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Published: 03 October 2025
Created: 30 September 2025
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contropiano2

Ucraina. Il “pacco” di Trump è stato consegnato. Contiene dinamite

di Dante Barontini

Sul conflitto in Ucraina è importante seguire i giornali europei più “bideniani” e guerrafondai per capire quale sia il “clima” all’interno dei vertici della UE (più la Gran Bretagna), e quali soluzioni siano in ballo sia per la prosecuzione della guerra che per la sua eventuale conclusione.

L’evento più rilevante delle ultime settimane è stata certamente la “svolta” verbale di Trump, che si è prima detto “deluso” da Putin (come se nelle relazioni tra superpotenze i sentimenti avessero anche solo un minimo di ruolo), quindi ha dichiarato che “l’Ucraina può vincere” (tre mesi prima Zelenskij aveva ammesso che proprio non era possibile), poi ha detto “sì” all’eventuale abbattimenti di “oggetti volanti russi” sul territorio della Nato, poi ha rimproverato la stessa Ue perché continua a comprare gas e petrolio da Mosca anziché da Washington, esortando a mettere dazi al 100% sulle merci di Cina e India perché fanno la stessa cosa.

Nell’insieme queste sconclusionate affermazioni erano state accolte positivamente, dai guerrafondai nostrani. Poi anche i più entusiasti hanno cominciato a rifarsi i conti.

Tenuta sottotraccia come notizia, a Bruxelles hanno comunque dovuto registrare che gli Stati Uniti, nel frattempo, stavano smettendo di mandare armi “efficaci” – anche se pagate dalla UE – per scarsità di produzione e mutate esigenze yankee. E questo mentre l’attore di Kiev chiedeva nientepopodimeno che dei missili Tomahawk per bombardare direttamente Mosca o San Pietroburgo. A quel punto mancava solo la richiesta di testate nucleari e il sogno poteva arrivare in fondo…

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Published: 03 October 2025
Created: 25 September 2025
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7 punti sulla Questione Palestinese

di Emanuele Maggio

 

1) La nascita e la genesi storica dello Stato di Israele è contraria a tutti i principi del diritto internazionale e della convivenza pacifica tra i popoli (art. 1-2 Carta Nazioni Unite, art. 49 IV Convenzione Ginevra, Dichiarazione 2007, Statuto di Roma 1998). Tuttavia, quegli stessi principi stabiliscono L’ATTUALE esistenza e legittimità dello Stato di Israele (“uti possidetis juris”). Anche se una nazione è nata da violenza coloniale illegittima, le seconde generazioni di quella nazione non ereditano alcuna colpa, e ottengono il rango di popolazione stabile che non può essere deportata. Ecco un esempio semplice per far capire che Israele NON POTEVA nascere ma che ormai NON PUÒ essere cancellato: i nativi americani non possono rivendicare il Minnesota perché lo abitavano secoli prima, scacciando la popolazione attuale, né possono dividere il Minnesota a metà, dunque -> il sionismo non poteva rivendicare lo spazio palestinese, né dividerlo a metà come accaduto nel 1948, ma neanche i palestinesi possono rivendicare quello spazio ormai rubato, perché le seconde generazioni israeliane (e americane) non ereditano il peccato coloniale. Attualmente il diritto internazionale è orientato verso la soluzione (ormai solo teorica) dei Due Popoli Due Stati, e protegge sia lo Stato di Israele, sia lo Stato di Palestina (appunto stabilendo che quest’ultimo è occupato illegalmente da Israele). Il trucco retorico di Israele è considerare la propria violenza come legittima difesa perenne in un contesto di soggetti arabi ostili (e in parte è anche vero), ma questo non può valere finché occupa territori altrui, perché l’occupante non ha mai diritto di difendersi.

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Published: 03 October 2025
Created: 28 September 2025
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altrenotizie

Onu, una tribuna abusata

di Fabrizio Casari

Nei giorni scorsi le Nazioni Unite sono salite alla ribalta con un’Assemblea Generale convocata per prendere parola e ipotizzare azioni a difesa del popolo palestinese, sotto l’attacco genocida israeliano e per dare uno stop a Tel Aviv nelle sue pretese coloniali di annessione della Cisgiordania. Una citazione a parte la merita lo show delirante di Trump, che tra l’imbarazzo generale ha citato guerre inventate, si è attribuito meriti inesistenti, ha sfornato miti di fantasia e minacciato cose che non può mantenere. E’ stata la rappresentazione di come la cosiddetta post verità (termine educato per non dire menzogne) sia ormai la parte consistente della narrazione del fascismo USA 3.0.

Veder passare la direzione della più grande potenza del mondo da un presidente con demenza senile ed ansie di guerra a uno con cesarismo ipertrofico e ansia di rapina, sposta le analisi politiche sotto la lente della psichiatria, dove confutare o smentire affermazioni diventa esercizio inutile al fine della comprensione del fenomenico.

Ma è il discorso di Netanyahu ad aver assunto valore simbolico. Alcuni hanno rilevato come la stessa presenza del boia israeliano in un consesso internazionale fosse uno schiaffo verso la Corte Internazionale di Giustizia (organismo della stessa ONU) che imputa il governo israeliano di condotta genocida e ne raccomanda l’invio a processo.

Ma che la giustizia internazionale non potesse prevalere sull’organismo politico era scontato, nessuna persona che faccia uso di realismo poteva dubitarne.

