? Di che cosa avrebbe davvero bisogno la sinistra?

In questa lettera aperta abbiamo provato a far sentire questa voce, a dire come la vediamo da qui, dal basso. Abbiamo voluto urlare cosa secondo noi si dovrebbe fare non fra venti anni, ma subito; provato a esprimere la rabbia e l’urgenza di rottura che dovrebbe muovere qualsiasi progetto di vera sinistra oggi.

Speriamo di aver interpretato il sentimento di tante e tanti... La condizione terribile in cui siamo e in cui stiamo scivolando sempre di più – almeno noi che non abbiamo paracadute – non dovrebbe consentire più a nessuno di fare giochini, di provocare ulteriori fallimenti e scoraggiamento, di stare a guardare...

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Published: 11 June 2017
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effimera

Confusione o complessità?

Un convegno su sviluppo capitalistico e ostilità

di Carmelo Buscema

Dal 6 all’8 giugno 2017, l’Università della Calabria ospita un convegno internazionale in memoria di Giovanni Arrighi a 30 anni dalla pubblicazione del testo, scritto con Fortunata Piselli, “Capitalist Development in  Hostile Environments” (1987) che Donzelli ha recentemente pubblicato in italiano con il titolo: “Il capitalismo in un contesto ostile” (2017)

copGrande è la confusione sotto e sopra il cielo. Ma, con buona pace di Mao Tse-Tung, questo rende la situazione oggi pessima, altro che eccellente!

Attraversiamo tempi in cui le bussole del pensiero critico sembrano impazzire, mentre quelle che orientano la politica e la prassi comune segnano avventurosi territori di frontiera,dove difficile è orientarsi e pericoloso è vivere. In essi siamo tutti ributtati a forza, presi nella morsa di tenaglie di odiosi e sistematici ricatti: della propaganda mediatica e dello sfogo frustrato di indignazione moralizzatrice; dello Stato di polizia securitario, sempre più oppressivo, e dell’insicurezza generalizzata provocata dal terrorismo; delle guerre tra settarismi religiosi e delle crescenti contese geopolitiche per l’accaparramento e la gestione delle risorse naturali e strategiche. Intanto, il lavoro si fa sempre più degradante sfruttamento nelle case, nei campi, in fabbrica, in strada, negli uffici e nelle aule dell’accademia. Mentre le minacce della disoccupazione e della precarietà assoluta sono sempre più ampia cappa che opprime potenzialità di benessere condiviso mai state così ricche. Anche per questa via, ci incuneiamo nel paradosso del più poderoso sviluppo della cooperazione sociale che, però – costretto entro i binari che ingiungono universalmente la valorizzazione gratuita del capitale e delle sue forme di potere sociale –, finisce con il preparare e affinare dispositivi di controllo del pensiero e della condotta di tutti come mai la storia ne ha conosciuti.

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Published: 11 June 2017
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consecutiorerum

“Rivoluzione e Sviluppo in America Latina”

di Oscar Oddi

Recensione a Rivoluzione e Sviluppo in America Latina, a cura di Pier Paolo Poggio, Volume IV di L’altro Novecento. Comunismo Eretico e Pensiero Critico, (Milano: Jaca Book, 2016, pp. 768)

pittura america latinaL’ambiziosa impresa editoriale, curata da Pier Paolo Poggio ed edita dalla Jaca Book in collaborazione con la Fondazione Luigi Micheletti, volta ad analizzare il Novecento attraverso la lente del pensiero critico e del comunismo sorto in opposizione a quello consolidato e canonizzato dall’Unione Sovietica, giunge al IV volume dedicato al continente Sud Americano (Rivoluzione e Sviluppo in America Latina, Jaca Book, 2016, pp. 768, € 48,00), dopo i precedenti tre volumi dedicati rispettivamente all’età del Comunismo Sovietico, pubblicato nel 2010 (L’Età del Comunismo Sovietico. (Europa 1900-1945), pp. 693), ai Movimenti in Europa, edito nel 2011 (Il Sistema e i Movimenti. (Europa 1945-1989) pp. 828) e al Capitalismo Americano uscito nel 2013 (Il Capitalismo Americano e i suoi Critici, pp. 774). L’opera prevede la pubblicazione di altri due volumi, uno dedicato al tema dell’anticolonialismo e del comunismo in Africa e Asia, l’altro sul comunismo e pensiero critico nel XXI secolo. Come per le precedenti pubblicazioni, e come previsto per le ultime due, anche quella oggetto di queste note si avvale della collaborazione di numerosi studiosi italiani e stranieri, così da delineare un quadro il più completo possibile riguardo all’argomento e al dibattito su di esso esistente a livello internazionale.

