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Published: 02 April 2026
Created: 30 March 2026
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militant

Del buon uso di una strategia che possa davvero tradursi in agire politico

di Militant

Su Pd, Avs e generazione Gaza, ovvero come saper vivere dentro le contraddizioni politiche del presente

Il corteo “No Kings” è stato un successo di partecipazione oltre ogni più ottimistica aspettativa. Relegare, regalare, questa partecipazione alle mefitiche sorti del “campo largo” sarebbe, prima ancora che falso (un falso molto interessato però), un errore politico. La piazza di sabato è stata, in primo luogo, una piazza internazionale, di gente che lotta da Milwaukee a Gaza, da Roma a Caracas. Otto milioni di persone in tremila manifestazioni per il mondo. Non è stata “la piazza del centrosinistra”, a meno di non voler regalare il Blm e la mobilitazione contro l’Ice all’azione di Schlein e Bonelli, non voler regalare la generazione Gaza agli accordicchi della famiglia Fratoianni. È stata, poi, una piazza di popolo, ma di un popolo particolare, non generico né interessato alle sirene della sintesi elettorale: è stata una prosecuzione naturale delle piazze della Palestina e che è a sua volta proseguita un po’ inaspettatamente dentro il NO alla “riforma della magistratura”. Una piazza giovane, radicale, cosciente – di una coscienza all’altezza dei tempi che corrono, ovviamente. Non servono voli pindarici o ingegnerie politiche per verificare i limiti e le potenzialità – queste decisamente superiori ai limiti – di tale esigenza di partecipazione. È così che si muove la protesta, fregandosene delle etichette e delle appartenenze, dei giochi politici e delle ideologie assestate e mature. A volte questa partecipazione prende le forme della radicalità ingestibile, a volte è rinchiusa nei vincoli di una sorta di falsa coscienza di se stessi, del proprio stare al mondo, delle possibilità concrete del proprio agire politico, dei suoi alleati.

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Published: 02 April 2026
Created: 30 March 2026
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ilpungolorosso

“No Kings” a Roma: buona la partecipazione, ma c’è una questione di fondo da chiarire

di Il Pungolo Rosso

Molte migliaia di manifestanti, molte di più di quanto dichiarato dalla Questura, sono scesi sabato a Roma da Piazza della Repubblica fino a San Giovanni per poi salire sulla tangenziale. Un fatto positivo questa partecipazione alla chiamata dei “No Kings”, che aveva un respiro internazionale essendo partita dagli Stati Uniti.

A Roma questa nuova mobilitazione di massa ha visto partecipare centinaia di associazioni, reti sociali, organizzazioni politiche, movimenti, centri sociali e la Cgil, con esponenti politici e sindacali dell’opposizione di centro sinistra (Landini, Bonelli, Fratoianni, I. Salis, qualche deputato e senatore del M5S e del Pd).

Pur avendo deciso di non aderire all’iniziativa, abbiamo osservato attentamente l’andamento della giornata, perché ci è estranea l’attitudine indifferentista di mettersi alla finestra a contemplare “a che punto è la notte”. Nel pieno di una terza guerra mondiale “a pezzi”, ma a pezzi sempre più collegati tra di loro, per chi si muove in un’ottica di classe vanno scrutati con attenzione tutti i segnali di attivizzazione delle masse. Una attivizzazione che in Italia è stata incoraggiata, nelle ultime settimane, dalla batosta subita dal governo in carica con il No al Referendum.

Pur non essendo quella una nostra vittoria, è ovvio, siamo contrari a ridurla a un’eterodirezione dei PD, AVS, M5S o CGIL su masse totalmente informi. Tocca a chi si muove su una prospettiva di classe, approfittare del momento di difficoltà del governo Meloni, per lavorare alacremente a rovesciargli contro la disponibilità a scendere in campo di settori di massa, e a farlo sul terreno meno congeniale al riformismo e all’opportunismo: la piazza e i cancelli dei magazzini e delle fabbriche.

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Published: 02 April 2026
Created: 30 March 2026
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giubberosse

Prigionieri di Patton

di Enrico Tomaselli

Le guerre sono un processo evolutivo. Non solo perché, quasi sempre, è nel corso di un conflitto che la ricerca di soluzioni tecnologiche subisce una accelerazione, e questo soluzioni poi si riverberano nella normale vita civile, ma proprio in sé: la guerra, come fenomenologia, si evolve, sia nel corso della storia – com’è ovvio – sia nel corso di una specifica guerra. Un esempio perfetto è il conflitto in Ucraina, iniziato in determinato modo – con caratteristiche operative e tattiche di un certo tipo – e poi successivamente evolutosi, con progressivi cambiamenti tecnologici che si sono riflessi sulle modalità stesse del combattimento. Questa evoluzione è particolarmente marcata, nella guerra russo-ucraina, ed evidenzia – tra le altre cose – quanto sia rilevante la capacità di adattamento all’innovazione, che si applica non solo sul piano tattico, ma investe l’intera infrastruttura materiale e dottrinaria del combattimento. Quindi velocità nel recepire il valore dell’innovazione, nell’implementarla e svilupparla ulteriormente (ricerca e produzione industriale), nell’adattare l’organizzazione militare e le modalità di combattimento, etc.

Nel caso della guerra ucraina, il fattore evolutivo fondamentale è stato l’utilizzo dei droni, ed in particolare dei cosiddetti FPV (First Person View), cioè piccoli apparecchi guidati direttamente da un operatore che lo pilota da remoto, e che hanno un impatto radicale rispetto al movimento offensivo, rendendo estremamente difficile la concentrazione di forze necessaria. Da questo punto di vista, anche se la Russia ha saputo adattarsi al cambiamento, ed ha fatto poi prevalere la sua soverchiante capacità produttiva e di sviluppo, indubbiamente oggi le forze armate ucraine sono tra le più capaci nella conduzione di questo tipo di guerra.

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Published: 02 April 2026
Created: 30 March 2026
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cambiailmondo

Guerra e recessione

di Alessandro Volpi

Gli Stati Uniti stanno attraversando una profonda crisi legata alla debolezza del dollaro e alla difficoltà di collocare il gigantesco debito federale di quasi 40mila miliardi. Per evitare la fuga dal dollaro e trovare compratori del debito devono obbligare le petromonarchie ad accettare le pressioni in tal senso. Nel 2025, i paesi del Golfo hanno ridotto le proprie riserve in dollari e in debito Usa, comprando oro, che per la prima volta ha superato nei fondi sovrani e nelle banche centrali di tali paesi la valuta Usa. Una situazione pericolosissima per la tenuta dei conti pubblici di Trump che rischia il default.