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Published: 03 October 2025
Created: 30 September 2025
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manifesto

Palestinesi schiavi moderni: espropriati e resi vagabondi

di Emiliano Brancaccio

Pax trumpiana. La ricostruzione della striscia annunciata da Trump riflette i progetti di Jared Kushner e sodali: attirare capitali da Israele, dagli Stati uniti e anche dai paesi arabi amici per riempire l’area di immobili di pregio, casinò e resort di lusso

Ricordiamo bene la disturbante clip satirica, creata con l’intelligenza artificiale, di Gaza trasformata in una riviera per ricchi villani. Trump e Netanyahu venivano raffigurati in costume, radiosamente stravaccati a bere Tequila sunrise a bordo piscina, in mezzo ai grattacieli. Il filmato fece scalpore perché Trump decise di rilanciarlo sui suoi social. Ebbene, nell’annunciare il piano di pace per la Palestina i due si sono presentati in giacca e cravatta e non hanno brindato, almeno non in pubblico. Eppure, tutto il resto sembrava una perfetta evocazione di quel video mostruoso.

Con la tipica solennità dell’immobiliarista, Trump ha presentato il cosiddetto «consiglio di pace», che egli stesso presiederà. Una istituzione definita «tecnocratica», incaricata di creare uno «sviluppo economico che fornirà un numero illimitato di posti di lavoro e abitazioni per le persone della zona». Di buon auspicio, ma con una piccola ambiguità. Cosa intende con «persone della zona»?

Il caso di Gaza, a questo riguardo, è emblematico. La ricostruzione della striscia annunciata da Trump riflette i progetti di Jared Kushner e sodali: attirare capitali da Israele, dagli Stati uniti e anche dai paesi arabi amici per riempire l’area di immobili di pregio, casinò e resort di lusso.

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Published: 03 October 2025
Created: 29 September 2025
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machina

Al mio popolo

di Assata Shakur

Lo scorso 25 settembre è deceduta a Cuba Assata Shakur, importante membro delle Pantere Nere prima, della Black Liberation Army poi. La ricordiamo con un testo già pubblicato in Black Fire. Storia e teoria del proletariato nero negli Stati Uniti (DeriveApprodi, 2020; a cura di Anna Curcio), la trascrizione di un messaggio registrato mentre era in carcere

Fratelli neri, sorelle nere, voglio che sappiate che vi amo e spero che da qualche parte nei vostri cuori abbiate amore per me. Mi chiamo Assata Shakur (nome da schiava Joanne Chesimard), e sono una rivoluzionaria. Una rivoluzionaria nera. Con questo voglio dire che ho dichiarato guerra a tutte le forze che hanno violentato le nostre donne, castrato i nostri uomini e tenuto i nostri bambini a pancia vuota. Ho dichiarato guerra ai ricchi che prosperano sulla nostra povertà, ai politici che ci mentono con facce sorridenti, e a tutti i robot senza cervello e senza cuore che proteggono loro e le loro proprietà.

Sono una rivoluzionaria nera e, come tale, sono vittima di tutta l’ira, l’odio e la calunnia di cui l’America è capace.

Come tutti gli altri rivoluzionari neri, l’America sta cercando di linciarmi. Sono una rivoluzionaria nera, e per questo sono stata accusata e di ogni presunto crimine a cui si ritiene abbia partecipato una donna.

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Published: 03 October 2025
Created: 02 October 2025
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manifesto

Le violazioni di Israele coperte dagli Stati

di Micaela Frulli

Ogni analisi relativa alla Global Sumud Flottiglia (Gsf) deve partire dalla situazione giuridica delle acque in cui le imbarcazioni che la compongono stanno navigando. Si trovano in acque internazionali, dove il diritto internazionale non consente a Israele né a nessun altro Stato di intercettarle: vige la libertà di navigazione ai sensi dell’art. 87 della Convenzione Onu sul diritto del mare (Cdm), che ha codificato una consuetudine preesistente e vigente anche per gli Stati che non sono parti della Cdm, come Israele. Il diritto considera il mare internazionale come uno spazio comune utilizzabile esclusivamente a scopi pacifici e che non può essere sottoposto alla sovranità di alcuno Stato (artt. 88 e 89 della Cdm). Obiettivo della Gsf è raggiungere le acque antistanti Gaza, che non possono in alcun modo essere considerate acque territoriali israeliane. Israele non ha titolo di sovranità su di esse, come non ne ha sul territorio di Gaza e sullo spazio aereo e mantiene su tali spazi un’occupazione che la Corte internazionale di giustizia (Cig) ha definito illegale a tutti gli effetti. Solo la Palestina ha diritti sovrani al largo della Striscia, in base all’art. 2 della Cdm, cui ha aderito nel 2015, notificando l’estensione del proprio mare territoriale fino a 12 miglia nautiche dalla costa, come previsto dal trattato. Sul mare territoriale vige il diritto di passaggio inoffensivo delle navi che non recano pregiudizio al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero.

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Published: 03 October 2025
Created: 03 October 2025
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contropiano2

Il 3 ottobre sciopero generale, blocchiamo tutto di nuovo!

di Rete dei Comunisti

Governo Meloni complice, rompere con lo Stato d’Israele

Dopo il clamoroso sciopero generale del 22 settembre, il movimento di classe e di solidarietà con la Palestina è chiamato di nuovo a fare tutto il possibile per sostenere la causa del popolo palestinese e forzare la rottura di ogni rapporto politico, diplomatico ed economico con lo Stato terroriste d’Israele.

Il rinnovato protagonismo della classe operaia spinge il Paese intero a battere un altro colpo contro le complicità delle istituzioni e delle imprese italiane col genocidio in corso a Gaza e l’occupazione coloniale della Palestina.

Il governo Meloni e il presidente Mattarella sono pienamente corresponsabili della barbarie sionista, continuando a offrire sostegno a tutti i livelli allo Stato d’Israele insieme a tutto l’Occidente collettivo.

Il blocco in acque internazionali della Global Sumud Flotilla e dei suoi attivisti, tra cui anche “cittadini italiani”, è solo l’ultimo atto criminale del regime sionista coperto dal governo, come già accaduto nei mesi scorsi nel nostro Paese.

Dopo aver trasformato l’Italia in una grande piazza Gaza, le lotte operaie, studentesche, sociali, femminili e ambientaliste venerdì 3 ottobre sono chiamate di nuovo a riunirsi e a riconoscersi in un blocco sociale reale in grado di fermare tutto il Paese e a rinnovare la sfiducia operaia e popolare al governo Meloni.

