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Published: 06 January 2026
Created: 31 December 2025
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contropiano2

Smontiamo la montatura

di Sergio Cararo

Una montatura politico/giudiziaria che deve essere smantellata. Questo è il caso dell’arresto di Mohammed Hannoun e degli altri palestinesi attivi in Italia.

In essa sono fin troppo evidenti sia le contraddizioni giuridiche che le ingerenze e gli obiettivi politici.

Non può essere liquidato come un dettaglio il fatto che 88 delle 306 pagine dell’ordinanza che ha portato agli arresti siano state di fatto scritte dagli apparati di intelligence dello stato israeliano. Si tratta di una ingerenza evidente quanto inaccettabile, che ipoteca tutto il resto.

In secondo luogo, l’aver criminalizzato la raccolta in Italia di fondi destinati a istituzioni palestinesi di Gaza e in Cisgiordania avviene contemporaneamente alla decisione del governo israeliano di espellere o vietare l’ingresso a trentasette ong e organizzazioni umanitarie da Gaza.

Non solo si continua così ad affamare e ad aggravare le condizioni di vita dei palestinesi, ma si vuole anche impedire che questa articolazione del genocidio avvenga senza più testimoni sul campo.

Bloccare i finanziamenti dall’estero e spazzare via ogni presenza internazionale è il combinato disposto genocida che Israele intende applicare cinicamente e sistematicamente.

Dopo aver cercato di cancellare i palestinesi sul piano politico (il politicidio) e militare (bombardamenti e uccisioni di massa), adesso si vuole eliminare anche la stessa dimensione umanitaria della questione palestinese, facendola apparire come disdicevole, sospetta, inutile.

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Published: 06 January 2026
Created: 31 December 2025
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comidad

I controsensi del bullimperialismo

di comidad

Purtroppo Trump non ha potuto motivare il suo bombardamento natalizio in Nigeria con la dottrina Monroe, poiché pare che all’ultimo momento lo abbiano informato che la Nigeria non si trova in America Latina. Pagliacciata per pagliacciata, Trump poteva tirare fuori la dottrina Kipling, cioè quel “fardello dell’uomo bianco” celebrato nella famosa poesia del 1899. Il “messaggio” del bombardamento è abbastanza scontato: gli USA ribadiscono che vanno a colpire chi gli pare col pretesto che gli pare, e il bersaglio di turno non troverà nessun protettore disposto a rischiare per lui. Ciò era ben chiaro già nel novembre scorso, quando il bombardamento americano venne annunciato. Il comunicato del ministero degli Esteri cinese è stato affidato a un portavoce, il che è di per sé il segnale di un basso profilo; ma la dichiarazione cinese, al di là della rituale esortazione agli USA di non cercare pretesti religiosi per la sua ingerenza su altri paesi, faceva soprattutto capire che Pechino non avrebbe mosso un dito per proteggere la Nigeria, come pure non sta muovendo un dito per difendere il Venezuela; a parte, ovviamente il vendere i soliti droni.

Il bullo agisce in base a uno schema comportamentale teso a dimostrare che tutti gli altri sono delle merde e che nessuno avrà le palle per sfidare il suo racket. Si dice spesso, ed erroneamente, che le guerre hanno motivazioni economiche; la Nigeria, come il Venezuela, ha grandi riserve di petrolio, e gli USA vorrebbero disporne. Ma il petrolio, di per sé, non giustifica i costi e i rischi di una guerra, dato che si può ottenere tutto il petrolio che si vuole con pratiche commerciali; anche i contratti per l’estrazione possono essere ottenuti con normali tecniche di corruzione.

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Published: 06 January 2026
Created: 30 December 2025
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La pace (quasi impossibile) in Ucraina

di Gianandrea Gaiani

Pur di difendere il suo negoziato per raggiungere la pace in Ucraina, Donald Trump utilizza da giorni toni morbidi e il linguaggio cauto della diplomazia. Parla di obiettivo quasi raggiunto dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky nella sua residenza a Mar-a-lago anche se deve ammettere che resta lo scoglio non proprio irrilevante delle cessioni territoriali che Kiev deve accettare per fermare l’offensiva russa.

Nelle ultime 72 ore Zelensky non ha fatto molto per favorire il successo del negoziato. Ha ribadito che la presenza di truppe straniere in Ucraina è una parte necessaria delle garanzie di sicurezza che l’Occidente deve offrire all’Ucraina e che per Kiev dovrebbero avere una validità estesa fino a “30, 40 o 50 anni” contro i 15 anni offerti da Trump.

Richiesta che cozza con la posizione russa che ha sempre preteso l’assenza sul territorio ucraino di truppe e armi di paesi aderenti alla NATO per negoziare la pace.

Benché 850 mila maschi ucraini in età d’arruolamento si nascondano per non essere reclutati, 650 mila restino all’estero e almeno 300 mila abbiano disertato solo nel 2025, Zelensky sostiene che la gran parte della popolazione è contraria al ritiro dal Donbass.

“La gente vuole la pace”, ha spiegato in un’intervista a Fox News. “Ho visto un sondaggio che dice che l’87% degli ucraini vogliono la pace ma allo stesso tempo l’85% è contrario al ritiro delle truppe dal Donbass. Tutti vogliono la pace, ma una pace giusta“, ha dichiarato Zelensky.

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Published: 06 January 2026
Created: 29 December 2025
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contropiano2

Chi definiamo, oggi, terrorista?

di Lavinia Marchetti*

Abu Mohammad al Jolani, per anni nome da taglia dell’FBI, oggi circola come Ahmad al Sharaa, presidente siriano ricevuto alla Casa Bianca con onori da Donald Trump, con sponde diplomatiche che fino a ieri parevano impensabili.