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Published: 09 June 2017
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lavoro culturale

Nel rovescio della libertà: il neofeudalesimo neoliberale

di Daniele Lo Vetere

Una recensione all’ultimo, magmatico, ma coerentissimo, libro di Massimo De Carolis, “Il rovescio della libertà. Tramonto del neoliberalismo e disagio della civiltà”, Quodlibet, 2017

433x3251495709445087download 1 Dopo l’attentato suicida di Manchester, Theresa May ha chiesto a Google, Facebook, Twitter di fare di più per contrastare il terrorismo. Siamo di fronte a qualcosa che fino a non troppo tempo fa sarebbe stato persino inconcepibile: un rappresentante del potere politico legittimo che chiede a un’azienda privata di farsi carico di una propria prerogativa, ovvero rispondere al sentimento politico fondamentale del bisogno di sicurezza, altresì detto paura. Una dichiarazione del genere, in fondo, ormai non ci stupisce (o terrorizza) quanto in effetti dovrebbe. L’ambizioso libro di Massimo De Carolis, Il rovescio della libertà, spiega molto bene perché.

De Carolis va alla radice di quel vero e proprio «congegno di civilizzazione» che è il neoliberalismo: non una semplice copertura ideologica e sovrastrutturale per un capitalismo rapace, ma l’unico esperimento che, ad oggi, avrebbe cercato di dare una risposta operativa all’ormai secolare disagio della civiltà moderna, di cui il principio di sovranità era uno dei perni. Questo congegno, però, sarebbe già fallito in modi abbastanza disastrosi: ecco perché ci troviamo immersi in una società in cui la schmittiana “guerra partigiana” si è ormai sostituita alla guerra fra nazioni e in cui il potere politico è stato strutturalmente marginalizzato, ma solo per avvantaggiare nuovi poteri feudali monopolistici non legittimati democraticamente.

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Published: 09 June 2017
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la citta futura

Relativismo o antirelativismo?

Il rispetto delle differenze culturali

di Alessandra Ciattini

Qual è il modo più opportuno per affrontare la questione delle differenze culturali?

1a14ab889878010be3390e9fa667abcb XLLa questione che intendo affrontare in questo breve scritto è piuttosto intricata e coinvolge il senso comune (si pensi al problema dei migranti), la filosofia e le scienze sociali, in particolare l’antropologia. In ambito filosofico essa risale al momento in cui alcuni hanno sostenuto che non esistono criteri superiori, validi universalmente, che ci consentano di valutare gli specifici criteri culturali adottati dalle diverse culture. Si potrebbe rimandare a questo proposito a Protagora (V sec. a. C.) e al suo famoso frammento, la cui interpretazione è alquanto controversa, “L’uomo è la misura di tutte le cose” e a Michel de Montaigne (1533-1592), per il quale il nostro modo di ragionare non nasce dalla natura, ma dal costume.

Naturalmente questa visione relativistica ha preoccupato la Chiesa cattolica, che nelle figure di papa Wojtila e papa Ratzinger, l’ha condannata in più occasioni, anche perché ha messo in discussione il monopolio della verità assoluta, che essa si attribuisce.

Benché – come si è visto – il relativismo abbia radici antiche e di tutto rispetto, almeno in ambito antropologico si fa risalire alla crisi dell’evoluzionismo e progressismo ottocentesco, che prefiguravano un avanzamento continuo della società umana e che distinguevano tra i diversi livelli culturali raggiunti dalle differenti forme di vita sociale, le quali erano confrontate a loro svantaggio con la “civiltà occidentale”.