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Published: 02 October 2025
Created: 30 September 2025
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mondocane

Tra Est e Ovest, Fratellanze e generali

Egitto, Turchia, Qatar, tre incognite del M.O.

di Fulvio Grimaldi

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fulvio_grimaldi__tra_est_e_ovest_fratellanze_e_generali_egitto_turchia_qatar_chi_sono_che_fanno/58662_62820/

Arabi NATO.jpgIn una stagione estiva più tumultuosa del solito, tra i sette fronti aggrediti da Israele, la soluzione finale decisa per Gaza e applicata alla Cisgiordania, l’epidemia di False Flag che l’Occidente allestisce per accreditare riarmo e guerra, lo sgretolarsi di ogni diritto internazionale, umano e democratico in Occidente, l’episodio più intricato e ricco di variabili analitiche è stato l’attacco israeliano al Qatar. Non solo. I colpi forti sono due, quasi in contemporanea. E hanno risuonato per il mondo. Trovandosi perfino in assonanza. Trattasi del colpaccio inflitto al Qatar con quei bombardamenti sul compare e socio d’affari e di quell’altro colpo, l’uccisione di Charlie Kirk, polena della nave ammiraglia a stelle e strisce mentre solca gli oceani e spazza all’impazzata chi si ritrova sulla rotta.

Tutto appare chiaro come l’inchiostro. Israele, per far fuori coloro che con Trump e Qatar, alleati nel destino di classe e di profitto, minacciano di mettergli i bastoni tra le gambe accettando di restituire prigionieri in cambio di tregua, bombarda il pluridecennale confidente arabo. Che non ha ancora visitato il postribolo “Abramo”, ma ne va bussando alla porta. Tanto più che quella tregua è invocata H 24 dagli elettori israeliani, che la sanno legata alla ipotesi detestata da Netanyahu: il rilascio dei coloni fatti prigionieri, detti “ostaggi”.

Con l’assassinio (mancato) dei leader di Hamas, unico autentico giocatore avversario sul campo, a dispetto di quelli (ANP, Abu Mazen, arabi vari) che USA-Sion insistono a mettere sul proscenio, si era puntato a rimettere lo schiacciasassi IFD sul percorso della obliterazione definitiva della questione Palestina. E Charlie Kirk, questa specie di papa della chiesa del fanatismo fascio-bigotto-reazionario, cosa c’entra?

 

Tra Doha e Orem, Utah

C’entra, se si considera cosa rappresentano l’operazione israeliana sul Qatar e le ricadute che accanitamente si vogliono trarre dal “martirio” di Kirk: In entrambi i casi si sono fatti passi da gigante verso l’abolizione di ogni tipo di regolamentazione dei rapporti fra persone e Stati.

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Published: 02 October 2025
Created: 02 October 2025
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sinistra

Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

di Paolo Selmi

Diciassettesima parte. “Ammettere i propri difetti è privilegio dei forti”: l’intervento di Tomskij al XIV Congresso del Partito Comunista di tutta l’Unione (bolscevico) PARTE VII

Škola kommunizma i sindacati nel Paese dei Soviet parte 1 html 98bc8d74546bea8fg. Sindacato, aziende concessionarie e scioperi

Successivamente, Tomskij esamina il ruolo del sindacato nel settore delle aziende concessionarie, ovvero gli stranieri che hanno ottenuto dallo Stato il permesso di esercitare la propria attività di impresa nel Paese dei Soviet. Pregherei di prestare la massima attenzione a questo brano, perché in esso sono contenute tutte quelle oggettive contraddizioni del sindacato in una NEP che oggi è tanto rivalutata, per non dire osannata da un certo revisionismo neanche troppo strisciante.

Fare onestamente, efficacemente, sindacato in una situazione socioeconomica sempre più disgregata dalle spinte centrifughe di dinamiche capitalistiche di diversa natura, oltre che da frequenti e concomitanti sovrapposizioni e interazioni (o interferenze) degli organismi di partito che contribuivano a confondere ulteriormente le acque, in una prospettiva oggettivamente schizofrenica, dal momento che tali concessioni erano favorite perché rappresentavano economicamente una boccata di ossigeno, ma non dovevano in alcun modo rappresentare una concessione o, peggio ancora, CEDIMENTI, anche sul terreno della lotta di classe, man mano che si aprivano le gabbie diventava un’impresa sempre più ardua. Diamo ora la parola al Segretario:

Permettetemi ora qualche parola del lavoro sindacale nelle aziende concessionarie. Due sono le deviazioni che possiamo notare da parte dei sindacati. La prima consiste nel riprodurre anche in tali aziende, meccanicamente e in toto, il metodo adottato nelle statali: nelle statali ci sono le assemblee di produzione? Facciamole anche nelle concessioni! Nelle statali c’è la commissione di produzione? Portiamola anche di là! La campagna per la la produttività del lavoro? Lo stesso anche lì! E così via. E che questa sia una deviazione in molti, ancora, non lo capiscono! E c’è anche l’estremo opposto.

Di titubanze e atteggiamenti ambigui verso le concessioni purtroppo ne abbiamo, e questo ci porta a mantenere una linea ferma, definita centralmente, nei confronti della tattica da tenere con le aziende concessionarie.