In questa ottica l’attacco all’Iran, la destabilizzazione dello Stretto di Hormuz, la prospettiva di condizionare quel transito in modo decisivo sono determinanti per riportare le petromonarchie sulla via della dollarizzazione esclusiva, persino a costo di una recessione vera e propria. Trump ha deciso di puntare sui combustibili fossili per rilanciare la propria affannata economia.

In questo senso, gli Usa devono avere il controllo di tutte le rotte petrolifere e gasiere, dal Mar Rosso, a Suez e allo Stretto di Hormuz. Abbattere l’Iran significa togliere peso agli Houti e normalizzare alcuni transiti, compreso Suez, decisivi per portare il gas liquido naturale ai paesi europei che ne hanno una dipendenza cruciale dopo le sanzioni alla Russia.

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Published: 02 April 2026
Created: 29 March 2026
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linterferenza

Cos’è un gatekeeper?

di Andrea Zhok

Un gatekeeper (letteralmente guardiano del cancello) è chi incanala le energie di protesta o rivolta di una collettività indirizzandola verso obiettivi innocui o fittizi. Questa definizione mi è venuta in mente guardando alla manifestazione “No Kings” in Italia (ma non solo).

Dico subito che è importantissimo che molte persone abbiano preso l’iniziativa di farsi sentire e di scendere in piazza per esprimere un dissenso, un disagio, una protesta. So per certo che molti hanno partecipato mossi da una sacrosanta indignazione contro il genocidio palestinese, contro la diffusione di uno spirito bellicista e orizzonti di guerra. Mi pare una bella cosa e dunque sono lontano anni luce dal criticarli. Ma un elemento di cautela è necessario.

La manifestazione si muove sotto uno slogan guida, una parola d’ordine: “No Kings”. Che diavolo vuol dire? Perché è stato scelto questo slogan? Si tratta di uno slogan di importazione da proteste antitrumpiane avvenute negli USA. E la prima domanda che emerge è: perché dobbiamo andare a traino di una protesta che legittimamente alcuni cittadini statunitensi hanno mosso al loro presidente? Non ce la si faceva a usare uno slogan in italiano e mirato a un obiettivo italiano?

E qui emerge un’aggravante. Se si fosse protestato per qualcosa di preciso: contro il riarmo forzoso, contro il nostro coinvolgimento obtorto collo in guerre che non ci riguardano (ma di cui paghiamo le conseguenze), contro l’aggressione unilaterale israelo-statunitense all’Iran, o altro, un sacco di pupazzi travestiti da opposizione parlamentare non si sarebbero potuti presentare in piazza.

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Published: 01 April 2026
Created: 01 April 2026
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mondocane

Venezuela tra materialismo dialettico (e anche storico) e ottimismo della volontà

Illusioni, delusioni?

di Fulvio Grimaldi

nmfosnfglsd.jpg“Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico” (Bertold Brecht)

Sono consapevole, e mi dispiace, che con quanto scrivo qui mi troverò inondato di rimbrotti e rattristato dalle prese di distanza di qualche valido amico. Illuminismo, però, e suoi figliuoli come i gemelli Materialismo Dialettico e Materialismo Storico e un minimo di deontologia professionale che polvere dei tempi e battaglie mi hanno lasciato addosso, impongono che si dica ciò che si ritiene giusto dire. E anche necessario, visto che non dirlo potrebbe favorire coloro che, con l’altro polo del mio titolo, l’ottimismo della volontà, trasformano avvoltoi in innocue farfalle.

Il tema del trattamento si può riassumere in questo groviglio semantico: se pretendo che il disastro provocato a qualcuno da un malfattore, riuscito grazie alla complicità di un terzo che si finge solidale con la vittima, dal terzo sia stato invece sventato, ho bell’e che garantito il successo del malfattore e la riuscita del disastro.

Prima di rimettere i piedi sul terreno dalle parti di Caracas, ricorriamo anche alle stampelle dei due materialismi elargitici da Carlo Marx, con il non indifferente contributo di Hegel e Feuerbach. Senza dimenticare mai il lume della ragione che, grazie, appunto, al Secolo dei Lumi, ha trapassato le nebbie millenarie del mistico e dell’irrazionale.

Dialettico, grazie anche a Eraclito, significa teoria degli opposti. E, tra questi, il conflitto tra ricchi e non ricchi, è il conflitto trainante della Storia. Quanto Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela dopo che Trump gli aveva scippato il presidente e la di lui moglie, si dice d’accordo col rapitore, con il direttore della CIA, con il ministro del Tesoro USA e con quell’ dell’Energia, il conflitto rischia di evaporare e chi ha vinto ha vinto.

Storico vuol dire che come si configura una società dipende dai rapporti economici e di produzione prevalenti, storicamente assunti. Su questi si fondano le malamente dette sovrastrutture: politica, ideologia, giustizia, cultura, morale…L’origine di queste strutture dipende da come e da chi si risponde ai bisogni primari.

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Published: 01 April 2026
Created: 30 March 2026
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fuoricollana

Ma dov’è finito il pensiero critico?

di Gaetano Azzariti

Per Gaetano Azzariti l’afonia del pensiero critico non è la conseguenza inevitabile della fine delle “grandi narrazioni”. Ma il frutto di un rifiuto a fare i conti con il momento istituzionale. Sul banco degli imputati: l’operaismo di Mario Tronti, il pensiero della differenza, l’uso alternativo del diritto. Ne pubblichiamo un denso estratto

2021 03 04 IL PENSIERO CRITICO scaled 1.jpg«Un passaggio autocritico, doloroso, perché guarda ai propri fallimenti anziché ai propri successi, ai propri torti e non invece alle proprie ragioni. Ma è un passaggio ormai necessario compiere. Una riflessione che deve essere svolta da parte di chi non può essere sospettato di voler semplicemente rinnegare la propria storia, ma che rivendica al contrario la vitalità dei propri principi”. “Detto in sintesi: le correnti più avanzate del pensiero critico del Novecento hanno tutte – ciascuna a suo modo – sottovalutato il “momento istituzionale”. Una forca caudina per chi vuole cambiare stabilmente la realtà del presente. Un passaggio – portare la critica sociale dentro le politiche istituzionali – sofferto, che sarebbe stato necessario effettuare, ma che nessuno dei movimenti di protesta radicale è riuscito a compiere. Finendo per tener distaccati i due lati inseparabili della democrazia (il demos e il kratos), rinunciando a dare forma a quella che chiameremo la democrazia strutturata, per lasciare il campo ad una desolante democrazia disgregata (…)».