Bello vero? Da terrorista da top 5 dei ricercati a “attendibile” partner del presidente USA. Strana la vita. Strane le definizioni. Il Regno Unito ha appena rimosso Hayat Tahrir al Sham dalle organizzazioni bandite, e Reuters ha raccontato la logica politica esplicita di quel gesto. (leggetelo, è interessante, importante: Il Regno Unito rimuove la designazione di terrorismo per l’HTS siriano, https://www.reuters.com/…/uk-removes-terrorism…/…

Queste metamorfosi rendono visibile un meccanismo che in Europa si preferisce lasciare implicito: l’etichetta “terrorista” vive anche di liste, deroghe, opportunità diplomatiche, scelte di potenza, anzi vive soprattutto di queste. La parola entra nei codici penali, poi scivola nel linguaggio comune, poi torna al diritto come un’ombra che ritiene attuazione, pure penale.

In sede ONU il punto resta incandescente, perché la definizione giuridica condivisa resta oggetto di stallo. Un resoconto dell’Assemblea generale lo dice con chiarezza: «In assenza di una definizione specifica di terrorismo, ha sottolineato la necessità di distinguere tra il terrorismo … e gli atti di resistenza nazionale contro l’occupazione straniera».

La lotta armata, sotto occupazione, è LEGITTIMA. Trovate che esiste una situazione che meglio calza con questa definizione di Israele e Palestina? Io no. Quindi in base a quale diritto si definisce Hamas un’organizzazione terroristica? Mistero! Ci piace? No, Hamas non ci piace. Ma il giudizio non è né etico, né estetico, semmai penale.

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Published: 05 January 2026
Created: 04 January 2026
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Venezuela, colpo di Stato dal cielo: dalla Dottrina Monroe alla Dottrina Trump

di Mario Sommella

manifestazione attacco venezuela Usa a Pisa 3 gennaio 2026 2.jpgNella notte di Caracas: quando il “cortile di casa” prende fuoco

Alle 2 del mattino del 3 gennaio, ora di Caracas (le 7 in Italia), il cielo sopra la capitale venezuelana si è illuminato di missili. Fuerte Tiuna, La Carlota, obiettivi strategici lungo la costa tra La Guaira e lo Stato di Miranda: una serie di esplosioni, sorvoli a bassa quota, blackout. Poco dopo, fonti statunitensi hanno fatto filtrare la notizia del rapimento di Nicolás Maduro e di sua moglie, trasferiti all’estero come ostaggi di guerra.

Non è solo un raid “mirato”. È la combinazione, in un’unica notte, di bombardamento e decapitazione forzata della leadership politica: un golpe travestito da operazione di polizia internazionale.

Donald Trump ha rivendicato politicamente l’operazione incastonandola dentro una nuova versione della dottrina Monroe, ribattezzata con sfacciato narcisismo “Dottrina Trump”: l’America Latina come cortile di casa da disciplinare, punire, ricolonizzare con sanzioni, blocchi, bombardamenti e sequestri di capi di Stato. Un mondo diviso tra chi comanda e chi deve solo subire.

 

Dalla Monroe alla “Dottrina Trump”: due secoli di ingerenze

La notte di Caracas non nasce dal nulla. È l’ultimo capitolo di una lunga storia in cui la dottrina Monroe – proclamata nel 1823 per ribadire che l’emisfero occidentale doveva restare sotto influenza statunitense – si è tradotta in colpi di Stato, invasioni, “esportazioni di democrazia” a colpi di baionetta.

Basta scorrere qualche tappa:

Guatemala 1954: l’Operazione PBSuccess della CIA rovescia il presidente democraticamente eletto Jacobo Árbenz, colpevole di voler riformare la proprietà agraria.

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Published: 05 January 2026
Created: 31 December 2025
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italiaeilmondo

Due secoli di russofobia e rifiuto della pace

di Jeffrey D. Sachs

9788888249933.jpgL‘Europa ha ripetutamente rifiutato la pace con la Russia nei momenti in cui era possibile raggiungere un accordo negoziato, e tali rifiuti si sono rivelati profondamente controproducenti.

Dal XIX secolo a oggi, le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza non sono state trattate come interessi legittimi da negoziare nell’ambito di un ordine europeo più ampio, ma come trasgressioni morali da contrastare, contenere o ignorare.

Questo modello è rimasto invariato anche sotto regimi russi radicalmente diversi tra loro – zarista, sovietico e post-sovietico – suggerendo che il problema non risiede principalmente nell’ideologia russa, ma nel persistente rifiuto dell’Europa di riconoscere la Russia come attore legittimo e paritario in materia di sicurezza.

La mia tesi non è che la Russia sia stata del tutto benigna o affidabile. Piuttosto, è che l’Europa ha costantemente applicato due pesi e due misure nell’interpretazione della sicurezza.

L’Europa considera normale e legittimo il proprio uso della forza, la creazione di alleanze e l’influenza imperiale o post-imperiale, mentre interpreta il comportamento analogo della Russia, specialmente vicino ai propri confini, come intrinsecamente destabilizzante e illegittimo.

Questa asimmetria ha ridotto lo spazio diplomatico, delegittimato il compromesso e reso più probabile lo scoppio di una guerra. Allo stesso modo, questo circolo vizioso rimane la caratteristica distintiva delle relazioni tra Europa e Russia nel XXI secolo.