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Published: 02 October 2025
Created: 02 October 2025
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sinistra

La Tecno-archía - ovvero la Nave dei folli

di Lelio Demichelis

jrtiubDi Lelio Demichelis è da poco uscito un nuovo saggio di critica radicale dei sistemi tecnici e del capitalismo, della modernità industriale e della sua volontà di onnipotenza che produce nichilismo ed ecocidio - saggio che ha per titolo: Tecno-archía o la Nave dei folli. La banalità digitale del male, pubblicato da DeriveApprodi (p. 294, € 23,00). E se la critica alla modernità non è ovviamente cosa nuova, nuovo è dire che la modernità è diventata una archía, un potere archico – e quindi in conflitto ontologico e teleologico con libertà, democrazia, società e biosfera. Da cui si può/deve uscire quindi solo con un pensiero anti-archico/an-archico (ma in un senso diverso dall'anarchismo classico) e cioè demo-cratico. Ovvero non basta uscire dal capitalismo (ammesso che qualcuno lo pensi ancora...) e dai sistemi tecnici integra(n)ti e totalizzanti se a monte non si esce da ciò che li predetermina. Appunto la tecno-archía.

Per gentile concessione dell’Editore ne pubblichiamo alcuni estratti, presi dall’Introduzione e dall’ultimo capitolo dedicato alla sinistra.

* * * *

L’era della tecno-archía – e dei suoi tecno-oligarchi – sembra essere iniziata il 20 gennaio 2025, ma è il nome che qui diamo alla modernità/iper-modernità come combinazione di calcolo, rivoluzione scientifica e industriale; di capitalismo e di sistema tecnico; di positivismo e pragmatismo; e poi di complesso militare-industriale-scientifico; di illibertà mascherata da libertà; di ingiustizia e disuguaglianza come scelta politica; di finzioni di democrazia e di governo reale del mondo da parte di imprenditori autocratici e del capitale; di ecocidio compulsivo; di razionalità strumentale/calcolante-industriale che ha prodotto l’eclisse della ragione (richiamando Max Horkheimer).

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Published: 02 October 2025
Created: 05 September 2025
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orientXXI.png

“La responsabilità non è dell’occupante, ma dell’occupato”

di Rami Abu Jamous

Rami Abu Jamous scrive il suo diario per Orient XXI. Giornalista fondatore di GazaPress, un’agenzia di stampa che forniva aiuto e traduzioni ai giornalisti occidentali, Rami ha dovuto lasciare il suo appartamento a Gaza con la moglie e il figlio Walid di due anni e mezzo. Rifugiatisi a Rafah, la famiglia è stata poi costretta a un nuovo esilio prima a Deir al-Balah, poi a Nuseirat, bloccata come tante famiglie in questa enclave miserabile e sovraffollata. Un mese e mezzo dopo l’annuncio del cessate il fuoco, Rami è finalmente tornato a casa con la moglie, Walid e il figlio appena nato, Ramzi. Per il suo Diario da Gaza, Rami ha ricevuto tre importanti riconoscimenti al premio Bayeux per i corrispondenti di guerra. Questo spazio gli è dedicato dal 28 febbraio 2024.

* * * *

Giovedì 4 settembre 2025.

Qualche giorno fa, ho ricevuto una telefonata da un’amica che vive in Francia:

— Rami, a quanto pare, questa volta la situazione è grave. Gli israeliani occuperanno l’intera Striscia di Gaza e deporteranno tutta la popolazione. Il piano è già pronto e verrà realizzato. Non è meglio per te cercare di evacuare?

— Perché dovrei andarmene?

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Published: 02 October 2025
Created: 28 September 2025
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Gaza e la cronaca dell’inadeguatezza borghese

di Pasquale Liguori

Ci sono articoli che, senza volerlo, finiscono per dire molto più sulla società che li produce che sull’evento che raccontano. L’articolo “Pensieri in marcia per Gaza. Tra rabbia e scollamento” di Giulia Pilotti su Domani, in cui narra la sua partecipazione al corteo milanese per Gaza, non è tanto un’analisi politica quanto un diario di coscienza. Eppure, ha un merito: quello di dichiarare con un candore quasi disarmante tutto ciò che solitamente viene nascosto dietro la retorica della piazza e del presunto “movimento nascente”.

L’incipit è già rivelatore: “Lunedì scorso, sotto una pioggia da monsone thailandese, ho portato mio figlio all’asilo per poi unirmi al corteo… A dirla tutta, prima sono andata a fare colazione in pasticceria, per rispondere alla domanda di Gassman ne La terrazza: a che ora è la rivoluzione? E come si viene, già mangiati?”. Non c’è riconoscimento dell’urgenza storica, né riferimento al genocidio, peraltro mai nominato nel testo. Gaza non entra in scena come ferita viva, ma come sfondo lontano. Milano è il teatro e, soprattutto, il centro resta l’io narrante, impegnato a registrare le proprie tappe quotidiane prima della marcia. È la riduzione della tragedia a cornice esistenziale, la politica come intermezzo nella routine, e già qui si delinea l’orizzonte di un gesto che non trascende l’autonarrazione.

Tra un passo e l’altro, la colonna sonora del corteo evoca ancora una volta la dimensione privata più che quella pubblica:

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Published: 02 October 2025
Created: 28 September 2025
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collegamenti

Appunti sulla giornata di lotta del 22 settembre

di Cosimo Scarinzi

Sulla giornata di mobilitazione del 22 settembre 2025 contro il genocidio a Gaza riportiamo queste riflessioni di Cosimo

Ritengo si debba partire da un dato quantitativo, più di 80 manifestazioni, alcune con decine di migliaia di partecipanti, altre con migliaia portano a una presenza in piazza in occasione dello sciopero di lunedì 22 settembre di centinaia di migliaia di persone.

Un dato ancora più significativo se si tiene conto del fatto che lo sciopero e l’assieme delle mobilitazioni sono stati costruiti in pochi giorni, che la CGIL ha organizzato come controfuoco uno sciopero e una serie di manifestazioni su temi simili per venerdì 19.

Un dato che ci dice che lo sciopero ha coinvolto sui posti di lavoro molte/i lavoratrici e lavoratori che non hanno come riferimento sindacale il sindacalismo di base e che sono venuti in piazza anche lavoratori autonomi, insomma che si è andati ben oltre il mondo del sindacalismo di base e della sinistra radicale.