 

La protesta senza “città futura”

«Non si è trattato solo di miopia, spesso è stato il frutto di un rifiuto. Il rompere le righe del pensiero non conformista che finalmente va oltre gli argini, ma senza poi riuscire a trovare un diverso equilibrio di sistema; la forza dei movimenti che nascono di protesta, conquistano soggettività e riconoscimento sociale, ma poi difficilmente riescono a non snaturarsi quando si “istituzionalizzano”, diventando parte del sistema dei poteri; la difficoltà di trasformare, se non proprio rivoluzionare, le logiche istituzionali e politiche sino a quel momento dominanti, le quali troppo spesso sono esse che riescono ad addomesticare, sino a riassorbire entro l’autonomia dell’organizzazione, le spinte più radicali; la diffidenza espressa da chiunque voglia mutare lo stato delle cose nei confronti di uno strumento di per sé ambiguo qual è il diritto, che certamente è posto a garanzia del dominio, ma ha rappresentato anche – sempre nella storia – lo strumento di emancipazione e affermazione dei nuovi diritti; l’irruenza rivoluzionaria che promette di conseguire lo scopo senza bisogno di attendere o coinvolgere i tempi lunghi e i luoghi incerti delle istituzioni; la prosopopea degli intellettuali, dei giuristi in specie, che ritengono di poter avvalersi del diritto asservendolo a ogni scopo, ponendolo al servizio di ogni causa, dimenticando che nel rapporto tra fatto e diritto è questo che perlopiù conforma quello o che comunque la dialettica tra i due termini non è affatto unidirezionale.

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Published: 01 April 2026
Created: 01 April 2026
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contropiano2

“L’Iran e Gaza sono solo l’inizio”

di Chris Hedges*

gaza iran solo inizio.jpgIl genocidio a Gaza è solo l’inizio. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale. L’era della barbarie tecnologicamente avanzata. Non ci sono regole per i forti, solo per i deboli. Opporsi ai forti, rifiutarsi di piegarsi ai loro capricciosi desideri significa essere sommersi da missili e bombe. Assistiamo quotidianamente a questa follia con la guerra contro l’Iran, i bombardamenti a tappeto del Libano meridionale e le sofferenze a Gaza.

Organismi internazionali come le Nazioni Unite sono stati neutralizzati, trasformati in inutili appendici di un’altra epoca. La sacralità dei diritti individuali, le frontiere aperte e il diritto internazionale sono svaniti. I governanti più psicopatici della storia umana, coloro che hanno ridotto le città in cenere, ammassato popolazioni prigioniere verso luoghi di esecuzione e disseminato le terre occupate di fosse comuni e cadaveri, sono tornati con sete di vendetta, aprendo un immenso abisso morale.

La legge, nonostante i coraggiosi sforzi di una manciata di giudici – che presto saranno epurati – sia a livello nazionale che in organismi internazionali come la Corte Internazionale di Giustizia, viene violata con disprezzo. Barbarie all’estero. Barbarie in patria.

Lucy Williamson della BBC riferisce che Israele sta distruggendo il Libano meridionale “usando Gaza come modello: un progetto di distruzione riproposto come via per la pace“.

In poche settimane, oltre un milione di persone sono già state sfollate in Libano, un quinto dell’intera popolazione di un Paese che già ospita il più alto numero di rifugiati pro capite al mondo. A questi si aggiungono 2 milioni di sfollati a Gaza e 3 milioni in Iran. Sei milioni di persone sono rimaste senza casa.

Per quattro decenni il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto pressioni affinché gli Stati Uniti entrassero in guerra con l’Iran.

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Published: 01 April 2026
Created: 28 March 2026
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metis

Giro di boa

di Enrico Tomaselli

Per un cumulo di ragioni, ampiamente discusse e condivise da svariati analisti, molti dei quali statunitensi, le possibilità che il conflitto si concluda con una vittoria israelo-americana sono a dir poco assai remote. L’ipotesi più probabile, quindi, è che prima o poi gli Stati Uniti decidano di sganciarsi anche da questo conflitto, ricercando una soluzione che in qualche modo offra un appiglio alla narrazione della vittoria, anche se in realtà non sarà affatto così. La posizione assunta dagli USA sulla scena internazionale è ormai del tutto indifferente a quel che pensano gli stati vassalli e quelli nemici, tanto meno quelli non allineati. Ne è un segnale inequivocabile la sostituzione della diplomazia con l’esercizio dell’inganno e della manipolazione, non a caso appaltata a una coppia di affaristi, senza alcuna competenza né conoscenza.

La vittoria è perciò sostanzialmente la narrazione che andrà venduta al popolo americano per evitare crisi di rigetto, almeno fintanto che alcune forme di democrazia verranno mantenute.

La questione, quindi, non è più come finirà la guerra – chi la vince e chi la perde – quanto piuttosto quando, e quali saranno le condizioni implicite ed esplicite che accompagneranno la fine.

Ovviamente, se l’ipotesi su accennata è valida, ciò significa che – in effetti – non si tratterà di una fine, ma di una sospensione. Se gli americani si chiamano fuori, indipendentemente da ciò a cui si appelleranno per farlo, ne consegue che non ci sarà alcun negoziato, né quindi alcun accordo.

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Published: 01 April 2026
Created: 28 March 2026
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kelebek3

“Senza pietà” Parole nuove per un mondo nuovo

di Miguel Martinez

Ieri mi sono reso conto davvero di essere nato in un altro mondo.

Dove dietro discorsi in superficie divergenti, c’era una Grande Narrazione, data per scontata: c’è un Noi, che è l’umanità (come nella frase ridicola, ma sentita tante volte, “noi siamo andati sulla Luna”).

L’umanità stava progredendo, grazie alla ricerca e all’inventiva, e ogni volta che sorgeva un problema, si sarebbe trovata la soluzione.