Un errore ricorrente nel corso della storia è stata l’incapacità, o il rifiuto, dell’Europa di distinguere tra l’aggressività russa e il comportamento russo volto alla ricerca della sicurezza. In diversi periodi, azioni interpretate in Europa come prova dell’intrinseco espansionismo russo erano, dal punto di vista di Mosca, tentativi di ridurre la vulnerabilità in un contesto percepito come sempre più ostile.

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Published: 05 January 2026
Created: 05 January 2026
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piccolenote

Venezuela. Il precedente: quando i nazisti rapirono Horty

di Davide Malacaria

Quanto avvenuto in Venezuela ha un precedente non eccessivamente edificante, quando i nazisti catturarono il reggente dell’Ungheria, l’ammiraglio Miklós Horthy, per vanificare l’armistizio che questi aveva siglato con l’Unione sovietica nell’ottobre del ’44. Horty, fu catturato con un blitz ordinato da Hitler per ricondurre l’Ungheria sotto il proprio giogo e farle proseguire il conflitto. L’ammiraglio invitò i suoi a non resistere, ma ci fu ugualmente uno scontro a fuoco limitato. Poche vittime, Horty arrestato, l’Ungheria piegata.

La differenza è che in Venezuela il governo chavista è rimasto in carica, guidato dalla vicepresidente Delcy Rodríguez. E non è poco. Com’è avvenuto per gli attacchi ai siti nucleari iraniani, Trump ha subito dichiarato vittoria, aggiungendo che la Rodríguez collaborerà con gli Stati Uniti per lo sfruttamento delle risorse venezuelane da parte delle imprese statunitensi. Questo il senso della sua bislacca risposta sul futuro del Paese latinamericano: “governeremo noi”.

Una prospettiva che non deve essere piaciuta affatto a Marco Rubio, che questa aggressione ha desiderato ardentemente. Soprattutto perché la dichiarazione è arrivata insieme alla doccia fredda su Maria Corina Machado, che questi e i neocon già pregustavano alla guida del Paese. Trump l’ha trattata come una Guaidò qualsiasi: “Non ha nessun sostegno né gode di rispetto nel suo Paese” (peraltro, Rubio aveva sostenuto la candidatura della donna al Nobel per la pace e nell’ultimo anno era rimasto in contatto con l’opposizione venezuelana che a lei fa riferimento). Anche il Washington Post, che da tempo spinge per l’intervento, nell’editoriale di ieri ha criticato Trump per aver scartato la Machado.

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Published: 05 January 2026
Created: 05 January 2026
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contropiano2

La strategia della rapina

di Dante Barontini

L’appetito vien mangiando. Se qualcuno aveva frainteso la nuova “Strategia di sicurezza” statunitense interpretandola come un “delirio” ora dovrà convincersi che si tratta effettivamente di una svolta strategica, per quanto “piena di furore e nulla”.

Il presidente Nicolàs Maduro non era ancora arrivato a New york dopo il rapimento che già l’amministrazione Trump preannunciava altri attacchi o “interessamenti” contro Messico, Colombia, Iran e naturalmente Cuba e persino la Groenlandia.

Proprio quest’ultimo territorio, di proprietà della fedelissima Danimarca e quindi di fatto exclave dell’Unione Europea, mai attraversato da impulsi “antimperialisti” e tanto meno dal “narcotraffico” (meno di 60.000 abitanti sparsi in un continente ghiacciato che ospita peraltro diverse basi yankee) chiarisce che la nuova strategia Usa è totalmente incentrata sull’accaparramento di risorse naturali. Con qualsiasi mezzo.

Fa parziale eccezione Cuba, povera di risorse ma da sempre spina nel fianco imperiale, da 65 anni resistente ad ogni pressione, embargo, attacchi militari e/o diplomatici.

Economia e odio politico si intrecciano e sovrappongono, come sempre, ma la scelta di non mascherare più con “sacri principi” la corsa all’accaparramento bruto di ricchezze destabilizza la “narrativa” euro-atlantica che fin qui aveva provato a presentare come “giuste”, anche sul piano del diritto o quantomeno dei “valori” (già più vaghi e quasi sempre indefiniti) certe pretese imperiali.

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Published: 05 January 2026
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contropiano2

L’arte di non capire la guerra al fine di perpetuarla

di Emiliano Brancaccio

Se la guerra non termina ma si spande da un emisfero all’altro del mondo, forse è anche perché non abbiamo ben compreso la sua moderna natura. Dobbiamo allora sforzarci di capire meglio.

A tale scopo, siamo chiamati a giudicare il metodo dell’attuale geopolitica, l’interpretazione oggi prevalente della guerra. Disciplina che sembra affascinare tutti, dagli storici illustri ai comuni cittadini. Moda imperante, come fu l’interpretazione liberista del mondo negli anni precedenti alle grandi crisi.

Stando ai suoi stessi apologeti, l’attuale geopolitica sembra una cosa piuttosto vaga. I tautologi la denominano “realismo”. Gli scaltri la definiscono “non scienza”. Gli ingenui la chiamano nientemeno che “buon senso”. Persino i suoi alfieri, insomma, ammettono che una vera epistemologia della geopolitica non esiste. Dobbiamo trarre l’implicazione che si tratti di un mero pour parler? Talvolta dotta, talaltra rozza, ma pur sempre chiacchiera?

Sarà bene iniziare a contemplare questa possibilità. Ma se così fosse, la recita del rosario chiamata geopolitica, pur priva di basi scientifiche, potrebbe nascondere ai suoi stessi adepti uno scopo profondo. Quello di convincere le masse che la storia sia popolata da personaggi illustri, dotati di nomi, cognomi, tenute d’ordinanza e virtù sacre. Condottieri valorosi chiamati a guidare le nazioni verso destini primordiali segnati da catene montuose e sbocchi verso il mare. Magari cinici, come il cosiddetto “realismo” impone.