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Published: 09 June 2017
Created: 09 June 2017
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sinistra

‘Popolo’ e ‘moltitudine’ nel pensiero politico di Concetto Marchesi

di Eros Barone

bozzetto di saro intelisanoPer situare nella giusta direzione interpretativa un tema come quello del rapporto tra ‘popolo’ e ‘moltitudine’ nel pensiero politico di Marchesi e per penetrare esattamente il significato che questo grande intellettuale comunista attribuisce ai due termini or ora indicati, la ricerca deve prendere le mosse dalla formazione politica e letteraria di Marchesi, fissando con la massima nettezza un punto essenziale: la precedenza che ebbe, nell’itinerario intellettuale di Marchesi, la formazione politica rispetto alla formazione letteraria. Che è poi quanto La Penna, nel suo icastico profilo biografico di Marchesi, ha definito, con espressione non meno precisa che elegante, come l’importanza degli “incunabula catanesi”1 . Nella ricostruzione genetica del significato dei termini ‘popolo’ e ‘moltitudine’ non è possibile prescindere dal mondo storico-culturale in cui essi affondano le loro radici, e questo mondo è quello del carduccianesimo giacobino, alimentato dalla poesia anticonformista e anarchicheggiante di Heine, è quello del tardo romanticismo e della scapigliatura, il cui eroe eponimo era l’intellettuale socialista catanese Mario Rapisardi, poeta di Lucifero e traduttore di Lucrezio, professore nella locale università non solo di letteratura italiana, ma anche di letteratura latina, il quale trasmise al giovane Concetto alcune idee-forza, che si ritroveranno poi nella sua riflessione più matura, come quella dell’opposizione tra l’uomo e il cittadino, come la rivendicazione dell’originalità della letteratura latina rispetto a quella greca ed il binomio costituito dalla congiunta avversione per l’arido filologismo e per il bieco autoritarismo tedeschi.

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Published: 08 June 2017
Created: 08 June 2017
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maggiofil

Le cronache del nostro scontento

di Giorgio Gattei

I: 2011, il complotto di “re Giorgio”

giorgio napolitano1. E dire che ancora a maggio 2011 i conti pubblici dell’Italia apparivano agli occhi degli esperti talmente in ordine che l’agenzia di rating Fitch poteva assicurare che «non c’è nessuna evidenza che la situazione di bilancio dell’Italia si stia deteriorando» ed il Commissario Europeo Olli Rehn riteneva che «l’Italia fa bene il suo lavoro» (“La Repubblica”, d’ora in poi R., 24.5.2011). Di conseguenza lo spread, il differenziale di rendimento dei titoli pubblici decennali rispetto ai Bund tedeschi, veleggiava attorno ai 180 punti. Eppure in meno di un mese succede qualcosa e tutto precipita: la situazione finanziaria si fa insostenibile con lo spread che vola così all’insù che Moody’s, altra agenzia di rating, si dichiara «pronta a declassare l’Italia» (R., 18.6.2011).

Che cosa è successo di così tanto grave nell’arco di quel poco tempo? E’ successo che ha preso il via il complotto della finanza internazionale contro il premier Berlusconi, con l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che vi si accoda ubbidiente. Il fatto è che nei nuovi tempi del terzo millennio non c’è più bisogno di minacciare “rumor di sciabole” (come era stato costume nella seconda metà del Novecento in Italia) per cacciar via un governo; adesso basta uno scuotimento di spread, soprattutto se la regia è all’estero.

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Published: 08 June 2017
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marx xxi

Germania-Usa alla resa dei conti

di Pasquale Cicalese e Filippo Violi

Riceviamo dai compagni Cicalese e Violi e volentieri pubblichiamo. Ci auguriamo che la loro riflessione sia di stimolo all'apertura, anche in Marx21.it, di un confronto sulle prospettive che si aprono per l'Europa nella fase attuale caratterizzata dal manifestarsi di  stridenti contraddizioni tra le potenze imperialiste dell'Occidente

Merkel agente USACon l’idea di trasformare l’UE in un blocco di potere indipendente sulla scena politica mondiale, la Cancelliera Angela Markel non ha raccolto solo gli applausi dell’establishment politico interno, rafforzando la sua posizione in vista delle prossime elezioni, ma ha ricompattato le fila interne degli Stati membri: partiti e schieramenti politici aggrovigliati tra loro, chiamati a recitare la parte dei falsi antagonismi politici sul piede di guerra.  Anche gli stessi rigurgiti nazional-sciovinisti sembrano essere stati messi tutt’ un tratto a tacere. Chi pensava che dopo il vertice G7 di Taormina la Germania potesse abdicare in favore di Trump forse si sbagliava di grosso. A nulla sono valse le forti strida e i frequenti richiami del Presidente Americano che, dopo aver sistemato direttamente gli affari in Medioriente, avvicinando gli alleati storici (Sauditi e Israeliani) ad ipotetici accordi con i rivali di sempre (Russia, Cina), ha attaccato con fermezza i tedeschi servendosi del megafono europeo: “Abbiamo un enorme deficit commerciale con la Germania, per di più loro pagano molto meno di quanto dovrebbero per la Nato e le spese militari. Ciò è molto negativo per gli Stati Uniti. Tutto questo  cambierà”.