La guerra era finita con il suicidio di Hitler: non solo quella guerra, proprio la Guerra.

Certo, siccome rimanevano un po’ di cattivi all’antica, in Sicilia o in Afghanistan, ci volevano sempre poliziotti ed eserciti, ma proprio per garantire la pace e la coesistenza. E così ogni tanto il Segretario della Difesa degli Stati Uniti andava sorridendo in televisione ad annunciare che stava proteggendo la democrazia e la pace e i diritti delle donne da qualche parte nel mondo, per renderci tutti ancora più progrediti.

Alla testa di questo Mondo che Progrediva, c’era infatti il paese più creativo e libero e forte del pianeta, che proteggeva il nostro futuro.

Le divisioni ideologiche nascevano su queste premesse condivise. Si poteva discutere su come progredire pacificamente nella maniera più veloce: tassare di più per avere più asili nido pubblici, o tassare di meno perché gli asili privati sono ancora meglio?

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Published: 01 April 2026
Created: 28 April 2026
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contropiano2

Usa e Israele fanno i conti con le difficoltà impreviste

di Dante Barontini

Nell’ascoltare i deliri bipolari di Trump a proposito dell’andamento della guerra all’Iran viene in mente la retorica adottata dal regime fascista anche quando ormai partigiani e truppe “alleate” stavano per entrare a Milano. “Vittorie clamorose”, “perdite catastrofiche” inferte al nemico, “eroismo incomparabile”, dei fascisti in fuga, ecc. Guardare le prime pagine del Corsera d’allora, sembra quello di oggi…

Scherzi a parte, le cose sembrano andare un po’ differentemente, sia in casa Usa che addirittura in Israele.

Il New York Times – non un ignoto influencer mediorientale – scrive che “molte delle basi militari nella regione usate dalle truppe americane sono completamente inabitabili, con quelle in Kuwait – la porta d’ingresso all’Iran – che hanno subito i maggiori danni”.

Poi i dettagli sconfortanti: “Secondo quanto riferito da personale militare e funzionari americani, l’Iran ha bombardato basi statunitensi in tutto il Medio Oriente in rappresaglia per la guerra tra Stati Uniti e Israele, costringendo molti soldati americani a trasferirsi in hotel e uffici nella regione.

Quindi, in sostanza, gran parte delle forze armate di terra sta combattendo la guerra lavorando da remoto, con l’eccezione dei piloti da caccia e degli equipaggi che gestiscono e manutengono gli aerei da guerra e conducono gli attacchi.”

Un esercito in albergo vive forse comodo, ma la sua “prontezza” – logisticamente garantita da basi, depositi, arsenali, officine, ecc – è un tantinello ridotta. E anche il morale potrebbe scendere sotto i tacchi.

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Published: 01 April 2026
Created: 27 March 2026
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Il federalismo della vergogna

di Mario Sommella

Fontana rilancia la secessione, Sechi insulta il Sud che ha salvato la Costituzione.

Mentre milioni di poveri perdono il sussidio, la stampa di regime incassa milioni dallo Stato.

Tre giorni dopo la storica vittoria del No al referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026, che ha respinto lo smembramento e indebolimento della magistratura, il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha risposto al voto democratico con quella che non può essere definita altrimenti che una dichiarazione di guerra all’unità nazionale. E il direttore di Libero, Mario Sechi, ha fatto da megafono ideologico all’offensiva, insultando i meridionali che hanno difeso la Carta. Due voci, un unico messaggio: punire il Sud che non si è inginocchiato.

 

I. LE PAROLE DI FONTANA: ANATOMIA DI UN PROGETTO SECESSIONISTA

Sul Corriere della Sera del 26 marzo 2026, Attilio Fontana — presidente della Regione Lombardia e figura di spicco della Lega — ha scelto di non riconoscere la lezione referendaria. Al contrario, ha deciso di rilanciarla, amplificarla, trasformarla in programma politico.

“Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […] L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.”

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Published: 01 April 2026
Created: 30 March 2026
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fattoquotidiano

Iran, resta poco tempo. L'escalation è possibile

di Elena Basile

La guerra contro l’Iran non è nell’interesse dell’Europa e degli Usa. Non serve a migliorare la situazione democratica del Paese o dare libertà alle donne che sono insofferenti per i precetti islamici. Il conflitto è stato fortemente voluto da Netanyahu e da Israele.

La condizione di guerra permanente è essenziale alla continuazione del potere del primo ministro israeliano e di gran parte della corrotta leadership. Il progetto di grande Israele, iscritto nello statuto del Likud, è oggi appoggiato dalla maggioranza degli israeliani che non vogliono riconoscere l’esistenza di uno Stato palestinese e hanno, come dimostrano i sondaggi, approvato l’azione genocidaria a Gaza.

Trump è stato trascinato in guerra dalla lobby di Israele, composta da sionisti cristiani ed evangelici oltre che da personalità del mondo ebraico e in grado di disporre di fondi cospicui e di una influenza mediatica senza paragoni. Il presidente rischia la sua fine politica in una guerra contraria alla sua campagna elettorale e per la quale il popolo MAGA lo ha eletto.

Le conseguenze economiche, data la crisi energetica che colpisce l’industria come l’agricoltura, e scatena la stagflazione, sono dolorose soprattutto per l’Occidente. L’Europa e le monarchie del Golfo, che pure non hanno deciso la guerra, sono cobelligeranti in quanto le basi NATO e dei Paesi arabi sono utilizzate per attacchi all’Iran.

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Published: 31 March 2026
Created: 31 March 2026
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sinistra

La dottrina sociale della Chiesa cattolica fra continuità e discontinuità

Le religioni monoteistiche: sovrastrutture di “lunga durata”

di Eros Barone

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 1. Le religioni monoteistiche: sovrastrutture di “lunga durata”

La morte di papa Francesco e l’elezione del nuovo papa nella persona del cardinale statunitense Robert Francis Prevost, il quale ha scelto per caratterizzare il suo pontificato di chiamarsi Leone XIV, hanno richiamato l’attenzione del movimento di classe sulla crescente importanza di un’organizzazione - la Chiesa cattolica, per l’appunto – che esiste da oltre duemila anni, pur con vari adattamenti e con diversi gradi di influenza rispetto ai diversi modi di produzione (da quello schiavistico a quello feudale e da questo al modo di produzione capitalistico), e costituisce un fattore non secondario sia nella dinamica socio-politica e ideologica italiana sia in quella internazionale.