Questo senza, ovviamente, sottovalutare una robusta presenza di studentesse e studenti per i quali il 22 settembre non era, dal punto di vista della conduzione immediata, significativamente diverso dalle molte manifestazioni sugli stessi temi che si sono tenute negli ultimi mesi. Sarebbe anzi oggetto di un’interessante inchiesta militante la comprensione che gli studenti hanno della differenza fra sciopero delle lavoratrici e lavoratori e manifestazione.

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Published: 02 October 2025
Created: 02 October 2025
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comuneinfo

Cinquanta gusci di noce

di Marco Bersani

Il blocco delle barche della Flotilla, avvenuto manu militari da parte dell’esercito israeliano nella notte, costituisce un crimine di guerra. Non così tragico -speriamo- come quelli che quotidianamente avvengono a Gaza (anche oggi all’alba oltre 70 morti), ma identico dal punto di vista giuridico internazionale: Israele ha assaltato in acque internazionali una flotta di navi disarmate con persone provenienti da 44 Paesi che portavano con sé cibo e medicinali.

Un crimine contro il quale ogni governo democratico dovrebbe ribellarsi con forza e determinazione.

Non è il caso dell’Italia, dove i massimi esponenti di governo fanno a gara a chi si comporta in maniera più indegna.

Partiamo dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che dopo aver dato il via libera ideologico a Israele (“Quelli della Flotilla sono irresponsabili”) e dopo aver fatto dichiarazioni deliranti (“Stanno mettendo a rischio il piano di pace del mio amico Donald”) da oltre 24 ore è muta come un pesce. Evidentemente attonita nel constatare come le piazze del paese si sono spontaneamente riempite già nella serata di ieri, pronte a esondare oggi, a bloccare tutto domani e a convergere sabato per la Palestina.

Quasi incredibile il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che è riuscito nel corso dell’intera serata e su tutti i canali a fare il telecronista del crimine di guerra: “Ecco, vedete li fermano…ma è un blocco, non un assalto..ora li porteranno sulla nave militare, poi li porteranno ad Ashkelon, poi li espelleranno”.

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Published: 02 October 2025
Created: 02 October 2025
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ottolinatv.png

Ventidue italiani sequestrati da un’organizzazione terroristica. Tajani: “sono stati gentili”. Il Paese è in fiamme

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (2/10/25)

Il Marru

Decine di italiani sono stati sequestrati dalla più spregiudicata organizzazione terroristica del pianeta a scopo di estorsione: il popolo italiano invade strade e piazze per chiederne il rilascio incondizionato; governo italiano non pervenuto. Non c’è nessun bisogno di entrare nel merito della partigianeria politica per comprendere l’enormità di quello che sta succedendo in queste ore: basta guardarlo dal punto di vista di quelle regole e di quel diritto che da 40 anni l’Occidente invoca a caso per giustificare ogni sorta di aggressione militare ai quattro angoli del pianeta; evidentemente, però, quando lo spiegavano a scuola, Tajani era assente. Come era assente ieri sera, mentre 22 italiani venivano illegalmente sequestrati dopo una massiccia operazione di pirateria: manco un commentino; per sentirlo, bisognerà aspettare le 9 e 08 della mattina seguente. Siamo in Parlamento, e sembra di essere in un universo parallelo: “Questa terribile tragedia è nata il 7 ottobre di due anni fa dall’aggressione terroristica rivolta contro la parte più pacifica di Israele”, esordisce il Ministro; “Israele è stata aggredita ed ha il pieno diritto di difendersi”, ma senza eccedere. D’altronde, sottolinea, “Gaza non è Hamas”; anzi, “I palestinesi sono le prime vittime di Hamas”. Noi, però, abbiamo fatto tutto quello che andava fatto, e io “sono orgoglioso di far parte di un Paese che ha fatto più di chiunque altro per i gazawi”.

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Published: 02 October 2025
Created: 02 October 2025
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sollevazione

In difesa della Flotilla

di Andrea Zhok

Due parole sulla vicenda della “Flotilla”, con una considerazione politica generale.

Che nella Flotilla ci fossero (ci siano) personaggi in cerca di notorietà personale è sicuro (almeno uno si è palesato).

Che questo tipo di iniziative abbia un carattere eminentemente mediatico, con elementi di spettacolarizzazione, e che sia un passo indietro rispetto a eventuali iniziative politiche, pressioni, sanzioni, ecc. è sicuro.

Che alcuni cerchino di strumentalizzare la vicenda per colpire i rispettivi governi in carica – quasi ovunque appiattiti su una posizione sionista – è decisamente plausibile.

Che a questa iniziativa partecipino molti soggetti che su altri temi sociali importanti hanno manifestato nel recente passato una consapevolezza politica carente o nulla è un fatto.

E tuttavia.

1) Tra fare qualcosa e non fare un cazzo c’è sempre un abisso. Dunque onore a chi, di fronte al male, si sbatte per fare qualcosa.

2) Nel caso specifico dei rapporti con Israele — stato canaglia notoriamente privo di qualunque scrupolo e dotato di mezzi finanziari e militari colossali — chiunque si profili come ostile alle politiche di Israele comunque mette in campo almeno un pochino di coraggio. E in un’epoca dove i capi di stato o della chiesa – gente con il culo straordinariamente al caldo – abbozzano, fischiettano, quando non supportano senz’altro un genocidio, anche a questo, piccolo o grande coraggio civico, va dato atto.

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Published: 02 October 2025
Created: 02 October 2025
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contropiano2

La Flotilla non molla. A terra manifestazioni di massa, domani sciopero generale

di Redazione

Alcune navi della Global Sumud Flotilla, sfuggendo alla marina militare israeliana, stanno continuando la loro rotta verso Gaza. Duecento attivisti abbordati e arrestati da Israele. Ieri imponenti manifestazioni in molte città italiane a sostegno della Flotilla. Anche oggi pomeriggio convocate nuove manifestazioni. Domani confermato lo sciopero generale di Usb, Cgil e sindacati di base. Sabato la manifestazione nazionale a Roma.