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Published: 05 January 2026
Created: 05 January 2026
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analisidifesa

La scommessa di Caracas rischia di destabilizzare il cortile di casa di Trump

di Gianandrea Gaiani

Il blitz della Delta Force a Caracas che ha portato al sequestro del presidente Nicolas Maduro con la moglie e gli attacchi militari statunitensi al Venezuela si prestano a diverse valutazioni.

Sul piano politico-strategico si conferma “l’eccezione” statunitense, cioè la piena determinazione degli USA, indipendentemente da chi li governa, di poter fare con le armi ciò che vogliono; bombardare ovunque, effettuare “regime changes”, stabilire chi siano o meno dittatori, sequestrare e processare fuori da ogni legittimazione chiunque ritengano un avversario o un ostacolo ai loro interessi etichettandolo sempre come “terrorista”.

Non è una novità, Trump applica questo principio come hanno fatto altri presidenti prima di lui (indicativo che i suoi modelli siano Ronald Reagan e Theodore Roosevelt), forse mettendoci una più spinta e compiaciuta arroganza. Del resto Stati Uniti e Israele da decenni uccidono e attaccano nel mondo chiunque li ostacoli, con una spregiudicatezza resa possibile solo dalla sudditanza con cui il resto del mondo lo accetta, anche se sempre più a fatica.

L’imbarazzo degli “alleati” europei è palpabile e manda in soffitta l’insulsa contrapposizione “aggressore-aggredito” su cui giustificano da quattro anni l’ostracismo verso la Russia e il sostegno all’Ucraina.

Nonostante Biden li abbia portati sull’orlo della guerra con la Russia e Trump li abbia umiliati e bastonati per lasciarli poi soli di fronte a Mosca, gli europei continuano in parte ad approvarne contro voglia l’operato degli USA (perché Maduro era un “dittatore”, termine ormai applicato a chiunque non piaccia al cosiddetto Occidente) e in parte a criticarlo ma con moderazione.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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laboratorio

Sequestro di Maduro: un episodio della terza guerra mondiale a pezzi

di Domenico Moro

L’atto di guerra degli Usa contro il Venezuela, con il quale è avvenuto il sequestro del presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e di sua moglie, ha un carattere imperialista e rappresenta un episodio di quella che Papa Francesco chiamò “la terza guerra mondiale a pezzi”.  Il sequestro e il contestuale bombardamento aereo, che ha provocato alcune decine di morti fra i civili e i militari venezuelani, sono illegali e, avendo violato la sovranità del Venezuela, in contrasto con il diritto internazionale e con lo Statuto dell’Onu (articolo 2).

Trump ha giustificato l’azione militare sostenendo che Maduro fosse il capo di un cartello della droga e un narcoterrorista. In questo modo, avvalendosi di una legge statunitense varata dopo l’attentato alle Torri Gemelle, ha potuto bypassare l’autorizzazione del Parlamento statunitense. Il fatto, però, è che l’Onu ha dichiarato che il Venezuela non produce né commercializza droga, che nel paese non operano cartelli della droga e che il traffico della droga verso gli Usa si serve della rotta del Pacifico e non di quella caraibica, dove c’è il Venezuela. A Trump, si sono accodati Giorgia Meloni e il suo governo, che ha definito “legittima” l’azione bellica, dimostrando ancora una volta di essere supini alleati degli Usa. Evidentemente, per la Meloni in questo caso non c’è “un aggressore e un aggredito”, a differenza che in Ucraina.

Le vere cause dell’aggressione al Venezuela sono altre.

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Published: 04 January 2026
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lantidiplomatico

A chi inviamo le armi?

di Marco Travaglio

Pubblichiamo l'editoriale di Marco Travaglio di oggi. Si tratta di uno dei pochissimi articoli onesti e degni in una palude di melma che fa toccare alla stampa italiana forse il momento più bassa della sua famigerata storia recente

L’attacco criminale e terroristico di Trump allo Stato sovrano del Venezuela, nella miglior tradizione del “cortile di casa”, è una conferma e al contempo una lezione per chi non vuole capire come va il mondo.

 

1) La conferma è che cambiano i presidenti – democratici o repubblicani, ortodossi o eterodossi – ma non gli Usa, che fanno sempre i loro porci comodi. Ma senza mai preoccuparsi del “dopo”. Trump è un eterodosso, tant’è che sogna ridicolmente il Nobel per la Pace, mentre i suoi predecessori han sempre vinto ad honorem quello della Guerra. Ma il suo sbandierato isolazionismo viene regolarmente risucchiato dal cancro “neocon” che gli siede accanto nelle persone di Rubio e di tanti invisibili del Deep State. La differenza con gli altri presidenti è che Trump non prova neppure ad ammantare il golpe a Caracas con l’esportazione della democrazia, l’ingerenza umanitaria o altre esche per gonzi: dice papale papale che vuole il petrolio e quando parla di “narcoterrorismo” non ci crede nemmeno lui (ha appena graziato l’ex presidente honduregno Hernandez, condannato negli Usa a 45 anni per un mega-traffico di cocaina).

