Quando metti i pezzi assieme
di Pierluigi Fagan
L’Europarlamento, con maggioranza popolari, socialdemocratici, conservatori e liberali, ha approvato l’accordo con US in base al quale loro avranno accesso privilegiato al mercato UE e zero dazi mentre i nostri prodotti saranno tassati con dazi fino al 15%.
Quindi più import da US e meno export, affarone! Quando Trump avrà finito di sollazzarsi con l’Iran (si fa per dire) e verrà a prendersi la Groenlandia, voglio proprio vedere l’insurrezione dei partigiani di Bruxelles.
Altresì, i primi conti sul 2025, dicono che la spesa militare europea è aumentata dell’11% sul 2024 arrivando alla fatidica soglia del 2%. Ma Trump aveva più volte detto di apprestarsi a portarla al 5%. Ci sta tornando su ogni giorno con dichiarazioni molto critiche sulla NATO. L’ultima è di ieri in cui ha detto che, visto che la NATO ha ignorato il suo appello a scendere in acqua per Hormuz, gli US taglieranno da subito e pesantemente i propri contributi NATO.
Gli europei debbono far digerire l’impopolare spesa militare alle proprie opinioni pubbliche, esagerando i pericoli di una quanto mai improbabile invasione russa e quindi sono impediti, anche volendolo, da assumere posizioni di relazioni internazionali più equilibrate e realistiche, viepiù oggi e nell’immediata prospettiva di grossi problemi di fornitura energetica.
L’India, ad esempio, giusto ieri ha chiuso un acquisto in armi per 25 mil UD$ dalla Russia, il che non le impedisce di avere ottimi rapporti con Israele, US ed EU, nonché aprirsi anche a investimenti cinesi e ottenere concessioni di transito dall’Iran ad Hormuz.
Qualcosa di simile sta facendo il Pakistan. Questa agilità non allineata all’insegna di “amici di tutti, servi di nessuno” è il senso proprio del dinamico ordine multipolare che qui da noi è sconosciuto.
Prospettive di cui qui nessuno vuol parlare visto che sono minacciose, come già qui riportato nell'ultimo post sulle stime OCSE di taglio della crescita in Pil e aumento robusto dell’inflazione. Lo ha fatto invece Lagarde (BCE) che l’altro ieri, in una intervista al the Economist ha detto “Con la guerra in Iran siamo davanti a un vero shock, che probabilmente va oltre quello che immaginiamo al momento": E i mercati finanziari "forse sono troppo ottimisti e determinati a restare ottimisti”.
Se la traduzione è corretta, colpisce quel “determinati”, come se ci fosse una razionalità irrazionale ovvero un atteggiamento scollegato dal reale ma obbligato da dinamiche proprie del sistema circolatorio della ricchezza, per il momento, attento a non diffondere il panico. In accordo con AIE e i principali centri di previsione internazionali, Lagarde ha ricordato che ci vorranno non mesi, ma anni a ripristinare i flussi da quando si sarà giunti ad una pace certa. Pace certa le cui condizioni nessuno riesce a intravedere, al momento.
Al momento, per la verità, quello che si vede è la discesa in campo degli Houti e da lì a chiudere Bab al-Mandeb (in italiano “Porta del lamento funebre”) ovvero il Mar Rosso, è un attimo. A quel punto per arrivare in Europa, le merci dovrebbero fare il Capo di Buona Speranza che nel nome ha un che di ironico.
Quindi: meno export e più import con US, meno Pil, più inflazione, aumento ulteriore delle spese militari e dell’isteria antirussa per ragioni di copione della “realtà inventata”, crollo dei mercati globali, il tutto, ovviamente, sempre dentro i parametri di Maastricht e col New Green Deal cancellato, con prospettive tendenti al peggioramento complessivo dal grave al tragico.
Daje!?










































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