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Published: 08 June 2017
Created: 08 June 2017
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la citta futura

I presupposti teorici del mito della “decrescita felice”*

di Marco Paciotti

Perché è utopico pensare di rendere il sistema capitalistico compatibile con il rispetto dell’ambiente

inquinamento 21Negli ultimi anni si è assistito, nel variegato campo della sinistra anticapitalista, a una crescente attenzione dedicata ai temi della “decrescita felice”, sdoganata dalle opere del filosofo ed economista francese Serge Latouche, il quale, grazie a tale parola d’ordine, ha acquisito enorme fama ed è finito per diventare un’icona anche per alcuni ambienti della sinistra antagonista, oltre che bandiera ideologica del Movimento 5 Stelle. Ma la decrescita è veramente un tema dirompente contro l’attuale modo di produzione? Può l’ecologismo alla Latouche essere conciliato nella teoria di Marx? La decrescita è concretamente realizzabile nel capitalismo?

Per poter rispondere a queste domande è necessario risalire alle origini teoriche dell’ecologismo alla Latouche. La formulazione più organica e coerente, e per certi versi acuta, dei motivi ecologisti può essere fatta risalire alla Bioeconomia, teoria economica proposta da Nicolae Georgescu-Roegen (1906-1994) per la realizzazione di un sistema ecologicamente e socialmente sostenibile. Per utilizzare le parole dello stesso Georgescu-Roegen, il paradigma teorico della Bioeconomia si fonda sul presupposto che “la sopravvivenza dell’uomo non è un problema né solo biologico, né solo economico, ma bioeconomico” [1].

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Published: 07 June 2017
Created: 07 June 2017
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tempofertile

Giovanni Arrighi, Beverly J. Silver, “Caos e governo del mondo”

di Alessandro Visalli

illus2 p30a33 1Il libro (CG) di Giovanni Arrighi ed altri coautori, tra i quali Beverly Silver, autrice per parte sua di un interessante “Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870”, è come sempre denso ed interessante. Scritto nel 1999 è il frutto di un lavoro iniziato dieci anni prima, dunque nel cruciale 1989, e fa parte di un progetto di ricerca più ampio sulla traiettoria di sviluppo del sistema mondiale a partire dal 1945, che fu diviso in due gruppi: il primo, condotto sotto il coordinamento di Immanuel Wallerstein, ed il secondo di Arrighi.

Il gruppo di lavoro di quest’ultimo si è appoggiato al Ferdinand Braudel Center, a Birmingham. Conviene dargli un’occhiata: la tradizione di ricerca movimentata da questa scuola è fortemente interdisciplinare, e prevede di gettare uno sguardo storico sensibile ai fattori sociali, economici ed alla dinamica dei poteri nello scontro delle forze. Di ogni situazione quindi si cerca la ‘struttura’, e di questa le sue radici storiche, ma anche la costante evoluzione. Il metodo, ben visibile in ogni libro di questa scuola, è di andare a cercare sempre le reti di strutture fluidamente permanenti (di “lunga durata”) nelle quali gli eventi avvengono, e le svolte talvolta si manifestano, e inquadrarle in un racconto storico sensibile alla meccanica dei fattori interagenti entro una categoria analitica generale che chiamano “sistema mondo”.

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Published: 07 June 2017
Created: 07 June 2017
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contropiano2

Le “regole europee” che distruggono l’Europa a beneficio della Germania

di Alessandro Avvisato

germania uccide europaScriviamo queste poche righe per i nostri interlocutori nella sinistra variamente anticapitalista (le autodefinizioni sono ormai più numerose che efficaci). E’ noto infatti che abbiamo messo da tempo al centro della nostra riflessione sul “potere effettivo” l’Unione Europea, i suoi trattati, i meccanismi della governance sull’intero continente e soprattutto su lavoratori e ceti popolari.