* * * *

Aggiornamenti:

La missione impossibile della Mikeno. Rotto il blocco navale israeliano davanti Gaza, “Vendicata” la Mavi Marmara

Una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, la turca Mikeno, ha compiuto ciò che fino a questa mattina era stato impossibile da anni: raggiungere le acque antistanti la Striscia di Gaza, superando il blocco navale israeliano. La Mikeno, che secondo l’ultima posizione registrata dal sistema di tracciamento alle 6.23 del mattino di giovedì 2 ottobre risulta essere entrata nelle acque davanti a Gaza, segnando un momento storico per questa missione. Mentre questa imbarcazione proseguiva la sua rotta verso la destinazione finale, il resto della flotta affrontava l’intervento della marina militare israeliana, che ha intercettato circa 19 imbarcazioni delle quasi quaranta che componevano la spedizione.

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Published: 01 October 2025
Created: 25 September 2025
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collettivolegauche

Valore e connessione sociale

Gianfranco La Grassa, omaggio a un maestro

di Francesco Barbetta

gianfrancolagrassa.2jpgLa notizia della scomparsa di Gianfranco La Grassa mi ha colpito con la forza di un’onda che arriva dopo un lungo viaggio, portando con sé non solo il dolore del presente ma i sedimenti di un’intera fase della mia vita. Per me Gianfranco non è stato semplicemente un autore da studiare ma il primo intellettuale marxista di statura che abbia mai incontrato. Lo conobbi quando ero un operaio in una piccola ditta di prodotti chimici. All’epoca ero già un maoista impregnato di althusserismo e lui mi aiutò a mettere qualche punto in ordine nel mio modo di leggere Marx. Gianfranco La Grassa mi ha insegnato una cosa sopra tutte: che il pensiero critico è, prima di tutto, movimento, conflitto, capacità di mettersi in discussione. Mi ha insegnato che la fedeltà a un’idea non sta nel ripeterla dogmaticamente ma nel sottoporla costantemente al vaglio della realtà, anche a costo di doverla rivedere radicalmente. Non sono sempre stato d’accordo con le sue derive teoriche ma lo considero indubbiamente uno dei punti più alti raggiunti dal pensiero economico marxista in Italia e merita di essere ricordato in futuro.

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Gianfranco La Grassa inizia il suo saggio Il valore come connessione sociale individuando con precisione i due cardini fondamentali su cui, a suo avviso, si reggono molti attacchi al marxismo, sia in ambito economico che politico. Il primo punto è la dichiarata obsolescenza, quando non l’inesistenza, della legge del valore, spesso bollata come un retaggio metafisico del pensiero di Marx. Il secondo punto, strettamente correlato, è la riduzione delle entità economiche a un mero precipitato, un effetto secondario, di rapporti di forza sociali e politici, denunciando così una presunta carenza del marxismo: l’assenza di una vera e propria teoria politica e dello Stato.

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Published: 01 October 2025
Created: 22 September 2025
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I dilemmi dei tolkieniani “di sinistra” e l’inconscio politico della Terra di Mezzo

di Wu Ming 4

co freud cs lewis und die frage nach dem boesen licht und finsternis.jpg«Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia.»
Roland Barthes

 

1. Intro: Tolkien controcorrente

Se nel corso degli anni gli estimatori destrorsi di Tolkien non hanno mai perso occasione di rinfacciare a quelli sinistrorsi un certo quale “abusivismo”, finanche accusandoli di appropriazione indebita, è pur vero che noi altri non ci siamo mai fatti mancare un certo bisogno di autogiustificazione per apprezzare un narratore reazionario come Tolkien. Ne è un buon esempio l’articolo uscito recentemente sulla rivista Dissent, intitolato «Tolkien against the grain» e tradotto e pubblicato in Italia da Internazionale (n. 1631, 12/09/2025) col titolo «Tolkien controcorrente».

L’articolo è firmato da Gerry Canavan, allievo di Fredric Jameson (1934-2024) e professore d’inglese alla Marquette University di Milwakee. Non un’università qualunque per gli studiosi di Tolkien, ma quella che custodisce il “reliquiario”, cioè i manoscritti originali dello Hobbit e del Signore degli Anelli, e dove l’opera di Tolkien viene studiata regolarmente. Lo stesso Canavan nell’articolo fa sapere che, avvalendosi di quel materiale di prim’ordine, tiene un corso su Tolkien ogni due anni. E come lui anche il professor Robert T. Tally jr., altro allievo di Jameson, il quale

«scava nel testo alla ricerca di una serie d’indizi che suggeriscono che il declino degli elfi non è poi così tragico, o che, in fondo, la ragione sta dalla parte degli orchi. Nei rari momenti in cui vediamo gli orchi senza filtri, esprimono anche loro il desiderio di mettere fine alla guerra, manifestando disprezzo per il signore oscuro Sauron che li comanda e per i suoi orrendi Nazgûl, gli spettri dell’anello».

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Published: 01 October 2025
Created: 28 September 2025
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metis

Il cane del deserto

di Enrico Tomaselli

Donald Trump è uno abituato a vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato. Lo ha fatto – giustappunto… – con l’orso russo, e adesso ci rifà con l’ingarbugliata matassa mediorientale. Sta dando per prossimo alla soluzione il conflitto di Gaza, in virtù dell’ennesimo piano predisposto dalla sua amministrazione, che però non tiene conto della volontà delle parti in causa – la Resistenza palestinese e Israele – che per ragioni diverse e opposte semplicemente non accetteranno mai il suo piano.

Che, nella sua ultima versione, anche a prescindere dalla oscena ipotesi di affidare a Tony Blair la guida di questo organismo internazionale che dovrebbe governare i territori palestinesi, quasi una riedizione del mandato britannico sulla Palestina, contiene degli elementi assolutamente inaccettabili sia per Netanyahu che per Hamas.