 

2) La lezione è che l’Occidente non ha mai avuto alcun titolo per insegnare il diritto internazionale alle “autocrazie”.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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lantidiplomatico

Venezuela: capitolare o resistere?

di Leonardo Sinigaglia

Il barbarico rapimento del presidente Nicolas Maduro mette tutto il mondo davanti alla verità oggettiva dell’impossibilità di una "transizione pacifica” al multipolarismo. Non può esistere nessuna "coesistenza pacifica” con le forze dell’imperialismo statunitense e i suoi satelliti. Gli Stati Uniti non abdicheranno alla loro posizione egemonica, né si faranno scrupoli a violare il diritto internazionale per tentare di ritardare il più possibile il proprio irreversibile declino.

Molti hanno paura delle conseguenze di una guerra mondiale, ma la verità è che gli Stati Uniti hanno già dichiarato guerra al resto del mondo: ovunque, chi non piega la testa al loro regime terroristico internazionale, è vittima di attacchi sempre più violenti e diretti, condotti nella totale impunità. Gli appelli al rispetto del diritto internazionale, se possono marcare una differenza di visione rispetto ai gangster di Washington, non sono sufficienti. E’ necessario che le forze impegnate nella costruzione di un mondo multipolare abbandonino ogni illusione riformista, per abbracciare un punto di vista rivoluzionario.

Ciò non significa certo adottare una politica estera avventurista all’insegna della ricerca dell’escalation a tutti i costi: significa, in primo luogo, fare i conti con la quinta colonna interna. Sanzioni economiche, sottosviluppo e rimasugli di liberalismo costituiscono il terreno ideale per la formazione di raggruppamenti interessati a tradire il proprio paese a favore degli imperialisti, tanto all’interno delle istituzioni, quanto della società civile.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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lantidiplomatico

Venezuela: la partita è aperta

di Pino Arlacchi

E’ difficile, in situazioni come questa, ragionare con la testa e non con altre parti del corpo, come fanno Trump e il codazzo politico-mediatico che approva il suo tentato cambio di regime in Venezuela. Dico tentato perché fino adesso non ci sono gli elementi essenziali di un colpo di stato, eccetto il sequestro e il rapimento del Presidente di uno stato sovrano. Avvenuto a quanto sembra grazie a qualche classico tradimento da guardie del corpo, e non come espressione di una rete di congiura e di malcoltento interni.

Un cambio di regime è la sostituzione di un governo con un altro grazie a un piano, che consiste molto spesso nella combinazione di un attacco esterno e una cospirazione intestina, politica e soprattutto militare. Si rovescia un assetto di governo e ci si presenta al popolo come titolari di un potere sovrano alternativo. Ma è proprio questo che finora non è accaduto a Caracas.

Dov’è il nuovo esecutivo che nel corso di un vero colpo di stato si installa a palazzo Miraflores nelle stesse ore delle bombe? Dove sono i militari ribelli che si impadroniscono dei mezzi di informazione, delle sedi di Parlamento, Corti costituzionali e ministeri? Da nessuna parte. Esecutivo e forze armate del Venezuela sono rimasti compatti al loro posto, senza la minima smagliatura, e senza che apparisse sulla scena alcun governo provvisorio già formato, e sostenuto da alcuna forza reale di opposizione.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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contropiano2

La storia non è una notifica

di Alfredo Facchini*

Perché l’assuefazione è il vero ordine del presente.

Stamattina mi sono alzato con gli Stati Uniti che bombardano Caracas. Non ho fatto nulla. Come tutti. Ho acceso lo schermo. Ho letto. Ho assorbito. Poi il caffè, le notifiche. L’unico sussulto: ho scritto un articoletto militante. Un fatto enorme, trattato come un disturbo temporaneo.

È in quel punto preciso che nasce l’impotenza. Non nello shock, ma nella normalità con cui tutto passa. Bombardare una capitale diventa una riga nel flusso. Scivola.

Il potere conta su questo: sulla distanza tra ciò che accade e ciò che ci attraversa. Una distanza costruita, coltivata. Non ci viene chiesto neanche di approvare. Ci viene chiesto di continuare a vivere come se nulla pretendesse risposta.

L’assuefazione lavora così. Non spegne la coscienza, la stanca. La espone a una sequenza di eventi troppo grandi, troppo rapidi, troppo numerosi. Alla fine non resta indifferenza: resta paralisi. Tutto sembra grave, tutto sembra fuori portata.

Bombardano Caracas. Non c’è bisogno di convincerci che sia giusto. Basta che venga percepito come uno dei tanti atti di forza che non dipendono da noi. Lontani, già archiviati mentre avvengono.

L’impotenza non è una mancanza individuale. È una condizione politica. È il risultato di una pedagogia lunga, paziente, che ha insegnato alle masse a guardare senza intervenire, a sapere senza agire, a indignarsi senza trattenere nulla.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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tempofertile

3 gennaio 2026. Venezuela, la fine del diritto

di Alessandro Visalli

Userò una formula che non amo, ma che è necessaria qualche volta. Non si può essere tutto, ma capita che il mondo metta di fronte alla necessità di valutare dimensioni di cui non si è specialisti.

Non sono un giurista, ma ciò che è accaduto il 3 gennaio 2026 è un passaggio storico. Si tratta di un cambiamento irreversibile che fa seguito alla recente pubblicazione della nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, nella quale è dichiara l’intenzione di affermare il dominio sull’emisfero Occidentale ed espellere i paesi extraemisferici (la Russia e la Cina).

Ciò che ha fatto l’Amministrazione Trump è un atto extragiudiziario sia sul piano dell’esile Diritto Internazionale e delle sue Istituzioni, sia su quello strettamente interno. Un atto senza alcuna base giuridica, pura forza. Si tratta della diretta contestazione della Carta delle Nazioni Unite tale da determinare un terremoto di portata catastrofica, e di lunghissima durata, sui meccanismi messi faticosamente (e non senza forzature) in piedi nel dopoguerra, con l’espresso obiettivo di non rendere più possibile fenomeni come il Nazismo.