La natura anfibologica e proteiforme delle religioni (non solo del cristianesimo ma anche dell’ebraismo e dell’islamismo, per limitarci alle tre grandi religioni monoteistiche) spiega in parte la ‘lunga durata’ di certe sovrastrutture (non solo religiose ma anche filosofiche, giuridiche ed artistiche): si tratta di un fenomeno su cui hanno acutamente riflettuto Marx ed Engels, i quali hanno posto in luce tanto le corrispondenze tra la base e le sovrastrutture quanto lo ‘sviluppo ineguale’ o la dissimmetria, fatta di ritardi e di anticipazioni, fra l’una e le altre. Occorre inoltre considerare un aspetto a cui raramente si presta attenzione, e cioè che la Chiesa, in quanto organizzazione gerarchica e centralizzata contrapposta alle prime comunità cristiane, che erano di natura del tutto differente, reca in sé stessa il codice ‘negativo’ della propria costituzione ed esistenza, essendo il prodotto della mancata ‘parousia’ (III secolo d. C.) e del conseguente patto costantiniano con l’Impero romano (IV secolo d. C.).

È poi opportuno sottolineare, per quanto concerne la problematica del rapporto tra Stato e Chiesa, che esiste una differenza assai profonda tra formazioni economico-sociali in cui la sovrastruttura dominante è quella religiosa (tali sono quella medievale in Europa, per lo meno fino alla rivoluzione francese, e attualmente quelle di un certo numero di paesi arabo-islamici) e formazioni economico-sociali in cui la sovrastruttura dominante è quella giuridico-politica (tali sono le formazioni esistenti ed operanti nei paesi europei e americani e in un certo numero di paesi asiatici).

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Published: 31 March 2026
Created: 28 March 2026
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codicerosso

Referendum, la radicalizzazione algoritmica come ariete per la vittoria del NO

di nlp

ngodeurtrygtL’esito del referendum, culminato in una netta vittoria del NO, aiuta a entrare con forza nelle dinamiche tecnologiche di formazione della polarizzazione politica e della mobilitazione sociale. Non ci troviamo infatti di fronte all’ormai classica cesura sistemica tra la rappresentazione dell’opinione pubblica dei media tradizionali e le correnti di mobilitazione che si sviluppano attraverso le piattaforme digitali. Da questa dimensione di analisi emerge piuttosto l’importanza della  radicalizzazione algoritmica nello spostamento del consenso in politica. La radicalizzazione algoritmica è il processo per cui i sistemi di raccomandazione dei contenuti delle piattaforme social ottimizzano e massimizzano il tempo di visione dei post, amplificando contenuti ad alta attivazione emotiva (rabbia, indignazione) e favorendo la migrazione degli utenti verso percorsi di polarizzazione cognitiva.

Analizzando il referendum  la  Actor-Network Theory (ANT) emerge come un modello antropologico capace di spiegare la radicalizzazione algoritmica. Attraverso questa lente teorica, l’analisi procede a decostruire la scatola nera (black box) algoritmica, quella che suggerisce i contenuti agli utenti, mappando le intricate reti di attori umani e non umani che hanno determinato il successo del fronte del NO.  Emerge inoltre l’economia dell’attenzione come primario motore della esigenza di radicalizzazione degli utenti, evidenziando il suo impatto dirompente sull’evoluzione dei movimenti sociali contemporanei. 

 L’Actor-Network Theory (ANT)  offre infatti un approccio teorico e metodologico che ridefinisce radicalmente il concetto stesso di “sociale” e di “agire” (agency). Il principio fondativo dell’ANT è l’ontologia piatta (flat ontology), un postulato secondo cui tutto ciò che esiste nel mondo sociale e naturale è il risultato di reti di relazioni in costante mutamento e negoziazione. In questo paradigma decostruttivista, non esistono forze sociali astratte, macro-strutture o sovrastrutture ideologiche preesistenti che possano essere utilizzate per spiegare i fenomeni a priori; al contrario, la “società” è concepita esclusivamente come un effetto generato, una conseguenza performativa dell’interazione continua e precaria tra entità eterogenee.

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Published: 31 March 2026
Created: 27 March 2026
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Un professore viene mangiato

di Leo Essen

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Verso una società senza padre fu scritto da Alexander Mitscherlich nel 1963, nel periodo in cui si stava compiendo quel processo avviato con Lutero e destinato a condurre, appunto, alla scomparsa del padre e all’inizio di una fase segnata da anomia e irrazionalismo.

Che cosa significa irrazionalismo? – si chiede Mitscherlich. L’irrazionalismo consiste nel predominio dell’azione istintuale, dettata da impulsi primari non sottoposti al controllo dell’Io critico. Le pulsioni si esprimono in modo caotico, senza trovare controspinte all’interno di un sistema capace di regolarle e indirizzarle, e finiscono così per disperdersi. Persino l’appagamento risulta compromesso. Là dove la spinta non incontra un limite, dilaga senza costrutto. L’appagamento senza restrizione, dice Mitscherlich, produce infelicità. Non c’è piacere senza dispiacere, né forza senza controforza. Non c’è potere costituente senza una costituzione. Quando si dissolve il patto, o la struttura simbolica, che teneva insieme le forze, vengono meno le forze stesse. Senza binari, il mondo diventa inaccessibile e inintelligibile. È, in altri termini, la fine di Edipo.

Il rapporto con il padre, dice Freud in Totem e Tabù, costituisce il nucleo di tutte le nevrosi. Religione, moralità, società e arte trovano qui il loro punto di convergenza. Il crollo di Edipo trascina con sé queste stesse dimensioni, facendo precipitare ogni cosa nel caos.

È vero che, nell’Edipo della tradizione freudiana, il padre viene ucciso. Ma proprio questa uccisione introduce, per chi la compie, il concetto di crimine. La scena della sopraffazione del padre, la sua disfatta più radicale, diventa il materiale attraverso cui si celebra il suo supremo trionfo. La vendetta del padre abbattuto si fa inesorabile. Il dominio dell’autorità raggiunge il suo culmine e la legge, in quanto legge del padre, viene interiorizzata. La società priva di padre, dice Freud, tende così a trasformarsi in una società a ordinamento patriarcale. Il padre, tolto ma non eliminato – Aufhebung – risorge come ideale, il cui contenuto consiste nella pienezza di forza e nell’illimitata potenza del progenitore un tempo combattuto, insieme alla disposizione ad assoggettarvisi.