Ci sono delle previsioni di tempistica dell’attuazione che sarebbero, già di per sé, degli enormi ostacoli: la Resistenza dovrebbe liberare tutti i prigionieri israeliani subito, l’IDF dovrebbe ritirarsi gradualmente da Gaza – due condizioni sfavorevoli ai palestinesi. E altre di poco chiara definizione: la composizione della forza internazionale che dovrebbe garantire la sicurezza durante il periodo transitorio (cinque anni), non si sa se composta da forze ONU o da contractors appositamente arruolati.

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Published: 01 October 2025
Created: 28 September 2025
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crs

L’Italia vera sta con la Palestina

Giulio De Petra intervista Vincenzo Miliucci

L’eccezionale giornata di lotta vissuta in tutta Italia il 22 settembre è un moto generale voluto e partecipato dalla gente comune. Non nasce all’improvviso ma è il prodotto di due anni di una straordinaria varietà di iniziative e mobilitazioni in ogni angolo del paese

Lo straordinario successo in tutta Italia delle mobilitazioni del 22 settembre dimostra la capacità che ha avuto il sindacalismo di base di interpretare politicamente l’umore popolare e di offrirgli la possibilità di esprimersi. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Miliucci, storico esponente dei Cobas e da sempre tenace sostenitore della causa palestinese.

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Che valutazione dai della grande giornate di mobilitazione del 22 settembre?

L’eccezionale giornata di lotta vissuta in tutta Italia, così come la grande partecipazione allo sciopero politico indetto dalle organizzazioni sindacali conflittuali dal titolo “Stop genocidio, con la Flotilla, blocchiamo tutto”, è il risultato di un moto generale voluto e partecipato dalla gente comune, sfinita dall’orrore quotidiano suscitato dalla totale distruzione di Gaza, dal genocidio in corso, dall’esodo impietoso nella Striscia, dal sistematico annientamento del popolo palestinese.

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Published: 01 October 2025
Created: 26 September 2025
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lantidiplomatico

Il calice avvelenato del riconoscimento

Un'arma a doppio taglio per la Palestina

Ilan Pappé* – The Palestine Chronicle

Anche se non dovremmo considerarlo un “momento storico” o un “punto di svolta”, questo riconoscimento ha il potenziale per aiutare i palestinesi a condurci verso un futuro diverso

In passato, ero piuttosto scettico riguardo al riconoscimento della Palestina, poiché sembrava che coloro che erano coinvolti nella conversazione si riferissero solo a parti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza come Stato di Palestina, e a un governo autonomo da parte di un ente come l'Autorità Nazionale Palestinese, privo di una vera e propria sovranità: una Palestina Bantustan. Un simile riconoscimento avrebbe potuto creare l'errata impressione che il cosiddetto conflitto in Palestina fosse stato risolto con successo.

Molti dei capi di governo e dei loro ministeri degli esteri che oggi parlano di riconoscimento fanno ancora riferimento a questo tipo di Palestina. Quindi, dovremmo sostenere maggiormente questa iniziativa in questo momento?

Suggerirei di affrontarla in modo più sfumato in questo particolare momento storico, mentre il genocidio continua.

Non sorprende che nessuno a Gaza abbia tratto speranza, ispirazione o soddisfazione da questa dichiarazione. Solo a Ramallah e in alcuni settori del movimento di solidarietà è stata celebrata come un grande risultato.

I governi che hanno riconosciuto la Palestina la associano direttamente alla soluzione obsoleta e ormai morta da tempo dei due stati, una formula impraticabile, immorale e basata sull'ingiustizia fin dal momento in cui è stata concepita come "soluzione".

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Published: 01 October 2025
Created: 01 October 2025
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sinistra

Fumo e ceneri

recensione di Marina Minicuci

Il saggio “Fumo e ceneri” (di Amitav Ghosh, Einaudi 2025, 387 pagine, 22,00 euro) racconta più dei migliori libri di storia come in Cina e successivamente in India, prima i colonizzatori olandesi e poi i britannici, abbiano fatto dell’oppio un sistema di domino contribuendo in modo decisivo a costruire il mondo d’oggi, sull’orlo del baratro. Ghosh annoda magistralmente i fili del commercio dell’oppio alla base delle fortune degli imperialismi e delle loro élite e specularmente alla base delle disgrazie e dello sterminio delle popolazioni con le sue propaggini che a tutt’oggi affliggono il mondo. Un esempio fra tutti il Fentanyl un potente oppioide sintetico, detto anche “la droga degli zombie”, 50 volte più letale dell’eroina, che sta seminando morti fra la popolazione U.S.A. “in quattro o cinque anni più morti che durante la Seconda Guerra Mondiale”. E poiché il suo commercio è molto redditizio fa gola a tutte le mafie, quella farmaceutica in testa, cosa che fa temere che l’epidemia si propagherà anche alle nostre latitudini.

La pianta del papavero, Papaver somniferum, data almeno 20.000 anni, mentre il suo addomesticamento e il riconoscimento delle sue proprietà medicinali risalgono a un periodo successivo, tra il 6000 e il 3500 a.C.; è sempre stata usata per usi farmacologici, ancora oggi il 50% dei farmaci contiene oppiacei. L’oppio è una sostanza salvifica il cui uso mai si potrebbe vietare e continuerà a esserlo per molto tempo a venire. Mentre letale è stata la sua trasformazione in droga, alienante come lo è stata per gli abitanti della Cina, di parte dell’India, Giava, Sumatra…

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Published: 01 October 2025
Created: 01 October 2025
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sinistra