Si è trattato di un atto giustificato come espressione di un law enforcement militarizzato, fondato su un superseding indictment (Atto di accusa sostitutivo) non emesso da alcun organismo giuridico preesistente e avente giurisdizione. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti[1], come ovvio, ha giurisdizione su questi ultimi e non ha portata extraterritoriale di tale portata da poter travolgere l’immunità dei Capi di Stato in carica. Non è la prima volta che accade, ma è sempre stato avanzato dagli Stati Uniti e solo da questi.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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ilpungolorosso

Giù le mani dal Venezuela e dall’America Latina, gangster di Washington!

di Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Trump, il “presidente della pace” che avrebbe posto fine a tutte le guerre lasciate in eredità da Biden, dopo l’avallo dato a Netanyahu perché continui l’operazione genocida a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania; dopo i bombardamenti sull’Iran e sulla Siria; dopo la distruzione di 36 imbarcazioni e l’assassinio di centinaia di naviganti al largo del Venezuela con il pretesto privo di prove che si trattasse di narcotrafficanti; dopo il sequestro di tre petroliere venezuelane; ha lanciato nella notte del 2 gennaio un’operazione militare e golpista contro il Venezuela.

Gli Stati Uniti hanno bombardato 7 centri in Venezuela (basi militari, aeroporti e il mausoleo bolivariano a Chavez) e rapito il presidente Maduro e sua moglie, che saranno “giudicati” da un tribunale di New York, sulla base di accuse per traffico di droghe e “acquisto di armi da usare contro gli Stati Uniti” (!!!). Questo dopo che gli stessi report USA 2025 sulla lotta ai traffici internazionali di droga non citavano il Venezuela.

Ma lo stesso Trump non ha tardato, in queste ore, a dichiarare apertamente lo scopo dell’aggressione: “Saremo finalmente coinvolti nell’industria petrolifera venezuelana“, di quel Venezuela che ha le più grandi riserve petrolifere del pianeta.

Questa azione di pirateria internazionale, in violazione di ogni regola internazionale che i vari stati borghesi si sono dati tramite l’ONU e altre loro istituzioni, è la prima evidente applicazione della nuova dottrina strategica USA, che ripristina la dottrina Monroe del 1823, sintetizzata con lo slogan: “le Americhe agli americani”, ossia agli Stati Uniti.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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lantidiplomatico

Venezuela 1999-2026: un quarto di secolo sotto attacco USA e oggi sotto le bombe

di Fabrizio Verde

Da Chávez a Maduro, il Venezuela ha resistito a ogni forma di guerra non convenzionale. Oggi, il mondo assiste al passaggio alle armi vere e al sequestro di un capo di Stato

L’assalto militare degli Stati Uniti contro il Venezuela non è un fulmine a ciel sereno. È il culmine di una campagna durata un quarto di secolo, articolata su piani diplomatici, economici, militari e informativi, e concepita per soffocare un’esperienza politica che a Washington ha sempre rappresentato un affronto strategico: la Rivoluzione Bolivariana.

Tutto cominciò nel dicembre 1998, quando Hugo Chávez, un ex paracadutista con un carisma popolare raro nella storia latinoamericana, vinse le elezioni alla guida di una una coalizione che comprendeva anche le masse storicamente emarginate, promettendo di capovolgere un modello di disuguaglianza radicato da decenni. Fino ad allora, il Venezuela era stato un alleato docile di Washington, una fonte inesauribile di petrolio a basso costo e un pilastro della cosiddetta stabilità nell’emisfero occidentale. Il “voltear la tortilla”, come diceva Chávez, non poteva restare impunito.

 

Dalla destabilizzazione al golpe: le prime mosse di Washington

Già nel 2001, Washington osservava con crescente inquietudine le 49 leggi promulgate dal governo venezuelano, tra cui quelle sulla riforma agraria, tributaria e soprattutto petrolifera.

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Published: 04 January 2026
Created: 04 January 2026
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perunsocialismodelXXI

Diritto internazionale? Non fatemi ridere!

di Carlo Formenti

(una prima reazione a caldo al blitz Usa in Venezuela)

Le motivazioni dell’attacco americano al Venezuela (la guerra al narcotraffico) sono così scopertamente pretestuose che persino i media italiani (i più asserviti dell’Occidente agli interessi dell’imperialismo Usa) non possono fare a meno di ammettere che il vero obiettivo del blitz è il controllo sulle immense risorse petrolifere del Paese latinoamericano. Un prima rapida occhiata ad alcune delle maggiori testate europee conferma che le voci di condanna prevalgono sulle giustificazioni (il che è tanto più significativo in quanto l’atteggiamento dell’Europa nei confronti del regime socialista venezuelano è sempre stato a dir poco vergognoso: dalle fake news sulla presunta natura totalitaria della rivoluzione bolivariana, all’esaltazione di personaggi come la politica venezuelana di estrema destra Machado, insignita del premio Nobel per la Pace).

Ciò detto è opportuno porsi una domanda: se l’attacco fosse stato ordinato, invece che da Trump, da Biden o da un altro presidente democratico la reazione sarebbe stata la stessa, oppure staremmo assistendo a un coro di felicitazioni per il rovesciamento del “dittatore” Maduro e per la restaurazione della “democrazia” a Caracas? La domanda è ovviamente retorica, ma se chi mi legge avesse dubbi in proposito, gli consiglio di ricordare (se non è troppo giovane) quale è stata la reazione delle “democrazie” europee a tutte le aggressioni criminali perpetrate dagli Stati Uniti in Iraq, Afganistan, Libia, Serbia (occasione in cui siamo stati complici attivi).