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Published: 31 March 2026
Created: 31 March 2026
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quodlibet

Una voce II

di Giorgio Agamben

 

Stato e terrore

Che cos’è un stato che, ignorando ogni forma di diritto, assassina metodicamente o rapisce i capi degli stati che dichiara a suo arbitrio nemici? Eppure è questo che avviene con l’approvazione o il silenzio imbarazzato dei paesi europei. Ciò significa che noi viviamo nel tempo in cui lo stato ha gettato le sue maschere giuridiche e agisce ormai secondo la sua vera natura, che è in ultima analisi il terrore. È probabile, tuttavia, che questa situazione estrema sia letteralmente tale, che, cioè, la deposizione delle maschere coincida con quella fine della forma stato, senza la quale una nuova politica non sarà possibile.

2 marzo 2026

 

La vergogna dell’Europa

Un paese è stato attaccato senza alcuna vera ragione e a tradimento, mentre si fingeva di trattare, assassinando il suo capo spirituale. La comunità europea – o quella illegittima organizzazione che porta questo nome – non solo non ha condannato un’aperta violazione del diritto internazionale, operata da due paesi che sembrano aver smarrito ogni coscienza di sé e ogni responsabilità, ma ha ingiunto al popolo iraniano di cessare di difendersi.

5 marzo 2026

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Published: 31 March 2026
Created: 27 March 2026
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guerredirete.png

Sovranità satellitare

di Marco Schiaffino

Lo scorso 4 febbraio 2026, un report del Financial Times ha acceso i riflettori sulle attività di spionaggio da parte dei russi ai danni di alcuni satelliti europei. La denuncia, resa nel corso di un’intervista dal generale di divisione Luftwaffe della Bundeswehr tedesca Michael Traut, riguarda operazioni che hanno portato due satelliti russi di classe Luch-1 e Luch-2 a posizionarsi nelle vicinanze di quelli europei, con il possibile obiettivo di intercettare i dati trasmessi o, addirittura, di avviare attività che potrebbero portare al sabotaggio dei satelliti stessi.

Stando a quanto riporta il quotidiano, attività di questo tipo non sono una novità. Nel nuovo contesto geopolitico, l’attenzione per la sicurezza delle infrastrutture di telecomunicazione satellitari è però cresciuta enormemente e a contribuirvi è stata sia la centralità di questi sistemi emersa nel conflitto russo-ucraino, sia le tensioni nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, che hanno messo in luce la pericolosa dipendenza del vecchio continente dalle infrastrutture USA.

 

Non è solo una questione di sicurezza

La rinnovata attenzione per il ruolo delle costellazioni satellitari in orbita intorno al pianeta non ha soltanto motivazioni legate al settore militare, e il riferimento al concetto di “guerra ibrida” nel caso delle operazioni russe lo conferma. I satelliti interessati sono infatti di tipo “dual use”, hanno cioè funzioni sia legate alle comunicazioni militari, sia a quelle civili.

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Published: 31 March 2026
Created: 26 March 2026
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acropolis

Come gli Stati Uniti sono diventati un paese di serial killer a livello internazionale

di Medea Benjamin e Nicolas JS Davies

“Più gravi diventano i problemi dell’umanità, meno strumenti abbiamo per l’azione collettiva. E questa strada conduce solo alla barbarie”

Per decenni, gli Stati Uniti sono passati da complotti segreti per assassinare i nemici all’adozione aperta dell’assassinio o delle “uccisioni mirate” come politica ufficiale. Ora, nella guerra con l’Iran, questa evoluzione sta raggiungendo la sua fase più pericolosa.

Il 17 e il 18 marzo, gli Stati Uniti e Israele hanno assassinato tre alti funzionari del governo iraniano con attacchi aerei mirati: Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano; il generale di brigata Gholamreza Soleimani, comandante delle forze di sicurezza interne iraniane Basij; ed Esmaeil Khatib, ministro dell’intelligence iraniano.

Il missile che ha ucciso Ali Larijani ha anche demolito un condominio e ucciso più di cento persone. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che le forze israeliane sono ora autorizzate ad assassinare qualsiasi alto funzionario iraniano ogniqualvolta ne abbiano la possibilità, e hanno continuato a farlo, portando il numero di funzionari iraniani assassinati nell’ultimo anno ad almeno settanta.

L’assassinio di Ali Larijani rappresenta un duro colpo per le già precarie possibilità di una pace negoziata tra Iran, Stati Uniti e Israele.

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Published: 31 March 2026
Created: 26 March 2026
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lafionda

Basta con il falso mito della Costituzione

di Alessio Mannino

Vorremmo poter scrivere del lato noir, ribelle, sfrontato pur senza esibizionismi di Gino Paoli, lo chansonnier che ancor giovane si sparò al cuore perché si era “rotto i coglioni” e voleva vedere “cosa c’è dall’altra parte” (e naturalmente il Caso, o una mira auto-conservativa, lo graziò). E invece, non avendo granché titolo a farlo ci limitiamo a segnalare una grave distorsione cognitiva tornata prepotentemente alla ribalta con il referendum sulla magistratura, vinto dal No con nostra somma soddisfazione.

Si tratta della pestifera retorica sulla Costituzione. Secondo gli idolatri con l’orologio fermo al ‘48, la bocciatura della riforma Nordio (sbagliata nel merito e nel metodo, sia chiaro) si spiegherebbe con l’insorgere in massa a difesa della Carta. Ma per cortesia. Una certa sua forza evocativa può aver giusto motivato in coloro che avrebbero votato a priori contro qualsiasi altra modifica avanzata dal centrodestra (o che andasse in direzione di rafforzare l’esecutivo, come fu con Renzi nel 2016 quando tentò di superare il bicameralismo perfetto). Le motivazioni che hanno affossato l’intemerata tardo-berlusconiana di Meloni & C sono state politiche, e si possono riassumere così: quattro anni di questo governo hanno rivitalizzato non soltanto l’ovvia ostilità di chi gli si oppone, ma anche di chi l’aveva votato nel 2022, deluso da una politica estera indifferente all’opinione pubblica (appecoronata a Usa e Israele su Ucraina e soprattutto Gaza, e oggi sull’Iran), da una politica socio-economica che ha tolto senza dare (via il reddito di cittadinanza, in cambio di un caro-vita devastante), e perfino di una politica migratoria identica a quella di sempre (500 mila ingressi ammessi nei prossimi 4 anni, che per un elettore di centrodestra sono fumo negli occhi).