Ostaggi

di Paolo Bartolini

L’articolo tristemente noto di Massimo Recalcati uscito su La Repubblica, dove in sostanza lo psicoanalista italiano vorrebbe farci interrogare sulla nostra (presunta) assenza di empatia e interesse verso gli ostaggi israeliani sequestrati da Hamas, insinuando sottilmente che i movimenti di solidarietà verso i palestinesi mancano di introspezione ed equità, può essere sondato capovolgendo la sua impostazione. Io credo che obiettivamente la sorte degli ostaggi sia andata sullo sfondo, e che ciò accada non per una difficoltà psicologica dei singoli a provare compassione per questi poveri disgraziati, ma perché Israele agisce da molto tempo in un modo talmente aggressivo, sproporzionato, persecutorio e – palesemente – genocida, da consegnare esso stesso all’oblio i suoi cittadini. Una delle responsabilità più gravi del governo Netanyahu, e in generale dello Stato etnico-religioso che rappresenta, è di aver attenuato ogni slancio solidale verso le proprie vittime. Era il 7 ottobre, e avevamo appena fatto in tempo a provare orrore per quel barbaro atto terroristico, che già era diventato chiaro a chiunque che l’evento in questione avrebbe schiuso le porte dell’inferno per i palestinesi, popolo occupato, vessato e frequentemente aggredito dalle imponenti forze militari dell’“unica democrazia del Medioriente”. Domani Israele dovrà rispondere di parecchi crimini, tra i quali l’aver seppellito i propri morti in un terreno inospitale della psiche collettiva, poiché la pulizia etnica e lo sterminio dei palestinesi – ovviamente programmati e a lungo desiderati dagli estremisti sionisti – sono fenomeni così giganteschi da rendere impossibile qualunque equiparazione tra i danni subiti dalle due popolazioni.

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Published: 30 September 2025
Created: 30 September 2025
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sinistra

La Dialettica della natura di Engels e la ricerca di una sintesi tra la filosofia e la scienza

di Eros Barone

engels frame.jpgMarx ed io siamo stati presso a poco i soli a salvare dalla filosofia idealistica tedesca la dialettica cosciente e a trasferirla nella concezione materialistica della natura e della storia. Ma per una concezione dialettica e a un tempo materialistica della natura è necessario che siano note la matematica e le scienze naturali. Marx aveva solide cognizioni di matematica, ma le scienze naturali le potevamo seguire solo parzialmente, saltuariamente, sporadicamente. Perciò, quando, col mio ritiro dalla mia azienda commerciale e il mio trasferimento a Londra, ne ebbi il tempo, nella misura in cui mi fu possibile mi sottoposi a una compiuta “muda” matematica e naturalistica […]e vi consacrai la parte migliore di otto anni.

Friedrich Engels, Dalla prefazione alla seconda edizione dell’Antidühring.

 

1. Significato e costruzione di una “dialettica della natura”

Per valutare il significato storico e teorico del modo in cui Engels ha esteso la dialettica dal campo delle scienze storico-sociali a quello delle scienze fisico-naturali occorre considerare nel suo significato complessivo la elaborazione teorica da lui sviluppata, che comprende la scienza, la dialettica e il materialismo, e individuare nel contempo lo sfondo storico-culturale di tale elaborazione. Né si può prescindere, per un verso, dai limiti storici inerenti allo stadio di sviluppo delle scienze che offrono a Engels la base di appoggio per la sua costruzione di una “dialettica della natura” e, per un altro verso, dal fine che egli in generale attribuisce a tale dialettica, quindi alla funzione che essa svolge nella prospettiva del comunismo. Questo duplice aspetto è stato al centro dell’attenzione critica e della ricerca teoretica che, nell’àmbito del marxismo italiano, hanno contraddistinto i contributi forniti da Ludovico Geymonat e dalla sua scuola.

La feconda vitalità del pensiero di Geymonat nasce infatti da una riflessione originale sul materialismo dialettico.

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  1. Ugo Boghetta: Dal fondo umanitario alla critica del capitalismo: brevi note sulle mobilitazioni del 22 settembre
  2. Redazione: La non-notizia degli aerei russi ‘intercettati’ vicino la Lettonia, fabbricata dai guerrafondai
  3. Il Chimico Scettico: Il simulacro della scienza e l'autoritarismo
  4. Davide Malacaria: L'Occidente e la pericolosa isteria della minaccia russa
  5. Alessandro Carrera: Il fondamentalismo occidentale e gli spari
  6. Roger Waters: Roger Waters, al cuore
  7. Gianandrea Gaiani: Le contraddizioni di Trump azzoppano la NATO per annichilire L’Europa
  8. comidad: La politica degli interessi e la politica delle gerarchie
  9. Me-Ti: La gramigna e il campo coltivato. Il 22 settembre tra spontaneità e organizzazione
  10. Fabrizio Marchi: Non ci caschiamo
  11. Ennio Abate: Speranza e violenza
  12. Fulvio Grimaldi: Occidente: suicidio assistito
  13. Giorgio Agamben: Moneta e memoria
  14. Aligi Taschera: Che cosa si può fare?
  15. Cesare Alemanni: La Cina contro Nvidia
  16. Francesco Dall'Aglio: C'è stato un "cambiamento" di Trump sul conflitto in Ucraina?
  17. Fulvio Grimaldi: “La criminalizzazione della resistenza è l’arma degli oppressori”
  18. Fabrizio Poggi: Chi sarà a cadere per primo nella Terza guerra mondiale ibrida?
  19. Domenico Moro: La stanza 49, un noir che parla dell'Italia di oggi
  20. Alessandra Ciattini: La politica contraddittoria degli Usa e dell’Ue verso la Russia
  21. Carlos X. Blanco: L'intuizione di Alexander Dugin. Il 3 settembre e il Morto Occidente
  22. Paolo Di Marco: Kirk, bufale e boomerang
  23. Militant: Dal Tevere al Giordano: Gaza chiama Roma risponde
  24. Andrea Balloni: La funzione dell’URSS nel benessere collettivo occidentale
  25. Giuseppe Masala: L'Asse russo-cinese apre la rotta marittima del Nord 

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