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Published: 03 January 2026
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lantidiplomatico

Aggressione al Venezuela. Le prime (vergognose) dichiarazioni del governo Meloni

di Redazione

C'è un aggressore e un aggredito. Il Satana dei nostri tempi, come l'ha correttamente definito il Prof. Marandi in queste ore, gli Stati Uniti, hanno iniziato l'ennesimo crimine per il dio petrolio e denaro.

Nella notte venezuelana del 3 gennaio, Washington ha iniziato bombardamenti sul territorio venezuelano. Il governo di Caracas, con un recente comunicato, ha denunciato una "gravissima aggressione militare" da parte degli Stati Uniti su località civili e militari negli stati di Miranda, Aragua, La Guaira e nella capitale Caracas, e ha ordinato "lo spiegamento del comando per la difesa integrale della nazione".

Come l'AntiDiplomatico vi stiamo aggiornando in tempo reale soprattutto attraverso il nostro canale Telegram che vi invitiamo a seguire per aggirare tutte le censure del monopolio statunitense che filtra le notizie nel nostro paese.

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Published: 03 January 2026
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linterferenza

Venezuela: Trump e gli USA gettano la maschera

di Fabrizio Marchi

La banditesca aggressione al Venezuela conferma, per chi avesse nutrito dei dubbi, la natura squisitamente imperialista dell’attuale amministrazione americana. Ma in realtà conferma la natura (e la struttura) imperialista degli USA di cui l’attuale amministrazione è soltanto una delle sue diverse rappresentazioni. Che alla Casa Bianca ci siano i repubblicani o i democratici, i conservatori o i “progressisti”, i neoconservatori o i liberal, Bush oppure Obama, Clinton o Trump, la musica non cambia né può cambiare. Possono mutare le strategie, le tattiche e le “coperte” ideologiche, ma la sostanza resta immutata. Gli Stati Uniti nascono e si affermano come potenza e poi come superpotenza imperialista mondiale e tale vogliono rimanere, a qualsiasi costo.

Questo sfacciato e criminale attacco ha diversi obiettivi. Innanzitutto liberarsi di un governo socialista e ovviamente non prono ai diktat di Washington sostituendolo con un governo fantoccio e asservito, e naturalmente mettere le mani sulle grandi risorse petrolifere di quel paese, con la complicità delle classi proprietarie locali, cioè di una borghesia corrotta, sordidamente reazionaria e antipopolare che non ha mai fatto mistero dei suoi intenti golpisti. Una borghesia stracciona e “compradora” di cui la neo vincitrice del Premio Nobel per la Pace (ormai da tempo una farsa a scopi propagandistici e mediatici), Maria Corina Machado, è la più “valida” rappresentante.

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Published: 03 January 2026
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lantidiplomatico

"Ferma solidarietà al popolo venezuelano": telefonata Lavrov-Delcy Rodriguez

di Redazione

Un fermo appoggio a Caracas e la condanna per quella che viene bollata come una "gravissima aggressione militare". È quanto emerge dalla conversazione telefonica intercorsa tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, a seguito dell'attacco aereo condotto dagli Stati Uniti contro obiettivi nella capitale venezuelana e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Secondo un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca, Lavrov ha espresso "ferma solidarietà con il popolo venezolano di fronte all'aggressione armata", ribadendo che "la Russia continuerà a sostenere la politica del governo bolivariano volta a proteggere gli interessi nazionali e la sovranità del paese".

Il colloquio ha visto entrambe le parti esprimere sostegno per "impedire un'ulteriore escalation e trovare una soluzione alla situazione attraverso il dialogo". Mosca e Caracas hanno inoltre confermato il loro "mutuo impegno a continuare a rafforzare la partnership strategica integrale tra Russia e Venezuela". Una presa di posizione netta che si inserisce nel solco delle forti tensioni che stanno scuotendo il Venezuela.

Il governo bolivariano ha reagito con durezza all'operazione militare statunitense, descritta come un atto che "costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite". In un comunicato ufficiale, Caracas ha accusato Washington di volersi "impadronire delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l'indipendenza politica della Nazione".

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Published: 03 January 2026
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lafionda

C’è un aggressore e un aggredito?

di Paolo Arigotti

La notizia dell’ennesimo atto di forza di Washington contro uno stato sovrano è di queste ultime ore. Nella mattinata di oggi, sabato 3 gennaio 2026, nel comunicato ufficiale rilasciato dalle autorità della Repubblica Bolivariana del Venezuela si legge che “… l’aggressione militare estremamente grave perpetrata dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio venezuelano e il suo popolo”, specificando che gli attacchi hanno colpito “… siti civili e militari nella città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”.

Tali azioni militari, sempre stando al comunicato di cui sopra, costituiscono “…una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell’uso della forza”, oltre che rappresentare una “… minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare in America Latina e nei Caraibi, e mette seriamente in pericolo la vita di milioni di persone”.

Nessun dubbio neanche sulle ragioni alla base dell’aggressione militare. Scrivono da Caracas che “l’obiettivo di questo attacco non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno”, si legge nel testo.