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Published: 31 March 2026
Created: 31 March 2026
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pierluigifaganfacebook

Quando metti i pezzi assieme

di Pierluigi Fagan

L’Europarlamento, con maggioranza popolari, socialdemocratici, conservatori e liberali, ha approvato l’accordo con US in base al quale loro avranno accesso privilegiato al mercato UE e zero dazi mentre i nostri prodotti saranno tassati con dazi fino al 15%.

Quindi più import da US e meno export, affarone! Quando Trump avrà finito di sollazzarsi con l’Iran (si fa per dire) e verrà a prendersi la Groenlandia, voglio proprio vedere l’insurrezione dei partigiani di Bruxelles.

Altresì, i primi conti sul 2025, dicono che la spesa militare europea è aumentata dell’11% sul 2024 arrivando alla fatidica soglia del 2%. Ma Trump aveva più volte detto di apprestarsi a portarla al 5%. Ci sta tornando su ogni giorno con dichiarazioni molto critiche sulla NATO. L’ultima è di ieri in cui ha detto che, visto che la NATO ha ignorato il suo appello a scendere in acqua per Hormuz, gli US taglieranno da subito e pesantemente i propri contributi NATO.

Gli europei debbono far digerire l’impopolare spesa militare alle proprie opinioni pubbliche, esagerando i pericoli di una quanto mai improbabile invasione russa e quindi sono impediti, anche volendolo, da assumere posizioni di relazioni internazionali più equilibrate e realistiche, viepiù oggi e nell’immediata prospettiva di grossi problemi di fornitura energetica.

L’India, ad esempio, giusto ieri ha chiuso un acquisto in armi per 25 mil UD$ dalla Russia, il che non le impedisce di avere ottimi rapporti con Israele, US ed EU, nonché aprirsi anche a investimenti cinesi e ottenere concessioni di transito dall’Iran ad Hormuz.

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Published: 30 March 2026
Created: 26 March 2026
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senzatreguacontro.png

A somma zero

Spunti per un dibattito sull’aggressione imperialista all’Asia Occidentale

di Senza Tregua

5918114349052530122.jpgCon l’aggressione militare lanciata dall’imperialismo a matrice sionista contro la Repubblica islamica dell’Iran, il primo ha deciso di arrivare alla resa dei conti con chi finora ha resistito alle sue mire neo-colonialiste sull’intera Area. Con l’attacco “a sorpresa” sferrato il 28 febbraio scorso, gli USA e Israele hanno dichiarato guerra all’intera regione. “A tradimento” come candidamente ammesso dal presidente statunitense che, durante l’incontro con la sua omologa giapponese alla Casa Bianca, ha equiparato l’odierna “sorpresa” statunitense a quella dell’Impero giapponese anti-statunitense di Pearl Harbour!

Mai fidarsi degli imperialisti, questa lezione storica va introiettata senza eccezioni.

 

La tipologia di guerra che si sta combattendo in Asia Occidentale

Senza dubbio in Asia Occidentale ci troviamo di fronte a una guerra imperialista. Ma fermarsi a questa ovvietà, senza declinarla ulteriormente, non permette di assumere una posizione coerente e materialista. Non la decliniamo infatti come guerra inter-imperialista, bensì come guerra di aggressione imperialista. Secondo i nostri criteri di analisi politica, non ci troviamo di fronte allo scontro tra contrapposti campi imperialisti – ad esempio NATO vs BRICS… -. Le maggiori potenze (Cina, Russia, India, Brasile) dei BRICS non sono direttamente coinvolte nel conflitto, e quelle minori (Iran, Arabia Saudita, EAU) lo sono trasversalmente, negli opposti schieramenti. Sempre secondo i principi di nostro riferimento, l’Iran non può essere considerato un paese imperialista. Tante altre cose, ma non imperialista. E’ vero che all’interno dell’aggressione imperial-sionista possono essere considerate sia la componente di contenimento della Repubblica Popolare Cinese, che la concorrenza sleale nei confronti dell’Unione Europea – come in Ucraina… -, ma solo come subordinate geopolitiche, anziché cause principali dell’aggressione.

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Published: 30 March 2026
Created: 25 March 2026
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ist onoratodamen

Il Katechon e la sua merce

di m.l.

d51aa209 380b 49d7 a299 8955e161f95c 1182x665.jpgTra Intelligenza Artificiale e Anticristo

Peter Thiel è cofondatore di Palantir Technologies, primo finanziatore esterno di Facebook, tra i principali esponenti del trumpismo.: «presidente ombra degli Stati Uniti», secondo alcune voci¹. Il suo arrivo a Roma, nel cuore della cristianità latina, con il nuovo Papa ritenuto non meno «woke»² di Bergoglio, per tenere un ciclo di conferenze private sull’Anticristo, non poteva non attirare l’attenzione dei media e della politica. Conferenze tenute a porte chiuse, con il divieto di registrarle e persino di prendere appunti. A promuovere l’iniziativa figura l’associazione culturale Vincenzo Gioberti di Brescia, grottescamente dedita alla «restaurazione del Cattolicesimo come fulcro dell’identità nazionale», da «accompagnare al rinvigorimento dei territori, cuore pulsante della storia, della geografia e della cultura italiane, [...] ripensando l’Italia come una vera federazione di genti caratterizzate da un’unità spirituale», sì da smarcarsi «definitivamente da vicende e riferimenti ormai consegnati al passato – il Risorgimento, il Fascismo, la guerra civile», per aiutare «il Paese che conosciamo oggi a proiettarsi verso il futuro e a essere più consapevole della sua diversità interna e, dunque, della sua forza a livello globale»³. L’evento segue altri seminari su tali questioni, organizzati da realtà della destra cristiana e nazionalista in vari Paesi.