Da cui facciamo discendere una linea di rottura della Ue come condizione minima indispensabile per poter concretamente avanzare verso un cambiamento radicale, in qualche misura socialista.

Sappiamo benissimo che molti (ma sempre meno) continuano a restare aggrappati a vecchi schemi analitici, confondendo – secondo noi – la dimensione “internazionalista” del capitale con quella dei lavoratori. Il movimento operaio è stato sempre internazionalista, fin da quando i capitali erano ancora rigidamente nazionalisti; dunque un sistema di valori universalista non dipende dai confini storicamente determinati esistenti in un certo momento storico. Mentre la lotta politica concreta deve naturalmente da fare i conti con le condizioni date.

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Published: 06 June 2017
Created: 06 June 2017
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commonware

Sulla centralità della riproduzione

Alcuni appunti di ricerca a partire dal lavoro di Romano Alquati

di Anna Curcio

alla vanga 1Nel lavoro di Romano Alquati, uno dei testi più densi e di maggiore interesse politico nel presente è senz’altro l’inedito Sulla riproduzione della capacità-umana-vivente oggi. Si tratta di un corposo manoscritto risalente ai primi anni Duemila finora mai pubblicato, che anticipa molte delle trasformazioni sul terreno dei processi produttivi, del lavoro e della riproduzione che oggi viviamo.

Esistono di Alquati svariati testi, per lo più inediti o pubblicati da piccole case editrici indipendenti, poco o per nulla in circolazione, che un gruppo di ricercatori militanti, a Torino, sta discutendo con l’intento di cogliere l’attualità politica di un pensatore ancora per molti aspetti poco conosciuto. Ed è all’interno di questa discussione che i miei appunti si collocano.

Nel ricco corpus teorico di Alquati, la riproduzione della capacità-umana-vivente rappresenta uno dei baricentri politici, dentro quel modello – o «modellone» come lui stesso lo chiama – di ricerca e analisi sull’odierna «civiltà capitalista», la «società specifica».

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Published: 06 June 2017
Created: 06 June 2017
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albertomicalizzi

L'ultimo pugno di dollari

di Alberto Micalizzi

piattaforme criptoI.

Il dollaro sta mutando verso qualcosa di sconosciuto che la FED sembra preparare per porre rimedio alla gigantesca bolla monetaria che avvolge il pianeta, pronta ad esplodere da un momento all’altro.

La politica economica Usa degli ultimi 30 anni ha coperto i deficit commerciali inondando il mondo di biglietti verdi. Ciò ha consentito al PIL americano di crescere nonostante il peso delle importazioni. Difatti, la discesa strutturale dei tassi USA – che dura ormai da quasi tre decenni – rispecchia la costante iniezione di liquidità che la FED ha operato proprio per stimolare il PIL.

L’approccio “monetarista” nel senso di Milton Friedman – al quale peraltro vari Governatori della FED tra cui Alan Greenspan si ispirarono in modo esplicito – nasce dunque dalla consapevolezza che attraverso il dollaro il Governo Federale possa ignorare i vincoli di bilancio che caratterizzano qualsiasi altra economia. Ma tutto questo non può accadere senza turbolenze.

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Published: 05 June 2017
Created: 05 June 2017
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contropiano2

I comunisti, il blocco sociale antagonista possibile, l’inchiesta di classe

di Sergio Cararo

Lavoro bella foto 720x300Dopo la sconfitta dei 35 giorni alla Fiat nel 1980, ai cancelli di Mirafiori venne affisso un cartello scritto a mano. C’era un volto di Marx stilizzato e una scritta che diceva: “Avevamo la ragione e la forza. Ci è rimasta la ragione. Coraggio compagni!”. Sono passati più di trentacinque anni da quell’episodio decisivo per le sorti del movimento operaio nel nostro paese. Oggi credibilità e le possibilità di una opzione comunista nel XXI Secolo – dunque la ragione e la forza – in una realtà come quella italiana integrata nella dimensione europea, non possono non fare i conti con le modificazioni sociali e produttive intervenute in questi ultimi tre decenni nella realtà di classe e nella società. Modificazioni oggi nuovamente e fortemente scosse dalla nuova fase della crisi sistemica dell’economia capitalista.