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Published: 03 January 2026
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lantidiplomatico

Vergogna agli Stati Uniti, gloria eterna al Venezuela!

di Alberto Bradanini

Il vero stato canaglia del pianeta, gli Stati Uniti d’America, stanno aggredendo un paese sovrano, che nulla ha fatto contro la più grande “cosiddetta democrazia” del pianeta, guidata in questo momento da un sociopatico bisognoso di cure psichiatriche, ma in realtà teleguidato dalle grandi corporazioni private che controllano, in sequenza, lo stato profondo (Cia, Fbi, Nsa e le altre sorelle di merende), i produttori di morte (armi e virus), generali “stranamori” pronti a distruggere il mondo per sete di potere, e politici al soldo del miglior offerente.

Aggredendo il Venezuela, il bellicismo americano, conferma di essere la concentrazione di potere finanziario, militare e tecnologico più pericolosa oggi sul pianeta Terra, pronta finanche a mettere a repentaglio la sopravvivenza del genere umano, priva di umanità e di rispetto dei diritti altrui.

Come tutti i vigliacchi, tuttavia, gli Stati Uniti non si attentano ad attaccare grandi potenze come la Russia o la Cina, ma paesi poveri e indifesi, che però non si piegano ai capricci imperiali, che difendono la loro sovranità, facendo semmai errori come tutti, ma che cercano la strada per generare quel po’ di prosperità e benessere per i propri cittadini che le loro condizioni politiche ed economiche consentono.

Il giornalista John Pilger[1] ci ricorda che negli ultimi 70 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni democratiche di oltre trenta paesi, bombardando popolazioni di trenta nazioni, la maggior parte povere e indifese.

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Published: 03 January 2026
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lantidiplomatico

In Venezuela non c'è un aggressore e un aggredito?

di Alessandro Di Battista*

Al netto di quel che potete pensare di chi governa in Iran e Venezuela la verità è che Stati Uniti e Israele stanno attaccando due paesi che hanno deciso di cacciare via le imprese petrolifere straniere.

Il Venezuela detiene la 1° riserva al mondo di petrolio e l'8° di gas. L'Iran vanta la 2° riserva al mondo di gas naturale (la prima ce l'ha la Russia) e la 4° di petrolio. Ancora oggi, nel 2026, quella che viene definita la più grande democrazia al mondo, bombarda, uccide, destabilizza e promuove regime-change esclusivamente per il petrolio.

Se in occidente vi fossero media davvero liberi nessuno crederebbe alle balle nauseabonde dell'esportazione di democrazia, della tutela dei manifestanti o della lotta al narcotraffico utilizzate per giustificare i cosiddetti “massacri democratici”.

Gli Stati Uniti hanno appena attaccato un paese che non rappresenta alcuna minaccia per loro. Se non avesse il petrolio non avrebbero mai attaccato il Venezuela e allo stesse tempo se a Teheran e a Caracas vi fossero al governo i peggiori terroristi del pianeta, i peggiori sterminatori di bambini ma questi fossero alleati dell'occidente, nessuno gli torcerebbe un capello. E abbiamo le prove per affermare questo. Guardate l'impunità dello Stato terrorista di Israele.

Infine pensate a questo. Per quattro anni parlando della guerra in Ucraina, media e politici hanno ripetuto il mantra del “c'è un aggressore e un aggredito e si sta con l'aggredito fornendogli armi per metterlo in condizione di negoziare la Pace con l'aggressore”.

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  1. Mario Sommella: Giustizia e potere: dall’impunità dei potenti alla trappola della separazione delle carriere
  2. Gabriele Repaci: Fascismo, storia e ideologia: note critiche sull’uso contemporaneo del concetto
  3. Geminello Preterossi: Logica sacrificale e cattiva coscienza
  4. Leonardo Animali: Se Leone diserta il riarmo
  5. Alessandro Volpi: Pillole di bancarotta n. 4
  6. Emanuele Maggio: Ma davvero Hamas è “terrorismo”?
  7. Eugenio Donnici: Giovanni Mazzetti e il tramonto del lavoro salariato
  8. Mario Sommella: Oltre la melanconia di sinistra
  9. Sergio Cararo: La posta in gioco con l’arresto di Mohammed Hannoun
  10. Mario Sommella: Il grande tradimento: quando la guerra diventa il nuovo contratto sociale
  11. Andrea Zhok: Il compito che ci spetta
  12. Thomas Fazi: La lezione di diritto impartita dal Belgio alla Commissione europea
  13. ALGAMICA: La canea filosionista e l’arresto di Hannoun
  14. Stefano Lucarelli: Il Politico nella storia dell’analisi economica. Una discussione sulla nuova edizione di “Filosofia Economica” di Adelino Zanini
  15. Sergio Cesaratto: Scenario UE. Gli abbagli di sinistra e neo-liberali lasciano a Bruxelles solo la guerra
  16. Pasquale Liguori: L’arresto di Hannoun. Repressione-metodo e movimento innocuo
  17. Mario Sommella: L’unica democrazia del Medio Oriente
  18. Fulvio Scaglione: “Caso Limes” e molto oltre: quattro anni di disastro informativo e moralismo un tanto al chilo
  19. Antonio Di Siena: Il "welfare surrogato" del turismo di massa
  20. Redazione: Italia come Israele. Arresta i palestinesi, protegge i genocidi
  21. Diego Melegari: L’ora di sionismo? I disegni di legge sull’antisemitismo e la scuola
  22. Eros Barone: Profilo di un importante filosofo del Novecento
  23. Guy Van Stratten: “Una poltrona per due” e il Natale violento del capitale
  24. Alex Marsaglia: Asset russi, riserve d'oro e bolla delle armi: come la dedollarizzazione continua a scavare la fossa dell'imperialismo
  25. Elena Basile: «Quando la forza sostituisce il diritto»Elena Basile:

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