Può far sorridere o destare un senso di inquietudine leggere i motivi dell’organizzazione dell’evento, nel Comunicato stampa del direttivo dell’associazione:

«Peter Thiel ha il coraggio e la libertà intellettuale di denunciare questo pericolo [la distruzione dell’Occidente], in faccia a parrucconi e giornali che si ostinano a voler versare vino nuovo in vecchie botti ermeneutiche, ormai buone solo per il fuoco – il fuoco della Tradizione che arde in noi. Per Thiel, guardarsi dall’Anticristo significa, innanzitutto, diffidare da chi grida che la fine è vicina per proporre la creazione di un nuovo ordine fondato su un messianismo utopistico e su ricette già logore.

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Published: 30 March 2026
Created: 26 March 2026
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sputnik

Un nuovo mondo sta nascendo mentre quello vecchio sta morendo

di Pepe Escobar

1123876308 0 0 3072 1728 1920x0 80 0 0 875c00f2aa160a59289987e07b10b604.jpg "Pointed threats, they bluff with scorn
Suicide remarks are torn
From the fool’s gold mouthpiece the hollow horn
Plays wasted words, proves to warn
That he not busy being born is busy dying"
Bob Dylan

Il piano in 15 punti che il Team Trump ha presentato all’Iran è già destinato al fallimento

Si tratta di una capitolazione imposta: un atto di resa mascherato da “negoziazione”.

Il piano-non-piano – che impone richieste mentre implora una tregua di un mese – prevede l’azzeramento dell’arricchimento dell’uranio sul suolo iraniano; lo smantellamento completo degli impianti di Natanz, Isfahan e Fordow; l’espulsione di tutto l’uranio arricchito dall’Iran; il programma missilistico estremamente limitato; nessun finanziamento a Hezbollah, Ansarallah e alle milizie irachene; lo Stretto di Hormuz totalmente aperto.

Tutto ciò in cambio di una vaga “revoca della minaccia di reintrodurre le sanzioni”.

L’unica risposta realistica dell’Iran a questo accumulo di vane speranze potrebbe essere il signor Khorramshahr-4 che distribuisce il suo biglietto da visita su obiettivi selezionati – in linea con l’utilizzo della deterrenza economica e militare per dettare le vere condizioni.

E le condizioni reali sono dure:

Chiusura di TUTTE le basi militari statunitensi nel Golfo; garanzia che non ci saranno più guerre; fine della guerra contro Hezbollah; revoca di TUTTE le sanzioni; risarcimenti per i danni di guerra; un nuovo ordine nello Stretto di Hormuz (già in vigore: riscossione di diritti proprio come l’Egitto a Suez); programma missilistico intatto.

Conclusione: l’infernale macchina dell’escalation continua a girare.

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Published: 30 March 2026
Created: 27 March 2026
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intelligence for the people

Iran: l’incredibile mix di arroganza e incompetenza che ha messo all’angolo USA e Israele

di Roberto Iannuzzi

Trump non ha preso in considerazione la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz, e non ha tenuto conto dell’enorme fragilità infrastrutturale delle monarchie del Golfo

A quasi un mese dall’inizio della guerra di aggressione lanciata da USA e Israele contro l’Iran, tutti i piani israelo-americani sono saltati.

La decapitazione della Repubblica Islamica tramite il brutale assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei e di altri leader politici e militari iraniani non ha portato al crollo del governo iraniano.

Al contrario, la compattezza con cui i vertici di Teheran hanno risposto all’attacco ha fatto svanire il miraggio di una guerra lampo vagheggiato da Washington e Tel Aviv.

La paralisi della navigazione nel Golfo Persico, e l’espandersi del conflitto a livello regionale, hanno provocato uno shock economico senza precedenti, con prezzi energetici alle stelle e l’interruzione di catene di fornitura essenziali. Uno shock destinato a propagare inflazione, recessione e instabilità a livello mondiale.

Una simile catastrofe è frutto di incredibili errori strategici commessi da Stati Uniti e Israele.

Al fondo di questi errori vi è un peccato di arroganza, oltre che di incompetenza, che ha impedito ai vertici israelo-americani di leggere la realtà iraniana.

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  1. Alex Marsaglia: Russia e Iran nel mirino della guerra esistenziale della Coalizione Epstein allargata all’Ucraina
  2. comidad: Dal buco nero del 41bis stavolta emerge una galassia di affari
  3. Il Pungolo Rosso: Referendum: una sberla al governo Meloni
  4. Pierluigi Fagan: Un'ipotesi strategica
  5. Andrea Fumagalli e Roberto Romano: Supremazia Usa nel settore militar-tecnologico: antidoto al declino della dell’egemonia unipolare americana o canto del cigno?
  6. Karissa Halstrom: La macchina da guerra statunitense sta distruggendo il pianeta
  7. Giuseppe Muraca: Il sogno della rivoluzione
  8. Andrea Zhok: La “coalizione Epstein” all’ultimo miglio
  9. Valerio Romitelli: Evviva l’internazionalismo!
  10. Referendum: dalla questione della giustizia agli incubi della guerraSergio Fontegher Bologna:
  11. Alessandro Bartoloni: Le Nuove Crociate: chi sono i fanatici evangelici che ispirano la guerra in Iran
  12. Carlos X. Blanco: Il conflitto tra Iran e Regno di Spagna. La teoria del guscio di noce
  13. Alfonso Gianni: Non li hanno visti arrivare
  14. Alessandro Carrera: Petroooolio! Petroooolio!
  15. Luigi Bruti Liberati: La lezione di Suez per Hormuz: quando la forza militare non basta
  16. Pino Arlacchi: Lo "smart money" ucciderà Trump
  17. Infoaut: Tutti a casa!
  18. Eros Barone: I risultati del referendum nel paese di Arlecchino
  19. Dante Barontini: Dimona e Diego Garcia, due shock per Israele e Usa
  20. Emiliano Brancaccio: La vittoria presenta il conto alle opposizioni
  21. Fulvio Grimaldi: L’INVINCIBILE. Iran, tremila anni e andare
  22. Francesco Cappello: Se si abbassasse lo scudo delle agenzie di rating sarebbe la fine dell’eccezionalismo finanziario americano
  23. Algamica: NISO
  24. Maurizio Lazzarato: Oltre la serie di mobilitazioni e rivolte, recuperare, anche teoricamente, l’idea di rivoluzione
  25. Antonio Martone: Le radici anglosassoni del progetto europeo

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