In questi anni di lavoro di inchiesta e confronto ancora in corso sulla ricomposizione di un blocco sociale antagonista – di cui i comunisti dovrebbero tornare ad essere espressione politica e ipotesi strategica di affermazione degli interessi nel nostro paese – abbiamo cercato di individuare i punti in cui la quantità delle contraddizioni può diventare qualità sul piano della lotta per il cambiamento.

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Published: 05 June 2017
Created: 05 June 2017
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marx xxi

Come dare la colpa agli hacker russi …

di Francesco Galofaro*

hacker russi esteri… oppure nordcoreani, iraniani, arabi o cinesi a piacimento. La notizia è stata data in marzo da Repubblica [1], ma è passata un po’ inosservata. Da qualche tempo Wikileaks pubblica materiale informatico sottratto alla CIA [2]. E’ la cassetta degli attrezzi degli hacker USA: virus e malware per infiltrare macchine windows, mac e linux; per inserire “fari” nei documenti e tracciarne il percorso mentre i giornalisti di mezzo mondo se li passano sottobanco; per penetrare cellulari iPhone e Android e perfino televisori Samsung, in modo da spiarci quando siamo comodamente seduti in soggiorno.

 

Di che si tratta

Per lo più Wikileaks ha pubblicato manuali di istruzioni (molto chiari e professionali), presentazioni in powerpoint e documentazione d’ogni tipo. Non ci sono virus veri e propri; neppure Assange, nel suo cinico disprezzo verso l’ordine costituito, è dissennato al punto da diffonderli. Ad ogni modo, secondo Wikileaks, la CIA avrebbe perso il controllo di queste armi informatiche, che ora circolano nel Deep Web, alla mercé di lanzichenecchi, di rapinatori, d’ogni risma di seminatori di discordie. Ma Wikileaks ha pubblicato anche il codice sorgente di due applicazioni molto interessanti, Marble e Scribble: cartelle piene di tanti piccoli programmi in linguaggio Python o in C++.

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  1. Carlo Clericetti: Visco: i danni che ci ha fatto l’Europa
  2. Renfrey Clarke e Roger Annis: Il mito dell’imperialismo russo: in difesa dell’analisi di Lenin
  3. Marco Bersani: Il debito pubblico italiano: la truffa è servita
  4. Leonardo Mazzei: Sistema elettorale alla tedesca: un'Italia germanizzata?
  5. Ottavio Marzocca: Il lavoro fra Tolomeo e Copernico
  6. Alessandro Visalli: Riletture sulla globalizzazione: Stiglitz, Rodrik, Sassen, …
  7. Ernst Lohoff: Due libri - due punti di vista
  8. Sebastiano Isaia: I tedeschi non scherzano mai!
  9. Mauro Piras: Ideali di democrazia. Sulle trasformazioni recenti della politica
  10. Denis Melnik: Nazionalismo economico e globalismo post-ideologico nei tempi di Trump
  11. Il Pedante: Le vaccinazioni, e il resto
  12. Fabio Ciracì: Metafisiche del nulla: Schopenhauer, i suoi discepoli e l’inconsistenza del mondo
  13. Maria Cristina Marcuzzo: Gli ottanta anni della Teoria generale di Keynes
  14. Manolo Monereo: La fase storica in cui siamo e la nostra strategia politica
  15. Damiano Palano: La bolla mortale della nuova democrazia
  16. Amedeo Di Maio e Ugo Marani: La politica economica al tempo della crisi
  17. Marco Nicastro: Il contributo decisivo dei mass media alla violenza
  18. Pierluigi Fagan: Il problema della sintesi del complesso umano
  19. Ugo Boghetta - Mimmo Porcaro: Ancora contro l’economicismo
  20. Enzo Gamba: Partito, movimento politico organizzato, programma minimo
  21. Alessandro Visalli: Mariana Mazzucato e Michael Jacobs, “Rompere con l’ortodossia capitalistica”
  22. Damiano Palano: Una foto in via De Amicis
  23. Emiliano Terán Mantovani: Il Venezuela dall’interno
  24. Andrea Fumagalli: G7 a Taormina: ciò di cui non si parlerà
  25. Renato Caputo: Lo Stato guardiano notturno

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