Basta con il falso mito della Costituzione
di Alessio Mannino
Vorremmo poter scrivere del lato noir, ribelle, sfrontato pur senza esibizionismi di Gino Paoli, lo chansonnier che ancor giovane si sparò al cuore perché si era “rotto i coglioni” e voleva vedere “cosa c’è dall’altra parte” (e naturalmente il Caso, o una mira auto-conservativa, lo graziò). E invece, non avendo granché titolo a farlo ci limitiamo a segnalare una grave distorsione cognitiva tornata prepotentemente alla ribalta con il referendum sulla magistratura, vinto dal No con nostra somma soddisfazione.
Si tratta della pestifera retorica sulla Costituzione. Secondo gli idolatri con l’orologio fermo al ‘48, la bocciatura della riforma Nordio (sbagliata nel merito e nel metodo, sia chiaro) si spiegherebbe con l’insorgere in massa a difesa della Carta. Ma per cortesia. Una certa sua forza evocativa può aver giusto motivato in coloro che avrebbero votato a priori contro qualsiasi altra modifica avanzata dal centrodestra (o che andasse in direzione di rafforzare l’esecutivo, come fu con Renzi nel 2016 quando tentò di superare il bicameralismo perfetto). Le motivazioni che hanno affossato l’intemerata tardo-berlusconiana di Meloni & C sono state politiche, e si possono riassumere così: quattro anni di questo governo hanno rivitalizzato non soltanto l’ovvia ostilità di chi gli si oppone, ma anche di chi l’aveva votato nel 2022, deluso da una politica estera indifferente all’opinione pubblica (appecoronata a Usa e Israele su Ucraina e soprattutto Gaza, e oggi sull’Iran), da una politica socio-economica che ha tolto senza dare (via il reddito di cittadinanza, in cambio di un caro-vita devastante), e perfino di una politica migratoria identica a quella di sempre (500 mila ingressi ammessi nei prossimi 4 anni, che per un elettore di centrodestra sono fumo negli occhi).
La Costituzione viene agitata come vessillo da chi, non avendo idee abbastanza radicali per affrontare con uno sguardo attuale il presente, soffre di torcicollo verso il passato. Diciamola, questa ovvietà controcorrente: il documento uscito dall’Assemblea Costituente è già stato cambiato lungo i decenni (spesso male, come fu per il regionalismo spinto nel Titolo V approvato per via referendaria, nel 2001, su iniziativa del centrosinistra) perché non è il quinto Vangelo, né il Corano dettato da Dio a qualche profeta. È il prodotto storico di un determinato contesto storico, e tutto ciò che è storico, cioè umano, in sé non ha niente di sacro. Il Codice di Hammurabi era intoccabile e funzionava al tempo di Hammurabi, così come quello di Giustiniano o la Lex Salica medievale. Ma i tempi cambiano. E i nostri, più accelerati rispetto ai secoli e millenni che ci hanno preceduto, sono notevolmente cambiati da quando i padri costituenti riuscirono a comporre quello che viene di regola elogiato come “compromesso” fra le diverse anime – cattolica, comunista, socialista, liberale, azionista – e che compromesso infatti lo fu. Ma di necessità, incastrando posizioni contraddittorie, e seppur con la sopraffina scrittura vidimata da Concetto Marchesi, di una verbosità e pretenziosità del tutto evitabili. Come fece presente Piero Calamandrei, lucido assertore di una soluzione più snella, limitata a princìpi regolativi, e non ossessivamente puntigliosa su ogni aspetto dello scibile.
Alla storicità del testo, cioè alla sua natura nient’affatto metafisica ma contingente, dobbiamo sia le sue parti migliori (come il comma 2 dell’articolo 3, quasi “sovversivo” secondo il compagno Terracini, vale a dire la rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale” al “pieno sviluppo della persona” e alla “effettiva partecipazione” alla vita pubblica), sia le sue parti peggiori. E quella peggiore di tutte è contenuta nell’articolo 75, là dove si vieta di indire il referendum, allora esclusivamente abrogativo, sui trattati internazionali. Ora, che lo si vietasse per indulto e amnistia e per le leggi di bilancio, ovvero sulle tasse, si può capire (anche se in Svizzera ci sono Cantoni in cui si referendeggia pure in materia di finanza pubblica, ma l’Italia, lo sappiamo, non è la Svizzera, e per fortuna). A maggior ragione si può capire come mai i patres scelsero di togliere al popolo sovrano il diritto di decidere sui “vincoli esterni” sanciti negli accordi con altri Stati: perché in quel momento la Democrazia Cristiana e i partiti filo-occidentali temevano come l’armageddon il consenso di comunisti e socialisti, i quali avrebbero potuto impiegare l’arma dei referendum per mettere i bastoni fra le ruote all’adesione italiana all’Alleanza Atlantica e alla Nato.
Si dà il caso, però, che quel divieto poi lo abbiamo pagato nei successivi ottant’anni, e a un costo salatissimo. I vari trattati da cui prese forma l’architettura della Cee prima e dell’Unione Europea poi, a cominciare proprio da quello di Roma del 1957 per finire con quelli di Maastricht e Lisbona, non poterono essere messi al vaglio della cittadinanza a causa di quel letale articolo della suprema Carta. Un vero e proprio grimaldello nelle mani dei nostri sostanziali padroni stranieri e loro servi nostrani, con il quale la sovranità popolare dell’articolo 1 è stata sabotata e scardinata dall’interno. Il verme, insomma, era già nella mela. E fu, fra l’altro, per restare fedeli ai patti europeisti che nel 2012 venne introdotto, all’articolo 81, il pareggio di bilancio, di fatto la messa fuori legge di una qualunque strategia espansiva in economia, passato in parlamento quasi all’unanimità e pressoché di soppiatto.
Probabilmente qualche cretino, la cui madre è notoriamente sempre incinta, ci accuserà di essere come minimo dei fascisti. Allora leggiamo un po’ cosa disse il presidente della “Commissione dei 75”, quella che materialmente redasse la Costituzione, Meuccio Ruini, nella seduta del 16 ottobre del 1947: “Non bisogna dimenticare, onorevoli colleghi, che il vero sovrano è il popolo, non il Parlamento. Voglio dire una volta ancora che la nostra Costituzione deve reagire al punto di vista che si è manifestato anche in alcuni settori di questa Assemblea, che il popolo ha un solo diritto: nominare una Camera, la quale, quando è nominata, ha tutti i poteri e (…) avrebbe anche il potere esecutivo. (…) È necessario, pur dando al Parlamento il dovuto rilievo, instaurare un regime che chiamerei popolare, perché deve far capo al popolo non soltanto per l’elezione del Parlamento, ma in quelle altre forme di emanazione della sovranità popolare, fra cui è caratteristico ed importante il referendum. L’istituto del referendum, introdotto con le dovute cautele nella Costituzione, è principio di democrazia vera, cui non possiamo rinunciare”.
Discutevano appunto se concedere o no la possibilità di sottoporre a “democrazia vera” i cappi che avremmo dovuto poi metterci al collo sul piano internazionale. Lo sottolineava un deputato del Psiup, Giuseppe Piemonte: “Faccio rilevare che mi pare assurdo che non si dia al popolo il diritto di referendum per giudicare sopra i trattati internazionali, che legano il popolo stesso e la Nazione, qualche volta per lunghi anni. Faccio presente che se ci fosse stato l’istituto del referendum il patto della Triplice alleanza non sarebbe stato concluso e, probabilmente, nemmeno lo stesso Patto d’acciaio. Richiamo l’attenzione dei colleghi tutti sulla gravità di questa decisione”. Non venne ascoltato. E oggi tocca sorbirci, invece, gli sproloqui senza fine dei feticisti di una Carta che, quando viene riformata, viene riformata solo in peggio, sugli articoli sbagliati. “Senza fine”, già. Come cantava l’anarchico Gino, che si era rotto i coglioni della sua vita come noi ci siamo rotti di questa vita politica così parolaia e bugiarda.
Ps: per obbiettività, va registrato che il 24 luglio 2018 la deputata Valentina Corneli presentò una proposta di legge costituzionale che emendava l’articolo 17 della frase sui trattati internazionali, per “recuperare uno spazio rilevantissimo alla sovranità popolare”. La Corneli era del Movimento 5 Stelle, allora al governo nel Conte 1. Della Corneli non conosciamo le sorti, ma le conosciamo del M5S. Stendiamo un pietoso velo.










































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